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Monday December 11th 2017

Tutti in fila

Di sacro c’era certo l’atmosfera, pregna di silenzi e di rispetto, persino i passi fatti
con tacchi a spillo sembravano ammortizzati da un misterioso cancellatore di rumori.
 

La gente era in fila per uno, ordinata e disciplinata in una maniera che gli addetti
ai lavori non potevano non mostrare la loro grande meraviglia.
"Mamma mia che passerona strepitosa!!!"
"Sta zitto, imbecille… Lo sapeo che un ti ci doveo porta’ qui, maremma maiala!"
"Scusa babbo, ma un mi son potuto trattenere… Eppoi c’è poco da fare, a vedere
da i’ vivo posso comprenderti… insomma, bada che ben di dio…"
"Grezzo come la carta vetrata… pensao d’avetti fatto meglio…"
La gente scorreva lentamente, lasciavano il loro personale saluto e si allontanavano
girando, nessuno escluso, la testa all’indietro come in una onda di ritorno a bagnarla
di lacrime e nostalgia.
"Ma riraccontami, babbo, come tu feci a conoscella?"
"Un ti stanchi di senti’ la storia, eh?"
"L’è troppo bellina…"
"Servivo al bar del centro, quando l’arrivò. L’era bellissima, bionda assaettata,
vestita di tutto punto con una minigonna che mi ci soffiavo il naso una volta sola.
Mi chiese un caffè. Mi tremavano le gambe e mi s’era rizzata la fava, ma riuscii
ugualmente a scrivere l’ordine. Nel mentre gli portao l’ordine o un sento due di’
che l’era una zoccola pompinara e che pe’ soldi la dava a destra e a sinistra.
Oh, mi sfavai come una biscia e, dopo averle dato il caffè, m’avvicinai ai due
e dissi loro: "testacce di minchia, voi non capite una sega della vita…
lei è una poetessa dell’amore, una profeta del vivere, una dea della gioia…
avreste da imparare molto e soprattutto se aveste fede in lei la vostra vita
non sarebbe così grigia come quella che vi vedo trascorrere ogni giorno…
Davvero, un so, icchè mi prese, ma la conoscevo bene e lei i miracoli li faceva
davvero, perchè li faceva in fondo al cuore…"
"Continua, babbo, continua…"
"Insomma, lei, assistendo alla scena, rimase abbagliata e folgorata. La sera…
ehhhh, la sera… mi volle con se e io provai ciò che porto da sempre con me…
e guarii, sì, guarii dell’abulia di una vita normale. Io che credevo di essere
ormai incurabile…"
Il silicone lavorato da una ditta inglese aveva ridato la forma originaria al corpo.
Due poppe strepitose, un culo la fin del mondo, du’ cosce da arrocchettarsi i pensieri.
La gente che aveva richiesto a gran voce la riesumazione del corpo di quella
miracolatrice (e non meretrice) che aveva ridato il sereno a migliaia
di persone, non solo uomini ma anche donne.
Mostrando il suo essere aveva riportato la gioia di vivere a moltissime coppie in crisi
insegnando loro il segreto dell’amore.
Perchè è solo nell’amore che possono esistere i miracoli… così si diceva che lei dicesse.
Quattrocento mila prenotazioni per poter vedere di nuovo Moana,  con tutti i soldi dei
possibili lauti guadagni per l’occasione lasciati in beneficenza.
Perchè dov’è amore, così dev’essere.
O forse no?
       

 

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