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Monday January 22nd 2018

MASADA n° 311- 2 giugno 2006. Festa delle forze armate

Toni Dall’Olio- Afghanistan- Antimilitarismo- Film: ‘The Road To Guantanamo’-
L’abisso morale- Facciamo senatrice a vita Luisa Morgantini- Film: ‘Donne
in Iraq’- La snaturata festa della Repubblica (Jacob)- Un proiettile a
Rainews24- Barra presidente CRI- A chi servono questi fascisti?

60°anniversario della proclamazione della Repubblica. Arrivano a valanghe le
critiche ai governanti che vogliono identificare la festa della Repubblica
con la parata delle forze armate, che significano, oggi, non tanto difesa e
presidio del paese ma illegittima guerra di invasione ad Afghanistan e
Iraq.
..
Toni Dall’Olio

Tra i nomi dei protestatari Tonio Dall’Olio, presidente di Pax Christi,
movimento cattolico per la pace. Da sempre in prima fila nella lotta alle
ingiustizie e alle guerre, e’ promotore, con Don Ciotti, Gino Strada e padre
Zanotelli, di un appello alle istituzioni perche’ ritirino i nostri
contingenti militari dall’Iraq e dall’Afghanistan.
Ci ricorda la definizione di pace di Don Tonino Bello: “Convivialita’ delle
differenze”. “Di fronte a quelli che predicano scontri di civilta’ e a
coloro che li mettono in atto, la pace e’ quella capacita’ di fare giustizia
tra persone diverse per etnia, per cultura. Convivialita’ vuol dire proprio
questo: “capacita’ di conviviare tra diversi”.
L’appello dei pacifisti ha trovato una sola persona che ascoltasse: il
presidente della Camera Fausto Bertinotti. Si parla ora di ritiro dall’Iraq
(peraltro non diversamente da B), nessuno accenna minimamente al ritiro dall’Afghanistan.
Sia in Iraq che in Afghanistan gli Stati uniti hanno attaccato senza
chiedere permessi a nessuno. Nel primo caso e’ subentrata una risoluzione
ONu, nel 2° non c’e’ mai stata.
Eppure, ricorda Dall’Olio, l’Art. 7 della Carta delle Nazioni Unite, prevede
l’uso della forza solo all’interno di un quadro di polizia internazionale.
In quanto all’Italia, la Costituzione vieta nell’Art. 11 la guerra ma sia il
governo D’Alema che quello Berlusconi lo hanno violato, tanto che uno studio
di “Diritti democratici” ha chiesto di blindare questo Articolo per dare
certezza alla pace. La Costituzione dice che il nostro paese “ripudia” la
guerra, verbo molto piu’ forte di “rifiuta.

(da un articolo di unitaonline)
..
Afghanistan

Dopo 5 anni dall’inizio della guerra (7 dicembre 2001), l’Afghanistan e’ un
paese devastato e senza speranza: le infrastrutture sono distrutte, macerie
ovunque, sfascio economico e politico, famiglie distrutte. Dopo la lunga
sequela di distruzioni, morti, feriti, invalidi, vedove, orfani, manca l’acqua
corrente e l’elettricita’, non ci sono ospedali o ambulatori, l’87% della
popolazione e’ analfabeta. Il paese si regge sui traffici illegali, armi e
coltivazione del papavero da oppio ed e’ rimasto in mano ai signori della
guerra. Narcotraffico e milizie private controllano l’intero paese,
devastato dalla corruzione. Non ci sono tracce della famosa democrazia da
esportare. Sono cresciuti invece criminalita’ e fondamentalismo e ovunque
avvengono violazioni dei diritti umani anche da parte degli occupanti. Senza
che vi sia traccia di liberazione dei 760 prigionieri che ancora sono
trattenuti indebitamente a Guantanamo.
In 5 anni di occupazione nessuno ha visto da nessuna parte i benefici della
famosa ‘liberazione’ o della famosa ‘democrazia’. Il 70% del Parlamento e’
in mano ai fondamentalisti dell’alleanza del Nord, e il 30% in mano agli
speculatori di guerra, entrambi protetti dagli americani e odiati dalla
popolazione. L’oppio non ha mai avuto tanti raccolti, la condizione delle
donne resta pessima, addirittura nell’ospedale della Croce Rossa si
permette le discriminazione talebana delle donne, si vive come nel Medioevo,
e la svalutazione della moneta ha immiserito ancor piu’ la popolazione, le
mine antiuomo continuano a scoppiare falciando bambini e la loro
inseminazione rende ardua l’agricoltura e la mobilita’, e l’insofferenza
della gente contro gli occupanti e’ massima, come ha mostrato la rivolta
popolare contro gli americani dopo il tamponamento sfociato in un massacro.
Nessuna traccia della decantata ricostruzione, a parte alcuni centri
commerciali a ville per gli occupanti e, naturalmente, il famoso oleodotto
che interessava gli USA. Ulteriore effetto: l’Afghanistan e’ stato
cancellato dalle notizie dei media perche’ “tanto la guerra e’ finita”. Nota
grottesca: gran parte dei progetti della cooperazione internazionale ha
riguardato corsi di computer e di inglese, poco utili, vista la mancanza di
elettricita’ e di alfabetizzazione.
Che cosa ci facciamo noi italiani a Kabul?

(Sunto da http://www.bellaciao.org/it/article.php3?id_article=13731)
..

Antimilitarismo
(Dalla posta di bellaciao)
by da www.anarcotico.net

Nelle principali citta’ di Italia sfila l’esercito e tutto il suo arredo di
divise, gradi, gerarchia e autoritarismo. Sfilano mitragliatori e carri
armati, camionette e carabinieri, capelli ben rasati, stellette e
bersaglieri, tutto condito da tricolori e inno nazionale. La retorica patria
che da sempre fa quotidianamente il suo lavoro di imbarbarimento del
pensiero e’ oggi ancora piu’ subdola.
La guerra non e’ piu’ solo guerra, ma si vorrebbe che assumesse qualche
aggettivo: umanitaria, preventiva o che cambiasse proprio nome. La guerra
cosi’ diventa missione di pace, di peacekeeping o addirittura di
ricostruzione. Le truppe occupanti diventano cooperanti e cosi’ via.
Il potere maschera, nasconde, manipola la realta’ e usa le parole a proprio
piacimento: terrorista chi resiste, democratico chi occupa.
La guerre in Irak e in Afghanistan rappresentano e simboleggiano le guerre
nel mondo. Vengono tenute nascoste, ma le poche notizie che passano sono
segno evidente di una violenza degli occupanti senza precedenti a cui la
resistenza non puo’ che opporre a sua volta violenza.
29 maggio, Kabul, scene trasmesse dalla BBC: automezzi militari USA
provocano un incidente stradale uccidendo alcuni civili; la gente scende in
strada comincia ad insultare le truppe, vola qualche sasso: i militari
sparano sulla folla disarmata e fanno decine di morti. Questa e’ la guerra,
ogni tanto non riescono proprio a nasconderlo.
L’esercito italiano e’ dentro a tutto cio’, in Irak come in Afghanistan; l’esercito
italiano, al pari di tutti gli occupanti, spara, uccide, terrorizza. Questa
e’ la realta’: a meno che non si voglia credere ancora agli “italiani brava
gente”…
La guerra e’ la storia di tre ragazzi pakistani che vivono a Londra. Nell’ottobre
2001 decidono di tornare in Pakistan, uno di questi si deve sposare:
arrivati a Kandahar in anticipo, decidono di visitare l’Afganistan: il paese
e’ sotto i bombardamenti, ci sara’ bisogno di aiuto, si dicono. Dopo pochi
giorni che sono a Kabul vengono arrestati, ammassati su un camion e
deportati in Pakistan: i pochi sopravvissuti al viaggio vengono consegnati
dalle autorita’ pakistane agli americani, salgono su un aereo e finiscono a
Guantanamo. Vengono liberati nel 2005 dopo piu’ di tre anni di prigionia
incatenati dentro una gabbia metallica, dopo essere stati sottoposti alle
torture piu’ inumane: ma non avevano niente da rivelare, ne’ su Al Queda, ne’
su Bin Laden. A 20 anni avevano deciso di fare un viaggio, ma hanno avuto la
sfortuna di incontrare i “democratici” (Questa storia vera e’ documentata
nel film “The road to Guantanamo” di M. Winterbottom, UK, 2006).
La guerra, e’ anche Guantanamo (dove si sta svolgendo uno sciopero della
fame in questi giorni) e le tante Guantanamo sparse per il mondo.
L’Italia partecipa a tutto cio’: al pari degli USA e’ occupante nei teatri
di guerra; come gli USA rinchiudono persone colpevoli di essere pakistani a
Guantanamo, cosi’ L’Italia rinchiude i migranti nei CPT.
Nella guerra mondiale oggi in campo l’Italia vuole essere in prima linea, i
morti che provoca, i prigionieri che fa ne sono i segni piu’ evidenti.
Noi non vogliano vivere nella realta’ della guerra permanente, non vogliamo
nessun finanziamento alle spese militari, non vogliamo parate militari,
carri armati, generali, caserme, prigioni né CPT.
Vogliamo il ritiro delle truppe da tutti i luoghi di occupazione, lo
smantellamento dell’esercito e di tutti gli eserciti.
Non siamo pacifisti: sappiamo che fino a che ci sara’ un esercito ci sara’
una guerra. Siamo antimilitaristi perche’ di divise non ne vorremmo piu’
vedere.
..
“The Road To Guantanamo”

film dell’inglese Michael Winterbottom
ORSO D’ARGENTO PER LA MIGLIOR REGIA AL 56° FESTIVAL DI BERLINO (2006).
Il film esce proprio quando l’ONU chiede agli Stati uniti la chiusura di
Guantanamo.
La storia narrata sui tre ragazzi britannici (avevano poco piu’ di 19 anni)
finiti prigionieri a Guantanamo senza che fossero accusati di alcun reato e
senza avere alcun processo regolare, liberati dopo due anni, e’ vera. Il
film, impegnato e attuale, mostra come la propaganda inglese e americana sia
stata diversa dai fatti.
Guantanamo e Abu Graib non sono purtroppo gli unici luoghi di prigionia
indebita e di tortura degli Stati uniti, ma resteranno nella memoria
collettiva come i due esempi infamanti che hanno tolto per sempre ai governo
neocons qualunque credibilita’, attendibilita’ ed onore.
The Road to Guantanamo” e’ stato trasmesso il 9 marzo su Channel 4 nel Regno
Unito. Vorremmo che fosse visibile anche sui nostri video.

http://www.ecplanet.com/canale/varie-5/cinema-146/0/0/23345/it/ecplanet.rxdf
..
Abisso morale

Nel giorno della presentazione del Rapporto 2006 sullo stato dei diritti
umani in 150 paesi Amnesty chiede la chiusura di Guantanamo.
(Da Repubblica): “Nel 2006 la prigione di Guantanamo compie 5 anni. Il
carcere speciale a giurisdizione americana sull’isola di Cuba, in cui sono
detenuti senza legittimo processo i sospettati di terrorismo internazionale,
e’ noto al mondo per le violenze che quotidianamente vengono compiute nei
confronti dei prigionieri.
Nel rapporto “Guantanamo: vite fatte a pezzi”, Amnesty International
contribuisce a fare luce sulla condizione dei prigionieri, analizzando anche
le conseguenze sulla salute psicologica. In questa realta’ sciagurata si
ripetono i tentativi di suicidio e gli scioperi della fame portati avanti
quasi fino alla morte. Amnesty raccoglie le testimonianze di diversi ex
prigionieri, che affermano di aver subito diverse forme di torture e di
maltrattamenti. Gli scioperi della fame sono stati 46.”
Il pachistano Jamal Al Dossari ha tentato 9 volte di togliersi la vita
riportandosi tali danni da non poter avere mai piu’ una vita normale. Nove
prigionieri addirittura sono stati riconosciuti come non “combattenti
nemici” ma restano in carcere.
Le famiglie sono in una condizione mentale terribile. Quasi sempre privi di
notizie, seguono i dati spesso contraddittori dei media. Particolare è il
caso del bambino inglese Anas Al Banna, che per avere notizie sul padre
rinchiuso a Guantanamo ha scritto al premier britannico Tony Blair, senza
mai ricevere risposta.
Guantanamo e’ un carcere illegittimo, fuori da ogni legge, in una zona
esclusa dal diritto internazionale e senza alcun contatto con il mondo
esterno.
Ci sono a tutt’oggi circa 650 prigionieri, quasi tutti catturati in
Afghanistan dopo l’intervento militare del 2001: molti di loro si trovano a
Guantanamo senza che siano stati oggetto di specifici capi di accusa e senza
che sia stato loro consentito di ricevere consulenza giuridica o visita di
familiari.
.

La Cdl ha proposto a senatore a vita Letta, il consigliere di Berlusconi,
Berlusconi stesso e Bossi.
Non abbiamo l’animo di commentare simili eresie.
Proponiamo invece noi un personaggio che dovrebbe ricevere questa carica per
avere onorato la patria: Luisa Morgantini.
.

PERSONAGGI
www.luisamorgantini.net:

“Luisa Morgantini e’ nata a Villadossola (No) il 5 novembre 1940.
Dal 1960 al 1966 ha lavorato presso l’istituto Nazionale di Assistenza a
Bologna occupandosi di servizi sociali e previdenziali.
Dal 1967 al 1968 ha frequentato in Inghilterra il Ruskin College di Oxford
dove ha studiato sociologia, relazioni industriali ed economia.
Dal 1969 al 1971 ha lavorato presso la societa’ Umanitaria di Milano nel
settore dell’educazione degli adulti.
Dal 1970 e fino al 1999 ha fatto la sindacalista nei metalmeccanici nel
sindacato unitario della Flm. Eletta nella segreteria di Milano – prima
donna nella storia del sindacato metalmeccanico – ha seguito la formazione
sindacale e la contrattazione per il settore delle telecomunicazioni,
impiegati e tecnici. Dal 1986 e’ stata responsabile del dipartimento
relazioni internazionali del sindacato metalmeccanico Flm – Fim Cisl, ha
rappresentato il sindacato italiano nell’esecutivo della Federazione europea
dei metalmeccanici (Fem) e nel Consiglio della Federazione sindacale
mondiale dei metalmeccanici (Fism).
Dal novembre del 1980 al settembre del 1981, in seguito al terremoto in
Irpinia, in rappresentanza del sindacato, ha vissuto a Teora contribuendo
alla ricostruzione del tessuto sociale.
Ha fondato con un gruppo di donne di Teora una cooperativa di produzione,
“La meta’ del cielo”, che e’ tuttora esistente.
Dal 1979 ha seguito molti progetti di solidarieta’ e cooperazione non
governativa con vari paesi, tra cui Nicaragua, Brasile, Sud Africa,
Mozambico, Eritrea, Palestina, Afghanistan, Algeria, Peru’.
Si e’ misurata in luoghi di conflitto entro e oltre i confini, praticando in
ogni luogo anche la specificita’ dell’ essere donna, nel riconoscimento dei
diritti di ciascun essere umano: nelle rivendicazioni sindacali, con le
donne contro la mafia, contro l’apartheid in Sud Africa, con uomini e donne
palestinesi e israeliane per il diritto dei palestinesi ad un loro stato in
coesistenza con lo stato israeliano, con il popolo kurdo, nella ex
Yugoslavia, contro la guerra e i bombardamenti della Nato, per i diritti
degli albanesi del Kosovo all’autonomia, per la cura e l’accoglienza a tutte
le vittime della guerra.
Attiva nel campo dei diritti umani, si e’ battuta per il loro rispetto in
Cina, Vietnam e Siria, e per l’abolizione della pena di morte. Dal 1982 si
occupa di questioni riguardanti il Medio Oriente ed in modo specifico del
conflitto Palestina-Israele.
Dal 1988 ha contribuito alla ricostruzione di relazioni e networks tra
pacifisti israeliani e palestinesi. In particolare con associazioni di donne
israeliane e palestinesi e dei paesi del bacino del Mediterraneo (ex
Yugoslavia, Albania, Algeria, Marocco, Tunisia).
Nel dicembre 1995 ha ricevuto il Premio per la pace dalle Donne per la pace
e dalle Donne in nero israeliane.
Attiva nel movimento per la pace e la nonviolenza e’ stata portavoce dell’Associazione
per la pace. E’ tra le fondatrici delle Donne in nero italiane e delle rete
internazionale di Donne contro la guerra. In Italia continua la sua opera
assieme alle Donne in nero e all’Associazione per la pace”.
E’ europarlamentare di RC.
.

Natasha Walker. Donne in Iraq

(Articolo del Guardian, 0-5-2006, traduzione di Maria G. Di Rienzo) Natasha
Walker, prestigiosa intellettuale femminista, e’ editorialista del
“Guardian”

Le donne in Iraq stanno vivendo un incubo nascosto all’occidente. Una di
esse e’ diventata regista proprio per aprire a noi una finestra su cio’ che
le donne sopportano. Rayya Osseilly e’ un medico iracheno che si prende cura
delle
altre donne nell’assediata citta’ di Qaim. Non e’ sorprendente che la sua
testimonianza non sia felice. “Non provo mai la sensazione che l’oggi sia
migliore di ieri”, dice nel film. Guardando ai resti bombardati dell’ospedale
in cui lavora, e’ chiaro contro quali difficolta’ stia lottando.
Non e’ usuale che sia dia uno sguardo piu’ da vicino a cosa accade alle
donne in citta’ come Qaim, che ha subito un pesante attacco dalle truppe
americane l’anno scorso. L’accesso ai media occidentali e’ severamente
ristretto. Ora, tuttavia, abbiamo uno squarcio di questa realta’ grazie ad
una donna irachena che ha viaggiato per l’intero paese e ha parlato con
vedove e bambine, dottoresse e studentesse, cercando la verita’ delle vite
delle sue connazionali.
La regista vive a Baghdad e vuole mantenere segreta la propria identita’ per
timore di ritorsioni, percio’ la chiamero’ Zeina. Quando le ho parlato al
telefono, la prima cosa che le ho chiesto era proprio perche’ sentiva il
bisogno di nascondere il suo nome, e nella sua risposta non ha fatto alcuna
distinzione fra il governo e gli ‘insorgenti’, nel modo in cui noi la
facciamo. “Temo il governo e le milizie settarie”, ha detto, “I pericoli in
Iraq vengono dagli statunitensi, dalle milizie settarie, e naturalmente
anche dai criminali, le gang, i rapitori”.
Zeina ha deciso di realizzare questo film perche’ le cose che lei vede ogni
giorno non sono viste dal resto del mondo. “Nessuno si accorge di cosa
stiamo passando. Tutti gli iracheni sono psicologicamente traumatizzati da
cio’ che sta accadendo. Conosco bambini che cominciano a tremare se solo
sentono il suono di un aeroplano o vedono un soldato. Ho visto intere
famiglie smembrate. Ho visto donne costrette a prostituirsi a causa della
miseria delle loro famiglie”.
Zeina non era una sostenitrice del regime di Saddam. Durante quel periodo,
lavorava come giornalista e traduttrice di critica letteraria. “A livello
politico, prima della guerra, non ero contenta. Molte cose erano ingiuste.
Non avevamo liberta’ di parola o di espressione. Ma non avrei mai immaginato
che le cose cambiassero in peggio in questo modo. Non avevo mai immaginato
una situazione del genere”.
Sin dall’inizio delle riprese, la cinquantenne regista sapeva che si sarebbe
assunta dei rischi. “Viaggiavo in compagnia di altre due o tre persone, in
un’automobile modesta. Quando viaggiavamo verso Qaim dovemmo attraversare il
deserto, perche’ gli americani avevano bloccato la strada. Era buio quando
arrivammo a destinazione, e proprio di fronte a noi si gonfiava una nuvola
di polvere attraversata da lampi. Stavamo andando giusto incontro ai fucili.
La guidatrice si butto’ fuori dalla strada cosi’ in fretta che per poco non
ci rovesciammo. Poi, mentre stavamo filmando l’ospedale bombardato ed
eravamo saliti sul tetto, gli statunitensi cominciarono a spararci. Penso
che non volessero ucciderci, ma solo spaventarci. Volevamo mostrarci chi
comandava”.
Le riprese del gruppo che trova rifugio dalle fucilate in un ospedale
distrutto sono nel film. Il film che e’ il risultato del viaggio di Zeina
non e’ un prodotto ripulito, ma piuttosto una serie di sguardi parlanti che
entrano in profondita’ nelle vite delle donne. Spesso lo spettatore si sente
frustrato, desideroso di maggiori spiegazioni di quel che succede, ma data
la situazione in cui sono costretti i giornalisti, e che ha reso la maggior
parte dell’Iraq invisibile, si perdonano volentieri
alla pellicola tutti i suoi limiti. Il film e’ particolarmente efficace nel
catturare la struttura della vita familiare in condizioni di totale
insicurezza, ed una delle sezioni si concentra sulla storia di una bambina
di otto anni, sopravvissuta all’attacco dell’automobile in cui viaggiava con
suo padre, sua madre ed altri iracheni. Fu trasportata a un ospedale
militare, e per tre mesi se ne perdettero le tracce. La sua famiglia non fu
informata di dove si trovasse, e nel frattempo la bambina subiva
interrogatori in cui le mostravano fotografie di cadaveri chiedendole di
identificarli. Il nonno riusci’ infine a rintracciarla a Baghdad, e quando
nel film la vediamo singhiozzare in grembo all’uomo, sentiamo quasi
fisicamente la frustrazione della famiglia: non vi e’ un’autorita’ che
risponda di cio’ che e’ accaduto, e che possa dar risposta alla loro rabbia.
Zeina mostra anche, e in un modo che sicuramente dovrebbe suscitare una
pausa di riflessione anche in coloro che qui in Gran Bretagna sostengono la
guerra, come le vite delle donne siano state colpite dalla crescita dei
fondamentalismi religiosi che hanno preso piede nel vuoto di potere
imperante. “Alla tv e sui giornali c’e’ una propaganda continua sulle
donne”, racconta Zeina, “E’ disgustosa, e non ha nulla a che fare con l’Islam,
ma solo con il rinchiudere le donne nelle case e privarle dei loro diritti”.
Per mostrare gli effetti negativi di questi sviluppi, Zeina ha viaggiato
sino a Bassora. Per chi ha seguito l’evolversi della situazione nel sud dell’Iraq,
il fatto che le donne vi vengano costrette ad indossare l’hijab e si
impedisca loro di vivere liberamente le loro vite, non e’ una novita’. Ma il
significato di questo stato di cose lo capisci veramente quando vedi giovani
donne e i loro familiari narrare di minacce di morte e di pallottole inviate
a scopo intimidatorio perche’ una ragazza faceva sport, o non indossava la
sciarpa in testa. Come Zeina sottolinea, questo tipo di esperienza e’ nuovo
per la maggioranza delle donne irachene, che hanno goduto maggior liberta’
economica e sociale
prima dell’occupazione. “Qualche tempo fa stavo riguardando le foto di mia
zia al college, negli anni ’60. Indossa calzoncini corti e canottiera, e fa
sport nei campi della scuola. E poi ho guardato le foto delle studentesse di
oggi, nello stesso college, coperte di nero dalla testa ai piedi, con le
facce nascoste”.
Zeina non ha dubbi nel ritenere l’occupazione la maggior responsabile di
queste situazioni: essa ha dato ai settarismi l’opportunita’ di
fiorire.Ride, semplicemente, quando le chiedo se si sente grata per la
democrazia irachena. “Democrazia? Quale? Non abbiamo democrazia, qui. La
democrazia di cui parla Bush e’ una struttura completamente vuota, che ha le
sue basi su interessi settari ed etnici. Che democrazia hai quando temi che
la tua vita sia in pericolo, o che tuo marito venga ucciso, se solo esprimi
te stessa liberamente? Questa democrazia e’ una brutta barzelletta”.
Rispetto all’occupazione, i pareri delle donne irachene sono divisi quanto
quelli degli uomini, e nell’Iraq occidentale ho sentito io stessa donne
inneggiare alla guerra statunitense. Ma e’ difficile resistere alla forza e
alla passione con cui Zeina descrive il caos in cui la guerra ha precipitato
l’Iraq.
E desidera molto continuare a documentare la situazione in cui si trovano le
donne, nonostante gli strettissimi limiti in cui e’ costretta a lavorare.
“Mi sento molto impedita. Voglio davvero raccontare delle intere famiglie
arrestate, dei corpi trovati, delle torture. Ma se non sei un giornalista
che lavora con gli americani, con il loro permesso, la tua vita e’ in serio
pericolo quando dai testimonianza su questi fatti”. Nonostante i pericoli,
Zeina e’ ansiosa di comunicare la realta’ che vede, e vorrebbe che noi la
ascoltassimo: “Vorrei che le persone in Gran Bretagna capissero che l’occupazione
dell’Iraq non fa gli interessi ne’ del loro paese ne’ del nostro. I vostri
soldati muoiono, e nulla migliora per il popolo iracheno.
Al contrario, la situazione sta andando di male in peggio, in special modo
per le donne”.
.

Art. di un giornale-fanzine di Foggia gestito dal “Collettivo Comunista
Agitprop-Jacob”:

“CONTRATTO CON GLI ITALIANI
proposto dagli onorevoli dissidenti dello Jacob nel giorno della snaturata
festa della Repubblica

Italiani! Dovete decidervi: basta ondeggiare, rimanere perplessi e farvi
portare dal vento.
Volete la parata militare? Vi piace la parata militare (anche in giorni
differenti dal 4 novembre)?
Vi emozionano tutti quei giovani volontari in armi, l’inno, la bandiera?
Siete convinti che tutti i soldati di questo Paese siano preparati a
combattere?
Ne andate fieri? Vi specchiate in loro? Auspicate un futuro in divisa per i
figli e i nipoti?
Siete per credere, obbedire e combattere? Bene. Bravi.
Dunque sapete gia’ che la scelta d’obbedienza a quella bandiera (e agli
interessi di qualche multinazionale) impone la presenza in scenari dove
accidentalmente c’e’ la guerra. E che l’ostentazione del nazionalismo
comporta sempre la possibilita’ d’uccidere e di rimanere uccisi.
Allora, voi che potete, dite a Michele Cocuzza, a Cristina Parodi, a Bruno
Vespa di andare a farsi un giro: perché quando i nostri “eroi” saltano in
aria a noialtri – che schifiamo l’esercito che compie, nel nome della
Repubblica, imprese coloniali, che violenta e organizza giri di
prostituzione minorile in Kosovo, che detiene e tortura in Somalia, che
estrae petrolio dalle raffinerie irachene, in combutta con gli assassini di
Guantanamo e Abu-Ghraib – non ce ne frega niente e non ci va di conoscere
mamme in lacrime e fidanzate distrutte.
Coerenza andiamo cercando: volete fare la guerra? Fatevela e non rompeteci
l’anima quando morite… Affare fatto?
O volete una guerra senza pagare un prezzo? Impossibile: non si puo’
partorire da vergini.
Sarebbe come attraversare un pantano senza sporcarsi di fango.
Siamo stufi di militi che quando sfilano sono massicci e incazzati e quando
crepano son tutti bravi ragazzi. Basta ipocrisia: il 2 giugno 1946 l’Italia
scelse la Repubblica e ripudio’ la Monarchia. I nostri signori vogliono
onorare questo appuntamento facendo quadrato attorno all’esercito e alle
mire interventiste? Bene: il 2 novembre provate a far cantare l’inno
nazionale ai defunti.
A ognuno le sue scelte.
Fuori dall’Iraq – O dentro una cassa.
..
Max Vinella (dal blog di bellaciao.com)

“Vance Pakard nel suo profetico saggio ” I persuasori occulti” trattava gia’
cinquant’anni fa queste tematiche negli stessi termini di questo articolo.
Non solo, ma Pakard metteva gia’ in guardia che il vero pericolo non era
tanto o non soltanto quello della deriva consumistica, dei bisogni indotti
etc., ma bensi’ quello molto piu’ grave dell’estensione delle tecniche di
persuasione pubblicitaria impiegate per manipolare il consenso politico. In
Italia il Berlusconismo si e’ imposto con un uso spregiudicato e massivo
della persuasione occulta attraverso il media televisivo in particolare e
delle risorse dell’industria culturale piu’ in generale. Il neo-capitalismo
fa quindi della menzogna, in chiave manipolativa, il suo principale
strumento di affermazione e di consolidamento nella societa’
post-industriale, gestendo i flussi di consenso ed orientandoli nelle
direzioni ad esso piu’ favorevoli e redditizie.”
..

Un proiettile calibro 9

Roberto Morrione, presidente di rainews24, lascia il suo lavoro in RAI dopo
44 anni. Rainews24 ha svolto un lavoro eccellente ed il canale di
informazione che preferiamo. Chi ha sky può goderne 24 ore su 24 ma per
strane regole che non comprendiamo, su Rai3 possiamo vederlo solo 5 giorni
la settimana e solo fino alle 8. Chiediamo al nuovo governo di prolungare
questo servizio su Rai3 fino alle 9 anche sabato e domenica, almeno per par
condicio col tg5. La festa di addio e’ stata turbata da un proiettile
calibro 9 inviato a Morrioni come a Ranuzzi, autore dell’inchiesta su
Nassirya.
..
Barra presidente

L’11 dicembre 2005 Massimo Barra e’ diventato il nuovo Presidente Nazionale
della Croce Rossa Italiana. Lo hanno eletto i volontari della CRI con 623
voti su 637. Scelli, se Dio vuole, e’ fuori.
Barra vanta 50 anni di vita da volontario. Resta da sapere a cosa è stato
destinato Scelli, visto che Berlusconi gli aveva garantito forti poteri,
anche in caso di non elezione. Forti poteri dove? Sembra che la maggior
parte dei volontari abbiano manifestato parecchie rimostranze contro di lui,
cosa che naturalmente i nostri cari media ci hanno risparmiato.
..
A chi servono questi fascisti?

Ricordiamo che, per quanto sbraitino o facciano danno, moltiplicando i loro
pseudonimi, i fascisti dichiarati sono una infima minoranza. Piu’ pericolosi
quelli che chiamano se stessi ‘democratici’ ma sono fascisti nell’animo e
che, purtroppo, non si annidano solo nella Cdl.
Berlusconi candida chiunque gli sia fedele e nella Cdl ha accettato cani e
porci.
Ma questi candidati, per cosi’ dire spuri, raccolgono pochissimi voti.
Hanno voluto candidare anche gente come il poliziotto assassino Mario
Placanica (prima con An, poi con la lista anomala di Abramo (ex sindaco di
Catanzaro largamente inquisito), Voti: 30)
Poi il mercenario Salvatore Stefio, nella lista di AN, quanti voti ha
preso?
Fiamma tricolore in Sicilia ha preso lo 0,3
Fronte Nazionale lo 0,2
La Mussolini lo 0,6.
Curiosamente sia Barra che Salvatore Stefio risultano far parte della setta
dei Templari (vedi Massoneria). Ruini aveva appoggiato Scelli, appoggia
anche Barra? Come si conciliano Templari e Massoni con la CEI e col
militarismo a oltranza delle frange estreme fasciste? Qualcuno dovrebbe
spiegarcelo. Ma naturalmente il problema per la Chiesa sono gay e cellule
staminali.Per noi il problema, per una Chiesa come per un partito, sarebbe
anche la coerenza. Di fedelta’ al Vangelo nemmeno piu’ parlo.
..

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Additi misticidestra,sinistra,centroa vie celestialima con mignotteelette Regine maitressesu foto di lingerienon si va [Read More]

Chiedo Un Dono

  Se tocchi, sentirai la rabbia espandersi come un tuono in piena tempesta Se guardi, vedrai volare via il sogno [Read More]

Il Demonio Licenziato

  Un emozione da non ricordare è una paura da dimenticare Ma se tu vuoi ancor più a fondo scavare [Read More]

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