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Friday November 17th 2017

Un’altra stella cometa.

Quando nacque Elatan era un bellissimo giorno di primavera
Le corolle dei fiori cominciavano a colorare l’aria, il vento s’era fatto brezza e i raggi del sole avevano la tiepida inclinazione d’aprile quando fu ascoltato il suo primo pianto.
Aveva negli occhi l’azzurro del mare e sulla pelle lo scuro del cocco.
Sua madre lo guardò come si guarda un segno del destino, una magia che la colse impreparata.
Anche suo padre lo osservò pensieroso cercando nel cielo risposte al perché del suo aspetto.
Ma nessun segno arrivò se non quello che Elatan cresceva forte e sano, che era cosa molto strana vista la scarsissima possibilità di cibarsi che avevano lui e la sua famiglia.
Ci sono molti luoghi come quello in Africa, dove sopravvivere è talmente difficile da considerare ogni giorno che passa un regalo prezioso.
Elatan però, mentre continuava a crescere con un fisico straordinariamente possente, nonostante i suoi mille sforzi non riusciva a tirare fuori da quella terra ingrata, niente che potesse migliorare la vita dei suoi genitori.
Decise di fare come molti suoi amici, emigrare.
Nessuno riuscì a trattenerlo e tra i pianti di tutti se ne partì verso il nord.
Aveva tredici anni.
Si arrangiò come potè durante il suo percorso verso una meta sconosciuta, superando con abilità innata situazioni di estremo disagio.
Qualcosa o qualcuno decise di fargli incontrare Sandro, un missionario che stava rientrando in Italia dopo sei mesi di attività. Quest’uomo, molto sensibile, capì le grandi potenzialità di Elatan. Lo prese sotto le sue ali e, tornato in convento, gli insegnò a leggere e a scrivere. Cosa che con sorpresa di tutti riuscì ad imparare in brevissimo tempo.
Era una meraviglia guardarlo, apprendeva all’istante, anche la bontà dei Francescani che gli insegnavano tutte le materie a loro disposizione.
“Voglio imparare e tornare a casa. Voglio insegnar loro tutto ciò che apprendo.”

Quando Letho, sentendosi afferrare il braccio, si voltò, vide solo un’ombra controluce. Era talmente stanco che non riusciva a capire chi ci fosse dietro di lui.
“Non fare così, padre. Inutile smuovere la terra se non le doni il seme necessario alla sua fertilità. Qui puoi piantarci dei buonissimi pomodori”. Elatan abbracciò suo padre e pianse. “Devo insegnarvi molte cose, Padre mio”. Poi tornò insieme a lui nella vecchia capanna dove trovò sua madre, ferma in un angolo.
“Sapevo che eri tornato” disse la donna.
“Come facevi a saperlo?” chiese suo figlio.
“Una stella, correva da nord a sud. La sua scia portava il tuo nome.”
Elatan sorrise.

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