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Monday May 28th 2018

Sto traducendo l’ ‘Ulisse’ in swaili – se prima non mi traducono in carcere

E’ un vizio, ti da la dipendenza – in un mondo dove più nessuno ti vuole assumere. Tranne se sei stupefacente. Col rischio, però, che se va male, anziché la cassa integrazione ti ritrovi la cassa da morto. Che è una Cassa dove si fanno solo investimenti sulle strisce pedonali. C’è chi investe sull’auto e chi sulle zebre.
Purtroppo, non esistono ancora le comunità per disintossicarsi; il metadone non funziona e tutto intero non si trova.
Dicevo, il vizio dei giochi di parole, che nei ‘grandi’ diventa affabulazione. Cominci così, per gioco; poi, via via, non puoi più farne a meno, ne servono dosi sempre più massicce.
Tolleranza – degli altri – zero.
Rischio di crisi d’ astinenza.
Asti-Nenza: la linea ferroviaria più asessuata d’Italia.
Gli amici un po’ alla volta si allontanano, perché chi fa la scelta dell’astinenza scassa i maroni al mondo.
Però, spesso non passa il controllore e allora è più facile infrangerla. Una volta l’ho infranta anche’io, ma eravamo in Spagna – e lì l’Infranta è ben vista. Tant’è che si sposano anche i froci. Pecoraro Scranno vorrebbe spagnolizzare anche l’Italia; ma non si può: loro sono la penisola iberica, che prende il nome dall’ Hypericum perforatum (http://www.erboristeriadulcamara.com/iperico.htm).
A forza di farmi di parole, ho contratto l’aviaria e sono andato in avaria. Il senso c’è; il nesso anche. Non che io sia un maniaco nessuale – ma quando c’è, non guasta. Come spesso diceva Guastavo Selva ai tempi in cui era ancora un mezzobusto. Oggi, perso il busto, resta a mezzoservizio presso il Partito. Eh, i bei tempi quando attaccava i suoi memorabili servizi telegiornalistici declamando: “Qui Lòndra vi parla Sàmdro Paternòster”. Era un mattacchione. Anche un po’ megalomane. Sul suo PC, quando in Word vai a salvare un documento, ci trovi SELVA CON NOME.
Voi vi chiederete (al furuto, perché adesso mi sa che c’avete altro da fare): ma ‘sto qui (io), quando non c’era il PC con la tastiera, come le scriveva tutte ‘ste cazzate? Semplice: per vergare cazzate avevo adottato il pene a sfera. L’adozione non era stata delle più semplici: me l’avevano proposta a distanza, ma io, modesto, avevo risposto: “Distanza ….. e quanto volete che sia? non esageriamo, dai”.
Lo so che per colpa del mio vizio non vincerò mai il premio Nobel, nemmeno per la Patafisica, nemmeno per il Med in Cina o per l’Apache. Quello per la Lettaratura, c’ho pronta una cosina, scritta a quattro mani con J.L. Borges (postumo): “L’Aleph era dura”. Sarei orgoglioso di vincere il Nobel per “L’Aleph era dura”.
Ma mi accontenterei anche del premioPunkarella per il testo più bestiale.
Ah, sto anche traducendo in swaili l’ ‘Ulisse’ di Joyce: ho trovato un dizionario italiano-swaili e viceversa sulle bancarelle a Fontanella Borghese e mi è venuta questa idea.
Appena ho finito, ve lo pubblico a puntate qui, così la finite di dire che sono un buffone.
Però non mi ricordo perché ho cominciato il discorso …

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