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Wednesday November 22nd 2017

Ricordi perduti

L’uomo, seduto in completa solitudine su di una panchina del piccolo bosco attrezzato, guardava fisso davanti a se e piangeva.
Non riusciva proprio a fermare le lacrime, pensava ancora a quel maledetto giorno.
Quell’incidente d’auto gli causò il più terribile dei traumi, la perdita di memoria.
Il problema fu che non si trattava di una perdita totale ma parziale, ricordava i suoi genitori, i suoi fratelli, sua moglie, ma non ricordava sua figlia.
Nella sua memoria non c’erano tracce degli ultimi sei anni della sua vita e quindi della nascita e della crescita della piccola Silvia.
Quando si risvegliò dal coma con la vista ancora appannata riconobbe subito sua moglie Sara, suo padre e poi… poi vide quella graziosissima bambina che gli teneva la mano. La piccola lo salutò mentre lui chiedeva a Sara chi fosse.
Ricordava di avere desiderato tanto un erede ed ora quella situazione lo metteva in gran disagio.
Si sentiva in colpa per non provare quell’amore che pensava si dovesse dare ad un figlio, ma non era facile dargli quell’affetto che nasce e cresce assieme a lui.
Erano passati tre anni e si era ripreso molto bene dall’incidente, era tornato a lavorare ed in poco tempo dimostrò di essere ancora il manager capace che tutti conoscevano.
Ma Silvia lo tormentava, quel buco di sei anni era così profondo che non c’era sole al mattino che lo facesse sorridere se il risveglio non riportava i ricordi.
Ed ora era li, con gli zigomi rigati dall’impotenza; prendendo il bianco fazzoletto di cotone si asciugò le lacrime e guardò l’orologio. Erano passate più di due ore da quando Sara e Silvia avevano preso il sentiero che portava alla vetta della collina. Il sole stava tramontando e lui cominciò a preoccuparsi. Provò a chiamare sua moglie col cellulare ma lo sentì squillare nello zaino vicino a lui: “Quella tonta … poi mi sente quando torna!”
Passò un’altra ora e proprio mentre agitatissimo stava per chiamare la polizia sentì le loro voci avvicinarsi.
Corse loro incontro e quando le raggiunse abbracciò sua figlia.
“Scusa, Babbo, ci siamo perse!”
Ma lui non l’ascoltava, la stringeva così forte che quasi la soffocava.
La paura non fece tornare i ricordi ma il sentimento di padre, quello sì.
La piccola Silvia, quel giorno, nacque nel suo cuore e tornò a casa felice.

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