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comunità di poesia e lotta dal 2002
Monday May 28th 2018

Notiziario animalista

Fonte: mailing list Gruppo Bairo
http://www.bairo.info/cinquepermille.html
Per la prima volta, con la disciplina introdotta dalla legge Finanziaria per il 2006, puoi scegliere a chi destinare il cinque per mille delle proprie imposte.
Da oggi puoi dare in modo semplice e che non costa nulla un sostegno concreto al GRUPPO BAIRO onlus che da anni si prende cura di animali sfortunati.
Con il 730, con il Modello Unico (ex 740) e con il CUD 2006 puoi scegliere di destinare il 5 per mille dell’Irpef al Gruppo Bairo Onlus
Questi modelli contengono uno spazio dedicato al cinque per mille, in cui firmare ed indicare il codice fiscale di GRUPPO BAIRO che è il n. 92007190199 nella sezione relativa al “Sostegno del volontariato”
Per ulteriori informazioni telefona al direttivo del GRUPPO BAIRO Onlus al n. 329-2162350.
Ci auguriamo che quanti apprezzano le attività dell’associazione Gruppo Bairo Onlus vogliano, esprimere questa loro preferenza.
5000 volte grazie
Bairo & staff
Ricordati il nostro codice fiscale: 92007190199
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Fonte: IL MATTINO AREA COSTIERA
14 GIUGNO 2006
“Omero” storia a lieto fine
Chiaiano (NA) – Lo hanno chiamato Omero perchè la sua è stata una delle odissee più crudeli che mai si possano augurare a un vecchio cane cieco. Prima è stato tramortito con bastonate sulla testa, poi gli sono state legate le quattro zampe con una corda, infine è stato gettato in una cava abbandonata a Chiaiano, nella zona collinare di Napoli. Ma la caduta di Omero verso una morte atroce si è fermata a pochi metri dal burrone grazie a un cespuglio di arbusti dove è rimasto incastrato. Ad aiutare il vecchio cane, un pastore tedesco di razza purissima, dieci anni, con una infezione agli occhi non curata che lo ha reso totalmente cieco, è venuta anche la pioggia. L’acqua lo ha rianimato e Omero ha cominciato a guaire sommesso, continuamente, per ore. Un lamento simile a quello del pianto di un bambino. Qualcuno che passava di lì lo ha sentito. Allarmato, pensando appunto che si trattasse di un bimbo, ha chiamato i soccorsi. Quando si è scoperto che si trattava di un cane è stata avvisatala Lega animalista campana. Sul posto sono arrivati il veterinario Mario Fraticelli e Luigi Carrozzo, sempre disponibili quando c’è un quattrozampe da salvare. Il recupero di Omero non è stato facile. Incastrato com’era a poco più di un metro dalla profonda cava, c’era il rischio che la corda che gli legava le zampe poteva, al minimo strattone, spezzargli gli arti. Dopo molti tentativi il povero pastore tedesco è stato salvato. Pieno di ferite, esanime, fradicio, affamato e assetato, con gli occhi ciechi e sanguinanti non avrebbe resistito ancora per molto. Omero è ora ricoverato e curato in un rifugio della Lega, in attesa di trovare una famiglia che lo adotti. Un’odissea, per fortuna, finita bene. «Si sta riprendendo giorno dopo giorno, risponde bene alle cure – assicura Luigi Carrozzo – È un cane dolcissimo e molto affettuoso. Anche se non vede più, è quasi completamente autonomo. Ormai ha imparato a conoscere tutti gli spazi del canile. Ed è anche un gran giocherellone. Aspetta solo che qualcuno lo prenda con sé e gli dia un po’ di affetto». Cieco, vecchio, bastonato, legato, buttato via come un giocattolo ingombrante, che non serve più. È questo il destino che all’inizio dell’estate attende chissà quante altre decine di migliaia di animali da compagnia sfortunati. Cuccioli e anziani, sani e malati. Tristemente, come ogni anno. Soprattutto in Campania, dove il fenomeno dell’abbandono è tra i più alti d’Italia, e dove ancora troppo spesso l’animale è considerato alla stregua di un oggetto, incapace di soffrire, di amare, di provare sentimenti così intensi al punto di morire per difendere il proprio padrone.
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Fonte: CELLULE STAMINALI
Anno 2006 Numero 115 del 09-06-2006
Gb. Via libera alla ricerca sulla produzione di cellule staminali dai testicoli
La Human Fertilisation and Embryology Authority del governo britannico ha dato il via libera alla ricerca per la produzione di staminali dai tessuti interni dei testicoli.
L’autorizzazione era stata richiesta da una equipe medica dell’ Hammersmith Hospital di Londra, guidata dal professor Robert Winston, da autorizzato al prelevamento di cellule dai tessuti degli organi genitali maschili. La speranza e’ che si dimostrino versatili come le normali cellule staminali allo scopo di ricreare tessuti umani. Se il progetto dovesse andare a buon fine si aprirebbero nuovi orizzonti nelle terapie contro il Parkinson, i problemi cardiaci e le lesioni del midollo spinale. Tutto senza dover ricorrere alla distruzione di alcun embrione umano.
Dietro la decisione della Human Fertilisation and Embryology Authority la scoperta che lo 0,3 percento del tessuto dei testicoli e’ composto di staminali, un livello superiore a quasi tutte le altre parti del corpo. “Da due anni conduciamo le prime ricerhe in materia, ora e’ nostro intendimento appurare se dai testicoli e’ effettivamente possibile ottenere delle staminali adatte ai nostri scopi”, ha detto Winston, la cui licenza ottenuta dall’Authority prevede lo studio comparato delle staminali ricavate da un embrione e quelle provenienti dai testicoli.
Successivamente le si coltivera’ per appurare quali tipi di tessuto possano ricreare, soprattutto se cerebrale o cardiaco.
In caso di successo, sara’ possibile per ogni maschio porre le proprie staminali in una banca apposita per poterle utilizzare in caso di necessita’ anche ad anni di distanza evitando il rischio di rigetto.
Il primo ad avere l’idea di coltivare staminali provenienti dai testicoli e’ stato, alcuni mesi fa, il professor Gerd Hasenfuss, un ricercatore della Georg-August-Universitaet di Gottinga, che ha condotto una serie di ricerche su topi da laboratorio. La decisione delle autorita’ britanniche ha ottenuto il plauso della comunita’ scientifica nazionale. Harry Moore, professore di biologia dell’Universita’ di Sheffield, ha commentato: “non e’ una cosa che a prima vista puo’ attrarre i maschi, ma non si tratta di niente di cosi’ traumatico”. Piu’ pratico Chris Barratt, direttore dell’unita’ di fecondazione assistita dell’ospedale di Birmingham: “non c’e’ bisogno di un numero elevato di testicoli per avere una varieta’ di staminali tali da soddisfare i bisogni di gran parte della popolazione. Inoltre, nel campo abbiamo un’ampia disponibilità”.
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Fonte: CELLULE STAMINALI
Anno 2006 Numero 115 del 09-06-2006
Usa. Cellule staminali del midollo per riparare l’udito
Dalle cellule staminali nuove speranze per i non udenti. Prelevate da midollo osseo di topi in gravidanza e iniettate in topolini resi sordi in laboratorio, queste cellule hanno mostrato la capacita’ di differenziarsi, raggiungere la coclea e riparare l’organo danneggiato.
E’ quanto dimostra uno studio dell’universita’ della South Carolina, negli Usa, pubblicato sul ‘Journal of Comparative Neurology’ e di cui si e’ parlato a Roma il 31 maggio nel corso della conferenza stampa di presentazione della Giornata nazionale Airs (Associazione italiana per la ricerca sulla sordita’) per la lotta alla sordita’, al Palazzo dell’Informazione dell’Adnkronos. Ma Alessandro Martini, coordinatore del comitato scientifico Airs e docente di Audiologia e foniatria all’universita’ di Ferrara, invita alla cautela puntualizzando che, ‘al momento, gli unici esperimenti sono stati fatti su animali, mai su uomini. Ma i risultati ottenuti sinora con staminali adulte sono senz’altro ottimi’.
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Fonte: CELLULE STAMINALI
Anno 2006 Numero 115 del 09-06-2006
Usa. Trovato sito delle cellule staminali nel cuore
Trovato nel cuoricino dei topolini il nascondiglio dove si annidano le cellule staminali cardiache. La scoperta, che porta la firma italiana di Annarosa Leri del New York Medical College, rappresenta la prova definitiva che il cuore e’ un organo che si rigenera continuamente per tutta la vita, come la pelle. La notizia e’ stata resa nota sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
‘Fino a che’ non si riusciva ad identificare quel che la Leri ha trovato ora nel cuore dei topi, non si poteva dire con certezza se le staminali trovate nel cuore fossero davvero li’ e non migrassero invece da altre parti dell’organismo’, ha commentato Piero Anversa che a sua volta nello stesso istituto di ricerca ha scoperto per primo l’esistenza delle staminali cardiache nei mammiferi, uomo compreso.
Il cuore e’ stato a lungo considerato un organo che si ‘accende’ nel feto per funzionare tutta la vita senza mai alcuna ‘revisione’ o ricambio cellulare, a differenza di altri organi e tessuti del corpo come il sangue o la pelle le cui cellule sono invece continuamente rinnovate grazie a una sorgente di cellule staminali. Insomma se basta sfregare la nostra cute per portare via lo strato cellulare in superficie che verra’ subito sostituito da un altro strato di cellule, fino a pochissimi anni fa si e’ pensato che il cuore fosse fatto per tutta la vita delle stesse cellule di cui era costituito alla nascita.
Poi, grazie principalmente agli studi dell’equipe di Anversa il quale la scorsa settimana e’ giunto a Roma per presentare i suoi ultimi studi, sono arrivate le scoperte che hanno smontato la tesi del cuore ‘monolite’: Anversa aveva infatti trovato e isolato cellule staminali nel cuore, anche in quello dell’uomo.
La scoperta ha suscitato un entusiasmo dirompente perche’ significa possibilita’ di riparare il cuore dopo un danno come quello che segue a un infarto.
Ma per avere la prova definitiva che si trattasse veramente di staminali cardiache, ha spiegato Anversa intervistato a Roma, bisognava compiere gli studi della Leri, ovvero trovare il nido, o la ‘nicchia’, in cui sono custodite le staminali cardiache. Se nel cuore non fosse stata trovata la nicchia, non si poteva sostenere con assoluta certezza che quelle staminali non fossero in realta’ provenienti da altre parti del corpo.
La Leri ha trovato la casa delle staminali cardiache negli interstizi tra le cellule muscolari che costituiscono il muscolo cardiaco. I ‘mattoni’ di cui e’ fatta la casa delle staminali sono altre cellule, le cosiddette cellule nutrici.
Le cellule nutrici sono indispensabili a custodire le staminali, senza le prime le seconde perderebbero la loro caratteristica di staminalita’ per trasformarsi irreversibilmente in cellule adulte.
All’interno delle nicchie la Leri ha visto che le staminali si dividono producendo sia cellule cardiache mature che vanno a ricambiare il tessuto miocardico, sia in nuove staminali che rimangono nelle nicchie come sorgente di autorigenerazione del cuore. ‘Questa e’ la prova definitiva -ha concluso Anversa- che il cuore e’ un organo che si autorigenera al pari di altri organi e tessuti come la pelle, l’intestino, il sangue.
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Fonte: CELLULE STAMINALI
Anno 2006 Numero 115 del 09-06-2006
Italia. Cellule staminali ‘armate’ contro le cellule tumorali
Cellule staminali del sangue armate con una proteina nota da tempo e che induce al suicidio le cellule tumorali: e’ questa la base della terapia messa a punto da ricercatori italiani dell’Istituto Tumori di Milano e finora sperimentata con successo negli animali. I risultati positivi incoraggiano la sperimentazione sull’uomo, per la quale i ricercatori stanno preparando i protocolli.
La terapia cellulare e’ potenzialmente valida contro la maggioranza dei tumori umani, ha osservato Alessandro Massimo Gianni, ordinario di Oncologia medica dell’universita’ di Milano e direttore dell’Unita’ operativa complessa di oncologia medica presso l’Istituto Tumori di Milano, che ha presentato i risultati ottenuti negli animali a Roma, nel convegno su cellule staminali e progenitori emopoietici circolanti.
I ricercatori hanno utilizzato le cellule staminali del sangue del tipo CD34, modificate in modo da introdurre in esse una proteina chiamata ‘Trail’ e appartenente alla famiglia del Fattore di necrosi tumorale (TNF). Quindi hanno iniettato le cellule, per endovena, in un gruppo di topi con diverse forme di tumore, anche allo stadio avanzato. ‘Con poche iniezioni endovena di queste cellule armate e in assenza di tossicita’, ha riferito Gianni ‘otteniamo la guarigione di un 30-40% degli animali trattati, topolini portatori di tumori umani sperimentali anche in fase avanzata’.
Di conseguenza, ha sottolineato l’oncologo, questa terapia cellulare sembra una strada molto promettente per la cura della maggioranza dei tumori umani anche in stato avanzato. I ricercatori hanno ottenuto un finanziamenti dal ministero per l’Istruzione, l’universita’ e la ricerca e da una azienda farmaceutica per poter iniziare uno studio pilota in pazienti con tumore. ‘Una volta pronti i protocolli per l’approvazione dello studio clinico, potremmo arruolare pazienti con varie forme di tumore per una sperimentazione pilota che potrebbe iniziare gia’ a fine anno e dare i suoi primi risultati in 3-4 mesi’, ha detto Gianni.
La validita’ ad ampio spettro della terapia si basa sul fatto che la stragrande maggioranza dei tumori, da quelli del sistema nervoso a quelli delle cellule del sangue, nonche’ molti tra i tumori piu’ diffusi, come quelli di mammella e colon, e’ costituita’ da cellule che presentano in superficie un recettore che, se acceso, ordina alla cellula di suicidarsi. Ad accendere il recettore e’ la proteina Trail. Finora la terapia dei tumori umani che prevede di iniettare questa proteina direttamente nel paziente, oggetto negli USA di numerosi studi, non e’ risultata molto efficace. Percio’ i ricercatori italiani hanno scelto una strada diversa, basata sulle cellule staminali geneticamente modificate. Queste cellule, infatti, sono attratte dal tumore: una volta iniettate lo raggiungono e ordinano alle cellule malate di suicidarsi. Poi muoiono, quindi non sono pericolose per il paziente.
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Fonte: LIBERO
14 GIUGNO 2006
Ghibli, Secret e barone Tutti i martiri del palio
Da Tolfa ad Asti sei anni di barbarie. Serve un comitato di supervisori
La macelleria pubblica dei palii ha aperto molto tempo fa. Ci accontenteremo di una rassegna di quanto accaduto negli ultimi anni. Si comincia con il 2000. A Bomarzo ( Viterbo) durante il palio di S. Anselmo, un cavallo sfonda una staccionata e ne rimane trafitto. ” Terribile il quadro che si è presentato agli spettatori” scrive il Corriere di Viterbo. A Tolfa ( Roma), il 3 settembre si corre sul corso principale in onore di S. Egidio. Durante una batteria Ghibli, giovane purosangue, travolge le transenne. Franco Parigiani di 85 anni e Marco Vittori di 33 sono investiti in pieno. Questa volta non muore il cavallo ma l’anziano Parigiani, mentre il giovane Vittori finisce in rianimazione. Nell’anno 2001 la macelleria fornisce molta trippa. A Menfi (Agrigento) si svolge la festa di S. Giuseppe. Durante le batterie un cavallo scivola e termina la corsa sul selciato, spezzandosi la colonna vertebrale. L’incidente avviene in rettilineo. La pista, per gli organizzatori, era perfetta. A Solarino, ( Siracusa), il cavallo Blu- Gold si schianta sulle transenne. Abbattuto dopo lunghi ritardi. A Ronciglione ( Viterbo) i palii della Manna e del solito santo ( Bartolomeo) hanno una particolarità: sono corse a vuoto, ovvero mancano i fantini. Nell’agosto il purosangue Taricone è talmente agitato che viene bendato prima della partenza. Appena sgroppa va a sbattere contro la spalla della porta cittadina e stramazza al suolo morto. Avola ( Siracusa), 18 luglio. Si corre il palio di S. Venera, patrona cittadina (stavolta è una donna, ma sempre santa). Lungo il viale Lido, sull’asfalto in salita, un cavaddaro allena il suo purosangue sulla pista. Lui recalcitra s’imbizzarrisce e galoppa sfrenato verso la litoranea. Prende in pieno una Renault Clio distruggendola e poi si schianta contro una transenna. L’asfalto pieno di sangue viene pulito in fretta. Il cavallo viene punito. Ha sgarrato. Provvede la pistola. Ad Asti vogliono contendere la fama alla madre di tutti i palii: Siena. Sponsor il consorzio Asti spumante. Nel settembre, Fiamma scivola con lo zoccolo su un tombino che affiora da chissà dove e si frattura l’anteriore. In chiusura di cronaca TV il capitano dichiara ” non ci sono stati incidenti di rilievo”, mentre dietro le quinte Fiamma viene caricata sul furgone della morte. Il graduato forse aveva bevuto troppo spumante. Monteroni d’Arbia ( Siena) è una succursale di Siena. Si corre in notturna e il mossiere è niente meno che Andrea de Gortes, detto Aceto, il più famoso fantino del Palio dei Palii. Tre puledri scivolano, rovinando a terra. Due si rialzano e invertono la rotta mettendosi al galoppo. Fantini e cavalli cercano di evitarli. Non vi riescono Becks, condotto da Giuseppe Ortu e Bristolde, condotta da Salvatore Bianco. I cavalli, a tutta velocità, sbattono le teste gli uni contro gli altri. I fantini finiscono fratturati all’ospedale, i cavalli muoiono sulla pista. Il sangue sprizza dappertutto. Viene in mente Dante: ” Lo strazio e ‘ l grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso”. Anche allora ai senesi ghibellini piaceva il rosso rubino. Del vino e del sangue. Il 2002 verrà ricordato per un palio che ha battuto tutti i record. Non ho controllato, ma forse è sul Guinness dei primati. Ad Asti l’invidia per Siena rode gli organizzatori. Nel settembre quattro cavalli si azzoppano e vengono abbattuti. Fatalità ovviamente. Un corno! La piazzetta è un fazzoletto fatto a triangolo isoscele con curve strette e lieve pendenza. Il fondo riportato è pieno di pietre Oristano, 6 luglio. Si corre l’Ardia di Sedilo nel santuario ( poteva mancare?) di San Costantino. La corsa sfrenata prevede di passare sotto un arco. Non ci passa Salvatore Sedda, 37 anni. Passa però a miglior vita, dopo avere sbattuto la testa. Legnano ( Milano). Durante l’aperitivo del palio, la provaccia, muoiono due cavalli. Uno dei due, scosso ( senza fantino), cade e si rialza correndo in senso inverso. Dopo lo scontro frontale viene abbattuto sulla pista. Gli organizzatori sostengono che la corsa ippica è battaglia. Ergo è normale che qualcuno ci lasci le penne. Peccato che non gli sia concesso di scegliere se combattere o meno. Andiamo ad Acate ( Ragusa), in aprile. Alla partenza del palio di S. Vincenzo, si aprono le gabbie dell’ottava corsa. Cips Trin percorre i primi metri e stramazza al suolo travolgendo il fantino Maria Pulvirenti. La fan-tina finisce in ospedale e il cavallo immobile sul selciato. Floridia ( Siracusa). Il vigile urbano Franco Gigliuto, travolto da un cavallo, finisce in ospedale con prognosi riservata. Il cavallo finisce morto. Fermo ( Ancona). É agosto. Boldrus cede sul traguardo, barcolla e va a sbattere, prima contro le transenne, poi contro una vetrina. Si dice sia morto d’infarto. Mah! Chiedo umilmente venia ai lettori se sintetizzo gli altri anni, ma vorrei tirare qualche conclusione senza impegnare tutte le pagine del giornale. Ad Asti ( il palio invidioso) nel 2003 Secret si rompe l’osso del collo. L’anno dopo altro cavallo abbattuto. A Paliano ( Frosinone), il 7 settembre 2003 Barone si azzoppa e viene abbattuto, Polvere muore sbattendo la testa contro una putrella, un altro cavallo viene trovato in paese, di notte. Nel 2004 qualche prefetto comincia a vietare gare palesemente illegali. Nel 2005, dopo che la fantina Maria Pulvirenti ( lei c’è sempre) è stata presa a colpi di catena, il prefetto di Siracusa vieta il palio di Avola. Intanto nel settembre dello stesso anno al Palio dei normanni di Piazza Armerina muoiono tre cavalli. Uno se lo sono mangiati in trattoria, presente l’assessore come commensale. Sapete dove vanno a finire i cavalli abbattuti? No? Neanche noi. Un altro mistero dei palii. Chiederemo ad Augias. Non ho scritto della madre di tutti i palii. Troppo facile. Come sparare sulla croce rossa. Solo negli ultimi trenta giorni ne hanno ammazzati altri quattro ( tra cui Fucecchio, Ferarra e Floridia). L’abolizione dei palii? Pura utopia. Ci accontentiamo. In F1 se il percorso è giudicato troppo rischioso, un comitato di piloti decide di non correre. Qui non possono decidere i cavalli. Veterinari specializzati, consulenti seri e prefetti di ferro decidano per loro. I controlli antidoping si fanno a fine corsa a tutti i cavalli e il veterinario che fa prelievi e analisi è designato dall’Unire. I soccorsi vanno affidati a veterinari competenti, dotati di mezzi idonei e cliniche raggiungibili in poco tempo. Referti, analisi, destino degli animali e quant’altro sono dati pubblici e non celati negli ossari degli organizzatori. Perché si avveri tutto questo, cari lettori, vi chiediamo una firma. Ringrazio Mauro Bottigelli, responsabile della LIDA. Senza di lui questa inchiesta non sarebbe mai uscita. ( 2 – fine )
CRUDELTA’ LEGALIZZATE
Un fotogramma tratto dall’ultimo Palio di Siena. Soltanto lì , ultimamente sono stati abbattuti. Ma dove vanno a finire? In Formula 1 se il percorso è pericoloso i piloti decidono di non correre; qui non lo fanno gli animali, ma i veterinari.
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Fonte: LA GAZZETTA DI PARMA
14 GIUGNO 2006
Gattini torturati e uccisi lungo il greto dello Stirone
L’EPISODIO SEGNALATO AI CARABINIERI

Parma Gattini torturati e uccisi lungo il greto dello Stirone Tre gattini di pochi mesi della colonia felina del Guado sullo Stirone sono stati barbaramente torturati e uccisi da ignobili individui che hanno agito con tutta probabilità nel pomeriggio di domenica scorsa. La macabra scoperta è stata fatta da Francesca, una volontaria fidentina che quotidianamente accudisce queste bestiole. « Mancano all’appello diversi altri gattini da poco svezzati e più amorevoli, più facili quindi da prendere, spiega ancora scossa la volontaria e temo fortemente che abbiano fatto la stessa fine. Non è mai successo un fatto simile in questa colonia composta da una ventina di gatti che non danno alcun fastidio. continua…
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Fonte: IL SECOLO XIX
14/06/2006
Orecchie tagliate, bastonate e combattimenti così i cani vengono addestrati per eliminarsi
il fenomeno
Le condizioni nelle quali è stato trovato il dogo argentino protagonista dell’aggressione ricordano gli esemplari usati per i combattimenti clandestini. Un fenomeno che ogni anno in Italia fa più di cinquemila vittime. Sono animali sottoposti fin da cuccioli a un terribile addestramento che li rende feroci e aggressivi: chiusi in sacchi e presi a bastonate, vengono lasciati per giorni senza cibo e al buio. Per renderli più resistenti sono costretti a correre anche per 11 ore di seguito; inoltre sono spesso nutriti con cani e gatti randagi. Durante i combattimenti sono spesso costretti dai loro padroni a sbranarsi fino alla morte. Le razze usate per queste competizioni sono molto numerose: oltre ai più conosciuti pit-bull, sono costretti a scendere nelle arene anche rottweiler, bull mastiff, bull terrier, fila brasileiro, mastini napoletani, dogo argentini e persino pastori tedeschi. Secondo polizia e carabinieri i combattimenti tra cani sono gestiti o controllati dalla criminalità organizzata, soprattutto da mafia e camorra.
Per eventuali segnalazioni la Lega anti vivisezione (Lav) ha istituito recentemente un numero di telefono (06.4461206).
Negli ultimi anni il fenomeno si è diffuso dal Meridione al Nord Italia, alimentato con esemplari provenienti dall’Europa dell’Est, in particolare dalla Romania, dove costano molto poco: un cane viene pagato circa 10 euro e viene rivenduto a 15 o 20 volte tanto. Il trasferimento avviene in condizioni penose: oltre 300 cani possono essere stipati in un camion. In media, la metà degli esemplari trasportati in un carico muoiono durante il viaggio. I set preferiti per i combattimenti tra cani sono i luoghi abbandonati come le discariche abusive o le cave. La zona prescelta per i ring, molte volte, diventa un vero e proprio cimitero per i cani che non sopravvivono alle lotte più cruente. Le scommesse clandestine generano ogni anno un giro di affari per centinaia di migliaia di euro, gestito da camorra e magia.
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Fonte: CORRIERE ADRIATICO
14 GIUGNO 2006
Il caso: cagnolini gettati in un cassonetto
CORRIDONIA (MC) – Secondo un vecchio proverbio il cane è il migliore amico dell’uomo. Ma non sempre, purtroppo, si può dire il contrario. Ne è un esempio il riprovevole comportamento di una persona che ieri mattina voleva disfarsi di quattro cuccioli appena nati. I cagnolini erano stati rinchiusi in un sacchetto e gettato all’interno di un bidone situato in via Font’Orsola, nelle vicinanze dell’Ippodromo. Una donna, quando erano circa le 14, si è recata a buttare via l’immondizia e aprendo il cassone ha sentito degli strani rumori. Erano le grida di sofferenza dei quattro cani, che stavano morendo soffocati. La residente di via Font’Orsola, dimostrando grande senso civico e amore per gli animali, non ha fatto finta di niente. Ha prontamente afferrato il sacco e aprendolo ha trovato i poveri cagnolini. A quel punto li ha liberati portandoli a casa per accudirli e, con ogni probabilità, trovare qualche nuovo padrone. La notizia del rinvenimento dei cani nel quartiere si è sparsa a macchia d’olio.
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Fonte: animalieanimali
14/06/06
Uccide il cagnolino del vicino sotto gli occhi di due bambini
Foggia. «Mi aveva aggredito»: l’uomo colto da malore.

Ha ucciso con un’asta il cagnolino del vicino sotto gli occhi di due bambini, lamentando d’essere stato aggredito. Un sessantenne è stato denunciato dagli agenti delle «volanti» per uccisione di animali: l’uomo è stato colto da un malore e si è fatto accompagnare in ospedale, come del resto successo anche alla proprietaria della cagnetta che si è sentita male dopo aver assistito alla brutale aggressione. L’uomo avrebbe prima colpito con un calcio il cane per poi entrare in casa, prendere un’asta di alluminio, entrare nel giardino e colpire ripetutamente l’animale che si era rifugiato sul balcone dell’abitazione della padrona. L’associazione «Volontari protezione animali» chiede adesso una condanna esemplare che sia di monito per chi maltratta gli animali.
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Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
14 GIUGNO 2006
Il caso. Del Gruppo Bairo
Esche al veleno e strage di cani Scatta l’esposto

«Il Gruppo Bairo onlus ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Cremona atto a denunciare lo sterminio, per mano di ignoti, dei cani della Croce Rossa avvenuto in provincia di Cremona e altri casi simili susseguitesi nella medesima provincia». Questo l’attacco del comunicato diffuso ieri da Enrica Boiocchi, vice presidente del gruppo. «Si denuncia altresì — continua la nota — il tentativo gravemente dannoso ed illegale di utilizzare esche velenose per l’uccisione di nutrie e volpi che popolano la zona in cui sono stati avvelenati i cani. Si informa che qualora fossero individuati i responsabili di questa vergognosa strage il Gruppo Bairo Onlus si costituirà parte civile nel procedimento. Si chiedono azioni concrete ed energiche da parte di tutti coloro che hanno il dovere di vigilare sul territorio, si chiede inoltre a tutti i cittadini di informare su eventuali notizie utili cui si viene a conoscenza, affinché gli autori di questi atti ignobili e criminali vengano scoperti e puniti».
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Fonte: CORRIERE ADRIATICO
13/06/2006
polpette avvelenate
Strage di cani

MALTIGNANO (AP) – Da Caselle di Maltignano, frazione singolare che nel suo sviluppo urbanistico, sembra una grande corte popolare, purtroppo c’è chi lamenta la presenza di qualche “ammazzacani” che, approfittando delle ombre della notte, si rende responsabile di assai poco civili comportamenti. Chi ci ha segnalato questa situazione ha le prove inconfutabili che questi ignari cagnolini vengono sterminati con la polpetta avvelenata. Una signora che ha lamentato l’uccisione dei suoi cani, ha fatto fare l’autopsia delle povere bestiole ed è saltato fuori il veleno per topi, evidentemente…condimento delle venefiche “polpette”. Chi si lamenta chiede l’intervento della società protettrice degli animali, ma soprattutto sottolinea il basso livello morale e anche umano di quanti uccidono gli animali.
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Fonte: IL SECOLO XIX
13/06/2006
Sos per cagnetta rapita «Riportatela, deve allattare i cuccioli»
Bestiola caricata su un Suzuki a Caprigliola (MS)

Parte da Caprigliola un appello affinchè venga riportata a casa la cagnetta che domenica pomeriggio è stata caricata da un uomo su una Suzuki e portata via lungo la strada della Cisa tra Aulla e Caprigliola. L’ignoto autista pensava forse che si fosse smarrita o che non avesse un padrone e che girasse senza una meta. Che avesse, insomma, bisogno di aiuto. In realtà la bestiola è da pochi giorni mamma ed è stata bruscamente distaccata dalla sua cucciolata. Ed è proprio la famiglia di Caprigliola che ha in custodia i cuccioli a lanciare un “Sos” attraverso le colonne del giornale affinchè la persona che ha caricato sull’auto la cagnetta la riporti nel luogo in cui l’ha presa.
«I piccoli hanno bisogno di essere allattati – spiega l’abitante della piccola frazione di Aulla – e la mamma deve tornare al più presto a casa. Chi l’ha presa, sicuramente in buona fede, deve dimostrare tutto il suo amore per la bestiola rioportandola dai suoi cuccioli». Per raggiungere lo scopo è stato pubblicato anche un numero di telefono al quale rivolgersi 333-6177928.
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Fonte: IL RESTO DEL CARLINO
12 GIUGNO 2006
Strage di animali bruciati vivi
Le fiamme divorano le baracche della colonia felina di via Romito: morti gatti, conigli e galline, oltre un centinaio di cavie e porcellini d’India. L’origine potrebbe essere dolosa e gli inquirenti non escludono collegamenti con gli altri roghi appiccati in città nelle ultime settimane
Ferrara – Bruciati vivi nei loro recinti, cucce e gabbie. Conigli, gatti, cavie peruviane, porcellini d’india e galline. Una carneficina, quella dell’altra notte in via Romito, tra le baracche della colonia felina censita dal Comune. Un incendio, dalle vaste dimensione, divampato dall’una di domenica e spento dai vigili del fuoco (con tre automezzi) alle cinque. Via Romito collega via Padova con Vallelunga. Una strada diritta nella quale si intersecano stradelli sterrati. Uno di questi, subito dopo il ponte, fino a qualche ora fa era una sorta di ‘oasi’ per molti animali. Non amata da tutti però.
Ora, ciò che ne rimane, è un cumulo di lamiere e carcasse di mammiferi. «Siamo arrivati con i pompieri — racconta Nella, volontaria che, con il fratello, cura gli animali —, il fuoco era ovunque. Sentivamo i lamenti di dolore di quelle povere bestie. Mio fratello si è precipitato dentro una baracca in fiamme per salvare sei gattini appena nati. Due purtroppo non ce l’hanno fatta. Un inferno: se a qualcuno davano fastidio, quello non era davvero il modo…». Le fiamme sono divampate tra l’edificio dei gatti e il recinto per le galline. In pochi istanti il fuoco ha attecchito nei casotti adiacenti. E all’origine di quell’atto miserabile — sembra certo — aleggia il fantasma di una mano (o più) dolosa. Nella colonia sono una quarantina i gatti censiti. Oltre ai felini, da una decina di anni, vengono allevate anche galline, conigli e porcellini d’india. Lungo la via, oltre alle «case» per gli animali, alcuni residenti della zona coltivano orti e giardini. Altri lì tengono anche cani da caccia. Terribile il bilancio dell’incendio: morti cinque gatti, più di un centinaio di porcellini d’India e cavie peruviane (11 recuperati vivi sui 200 totali), una quindicina di conigli e 50 galline. E ieri,proprietari e volontari, hanno lavorato tutto il giorno nella speranza di estrarre dalle macerie qualche animale ancora vivo.
«Abbiamo salvato 11 porcellini, qualche coniglio e galline. — spiega Massimiliano — Molti avevano il pelo e le penne bruciate, altri zoppicavano. Tutti erano impauriti». «Uno è qui, vivo» grida Mirco mentre raccoglie un porcellino. Nessuno di loro si capacita. Nei volti c’è rabbia e amarezza. «Questo è un gesto vile che si commenta da solo» continuano a ripetere. «Sabato sera come sempre — sussurra Luciano — eravamo qui per dargli da mangiare». Un paio di settimane fa, in una colonia felina poco distante, venne bruciata della paglia, ma l’incendio fu spento in tempo. Un avvertimento? Immancabilmente tornano alla memoria i fatti incendiari che hanno terrorizzato il Barco e mezza città. Gli inquirenti, per ora non escludono nemmeno possibili legami tra quei fatti e quelli di via Romito. Di certo scatterà una denuncia, al momento contro ignoti.
Nicola Bianchi
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Fonte: IL GIORNALE
n. 138 del 13-06-2006
Con la «Bufala» gli svizzeri fanno i cinesi
Creata la Buffelmozzarella, l’imitazione del prodotto tipico della Campania. L’inventore: «Ho rubato la ricetta in Italia»
Mariuccia Chiantaretto da Washington
Gli svizzeri hanno rubato agli italiani la ricetta della mozzarella di bufala e il paesino di Schangnau, di 954 abitanti, è considerato la nuova capitale della produzione di questo formaggio da sempre fiore all’occhiello della regione Campania.
Hans Bieri, l’uomo che ha fatto il colpo, vive a Schangnau nella regione dell’Emmental, ma invece del famoso formaggio con i buchi adesso produce una mozzarella che in Svizzera è diventata popolare e ha in parte soppiantato quella italiana. La sua fortuna è una mandria di bufale nere dalle lunghe corna, dal cui latte si ottiene una mozzarella che ha avuto l’onore di un articolo sul New York Times.
L’ispiratore dell’impresa di Hans Bieri è stato uno studente universitario romeno che nel 1992 ha fatto uno stage sulle montagne svizzere per imparare a sua volta i segreti della produzione di formaggio. «Miklos Laping – ricorda Bieri – è rimasto parecchi mesi nella mia fattoria. Mi parlava delle bufale che i contadini romeni usano per arare, come animali da tiro, da carne e per il latte squisito da cui ricavano formaggio». Miklos è stato così persuasivo che Hans Bieri si è recato in Romania per visitare gli allevamenti e nel 1994 ha importato in Svizzera una piccola mandria di 15 bufali. L’esordio è stato sfortunato: quattro animali, colpiti da un micidiale virus bovino, sono stati mandati al mattatoio nel giro di pochi giorni. Le prime mozzarelle, prodotte con una ricetta trovata su Internet, sono state una gran delusione. «Il formaggio – ha spiegato Hans Bieri al New York Times – era immangiabile».
In cerca di una soluzione Hans Bieri è partito con alcuni produttori di formaggio di Schangnau alla volta dell’Italia. L’idea era di impadronirsi della ricetta della mozzarella di bufala italiana: l’equivalente agricolo dello spionaggio industriale. «In Italia – spiega Bieri – sono stati molto cordiali, ci hanno fatto visitare molte fattorie, ma non ci hanno svelato tutti i segreti». Interrogando, osservando, e ponendo più volte le stesse domande per confrontare poi le risposte, gli svizzeri sono egualmente riusciti a mettere insieme le nozioni base di cui avevano bisogno. «Quando siamo tornati a casa – ha rivelato Michael Juan, un produttore di formaggio di 29 anni che ha fatto parte della delegazione – ci siamo messi immediatamente al lavoro. Compravamo tutto il latte delle bufale di Hans e in un primo tempo producevamo il formaggio tutti insieme, intorno allo stesso bancone. Non avevamo macchine e arrotolavamo le mozzarelle a mano. Una pesava cento grammi, l’altra mezzo chilo. I clienti si lamentavano e siamo stati costretti ad investire subito in una macchina che producesse mozzarelle di uguali dimensioni». In un primo tempo le mozzarelle di Schangnau erano vendute soltanto localmente. Adesso sono richiestissime nelle gastronomie delle principali città. Tuttavia i produttori svizzeri hanno scoperto che dovevano usare un altro nome. «Gli italiani – ha spiegato al New York Times la portavoce del Switzerland Cheese Marketing di Berna, Francesca Heiniger – non erano affatto contenti della nostra produzione. Il nome mozzarella di bufala è un marchio depositato. I produttori di Schangnau hanno adottato allora il nome tedesco Buffelmozzarella».
In un paese dove i sette milioni di abitanti consumano in media 19 chilogrammi di formaggio l’anno pro capite, di cui 6 di mozzarella, la produzione locale col latte di bufala di Bieri ha dato un brutto colpo all’esportazione italiana. Secondo i dati forniti da Francesca Heiniger la riduzione delle importazioni in Svizzera nel 2005 è stata di 789 tonnellate. Ha sofferto soprattutto l’esportazione di mozzarella di vacca. La vera mozzarella di bufala campana è talmente pregiata che per il momento non ha risentito della concorrenza svizzera.
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Fonte: IL MATTINO (NAZIONALE)
14/06/2006
«Omero», odissea a lieto fine
Lo hanno chiamato Omero perchè la sua è stata una delle odissee più crudeli che mai si possano augurare a un vecchio cane cieco. Prima è stato tramortito con bastonate sulla testa, poi gli sono state legate le quattro zampe con una corda, infine è stato gettato in una cava abbandonata a Chiaiano, nella zona collinare di Napoli. Ma la caduta di Omero verso una morte atroce si è fermata a pochi metri dal burrone grazie a un cespuglio di arbusti dove è rimasto incastrato. Ad aiutare il vecchio cane, un pastore tedesco di razza purissima, dieci anni, con una infezione agli occhi non curata che lo ha reso totalmente cieco, è venuta anche la pioggia. L’acqua lo ha rianimato e Omero ha cominciato a guaire sommesso, continuamente, per ore. Un lamento simile a quello del pianto di un bambino. Qualcuno che passava di lì lo ha sentito. Allarmato, pensando appunto che si trattasse di un bimbo, ha chiamato i soccorsi. Quando si è scoperto che si trattava di un cane è stata avvisata la Lega animalista campana. Sul posto sono arrivati il veterinario Mario Fraticelli e Luigi Carrozzo, sempre disponibili quando c’è un quattrozampe da salvare. Il recupero di Omero non è stato facile. Incastrato com’era a poco più di un metro dalla profonda cava, c’era il rischio che la corda che gli legava le zampe poteva, al minimo strattone, spezzargli gli arti. Dopo molti tentativi il povero pastore tedesco è stato salvato. Pieno di ferite, esanime, fradicio, affamato e assetato, con gli occhi ciechi e sanguinanti non avrebbe resistito ancora per molto. Omero è ora ricoverato e curato in un rifugio della Lega, in attesa di trovare una famiglia che lo adotti. Un’odissea, per fortuna, finita bene. «Si sta riprendendo giorno dopo giorno, risponde bene alle cure – assicura Luigi Carrozzo – È un cane dolcissimo e molto affettuoso. Anche se non vede più, è quasi completamente autonomo. Ormai ha imparato a conoscere tutti gli spazi del canile. Ed è anche un gran giocherellone. Aspetta solo che qualcuno lo prenda con sé e gli dia un po’ di affetto». Cieco, vecchio, bastonato, legato, buttato via come un giocattolo ingombrante, che non serve più. È questo il destino che all’inizio dell’estate attende chissà quante altre decine di migliaia di animali da compagnia sfortunati. Cuccioli e anziani, sani e malati. Tristemente, come ogni anno. Soprattutto in Campania, dove il fenomeno dell’abbandono è tra i più alti d’Italia, e dove ancora troppo spesso l’animale è considerato alla stregua di un oggetto, incapace di soffrire, di amare, di provare sentimenti così intensi al punto di morire per difendere il proprio padrone. Chi è intenzionato ad adottare Omero, anche a distanza, e qualche volta portarlo a passeggio o giocare un po’ con lui, o che voglia contribuire alle sue cure, può telefonare al 338.8264544.
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Fonte: animalieanimali.it
ORDINANZA SIRCHIA, LO STATO POTEVA
Sentenza della Corte Costituzionale boccia ricorso della Provincia Autonoma di Bolzano. Si trattava di ordine pubblico e sicurezza.

Gianluca Felicetti
14 giugno 2006 – Il Ministro della Salute può emettere Ordinanze per “ordine pubblico e sicurezza” in quanto materia esclusiva dello Stato. Diverso sarebbe stato se l’interesse fosse stato “solo” quello della tutela della salute, in quanto materia concorrente Stato-Regioni/Province Autonome.
Con la sentenza 222 depositata ieri, la Corte Costituzionale – redattore Giuseppe Tesauro – ha messo la parola fine alla querelle sulla prima Ordinanza Sirchia del 2003 sui cani potenzialmente pericolosi, atto sul quale già il TAR del Lazio aveva respinto un ricorso di un’associazione di allevatori.
La Provincia Autonoma di Bolzano aveva infatti sollevato un conflitto di attribuzione di poteri, invocando la violazione del regime di autonomia speciale, chiedendo l’annullamento dell’Ordinanza, già morta e sepolta dopo un anno di sopravvivenza, nel settembre 2004. E nonostante che ora sia in vigore l’edulcorata, quanto inutile, seconda Ordinanza Sirchia-prima Ordinanza Storace, formalmente fino al dicembre prossimo.
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Fonte: ANMVI
13-06-2006 10:30
ABRUZZO, ANTIRANDAGISMO CON LA POLIZIA
Istituire un nucleo antirandagismo in Abruzzo. Questa la richiesta di Walter Caporale, capogruppo dei Verdi alla Regione e di Cristiana Graziani, consulente veterinario dei Verdi alla regione Abruzzo.
Secondo Caporale ”e’ auspicabile che tutti i partiti e tutte le istituzioni, invece di fare demagogia e perder tempo accusando ingiustamente gli animalisti, si impegnino seriamente per arginare il fenomeno del randagismo in Abruzzo”. ”Soltanto se si riuscira’ a stabilire una sinergia, una complicita’, tra istituzioni e cittadini, eliminando sentimenti di cinofobia e garantendo il rispetto delle leggi, si potra’ sperare di ottenere risultati apprezzabili”, spiega.
Cristiana Graziani ha inoltre sottolineato che ”e’ fondamentale che la polizia municipale attivi un Nucleo Antirandagismo” e ha chiesto ”che tutti gli organi competenti cosi’ come previsto dalla legge nazionale 281 del 1991 e dalla legge regionale 86 del 1999, nonche’ dal regolamento comunale, si attivino urgentemente per far rispettare le leggi vigenti in materia di prevenzione e controllo del randagismo”.(Animalieanimali.it/Adnkronos)
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ANMVI
13-06-2006 12:39
PALII, IL COMMENTO DELLA FISE
Sui recenti fatti accaduti in occasione dei palii di Ferrara e di Floridia, interviene il Presidente della FISE Cesare Croce: “Come Presidente della Federazione Italiana Sport Equestri e soprattutto come uomo di cavalli – ha detto – non posso che stigmatizzare l’accadimento di fatti del genere. Ritengo infatti che non sia corretto che ancora oggi manifestazioni come i palii o le giostre storiche non prevedano la presenza di alcun organo istituzionale di controllo a garanzia dell’integrità dei cavalli. Il cavallo è un compagno di sport ma il suo cavaliere o fantino o guidatore, ne è responsabile e deve per prima cosa rispettarlo. Ciò significa che l’agonismo, la vittoria di un premio o di una scommessa, non può e non deve essere posta al di sopra della tutela di questo animale. E’ pertanto necessario che tali manifestazioni siano poste sotto l’egida degli Enti tecnici preposti, affinchè come accade in tutte quelle equestri ed ippiche, possano essere garantiti i criteri per il rispetto ed il benessere dei cavalli”. La FISE per quanto di sua competenza, sta da tempo sviluppando ulteriormente tutte quelle misure che rientrano nel concetto di tutela del cavallo, supportando anche iniziative legislative a favore del benessere di questo splendido e generoso aninale che – alla luce dei fatti – non possono più essere rinviate. A tal proposito, il Consiglio Federale nella riunione del 5 giugno scorso ha ratificato le linee guida per la definizione di un regolamento atto a diffondere la cultura equestre e a garantire il benessere del cavallo in tutti i suoi impieghi (agonistici, sportivi, dilettantistici, turistici ecc…). L’auspicio della FISE è che detto regolamento possa essere recepito anche al livello parlamentare con la creazione di una legge apposita. (fonte: FISE)
PALII, PRONTI PER RACCOGLIERE LE FIRME
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IL SECOLO XIX
14/06/2006
Dogo aggredisce sessantenne alla Foce afferra il suo yorkshire e lo uccide
il caso
Ha le orecchie mezze tagliate come i cani da combattimento. Al canile lo hanno ribattezzato Elia, con l’affetto che i volontari sanno riservare anche agli animali che hanno ucciso. Elia ha quasi sbranato un uomo e ammazzato il suo yorkshire, strappandoglielo dalle braccia. E’ successo lunedì sera, quando la nazionale di Totti stava per entrare in campo ad Hannover, e in via Monte Suello, alla Foce, per strada c’erano solo Gilberto Reggiani, 67 anni, rappresentante di commercio residente al numero 4, e un dogo argentino, lasciato libero di scorrazzare senza guinzaglio, senza museruola e solo un chip, sotto la pelle, con i dati del padrone.
«Stavo passeggiando come tutte le sere in attesa di mettermi davanti alla televisione per la partita – racconta la vittima dell’aggressione, con il braccio e un fianco fasciati e ancora i punti con cui i medici gli hanno suturato le ferite -. Da un bar di via Nizza è uscito un cane bianco, sembrava indemoniato. Si è scagliato contro Harrison, il meticcio simil-yorkshire che tiene compagnia a me e a mia moglie da due anni e mezzo».
Sono le 20,30. In via Monte Suello nessuno ha mai avuto problemi con i cani. Ci sono molti anziani e gli animali spesso si sostituiscono agli affetti dei familiari. «Quel dogo si è avventato contro di noi e io d’istinto ho preso in braccio il mio Harry, per proteggerlo – continua il rappresentante, con in mano la denuncia presentata negli uffici della polizia municipale della Foce -. Ho rischiato d’essere sbranato». Il cane da combattimento, così come lo ha definito chi a fatica lo ha bloccato e portato al canile municipale di via Adamoli, a Molassana, non si ferma di fronte a Gilberto Reggiani, che è pure alto e robusto. Il cane addenta le braccia, il fianco dell’uomo. Cerca di strappare dalle sue mani lo yorkshire. Ci riesce solo quando il dolore fiacca la presa del sessantenne e lo yorkshire cade a terra.
«Assassino!» gridano dalle finestre alcuni abitanti. Un paio di giovani vengono individuati come i possibili proprietari,. Un agente della Digos, non in servizio, residente in zona, li blocca, consigliando loro di collaborare. Arrivano le ambulanze, il 113, una volante. Gilberto Reggiani viene accompagnato all’ospedale San Martino. E’ sotto choc proprio come la moglie, Maria Rosa Cattagni, casalinga che nel tempo libero fa la volontaria al canile di via Adamoli: «Abbiamo chiamato un veterinario per Harry ma non c’era più speranza. Il dogo gli aveva spezzato il collo».
Graziano Cetara
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Fonte: IL SECOLO XIX
14/06/2006
Peschereccio pirata nell’oasi marina finisce nella rete della Capitaneria
Un vero e proprio appostamento per sorprendere un peschereccio spezzino a fare pesca a strascico all’interno dell’area protetta delle Cinque Terre. A mettere in atto la trappola sono stati gli uomini della Guardia Costiera spezzina sollecitati a una sempre maggior vigilanza da parte della direzione del Parco delle Cinque Terre.
Da tempo l’area marina viene violata da pescherecci che entrano per battute di pesca a strascico. Quando scattava la segnalazione telefonica e la motovedetta salpava dalla darsena del molo Italia qualcuno telefonava per avvisare il comandante del peschereccio dell’arrivo della motovedetta e il peschereccio, prima che il mezzo della Guardia Costiera arrivasse in zona, aveva tutto il tempo di uscire dalla zona proibita.
Ieri però la Capitaneria ha organizzato una vera e propria trappola piazzando uomini a terra e un gommone a Riomaggiore. Quando il peschereccio è entrato nell’area marina protetta è scattata la segnalazione e il gommone è partito a tutta velocità intercettandolo mentre aveva ancora le reti calate. Per il comandante della motobarca una pesante sanzione di dodicimila euro perché era recidivo. A metà maggio infatti era già stato sorpreso a pescare a strascico nella stessa zona da un elicottero della Guardia Costiera di Luni e per questa infrazione era stato multato di seimila euro.
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Fonte: IL SECOLO XIX
14/06/2006
Finale rilancia il progetto del canile comprensoriale
Finale. «E’ indubbio che il canile municipale si trovi in una situazione non ottimale a causa dello spazio limitato di cui dispone. Tuttavia, grazie all’impegno dei volontari ed ai piccoli interventi migliorativi che il Comune riesce a realizzare, la situazione di vivibilità della struttura è accettabile». Il sindaco Flaminio Richeri replica alle polemiche nate dopo la denuncia d’inadeguatezza della struttura e della necessità di identificare al più presto un sito per il nuovo canile, avanzata dai consiglieri dell’Ulivo. «Il nostro canile ha una serie notevole di problemi – ha sottolineato la responsabile Cinzia Amato – ma non può essere definito un lager. E’ un’offesa alla fatica e all’impegno dei volontari che, da ben 15 anni, tra mille difficoltà vi lavorano e per tutti i cittadini e sono tanti che da anni ci sostengono. I nostri cani sono amati e curati». Ed il sindaco Richeri, ricordando che Finale è una città che ama i cani (e un segnale in questo senso è l’apertura della spiaggia per gli animali a quattro zampe), è tornato a sottolineare che per realizzare il nuovo canile è indispensabile reperire un’area, logisticamente idonea, che permetta anche una facile accessibilità agli addetti. «In queste ultime settimane la ricerca ,del sito lascia intravedere spiragli favorevoli – ha concluso Richeri -. Ma non abbiamo perso di vista l’ipotesi di costruire un canile comprensoriale in collaborazione con la Comunità montana».
S. An.
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Fonte: IL SECOLO XIX
14/06/2006
Il comitato San Francesco: «Una passerella in via Betti»
Il direttivo rinnovato stila l’elenco delle priorità da affrontare con il Comune

Rapallo. Il nuovo corso del comitato operativo della zona di San Francesco parte con una proposta legata alla sicurezza dei pedoni di via Betti: una passerella al di là dell’attuale ringhiera da utilizzare come marciapiede.
«La situazione della via principale del nostro territorio è sotto gli occhi di tutti – spiega la riconfermata presidente Daniela Vanzan – Apprezziamo l’interesse che l’amministrazione ha manifestato con gli studi per la messa in sicurezza del torrente e l’allargamento della sede stradale ma sappiamo che si tratta di un’opera che vedrà la luce, forse, solo tra qualche anno».
La soluzione, dunque, passa attraverso la costruzione della passerella. L’ipotesi verrà proposta al Comune insieme a tanti altri problemi da risolvere: «Ripartiamo con questo consiglio direttivo che ha ricevuto un largo consenso popolare – continua Daniela Vanzan – Gli stessi che ci hanno votato segnalano numerose pecche nella zona compresa tra la ferrovia, il cimitero dei cani, San Bartolomeo e salita Gianelli».
«Avremmo gradito una farmacia di quartiere – dice ancora la presidente – Non sarà possibile perchèè stata destinata altrove. Però sarebbe importante poter avere almeno un presidio socio sanitario».
Sulla strada che porta al Santuario di Montallegro, il problema è quello dell’abbandono dei rifiuti ingombranti. «Abbiamo il sospetto che i colpevoli non siano persone del posto – dice Daniela Vanzan – perché molti cittadini si danno da fare per pulire le aree pubbliche con opera di volontariato».
Tra i sogni nel cassetto del Comitato c’è restituire dignità al cimitero dei cani, mentre l’idea di spostare a monte il depuratore suscita perplessità. «Infine – chiude la presidente – basta con il termine “Bronx” per indicare via Betti. Qui c’è gente per bene che lavora».
Proprio per promuovere la zona il comitato ha organizzato per il 24 giugno una mostra fotografica sui panorami del quartiere che si terrà nella sala parrocchiale di via Betti dove ha sede il comitato. Le immagini devono essere spedite alla casella postale del comitato entro il 20 giugno. Già, perché la casella numero 97 dell’ufficio postale centrale di Rapallo è ora a disposizione dei cittadini che vogliono comunicare con i membri del consiglio.
Oltre alla Vanzan sono entrati nel direttivo: Alberto Ottonello vice presidente, Antonella Capitaneo tesoriera, Gabriella Martinelli segretaria, Paola Tassara, Carlo Borsini e Bruno D’Oro consiglieri.
Italo Vallebella
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Fonte: IL SECOLO XIX
14/06/2006
Orecchie tagliate, bastonate e combattimenti così i cani vengono addestrati per eliminarsi
il fenomeno
Le condizioni nelle quali è stato trovato il dogo argentino protagonista dell’aggressione ricordano gli esemplari usati per i combattimenti clandestini. Un fenomeno che ogni anno in Italia fa più di cinquemila vittime. Sono animali sottoposti fin da cuccioli a un terribile addestramento che li rende feroci e aggressivi: chiusi in sacchi e presi a bastonate, vengono lasciati per giorni senza cibo e al buio. Per renderli più resistenti sono costretti a correre anche per 11 ore di seguito; inoltre sono spesso nutriti con cani e gatti randagi. Durante i combattimenti sono spesso costretti dai loro padroni a sbranarsi fino alla morte. Le razze usate per queste competizioni sono molto numerose: oltre ai più conosciuti pit-bull, sono costretti a scendere nelle arene anche rottweiler, bull mastiff, bull terrier, fila brasileiro, mastini napoletani, dogo argentini e persino pastori tedeschi. Secondo polizia e carabinieri i combattimenti tra cani sono gestiti o controllati dalla criminalità organizzata, soprattutto da mafia e camorra.
Per eventuali segnalazioni la Lega anti vivisezione (Lav) ha istituito recentemente un numero di telefono (06.4461206).
Negli ultimi anni il fenomeno si è diffuso dal Meridione al Nord Italia, alimentato con esemplari provenienti dall’Europa dell’Est, in particolare dalla Romania, dove costano molto poco: un cane viene pagato circa 10 euro e viene rivenduto a 15 o 20 volte tanto. Il trasferimento avviene in condizioni penose: oltre 300 cani possono essere stipati in un camion. In media, la metà degli esemplari trasportati in un carico muoiono durante il viaggio. I set preferiti per i combattimenti tra cani sono i luoghi abbandonati come le discariche abusive o le cave. La zona prescelta per i ring, molte volte, diventa un vero e proprio cimitero per i cani che non sopravvivono alle lotte più cruente. Le scommesse clandestine generano ogni anno un giro di affari per centinaia di migliaia di euro, gestito da camorra e magia.
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Fonte: IL SECOLO XIX
14/06/2006
Sono liguri i cani dal fiuto eccezionale che proveranno a trovare Salvatore e Francesco
lotta contro il tempo

La Spezia. Partiranno in dieci. Cinque cani e cinque conduttori. La squadra lascerà domani Bargone di Casarza, in provincia della Spezia, per andare a cercare Francesco e Salvatore, i due fratellini scomparsi a Gravina di Puglia.
Due pastori tedeschi, due golden retriever e un meticcio sono gli esemplari, dal fiuto speciale, addestrati dall’Associazione Cinofila del Tigullio.
La squadra inizierà la ricerca sabato. Cani e addestratori dovranno esplorare un bosco particolarmente impervio nei dintorni di Gravina. Il compito non si annuncia semplice.
«Nella nostra associazione abbiamo otto cani addestrati per il ritrovamento dei dispersi in superficie e sotto le macerie» spiega Roberto Podestà, presidente dell’associazione di volontari cinofili, che è parte integrante della Protezione Civile ligure.
«Ogni anno – aggiunge – veniamo chiamati per ritrovare persone scomparse. Solo lo scorso anno ne abbiamo recuperate una ventina. In questo caso, l’associazione è stata contattata dalla segreteria nazionale e abbiamo dato l’immediata disponibilità a trasferirci in Puglia per partecipare alle ricerche».
L’attività che i cinque cani svolgeranno nell’area dove si sospetta che ci possano essere i bambini sarà il cosiddetto “scovo”. Gli animali, grazie all’eccezionale fiuto e all’addestramento, sono in grado di percepire e segnalare anche il minimo segno di presenza umana.
Podestà sarà il conduttore della giovane lupa Karim, l’esemplare leader del gruppo. Nadia Marmondi condurrà Kim, altro pastore tedesco. Barbara Paganini guiderà Bad, un golden retriever maschio, Mirco Balati sarà con Sonia, l’altro golden, e Ruby, l’unico meticcio del gruppo, verrà condotto da Valeria Rossi.
Il trasferimento dalla Liguria alla Puglia avverrà domani notte con un furgone attrezzato. A Gravina sarà poi installato un campo tenda, che servirà da base di partenza per le operazioni.
«Non sarà un’impresa facile – ammette Podestà – perché i bambini sono scomparsi da diversi giorni. Ma se sono lì, i nostri cani li troveranno. E, come tutti, speriamo che siano lì. E soprattutto che siano ancora vivi».
Claudia Lupi
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Fonte: IL SECOLO XIX
14/06/2006
Allarme ad Erli: «Siamo invasi dai caprioli, riaprite la caccia»
il caso
Erli. Chiunque abbia visto i vecchi cartoni animati su Bambi, o abbia avuto la fortuna di accarezzare sul muso un cerbiatto, sia pure addomesticato, sarà senza dubbio rimasto affascinato dalla dolcezza di queste creature e faticherà a vederle nei panni del nemico pubblico numero uno degli agricoltori dell’entroterra o di chi semplicemente abbia voglia di curarsi il giardino di casa e magari piantare un po’ di lattuga nell’orto, anche per semplice consumo domestico.
Invece i graziosi ungulati (per la verità si tratta più di daini e caprioli che non di cerbiatti) sembrano avere scalato la classifica dei più odiati delle campagne ponentine, scalzando dal primo posto addirittura i cinghiali.
«Dai cinghiali ci difendiamo – spiega Candido Carretto, sindaco di Erli che al pari dell’assessore provinciale Carlo Scrivano si è visto recapitare una petizione da parte dei concittadini -. Sono animali grossi e non riescono a infilarsi nelle recinzioni. Al massimo ce la fa qualche cucciolo, mentre daini e caprioli arrivano ovunque».
Così mentre qualcuno si lamenta per quegli ortaggi che gli hanno permesso di arrivare in salute all’età del meritato riposo e che ora gli sono negati proprio dai vicini a quattro zampe, altri hannodato vita ad una petizione, in cui lamentano anche la pericolosità della presenza notturna di questi animali lungo le strade.
«Non capisco perché chi di dovere non effettua catture spostando gli animali in zone lontano dalle abitazioni e dai campi – afferma Bruno Salvatico -, in modo che non arrechino questi ingenti ed assurdi danni alle colture».
«Non vedo altra soluzione che l’apertura della caccia – rincara Luca Longo -, perché ormai questi animali sono in numero tale da non poter essere controllati diversamente».
Insomma, le doppiette contro i daini per difendere gli orti? L’idea di molti abitanti di Erli e dell’entroterra è proprio questa. Ovviamente però gli ambientalisti non ci stanno, e poi c’è la legge a vietarlo. E la provincia cosa farà?
«Stiamo attivando uno studio di concerto con l’Università di Genova – afferma l’assessore Carlo Scrivano -, che dovrà essere ovviamente concordato anche con l’istituto nazionale per la fauna selvatica. L’idea è quella di realizzare un piano di controllo di questi animali, che però dovrà ovviamente passare anche il vaglio della regione».
Si toglierà la museruola alle doppiette?
Su questo argomento l’assessore è molto cauto, consapevole com’è del rischio di scatenare le proteste degli animalisti.
«Quel che è certo – dice Scrivano – è che non possiamo certo aprire la caccia indiscriminatamente. Vedremo cosa ci diranno università e istituto fauna, ma se si dovranno e potranno fare abbattimenti bisognerà anche individuare con precisione come farli e chi affidarli».
Luca Rebagliati
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Fonte: IL QUOTIDIANO (PROVINCIA DI ASCOLI PICENO)
martedì 13 giugno 2006, ore 17:16
Gli animali da affezione nello stato di famiglia
TERAMO – Con l’arrivo dell’estate, come ogni anno purtroppo, si ripropone il preoccupante fenomeno dell’abbandono di cani e gatti.
Con l’arrivo dell’estate, come ogni anno purtroppo, si ripropone il preoccupante fenomeno dell’abbandono di cani e gatti.
Fino ad oggi il tatuaggio ed il microcip non hanno dato i risultati sperati come hanno spesso riportato le cronache parlando di molteplici abbandoni di animali anche mutilati.
L’associazione Teramo Vivi Città nel 1997 segnalò più volte agli organi competenti lo stato di degrado del canile che già allora era un vero e proprio lager, oltre questo fu fatta specifica richiesta di realizzare un cimitero per gli animali da affezione ma ad ascoltare le nostre domande c’erano solo delle orecchie da mercante.
Oggi l’associazione Teramo Vivi Città chiede al Sindaco Chiodi di dare un segnale forte per scoraggiare chi in questa estate si prepara ad abbandonare “il migliore amico del periodo invernale”, ovvero il cane o il gatto.
Teramo Vivi Città chiede che con una ordinanza si imponga di inserire il cane, il gatto o qualsiasi altro animale da affezione nello stato di famiglia e per ognuno di loro si segua la stessa procedura anagrafica per i “cosiddetti” esseri umani”.
Un cane deve essere inserito nello stato di famiglia entro 30 giorni dal momento in cui entra a far parte del nucleo famigliare ed in caso di morte dell’animale, all’amministrazione deve essere inviato un certificato di un Veterinario che ne accerti le cause del decesso.
Signor Sindaco, questo sarebbe un segno di grande civiltà, un esempio importante per dare agli animali da affezione un giusto ruolo ed il giusto riconoscimento, visto che per fortuna tantissime persone amano e rispettano gli animali come veri componenti del nucleo famigliare.
Nel 97 le richieste fatte da Teramo Vivi Città, forse per qualche amministratore con i , sembravano assurde ma già allora molte città del nord avevano il “cimitero per gli animali”.
Oggi chiediamo di “fare inserire cani, gatti ed altri animali da affezione nello stato di famiglia”, perché oltre a combat

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