WarDrome Sci-fi MMORPG
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comunità di poesia e lotta dal 2002
Monday May 28th 2018

Notiziario animalista

Fonte: mailing list Gruppo Bairo
http://www.bairo.info/cinquepermille.html
Per la prima volta, con la disciplina introdotta dalla legge Finanziaria per il 2006, puoi scegliere a chi destinare il cinque per mille delle proprie imposte.
Da oggi puoi dare in modo semplice e che non costa nulla un sostegno concreto al GRUPPO BAIRO onlus che da anni si prende cura di animali sfortunati.
Con il 730, con il Modello Unico (ex 740) e con il CUD 2006 puoi scegliere di destinare il 5 per mille dell’Irpef al Gruppo Bairo Onlus
Questi modelli contengono uno spazio dedicato al cinque per mille, in cui firmare ed indicare il codice fiscale di GRUPPO BAIRO che è il n. 92007190199 nella sezione relativa al “Sostegno del volontariato”
Per ulteriori informazioni telefona al direttivo del GRUPPO BAIRO Onlus al n. 329-2162350.
Ci auguriamo che quanti apprezzano le attività dell’associazione Gruppo Bairo Onlus vogliano, esprimere questa loro preferenza.
5000 volte grazie
Bairo & staff
Ricordati il nostro codice fiscale: 92007190199
——————————————————————————–Fonte: ADN KRONOS
11 GIUGNO 2006
Saranno venduti a 4mila dollari negli Usa. Dai 5mila ai 10mila euro negli altri Paesi
Usa, nel 2007 i primi gatti a prova di allergia

L’annuncio dell’azienda californiana Allerca che punta sull’allevamento selettivo di mici privi del potente allergene che scatena sintomi come occhi lacrimanti, starnuti, orticaria
Roma, 10 giu. (Adnkronos) – Saranno in vendita nel 2007 i primi 400-500 gattini ‘a prova d’allergie’. Privi cioè della versione della proteina FEL D1 che scatena starnuti, respiro difficoltoso e altre reazioni allergiche. Lo ha annunciato l’azienda californiana Allerca, che dal 2004 punta a creare gatti privi dell’allergene sotto accusa. Allerca però ha dovuto rivedere i propri piani e abbandonare il progetto di far nascere mici geneticamente modificati, per concentrarsi sull’allevamento selettivo di gatti a bassissimo potere allergizzante. Alcuni mici, infatti, sono naturalmente privi del gene che produce la versione allergizzante di FEL D1, sostituita da una proteina innocua. L’azienda ha sottoposto i gatti a screening genetici per identificare gli animali innocui, allevarli e farli riprodurre. Il risultato è una popolazione felina in grado di non scatenare asma e altri disturbi del genere. I primi risultati lo provano.
Secondo quanto afferma Allerca in un comunicato, ripreso da ‘New Scientist’, persone con provata allergia ai felini sono state lungamente a contatto con questi gatti ‘geneticamente differenti’ – come l’azienda li ha battezzati – e non hanno mostrato alcun sintomo come occhi lacrimanti, starnuti, orticaria e difficoltà a respirare. Fastidi che sono ricomparsi, prosegue Allerca, quando gli stessi volontari sono stati esposti a gatti normali.
I mici speciali, che l’azienda vorrebbe mettere in vendita dal prossimo anno, non costano certo poco: quasi 4mila dollari per gli acquirenti che risiedono negli Stati Uniti, dai 5mila ai quasi 10mila euro per gli altri Paesi. Ma, fa sapere un portavoce di Allerca, c’è già una lista di ordini per almeno due anni.
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Fonte: CREMONAOnLine
11/06/06
I ricchi pensionanti dell’hotel-casinò Mirage di Las Vegas pagano $ 500 per imparare i metodi-tra questi gli ultrasuoni-con cui indurre i delfini a saltare e ballare. Una barbarie. E’ grave la situazione dei delfinari: le condizioni di detenzione nelle piccole vasche , i metodi di addestramento adottati per costringere gli animali ad eseguire esercizi spettacolari e spesso la violenza che a questi si associa sono alcune delle cause di morte di molti esemplari. Nell’era della multimedialità gli animali sono ancora costretti ad una diseducativa esposizione tesa a rallegrare i visitatori. L’intera vita passata tra recinti, sbarre o piccole piscine e le continue sofferenze fisiche e psicologiche che ne derivano, determinano dolore e patologie del comportamento. E’ crudele ed antieducativo costringere migliaia di animali ad una vita di sofferenza. E’ indispensabile la diffusione di programmi didattici atti a diffondere la conoscenza degli animali in libertà; un concetto che si dovrebbe apprendere sin dall’infanzia ed essere materia d’insegnamento nelle scuole, oltre che nelle famiglie (esemplare, al riguardo, l’opera intrapresa nelle scuole di Soncino da Enrica Boiocchi, vice presidente del gruppo Bairo). L’importante è comprendere che, come per i diritti umani, anche tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all’esistenza. Ogni animale che appartiene a una specie selvaggia ha il diritto di vivere libero nel suo ambiente naturale ed ogni privazione di questa sua libertà è contraria a questo diritto. Nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo.
(Si ringraziano Lav e P. Carbonaio-APPhoto/Jae C. Hong)
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Fonte: LA CRONACA DI CREMONA E PROVINCIA
11 GIUGNO 2006
Lo sportello Provinciale per i diritti degli animali:- Pronti a costituirci parte civile contro i responsabili.-
Polpette killer per volpi, i cacciatori si difendono

di Bibbiana Sudati
La morte di Bacco, cane da soccorso dell’Unità cinofila della Croce Rossa di Cremona ha suscitato sconcerto in città e subbuglio in parecchi ambienti, compreso quello dei cacciatori. Di fronte a fatti come quelli accaduti domenica scorsa, ma che già da qualche tempo si stanno ripetendo in provincia e che hanno già causato la morte di decine di cani, di razza e non, il mondo venatorio è quello contro il quale si punta il primo indice. I cacciatori cremonesi però non ci stanno e si difendono. Se è vero, come sembra essere stato ormai accertato, che la salsiccia avvelenata che ha ucciso Bacco era stata posizionata per una volpe, i cacciatori spiegano che si tratta di mezzi a loro consoni nè tantomeno necessari. – per eliminare volpi o corvi o qualsiasi ipotetico animale che possa dare fastidio alla selvaggina – dicono – esistono i piani di controllo concordati con l’amministrazione provinciale ai quali ci atteniamo.- Insomma non esisterebbe alcuna necesstà da parte degli amanti della caccia di ricorrere a mezzi alternati, per altro illegali. Poi sono gli stessi cacciatori a non escluderlo, esistono “le schegge impazzite”, qualcuno insomma che opera secondo i propri metodi, al di fuori delle regole. Ma questi personaggi possono appartenere a qualsiasi ambiente e non essere necessariamente, dei cacciatori, che tra l’altro potrebbero subire un danno, visto che le battute avvengono spesso in compagnia dei propri cani.
Ma dall’ambiente della caccia arriva però anche una conferma: il territorio cremonese sarebbe ricoperto di esche avvelenate per nutrie. Dunque un nuovo pericolo per il resto della fauna e per gli stessi cani da caccia. Preoccupati, oltre che alquanto infuriati, gli animalisti.- Gli episodi si stanno ripetendo sul nostro territorio in modo allarmante,- spiega Enrica Boiocchi dello Sportello Provinciale per i Diritti degli Animali.- Purtroppo solo ora che sono morti cani particolari e ritenuti più importanti per il loro ruolo fondamentale nelle attività di soccorso, la vicenda ha creato clamore. Ma non devono essere dimenticate le decine di animali, chiamiamoli “normali” che questo autunno sono morti nelle nostre campagne. Boiocchi si riferisce ai 26 cani da caccia morti tra mille sofferenze dopo aver divorato polpette avvelenate, intrise,il più delle volte, di diserbante, stricnina o sostanze antigelo. All’epoca, vista la zona in cui si erano verificati i decessi, quella a cavallo del confine bresciano (tra Robecco d’Oglio, Corte de’ Frati, Persico Dosimo, Scandolara Ripa d’Oglio, si era parlato di faida tra cacciatori, ma anche la mano misteriosa di chi getta esche avvelenate direttamente nei giardini di casa. Una cosa del genere potrebbe essere accaduta a fine maggio a Spinadesco dove ben sei cani – tra cui un bastardino che è morto – sono rimasti avvelenati senza uscire dai cortili.- Purtroppo ci sentiamo con le mani legate e impotenti – continua Boiocchi – perchè difficilissimo risalire agli autori. Le ipotesi sono tutte plausibili sia quella della caccia alle volpi sia quella dell’uccisione mirata dei cani. Il punto che negli ultimi mesi gli episodi si stanno moltiplicando e allargando a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale. Si tratta di una vera piaga.-
E mentre lo Sportello Provinciale sta valutando se sporgere una denuncia e dichiararsi parte civile nel fortunato caso in cui i colpevoli vengano trovati, proseguono le indagini della Polizia Provinciale che pare avere in mano elementi importanti per riuscire a risolvere questo giallo.
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Fonte: IL MATTINO DI PADOVA
10 GIUGNO 2006
Appiccato il fuoco all’allevamento di visoni
Il titolare: «Sono stati gli animalisti, era già successo ad altri miei colleghi»
I cinquemila animali nelle gabbie non sono stati toccati Ingenti i danni strutturali

Piergiorgio Di Giovanni
ROVOLON (PD). «Sono già stati ad appiccare il fuoco da altri allevatori della zona. Sono stati gli animalisti, ne sono certo. Un un po’ me l’aspettavo pure io, anche se non ho mai ricevuto minacce di alcun genere». Sono le parole pronunciate da uno sconsolato e arrabbiato Paolo Fasolo.
In stivali di gomma e maniche di camicia sta cercando di mettere un po’ di ordine in una giornata da dimenticare. Il sessantaquattrenne allevatore di visoni (circa 5000 capi) non ha avuto dubbi nell’indicare i responsabili dell’incendio che ieri, di prima mattina, ha aggredito la casa di campagna di via Lovolo 61, utilizzata dal titolare come azienda. Dietro la dimora, situata in una zona agricola molto suggestiva, c’è un piccolo vigneto e poi l’ampio recinto contenente la fila di gabbie con i visoni. Gli incendiari sono penetrati nel cortile della casa, hanno preso la precauzione di tenere a distanza il cane da guardia legandolo, poi si sono diretti verso la costruzione e hanno appiccato il fuoco, cospargendo il liquido infiammabile in vari punti in modo da provocare un rogo di vaste dimensioni. Le fiamme si sono propagate rapidamente, alimentate anche da alcune cassette di plastica disseminate in giro. Il silos, situato nel retro dell’abitazione, è andato quasi completamente in cenere, mentre all’interno di un locale adibito a ricovero attrezzi si scorgevano le lugubri carcasse dell’attrezzatura di lavoro e anche di un piccolo veicolo agricolo. I danni sono ingenti, in quanto il fuoco ha intaccato anche alcun strutture portanti dell’immobile, che comprende la vecchia casa, il granaio e il ricovero di attrezzi. Gli animali, fortunatamente, non sono stati toccati, forse perchè, se liberati, non riuscirebbero conunque a sopravvivere. E proprio per questo Fasolo ha la possibilità di continuare la sua attività. «Il sistema di allarme collegato con la mia abitazione di Rovolon – ha raccontato il titolare – è suonato intorno alle quattro del mattino, mi sono precipitato fin qui e, inquadrata la situazione, non mi è rimasto altro che avvertire i vigili del fuoco. In ogni caso gli animalisti non mi fermeranno, la mia attività prosegue». I pompieri sono giunti sul posto da Abano e da Padova: ha iniziato l’intervento di spegnimento delle fiamme il turno B, formato da una squadra di sette uomini a bordo dei mezzi di intervento e lo ha proseguito la squadra del turno D, anch’essa di sette pompieri, che ieri mattina intorno alle dieci stava ancora lavorando. Muniti di idrante, i vigili stavano gettando ancora dell’acqua sopra un ripiano della casa dove c’era della segatura, mentre un altro collega, armato di motosega circolare, si trovava nel cortile della casa accovacciato sulla piattaforma di un muletto, per aprire un frigo container. Quest’ultimo, ridotto dall’aggressione del fuoco a una carcassa, conteneva i bancali con le cassette di plastiche piene di pollame e lische di pesce che costituiscono la materia prima per preparare l’alimentazione delle bestiole. Solo in tarda mattinata i pompieri hanno finito le operazioni di smassamento (cioè la rimozione del materiale bruciato che è successiva allo spegnimento delle fiamme e fatta per scongiurare il pericolo dei focolai) e questo dà la misura dell’entità dei danni subiti dalla struttura. A seguire le operazioni c’erano anche i carabinieri di Bastia, che hanno anche sequestrato vicino all’allevamento una tanica con tracce di liquido infiammabile, la prova del dolo.
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Fonte: mailing list Gruppo Bairo
Anche i cani di Alba Adriatica in vendita in Germania:
http://zergportal.de/baseportal/tiere/detail&Id==60171
http://zergportal.de/baseportal/tiere/detail&Id==57458
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Fonte: IL TEMPO (MOLISE)
10 GIUGNO 2006
Bocconi per cani con puntine da disegno
Il metallo, nascosto in pezzi di salame, avrebbe devastato lo stomaco delle vittime
Un incredibile segnale di inciviltà scoperto nella zona di viale Amendola, in centro

Non conosce limiti la crudeltà dei cosiddetti esseri umani nei confronti di animali indifesi: non passa giorno in cui non si registrino gratuite sevizie soprattutto nei confronti dei cani, da sempre ritenuti gli amici più fedeli dell’uomo, sentimento evidentemente non sempre adeguatamente ricambiato. Nei giorni scorsi abbiamo riferito di alcuni cuccioli finiti nei cassonetti della spazzatura: ora i sadici hanno affinato la loro ferocia perché siamo venuti a conoscenza che nei pressi di viale Europa sono stati notati bocconi di salame farciti con… puntine da disegno. Una trappola crudele: una volta ingoiata l’invitante esca, il povero animale muore tra atroci sofferenze. Che bravi e coraggiosi cittadini! Si dice che la madre dell’imbecille è sempre incinta, ma c’è pur sempre, o almeno dovrebbe esserci, un limite a tutto. Gli esempi più nobili ci vengono forniti da tanti bambini che quando smarriscono un animale, ossia il loro più caro amico, per il dispiacere vanno in crisi e smettono addirittura di mangiare. Nel caso di viale Amendola c’è pure un’aggravante: qualche abitante del residenziale rione, di fronte a chi si rammaricava per l’assurda “trappola” ha invece parteggiato apertamente con l’autore della criminale iniziativa, perché i cani randagi “danno fastidio”. C’è ben poco da aggiungere… F.C.
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Fonte: IL SECOLO XIX
10 GIUGNO 2006
Parco, scatta il piano cinghiali
A Capanne di Marcarolo si è discusso di strategie e interventi. Molte le richieste di risarcimento danni degli agricoltori
Già presi e “marcati” 200 esemplari, in autunno ne saranno abbattuti un centinaio

Lerma (AL) – Emergenza cinghiali, danni e polemiche ma anche iniziative per limitare gli animali e trovare soluzioni al problema. Al Parco Naturale di Capanne di Marcarolo si è parlato di interventi e strategie operative. In primo piano la catture con gabbie, la marcatura dei soggetti e un nuovo piano di abbattimento. Purtroppo, con la stagione delle colture crescono le lamentele sui danni provocati dall’invasione dei cinghiali a cui ora si deve aggiungere la notevole presenza di caprioli.
Senza dimenticare il problema relativo alla circolazione stradale: legato al fatto che cinghiali e caprioli improvvisamente attraversano la strada e provocano incidenti anche gravi.
Nella “querelle” tra le parti in causa (chi difende i raccolti e chi privilegia l’ambiente e la tutela degli animali), si inserisce il Parco Naturale di Capanne di Marcarolo dove sono previste gabbie diffuse sul territorio per la cattura e per la marcatura dei soggetti.
«Complessivamente – ha spiegato Gabriele Panizza guardiaparco e responsabile del settore – abbiamo già catturato circa 200 esemplari, li abbiamo muniti di una targhetta di riconoscimento infserita nell’orecchio e poi nuovamente liberati. Serve per il controllo dei capi e per seguire gli spostamenti che però sono piuttosto circoscritti al nostro territorio».
Intanto è in attesa di partire il nuovo piano di abbattimento controllato approvato dalla Regione Piemonte. «Stiamo predisponendo gli interventi – ha aggiunto Panizza – per stabilire il numero dei partecipanti, i periodi di caccia controllata, il numero dei capi che potranno essere abbattuti e altre strategie perchè il piano funzioni e dia i risultati sperati».
Si prevede un abbattimento massiccio, da 80 a 100 capi. Le battute sono previste per l’inizio dell’autunno. I partecipanti dovranno essere cacciatori abilitati che hanno sostenuto l’apposito esame regionale. Dalle associazioni agricole l’annuncio che è già stato provveduto ad inoltrare agli organismi compenenti un gran numero di richieste di risarcimento di operatori agricoli per danni alle colture provocati da cighiali e caprioli. Questi ultimi addirittura sono protagonisti di “rastrellamenti” precoci ai vigneti.
Una lamentela continua per i raid che sembrano “valanghe”, anche nelle vicinanze delle cascine. Ci sono agricoltori che hanno adottato misure di autodifesa come le recinzioni, addirittura elettrificate come maggior deterrente per tenere lontani gli ungulati, pagando di tasca propria.
Bruno Mattana
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Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
10 GIUGNO 2006
Monticelli (PC). Carpe da 30 chili intrappolate in una pozza sull’Isola del Deserto
Quintali di pesci salvati

di Giulio D’Alessandro
La polizia provinciale di Piacenza ha salvato decine e decine di carpe intrappolate in una buca sullo spiaggione dell’Isola del Deserto. L’operazione è stata portata a termine da una squadra di agenti diretta da Angelo Battaglia, capo nucleo pesca, con lui Carlo Boccellari e Claudio Michelotti. L’allarme era scattato giovedì. Un cremonese, arrivato in barca sull’Isola del Deserto, nota una grande concentrazione di cornacchie proprio al limitare della spiaggia. Per pura curiosità si porta verso la boscaglia dell’Isola e sotto un grande albero nota decine di pesci intrappolati in poca acqua, alcuni sono lunghi anche 50 centimetri. La pozza si è formata in seguito al prosciugamento del canale che a volte si forma tra l’Isola del Deserto e lo spiaggione. I pesci, molto grossi, evidentemente non sono riusciti a riprendere il fiume ma hanno trovato rifugio nella fossa più profonda rispetto al letto dal canale. Della situazione viene avvertita la polizia locale di Cremona che però avvisa i colleghi di Piacenza (la zona sarebbe sotto la giurisdizione piacentina, anche se la competenza territoriale non sembra sia chiarissima). Gli agenti rassicurati che almeno per un altro giorno i pesci sarebbero sopravvissuti sono intervenuti venerdì mattina. Battaglia, Boccellari e Michelotti, hanno raggiunto la pozza, arrivando dalla Maginot, guidati anche loro dalle cornacchie e dagli aironi pronti a banchettare. L’operazione è durata più di un paio d’ore, ma i tre agenti sono riusciti a salvare tutti i pesci e a liberarli nel Po. «Alcune carpe erano molto grosse, animali di quasi 30 chilogrammi — spiega il capo squadra Battaglia — abbiamo lavorato sodo, ma siamo riusciti a salvare tutti gli animali».
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Fonte: IL GAZZETTINO NORD EST
10 GIUGNO 2006
Dalla Svizzera stambecchi al Friuli
Una quarantina di stambecchi nati e allevati sulle montagne svizzere sarà liberata il primo luglio nel Parco delle Dolomiti Friulane. Quello di oltre cento anni fa fu un vero e proprio «ratto» degli stambecchi perpetrato contro l’Italia da bracconieri valdostani assoldati dalla Svizzera, desiderosa di poter annoverare una specie che non le apparteneva. Avvenne nell’area del Gran Paradiso, dopo il reiterato no del re d’Italia alle richieste degli svizzeri. Di notte i mercenari portarono via una decina di animali che, nel corso degli anni, grazie a un mirato progetto di ripopolamento, divennero 14 mila, la popolazione attuale. A distanza di un secolo la confederazione elvetica, che celebra i cent’anni dalla reintroduzione di questa specie di ungulato, ha deciso a modo suo di porre rimedio a quella infausta azione restituendo il maltolto, una quarantina di esemplari.
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Fonte: IL GAZZETTINO NORD EST
10 GIUGNO 2006
La volpe sugli alberi a caccia di ciliegie
A Corleone (PA), in Sicilia, le volpi evidentemente trovano poca selvaggina tanto che sono ghiotte di ciliege e addirittura si arrampicano sugli alberi o su cespugli per arraffare i frutti. Chissà che cosa ne penserebbe il favolista Fedro che sulla volpe scrisse il celeberrimo apologo. A Corleone nell’appezzamento dell’agricoltore Innocenzo Ligotino, 72 anni, esperto cacciatore, le volpi spesso vanno a mangiare la frutta e i canidi sono stati anche fotografati mentre raccolgono le drupe. L’ultima volta la volpe è stata vista salire sui tralicci che sostengono le viti, accanto a un ciliegio, e alimentarsi mangiando la frutta. Ebbene, le volpi sono diventate così dannose che gli agricoltori corleonesi per proteggere la frutta appendono tra i rami degli alberi dei maglioni o delle camicie colorate che spaventano gli animali.
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Fonte: IL GAZZETTINO NORD EST
10 GIUGNO 2006
Arrivano 41 marmotte sulle Dolomiti
provincia di Belluno – Si chiamano Sacher, Heidi, Brendol, Lujanta, come la principessa che, secondo la leggenda, fu affidata alle marmotte quando era in fasce. Sono state ribattezzate così le marmotte reintrodotte in questi giorni nel Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Grazie a uno specifico progetto del Parco, torna cosi uno degli animali simbolo delle Alpi, in un area dove la popolazione era ridottissima. Gli animali dopo le necessarie autorizzazioni dell Infs (Istituto nazionale Fauna selvatica) sono stati catturati dalle Guardie provinciali nella provincia di Belluno e al Passo dello Stelvio. I 41 animali sono stati pesati, è stato loro prelevato un piccolo campione di tessuto per condurre analisi genetiche e sono stati applicati degli “orecchini” colorati che consentono il riconoscimento dopo il rilascio.
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Fonte: CORRIERE ADRIATICO
10 GIUGNO 2006
Avvistata una lince, allarme sui Sibillini
In allerta gli abitanti della zona, la caccia scattata da Cessapalombo

CESSAPALOMBO (MC )– Ormai non ci sarebbero più dubbi, l’animale avvistato da diverse persone sui monti che sovrastano Montalto, nel comune di Cessapalombo, sarebbe una lince. Il leggendario felino, ormai da un paio di settimane, si aggirerebbe nel territorio del piccolo paese montano, nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Il primo ad avvistare l’animale sarebbe stato un agricoltore del posto, che però non era riuscito a capire con esattezza di cosa si trattasse. Pochi giorni dopo, la lince è ricomparsa, questa volta agli occhi di altri testimoni che hanno potuto osservarla più da vicino. In paese è partita la caccia a capire di che animale si trattasse, fino a qualche giorno fa, quando anche una donna, che stava transitando con la sua auto sulla strada che conduce alla Grotta dei Frati, ha avvistato il felino. Confrontando le descrizioni dei testimoni ad alcune immagini si sarebbe giunti alla conclusione che quello strano animale, simile ad un grosso gatto e con una coda molto lunga, non è altro che una lince. Anche gli agenti del Corpo Forestale sarebbero stati messi al corrente degli avvistamenti avvenuti nel corso delle ultime due settimane. Comunque, al di là della preoccupazione di qualche allevatore, la lince non avrebbe fatto danni di alcun genere e nessun capo di bestiame sarebbe stato attaccato dal felino. Adesso ci si interroga su quali potrebbero essere le ipotesi più valide per spiegare come l’animale possa aver raggiunto il territorio di Montalto, nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Mai, almeno negli ultimi decenni, si era avuta notizia di avvistamenti di linci nel territorio del parco. Come ha fatto, allora, a raggiungere Montalto? La via seguita dalla lince potrebbe essere stata la stessa seguita, qualche tempo fa, da un esemplare di orso, giunto direttamente dai Monti della Laga. L’animale notturno potrebbe essere arrivato sui Sibillini proprio da lì, ma sarebbe comunque un fatto particolarmente eclatante. Al contrario dell’orso, infatti, la lince è un animale che da tempo sembrava non vivere più nel centro Italia e, tra i boschi dell’Abruzzo, è presente solo in rarissimi esemplari. Altra ipotesi, anche questa piuttosto probabile, è quella secondo cui l’animale sarebbe stato abbandonato. Esattamente come accade spesso per molti animali esotici, non è escluso che la bestia possa essere arrivata fin nel maceratese seguendo le vie del mercato illegale degli animali. Chi l’avrebbe acquistata, poi, rendendosi conto di non avere a che fare con un gatto, l’avrebbe lasciata libera nel parco. Un’ipotesi, quest’ultima, che potrebbe risultare particolarmente credibile anche alla luce di quanto raccontato da alcune delle persone che hanno avvistato l’animale. Gli incontri con la lince, infatti, sarebbero avvenuti anche a distanze piuttosto ravvicinate e questo lascerebbe supporre che il felino possa essere abituato, in qualche modo, alla vicinanza dell’uomo. Pare del tutto improbabile, invece, che la presenza dell’animale sul territorio sia la conseguenza di un’operazione di ripopolamento. Un’ipotesi, questa, avanzata da qualcuno, ma priva di ogni fondamento. Nessuna operazione di reimmissione da parte di nessuno, dunque, così come confermato anche dagli addetti ai lavori. Intanto, nel piccolo paese dell’entroterra, è scattata la corsa all’avvistamento.
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Fonte: LIBERO
10 GIUGNO 2006
Delfino morto, il ministro dell’Ambiente apre un’inchiesta E i Carabinieri del Noe fanno ” visita” allo Zoomarine
Un delfino muore allo Zoomarine di Torvajanica e il neo ministro del l’Ambiente, Alfonso Pecoraro Sca nio, manda i carabinieri del Noe a ve rificare le condizioni dei mammiferi. Dal delfinario però non ci stanno: « Sono sospetti offensivi » , commen ta un addetto che preferisce rimane re anonimo, « quel delfino era mala to da prima che arrivasse qui. Ce l’hanno venduto in condizioni preca rie e ora vogliono far credere che sia mo stati noi a farlo morire. Questo non è un mestiere come un altro, non puoi farlo se non sei mosso dal l’amore per gli animali. Per noi sono come dei figli, il ministro dovrebbe pensare a problemi ben più seri » . Anche i militari del Nucleo opera tivo ecologico sminuiscono la visita di ieri mattina al centro marino che si trova a pochi metri dall’uscita 26 della via Pontina. Non si è trattato di un controllo hanno fatto sapere un nostro militare è passato allo Zoomarine per altre attività. Forse proprio da quel ” passag gio” in divisa allo Zoomarine è par tito l’equivoco, fatto sta che ieri mat tina le agenzie di stampa hanno bat tuto la notizia che era in corso un’ « ispezione del Noe al delfinario Zoomarine di Torvajanica » . Il primo pensiero va, evidentemente, alla ri chiesta di verifica urgente da parte del ministro Pecoraro Scanio, scat tata in seguito alla denuncia da par te di Verdi e Animalisti della morte di un giovane delfino. Il ministero dell’Ambiente ha anche chiarito che il delfino è morto 9 mesi fa e che a questo punto i militari dovranno sentire i gestori del delfinario e gli operatori delle Asl. Secondo quanto raccontato dal personale dello Zoo marine, il mammifero sarebbe arri vato dalla Spagna già malato. E, pro prio per questo, è in corso un con tenzioso con il veterinario spagnolo che aveva certificato la buona salute del delfino. Ma la Lav chiede la chiusura del centro. « In relazione a quanto acca duto a Zoomarine il fatto che, con ben nove mesi di ritardo, si sia venu ti a conoscenza della morte di un delfino per shock endotossico ascri vibile a un dismicrobismo enterico, è gravissimo; tanto più perché, come affermato dai responsabili della so cietà che gestisce la struttura, l’ani male era già malato all’arrivo » . « Quali controlli ha effettuato la Commissione scientifica del mini stero dell’Ambiente quando ha auto rizzato l’importazione dei cetacei dalla Spagna » , si chiede la Lav, « l’autorizzazione concessa si deve forse al fatto che il sopralluogo è sta to operato dalla presidente dell’U nione italiana giardini zoologici che, in pieno conflitto di interessi, è an che membro della Commissione mi nisteriale? A questo interrogativo il ministro dell’Ambiente non può che rispondere disponendo la chiusura immediata di Zoomarine » . Rob. Cat.
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Fonte: IL MESSAGGERO (METROPOLITANA)
Sabato 10 Giugno 2006
TORVAIANICA
Zoomarine, controlli di carabinieri e Asl
Dopo la notizia della morte del delfino ripartono le richieste di chiusura della struttura

di MOIRA DI MARIO
Controllo dei carabinieri del Nucleo ecologico e degli ispettori della Asl Rm H ieri mattina a Zoomarine, il delfinario di Torvaianica dove nove mesi fa è morto un delfino. Le verifiche sono state chieste dal ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, dopo la notizia, diffusa solo giovedì scorso, della morte dell’animale. Sebbene le indagini proseguano, sembra tuttavia che non sia stato trovato nulla di anomalo all’interno della struttura. Secondo gli investigatori, inoltre, Zoomarine avrebbe informato subito tutti gli organi competenti. Dunque nessun insabbiamento, come invece avevano ipotizzato gli “Animalisti italiani” che però rimangono convinti della poca trasparenza dei vertici della struttura di Torvaianica.
Intanto l’assessore regionale all’Ambiente, Angelo Bonelli, ha chiesto al ministro Pecoraro la chiusura del delfinario. Analoga richiesta è arrivata dalla Lega Antivivisezione, che ha anche ipotizzato in un comunicato stampa come «i ceppi batterici che a Zoomarine hanno ucciso il delfino potrebbero essere trasmissibili e pericolosi per l’uomo». Un’ipotesi tuttavia molto remota. «In realtà – afferma Giovanni Guadagna della Lav – il delfinario non ha chiarito le cause della morte, ma si è limitato a rendere noti gli effetti. Ossia un’intossicazione che potrebbe essere stata provocata da un batterio che avrebbe causato una patologia che non è stata resa nota. Per questo Zoomarine e la Asl devono rivelare le cause della morte». La Lega non capisce inoltre per quale motivo la Asl Rm H non abbia previsto il trasferimento del delfino all’Istituto Zooprofilattico del Lazio, ma sia stato portato all’Università di Padova.
Solo alle 20,06 di ieri è arrivata la presa di posizione di Zoomarine. Poche righe per dire che il mammifero è morto il 12 ottobre 2005 e che ieri tutti i documenti relativi alla vicenda sono stati consegnati ai carabinieri.
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Fonte: IL GAZZETTINO DI TREVISO
10 GIUGNO 2006
Palio contrade, prime contestazioni
Cappella Maggiore (TV)
S’alza – ed è sostanzialmente la prima volta- una voce di protesta contro il Palio di Cappella Maggiore, la cui dodicesima edizione è in calendario per domenica 25, e le cui bandierine già agghindano le vie del paese. Un volantino con il simbolo di un cavallo racchiuso in un cuore è comparso ieri mattina nei presi del cimitero di Anzano. “Per darvi un’idea – recita il testo – dei danni che un palio può causare, riflettete su ciò che è successo al palio di Ferrara” dello scorso 28 maggio, dove due cavalli sono stati abbattuti a seguito di infortuni in gara. L’Anonimo Antipalio incita Cappella alla mobilitazione: “Se credete come me che questa manifestazione sia incivile, anti animalista, un obbrobrio e inutile, manifestate per sostenere la sua eliminazione!”. Replica il presidente dell’associazione Palio, nonché assessore, nonché fantino per hobby, Loris Da Ros: “Nel nostro Palio non abbiamo mai avuto infortuni ai cavalli. La gara si disputa su una pista larga 11 metri, e corrono solo 4 cavalli alla volta su una pista in terra morbida. La salute degli animali è tutelata anche a discapito della spettacolarità. Anche se poi ovviamente l’infortunio può sempre capitare”. T.B.
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Fonte: IL GAZZETTINO DI PORDENONE
10 GIUGNO 2006
Il caso Le proteste bloccano il regolamento sui cani
Spilimbergo (PN)
(C.R.) I cani per il momento aspettano. I verdetto è emerso nella riunione dei capigruppo, convocata prima dell’inizio della seduta generale. Sentiti i maggiori esponenti politici in consiglio, il sindaco Soresi ha così deciso di rinviare il dibattito sul regolamento comunale sui cani, per riaprire la discussione e sentire nuovi pareri. Il caso era scoppiato un paio di giorni fa, in seguito alla presa di posizione della Lav. Secondo il delegato provinciale Iemmi, la bozza era stata stilata senza un confronto democratico e allargato alle parti in causa: le associazioni che difendono i diritti degli animali. La bozza è un editto alla protezione dell’uomo e dei suoi beni, anziché un regolamento di tutela, protezione dei diritti e difesa della loro etologia. La presa di posizione evidentemente ha preso in contropiede l’amministrazione, che come spiega lo stesso sindaco ha voluto semplicemente intervenire per regolamentare un tema molto delicato, che suscita parecchie polemiche e proteste da parte dei cittadini. Il problema di fondo, come si capisce, è soprattutto quello delle deiezioni. Ma di fatto il regolamento, sul modello di quello adottato in altro Comune, pone tutta una serie di condizioni alla gestione dei cani, che sono state considerate oltremodo restrittive, come l’obbligo di guinzaglio e museruola per tutti i cani, anche di piccola e piccolissima taglia, oppure il divieto di far entrare gli animali in bar, ristoranti ed altri esercizi pubblici. Prima ancora della riunione del consiglio, comunque, i capigruppo di opposizione avevano manifestato la loro contrarietà. Siamo assolutamente contrari aveva dichiarato Domenico Mittica (Ulivo) perché si tratta di norme solo di tipo repressivo. Si parla solo dei doveri degli animali e dei loro proprietari. Non si dice nulla, invece, di quelli che possono essere i loro diritti. Si poteva approfittare, per esempio, per dare delle disposizioni in tema di cura e assistenza medica agli animali. Sull’argomento un nostro dirigente, Ciro Rota, è intervenuto più volte negli ultimi anni per chiedere garanzie per gli animali. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il capogruppo di An Renzo Francesconi: Se non lo ritira lui aveva detto – saremo noi a chiedere di farlo. Non si può prendere un regolamento e pensare di adottarlo così tout court, senza confrontarsi con chi ha una qualche competenza in materia. Sono d’accordo con la Lav. Del resto non vedo l’urgenza di dover per forza approvare oggi un documento di questa natura: non casca il mondo se si rinvia a un’analisi più approfondita. Più morbida la posizione di Bernardino Filipuzzi (Forza Italia), che spiega: Nei giorni scorsi il tema era stato affrontato a livello di capigruppo (non tutti erano presenti). E siccome il Comune di Spilimbergo aveva un regolamento molto vecchio, da aggiornare, ne abbiamo valutato uno mutuato da un altro ente locale. Ma visto che ora la Lav si è proposta per alcuni suggerimenti, credo si possa tranquillamente ridiscuterne.
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Fonte: IL GAZZETTINO DI TREVISO
10 GIUGNO 2006
MEDUNA I residenti della frazione di Brische chiedono l’intervento dei tecnici dell’Usl e dell’Arpav per i forti disagi. Scoperte carcasse di polli sepolte in un terreno
Invasione di vermi e mosche, ma il veleno fa strage di uccelli

Meduna di Livenza (TV)
Prima migliaia di vermi, poi le mosche, adesso colombi e altri uccelli morti a causa del veleno usato per uccidere i primi. Non c’è pace per i residenti della frazione di Brische di Meduna che da tempo stanno facendo i conti con l’arrivo di fastidiosi animali. Alcune settimane fa, infatti, in un campo privato della frazione, sono comparsi migliaia di piccoli vermi che a loro volta hanno attirato migliaia di mosche che sono poi entrate di prepotenza nelle case rendendo invivibile la vita per i cittadini medunesi. «Eravamo costretti a tenere giorno e notte le finestre chiuse e essere barricati in casa perché altrimenti venivano travolti dalle mosche – racconta Romano Ziroldo, titolare dell’omonima pizzeria a Brische di Meduna – Non è stato davvero bello. Così ci siamo rivolti alle istituzioni». Nei giorni scorsi sono arrivati ad analizzare e effettuare verifiche prima i tecnici dell’Usl e poi anche dell’Arpav. Si è così scoperto che nel campo incriminato erano sepolti interiora e carcasse di polli di ignota provenienza. Con il calore avevano generato i vermi e poi portato perciò le mosche. La soluzione è stata quella di gettare sul campo un potente veleno che andasse ad uccidere tutti gli insetti. Non è stato però considerato che tutti gli uccelli della zona andavano a cibarsi proprio degli insetti proliferati sul campo. E così ieri mattina per tutti i cacciatori di Brische l’ennesima amara sorpresa. Tutti gli uccelli erano morti, decine e decine di animali. Insomma carcasse su carcasse. «È davvero incredibile quello che abbiamo visto – prosegue Ziroldo – Io non capisco chi possa essere stato a seppellire tutti quei resti di polli. Io per smaltire l’olio che uso per le fritture nel mio locale spendo migliaia di euro per farlo portare via dalle ditte specializzate. Mi spiace dover pensare che qualcuno cerca invece di fare il furbo». Vicenda analoga era successa due anni fa nel paese confinante, Traffe, che anche se in provincia di Pordenone, è proprio il territorio dopo Brische. E anche lì la situazione era rimasta poco chiara.
Monica Borga
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Fonte: TG COM
10 GIUGNO 2006
Usa, sesso con cavallo: muore uomo
Condannato l’amico che filmava la scena

In Usa un uomo è stato condannato dopo essersi dichiarato colpevole di violazione di proprietà privata in relazione a un caso di sesso con animali, che ha portato alla morte di un uomo. James Michael Tait, 54enne di Enumclaw, ha ammesso di essersi recato in un fienile con un amico per avere un rapporto con un cavallo. Tait stava filmando la scena quando il compagno ha riportato lesioni interne, poi risultate fatali.Tait è stato accusato di essere entrato nella stalla di un vicino, nello stato di Washington, senza il permesso del legittimo proprietario. L’uomo ha ammesso la sua colpevolezza ed è stato condannato ad un anno di carcere con la condizionale, ad una multa di 300 dollari e all’obbligo di prestare otto ore di servizio civile presso una comunità, oltre a non avere contatti con i vicini. Che hanno ringraziato.I giudici, invece, hanno spiegato che non c’è stata nessuna accusa per crudeltà nei confronti di animali, perché non sono stati provati danni fisici ai cavalli. Allegria…
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Fonte: CORRIERE DELLA SERA
9 GIUGNO 2006
Ambiente ed evoluzione: uno studio pubblicato su Science
Cambia il clima, cambiano gli animali

Identificata correlazione tra i cambiamenti di temperature, più evidenti nelle regioni Nord, e l’evoluzione degli esseri che ci vivono
MILANO – A quanto pare l’adagio secondo il quale «non ci sono più mezze stagioni» non è solo pura retorica da «quattro chiacchiere in ascensore». E che la primavera sia diventata cosa rara e difficile da riconoscere tra le nevicate tardo-invernali e il caldo afoso dell’estate precoce lo sanno bene gli animali. Al punto che – per non perdere del tutto «la bussola» – l’orologio biologico di alcune specie ha finito con l’adattarsi al nuovo clima.
NON SOLO ADATTAMENTO – Si è sempre pensato che tali adattamenti fossero essenzialmente il frutto della capacità degli individui di modificare il proprio comportamento, la propria morfologia o fisiologia in risposta all’alterazione delle condizioni ambientali, ma studi più recenti hanno dimostrato che le cose non stanno solo così, e che i mutamenti climatici hanno finito col modificare anche il patrimonio genetico di intere popolazioni di animali, come per esempio è avvenuto per gli scoiattoli, gli uccelli e le zanzare.
L’EVOLUZIONE DEI PIÙ FORTI – I cambiamenti climatici cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi decenni, in particolare alle latitudini più settentrionali, hanno fatto sì che molte specie si siano spinte in aree diverse da quelle in cui da sempre si trova il loro habitat naturale, portandole inoltre ad anticipare i tempi di migrazione e riproduzione rispetto alle consuete «scadenze stagionali». Secondo uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science, tutto questo sarebbe dovuto all’influsso che proprio le alterazioni nei ritmi stagionali hanno avuto (e hanno) sui geni delle specie che hanno appreso che per assicurarsi maggiori probabilità di sopravvivenza è necessario modificare le proprie abitudini. Quindi, di generazione in generazione, la nuova informazione genetica si affermerà come propria di quella specifica popolazione animale, portando con sé tutte le abitudini apprese sulla spinta dei mutamenti climatici. Alessandra Carboni
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Fonte: IL MESSAGGERO (ANCONA)
Sabato 10 Giugno 2006
Parco della Lunetta
Aggrediti da un cane Tre bimbi si difendono a colpi di bastone

Ancona Cane cerca di aggredire dei bambini al parco della Lunetta. I piccoli, secondo alcune persone che hanno chiamato la Polizia, si sarebbero dovuti addirittura difendersi con un bastone. In pochi minuti sul posto sono arrivati un’ambulanza della Croce gialla e una Volante della Questura. Inizialmente gli agenti non hanno trovato i bambini minacciati dal cane. Cercando nel parco, però, ben presto si sono imbattuti in due ragazzini di 12 anni. Spaventatissimo, piangevano e avevano cercato riparo in una parte nascosta del parco parco. I due hanno raccontato di un cane che voleva sbranarli. Poco dopo è arrivato un terzo bambino, in compagnia del padre. Era fuggito per raggiungere il papà, che abrebbe dovuto difenderlo dal cane feroce. A quel punto gli agenti si sono messi alla ricerca dell’animale, che però nel frattempo si era dileguato nel nulla.
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Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (LECCE)
10/06/2006
campi Continua la mobilitazione attorno al meticcio accalappiato qualche giorno fa
Anche da Milano firme per «Topino»

E-mail al sindaco Massimo Como in favore del randagio. La petizione a quota 150
CAMPI SALENTINA (LE) – Anche da Milano si mobilitano per «Topino», il meticcio accalappiato e trasferito nel canile municipale per aver morsicato un uomo che gli aveva pestato una zampa. Infatti un lettore de «La Gazzetta del Mezzogiorno» on line, di origini salentine, ma residente a Milano, ieri, ha chiamato il locale pubblico gestito da Gianluca Cornacchia, complimentandosi per l’azione intrapresa. Il signore, a quanto pare un imprenditore nel settore ortofrutticolo, ha annunciato che con una serie di amici e conoscenti, daranno vita ad un iniziativa complementare a quella di Campi. Già da oggi, da Milano, partiranno una serie di messaggi per posta elettronica, indirizzati al sindaco e agli amministratori di Campi Salentina. Lo scopo ha fatto sapere il lontano, ma ugualmente grande amico di Topino, è dare una spinta in più all’opera di sensibilizzazione, per riportare al più presto il cane nel suo ambiente e tra i suoi «amici». Ma la storia del meticcio sta appassionando. I ragazzi del bar «Las Vegas», il locale attorno a cui gravitava il cane, gridano all’ingiustizia. Per quel che se ne sa il tutto si starebbe riducendo ad una richiesta di risarcimento danni al comune, per via del morso. Questo però non sta scoraggiando i ragazzi che si sono mobilitati per riavere il cane davanti al bar. Gli «Amici di Topino» continuano con determinazione la loro petizione indirizzata al sindaco Massimo Como. «Siamo già ad oltre 150 firme ma non ci fermiamo». Annuncia Gianluca Cornacchia, uno dei maggiori sponsor per la liberazione di Topino che, tra un caffè e l’altro, non perde occasione di invitare i clienti a firmare. E aggiunge: «Ininterrottamente arrivano attestati di stima per il nostro impegno, non molleremo».
Marco Maci
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Fonte: CORRIERE DI ROMAGNA
sabato 10 giugno 2006
Edizione di: FORLI’
Ruba un cane, 16enne nei guai
Uno dei tanti cani di razza Pinscher uguale a quello rubato FORLI’ – Un 16enne ruba un cane, lo regala ad una ragazza e, per entrambi, arriva una denuncia. Il furto è avvenuto nel negozio “Minizoo” situato all’interno del centro commerciale di Via Curiel. Il minorenne, come fanno i tanti clienti che ogni giorno frequentano l’esercizio, si è aggirato i piccoli recinti entro i quali sono in esposizione gli “amici dell’uomo”. Cuccioli di varie specie che, per la loro innata simpatia, attirano l’attenzione dei grandi e dei piccoli visitatori. Un’attenzione che per il giovane ladro, di origine siciliana, si è trasformata in una vera tentazione, tanto da sottrarre, dal recinto, un cane di razza Pinscher e uscire senza farsi notare dal proprietario. Solo più tardi il titolare si è accorto del danno subito ed ha sporto denuncia A dare un volto ed un nome al ladruncolo sono stati i Carabinieri che hanno denunciato per ricettazione anche una ragazza di 23 anni a cui il cane era stato regalato dal minore. Sempre i Carabinieri hanno denunciato un 28 enne siciliano che aveva rubato due computer; uno da un negozio, l’altro dall’interno di una vettura.
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Fonte: IL TEMPO (LATINA)
7 giugno 2006
Una truffa sui cani lupo Addestratore alla sbarra
APRILIA (LT) — «Volevo acquistare un pastore tedesco con pedigree di alta genealogia ed esente da displasia alle anche. Mi affidai a Mauro Priva, un addestratore di Aprilia. Mi vendette due pastori per soli 500 euro in più rispetto al prezzo pattuito per uno, e mi assicurò che erano esenti dalla malattia. Ma dopo sei mesi scoprii invece che avevano entrambi una grave displasia. Fui costretto a farli operare. Seppi anche che i miei Boss e Bobo non erano stati registrati con i nomi che avevo scelto per loro, e che i genitori non erano quelli che mi furono detti», ha così deposto la parte lesa in tribunale ieri mattina, nel processo che vede imputato l’apriliano Mauro Priva, con l’accusa di truffa. Ascoltati quali testimoni anche il veterinario e l’allevatore dei cuccioli da cui si forniva il Priva. Discussione finale il prossimo 5 dicembre. Cin.Ro.
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Fonte: IL TEMPO (MOLISE)
giovedì 8 giugno 2006
A tu per tu con Gemma
Ha anche posato per le foto ricordo alzandosi sulle zampe

SAN SEBASTIANO L’orsa è stata avvicinata da tre persone del posto
di FERDINANDO MERCURI
SAN SEBASTIANO DEI MARSI (L’Aquila) — Se la spassa l’orsa Gemma, indisturbata lungo la Valle del Giovenco, facendo qua e là qualche puntatina nei vari pollai. Ignara del fatto che ad un suo collega plantigrado JJ1 (così è stato freddamente chiamato) potrebbe capitare qualcosa di grave. Infatti JJ1 (dal Parco nazionale d’Abruzzo ribattezzato, invece, Bruno) corre seri pericoli dopo una sua ennesima scorribanda in alcuni allevamenti della Baviera. Dopo i polli ora il plantigrado in terra tedesca ha preso d’assalto alcuni allevamenti, uccidendo diversi agnelli ed altre bestie e mandando su tutte le furie gli allevatori locali, che non sanno proprio come fare per tenere a bada il bestione. Ed è di ieri la notizia, diffusa anche da una televisione tedesca, che si attende ora l’arrivo di “cani anti-orso” dalla lontana Finlandia, visto che finora il plantigrado bavarese ha eluso le trappole installate per la sua cattura. Altro che i nostri bravi cani pastori, impiegati da sempre nella guardia delle greggi nel Parco nazionale d’Abruzzo! E il fatto che tiene ancora in apprensione gli stessi dirigenti del Pnalm e le varie associazioni animaliste (che hanno fatto sentire a più riprese la loro voce come gli Amici dell’Orso Bernardo di San Sebastiano) è la corsa contro il tempo che si è scatenata in Baviera. Non è stato, infatti, come riportano anche alcuni giornali della Germania, ritirato il “placet” agli allevatori che potrebbero farsi giustizia da soli in caso di avvistamento dell’orso. Intanto è stato acclarato dagli esperti tedeschi, attraverso l’estrazione del dna dai peli e dagli escrementi, che JJ1 è figlio di una coppia di plantigradi del Parco naturale dell’Adamello-Brenta in Trentino. Tutta altra storia, invece, per gli orsi nostrani. E’ di sabato scorso un incontro ravvicinato con l’orsa Gemma fatto da tre persone di San Sebastiano dei Marsi. L’orsa era stata vista avvicinarsi nell’immediata periferia del paese ed allora subito è scattato il monitoraggio. Scomparsa alla vista per una buona mezz’ora, Gemma si è presentata a non più di dieci metri dai tre osservatori. E tra questi una donna, che si era intanto rifugiata (a scanso di equivoci) dentro una macchina. L’animale, per nulla intimorito, si è prima alzato su due zampe, ha posato per qualche foto e poi ha ripreso la via dei campi fino a guadare di nuovo il fiume Giovenco per rientrare nel bosco. Alla prossima tranquilla scorribanda!
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Fonte: ESTENSE
Notizia inserita il 10/6/2006
Nota del Consiglio di presidenza dell’Ente Palio
Palio: ”Sì alle gare, ma con cautele”

Il Consiglio di Presidenza dell’Ente Palio, d’intesa con l’Amministrazione Comunale, sta predisponendo una relazione tecnica sulle misure adottate prima e durante la corsa dei cavalli 2006, relativamente ai controlli eseguiti sugli animali e alla preparazione della pista.
Il Palio dovrà proseguire con il consenso delle Istituzioni locali nella consapevolezza dell’importanza crescente che ha assunto per la città e della straordinaria vitalità delle contrade come luoghi di aggregazione sociale e giovanile.
Il Consiglio di Presidenza individuerà, attraverso un’intesa tra Ente Palio e Amministrazione Comunale, nuove regole alla cui realizzazione verrà condizionata la possibilità di disputare nel 2007 le corse con animali. Tali regole, che dovranno garantire la sicurezza degli animali e delle persone, verranno proposte e concordate d’intesa con i rappresentanti delle Contrade.
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Fonte: GRAVIDANZAONLINE
09/06/2006
La scienza finirà per sconvolgere la “natura”?
Ma dove arriveremo con gli esperimenti? Una scienziata australiana prova a far nascere un bambino da due madri. Un’idea che ci fa paura. Un’equipe dell’istituto per la riproduzione e lo sviluppo del Monash Medical Centre di Melbourne, in Australia, guidata dalla dottoressa Orly Lacham-Kaplan, sta sperimentando la fecondazione senza spermatozoi.
Sarebbe una sorta di partogenesi doppia: femmina più femmina uguale femmina. Produrrebbe una società di sole donne in grado di autoperpetuarsi senza bisogno dello sperma maschile. Questa tecnica è in grado di fecondare gli ovuli femminili con un’altra cellula qualunque, e perciò anche di donna.
In verità, questa tecnica era stata messa a punto per aiutare quelle coppie in cui il maschio era sterile; l’esperimento australiano è partito dalla creazione di embrioni di topo, fertilizzando così, un ovulo di cavia femmina con un gamete artificiale, ossia una cellula non riproduttiva prelevata dal corpo di una cavia maschio. La scienziata ha sottolineato che questa tecnica senza sperma, potrebbe, almeno teoricamente, permettere a una coppia di lesbiche di avere figlie che appartengono geneticamente a entrambe: la donna A metterebbe a disposizione un ovulo e la donna B una cellula qualunque per fecondarlo.
Il nuovo procedimento di impianto cellulare senza spermatozoi, dunque senza l’impiego di “maschi”, utilizzerà solo cellule femminili. In questo caso il nascituro non potrebbe essere che femmina, visto che le cellule “rosa” non possiedono gli eterocromosomi diversi, la famosa coppia YX che dà la possibilità di generare anche maschi. Il patrimonio genetico femminile, invece, li possiede solo uguali: cioè XX. Le cellule somatiche, sia dell’uomo che della donna, contengono due serie di cromosomi e la nuova procedura permetterebbe di separarle, rendendole strutturalmente simili agli spermatozoi, che ne hanno solo una.
Davanti all’ipotesi di un figlio concepito e nato solo da donne, le varie associazioni lesbiche e quelle femministe hanno esultato, poiché ciò significa che gli uomini non sono più utili neppure per fare i bambini. Giusto o no non c’è dubbio che sarà una provetta ad avere l’ultima parola sulle nostre maternità più difficili e più importanti, a decidere se vogliamo un figlio a 80 anni, se lo pretendiamo proprio uguale alla foto del bimbo della pubblicità del latte, oppure con gli occhi di nostro fratello.
Dove ci porterà la scienza? A non permettere ad uomini e donne di incontrarsi, e di sfiorarsi? Intanto si applaude al parto e al figlio senza padre. Ma la stessa ricercatrice ammette che ci vorrà tempo prima di arrivare a far nascere bambine senza difetti: gli esperimenti australiani su piccole topoline sono ancora imperfetti. Applaudendo a tale successo, celebriamo in realtà la fine della cosiddetta coppia; viviamo già in un tempo dove le relazioni tra maschi e femmine si rivelano sempre più difficili: la grande fatica di quest’epoca è quella di stare insieme. Perché un bambino non deve più essere un progetto d’amore comune? Perché decidere di fare da sole anche loro? Perché diventare madri sole? Ed inoltre ci dimentichiamo totalmente dell’importanza che la figura paterna ha per un bambino?
Le reazioni sono state diverse: Lord Winston, decano della fecondazione artificiale, ha detto: “Questi esperimenti sono interessanti. Ma il punto è se i geni siano stati usati correttamente dopo la fecondazione”. Mentre la Human Fertilization and Embriology Authorithy, l’organismo che regola la ricerca sugli embrioni, ha espresso gravi preoccupazioni: “Il metodo non ha ancora prodotto neanche una gravidanza, tanto meno riuscita, nei topi”. Ma la dottoressa Lacham-Kaplan avverte che la sua ricerca servirà soprattutto ai maschi sterili. Crediamole.
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Fonte: IL GIORNALE
7 GIUGNO 2006
Dalle balene arriva una lezione di gratitudine
Una storia americana

Il San Francisco Chronicle ha recentemente pubblicato in prima pagina la storia di una balena rimasta impigliata in una ragnatela di reti e trappole per granchi ad est delle isole Farralon (non lontano dal Golden Gate). La balena era intrappolata dal peso schiacciante delle trappole che le rendevano difficile rimanere a galla. In aggiunta aveva centinaia di metri di cavi avvolti su tutto il corpo, compresa la bocca. Un pescatore ha notato il cetaceo impigliato ed ha chiamato in aiuto un gruppo di ambientalisti. La squadra di soccorso è arrivata dopo alcune ore e ha notato che la balena si trovava in condizioni drammatiche. L’unico modo per salvarla sarebbe stato quello di tuffarsi in acqua per districarla dal groviglio, impresa molto pericolosa poiché eventuali colpi di coda avrebbero potuto uccidere i soccorritori. Con coltelli ricurvi i volontari hanno lavorato per ore per riuscire a liberarla e alla fine ci sono riusciti. I volontari hanno raccontato che, trovandosi libera, la balena ha nuotato gioiosamente intorno a loro, e poi ha dato ad ogni soccorritore una leggerissima dolce spinta, per ringraziarli. Loro hanno commentato che è stata l’esperienza più bella che avessero mai vissuto. Inoltre l’uomo che ha liberato la balena dalla corda che le costringeva la bocca ha raccontato che la balena l’ha seguito con lo sguardo durante tutta l’operazione e ha riferito quanto questo fatto gli abbia cambiato la vita. Spero che presto tutti gli esseri umani si rendano conto che in fondo non sono tanto diversi dagli altri animali e che hanno molto da imparare da loro. Soprattutto in quanto a gratitudine.
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Fonte: IL MATTINO
7 GIUGNO 2006
L’Ue: stop animali a luci rosse
Non bastano gli orrori degli animali da pelliccia scuoiati vivi dai cinesi. Non bastano le atrocità che abbiamo visto in tv sui massacri di mucche pazze, maiali, polli e uccelli. Non bastano i video choc sui trasporti della morte di milioni e milioni di bovini, ovini, suini ed equini destinati al macello; o sulle stragi di cuccioli di foche in Canada. Non bastano. C’è un fenomeno molto inquietante di cui si parla ancora troppo poco, ma sul quale si sono recentemente puntati i riflettori del parlamento europeo: la zoopornografia, ovvero l’uso di animali nei video porno. Esiste oggi in tutto il mondo, compresa l’Italia, un mercato di materiali pornografici e di audio-video che utilizzano gli animali la cui crescente diffusione va di pari passo con la pedofilia. Non solo. Oltre ai video sulle bancarelle, organizzazioni criminali internazionali offrono a clienti danarosi e sette sataniche gli aberranti «snuff movie» con mutilazioni, torture e infine uccisioni di animali inermi. Ultimamente le preoccupazioni legate allo sviluppo di questo settore sono state fatte proprie dall’Ue. La relazione sulle ripercussioni dell’industria del sesso in Europa – preparata dalla commissione per i diritti della donna e le pari opportunità – sottolinea l’aumento vertiginoso di offerta sul versante del ”sesso disuguale”. «Si è notato – leggiamo nel dossier – un forte aumento della pornografia legato alla violenza. Oltre alla pornografia infantile, alla necrofilia e altro ancora, si sta sviluppando velocemente un mercato legato alla pornografia animale». La Lav, nel suo ultimo rapporto sui maltrattamenti, denuncia il fatto che proprio su questo settore non esiste un solo dato: né sulla produzione di materiali porno né sulla effettiva consistenza del mercato. «Del resto – denunciano i responsabili dell’associazione – contro questa piaga in Italia non ci sono strumenti legislativi specifici». A tentare una battaglia allo scoperto sono stati per primi gli «Animalisti italiani» che lo scorso anno organizzarono a Roma una manifestazione, insieme al circolo di cultura Mario Mieli, denunciando un business di animali attori hard nei film pornografici pari a 10 miliardi di euro l’anno. «Migliaia di cani, cavalli, ma anche pecore, serpenti, galline – dice Walter Caporale, presidente degli Animalisti italiani – vengono utilizzati in Italia e nel mondo sui set di film porno legali e illegali. Molti di questi animali vengono poi uccisi o muoiono per le violenze che subiscono. Si tratta di un mercato che sta crescendo vertiginosamente e che deve essere fermato subito, prima che sia troppo tardi. È un fatto gravissimo – conclude – che la vendita di film pornografici con animali sia possibile nei sexy shop e nelle videoteche, in aperta violazione del codice penale che punisce il loro maltrattamento e sfruttamento».
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