16 Marzo 2008
1968, ROBERT KENNEDY, UNIVERSITA’ DEL KANSAS
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, ne’ i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo.
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicita’ delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualita’ della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidita’ dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura ne’ la nostra arguzia ne’ il nostro coraggio, ne’ la nostra saggezza ne’ la nostra conoscenza, ne’ la nostra compassione ne’ la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto cio’ che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Puo’ dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani”.
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L’esplosione di Chernobyl nel 1986 scateno’ una grande inquietudine anche in Germania perche’ la radioattivita’ non si era fermata ai confini ma era arrivata in Francia, in Germania, in Italia. Fu chiaro che dovevano fare qualcosa. A Schonau, un paese di 2500 persone, 10 ANNI FA, un gruppo di abitanti, persone semplici, si e’ comprato una rete elettrica. I ribelli dell’energia propongono alternative realizzate con mezzi pacifici. Il ribelle e’ uno che al momento non ha maggioranza ma che combatte per uno scopo e alla fine ci riesce ad ottenerla questa maggioranza.
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(Anche in Italia c’e’ gente in gamba, non certo al governo o al parlamento o nelle amministrazioni pubbliche, che fa cose notevoli. Come all’interporto di Padova dove hanno deciso: poco traffico su gomma, molto su rotaia. Ogni contenitore e’ un camion in meno tolto dalla strada e portato su ferrovia. 20 vagoni sono 60 camion in meno.)
Sentire degli imprenditori dire che si producono troppe merci inutili sembra follia ma non lo e’, cercano un modello che permetta di non impoverirsi e vivere meglio utilizzando meno risorse. Nel nostro schema di sviluppo c’e’ qualcosa che non va, infatti abbiamo paura che Cina e India arrivino a consumare quanto noi, perche’ sarebbe il collasso del sistema. Bisogna ripensare tutto. Quello che diceva Bob Kennedy nel 68, lo diceva un grande dirigente Fiat, banchiere e fondatore del club di Roma, Aurelio Peccei. Nel 72 insieme con un gruppo di imprenditori economisti e scienziati finanzio’ una ricerca al Mit di Boston per sapere dove ci avrebbe portato il nostro tipo di crescita economica. Nel modello misero popolazione, cibo, risorse naturali, sviluppo industriale, inquinamento. Il risultato fu che stavamo andando verso il collasso del sistema. Bisogna invertire la rotta.
C’e’ qualcosa cosa che non va tra l’idea di una crescita infinita e un pianeta limitato. Gli scienziati che studiavano i limiti dello sviluppo continuarono a verificare quanto ognuno di noi consuma ed emette, l’impronta ecologica e la capacita’ di carico del pianeta, cioe’ quanto e’ in grado di sopportarci la Terra. E la conclusione e’ che il pianeta non ci sopporta piu’.
L’ umanita’ sta vivendo oltre la capacita’ di carico della Terra, emettiamo piu’ gas serra di quanto il sistema terrestre possa assorbire.
Se tagli gli alberi di una foresta piu’ velocemente della loro ricrescita, se tagli centinaia di alberi ogni anno e ne ricrescono solo 50, dopo poco la foresta sara’ vuota, non avrai piu’ legname per costruire. Questo e’ un es. tipico di collasso: tagliare alberi piu’ velocemente della loro ricrescita!
(Andare piu’ veloci della capacita’ di rigenerazione della natura in tutti i campi: produrre, consumare, buttare via per poter ancora consumare e cosi’ all’infinito. E a mandare avanti il sistema c’e’ l’energia fossile: carbone, gas, petrolio che non sono infiniti.)
La domanda mondiale di petrolio e’ in continua crescita. Negli ultimi 7 anni e’ aumentata di 8 milioni barili al giorno, ogni anno la domanda aumenta di piu’ di un milione barili al giorno, l’Italia e’ il 6° consumatore mondiale, con 1.8 milioni barili al giorno, praticamente per far muovere automobili. Questa domanda fa fatica ad essere coperta dall’offerta perche’ gli investimenti non sono stati sufficienti e perche’ in 30 anni non si sono piu’ scoperti grandi giacimenti e forse nel Medio Oriente non c’e’ il petrolio che dicono.
(A sentire le imprese energetiche e le agenzie governative le risorse sembrano infinite, certo non possono dire chiaro e tondo “Finra abbiamo estratto tot miliardi di barili, ce ne rimangono altrettanti”. Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari a barile. Speculazione a parte, c’e’ proprio un’assenza fisica di greggio. Siamo al picco di produzione di carbone, gas, petrolio, dopo di che comincia la discesa.
Abbiamo un primato europeo e quasi mondiale, superati solo dagli Stati Uniti.
Un’offerta scarsa di trasporto pubblico spinge la domanda verso l’acquisto di piu’ auto e piu’ carburante per farle muovere.
Dalla miniera che si sta esaurendo prendiamo sempre piu’ energia, nella discarica che trabocca buttiamo sempre piu’ Co2, anidride carbonica che fa aumentare l’effetto serra.
Dovevamo rispettare i protocolli di Kioto per il Co2 ma per i gas serra siamo al 12.1% sopra l’emissione del ‘90. Non solo non siamo stati ai patti, ma abbiamo emissioni superiori del 20%.
Questo vuol dire acquistare crediti di emissione di Co2 sul mercato internazionale tra gli 8 e i 12 miliardi di euro, oltre a pagare una penale a Bruxelles per non aver rispettato gli impegni comunitari. Cifre che pesano sul bilancio dello Stato cioe’ sulle nostre tasche.
Ci vorrebbe un piano integrato generale sul trasporto per risparmiare carburante, ma non c’e’. Nessun Governo lo ha fatto.
All’Ospedale Maggiore di Parma il posteggio e’ stato ridotto a un massimo di 600 macchine, riducendo drasticamente gli accessi, per es. inducendo il personale a usare mezzi pubblici. A quelli che provano di venire almeno in 3 con la stessa auto si dà un parcheggio gratuito all’interno dell’azienda, gli altri no.
Padova ha tolto dalle strade 350 mila camion all’anno in un’area tra i porti del Tirreno e il porto dell’Adriatico che e’ Trieste per noi, ed i porti del Nord Europa.
Il settore distriparc e’ un magazzino in comune tra fornitori e clienti dove si razionalizzano i viaggi delle merci. Es.: 2 fornitori nel Nord spediscono merci a 2 clienti nel Sud. Ci sarebbero 2 camion andata e ritorno. Si fa un solo viaggio e col rientro magari si fa un recupero di merci e di materiale da un fornitore a meta’ strada.
E se si facesse cosi’ in tutta Italia? Quanto sarebbe il carburante risparmiato? E l’inquinamento?
Finora abbiamo consumato mille miliardi di barili. Ce ne restano altrettanti. Siamo al famoso punto di mezzo. Ci restano 30-40 anni di produzione di petrolio sempre piu’ caro.
O potremmo anche usare meglio quello che abbiamo, come fanno a Wuppertal per la monorotaia che esiste da 100 anni e la citta’ si e’ sviluppata sulla sua direttrice.
La monorotaia ha un sacco di acciaio e ferro e si e’ deciso di mantenerla.
Per quanto riguarda pc e materiale informatico una parte, i piu’ recenti vengono recuperati e riutilizzati presso scuole o altre strutture. Chi e’ interessato viene e visiona il materiale che c’e’ a disposizione e gli viene assegnato.
Ci sono poi i supermercati che danno le merci sfuse, come il detersivo che ognuno mette nel suo flacone, elimina gli imballaggi, la plastica, e costa fino al 70% in meno.
Per es. i pneumatici. Qui c’e’, per es., una pavimentazione antitrauma, che potra’ essere poi ancora riciclata.
Posso fare economia con i viaggi in treno. Posso decidere di concordare con un mio cliente l’erogazione di un prodotto/servizio in determinate ore del giorno dicendo che arrivero’ da lui non prima delle 10 e 30 ed andro’ via alle 18 perche’ il mio personale viaggia solo con treno. E puo’ darsi che anche lui lo faccia.
C’e’ anche il recupero degli spazi: studi attrezzati, sale riunione, magazzini, spazi verdi… L’inutilizzo di uno spazio e’ spreco, l’inutilizzo di spazi in auto e’ spreco, l’inutilizzo degli scarti di produzione e’ spreco, l’inutilizzo della mia banda internet e’ spreco. Anche la banda internet puo’ essere messa a disposizione di studenti o persone deboli gratis.
Maggiore e’ la crescita delle merci che si scambiano col denaro, maggiore e’ il PIL, il benessere di un paese e’ misurato su questo, ma e’ un errore. In realta’ il concetto di merce non corrisponde al concetto di bene, per cui possiamo avere delle merci che fanno crescere il prodotto interno lordo che quindi richiedono denaro e cosi’ via, che non sono effettivamente dei beni (se un ponte crolla e uccide 200 persone, il PIl cresce ma questo non e’ un bene). Tutta l’energia in piu’ che si consuma in una casa mal costruita, tutta la benzina in piu’ che si consuma in una coda, sono merci che fanno crescere il PIL e quindi il giro di denaro, ma che fanno diminuire il benessere. Noi dobbiamo disaccoppiare il concetto di merce dal concetto di bene. E a questo punto abbiamo bisogno di indicatori diversi per misurare il benessere di una nazione e dei suoi abitanti.
Il concetto di merce e benessere e’ stato per esempio disaccoppiato in quei comuni che hanno introdotto la ricarica per il detersivo, il vino, il latte, o l’acqua minerale, il risultato e’ che si sono utilizzate meno risorse, ne ha guadagnato l’ambiente con meno rifiuti e minor costi di smaltimento. Questo vale per Colorno, per quel consorzio di 60 aziende pugliesi e tutti quei comuni virtuosi che hanno iniziato ad invertire la tendenza. E’ un’idea di economia applicabile in tutti i campi e si basa sul miglior utilizzo della risorsa necessaria a produrre qualunque bene, l’energia. Petrolio e gas inquinano, possiamo far finta di niente, ma un giorno o l’altro finiranno. Per questo e’ importante integrarli con altre fonti di energia e utilizzarli al meglio per farli durare di piu’.
Il 40% dell’elettricita’ in Germania si potrebbe fare con questi impianti: e’ un’alternativa all’energia nucleare che copre solo il 30%!
Quelli di Schonau li chiamarono i ribelli dell’energia. Per essere alternativi al nucleare pensarono un sistema elettrico senza sprechi.
Nella produzione di energia delle grandi centrali elettriche i due terzi dell’energia primaria sono dispersi nell’ambiente come calore di scarto, non sono utilizzati! I due terzi di queste risorse sono semplicemente sprecati! E in un’epoca in cui le risorse di energia fossile ma anche quelle nucleari si stanno esaurendo, e’ insopportabile pensare che tutta questa energia venga buttata via e nessuno la usi.
Per non buttare via l’energia occorrevano tanti microcogeneratori. E poi ci volevano le rinnovabili: sole, vento ed acqua, che sono dappertutto, si trattava di distribuire sul territorio tanti piccoli impianti e catturare la loro energia.
Non fu facile. Chiaramente il vecchio distributore non voleva mollare. Ci furono 2 referendum e vinsero i ribelli dell’energia. Arrivati a questo punto potevano comprarsela la rete elettrica ma occorrevano troppi soldi. Intervenne una banca.
Nell’attuale crisi dei mercati finanziari, si cerca di fare soldi con i soldi senza avere un’idea di cosa accada a livello di economia reale. Percio’ si realizzano prodotti come i Subprime: si rischia per rendimenti sempre piu’ alti senza guardare quello che accade sul piano dell’economia reale: e’ il sistema della mancanza di responsabilita’ organizzata. Allora se si vuole cambiare le cose bisogna dire chiaramente ai clienti che cosa viene fatto con il loro denaro. Per es. che puo’ esser investito in progetti ecologici e sociali come quello di Schonau. Questa e’ l’economia reale.
E cosi’ nel 1997 i ribelli dell’energia diventarono proprietari della rete elettrica locale e cominciarono a pagare tariffe piu’ alte ai piccoli produttori rispetto alle altre societa’.
Fecero elettricita’ e calore! E la corrente che immettevano nella rete di Schonau ora gliela pagavano bene. Per l’impianto fotovoltaico ricevevano una remunerazione piu’ alta di quella stabilita per legge. E con quella tariffa potevano mettere impianti piu’ grandi.
Ora hanno cogeneratori che funzionano 22 ore al giorno e se li sono ripagati in 4 anni. Al sesto anno, guadagnano e basta!
E fu cosi’ che quella parte della Germania comincio’ a riempirsi di impianti di energia rinnovabile e microcogeneratori.
Questa storia dimostra che e’ possibile costruire una democrazia energetica.
La differenza sostanziale e’ questa: il nucleare e’ una produzione di corrente elettrica basata sull’offerta. Le persone sono sempre piu’ stimolate a consumare elettricita’. Mentre questi apparecchi lavorano solo quando c’e’ veramente bisogno di energia: e’ una tecnologia basata sulla necessita’ del consumo e non sullo stimolo della domanda.
Il contrario dello schema economico dominante: la domanda mondiale di energia e’ raddoppiata negli ultimi vent’anni, per il 2030 si prevede un altro raddoppio, quindi bisogna aumentare l’offerta: nuove centrali a gas, a carbone, nucleari, rigassificatori e cosi’ via all’infinito. Ma all’infinito non si puo’. Il sistema e’ sbagliato.
Usano un regolatore dell’energia che, se fosse diffuso, eviterebbe i picchi di carico elettrico e renderebbe inutile la costruzione di qualche centrale elettrica.
Il sistema elettrico oggi e’ verticale, in cima poche grandi centrali e in basso gli utenti che consumano e basta, le fonti di energia rinnovabile possono pure aumentare ma sono destinate a restare marginali. La rete non e’ elastica per cui deve poter sapere quant’e’ la disponibilita’ di capacita’ di produzione di energia momento per momento. Ma questo concetto applicato alle rinnovabili e’ difficile perche’ non esiste una programmazione della sorgente, la sorgente e’ il sole, la sorgente e’ il vento e quindi la disponibilita’ e’ legata a questioni meteorologiche.
Il sistema della rete elettrica e’ pensato sull’uso massiccio di fonti fossili.
Un sistema fossile dispone di poche fonti di altissima densita’ di energia, quindi ha una grande distanza fra risorsa e il posto di consumo. Per sfruttare questi giacimenti ci vogliono grandi corporazioni, l’espansione di energia fossile e’ andata di pari passo con la crescita dei poteri centralizzati. La necessita’ di lunghe catene di risorse comporta la necessita’ di un controllo maggiore, e questa e’ un’insicurezza intrinseca.
DAVIDE TABARELLI – PRESIDENTE NOMISMA ENERGIA
E’ un mondo che ci ha messo 150 anni a consolidarsi cosi’ com’e’ e per rivoltarlo ci vorranno almeno trenta anni.
Cosa vuol dire rivoltare il mondo? Passare da un sistema basato sull’energia fossile, che per il momento non si puo’ eliminare altrimenti rischiamo veramente di spegnere la luce, a un mondo basato sulle rinnovabili. Invertendo le proporzioni. Ma non si puo’ fare dall’oggi al domani. Bisogna modificare l’intero sistema. Oggi la rete elettrica e’ organizzata per distribuire e non per ricevere dalle rinnovabili, perche’ sole e vento sono discontinui. Significa che anche producendo piu’ fotovoltaico o eolico o termodinamico, il sistema non e’ in grado di accogliere un aumento di questo tipo di energia e va in tilt. Bisognerebbe programmare le rinnovabili.
E’ inutile aumentare la produzione di energia dalle rinnovabili se non si cambia il sistema di distribuzione perche’ quello che abbiamo oggi non e’ in grado di sfruttare al massimo un’energia discontinua qual e’ quella prodotta dal sole e da vento. Bisogna cambiare l’architettura della rete elettrica, piu’ lunga e’ la distanza fra luogo di produzione e quello di consumo piu’ energia si disperde, occorre accorciare la catena, e questo piano deve essere in grado di accogliere e controllare contemporaneamente sia i grandi impianti fossili e quelli piccoli rinnovabili, anche quelli che possiamo avere dentro casa.
Non si butta via niente, e si produce calore e il calore lo utilizza lo stesso utente. Questa e’ la caratterista di un impianto di piccola taglia. Il problema di un impianto di grossissima taglia e’ che e’ difficile trovare un’utenza che abbia proprio bisogno di questo calore e lo si butta via.
Questa e’ una cellula combustibile di tipo Pem, da 5 kilowatt. Puo’ essere collocata ad esempio in una casa. Una microrete prende il sovrappiu’ rispetto alle necessita’ e lo esporta verso la rete.
L’energia in piu’ non deve essere buttata ma assorbita in accumulatori.
Perche’ vincano le rinnovabili, che non producono sempre alla massima potenza, ci vorrebbe un sistema intelligente capace di dire per es. alle lavatrici o alle lavapiatti “Adesso e’ il momento buono per funzionare”. Insomma regolare il traffico, non tutti nello stesso momento, in modo che alla fine basti per tutti. Quartiere per quartiere, citta’ per citta’, regione per regione: microreti intelligenti per tenere tutto sotto controllo e non sprecare niente.
Se il sistema energetico si fonda su pochi grandi impianti la trasmissione avviene a lunga distanza. La rete elettrica e’ composta da grandi dorsali con derivazioni. Se invece il sistema energetico e’ composto da piccoli impianti per autoproduzione, gli scambi non possono avvenire a grande distanza e la rete elettrica si trasforma in una rete di reti sul modello di internet. Ognuno scambia con i vicini, ma questa rete di scambio localizzata e’ collegata con altre reti di scambio.
A Milano si studia questa possibilita’ su un modello in cui tutti producono, tutti consumano e si scambiano le eccedenze.
Il segnale dice: lavare domani tra le 10 e le 12 perche’ probabilmente in quelle ore il sole risplendera’ di piu’ e ci sara’ piu’ energia dagli impianti solari. Prima si lavava solo quando era pieno il cestino senza far caso se il sole splendeva o meno. L’impianto fotovoltaico dell’utente insieme ad altri impianti avrebbe prodotto energia che nessuno avrebbe utilizzato, la lavatrice avrebbe chiesto energia a una grande centrale e sarebbe aumentata la domanda e i consumi.
Ora c’e’ un sistema intelligente di regolazione che assicuri che il livello di tensione rimanga costante. Cioe’ che l’energia che proviene dalle rinnovabili sia completamente assorbita dalla rete. Diversamente nelle reti a bassa tensione, se c’e’ un sovraccarico, gli impianti di rinnovabili devono essere spenti per non compromettere la sicurezza della rete.
C’e’ un regolatore dell’energia, l’energiebutler, la chiave della rete intelligente, un apparecchio che renderebbe inutile la costruzione di nuove centrali regolando semplicemente la domanda: guarda in rete quanta energia c’e’ e avvisa gli apparecchi dentro casa. L’apparecchio in casa riceve dei segnali di prezzo dalla Borsa elettrica di Lipsia e programma frigoriferi, lavastoviglie, forni elettrici… Quando vede che le tariffe sono convenienti ci consiglia per es. che possiamo mettere in moto la lavatrice o l’asciugatore. In realta’ e’ questa scatoletta che accende direttamente gli apparecchi. La scatola intelligente regola il frigorifero e la lavastoviglie. Per sicurezza, nel caso in cui le tariffe rimangono alte per molto tempo nel frigorifero ci sono dei sensori che dicono alla scatoletta dammi comunque energia. Alle 7 del mattino c’e’ molta richiesta di consumo e la tariffa e’ alta. La scatola allora ci sconsiglia di usare l’energia. Nel momento in cui le tariffe scendono si accendono gli apparecchi.
Quando la borsa di Lipsia segnala una tariffa alta, significa che c’e’ molta domanda di energia: sono le attivita’ commerciali, le industrie che stanno assorbendo. Se in quelle ore dentro le case il regolatore abbassa di un grado la temperatura e fa partire la lavatrice al momento giusto quando il carico e’ piu’ basso, ci si sta dentro tutti.
E’ un sistema molto efficiente perche’ tutta l’energia proveniente da fonti rinnovabili non viene sprecata: si consuma subito o si stocca nelle batterie.
OMAR PEREGO – CESI RICERCA
Per rilanciare il settore energetico italiano occorrono finanziamenti stabili. Il 30% del lavoro dei ricercatori sta nel cercare finanziamenti e cosi’ dobbiamo dipendere per es. dall’industria tedesca, mentre potremo svilupparne di nostra.
In Spagna la produzione industriale del solare termodinamico e’ partita!
Un m2 di terreno nel sud dell’Italia o diciamo in Algeria o in Marocco produce ogni anno l’equivalente di un barile di petrolio. Quindi un barile di petrolio e’ l’energia termica equivalente prodotta da ogni m2, quindi distribuzioni di superficie relativamente modeste, di un certo numero di ettari, permettono di raccogliere le potenze considerevoli.
MARIO PALAZZETTI- INGEGNERE
Mi interessavo dei problemi di fondo: riciclo dei materiali, energia e mi era balzato all’occhio l’enorme mare di energia che veniva dispersa di fronte alla produzione di energia elettrica e cosi’ che avevo coniato lo slogan: “Dove c’e’ una fiamma deve esserci un motore ovvero la produzione di energia elettrica” che significa quindi che la cosa poteva interessare la Fiat visto che sa produrre motori…Il progetto negli anni ‘80 all’epoca della grande illusione nucleare fu ceduto alla Belleli la quale poi falli’.
E poi niente piu’. Intanto nel mondo il consumo di energia cresce ogni anno del 2,5%. Noi italiani consumiamo piu’ di 197 milioni di t equivalenti di petrolio. 54 milioni volano via subito solo per metterle in moto le grandi centrali elettriche. Per le case restano solo 44 milioni. Il resto, piu’ o meno in parti uguali, se lo prendono il trasporto e l’industria.
JORGEN RANDERS – ECONOMISTA
Si puo’ anche recuperare il tempo perduto. Sarebbe stato piu’ facile se si fosse iniziato prima. Per prima cosa bisogna organizzare l’economia mondiale in modo sostenibile, cioe’ che possa operare ancora per molto tempo senza arrivare al collasso. La capacita’ di carico del pianeta e’ la capacita’ di sostenere gli esseri umani, le societa’. Se il mondo ci deve sostenere, deve essere messo in condizione di sostenere la capacita’ di carico per molto tempo. Le combustioni prodotte dall’uomo sul pianeta devono essere sufficientemente ridotte perche’ il mondo possa andare avanti. L’impronta ecologica deve essere piu’ bassa della capacita’ di carico.
Gli scienziati del Mit di Boston, che avevano studiato e fatto una proiezione sui limiti dello sviluppo, hanno continuato a monitorare. Davanti non abbiamo un futuro preordinato, ma delle scelte: non ci sono limiti alle risorse e quindi si andra’ al collasso. Ma abbiamo ancora tempo, denaro, risorse, intelligenze per invertire la tendenza (I politici vorranno farlo? Ne dubitiamo)

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