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Tuesday December 12th 2017

Lettere d’Amore

Come sempre quando era nervoso, si preparò lo zaino di colore nero.

Ci mise l’acqua, una torcia, due sandwich e dei fazzoletti, se lo mise in spalla e uscì di casa.

 

 

 

Dopo mezz’ora era ai piedi  dell’unico colle che ancora non aveva visitato e del quale gli avevano parlato molto bene.

C’era persino chi lo considerava magico… magico!

Chi lo aveva detto era sicuramente un idiota, ma la curiosità era davvero tanta.

A lui piaceva molto camminare e nei momenti in cui la vita gli regalava tensione preferiva la salita fatta rapidamente; sentire il fiatone e la mente libera dai pensieri era una medicina straordinaria.

C’era un percorso, peraltro non  particolarmente difficoltoso,  tracciato da dei segnali verdi che per un po’ seguì.

Ma come sempre, ad un certo punto uscì dal sentiero inoltrandosi nella macchia.

I pantaloni di spesso tessuto lo riparavano dai rovi che dominavano la vegetazione e con passo lento ma sicuro salì verso la cima  del colle.

Ad un certo punto gli alberi si fecero più fitti ed il cielo spari alla sua vista. L’oscurità  rapidamente lo avvolse senza che lui, stanco e sudato, se ne accorgesse.

Poi si fermò.

Un silenzio assoluto lo svegliò dal suo torpore e si guardò attorno: era circondato da piante altissime, chiuso come in un circolo vegetale senza via d’uscita.

Poi invece si accorse dell’entrata di qualcosa simile ad una grotta.

Vi si avvicinò, senza timore.

Oltrepassò la soglia e fu come se ad ogni suo passo la grotta, o quello che era, si illuminasse per facilitare il suo cammino.

Fece alcuni metri, poi si fermò d’improvviso davanti a uno spettacolo inaspettato:si trovò in una stanza quadrata arredata con solo un tavolo, una sedia e un cofanetto.

Si avvicinò guardingo, ma non c’era nessun altra persona.

Si mise a sedere al tavolo ed allungò le mani sul cofanetto.

Lo aprì.

Dentro trovò dei fogli ingialliti, tre per l’esattezza, piegati in quattro parti.

Ne aprì uno. Vi era riportato un manoscritto e lo lesse:

 

“Quando ho sentito il tuo canto, il mio cuore si è fermato. D’improvviso è riapparso alla mia mente tutto ciò che di più bello ho fatto e avuto nella mia vita: mio padre, mia madre, i miei fratelli. Li ho sentiti ridere  come quando da piccoli, per le feste di Natale, cancellavamo il dolore del mondo chiudendo la porta di casa. Mi è riapparsa la mia classe del liceo e la sua esuberanza. Mi è riapparso il primo pianto di mia figlia. Quando ho sentito il tuo canto il mio cuore si è fermato, si sono fermate anche le nuvole e gli uccelli e gli alberi e le auto e la terra tutta ad ascoltarti. Quando ho sentito il tuo canto il mio cuore si è fermato.”

 

Inarcò le sopraciglia, poi aprì anche il secondo foglio che riportava questo scritto:

 

“ Non ho più occhi di uomo. Ormai il mio sguardo trapassa molecole organiche e poggia la sua attenzione alle forme dell’anima. Solo la memoria mi dice ancora della tua bellezza, di quel tuo viso con le fossette birichine ai lati delle tue labbra, di quei tuoi lunghi capelli che coprivano la mia faccia quando ti avvicinavi per farmi ascoltare il tuo respiro, di quelle tue mani che si muovevano leggiadre disegnando l’aria. Solo la memoria mi dice ancora dei tuoi baci e delle tue carezze.

Adesso io sono dentro di te e tu dentro di me. Guardiamo il sole senza timore di divenire ciechi, attraversiamo rapide senza timore d’affogare, come gli uccelli voliamo senza il timore di cadere.

Il contraddittorio dell’esistere senza essere, è questo il mio Amore per te.”

 

Un piccolo sorriso arrivò agli angoli delle sue labbra.

Non sapeva se farlo o meno. Poi decise di aprire anche il terzo foglio.

 

“Trovarti è stato un dono. Mi sono chiesto come tenerlo per sempre tra le mie mani, ma non avevo risposta. Poi, non so come chiamarlo, miracolo forse?, è accaduto un fatto. Tenevo il tuo viso tra le mie mani guardando fisso i tuoi occhi quando all’improvviso essi mi hanno parlato. Avevano un suono lieve, il tono delicato di una giovane ragazza e mi hanno detto: “ Non farti domande, questo dono sarà tuo per sempre.” Allora ho chiesto se davvero meritavo questo regalo. “Certo!” mi hanno risposto, io non capivo per quale motivo e loro: “Perché ce lo hanno detto i tuoi occhi.”

Il mio Amore è così grande che ha costruito questa stanza per noi. Qui ci incontreremo, nella purezza del silenzio, aprirò ogni giorno il fiocco rosso che chiude questo tuo dono. Vi troverò un fiore e te lo darò in pegno del tuo sorriso. Che è ciò che mi fa vivere.”

 

Finito di leggere, si guardò attorno. Non aveva fatto caso all’odore fruttato che vagava nell’aria.

Si alzò dalla sedia e si avviò verso l’uscita quando vide per terra un fiore bianco dalle venature gialle e verdi. Lo raccolse e gli venne subito un sorriso.

Quando uscì fuori all’esterno la vegetazione era divenuta molto rada e il sole regalava i suoi raggi delicatamente.

Riguardò il fiore e, inconsciamente felice, decise che lo avrebbe donato alla sua donna.

  

 

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