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Monday November 20th 2017

MASADA n. 654. 19-3-2008. Il PIL. L’altro modello

Da Report (sunto)- Milena Gabanelli, Michele Buono, Piero Riccardi
16 Marzo 2008

1968, ROBERT KENNEDY, UNIVERSITA’ DEL KANSAS

“Non troveremo mai un fine per la nazione ne’ una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, ne’ i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo.
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicita’ delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualita’ della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidita’ dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura ne’ la nostra arguzia ne’ il nostro coraggio, ne’ la nostra saggezza ne’ la nostra conoscenza, ne’ la nostra compassione ne’ la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto cio’ che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Puo’ dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani”.
..
Robert Kennedy pronuncio’ questo discorso il 18 marzo del 68, tre mesi prima di essere ucciso in un hotel di Los Angeles. La nostra economia si basa su un modello di sviluppo che si misura con il Pil cioe’ produrre, buttare e produrre all’infinito. Ce la fa il pianeta e tutti noi a sopportare questo modello o e’ possibile progettarne un altro senza diventare piu’ poveri? Di questo parleremo.
I ribelli dell’energia, un’esperienza tedesca
SCHONAU- Germania
L’esplosione di Chernobyl nel 1986 scateno’ una grande inquietudine anche in Germania perche’ la radioattivita’ non si era fermata ai confini ma era arrivata in Francia, in Germania, in Italia. Fu chiaro che dovevano fare qualcosa. A Schonau, un paese di 2500 persone, 10 ANNI FA, un gruppo di abitanti, persone semplici, si e’ comprato una rete elettrica. I ribelli dell’energia propongono alternative realizzate con mezzi pacifici. Il ribelle e’ uno che al momento non ha maggioranza ma che combatte per uno scopo e alla fine ci riesce ad ottenerla questa maggioranza.
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(Anche in Italia c’e’ gente in gamba, non certo al governo o al parlamento o nelle amministrazioni pubbliche, che fa cose notevoli. Come all’interporto di Padova dove hanno deciso: poco traffico su gomma, molto su rotaia. Ogni contenitore e’ un camion in meno tolto dalla strada e portato su ferrovia. 20 vagoni sono 60 camion in meno.)
(Puglia. Tra Bari e Taranto. 60 imprenditori cercano un nuovo modello di sviluppo e si consorziano: la Costellazione Apulia. Raccolgono 1237 tonnellate di vetro, risparmiando 134 t di petrolio. Come dice l’imprenditore ROBERTO LORUSSO: “La cultura dell’incremento del PIL significa aumento smisurato di produzione di merci, merci inutili al benessere dell’uomo ovviamente prodotte in grandissima quantita’ che consumano una grandissima quantita’ di risorse.”
MILENA GABANELLI
Sentire degli imprenditori dire che si producono troppe merci inutili sembra follia ma non lo e’, cercano un modello che permetta di non impoverirsi e vivere meglio utilizzando meno risorse. Nel nostro schema di sviluppo c’e’ qualcosa che non va, infatti abbiamo paura che Cina e India arrivino a consumare quanto noi, perche’ sarebbe il collasso del sistema. Bisogna ripensare tutto. Quello che diceva Bob Kennedy nel 68, lo diceva un grande dirigente Fiat, banchiere e fondatore del club di Roma, Aurelio Peccei. Nel 72 insieme con un gruppo di imprenditori economisti e scienziati finanzio’ una ricerca al Mit di Boston per sapere dove ci avrebbe portato il nostro tipo di crescita economica. Nel modello misero popolazione, cibo, risorse naturali, sviluppo industriale, inquinamento. Il risultato fu che stavamo andando verso il collasso del sistema. Bisogna invertire la rotta.
“Ritengo che l’errore umano fondamentale sia l’arroganza dell’uomo che ritiene che tutto sia a sua disposizione e puo’ fare qualsiasi cosa di questo piccolo pianeta”. (Aurelio Peccei)

C’e’ qualcosa cosa che non va tra  l’idea di una crescita infinita e un pianeta limitato. Gli scienziati che studiavano i limiti dello sviluppo continuarono a verificare quanto ognuno di noi consuma ed emette, l’impronta ecologica e la capacita’ di carico del pianeta, cioe’ quanto e’ in grado di sopportarci la Terra. E la conclusione e’ che il pianeta non ci sopporta piu’.

 
 
JORGEN RANDERS – ECONOMISTA
L’ umanita’ sta vivendo oltre la capacita’ di carico della Terra, emettiamo piu’ gas serra di quanto il sistema terrestre possa assorbire.
Se tagli gli alberi di una foresta piu’ velocemente della loro ricrescita, se tagli centinaia di alberi ogni anno e ne ricrescono solo 50, dopo poco la foresta sara’ vuota, non avrai piu’ legname per costruire. Questo e’ un es. tipico di collasso: tagliare alberi piu’ velocemente della loro ricrescita!
(Andare piu’ veloci della capacita’ di rigenerazione della natura in tutti i campi: produrre, consumare, buttare via per poter ancora consumare e cosi’ all’infinito. E a mandare avanti il sistema c’e’ l’energia fossile: carbone, gas, petrolio che non sono infiniti.)
DAVIDE TABARELLI – PRESIDENTE NOMISMA ENERGIA
La domanda mondiale di petrolio e’ in continua crescita. Negli ultimi 7 anni e’ aumentata di 8 milioni barili al giorno, ogni anno la domanda aumenta di piu’ di un milione barili al giorno, l’Italia e’ il 6° consumatore mondiale, con 1.8 milioni barili  al giorno, praticamente per far muovere automobili. Questa domanda fa fatica ad essere coperta dall’offerta perche’ gli investimenti non sono stati sufficienti e perche’ in 30 anni non si sono piu’ scoperti grandi giacimenti e forse nel Medio Oriente non c’e’ il petrolio che dicono.
(A sentire le imprese energetiche e le agenzie governative le risorse sembrano infinite, certo non possono dire chiaro e tondo “Finra abbiamo estratto tot miliardi di barili, ce ne rimangono altrettanti”. Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari a barile. Speculazione a parte, c’e’ proprio un’assenza fisica di greggio. Siamo al picco di produzione di carbone, gas, petrolio, dopo di che comincia la discesa.
UGO BARDI – PRESIDENTE ASPO – ITALIA conferma che siamo al massimo storico, la quantita’ di petrolio estraibile e’ finita, gia’ nel 2009 avremo dei problemi a compensare il declino, verso il 2010 non potremo piu’ farlo, dal 2010 comincera’ il calo di produzione. Dovremmo rallentare, organizzarci per un uso piu’ razionale dell’energia fossile. E invece il sistema continua come se la produzione fosse infinita.
 
In Italia abbiamo 60 autovetture ogni 100 abitanti contro la media europea di 46.
Abbiamo un primato europeo e quasi mondiale, superati solo dagli Stati Uniti.
Un’offerta scarsa di trasporto pubblico spinge la domanda verso l’acquisto di piu’ auto e piu’ carburante per farle muovere.
Noi umani usiamo la natura in due modi, come miniera e come discarica.
Dalla miniera che si sta esaurendo prendiamo sempre piu’ energia, nella discarica che trabocca buttiamo sempre piu’ Co2, anidride carbonica che fa aumentare l’effetto serra.
Dovevamo rispettare i protocolli di Kioto per il Co2 ma per i gas serra siamo al  12.1% sopra l’emissione del ‘90. Non solo non siamo stati ai patti, ma abbiamo emissioni superiori del 20%.
Questo vuol dire acquistare crediti di emissione di Co2 sul mercato internazionale tra gli 8 e i 12 miliardi di euro, oltre a pagare una penale a Bruxelles per non aver rispettato gli impegni comunitari. Cifre che pesano sul bilancio dello Stato cioe’ sulle nostre tasche.
Per le polveri sottili, il Pm10, quelle che ci fanno ammalare e che provocano piu’ di 39.000 morti l’anno, solo in Italia, secondo l’OMS, vediamo la crescita di particolato molto fine quindi che penetra nel sangue e si manifesta nel polmone, vescica e tioride, scatenando cancro.
La soluzione non e’ fermare le auto per qualche giorno; il massimo di concentrazione di polveri sottili non deve superare i 40 microgrammi l’anno, ma in molte citta’ questo limite viene sfondato gia’ al 41° giorno dell’anno.
Ci vorrebbe un piano integrato generale sul trasporto per risparmiare carburante, ma non c’e’. Nessun Governo lo ha fatto.
 
Ci sono soluzioni virtuose solo a livello locale.
A Parma dal 2006 tutte le mattine 42 vetture del trasporto pubblico portano i bambini a scuola. 84 viaggi di bus tagliano 2.000 spostamenti di auto se i bambini li accompagnassero i genitori. 5 parcheggi di scambio gratuiti intorno la citta’ per intercettare automobili che altrimenti entrerebbero dentro Parma. Con un euro arrivi dentro Parma, giri per tutto il giorno e ritorni indietro. Quindi tra andata e ritorno si eliminano altri 5000 spostamenti. Piste ciclabili, biciclette comunali che puoi prendere quando ti pare con una carta magnetica. E la sera il bus a chiamata, nel senso che lo chiami, ti metti d’accordo sull’orario e lui ti dice dove aspettarlo. Nel 2008 poi a chiudere il cerchio il car sharing, automobili in condivisione, basta fare un abbonamento non la possiedi ma la usi solo quando ti serve veramente.
All’Ospedale Maggiore di Parma il posteggio e’ stato ridotto a un massimo di 600 macchine, riducendo drasticamente gli accessi, per es. inducendo il personale a usare mezzi pubblici. A quelli che provano di venire almeno in 3 con la stessa auto si dà un parcheggio gratuito all’interno dell’azienda, gli altri no.
Hanno usato il mobility manager aziendale. Ne hanno nominati 31. Da aziende varie, dalla Barilla, con 3.000 dipendenti, all’ospedale che ha 3.500, o Inail, Inps con 150.
Il mobility manager taglia viaggi inutili di auto e quindi carburante e inquinamento, e’ previsto in tutte le citta’ e tutte le aziende da un decreto ministeriale del 1998. Ma di fatto non esiste. Quelli operativi sono oggi non piu’ di 60.
 
A Padova hanno un interporto intelligente.
Le merci in Italia per l’80% viaggiano sui camion che fanno su e giu’ per tutto il paese. Ma  Padova Interporto usa il Terminal intermodale: i camion che fanno solo la parte iniziale e finale del viaggio, e il percorso di mezzo, il piu’ lungo, lo fa la ferrovia.
Padova ha tolto dalle strade 350 mila camion all’anno in un’area tra i porti del Tirreno e il porto dell’Adriatico che e’ Trieste per noi, ed i porti del Nord Europa.
Il settore distriparc e’ un magazzino in comune tra fornitori e clienti dove si razionalizzano i viaggi delle merci. Es.: 2 fornitori nel Nord spediscono merci a 2 clienti nel Sud. Ci sarebbero 2 camion andata e ritorno. Si fa un solo viaggio e col rientro magari si fa un recupero di merci e di materiale da un fornitore a meta’ strada.
Nel cityporto, invece, i corrieri non entrano dentro Padova e scaricano in magazzino. Le merci sono divise per zone e bastano 6 mezzi invece di 30 per fare le consegne. Cosi’ si tagliano km e carburante. Sono 172.000 km anno evitati nel centro storico. Il carburante risparmiato a Padova e’ di 13.000 litri. Nei 15 mesi monitorati sono stati risparmiati 41 kg di Pm10 e 38 t di Co2. Attenzione che di solito il pm10 viene misurato in microgrammi, 41 kg e’ un quantitativo molto interessante.
E se si facesse cosi’ in tutta Italia? Quanto sarebbe il carburante risparmiato? E l’inquinamento?
Il trasporto cosi’ com’e’ e’ responsabile per un terzo del consumo e dell’inquinamento. E allora? Ci vorrebbe un piano generale trasporti con cui si fa muovere tutto, merci e persone tenendo conto dell’ambiente. Per es. se investi sulla Tav pensi anche ai treni regionali, se costruisci una tangenziale pianifichi i parcheggi e i bus che ti portano in citta’. Un piano generale trasporti varato dal ministero esiste, ma e’ variabile secondo degli interessi di bottega, modificato o ostacolato da un ministro all’altro, perche’ non e’ un obiettivo fondamentale di governo.
E intanto aumenta la richiesta di carburante per camminare.
Finora abbiamo consumato mille miliardi di barili. Ce ne restano altrettanti. Siamo al famoso punto di mezzo. Ci restano 30-40 anni di produzione di petrolio sempre piu’ caro.

Ma il futuro potrebbe essere nel silicio, che serve per fare le celle solari, le celle fotovoltaiche.

O potremmo anche usare meglio quello che abbiamo, come fanno a Wuppertal per la monorotaia che esiste da 100 anni e la citta’ si e’ sviluppata sulla sua direttrice.
La monorotaia ha un sacco di acciaio e ferro e si e’ deciso di mantenerla.

 
L’energia contenuta negli oggetti si chiama energia grigia. Se si allunga la vita degli oggetti, si risparmia energia e non si riempie la discarica.
 
Come fanno a Colorno in Pianura padana, vicino Parma e negli altri comuni che si sono voluti chiamare virtuosi e non sono certo tutti gli 8.101 comuni italiani.
MARCO GRISENTI – UFFICIO AMBIENTE COMUNE DI COLORNO
Per quanto riguarda pc e materiale informatico una parte, i piu’ recenti vengono recuperati e riutilizzati presso scuole o altre strutture. Chi e’ interessato viene e visiona il materiale che c’e’ a disposizione e gli viene assegnato.
Ci sono poi i supermercati che danno le merci sfuse, come il detersivo che ognuno mette nel suo flacone, elimina gli imballaggi, la plastica, e costa fino al 70% in meno.
Nella mensa scolastica di Colorno da settembre si beve acqua di rubinetto, non c’e’ piu’ il riciclo della plastica e si azzera il trasporto delle bottiglie d’acqua su e giu’ per l’Italia sui camion. Solo di bottiglie di plastica si ha un risparmio per una mensa di 10 sacchi al giorno. Proviamo a immaginare questo risparmio generalizzato a tutte le mense italiane.
 
Ma anche gli scarti possono essere riciclati.
I 60 imprenditori di Apulia si sono associati in modo che gli scarti, i rifiuti, le esternalita’ di un’impresa diventino materia prima per un’altra.
Per es. i pneumatici. Qui c’e’, per es., una pavimentazione antitrauma, che potra’ essere poi ancora riciclata.
 
ROBERO LORUSSO – IMPRENDITORE BARI
Posso fare economia con i viaggi in treno. Posso decidere di concordare con un mio cliente l’erogazione di un prodotto/servizio in determinate ore del giorno dicendo che arrivero’ da lui non prima delle 10 e 30 ed andro’ via alle 18 perche’ il mio personale viaggia solo con treno. E puo’ darsi che anche lui lo faccia.
 
Ci sono poi le Fondazioni di recupero.
Una recupera libri, invece di mandare al macero quelli che non si vendono piu’. A Taranto cercano di recuperarli e di ridistribuirli su tutto il territorio nazionale privilegiando in modo particolare le scuole.

C’e’ anche il recupero degli spazi: studi attrezzati, sale riunione, magazzini, spazi verdi… L’inutilizzo di uno spazio e’ spreco, l’inutilizzo di spazi in auto e’ spreco, l’inutilizzo degli scarti di produzione e’ spreco, l’inutilizzo della mia banda internet e’ spreco. Anche la banda internet puo’ essere messa a disposizione di studenti o persone deboli gratis.

Gli scambi sono doni, non merce, producono ricchezza culturale, sociale, riducono l’impatto delle nostre azioni sull’ambiente. Ma siccome non c’e’ passaggio di denaro non fanno PIL. Eppure tutti hanno potuto godere di beni, compresa la comunita’. E’ un esempio di crescita senza spreco di risorse. E tutto questo sfugge al calcolo del PIL, il prodotto interno lordo che misura la ricchezza di una nazione sulla produzione delle merci e sul consumo delle risorse.
MAURIZIO PALLANTE – ECONOMISTA DELL’AMBIENTE
Maggiore e’ la crescita delle merci che si scambiano col denaro, maggiore e’ il PIL, il benessere di un paese e’ misurato su questo, ma e’ un errore. In realta’ il concetto di merce non corrisponde al concetto di bene, per cui possiamo avere delle merci che fanno crescere il prodotto interno lordo che quindi richiedono denaro e cosi’ via, che non sono effettivamente dei beni (se un ponte crolla e uccide 200 persone, il PIl cresce ma questo non e’ un bene). Tutta l’energia in piu’ che si consuma in una casa mal costruita, tutta la benzina in piu’ che si consuma in una coda, sono merci che fanno crescere il PIL e quindi il giro di denaro, ma che fanno diminuire il benessere. Noi dobbiamo disaccoppiare il concetto di merce dal concetto di bene. E a questo punto abbiamo bisogno di indicatori diversi per misurare il benessere di una nazione e dei suoi abitanti.

Il concetto di merce e benessere e’ stato per esempio disaccoppiato in quei comuni che hanno introdotto la ricarica per il detersivo, il vino, il latte, o l’acqua minerale, il risultato e’ che si sono utilizzate meno risorse, ne ha guadagnato l’ambiente con meno rifiuti e minor costi di smaltimento. Questo vale per Colorno, per quel consorzio di 60 aziende pugliesi e tutti quei comuni virtuosi che hanno iniziato ad invertire la tendenza. E’ un’idea di economia applicabile in tutti i campi e si basa sul miglior utilizzo della risorsa necessaria a produrre qualunque bene, l’energia. Petrolio e gas inquinano, possiamo far finta di niente, ma un giorno o l’altro finiranno. Per questo e’ importante integrarli con altre fonti di energia e utilizzarli al meglio per farli durare di piu’.

 
Un es. viene da Schonau, il paese della foresta nera dove consumano meno energia, ma non hanno smesso di fare quello che facevano prima, un esempio di una liberalizzazione dal basso.
Sud ovest della Germania. Foresta nera. Schonau.
Gli abitanti dopo la catastrofe di Chernobyl nel 1986 ebbero paura e dissero no al nucleare. Si misero in testa di dimostrare che si poteva farne a meno, crescere consumando meno risorse.
Michael Sladek fa il medico e produce energia. Nella cantina di casa sua ha un microcogeneratore. E’ un motore che genera corrente e il calore prodotto non si butta via: ci riscaldi l’appartamento. In un colpo solo fai elettricita’ e calore, non sprechi niente: ne usi un po’ per la casa e quello che avanza lo metti in rete.
Il 40% dell’elettricita’ in Germania si potrebbe fare con questi impianti: e’ un’alternativa all’energia nucleare che copre solo il 30%!
Quelli di Schonau li chiamarono i ribelli dell’energia. Per essere alternativi al nucleare pensarono un sistema elettrico senza sprechi.
Nella produzione di energia delle grandi centrali elettriche i due terzi dell’energia primaria sono dispersi nell’ambiente come calore di scarto, non sono utilizzati! I due terzi di queste risorse sono semplicemente sprecati! E in un’epoca in cui le risorse di energia fossile ma anche quelle nucleari si stanno esaurendo, e’ insopportabile pensare che tutta questa energia venga buttata via e nessuno la usi.
Per non buttare via l’energia occorrevano tanti microcogeneratori. E poi ci volevano le rinnovabili: sole, vento ed acqua, che sono dappertutto, si trattava di distribuire sul territorio tanti piccoli impianti e catturare la loro energia.
All’inizio 31 abitanti di Schonau si associarono per finanziare piccole centrali elettriche decentralizzate.  Gli impianti costavano molto, era un capitale ad alto rischio! Ma quei 31 volevano dimostrare che erano in grado di fare da soli. Cio’ tuttavia non bastava a far decollare il sistema. Occorreva che il distributore elettrico pagasse una tariffa piu’ alta per l’energia messa in rete da questi impianti, solo cosi’ avrebbero potuto allargarsi. Ma i grandi distributori elettrici non ne volevano sapere, avevano interesse solo a vendere la propria energia, nucleare e a carbone compresa, non a comprarla o a pagarla molto.
E allora i ribelli dell’energia fecero un altro passo avanti. Decisero di mettersi controcorrente e di opporsi ai monopoli. Pensarono di comprarsi una rete elettrica. L’occasione fu che stava per scadere la concessione del distributore locale, proprietario anche della rete, che non ci pensava minimamente a lasciar perdere nucleare e carbone e pagare tariffe piu’ alte ai piccoli produttori di energia. E si fecero avanti loro. Prima in 100, poi 200, 300, poi altre persone nel resto della Germania. Piccoli azionisti.
Non fu facile. Chiaramente il vecchio distributore non voleva mollare. Ci furono 2 referendum e vinsero i ribelli dell’energia. Arrivati a questo punto potevano comprarsela la rete elettrica ma occorrevano troppi soldi. Intervenne una banca.
Nell’attuale crisi dei mercati finanziari, si cerca di fare soldi con i soldi senza avere un’idea di cosa accada a livello di economia reale. Percio’ si realizzano prodotti come i Subprime: si rischia per rendimenti sempre piu’ alti senza guardare quello che accade sul piano dell’economia reale: e’ il sistema della mancanza di responsabilita’ organizzata. Allora se si vuole cambiare le cose bisogna dire chiaramente ai clienti che cosa viene fatto con il loro denaro. Per es. che puo’ esser investito in progetti ecologici e sociali come quello di Schonau. Questa e’ l’economia reale.
E cosi’ nel 1997 i ribelli dell’energia diventarono proprietari della rete elettrica locale e cominciarono a pagare tariffe piu’ alte ai piccoli produttori rispetto alle altre societa’.
Fecero elettricita’ e calore! E la corrente che immettevano nella rete di Schonau ora gliela pagavano bene. Per l’impianto fotovoltaico ricevevano una remunerazione piu’ alta di quella stabilita per legge. E con quella tariffa potevano mettere impianti piu’ grandi.
Ora hanno cogeneratori che funzionano 22 ore al giorno e se li sono ripagati in 4 anni. Al  sesto anno, guadagnano e basta! 
E fu cosi’ che quella parte della Germania comincio’ a riempirsi di impianti di energia rinnovabile e microcogeneratori.
Questa storia dimostra che e’ possibile costruire una democrazia energetica.
Con la decentralizzazione e’ possibile sfuggire alla logica delle grandi centrali, dell’importazione di energia che ti rende dipendente da Stati da cui, se ci si riflette bene, non si vorrebbe proprio dipendere (da guerre anche che ci rivendono come umanitarie e ci rubano miliardi).
Ma e’ possibile raggiungere una certa autonomia attraverso le energie rinnovabili. L’energia che ora quel gruppo di cittadini tedeschi vende e’ fatta per il 95% da rinnovabile.
La differenza sostanziale e’ questa: il nucleare e’ una produzione di corrente elettrica basata sull’offerta. Le persone sono sempre piu’ stimolate a consumare elettricita’. Mentre questi apparecchi lavorano solo quando c’e’ veramente bisogno di energia: e’ una tecnologia basata sulla necessita’ del consumo e non sullo stimolo della domanda.
Il contrario dello schema economico dominante: la domanda mondiale di energia e’ raddoppiata negli ultimi vent’anni, per il 2030 si prevede un altro raddoppio, quindi bisogna aumentare l’offerta: nuove centrali a gas, a carbone, nucleari, rigassificatori e cosi’ via all’infinito. Ma all’infinito non si puo’. Il sistema e’ sbagliato.
 
Germania, Mannheim. Ancora un passo avanti per rovesciare lo schema.
Usano un regolatore dell’energia che, se fosse diffuso, eviterebbe i picchi di carico elettrico e renderebbe inutile la costruzione di qualche centrale elettrica.
Il sistema elettrico oggi e’ verticale, in cima poche grandi centrali e in basso gli utenti che consumano e basta, le fonti di energia rinnovabile possono pure aumentare ma sono destinate a restare marginali. La rete non e’ elastica per cui deve poter sapere quant’e’ la disponibilita’ di capacita’ di produzione di energia momento per momento. Ma questo concetto applicato alle rinnovabili e’ difficile perche’ non esiste una programmazione della sorgente, la sorgente e’ il sole, la sorgente e’ il vento e quindi la disponibilita’ e’ legata a questioni meteorologiche.
Il sistema della rete elettrica e’ pensato sull’uso massiccio di fonti fossili.
WOLFGANG SACHS – WUPPERTAL INSTITUT AMBIENTE ENERGIA
Un sistema fossile dispone di poche fonti di altissima densita’ di energia, quindi ha una grande distanza fra risorsa e il posto di consumo. Per sfruttare questi giacimenti ci vogliono grandi corporazioni, l’espansione di energia fossile e’ andata di pari passo con la crescita dei poteri centralizzati. La necessita’ di lunghe catene di risorse comporta la necessita’ di un controllo maggiore, e questa e’ un’insicurezza intrinseca.

DAVIDE TABARELLI – PRESIDENTE NOMISMA ENERGIA
E’ un mondo che ci ha messo 150 anni a consolidarsi cosi’ com’e’ e  per rivoltarlo ci vorranno almeno trenta anni.
Cosa vuol dire rivoltare il mondo? Passare da un sistema basato sull’energia fossile, che per il momento non si puo’ eliminare altrimenti rischiamo veramente di spegnere la luce, a un mondo basato sulle rinnovabili. Invertendo le proporzioni. Ma non si puo’ fare dall’oggi al domani. Bisogna modificare l’intero sistema. Oggi la rete elettrica e’ organizzata per distribuire e non per ricevere dalle rinnovabili, perche’ sole e vento sono discontinui. Significa che anche producendo piu’ fotovoltaico o eolico o termodinamico, il sistema non e’ in grado di accogliere un aumento di questo tipo di energia e va in tilt. Bisognerebbe programmare le rinnovabili.
E’ inutile aumentare la produzione di energia dalle rinnovabili se non si cambia il sistema di distribuzione perche’ quello che abbiamo oggi non e’ in grado di sfruttare al massimo un’energia discontinua qual e’ quella prodotta dal sole e da vento. Bisogna cambiare l’architettura della rete elettrica, piu’ lunga e’ la distanza fra luogo di produzione e quello di consumo piu’ energia si disperde, occorre accorciare la catena, e questo piano deve essere in grado di accogliere e controllare contemporaneamente sia i grandi impianti fossili e quelli piccoli rinnovabili, anche quelli che possiamo avere dentro casa.

L’Europa ha stanziato dei fondi e ogni stato ci deve mettere del suo. Ma che si fa in Italia?
Dobbiamo immaginare un mondo pensato per isole autosufficienti: quartieri, citta’ che si scambiano energia. Le centrali sono piccole e si trovano vicino alle persone cosi’ non si spreca niente.
Noi produciamo energia elettrica e siamo connessi alla rete per cui eventualmente, se non la sfrutto, devo poterla far sfruttare a qualcun altro lungo la linea di distribuzione.
Non si butta via niente, e si produce calore e il calore lo utilizza lo stesso utente. Questa e’ la caratterista di un impianto di piccola taglia. Il problema di un impianto di grossissima taglia e’ che e’ difficile trovare un’utenza che abbia proprio bisogno di questo calore e lo si butta via.
Questa e’ una cellula combustibile di tipo Pem, da 5 kilowatt. Puo’ essere collocata ad esempio in una casa. Una microrete prende il sovrappiu’ rispetto alle necessita’ e lo esporta verso la rete.
L’energia in piu’ non deve essere buttata ma assorbita in accumulatori.
Perche’ vincano le rinnovabili, che non producono sempre alla massima potenza, ci vorrebbe un sistema intelligente capace di dire per es. alle lavatrici o alle lavapiatti “Adesso e’ il momento buono per funzionare”. Insomma regolare il traffico, non tutti nello stesso momento, in modo che alla fine basti per tutti. Quartiere per quartiere, citta’ per citta’, regione per regione: microreti intelligenti per tenere tutto sotto controllo e non sprecare niente.
MAURIZIO PALLANTE – ECONOMISTA AMBIENTE
Se il sistema energetico si fonda su pochi grandi impianti la trasmissione avviene a lunga distanza. La rete elettrica e’ composta da grandi dorsali con derivazioni. Se invece il sistema energetico e’ composto da piccoli impianti per autoproduzione, gli scambi non possono avvenire a grande distanza e la rete elettrica si trasforma in una rete di reti sul modello di internet. Ognuno scambia con i vicini, ma questa rete di scambio localizzata e’ collegata con altre reti di scambio.
A Milano si studia questa possibilita’ su un modello in cui tutti producono, tutti consumano e si scambiano le eccedenze.
Mannheim
La Germania ha scelto di dare un taglio al nucleare ed al carbone aaumentando gli impianti di energia rinnovabile. La microrete intelligente si puo’ sperimentare direttamente nelle case.
Il segnale dice: lavare domani tra le 10 e le 12 perche’ probabilmente in quelle ore il sole risplendera’ di piu’ e ci sara’ piu’ energia dagli impianti solari. Prima si lavava solo quando era pieno il cestino senza far caso se il sole splendeva o meno. L’impianto fotovoltaico dell’utente insieme ad altri impianti avrebbe prodotto energia che nessuno avrebbe utilizzato, la lavatrice avrebbe chiesto energia a una grande centrale e sarebbe aumentata la domanda e i consumi.
Ora c’e’ un sistema intelligente di regolazione che assicuri che il livello di tensione rimanga costante. Cioe’ che l’energia che proviene dalle rinnovabili sia completamente assorbita dalla rete. Diversamente nelle reti a bassa tensione, se c’e’ un sovraccarico, gli impianti di rinnovabili devono essere spenti per non compromettere la sicurezza della rete.
C’e’ un regolatore dell’energia, l’energiebutler, la chiave della rete intelligente, un apparecchio che renderebbe inutile la costruzione di nuove centrali regolando semplicemente la domanda: guarda in rete quanta energia c’e’ e avvisa gli apparecchi dentro casa. L’apparecchio in casa riceve dei segnali di prezzo dalla Borsa elettrica di Lipsia e programma frigoriferi, lavastoviglie, forni elettrici… Quando vede che le tariffe sono convenienti ci consiglia per es. che possiamo mettere in moto la lavatrice o l’asciugatore. In realta’ e’ questa scatoletta che accende direttamente gli apparecchi. La scatola intelligente regola il frigorifero e la lavastoviglie. Per sicurezza, nel caso in cui le tariffe rimangono alte per molto tempo nel frigorifero ci sono dei sensori che dicono alla scatoletta dammi comunque energia. Alle 7 del mattino c’e’ molta richiesta di consumo e la tariffa e’ alta. La scatola allora ci sconsiglia di usare l’energia. Nel momento in cui le tariffe scendono si accendono gli apparecchi.
Quando la borsa di Lipsia segnala una tariffa alta, significa che c’e’ molta domanda di energia: sono le attivita’ commerciali, le industrie che stanno assorbendo. Se in quelle ore dentro le case il regolatore abbassa di un grado la temperatura e fa partire la lavatrice al momento giusto quando il carico e’ piu’ basso, ci si sta dentro tutti.
E’ un sistema molto efficiente perche’ tutta l’energia proveniente da fonti rinnovabili non viene sprecata: si consuma subito o si stocca nelle batterie.
Risultato? E’ possibile rovesciare il mondo: con fonti rinnovabili protagoniste e un sistema che non fa crescere la domanda. Si abbattono i consumi di energia fossile e non serve costruire nuove centrali.
Ma perche’ questo non si fa anche in Italia?
 
OMAR PEREGO – CESI RICERCA
Per rilanciare il settore energetico italiano occorrono finanziamenti stabili. Il 30% del lavoro dei ricercatori sta nel cercare finanziamenti e cosi’ dobbiamo dipendere per es. dall’industria tedesca, mentre potremo svilupparne di nostra.
L’Enea (e’ stata sabotato da Fi e Lega) ora ce la sta mettendo tutta e tenta anche di recuperare anche il progetto del solare termodinamico di Rubbia, il sistema di specchi che concentra i raggi del sole e produce calore per muovere turbine elettriche. Enel ed Enea stavano per farlo nel 2004 a Priolo in Sicilia ma non se ne fece niente perche’ il Governo di Berlusconi lascio’ cadere il progetto (e come e’ noto caccio’ Rubbia mettendo al suo posto un elettricista della Lega nemmeno laureato)
Era un progetto da 25 mw capace di dare energia a un paese di 25.000 abitanti. Oggi il presidente dell’Enea lo vuole fare lo stesso, piu’ piccolo, 5 mw, senza decreti e con le proprie forze giusto per dimostrare che si e’ in grado di farlo. Il prof. Rubbia ando’ via dall’Italia, ando’ in Spagna (realizzo’ il suo progetto in Spagna e in Cina).
La Spagna lo fece subito.
 
CARLO RUBBIA – FISICO  (era il 2006)
In Spagna la produzione industriale del solare termodinamico e’ partita!
Un m2 di terreno nel sud dell’Italia o diciamo in Algeria o in Marocco produce ogni anno l’equivalente di un barile di petrolio. Quindi un barile di petrolio e’ l’energia termica equivalente prodotta da ogni m2, quindi distribuzioni di superficie relativamente modeste, di un certo numero di ettari, permettono di raccogliere le potenze considerevoli.
Quindi un metro quadro di terreno con gli specchi che fanno elettricita’ elimina un barile di petrolio l’anno. Una centrale solare da 50 Mw sta su un km2, da’ corrente a una citta’ di 50.000 abitanti ed elimina 1.000.000 di barili l’anno di petrolio. Sono trascorsi 4 anni, piu’ di un governo e’ passato, il Ministero dell’Ambiente sblocca i fondi per le centrali solari ma quel famoso decreto per l’incentivo alla tariffa che serve per farle partire veramente non e’ partito.
Nell’estate del 2006 incontrammo l’ing. Palazzetti. E’ lui che ha inventato il microcogeneratore in Germania, il motore messo in cantina che fa insieme calore ed elettricita’. Mario Palazzetti, ingegnere, piu’ di 80 brevetti alle sue spalle; negli anni ‘70 lavorava al Centro ricerche Fiat. E’ in pensione adesso. Il piccolo cogeneratore era un progetto Fiat, si chiamava Totem e fu presentato al salone della tecnica di Torino del 1975. Ma la Fiat cedette il progetto.

MARIO PALAZZETTI- INGEGNERE
Mi interessavo dei problemi di fondo: riciclo dei materiali, energia e mi era balzato all’occhio l’enorme mare di energia che veniva dispersa di fronte alla produzione di energia elettrica e cosi’ che avevo coniato lo slogan: “Dove c’e’ una fiamma deve esserci un motore ovvero la produzione di energia elettrica” che significa quindi che la cosa poteva interessare la Fiat visto che sa produrre motori…Il progetto negli anni ‘80 all’epoca della grande illusione nucleare fu ceduto alla Belleli la quale poi falli’.

E poi niente piu’. Intanto nel mondo il consumo di energia cresce ogni anno del 2,5%. Noi italiani consumiamo piu’ di 197 milioni di t equivalenti di petrolio. 54 milioni volano via subito solo per metterle in moto le grandi centrali elettriche. Per le case restano solo 44 milioni. Il resto, piu’ o meno in parti uguali, se lo prendono il trasporto e l’industria.

JORGEN RANDERS – ECONOMISTA
Si puo’ anche recuperare il tempo perduto. Sarebbe stato piu’ facile se si fosse iniziato prima. Per prima cosa bisogna organizzare l’economia mondiale in modo sostenibile, cioe’ che possa operare ancora per molto tempo senza arrivare al collasso. La capacita’ di carico del pianeta e’ la capacita’ di sostenere gli esseri umani, le societa’. Se il mondo ci deve sostenere, deve essere messo in condizione di sostenere la capacita’ di carico per molto tempo. Le combustioni prodotte dall’uomo sul pianeta devono essere sufficientemente ridotte perche’ il mondo possa andare avanti. L’impronta ecologica deve essere piu’ bassa della capacita’ di carico.

Se aumentiamo gradualmente il carico di una nave, possiamo anche cercare di distribuirlo in modo ottimale ma la nave affondera’.
Gli scienziati del Mit di Boston, che avevano studiato e fatto una proiezione sui limiti dello sviluppo, hanno continuato a monitorare. Davanti non abbiamo un futuro preordinato, ma delle scelte: non ci sono limiti alle risorse e quindi si andra’ al collasso. Ma abbiamo ancora tempo, denaro, risorse, intelligenze per invertire la tendenza (I politici vorranno farlo? Ne dubitiamo)
..
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