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Tuesday January 23rd 2018

las meninas

Il taxi scorreva – una spada lucente in
fodero leggero scuro- dava sapore
di meraviglia alla mesetas che dall’aereo
avevamo guardato
cos’era madrid per te ? non lo sapevo
non m’aspettavo nulla nel cuore serrato
sull’acre del messaggio inopportuno
mentre fiore s’appiattiva allo schienale.
avrei potuto parlarti dell’insieme
di percorsi avvenuti non per un istante
di melograne spaccate o notti passate
a tu mi guardi mi baci si anche tu
de la coperta minuziosa pur lacerata da
ogni volpe arrivata ormai
anche ai confini delle città .
cosa ci aspettavamo da quei giorni?
il mio viso-spugna , viso-cancello
viso-quaderno bianco era solo l’ingenuo
precorrere movimenti di strada che
non amavo di volti noti
Vuoi lo zucchero? Chiedevo
solcando la finestra e l’ardita forma
della casa di fronte .il verde inquieta
la mia testa acqua- fontana.

dunque sull’aereo per madrid nessuna strega
dagli occhi bianchi poteva far paura
solo male o fastidio che entrava
e usciva dal convoglio( cordoglio)
di non so più cosa fare .
se avessi scritto altro
avrei saputo trovare l’arma- misericordia
a lenirti ferite
guardando via de l’alcanta comparire
al mio sguardo :qualcosa di
immediatamente definitivo.
invece appare al centro del cuore
la tagliola del taxi parigi 2 le tue
maledizioni sono dietro la porta
ballerina mentre il taxista canta nina de las feuntas
che non conosco
percorrendo corridoi , storie
pensate , ricordati vecchi e nuovi amanti
incatenati a catene rumorose ma artefatte
voci mi dici non è con te
che sono in ira .
il quadrante dell’aereo faceva rotta per
madrid e le tue parole scendevano
da un cielo terso , miseri
elenchi di consonanti e vocali
in appendice a qualcosa che era pena.
non importa se maledicevi l’ora il giorno
e quando fossimo giunte all’approdo .
rimbombano passi oscuri alla
tua porta, respiro un’aria azzurrina
che mi fa ridere come se fossi inebriata
da ossigeno puro e mi sento felice

quando ho visto Guernica
ero stanca di musei e avevo gli occhi- bottoni
troppo intarsiati da colori e rime.
cercavo ombra ombra ombra
per l’anima spezzata
le pinturas negras
avevano stigmatizzato a futuro
un mio giorno deciso:
il secondo sbaglio rispondere al mio cuore -serpente
volevo riunire il panico, la notte
la morte, la paura peggiore: il sogno
inseguito , la bellezza implorante .
rintanata dietro lo schermo della sedia
lucida o la poltrona viola del bar
vicino il museo del prado
a bere caffé lungo . una forma
quasi pura di luce attraversa
il locale, nessuna chiaroveggenza se non il
salto verso un punto conosciuto : tu voli
quanto il mio sorriso deprivato dal giorno.
staccando i denti la bocca
il lembo di pelle che potrebbe appartenermi
vorrei essere ancora più diafana
per guardare perro semihundido
e dirti quanto ha infiammato il cuore
come sono vicina alla completezza.
al palacio real alla
intricatissima strada della reina sofia
qualcosa rimane, forse un occhio
una traccia della mia mano.
mi sono riposata all’azzurro di
un pittore sconosciuto e al suo
tramonto algido che prende
la suburra del cuore e la fa sera
ti avrei risposto: sorriderò anche
questa volta alle cinque pietre
lanciate in cabala funesta.
avevo l’immenso in armonia e lo sapevo

davanti a las meninas ho cercato
di rispondere
alle nostre mani intricate.
cosa sapevi tu di porte sbattute
alla fortuna senza pianto?
corone defunte e corone dipinte
sembravano offrirsi come gloria.
amen per la storia che è stata
ma la tenacia dell’amore nel dare
rimane .sulle dita come porpora
e non stacca
dagli occhi altrui la meraviglia
un lato della tua testa ha occupato
il mio letto talvolta
e spesso è diventato linea divina.
eppure le nostre storie
sono state lievi al giorno alle cose
ai pavimenti di cotto
lucidati da antiche mani.
ma abbiamo avuto il sole di madrid
a mezzogiorno verso
l’ingresso de la baya de goya
il caffé bevuto a plaza della villa ,
uno studente che legge livio e
mi sorride dicendo che
ho occhi come stelle verdi e lontani,
ho capito d’avere raggiunto
il modo della sconoscenza
e del disamore eppur in fondo
qualcuno s’affaccia al porta
guarda lontano pensa di vedere
che nella stanza accade qualcosa ,
spia contraddice la storia
che il pittore sta guardando a sua volta .
( farne uso è peccato)
l’infanta mi guarda con un sorriso ,
io guardo nello specchio
un viso o due che
velasquez voleva indicare vero dal vero.
madrid fuori riluce,
si insonorizzano i soli attimi,
percorriamo le stradine del ritorno
per la casa de la panederia
dopo calle de l’arenal sappiamo
di andare in casa des chines
per la chocolata calda con churros
intingiamo sorrisi e pasta bionda nella
tazza nera invece fiondate di libeccio
sul mio cuore presentano
le segrete di centomila voci,
volti neri e asciugati dalla
presenza di una storia che è
un’ altra storia , un predire
tranquillo, un vociare che fa stare
sabato pomeriggio in dondolio.
una musica da flamenco esce
dalla bocca scura di un bar
che odora di prosciutto e tortillas .
andiamo come su un mare di spuma
bianca la cima.inutile cercare
la riva la deriva solo navigare
fa quel tanto che rimane negli occhi
fontana superba che ad oriente
sembra non la spagna
ma il cuore di un amore

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