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Quale democrazia? (il voto di scambio)

QUALE DEMOCRAZIA? (il voto di scambio)
a cura di Paolo De Gregorio – 2 giugno 2006

Dopo le elezioni possiamo fare qualche riflessione più ampia sulla democrazia italiana senza essere sospettati di fare un favore a Berlusconi.
A coloro che credono che la nostra democrazia abbia avuto dal 1948 ad oggi una splendida evoluzione, vorrei ricordare che l’Italia era spaccata in due nel Referendum monarchia-repubblica, e che tale è rimasta ad oggi 2006 e, nel corso di questi anni, la distanza tra i due schieramenti è stata sempre minima.
Malgrado si sia dato una esagerata sottolineatura alle ideologie ed alla loro fine, io credo che il popolo italiano abbia sempre votato secondo la propria convenienza economica o sociale e non per convinzioni religiose o coerenza di classe.
Risultati come quelli storici della approvazione di leggi sul divorzio e l’aborto dimostrano che i cattolici italiani (la quasi totalità dei cittadini italiani) non ubbidirono affatto agli appelli della Chiesa e dei suoi partiti politici di riferimento, ma votarono secondo la propria convenienza di cittadini, per respingere la barbarie degli aborti clandestini e i matrimoni infelici tenuti in piedi coattivamente.
Il crollo della ideologia marxista e lo scioglimento del PCI non determinarono la scomparsa della sinistra, e anche qui l’ideologia non c’entra, poiché milioni di dipendenti salariati trovano fondamentale il fatto che vi sia una sinistra politica e sindacale che difende i loro diritti.
Il fatto vero è che le ideologie spostano poco o niente, le sparate sulla “libertà” ancora meno, visto che per un industriale la libertà significa poter licenziare, avere dipendenti precari da ricattare, niente sindacato, salari bassi, e per i lavoratori dipendenti libertà significa certezza del posto di lavoro, salari giusti, sanità che funziona.
Il vero problema democratico è incidere sul fatto che alcuni milioni di persone, irretite da mille meccanismi, che si chiamano: assunzioni dirette, favori personali nei pubblici servizi, promesse elettorali e via elencando, votano contro i loro interessi più generali, grazie alla possibilità che le regole democratiche vengano aggirate da un potere di fatto, che è quello delle raccomandazioni e del voto di scambio gestito da sempre da padroni, politicanti, Chiesa cattolica, che garantisce il risultato elettorale vincente con una rete capillare a livello nazionale.
Essendovi tra gli schieramenti politici un minimo scarto di voti, questa cupola illegale, che gestisce il voto di scambio, risulta essere decisiva per la vittoria delle forze conservatrici.
E non parliamo dei meccanismi che portano alle assunzioni nel mondo dei “media” dove le “regole democratiche” sono quelle dell’appartenenza familiare (basta scorrere cognomi di giornalisti), o lo schierarsi sulle posizioni politiche del padrone di turno. Metodi altamente scientifici in cui la “libertà di stampa” è l’autocensura e l’alternativa è il licenziamento o l’oscuramento.
Tra i mille casi che confermano la profondità del malaffare nel voto di scambio, ricordiamo, quasi divertiti, la vicenda dell’avellinese De Mita (che ha un figlio nella GEA di Moggi), che nel suo collegio aveva un numero spropositato di pensioni di invalidità, ottenute con l’imbroglio e complicità diffuse, tutte in cambio del voto, in cui si scoprì che alcuni calciatori delle squadre locali prendevano la pensione per i non vedenti.
La “par condicio” mediatica nel mesetto di campagna elettorale è nulla di fronte ad un apparato economico, politico, ecclesiale, che lavora senza sosta e, in cambio del voto, ti risolve il problema del lavoro, della licenza edilizia, della pensione, del trasferimento, ecc., quasi sempre aggirando le regole e mettendo sotto i piedi l’uguaglianza dei cittadini di fronte alle leggi.
In questo senso siamo un paese veramente arretrato, che ammira i furbi e coloro che fanno affari in spregio alle regole, un paese che ha eletto Presidente del consiglio un tale Berlusconi capofila dei furbi, e galleggia in un mare di scandali e corruzione che vanno dalla Banca d’Italia, ai crack Cirio e Parmalat, ai Bond argentini, fino alle scalate a banche ed al calcio taroccato.
Secondo me, se non si stabiliscono nuove regole di trasparenza che impediscano questo immenso potere sulla vita democratica, il risultato elettorale sarà sempre falsato.
Di Pietro è l’unico che ci è sembrato sensibile a questa tematica e a lui ci rivolgiamo perché diventi un collettore di informazioni e di denunce dei cittadini, sul malaffare del voto di scambio, e annunci proposte e regole di risanamento e di trasparenza.
Paolo De Gregorio

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