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radiografia del Parlamento: parodia della democrazia

 

         radiografia del Parlamento: parodia della democrazia 

a cura di Paolo De Gregorio, 7 aprile 2008 

 

Uno specchietto, pubblicato a pag, 83 dell’ultimo numero de “L’Espresso”, facendoci semplicemente conoscere i numeri della composizione del Parlamento riferiti alle professioni dei parlamentari, fa giustizia di tanta retorica che parla a vanvera di popolo, di libertà, di classe operaia.

Nessuna discussione seria dovrebbe iniziare senza una valutazione su questi numeri, che fanno impietosamente la radiografia del potere e dimostrano inoppugnabilmente quale parodia della democrazia è la nostra.

 

Per brevità darò solo i dati di Rifondazione, Comunisti italiani, PD, e Forza Italia:

-Rifondazione ha 66 parlamentari, di cui 17 sono funzionari di partito, 14 docenti, 6 giornalisti, 7 impiegati, 1 operaio, 1 pensionato, 0 contadini

-Pdci ha 22 parlamentari, di cui 3 avvocati, 4 giornalisti, 5 docenti, 3 funzionari di partito, 3 impiegati, 1 operaio, 0 contadini, 1 pensionato

-il PD ha 284 parlamentari, di cui 27 avvocati, 16 medici, 31 giornalisti, 59 docenti, 47 funzionari di partito, 49 impiegati, 2 operai, 1 contadino, 4 pensionati

-Forza Italia ha 204 parlamentari,di cui: 47 avvocati, 17 giornalisti, 22 docenti, 39 imprenditori, 17 impiegati, 0 operai, 2 contadini, 3 pensionati.

 

7 milioni di operai dipendenti nelle fabbriche e nelle imprese italiane hanno 5 parlamentari su un totale di 952 (lo 0,53%)

12 milioni di pensionati hanno 15 parlamentari (1,58% del totale)

Se aggiungiamo le casalinghe sotto i 60 anni, che sono circa 5 milioni, un milione circa di contadini e i disoccupati che sono almeno 1,5 milioni , possiamo affermare con certezza che oltre la metà dell’elettorato non è rappresentato in parlamento.

 

Con buona pace di quegli ipocriti che affermano che le classi sociali non esistono più, esiste invece la massiccia presenza, nelle forze di destra, dei rappresentati delle classi dominanti, e questo è logico e coerente.

Appare invece incredibile che nelle forze che si dicono di sinistra la rappresentanza parlamentare delle classi subalterne sia pari quasi allo zero e questo è il vero problema del nostro paese e di una democrazia che non è rappresentativa.

I primi ad essersene accorti sono proprio gli operai che, resisi conto di essere stati abbandonati da una sinistra senza identità e senza progetto alternativo, votano per Berlusconi e per il capitalismo, che in fondo gli danno da mangiare.

Solo se le classi subalterne si mettessero in proprio e votassero i loro rappresentati di categoria alle elezioni politiche, avremmo qualcosa che assomiglia alla democrazia: un partito del lavoro, formato solo dai lavoratori, che si scontra con le classi dominanti.

Fine delle “deleghe” a intellettuali e politicanti di professione, e discesa in campo in prima persona delle forze vive, oggi marginalizzate e passive perché senza rappresentanza né potere.

La destra, i padroni, i professionisti, i proprietari di TV, case editrici, giornali, la Confindustria, pur avendo questa potenza di fuoco, sono scesi in Parlamento, fanno politica, sono disciplinati e compatti nel loro sindacato unico che è la Confindustria.

Non sarebbe ora che le classi subalterne avessero il loro partito del lavoro, un loro sindacato unico, e si mettessero in proprio?

Paolo De Gregorio

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