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Friday November 24th 2017

Tango

Visto il Tango di Indy non ho potuto resistere e ho rispolverato il mio…
I.
Il mare getta sotto la sabbia
cadaveri di conchiglie ed io
ragazzetto impegnato nella corsa
passionale mattutina rompo
la sacralità del cimitero.

Il segreto che potrei dire
è interrotto
–un indice tra le tue labbra-
è un istante di fascismo.

II.
Fascismo è non lasciar dire
che la vita è semplice
che del cubo di Rubik
miscuglio di colori
importano solo le sei facce
tintaunita.

Ho cercato il segreto della vita
distante dalla temuta morte
componendo ogni scena in piani
campi e controcampi d’ingegno
montando al meglio i frammenti
febbrilmente.

III.
Shiva creò il mondo danzando
mi dicono i Gotipua in un luogo
in cui non sono mai stato.
E’allora questo lo scopo del poeta
danzare tra le cose semplici
per rendere noto che lo sono?

Sono nato povero
come un pollo di batteria
già destinato al sacrificio
ho scalciato per le vie del mio sud
fino a trovare il mio nord.
E tu ora
già pretendi con gli occhi
commossi assolute verità.

IV.
Ho pensato al coraggio
di cercare l’imitazione di Cristo
nei versi dell’ingenuo poeta Francesco.
L’artefice regista delle mie opere
buone e cattive m’ignora, concedendomi
quello scomodo libero arbitrio
che procura genialità imbecilli.

Combatto come posso, limitando
a denti stretti la superbia
votandomi ad un marxismo disamorato
di formiche regine senza sacrificio
in un mondo di cicale tediate
che non cantano più.

V.
Possiedo nel cervello le mie storie
oscure di saggezza illusoria
religione dell’inganno politico
d’esser combattenti armati di-versi
Son sia Montecchi che Capuleti
quando giro qui nel ventre osceno
di Bologna.

Convinto e sicuro d’essere
qualcosa di speciale, perso come
sempre nell’artistica superba
maledizione per cui mia madre
mi nascose proteggendomi
cercando di rendere inaccessibile
questo mio vuoto affamato
che deve essere sempre riempito.

VI.
E’locusta la mia anima mai sazia
mai sopita, asservita alla triste miseria
del poter essere formidabile divoratore
e del voler essere semplice operaio.
Qui affacciato sul cortile:
ragazzini giocano a palla
incantati dall’evoluzione della gomma
che permea e copre anche le nuvole.

Girano noiosamente nastri colorati
di spettacoli altrui costruiti su soggetti
improbabili d’innocenza e crudeltà.
Rammento, mamma, rammento il tuo pulcino
per forza volle uscire dal guscio
trovò un mondo acido e puzzolente, corrosivo
per le sue poche piume gialle di poesia.
Implorò pietà sperando di poter nascondere
in uffici polverosi quel seme tramandato
che germinava sconvolgendolo. Fallì.
E tu sapevi e soffrivi mamma.

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