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Tuesday December 12th 2017

Essenza

Ho capito da un aggettivo, un sostantivo, una virgola . Sanno parlare.
Ho percepito da un foglio bianco, un silenzio, uno spazio lasciato vuoto. Sanno dire.
E’ un processo mentale, quando parte non ha freni, non vuole limiti, cerca spazi aperti, vuole abbattere muri, scavalcare barricate, salire in alto quanto è capace di pensare e poi buttarsi a capofitto per sentire sul volto l’ebbrezza del volo.

L’ho capito da uno sguardo intimidito, da una parola ansiosa, da una frase sbagliata, da un gesto nervoso, da un no incerto e da un si dubbioso.
L’ho capito da un sorriso aperto, da un verbo trasparente, da un discorso pacato, da un movimento lento, da un no sicuro e da un si convinto.
E’ un processo sensitivo, quando si scatena non lo puoi arrestare, vuole vedere, ascoltare, toccare, assaggiare, annusare.
L’ho capito scartando il superfluo e scoprendo scatole vuote, chiudendo a chiave sentimenti e trovando delizie inaspettate.
E poi ancora scavare con le unghie spezzate o risalire un monte con i piedi chiodati.
Immergersi in acque torbide di delirio umano o assaggiare la fonte di un fiume incastrato in una roccia.
Scoprire una gola selvaggia nascosta alla pianura, avventurarsi in un orrido d’acque violente sfidando la paura.
Scommettere con la spuma leggera di un’onda di riuscire a  raggiungerla al largo, fino dove il fiato resiste.
Farsi rincorrere da una marea che avanza fino a farsi sommergere dal suo impetuoso silenzio.
Raccogliere un passero caduto dal nido, comprare cose inutili per dare una mano, farsi lavare un vetro pulito, ascoltare la vita di chi ha urgenza di raccontarla, cambiare strada per accompagnare a destinazione due facce da galera, farsi mostrare sul cellulare la foto del gatto da un fornitore scorbutico che non lo sarà mai più…farsi raccontare dall’operaio della manutenzione di quello spray (lo fanno ad Atlanta, da non credere!) che igienizza i condizionatori… lo posso comprare dietro casa…che fortuna, chissà quanta voglia aveva di raccontarlo, nemmeno lo guardano quando entra nelle stanze.
Mille momenti dimenticati, milioni di attimi vissuti, universi da esplorare senza conoscerne la fine nella storia di una vita cha da sola potrebbe riempire una biblioteca, come tutte le vite, basta fermarsi a pensarle.
Fino alla parola fatidica, alla sorpresa inaspettata, allo stupore ingenuo, al rifiuto infastidito, al vago senso di timore che coglie chi pensa di riuscire a sfiorala.
L’essenza.
Non si tocca, non si descrive, non si circoscrive, non si ascolta né si legge.
Perché è in ogni piccolo gesto, in ogni riflessione appena abbozzata, in ogni intuizione abbandonata, in ogni istante di gioia repressa o di dolore urlato, di coscienza o di lucida pazzia.
La si può cogliere oppure no, ci si può fermare a contemplarla o spazzare via con un colpo di spugna, si può vegliare per intere notti o abbandonarsi al sonno.
Essa è, lei c’è.
Per me è esistenza

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