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Friday November 24th 2017

Un(a)normale storia d’amore

Era un normalissimo giorno, di quelli completamente differenti dagli altri.
La neve cadendo si scioglieva sull’asfalto bollente ed il vapore acqueo che
ne risultava creava una nebbia cosi’ fitta che la temperatura polare
la ghiacciava istantaneamente formando degli enormi iceberg nel mezzo
di strada.
Lei era su uno dei monopattini a reazione ultima moda che sfrecciavano tra
quelle montagne di ghiaccio ( da notare che a causa della difficoltà di
guida ogni tanto qualcuno ci si spappolava ) ed era bellissima: un metro e
trenta di altezza per centottanta di seno, o viceversa,non importa tanto
ciò che era bello erano i suoi occhi, specie quando riuscivi a vederli
spostandole le lunghe sopracciglia.

Nobile di stile e di origine,aveva tre bellissimi nomi: Rosalba, Carmelo ed
Antongiulia ma nonostante preferisse il secondo tutti la chiamavano Maria.
Lui la chiamava Luisa ma si arrabbiava come una bestia con chi usava
Dora, Sonia, Anna, Roberto, Letizia etc.etc. soprattutto per il fatto che
quando qualcuno esclamava un nome lei si voltava sempre.

Aveva diciassette anni ma sembrava ne avesse 41 e mezzo ad Ottobre ed era
pimpante come una settantenne. Frequentava la seconda media del liceo
artistico “Alessandro Volta” sezione sperimentale di fisica nucleare. Non
ci intendeva nulla ma era straordinariamente brava dandone prova superando
brillantemente vari e difficili esami di riparazione.

Ore ed ore di ozio le permettevano vari hobbies e fra questi lotta greco
romana, ricamo e collezione di carta igienica a colori.

Amava la sua famiglia vivendo da sola in un misero monolocale di 298.32 mq
arredato in uno stile prettamente rococò-romanico.

Ma a Gianni non interessavano i suoi soldi e neppure i suoi debiti,entrambi
veramente tanti, non gli interessava il suo nobile stile di vita privo di
stile: a lui interessavano le sue mani dai tozzi pollici che elargivano
carezze e schiaffi con la solita rude dolcezza; a lui interessavano le sue
parole piene di senza senso pronunciate così delicatamente da quelle sue
finissime labbra carnose e belle piene che lo facevano andare in brodo di
giuggiole con contorno di fagioli all’uccelletto arricchito con ananas al
maraschino, dolce, caffè conto £ 35.000 gli da £ 40.000 il resto mancia e
viva l’amore.
Ciò che gli interessava era così puro che se il suo amore avesse avuto
sembianze umane avrebbe preso quelle di suo fratello tossicodipendente.

Ora era lì che la vedeva sfrecciare sul monopattino a reazione ammirando
la sua inesistente abilità di guida. Non riusciva a staccarle gli occhi di
dietro soprattutto perché lei andava più forte.
La guardava intensamente, gli si erano formate delle occhiaie come a quei
bugiardi che dicono di avere mille donne, allorquando un suo caro amico, che
non aveva mai potuto vedere, esclamò il suo nome: “Stefano!”.
Lei si voltò pensando la chiamassero.
Perse il controllo e si unì.
Intimamente.
Non a lui ma all’iceberg.
“SPLAT!”.
“Ohps!” esclamò Gianni ridendo tragicamente.
E visse(solo lui).

(La normalità a volte è un optional e io, di optionals, credetemi, me ne intendo.)

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