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Monday December 11th 2017

addio bello guaglione

 

                  – addio bello guaglione –

a cura di Paolo De Gregorio, 29 aprile 2008 

 

Non è che sia entusiasta di commentare la sconfitta di Rutelli a Roma, ma alcune verità, che nessuno afferma, vengono fuori dai fatti e credo sia utile metterle in circolazione.

 

         striscione della destra esposto in piazza del Campidoglio dopo la vittoria di Alemanno:

                             Con le primarie hai fatto cadere

                                        il governo Prodi

                          Con le elezioni politiche hai cacciato

                               i comunisti dal Parlamento

                          Candidando Rutelli hai perso Roma

                               WALTER  SANTO  SUBITO

 

         dichiarazione di Bersani, colui che nelle intenzioni di D’Alema dovrebbe sostituire Veltroni: “inutile dire che non abbiamo perso, ora bisogna radicare il partito sul territorio”!!!???

 

         Paola Binetti: “credo che la sconfitta di Rutelli sia dovuta al disimpegno della sinistra arcobaleno”

 

Mi limito a queste due dichiarazioni, della cui pesantezza rimango sbalordito.

Uno dei massimi dirigenti del PD ammette che il suo partito non ha radici sul territorio e che dunque il PD è un partito inventato a tavolino, centrista e interclassista, che ha reciso ogni connotazione di sinistra, che nelle intenzioni astratte e velleitarie dei suoi fondatori doveva avere il consenso dei moderati.

Questo a fronte di una esperienza storica che ha gestito l’interclassismo e il centrismo con una fortissima e capillare presenza sul territorio, quale era quella del partito democristiano, organicamente legato alla altrettanto fitta e capillare rete della Chiesa cattolica, imbattibile sul piano della conoscenza dei sentimenti popolari, della gestione delle clientele e dei favori personali, integrato con le potenze mafiose nel meridione.

Veltroni e il gruppo dirigente da lui creato è radicato esclusivamente in certe fasce di media e alta borghesia, che a Roma ha pensato all’Auditorium e alla festa del Cinema, invece che alle periferie, è chiuso nella Casta del Palazzo da 40 anni e ha ammesso di aver avuto lo schifoso opportunismo di rimanere nel PCI anche se non si è mai sentito comunista per non interrompere la sua carriera di politicante.

Nel più benevolo dei giudizi è un infiltrato che ha contribuito, insieme ai “miglioristi” (Napoletano in testa),a liquidare dall’interno il PCI. La sua avventura

centrista è comunque senza futuro perché vi è un certo Berlusconi che, con le sue portaerei mediatiche e il radicamento della Lega, occupa già saldamente il centro.

 

L’altra verità che volevo evidenziare è sulla dichiarazione della “teodem” Binetti che si stupisce del fatto che la “sinistra arcobaleno” non ha votato Rutelli, dimostrando che l’astensione dal voto pesa eccome, e che punire i tipi che come lei e Rutelli (che hanno bocciato tutte le delibere progressiste a favore dei conviventi DICO-PACS) è un godimento e una vendetta che si sono meritati.

Personalmente non sono andato al seggio per punire Prodi di:

-non aver fatto una legge sul conflitto di interesse

-non aver abolito subito le leggi “ad personam” a favore delle ruberie

-non aver fatto una legge sul riassetto televisivo con non più di una rete per ogni concessionario (RAI compresa)

-aver approvato il raddoppio della base USA di Vicenza

-essere rimasto in Afghanistan

-non aver fatto subito una nuova legge elettorale, unilateralmente, per cancellare la porcata berlusconiana

-non aver mantenuto l’impegno sui diritti delle coppie conviventi.

L’astensione vota e pesa. Il vecchio giochetto di dire che favorisce l’avversario non funziona più. Se Prodi avesse fatto quei provvedimenti non sarebbe caduto e la responsabilità che oggi ci ritroviamo Berlusconi è solo sua.

Paolo De Gregorio

 

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