WarDrome Sci-fi MMORPG
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comunità di poesia e lotta dal 2002
Wednesday November 22nd 2017

Notiziario animalista

Fonte: http://www.bairo.info/infosmarrimenti.html
Chi l’ha visto?
Questa sezione è nata al fine di contribuire ad aiutare tutti coloro che ci segnaleranno lo smarrimento del proprio animale.
Vogliamo pertanto rendere un buon servizio efficiente, ma soprattutto utile.
Non ci occuperemo di affidi perchè chi ci conosce ormai ne ha compreso le motivazioni, mentre invece per chi non ci conosce ribadiamo che affidare un animale on-line è pericoloso in quanto difficilmente controllabile nel tempo, ma soprattutto per evitare i tanti pericoli cui vengono esposte povere bestiole lasciandole ad un buio destino. Un invito a visitare la pagina all’indirizzo:
http://www.bairo.info/traffici.html
Gli appelli di smarrimento devono essere inviati a Daniela Romagnoli all’indirizzo:
gruppobairosmarrimenti@bairo.info
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Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
Fattiva collaborazione tra i volontari del locale Gruppo cinofilo ed il canile di Orzinuovi
Verolanuova: cani adottati, consigli per l’uso
Luigi e Miro «lavorano» per la Protezione civile

Stefania Baiguera
VEROLANUOVA (BS) – Chi adotta un cane al canile di Orzinuovi… non è solo. Da alcuni giorni, infatti, le volontarie che gestiscono la struttura orceana hanno stabilito un accordo con il Gruppo Cinofilo Verolese per un programma di «assistenza» alle famiglie che si prendono cura di un quattrozampe preso al canile. Un sostegno fatto di consigli e suggerimenti per rendere ottimale l’ambientamento dell’animale nella nuova casa e per favorirne la socializzazione a 360 gradi. Al canile questi animali giungono dopo esperienze di abbandono e di sofferenza che inevitabilmente lasciano il segno. Indispensabile, perciò, che i nuovi padroni sappiano interpretarne il linguaggio, gli atteggiamenti, dando tanto loro affetto e qualche regola di comportamento. Albino Tomaselli, comandante della Polizia municipale di Verolanuova e responsabile del Gruppo cinofilo, parla con grande soddisfazione di questa cooperazione: «Chiunque abbia preso un cane a Orzinuovi – spiega – può venire al nostro campo di addestramento un sabato ogni mese: metteremo a disposizione la nostra esperienza, per far sì che il rapporto con il nuovo amico diventi il più naturale possibile, ed i primi giorni successivi all’adozione sono fondamentali in questo senso. «Parallelamente – continua – organizzeremo incontri serali nei quali verranno fornite alcune semplici ma essenziali nozioni di psicologia canina. Le informazioni sulle date degli incontri e sulle attività al nostro campo sono disponibili al canile». «Se poi cane e uomo si trovano bene da noi – aggiunge Tomaselli – ed il padrone del cane decide di entrare a far parte delle Unità cinofile del Soccorso, avranno il nostro benvenuto». Potranno così ripercorrere la storia di Miro, l’incrocio Huski prelevato mesi fa dal canile orceano, e di Luigi: la coppia è oggi un «seizampe» in forza al Gruppo, un’unità cinofila ufficialmente abilitata ad interventi di protezione civile in superficie. «Siamo particolarmente felici di questa opportunità offerta dal Gruppo verolese – spiega Bianca, una delle volontarie -. È un modo concreto per dare una mano alle persone che scelgono uno dei nostri cani». Per sensibilizzare all’adozione, il canile di Orzinuovi ha messo in cantiere altre iniziative. Tra queste segnaliamo il banchetto allestito a partire dall’8 dicembre scorso al centro commerciale Porte Franche di Erbusco ed un bellissimo calendario: protagonisti, ovviamente, piccoli e grandi ospiti del canile.
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Fonte: ROMAGNA OGGI
LUGO – Sabato e domenica inserimento dei microchip per cani al canile di Bizzuno
Lugo (Ravenna) – Dal primo gennaio 2005 è obbligatorio identificare i cani mediante microchip, anche per gli animali già tatuati, ma con codice illeggibile. La Giunta del Comune di Lugo ha dato il via a due “giornate promozionali” presso i locali del canile (sabato 17 e domenica 18 dicembre dalle ore 14 alle ore 18). I cittadini lughesi potranno effettuare, gratuitamente, l’inserimento del microchip al proprio cane (disponibilità di 100 microchip e relativi interventi di inserimento da parte di veterinari); sono a disposizione altri 90 microchip gratuiti che potranno essere richiesti all’anagrafe canina del Comune di Lugo, con costo di inserimento a carico dei proprietari.
La spesa complessiva dell’operazione è pari a euro 1286,78, di cui euro 486,78 per l’acquisto di microchip e euro 800 per prestazioni veterinarie. I proprietari dei cani non devono preoccuparsi, in quanto la “pulce” elettronica ha dimensioni molto ridotte (13 millimetri per due millimetri) e viene inserita sotto la cute del cane, all’altezza dell’orecchio sinistro, con una semplice iniezione indolore. Meglio preoccuparsi di non sottoporre il cane all’inserimento del microchip, in quanto è prevista una sanzione di 232 Euro.
Per ulteriori informazioni è possibile telefonare allo 0545-38545.
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Fonte: IL MESSAGGERO
Campo Felice
Cavalli abbandonati e denutriti: interviene la Forestale

Lucoli (AQ) – Gli agenti della stazione di Lucoli del Corpo forestale hanno sequestrato ieri a Campo Felice una decina di cavalli trovati in uno stato di malnutrizione. Il sequestro è avvenuto anche per le numerose telefonate di automobilisti che segnalavano la presenza degli animali in mezzo alla strada che creavano disagi. Da circa due settimane gli animali erano stati abbandonati al loro destino. Gli agenti hanno trasferito i cavalli in un centro spacializzato per le cure del caso ed invitano i padroni dei cavalli a chiamare il comando stazione di Lucoli.
Un altro cavallo ha creato non pochi disagi alla circolazione sulla statale 80, nei pressi di Cansatessa; in questo caso sono intervenuti gli agenti della Polizia stradale.
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Fonte: IL GAZZETTINO DI TREVISO
DAL COMUNE
Un regolamento su misura per gli amici a quattro zampe

Vittorio Veneto (Treviso) – (L. A.) Arriva il regolamento comunale per gli animali. Sarà discusso nel consiglio comunale di martedì prossimo alle 20.00 l’inedito “regolamento per la tutela ed il benessere degli animali” che dovrà essere osservato dai possessori di bestiole, in particolare domestiche. «Il regolamento spiegherà come detenere gli animali domestici e come comportarsi quando si è alle prese con cani e gatti – anticipa il sindaco Giancarlo Scottà -. Il documento comprende sia una parte giurisprudenziale che una più pratica con suggerimenti utili per il benessere dei nostri piccoli amici».La normativa, curata principalmente dal capogruppo della Lista Scottà Antonio Miatto, veterinario, si affiancherà a quella già esistente sulla conduzione degli animali, e in particolare dei cani, in città.Il consiglio di martedì dovrà votare anche il nuovo regolamento sulla privacy e il piano opere pubbliche 2006 – 2008.Inoltre la giunta presenterà il bilancio di previsione 2006, che sarà votato nella seduta di mercoledì 21, quando verrà illustrato anche un nuovo programma di gestione attiva dell’indebitamento del Comune mediante ristrutturazione finanziaria.
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Fonte: IL SECOLO XIX
Coldirodi, emergenza cani e adesso gli abitanti hanno paura
Tre aggressioni nel giro di pochi mesi nella frazione collinare

Sanremo – Tre cani tengono in scacco un’intera frazione. La protesta arriva da Coldirodi, dopo l’aggressione ad una donna di 92 anni, avvenuta nei giorni scorsi. La terza in pochi mesi.
I cani in questione hanno proprietario e casa, ma verrebbero frequentemente lasciati liberi, in particolare lungo la strada principale che porta al centro della frazione. «Abbiamo paura – ammette un gruppo di abitanti – perché questi animali sono liberi di girare in un un tratto di strada dove abitano famiglie con bambini, anche piccoli, ma che comunque viene attraversato da tutti i residenti, essendo la via di accesso a Coldirodi. Questi tre cani rincorrono cani, galline, motociclisti, e hanno già morsicato tre persone».
L’ultima, l’anziana di 92 anni, è stata assalita sabato, nel tardo pomeriggio. «La signora – prosegue il racconto – si trovava nella sua proprietà, dietro un cancelletto che aveva però lasciato aperto. Stava parlando con una vicina, quando uno di questi cani si è avvicinato, è entrato e l’ha morsicata ad un polpaccio. Fortunatamente lei ha reagito, è riuscita a mettere in fuga l’animale e a rinchiudere il cancello alle proprie spalle. Però si è ritrovata con una profonda ferita al polpaccio. E’ stata portata dal figlio all’ospedale, i medici che l’hanno medicata le hanno detto che sarebbe guarita in 10 giorni, anche se dovrà tornare all’ambulatorio per farsi medicare, e per una persona di quella età non è certo piacevole andare avanti e indietro dall’ospedale, oltre a dover sopportare il dolore della ferita». L’episodio è stato segnalato alla stazione carabinieri di Ospedaletti, sotto la cui giurisdizione ricade Coldirodi. Ma la paura, dopo questa aggressione, è aumentata.
«Noi abitanti ci chiediamo se invece di una donna anziana il cane se la fosse presa con un bambino. In quel caso, che cosa sarebbe potuto succedere? Non vogliamo dover piangere dopo perché nessuno ha preso provvedimenti adesso».
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Fonte: BRESCIA OGGI
LA STAGIONE ANTIBRACCONAGGIO. Il bilancio della Lipu: sequestrati oltre 5000 pezzi, tra tagliole e archetti, e 435 uccelli da richiamo
Il roccolo abusivo? Trovato nell’orto del condominio
È accaduto a Pisogne, dove sono stati requisiti dieci reti praticamente invisibili e micidiali sep proibiti
Pisogne (BS) – Ormai, per combattere efficacemente la piaga mai guarita dell’uccellagione, non basta più camminare per ore tra boschi, edifici rurali e zone adibite a pascolo. La casistica enunciata dal Nucleo antibracconaggio della Lipu (ancora operativo sul territorio provinciale e per il ventesimo anno consecutivo) dimostra infatti la necessità di osservare uno per uno orti e giardini di case e ville sparse nei paesi capoluogo e nelle frazioni delle zone più a rischio della provincia.
E’ in questi contesti, in effetti, che i volontari coordinati da Piergiorgio Candela (un nucleo composto mediamente da tre persone) hanno sorpreso la maggior parte dei bracconieri sanzionati, finiti nell’elenco dei sessanta verbali penali stesi dagli operatori dell’associazione nell’arco di due mesi.
E se qualcuno può pensare che questo sia un bracconaggio «minore», la Lipu sottolinea che nei congelatori degli uccellatori «casalinghi» sono stati trovati centinaia e centinaia di esemplari protetti; oltre a centinaia di richiami vivi appartenenti alle più diverse specie protette.
Il tutto con una casistica abbastanza ampia, che comprende alcuni uccellatori già sorpresi in passato, e quindi «irriducibili», e con episodi limite come quello scoperto a Pisogne, in un’area non distante dalla frana aperta anni fa dal Trobiolo: in un orto condominiale, in pieno centro abitato, gli agenti hanno sequestrato ben 10 reti da uccellagione quasi invisibili (erano del tipo «mistnets») che, insieme ad alcune micro tagliole per volatili (i «sep»), erano state piazzate dalla stessa persona tra i filari di fagiolini e le siepi di pomodori.
Tanto per completare il discorso, la stessa operazione portata a termine sul territorio pisognese ha permesso il sequestro, in una sola giornata, di 19 reti di varia lunghezza.
Oppure può essere citato il caso di un imprenditore di Sopraponte di Gavardo che nel proprio orto e nei locali annessi custodiva e usava proprio di tutto: oltre agli immancabili uccelli protetti vivi e morti (ma c’erano anche numerosi richiami consentiti, visto che si trattava, come è avvenuto in molti altri casi, di un bracconiere-cacciatore dotato di regolare licenza), l’uomo impiegava reti, una ricca serie di gabbie a trappola, sep e persino alcuni bastoni ricoperti di vischio. Insomma: mancavano solo gli archetti per completare il campionario.
E c’è un altra questione sottolineata dalla Lipu: nei verbali trasmessi all’autorità giudiziaria, il Nucleo antibracconaggio cita i reati di uccellagione e detenzione di avifauna protetta; ma in alcuni casi è stata segnalata anche l’ipotesi di violazione dell’articolo 727 del Codice penale, che punisce il maltrattamento degli animali.
E questo per il rinvenimento di richiami protetti, detenuti in gabbie in condizioni indescrivibili: piene di escrementi e con l’acqua degli abbeveratoi ridotta a una poltiglia maleodorante.
Concludiamo con i dati dell’attività operativa. Citati i verbali penali, la Lipu ricorda di aver sequestrato oltre cinquemila pezzi, tra archetti e le sempre più numerose (e quasi invisibili) tagliole per uccelli, e insieme di aver rimosso ben 162 reti da uccellagione, numerose gabbie-trappola e una quarantina di lacci in metallo per la cattura di mammiferi.
Oltre mille gli esemplari morti di avifauna protetta sequestrati (pettirossi, cince di diverse specie, passere scopaiole e molto altro) in buona parte rinvenuti nelle trappole e nelle reti, e 435 gli uccelli vivi utilizzati come richiami, che sono stati consegnati a centri di recupero della fauna selvatica, per la riabilitazione e la successiva liberazione.
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Fonte: IL GAZZETTINO DI PADOVA
PERNUMIA Il trofeo della tradizionale sagra aveva “lasciato” la sua gabbia nella notte di sabato con l’aiuto di qualcuno. Ora si sa perchè
Maialino sparito, è opera degli animalisti
L’anonimo “liberatore” ha scattato una fotografia per documentare il senso della sua azione

Pernumia (PD) – Se fino a ieri potevano sussistere dubbi sulla reale motivazione della scomparsa del maialino testimonial della Festa del porseo, tradizionale festa gastronomica allestita dalla Pro loco, oggi non ci sono più dubbi: il porcellino, scomparso dalla gabbia in cui era custodito nella notte fra sabato e domenica, è stato rapito dall’Animal liberation front, un movimento clandestino che da anni libera bestiole e animali in tutto il mondo.Solitamente gli attivisti del fronte lasciano una firma, anche se a volte vengono eseguiti anche danneggiamenti, sul luogo delle scarcerazioni, ma la foto consegnata al Gazzettino dimostra che il maiale è vivo e vegeto ed è stato portato via da un affiliato all’Alf. Gli organizzatori della sagra, che hanno inoltrato denuncia contro ignoti, si auguravano che la scomparsa del maiale non fosse una dimostrazione animalista.L’Alf non è un’associazione organizzata, con soci e tessere. Non si entra a far parte di questo fronte, ma semplicemente chiunque può compiere un’azione di liberazione di animali e lasciare una firma sul posto per far capire a chi va attribuito il gesto.
Un cane maltrattato, una bestiola in difficoltà non può essere tolta, facendo ricorso alla legge, al padrone? Può capitare allora che l’animale venga rapito e adottato da qualcun altro, senza che la decisione sia presa da alcun direttivo o da vertici associativi: in tal modo diventa quasi impossibile risalire al liberatore, che in gran parte dei casi potrebbe risultare totalmente slegato dai movimenti ambientalisti o animalisti, dato che la stessa natura fuorilegge delle azioni in questione porterebbe a gravi problemi per chi opera nella legalità.Una sorta di guerriglieri animalisti, senza capi né leader, che possono colpire ovunque e in qualunque momento, lasciando solo una firma che vuole essere un’ammonizione per gli altri: colpirne uno per educarne cento.
Ferdinando Garavello
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Fonte: IL MESSAGGERO (MARCHE)
ASSALTO AL CANILE
FALCONARA (AN) – Si introducono nel canile comunale, ma i cani fanno buona guardia. E’ accaduto lunedì sera intorno alla mezzanotte in via delle Caserme. Ignoti, recisa la recinzione nei pressi del depuratore, sono entrati nella struttura che di notte resta incustodita. Alcuni volontari si erano invece trattenuti fino a tardi nella casa colonica del confinante canile Anita, l’associazione che gestisce anche quello comunale. Hanno raccontato di aver udito i cani abbaiare, ma non sono usciti a controllare. Spaventati dal fatto di potersi trovare davanti individui poco raccomandabili hanno preferito rimanere all’interno della casa. Suggestione collettiva? Non sembrerebbe. La mattina seguente infatti oltre alla rete tagliata sono state rinvenute intorno alle gabbie diverse impronte. E’ intervenuta la Polizia Municipale che, effettuato un sopralluogo martedì mattina, è tornata nel pomeriggio. Positivo, ma singolare che non ci siano segni di furto o rapimento e che tutti gli “ospiti” stiano bene. Diverse le piste degli inquirenti che vanno dal furto di mangime alla ricerca di un animale in particolare. La struttura infatti detiene cani sequestrati dal circuito dei combattimenti clandestini e non si esclude che fossero questi l’obiettivo dei “visitatori”.
G. Gian.
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Fonte: IL MATTINO (SALERNO)
Caretta-caretta in fin di vita, divorata dai topi
ANTONELLO BRUNO
Eboli (SA) – Uno splendido esemplare di tartaruga caretta-caretta è stato rinvenuto morto ieri pomeriggio sull’arenile della spiaggia alla foce del fiume Sele, nel comune di Eboli. L’animale, che appartie ad una specie protetta perché a rischio estinzione, è stato spinto a riva dalla forte mareggiata dei giorni scorsi sino a rimanere prigioniero in una buca. Lì, ferito e già forse morente, è divenuto facile preda degli animali-spazzini della zona (gabbiani e ratti) che l’hanno divorato in pochi giorni, lasciando intatta solo la testa. La scoperta è stata fatta ieri pomeriggio dagli operai del Vivaio Regionale Destra Sele i quali, assieme alle guardie forestali del Cott, hanno subito allertato naturalisti e Wwf. Naturalmente, data la situazione, c’era ormai ben poco da fare. Era comunque indispensabile accertare le cause della morte della povera bestiola. L’esito dell’esame degli esperti non ha lasciato adito a dubbi: stavolta non è stata colpa dell’uomo, tantomeno delle reti dei pescatori come si era temuto in primo momento, ma della solo furia devastatrice della natura. La carcassa dell’animale è stato poi dato alla fiamme.
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Fonte: SANIHELP
La paura è genetica. Scoperto come si forma.
saniNews – Esiste un gene che regola la sensazione della paura. Un gene che viene prodotto nel cervello. questo gene regola i livelli della statmina nell’amigdala, una ghiandola presente nel cervello e che sottende all’emotività.
Uno studio della Rutgers University, recentemente ripreso dal periodico online www.npr.org, ribadisce che un campione significativo di cavie, geneticamente modificate per privarle di statmina, ha manifestato una fortissima riduzione della paura.
«In una popolazione molto ampia di soggetti», afferma il genetista Gleb Shumyatsky, coordinatore del test «abbiamo bloccato il gene che controlla la statmina e i topi hanno dimostrato grande sicurezza e audacia al posto dell’abituale circospezione. Tali risultati saranno presto impiegati per lo sviluppo e l’ingegnerizzazione di nuovi ansiolitici da somministrare in pazienti affetti da fobie e disturbi della personalità”. Per esempio, alcuni animali sottoposti alla mutazione non temono gli spazi aperti e gli ambienti che gli altri topini in genere evitano. Tuttavia le cavie, sebbene non abbiano più le paure innate, tendono a non apprenderne di nuove».
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Fonte: LE SCIENZE
Cellule di Langerhans e reazioni immunitarie
Attenuano la risposta della pelle alle infezioni e all’infiammazione

Alcuni ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università di Yale hanno scoperto che le cellule di Langerhans nella pelle, che finora si riteneva avvertissero il sistema immunitario della presenza di patogeni, smorzano invece la reazione della pelle alle infezioni e all’infiammazione. La scoperta potrebbe consentire di comprendere meglio i meccanismi alla base di molti disturbi della pelle, come la psoriasi, il lupus e alcuni tipi di tumore. Lo studio è stato pubblicato sul numero del 15 dicembre della rivista “Immunity”.
Le cellule dendritiche si trovano ovunque nel corpo e sono estremamente efficienti nell’avvisare il sistema immunitario della presenza di patogeni e di altri materiali estranei. Le cellule di Langerhans sono cellule dendritiche situate nella pelle, ovvero in un’importante barriera per le infezioni, e generalmente si riteneva che servissero soltanto a dare l’allarme al sistema immunitario.
Daniel H. Kaplan, Mark J. Shlomchik e colleghi hanno usato tecniche transgeniche per sviluppare un modello di topo privo di cellule di Langerhans nella pelle. Stimolando l’epidermide degli animali per creare un’ipersensibilità simile alla reazione all’edera velenosa, i ricercatori si attendevano che i topi privi di cellule di Langerhans presentassero una risposta immunitaria ridotta. Invece, anziché un calo della risposta immunitaria, ne hanno osservato un incremento significativo e riproducibile. “Le cellule di Langerhans – conclude Kaplan – non sono necessarie per generare la risposta immunitaria nella pelle, ma la possono regolare e smorzare quando non è necessaria”.
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Fonte: IL GAZZETTINO DI UDINE
Forgaria Il silenzio degli insegnanti
Una cornacchia grigia tra i banchi di scuola
Allontanata, i bambini protestano

Forgaria (Trento) – Una simpatica storiella paesana a lieto fine, con protagonista principale una “cornacchia grigia” che di riflesso ha coinvolto nella trama per un verso i ragazzi e genitori delle scuole elementari e medie di Forgaria e per altro verso gli insegnanti e bidelli. Tutto ha avuto origine alcune settimane fa, con la comparsa in paese di un esemplare dei Corvidi non “imprintingtato”. È il processo rapido e precocissimo di apprendimento mediante il quale i piccoli di alcune specie animali, stando con i genitori o individui della stessa specie, imparano a conoscere le proprie caratteristiche peculiari. Sui motivi della presenza libera dell’animale permangono dei punti oscuri, ma secondo Arduino Candolini, il custode della riserva dei Grifoni di Cornino, la “cornacchia grigia” è stata sicuramente prelevata dal nido. Un reato previsto dalla legge nazionale 157 sulla caccia che vieta di raccogliere uova e nidiacei di fauna autoctona, prevedendo anche una pena che va da uno a sei mesi di reclusione. Resta il fatto che per un paio di settimane il volatile ha stazionato in stato di libertà a lungo nei locali delle scuole del capoluogo, anche perchè attirata dal cibo che le scolaresche le procuravano. “Andava anche nella mensa e mangiava con i bambini – dice Arduino Candolini – un passatempo certo divertente quello di vedere una cornacchia che chiede biscotti. Ad un certo punto le maestre hanno deciso di “liberarsi”, nel senso buono ovviamente, della costante presenza dell’animale, anche perchè impediva il regolare svolgimento delle lezioni ad una scolaresca pressochè distratta. Va anche tenuto presente che un animale non “imprintingtato” potrebbe essere molto pericoloso perchè potrebbe avere reazioni che potrebbero fare del male ad un bambino. Una delle insegnanti ha così deciso di catturare l’animale per consegnarlo al Servizio provinciale preposto che ha ricoverato la cornacchia grigia in una voliera idonea al Centro recupero fauna di Campoformido, ove rimarrà per il resto dell’esistenza”. La mossa dell’insegnante non è certo passata inosservata, viste le reazioni che ha innescato. La presidente dell’associazione “Amici della Terra”, Gabriella Giacquinta, che ha chiesto spiegazioni al preside, Silvano Bernardi, rileva come i ragazzi abbiano dimostrato più giudizio dei loro insegnanti, in quanto – aggiunge – la buona educazione inizia proprio sui primi banchi di scuola. I genitori degli alunni si sono perfino rivolti al sindaco, il quale pur prendendo atto della protesta ha rilevato l’insusistenza di strumenti d’azione sulla materia. Bocche cucite invece fra il corpo insegnante ed i bidelli, mentre le scolaresche hanno esternato il loro disappunto tappezzando la scuola di volantinaggi. «Ai genitori voglio ribadire che la cornacchia grigia è pericolosa non certo perchè è un leone ma per la sua confidenza con l’uomo – afferma il custode della riserva dei Grifoni – Potrebbe anche arrecare qualche danno irreparabile ai bambini, vedasi cecità». Messaggio forte e quanto mai utile anche per la persona che l’ha liberata, senza nemmeno pensare alle conseguenze. Ivano Mattiussi
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Fonte: LIBERO
Uccide un cinghiale, bracconiere denunciato per maltrattamento
di Oscar Grazioli
Questo fatto è accaduto pochi giorni fa in un parco nazionale italiano e non meriterebbe quasi rilievo in quanto si tratta di uno di quegli atti di bracconaggio, seppur particolarmente crudele, che ogni giorno accadono nelle nostre zone di tutela ad opera di cacciatori di frodo senza alcuno scrupolo. Quando il bracconaggio si dirige su specie particolarmente rare e protette, come l’orso, il lupo, i grandi rapaci, allora qualche trafiletto compare sui media e talvolta anche il TG si scomoda a darne un breve annuncio, quando ci vanno di mezzo semplici uccelli, volpi, cinghiali o caprioli la notizia viene considerata un po’ alla stregua di quella del cane che ha morsicato un uomo, ovvero una non notizia. La vera notizia è che, in questo caso, la scienza forense è stata determinante per assicurare alla giustizia un cacciatore di frodo che, non si sarà macchiato di uxoricidio, strage o atti di terrorismo, ma certamente di vari reati, compreso il maltrattamento di animali e l’avere cacciato in ambiti protetti, questo sì. I fatti.. Un ” cacciatore” riesce a catturare, in un parco protetto, un cinghiale mediante un laccio. Abbiamo già i primi due capi di imputazione. I lacci sono vietati come è vietata la caccia nei parchi e nelle oasi di protezione ( non in tutti per la verità). Assicurato un grosso coltello ad un’asta, l’uomo, al sicuro da occhi indiscreti, pianta l’arma nel fianco dell’animale bloccato dal laccio, aprendo una ferita dalla quale sgorga sangue. Dopo un congruo lasso di tempo il cinghiale, completamente dissanguato, emette l’ultimo respiro agonico e muore. Il caso vuole che, mentre l’uomo torna a casa, ad attendere la sera, passi di lì qualcuno che avverte i guardiaparco i quali arrivano velocemente sul posto e trovano l’animale legato al laccio in un lago di sangue. Decidono di appostarsi nascosti nella vegetazione e attendere. Appena dopo il tramonto il bracconiere raggiunge il posto. Viene fermato dai guardiaparco e denunciato alla magistratura. Tuttavia egli nega di avere ucciso il cinghiale e mancano le prove fondamentali del fatto avvenuto. Una perquisizione a casa del bracconiere permette di scoprire un grosso coltello perfettamente pulito. Almeno in apparenza. E qui entrano in gioco i genetisti dell’Istituto Caporale dell’Abruzzo e Molise che, capitanati dalla D. ssa Lorenzini, scoprono delle microtracce di sangue in un paio di fessure dell’arma. La prova del DNA è relativamente semplice in campo umano ( si ha a che fare con una sola specie), ma molto più complicata per le specie selvatiche. Eppure i ricercatori dell’Istituto riescono a dimostrare che quelle microgocce di sangue sul coltello hanno lo stesso DNA del sangue di quel cinghiale. L’uomo viene denunciato per bracconaggio e maltrattamento di animali. Giustizia è fatta.
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Fonte: LIBERO
C’è un popolo che parla la lingua dei delfini
ANCONA – Si esprimono con fischi, schiocchi e click, fonemi molto simili a quelli utilizzati dai delfini. Il popolo xhosa, etnìa sudafricana che vive nelle disastrate bidonville a pochi chilometri da Cape Town, parla una lingua ( di origine bantu) che probabilmente conserva le tracce dei più antichi idiomi ideati dal genere umano. E che è simile a quella dei delfini ( Tursiops truncatus), mammiferi particolarmente dotati per la comunicazione e infatti provvisti di due organi di senso deputati allo scopo: uno, a basse frequenze udibili anche dall’uomo, serve per trasmettere stati emozionali come paura, aggressività, gioia o stress. L’altro, ad ultrasuoni impercettibili per l’orecchio umano, è un vero biosonar che trasmette informazioni sulle presenze materiali, come oggetti o altri animali. Che i suoni utilizzati nella lingua xhosa ( quella di Nelson Mandela) fossero simili a quelli dei delfini l’ha scoperto una fotografa specializzata nel ritrarre animali, Silvia Amodio, laureata in filosofia con tesi sulle competenze linguistiche dei delfini, scritta dopo aver studiato alle Hawaii con Luis Herman ( il più illustre tra gli studiosi di questi mammiferi marini). Era in Sudafrica per fotografare zebre ed elefanti, ma è rimasta talmente affascinata da questa popolazione e dal suo linguaggio che ha ritratto solo donne, uomini e bambini ( che verranno esposti in una mostra a Fiesole, in marzo). « Ho registrato quei suoni e quelle conversazioni e quando sono tornata in Italia ho consegnato tutto al Cnr di Ancona dove Massimo Azzali, responsabile del reparto di elettronica applicata alla pesca e all’acustica marina, ha fatto e sta facendo studi approfonditi sulle capacità linguistiche dei delfini » , racconta l’Amodio. « Mettendo nello stesso ambiente tre delfini sconosciuti tra loro, i ricercatori del Cnr hanno dimostrato non solo che i tre soggetti parlavano lingue diverse, ma che erano in grado di inventarne un’altra per poter comunicare – racconta la fotografa- etologa -. Violetta emetteva suoni che occupavano la banda più bassa dello spettro di frequenza disponibile ai delfini, Betty usava onde medie e Robin alte. Dopo 18 mesi in cui hanno convissuto come estranei, occupando ognuno un posto nella vasca, hanno improvvisamente iniziato a ” parlare”, emettendo suoni sintonizzati sulla stessa frequenza. Insomma, hanno inventato una lingua meticcia che ha dato il via ad una vita sociale prima inesistente: si è formato un vero gruppo, sono iniziati gli accoppiamenti, i giochi » . I delfini – che secondo gli antichi greci sono dotati di una spiritualità che deriverebbe da qualità innate nella specie, come la grazia, la gentilezza e la compassione – non solo si riconoscono e si salutano per nome in virtù di un segnale che, diverso da cetaceo a cetaceo, funziona un po’ come carta d’identità, ma capiscono semantica, sintassi, disposizione delle parole all’interno di una frase. Lo hanno dimostrato gli studi trentennali condotti da Herman che, avendo ideato i primi linguaggi per comunicare con i delfini ( uno di tipo acustico e l’altro gestuale) ha notato la stupefacente abilità che questi animali dimostrano nel comprendere il linguaggio umano. Proprio come i primati antropomorfi, in grado di imparare la lingua dei segni e di farsi capire dagli umani, con i quali condividono il 98% di patrimonio genetico. Ma anche se uomini, primati e delfini sono tutti mammiferi, dunque respirano con i polmoni e allattano i propri cuccioli, cetacei ed umani appartengono a due mondi molto distanti: acqua per gli uni, terra per gli altri. Anche per questo la varietà di suoni che, insieme ai fischi e agli schiocchi, caratterizza il linguaggio dei delfini e quello del popolo xhosa desta curiosità a livello linguistico, biologico e antropologico. Forse gli studi comparati dei due idiomi potranno servire per accorciare la distanza tra umani e delfini.
Anna Tagliacarne
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Fonte: IL SECOLO XIX
Rottweiler fugge e sbrana cagnolino
Paura a San Martino. Salvato dalla padrona

Sanremo Lo ha quasi sbranato, mentre la padrona cercava di sottrarlo alle sue poderose mandibole. Alla fine il rottweiler ha mollato la presa e il cagnolino è stato soccorso e affidato a un veterinario. Forse se la caverà, ma i morsi del super cane hanno lasciato il segno.
L’episodio – l’ennesimo che vede protagonista un rottweiler – si è verificato l’altra mattina, in strada San Martino, davanti alle case popolari. La donna e il suo piccolo cane stavano percorrendo la strada in direzione di corso Cavallotti. Ad un tratto è avvenuta l’aggressione da parte del rottweiler che, a detta della giovane padrona, sarebbe sfuggito dal suo controllo. In realtà la polizia ha accertato che il cane non era al guinzaglio, tanto meno aveva la museruola. Inutile il tentativo della ragazza di farsi obbedire. Drammatica la scena, con il cagnolino che veniva ripetutamente sbattuto sul selciato. La donna ha provato a liberarlo, ma con la preoccupazione di essere aggredita a sua volta. Alla fine, la ragazza è riuscita a riprendere il controllo della situazione bloccando il rottweiler.
Sarà presentata una querela e la vicenda finirà in tribunale.
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Fonte: EMILIANET
A Modena vietato vendere pellicce made in china
Approvata in Consiglio comunale una mozione contro le sevizie agli animali

MODENA (15 dic. 2005) – A Modena sarà vietato vendere le pellicce fabbricate in Cina. Il Comune, inoltre, si farà portavoce presso il Ministero delle Attività Produttive per bloccarne anche le importazioni a livello nazionale, per protestare contro le sevizie inflitte agli animali utilizzati per la confezione delle pellicce. Sono queste le richieste del Consiglio comunale di Modena alle autorità statali, contenute in una mozione presentata da tutti i gruppi consiliari e approvata all’unanimità.
Nel documento si fa riferimento al servizio televisivo trasmesso da Rai Uno il 19 novembre scorso, nel corso del quale furono trasmesse le immagini delle atrocità compiute in Cina sugli animali utilizzati dalle pellicce, “barbaramente tramortiti od uccisi con bastoni o, in alternativa, sbattuti col capo sui pavimenti del luogo e mattanza, finendo così per scuoiare animali a volte solo tramortiti, il tutto probabilmente per risparmiare sia tempo che spesa”.
Nella mozione si chiede di appurare se ci siano state denunce di tali atrocità anche nel nostro Paese, “tenuto conto che sul territorio della nostra Provincia esistono allevamenti di animali per pellicce, in special modo nella zona della bassa pianura”, sottolineando anche l’esigenza di “predisporre attraverso la Polizia Municipale controlli sui metodi d’uccisione degli animali da pelliccia secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 1° settembre 1998, n° 333 – Attuazione della direttiva 93/119/CE relativa alla protezione degli animali durante la macellazione o l’abbattimento, negli allevamenti presenti nel territorio comunale”.
Illustrando la mozione, il primo firmatario Ercole Toni (Ds) ha sottolineato che “non si tratta di un velleitario attacco al commercio di pelli e pellicce, ma del rispetto delle normative internazionali relative agli animali, che devono essere abbattuti solo con tecniche indolori. Un’azione economica è l’unico modo per farci ascoltare dalle autorità cinesi”. Mauro Tesauro (Verdi, consigliere incaricato ai Diritti degli Animali) ha aggiunto che “la mozione rende onore a questo Consiglio comunale, che sulla questione animalista si è espresso sempre in maniera chiara. Non dimentichiamo però che questo tema, che riguarda la Cina, lo registriamo anche nel nostro paese, quindi l’auspicio è che presto possa cambiare questa moda”.
Mauro Manfredini (Lega Nord) ha invece sottolineato l’intenzione di proiettare il filmato nelle vie di Modena in concomitanza con il periodo natalizio e presso la sede del Consiglio Regionale il prossimo 10 gennaio, per sottolineare l’opportunità di utilizzare altri capi e sensibilizzare i cittadini sul tema della violenza agli animali, mentre Achille Caropreso (Forza Italia) ha aggiunto che “la mozione è un atto di nobiltà del Consiglio”, ribadendo che “il Ministro Alemanno, che ha già dimostrato sensibilità su questo tema, deve essere coinvolto direttamente, così come la Confindustria italiana, che si deve fare portavoce presso le aziende che importano queste pellicce”. Michele Barcaiuolo (An) ha detto di condividere l’impianto della mozione, anche perché “non è una crociata contro le pellicce”, criticando però il carattere di urgenza dato alla stessa mozione, mentre “molti altri atti giacciono da mesi e mesi in attesa di essere discussi. Inoltre, quando si parla di Cina e di maltrattamento di animali – ha aggiunto Barcaiuolo – forse varrebbe la pena di parlare anche dei diritti delle persone in quel paese. Sono quindi perplesso, perché questo Consiglio dovrebbe avere una posizione chiara e netta su alcuni temi che riguardano la Cina, dai diritti non rispettati verso gli uomini, al diritto al lavoro sino all’annosa questione del Tibet”.
Baldo Flori (Modena a Colori) ha invece dichiarato di “condividere le finalità della mozione”, precisando però di voler fare “un’osservazione maliziosa: si fa riferimento ad un servizio televisivo. Pochi giorni prima, sempre quel telegiornale, ci ha presentato un servizio terribile che va ben oltre i diritti degli animali, in cui si vedeva come venivano giustiziati gli uomini. Nessuno ha però sollevato problemi rispetto a quel servizio, in cui si vedevano le esecuzioni capitali con i colpi alla nuca dei giustiziati”. Rosa Maria Fino (Società Civile) ha detto che “se ci fosse meno richieste di pellicce, ci sarebbero anche meno maltrattamenti agli animali, perciò io non riesco a scindere le due questioni. Stati Uniti e Italia sono tra i primi cinque paesi al mondo di acquirenti di pellicce. Ci vuole quindi educazione ad un consumismo più giusto, preferendo le giacche a vento alle pellicce”.
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Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (TARANTO)
lotta all’inciviltà Ventisette multe nel giro di tre ore. Le ha comminate ieri la Polizia municipale ai cittadini sorpresi ad abbandonare la spazzatura
E’ tolleranza zero verso chi sporca la città

Vigili urbani contro il deposito fuori orario dei rifiuti e i cani privi di paletta ecologica
Taranto – Ventisette multe nel giro di tre ore. Ieri, soltanto dalle 6 alle 9 del mattino, il nucleo di Polizia ecologica diretto dal maggiore Giovanna Ferretti ha sorpreso 27 cittadini che gettavano sacchetti di rifiuti nelle ore non consentite. Solo dalle 18 alle 22 è infatti possibile depositare l’immondizia nei cassonetti. Obiettivo della Polizia municipale di Taranto non è quello di fare repressione, ma di sensibilizzare i cittadini verso un maggiore rispetto delle norme igienico-sanitarie contenute nell’ordinanza sindacale firmata dal sindaco Rossana Di Bello tenere Taranto pulita. Soprattutto durante questo periodo di festività. Così hanno spiegato ieri mattina alla stampa, tra piazza Archita e corso Umberto, il comandante della Polizia municipale, Nicola Marzulli, il maggiore Ferretti, e il consigliere comunale delegato alla Polizia municipale, Vittorio Di Bello. «L’attenzione verso il rispetto delle norme igienico-sanitarie è alta specie in questo periodo di Natale – esordisce il colonnello Marzulli -. Per noi sono giorni di particolare lavoro non soltanto sul versante della viabilità, ma anche per la sicurezza e l’igiene. Ci stiamo attivando attraverso la polizia giudiziaria e quella ecologica affinché i sacchetti della spazzatura non siano gettati nei cassonetti, o addirittura per strada, nelle ore non consentite. Allo stesso tempo, vigiliamo perché i cittadini portino a spasso i loro animali domestici senza che quest’ultimi disseminino escrementi». Una multa per aver gettato rifiuti in ore non consentite ammonta a 50 euro. Sale a 200 la sanzione se si applica il decreto Ronchi. Invece per chi porta in giro il suo cane senza paletta ecologica, il verbale è di 129 euro. La tolleranza zero è partita da ieri. Ma – come detto – la Polizia municipale non intende fare repressione. «E’ un tentativo – dice il maggiore Ferretti – di fare prevenzione e di sensibilizzare i cittadini al rispetto delle ordinanze sindacali. Purtroppo spesso troviamo anche dell’amianto depositato vicino ai cassonetti oltre che computer ed elettrodomestici vari altamente inquinanti». Intanto, per organizzare meglio questo servizio di vigilanza, il consigliere delegato alla Polizia municipale annuncia «la prossima attivazione di un tavolo tecnico di confronto, del quale faranno parte anche i commercianti, i sindacalisti e le organizzazioni di categoria». Il problema dei rifiuti, soprattutto degli scatoloni depositati nei pressi dei cassonetti, riguarda in principal modo i commercianti. Anche se, per il maggiore Ferretti, «una delle piaghe principali restano gli escrementi degli animali portati a spasso senza la paletta ecologica». «In linea con quest’attività, cercheremo di migliorare il servizio – dice il consigliere Di Bello -. Molto probabilmente ci organizzeremo con turni ed orari differenziati. I cittadini devono comprendere che Taranto è di tutti e che è estremamente importante mantenerla pulita».p.giuf.
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Fonte: IL TEMPO (MOLISE)
L’INIZIATIVA
Campagna contro gli abbandoniProvincia in campo per contrastare il randagismo. Testimonial la Pivetti

Una testimonial d’eccezione, l’attrice Veronica Pivetti, per la Campagna di sensibilizzazione contro l’abbandono degli animali presentata ieri dalla Provincia, alla presenza del presidente Tommaso Coletti, di Lina Bufarale e di Nicola Petta, Assessore all’ambiente. Promossa dalla Provincia in collaborazione con l’Associazione “Animalisti Italiani Onlus”, la Campagna si svolgerà durante tutto il periodo delle festività natalizie con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica e prevenire realmente il triste fenomeno del randagismo. L’Abruzzo si colloca al sesto posto in Italia per abbandono di cani e gatti e, secondo il ministero della Salute, sono 42.710 i cani randagi presenti nella nostra regione, cui vanno aggiunti oltre 50.000 gatti. «Per risolvere il problema – spiega Coletti – l’amministrazione provinciale propone l’applicazione delle leggi 281/91 in materia di prevenzione del randagismo, e 189/04 per punire abbandono e maltrattamento di animali». Obiettivo finale è quello di realizzare sul territorio un corretto rapporto uomo-animale, tutelando l’ambiente e la salute pubblica. A. Mar.
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Fonte: IL GIORNALE
È più maiale il suino o l’uomo?
In Norvegia un ex poliziotto per mesi ha abusato sessualmente di diversi suini. Il proprietario della porcilaia dove erano custoditi gli animali, accortosi di cosa stava accadendo, ha pensato bene, per non essere preso per folle, di fotografare il poliziotto mentre, dopo essersi denudato dalla vita in giù, procedeva con l’abuso sessuale. Le foto presentate ad un esterrefatto giudice hanno reso così giustizia agli animali e hanno evitato di far passare per visionario l’incredulo contadino. L’ex poliziotto è stato condannato con severità ma, penso, con un po’ d’ironia, per violazione della legge che protegge gli animali».
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Fonte: IL SECOLO XIX
Il pitone ucciso va conservato al museo storico
Aulla. Una proposta

Aulla (MS) – «Non incenerite il pitone morto trovato nel cassonetto dell’immondizia ad Albiano Magra, sarebbe bello vederlo imbalsamato ed esposto nel Museo di Storia Naturale della Lunigiana, alla Fortezza della Brunella di Aulla». E’ questo il segnale lanciato ieri mattina dai molti amanti degli animali. Il pitone intanto da Aulla è stato trasferito al Servizio Veterinario dell’Asl a Massa, a disposizione del dottor Armando Tognoni che a giorni effettuerà l’autopsia per stabilire la causa della morte del rettile lungo 4 metri. Il pitone avrebbe avuto, secondo gli esperti, un valore di 10.000 euro, data la lunghezza ed il peso, che sfiora i 60 chili. Resta da capire perché il suo proprietario lo ha ucciso. Nella zona della mandibola è stata trovata una ferita profonda, come se l’animale fosse stato colpito da un corpo contundente. Forse aveva un costo esagerato mantenerlo, ma sarebbe stato più facile venderlo, anche perché seppur non dotato di regolare Cites (la carta d’identità dei rettili), il mercato nero di queste specie tropicali è fiorente sia a Sarzana, sia in Lunigiana. Comprare un pitone cucciolo, della lunghezza di poche decine di centimetri costa 250 euro, ma mettersi in regola vuol dire far sapere a tutti della presenza nel proprio appartamento dell’animale. Più facile importarlo dal Borneo o acquistarlo da chi fa accoppiare pitoni e poi commercializza abusivamente i cuccioli senza denunciarne la proprietà. Sono molte le famiglie lunigianesi e della vallata del Magra dove sono nascoste le teche con dentro i pitoni. Un contenitore in vetro, denominato “terrario” dove si riproduce l’habitat dell’Asia o dell’Africa, coi 30-35 di temperatura e l’80-90% di umidità. Mangiano una volta ogni 4-5 giorni, prede vive, come conigli o galline, che soffocano.
Maurizio Binzeschi
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Fonte: IL TEMPO (ABRUZZO)
Cavalli bloccati ad alta quota
AVEZZANO (AQ) — Giornata impegnativa, quella di ieri, per gli uomini del Corpo forestale dello Stato di Avezzano, coordinati dal dirigente De Propris. I Forestali, infatti, con l’ausilio degli elicotteri, hanno dovuto perlustrare le zone montuose poste nei pressi di Magliano, da un versante, e di Morino, dall’altro, alla ricerca di cavalli al pascolo. In tutto una ventina di animali che, mentre si trovavano liberi nelle zone erbose di montagna, sono stati sorpresi dalle avverse condizioni meteorologiche e sono rimasti, pertanto, bloccati in alta quota. Le operazioni sono andate avanti per tutto il giorno e, probabilmente, proseguiranno anche oggi. Gli uomini del Cfs, inoltre, hanno condotto, nelle due aree, sopralluoghi di controllo del territorio per la prevenzione di reati che riguardano la tutela dell’ambiente, l’introduzione di agenti inquinanti e il fenomeno degli abusi edilizi.
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Fonte: GALILEO
TOSSICOLOGIA
Topo, non mi fido di te

di Letizia Gabaglio
La vicenda dell’Itx, il fissatore dell’inchiostro usato sui cartoni del latte artificiale per bambini che ne ha contaminato il contenuto, l’ha mostrato una volta di più: c’è bisogno di avere dati certi sulla tossicità dei composti chimici presenti sul mercato. Al momento sono infatti 30.000 i prodotti per cui non esiste alcuna documentazione, Itx compreso. L’Unione europea ha per questo dato vita a Reach (Registration, Evaluation and Autyhorization of Chemical), una legge che obbliga le aziende a fornire dati sui loro prodotti. Un provvedimento molto contestato che, se sarà approvato il prossimo anno entrerà in vigore nel 2007.
E che obbligherà l’industria a eseguire milioni di test di tossicità su animali. Alla vigilia di questa “mattanza”, però, non sono solo gli animalisti a gridare allo scandalo: un recente articolo su Nature ha proposto le ragioni di chi crede nell’efficacia dei test alternativi e alla scarsa efficienza di quelli animali. Per esempio Thomas Hartung, direttore dello European Centre for the Validation of Alternative Methods (Ecvam) del centro europeo di ricerche di Ispra, incaricato di sviluppare insieme alle industrie nuove strategie di sperimentazione in vista dell’approvazione di Reach.
Gli esperimenti su animale sono “cruenti, antieconomici e poco precisi, anzi poco affidabili”, dichiara Claude Reiss, tossicologo molecolare che ha lavorato per anni al Consiglio nazionale per la ricerca francese (Cnrs) dove è stato direttore di ricerca. Gli abbiamo chiesto di spiegarci la sua posizione.
Professor Reiss, perché secondo lei i test sugli animali non sarebbero predittivi?
“La prova è molto semplice e può essere capita anche da persone non esperte. Ogni specie è definita dalla sua capacità riproduttiva particolare che consente agli individui di una specie di riprodursi solo a seguito di un accoppiamento con un esemplare della stessa specie: cane con cane, pollo con pollo e non cane con gatto. Questo perché il corredo cromosomico è unico per ogni specie e determina la riposta di un organismo all’ambiente, il suo comportamento biologico, che è quindi anch’esso unico. Quando una specie è esposta a un agente chimico reagisce in un modo specifico che è frutto del suo patrimonio genetico. Ecco perché nessuna specie può essere considerata un modello affidabile di un’altra specie. È una prova logica”.
Cosa succederà con l’entrata in vigore di Reach?
“L’Unione Europea ha oggi una grande occasione. Se i test verranno eseguiti su animali si stima che ne verranno sacrificati 100 milioni, al prezzo di 100 euro l’uno, per un totale di 11 miliardi di euro (altre stime parlano di 5 miliardi di euro, NdR). Tra l’altro con questi test per valutare una sola sostanza si impiegano mesi e mesi per cui si finirebbe forse nel 2100. Per avere cosa? Dei risultati che non sono attendibili. Con i metodi di tossicogenomica invece si potrebbero diminuire i costi di centinaia di volte e si potrebbe finire il lavoro in 2-3 anni”.
Quali sono questi metodi?
“Per esempio con il Dna array possiamo capire cosa succede dentro una cellula quando la esponiamo a un agente tossico. In questo modo possiamo valutare la citossicità acuta: se un elemento chimico è tossico per la cellula allora lo è anche per tutto il corpo. Il contrario però non è vero. Per valutare la tossicità sistemica dobbiamo quindi aggiungere a questi metodi di “fast screening” altri test che guardano a tessuti – per esempio la perfusione di fette di organi, anche se questo è molto costoso. Secondo me il migliore test è quello che usa volontari, pagati, sotto il controllo di medici, seguiti attraverso esami, come la Tomografia a emissione di positroni (Pet), che monitorino tutti gli organi. Introducendo nell’organismo un farmaco “marcato” con degli isotopi possiamo seguirne il cammino all’interno del corpo e vedere dove esplica la sua azione, per quanto rimane in circolo, quando e quante ne viene eliminato. Insomma possiamo ottenere informazione di farmacocinetica e farmacordinamica che di solito vengono mutuate dai risultati ottenuti sugli animali. Peraltro questa tecnica viene spesso usata per capire se e dove ci sono delle metastasi perché si sa che le metastasi sono molto attive e consumano energia sotto forma di acido adenosintrifosforico (Atp): se si somministra Atp marcato con isotopi si è poi in grado di ‘vedere’ dove questa fonte di energia viene usata in eccesso, scoprendo così dove probabilmente si nascondono delle metastasi”.
I test alternativi hanno suscitato già l’interesse delle aziende farmaceutiche?
“La Food and Drug Administration statunitense ha dichiarato di recente che se le case farmaceutiche forniranno dati di farmacogenomica per i loro medicinali allora le procedure di approvazione delle loro specialità saranno accelerate in maniera significativa. Questo incoraggiamento farà si che molte industrie investano in questo campo. I metodi della nuova tossicologia sono molto meno onerosi per le industrie: i test possono essere condotti in parallelo con diverse linee cellulari, e sono più economici di quelli tradizionali. Inoltre testare direttamente su cellule umane permetterà alle industrie di diminuire gli effetti collaterali dei loro prodotti. I test infine sono facilmente standardizzabili e quindi i loro risultati possono essere riconosciuti da un paese all’altro. Per tutti questi motivi sono molto fiducioso”.
Magazine, 23 dicembre 2005
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Fonte: IL MATTINO (CITY)
Zoo, un futuro sotto l’albero
FABIO JOUAKIM
Gli animali dello zoo di Fuorigrotta si avviano verso il secondo Natale tranquillo, dopo il caos del dopo-fallimento e la riapertura della struttura a novembre dello scorso anno grazie al nuovo proprietario Cesare Falchero, già patron di Edenlandia. Ormai alle spalle i momenti drammatici, tornata la stabilità, ora però è venuto il tempo di programmare il futuro dei circa 350 ospiti (sessantacinque le specie) del giardino zoologico. Dei lavori per «Animalia», il grande parco naturale e ricreativo che dovrà prendere il posto dello zoo entro il 2006, non c’è ancora traccia. E Francesco Emilio Borrelli, assessore provinciale all’Agricoltura (con delega a parchi e aree protette) lancia il suo appello: «Tra il 27 e il 30 dicembre – dice Borrelli – è previsto un incontro con Falchero, che in quell’occasione dovrà presentare il piano con i primi ”step” dei lavori». Ieri mattina il nuovo sopralluogo allo zoo, effettuato da Borrelli e dai rappresentanti delle associazioni animaliste e ambientaliste e guidato da Roberto Lorizio, direttore del dipartimento di scienze cliniche di Veterinaria alla Federico II, che ormai da un anno e mezzo insieme al suo staff cura – senza sosta e a titolo gratuito – gli animali ospitati a Fuorigrotta, recuperando situazioni cliniche spesso disperate. «Tutti gli animali, finalmente censiti – dice Borrelli a fine sopralluogo – stanno bene, anche se ci sono alcuni casi preoccupanti». Secondo Borrelli i primi lavori da effettuare, non più rinviabili, riguardano l’adeguamento degli spazi riservati ai felini: tanti, generalmente anziani, ospitati in gabbie piccole e vecchie (e vincolate dalla sovrintendenza). L’accenno al censimento non è casuale. Dopo il furto dei computer – con relativi dati sugli animali – avvenuto ai tempi del grande caos, è stata un’impresa persino ricostruire l’esatto numero degli ospiti. Figurarsi le loro schede mediche, oggi precise e dettagliate: all’inizio, per conoscere l’età di alcuni esemplari è stato necessario ricorrere ai ricordi dei dipendenti dello zoo più anziani. Oggi la condizione degli animali è molto migliorata e non ci sono più trasferimenti verso altre strutture. Anzi, ci sono nuovi arrivi (pellicani, cormorani, un cammello, un daino) e nuovi nati (uno struzzo, un emù). Le situazioni preoccupanti sono soltanto quelle di Cristina, la tigre di 27 anni – l’equivalente di oltre cento anni per gli umani – che ha di recente rischiato l’abbattimento (mentre lo stato del leone Simba migliora nonostante l’età), e in tono minore di Sabrina, l’elefantessa tra le attrazioni dello zoo. Oggi Sabrina non è nel suo recinto: è al caldo, protetta dalle stufe, con la pelle coperta da un emolliente contro i repentini cambiamenti di clima e i «geloni». L’altra attrazione dei bambini, la giraffa Bakalù, aspetta una compagna: non sarà facile, vista la situazione transitoria della struttura e i pochi spazi a disposizione. Da registrare un solo decesso, una cicogna uccisa da un’epatite fulminante. Ma, racconta Lorizio, secondo gli etologi sulla morte dell’animale avrebbe pesato l’angoscia della solitudine, dopo la morte della compagna.
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Fonte: IL GIORNO
STAMINALI – Neuroni umani nei topi per capire (e sconfiggere) il Parkinson
San Diego (Usa) – Centomila cellule staminali umane iniettate nel cervello di feti di topo si sono sviluppate e integrate, fino a diventare cellule adulte perfettamente efficienti. E’ incredibile il risultato raggiunto dai ricercatori del Salk Institute di San Diego, in California, soprattutto visto nella prospettiva di conoscenza e cura di malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson. I ricercatori sono infatti convinti che l’esperimento aprirà nuove prospettive nella ricerca: per ora, comunque, il lavoro è finalizzato a capire meglio la malattia, più che a una forma di cura. Ma una delle strade per guarire il morbo è l’uso delle cellule staminali e, partendo da questo esperimento, sarà forse possibile capire quanto è meglio iniettarle.
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Fonte: IL GIORNO
Denuncia – Sigilli ad allevamento napoletano
Faceva crescere i conigli con antibiotico cancerogeno

Napoli – Una triplice denuncia e il sequestro di 7500 conigli: così si è conclusa l’indagine dei carabinieri Nas in un allevamento a Torre del Greco, nel Napoletano. Per fare crescere più velocemente gli animali, secondo l’accusa, il proprietario somministrava un antibiotico il cui uso è vietato dalla Commissione Europea. L’Olaquindox, infatti, può avere effetti cancerogeni o mutageni.
L’allevatore di 42 anni è stato denunciato per esercizio abusivo della professione di veterinario, adulterazione di sostanze alimentari e anche di ricettazione, visto che il farmaco veniva importato illegalmente dall’Est Europa.
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Fonte: IL GIORNO
Filo diretto con Il Giorno
UOMINI E TOPI NON SONO UGUALI

Caro Direttore,
ci dicono che l’inchiostro “Itx” che ha contaminato il latte sia innocuo. Lo sostengono i ricercatori dopo averlo fatto assaggiare ai topi.
Ormai, è evidente, uomini e topi appartengono alla stessa famiglia. Sì, però, e gli altri animali? Attenzione: la pecora digerisce bene l’acido cianidrico che uccide l’uomo in pochi minuti ed il coniglio fa pranzo e cena col fungo “ammanita phalloides” che distrugge il fegato umano ecc. Se ciò accadesse anche con l’inchiostro?
Caterina, Milano
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Fonte: LA GAZZETTA DI SONDRIO
Usano – illegalmente – le esche velenose per ammazzare le nutrie o le volpi ammazzando così 26 cani!
Riceviamo. Argomento proposto da LORENZO CROCE

IL FATTO (fonte ANSA)
Ventisei cani sono morti negli ultimi 2 giorni nella campagna della provincia di Cremona uccisi da bocconi di cibo avvelenati. Si pensa che le trappole siano per le nutrie o per le volpi, ma a inghiottire le esche sono soprattutto i cani. Segnalazioni e denunce si susseguono. Carabinieri e agenti della polizia provinciale intensificano le indagini dopo aver informato anche la procura della Repubblica, dal momento che sistemare bocconi killer nelle campagne e’ un reato. Le polpette sono state disseminate non solo nella campagna tra Corte de’ Frati, Persico Dosimo, Persichello e Barbiselle, come sembrava in un primo tempo, ma anche nel territorio compreso fra Robecco d’Oglio, Monasterolo, Castelnuovo Gherardi e Scandolara Ripa d’Oglio. I cacciatori limitano al massimo le battute in quella zona. Le esche avvelenate sono polpettoni di carne di pollo e di manzo, gettati a ridosso dei fossi, lungo le stradine e in mezzo alle colture. Contengono stricnina, diserbante e liquido anti-gelo. Sostanze che non lasciano scampo: uccidono tra atroci sofferenze
LA DENUNCIA
L’associazione Italiana difesa Animali ed Ambiente – AIDAA e l’associazione animalista Bairo hanno presentato un esposto alla procura della repubblica di Cremona ed al corpo forestale dello stato ed alla polizia Provinciale di Cremona per denunciare lo sterminio di cani in provincia di Cremona ma anche per denunciare il tentativo goffo quanto gravemente dannoso ed illegale di utilizzare le esche velenose per ammazzare le nutrie o le volpi che popolano la zona in cui sono stati avvelenati i ventisei cani.
“Ci aspettiamo una azione energica da parte delle autorità competenti.-ci dice Lorenzo Croce presidente nazionale AIDAA- che porti all’individuazione del colpevole o dei colpevoli, AIDAA e Bairo si sono messe assieme in questa azione di denuncia e insieme qualora fosse individuato il colpevole di questa orrenda strage si costituiranno parte civile per chiedere i danni in quanto è buona cosa che questi delinquenti non siano colpiti solo nella loro persona ma anche pesantemente nel loro portafoglio i quattrini li destineremo, almeno per quanto riguarda AIDAA, al fondo per la tutela dei cani abbandonati”
GdS 10 XII 2005 – www.gazzettadisondrio.it
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Fonte: SWISSINFO
Cani pericolosi: BS, progetto nuova legge
BASILEA – Il governo del Canton Basilea Città ha presentato oggi un progetto di legge sul possesso di cani rafforzata rispetto a quella attualmente in vigore. Il modello basilese vuole fungere da spunto per una normativa a livello nazionale.
Basilea Città e Basilea Campagna avevano stilato alcuni anni fa una lista delle razze potenzialmente pericolose. Chi vuole possedere certi cani deve adempiere a determinate condizioni e agli animali vengono applicati chip d’identificazione. Dopo i primi cinque anni di esperienze Basilea Città intende ora attualizzare la sua legge, è stato affermato oggi in una conferenza stampa.
In futuro tutti i cani che vivono nel cantone andranno registrati e marcati, ha spiegato il responsabile del dipartimento della sanità Carlo Conti. Inoltre il governo desidera avere la possibilità di vietare singole razze. Attualmente si pensa solo al pitbull. Alle autorità dovrà pure essere giuridicamente permesso il sequestro dell’animale in caso di pericolo incombente. Medici e veterinari dovranno notificare morsicature di cani, così da poter realizzare una statistica.
L’età minima per detenere una razza potenzialmente pericolosa sarà portato da 20 a 25 anni. Il progetto di revisione chiede anche che ogni proprietario di cani abbia un’assicurazione responsabilità civile. Delle razze a rischio si potrà possedere un solo esemplare per economia domestica. Il governo vuole poi poter imporre guinzaglio e museruola a certe razze, proibire a singole persone la detenzione di qualsiasi cane nonché poter chiedere una ripetizione dei test attitudinali.
Poiché il modello pionieristico basilese è stato molto lodato, non è stato sviluppato solo internamente ma inglobato nelle discussioni in corso in vista di una soluzione federale. La mobilità rende insensati regolamenti cantonali, ha affermato Conti. Il governo adotterà una legge cantonale solo se non si dovesse giungere a una normativa a livello nazionale. Il veterinario cantonale Markus Spichtig ha ammesso che anche tra gli specialisti è molto controversa l’utilità di una lista delle razze.
SDA-ATS
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Fonte: TICINONLINE
Cani pericolosi: proprietaria ricorre a Strasburgo dopo sentenza TF
LIESTAL – La proprietaria di un cane considerato pericoloso, domiciliata nel Cantone di Basilea Campagna, intende ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo contro la sentenza del Tribunale federale. Quest’ultimo infatti ha confermato le disposizioni attualmente in vigore nel semicantone secondo cui i proprietari di determinate razze devono disporre di un’autorizzazione. La donna possiede un dobermann istruito per la zooterapia.
La basilese si sente discriminata, ha detto oggi all’ats. Per ottenere l’autorizzazione dovrà far superare al cane un ulteriore esame e assumere i relativi costi. Inoltre una persona dovrà portarsi garante della reputazione della donna, la quale ha dunque incaricato un avvocato affinché impugni la sentenza del TF davanti alla Corte di Strasburgo.
Dal canto suo la comunità d’interessi contro la discriminazione di determinate razze di cane –

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