WarDrome Sci-fi MMORPG
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comunità di poesia e lotta dal 2002
Friday November 17th 2017

Notiziario animalista

Fonte: http://www.bairo.info/pag174.html
Ridurre degli esseri viventi a poltiglia di carne non ha giustificazione alcuna. La crudeltà degli esperimenti nei laboratori di ricerca sono deprecabili e schifosamente ignobili. Come si può infierire con tanta cinica indifferenza e dirsi al servizio del benessere umano?
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Fonte: IL SECOLO XIX
Avvelenato un cane
Morto a Bottagna dopo una atroce agonia

Bottagna (La Spezia) – Uno spinone tedesco è morto avvelenato dopo aver ingerito bocconi di veleno per topi. E’ accaduto a Bottagna, dove l’animale, di proprietà di Mauro Comirano, vigile urbano a Lerici, era stato lasciato in libertà al di fuori del recinto dove di solito trascorreva intere giornate. Toby, questo il nome del cane avvelenato, era uno splendido spinone che trascorreva intere giornate con Chiara, la figlia del vigile urbano che ha 3 anni e non si sa dar pace per quanto accaduto.
Quando il cane è tornato a casa, non si reggeva in piedi, così il suo proprietario si è subito allarmato. Dopo essere stato visitato dal veterinario di Ceparana, Toby è stato immediatamente sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Flebo, catetere e l’operazione non sono tuttavia stati sufficienti per strapparlo ad un destino così atroce e ieri è morto dopo due giorni di agonia. Ora è allarme in tutta la vallata del Magra perché si teme che qualcuno abbia seminato bocconi avvelenati. I proprietari dello spinone morto avvelenato si augurano che il triste “dazio” pagato dal loro quadrupede eviti nei prossimi giorni altre fini atroci a cani o gatti che girano per le vie del paese. Maurizio Binzeschi
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Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
Manza abbattuta con il mitra
di Simone Biazzi
SCANDOLARA R. D’OGLIO (CR) — Da cinque giorni si aggirava tra le campagne di Scandolara Ripa d’Oglio, Seniga e Binanuova, ma solo nel primo pomeriggio di ieri, verso le 13.20, è stata fermata, purtroppo a colpi di mitra dopo una lunga caccia. E’ la fine toccata a una manza di tre quintali che, nella notte a cavallo tra giovedì e venerdì, era scappata dalla stalla dell’azienda di proprietà dei fratelli Losio, in località Monte Pelato a Binanuova. L’animale, però, era di proprietà di un commerciante francese che aveva sistemato alcuni capi di bestiame nell’azienda dei Losio, per poi rivenderli. Sino a ieri, tanti tentativi di cattura. Tutti vani nonostante l’impegno degli allevatori, che sino all’ultimo hanno provato a raggiungere il bovino e a fermarlo senza ucciderlo e che hanno pure cercato, per quanto possibile, di tenerlo sotto controllo, di seguire i suoi spostamenti. Ieri mattina, mentre l’animale iniziava ad avvicinarsi alle case, dopo che nelle ore precedenti aveva anche attraversato la strada colpendo e danneggiando un’auto in transito, la decisione di allertare i carabinieri di Robecco d’Oglio, competenti per territorio, e i vigili del fuoco. Erano le undici e a quell’ora è iniziata la caccia, serrata, alla manza nei campi. Anche stavolta, ogni tentativo di cattura incruenta è risultato vano. A quel punto, i militari dell’Arma hanno contattato l’Asl e richiesto la disponibilità del narcotico per addormentare il bovino. A fronte della risposta negativa, e della situazione di pericolo visto che l’animale sembrava pronto a caricare, dopo aver ottenuto l’autorizzazione dall’allevatore, è stata presa la decisione più dura, quella di abbattere l’animale. Sono stati i carabinieri a sparare con il mitra. La manza è crollata a terra. Caccia finita, seppure nel modo non voluto. Sui volti degli uomini dell’Arma, e su quelli di tutti i presenti, tanta amarezza per un epilogo che, a quel punto, era però inevitabile. La carcassa è stata poi rimossa e riportata alla cascina dei fratelli Losio.
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Fonte: IL GIORNO
La storia: La vice presidente dell’associazione Bairo
Quella “strana bambina” che parlava ai vitellini

Ivan Albarelli
Soncino (Cr): – Da piccola parlavo agli animali, passavo ore nelle stalle assieme ai vitellini e alla fine mi divertivo di più che a giocare con i miei coetanei.- Quando si dice il destino: Enrica Boiocchi, vice presidente dell’associazione animalista Bairo (c’è un sito web: www.bairo.info), in difesa “di coloro che sono senza voce” ce l’ha nel sangue fin da quando era piccola. Per loro – ho fatto a botte con i cuginetti che volevano dar fuoco a un formicaio.- Ricorda come fosse ieri il giorno in cui, sempre da bambina, – osservai atterrita la scena di un vitello destinato al mattatoio e caricato sul camion a suon di bastonate fino a essere tramortito.- Consolava il maiale il giorno prima della sua uccisione. E non le dava fastidio essere presa sottilmente in giro da adulti e ragazzi per queste sue “stranezze”. In una terra dove ieri come oggi agricoltura e allevamento sono la spina dorsale dell’economia locale – dove non è raro, mentre guidi, imbattersi in camion carichi di suini diretti al macello che ti guardano con i loro occhi curiosi.- lei alla fine era liquidata come “la bambina che aveva delle fantasie”. Fantasie che però, da grande, sono diventate una delle sue ragioni di vita. Quasi silenziosamente, senza azioni eclatanti ma con la tranquillità e la forza di chi alla fine sa “che bisogna farlo”, Enrica Boiocchi ha continuato sulla sua strada portando a casa piccoli e grandi successi che a poco a poco hanno fatto breccia nella solida cultura contadina che considera gli animali, ingredienti per cotechini, zamponi e bistecche. Ex insegnante, ha avviato sue anni fa nelle scuole primarie (terze quarte e quinte elementari di un tempo) del secondo Circolo didattico di Crema un progetto pilota di sensibilizzazione con i bambini:- E li mi sono accorta di quanto sia facile far passare un messaggio d’amore e di rispetto nei confronti degli animali, domestici e non solo. In dieci ore, nel corso dell’anno ho anche affrontato in modo soft un tema forte come la vivisezione.- Le sue lezioni sono state accolte con entusiasmo da maestre e genitori. Quest’anno da gennaio si ricomincia. A Crema e per la prima volta anche alle primarie di Soncino. Merito in questo secondo caso dell’alleanza stretta col sindaco leghista Francesco Pedretti, legato alle tradizioni – ma con una figlia che è vegetariana da quando aveva 13 anni.- Enrica ha “tallonato” da vicino Pedretti, durante la campagna elettorale la scorsa primavera, per strappargli la promessa di realizzare il primo Ufficio per la tutela dei diritti degli animali della provincia di Cremona. Impegno che il Sindaco, appena eletto, ha mantenuto: già a gennaio, per un pomeriggio alla settimana, il giovedì dalle 16 alle 19, l’Ufficio entrerà in azione. E nei ritagli di tempo Enrica scrive deliziosi racconti – per quanto duri e a volte tragici – su cani e gatti coccolati o seviziati dagli umani. Una raccolta è già stata pubblicata. Un’altra è in cantiere: – E stavolta parlerà anche di mucche e di cavalli. Mi resta solo da trovare un editore che me la pubblichi.-
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Fonte: LIBERO
CASO ANIMALI
E’ comunque amore, bestia o uomo che sia

Hector, il pastore tedesco della signora Patrizia muore e lei teme quasi di offendere la sensibilità altrui nel gridare questo suo amore verso un animale che le è stato accanto per tredici anni. Ci sono persone, uomini e donne, che ci stanno accanto anche per più tempo e posso assicurare alla cara amica che sono peggio di tanti animali. Tutto è nello stabilire cosa si intende per animale e cosa, a nostro avviso, può chiamarsi amore. Quando Patrizia, con dignità, esprime il suo amore per Hector, significa quanti momenti questo ” animale” abbia con lei condiviso, belli e brutti. E quel che più conta: senza mai giudicare, ma esternare lo sguardo languido di chi ha ” solo” tanto amore da offrire. Senza nulla da pretendere in cambio. Piuttosto mi chiedo come mai si spendano centinaia di migliaia di euro alle porte dell’estate con pubblicità che invitano a non abbandonare il proprio ” Fido” in strade dove omicidio o suicidio è certo che avvenga. Per carità, invito sacrosanto. Ma inviterei anche i nostri ristoranti e alberghi e negozi a togliere dai loro ingressi quell’odioso manifestino, ” Io non posso entrare”, riferito al nostro amico quattrozampe. Provate ad entrare con un cane in un cimitero per salutare un vostro congiunto. Attilio e Cleopatra, i miei due cani ne sanno qualcosa. Quando vado a trovare mia moglie, e cioè la loro mamma, devo sempre farlo da clandestino. I miei cani avvertono la presenza di chi hanno tanto amato, sebbene a due metri sotto la terra. Con il loro ineguagliabile olfatto sembra che me la riportino in vita. Ho due figli che amo più della mia vita, cresciuti da mia moglie, da me e da Attilio e Cleopatra. Sì perché, per chi ancora non lo sapesse, gli animali sono degli ottimi terapeuti. Non si offendano quelli umani. Cercherei di modificare il detto e luogo comune ” quel medico è un cane”. Un pensiero da parte di Attilio e Cleopatra a tutti gli Hector della Terra. ” Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana. Sull’universo ho ancora i miei dubbi” ( Albert Einstein ). Bartolo Fontana
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Fonte: LIBERO
Cane e gatto denutriti: denunciato
Rozzano (MI) – Denutriti e abbandonati dal padrone, ricoverato in ospedale per problemi di etilismo, un cane e un gatto sono stati salvati dall’Enpa ( Ente nazionale protezione animali). Sabato scorso i volontari dell’associazione, su segnalazione di alcuni vicini, sono entrati in un appartamento di Rozzano e hanno portato gli animali nel canile competente per territorio. Il proprietario è stato denunciato
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Fonte: LIBERO
Un topo con cellule di cervello umano per studiare le patologie neurologiche
SAN DIEGO – Un topo con cellule prese dal cervello dell’uomo. Lo scopo è quello di studiare – grazie a questo modello – le malattie neurologiche, come il morbo di Parkinson, e di cercare nuove cure al male. L’esperimento è stato eseguito da un gruppo di ricercatori del Salk Institute di San Diego ( Stati Uniti), diretti da Fred Gage. I ricercatori hanno iniettato nel cervello di un embrione di topo di 14 giorni circa centomila cellule staminali embrionali dell’uomo. Risultato: il topo è nato con circa lo 0,1 per cento di cellule umane nel cranio, una percentuale troppo bassa per ” umanizzare” il topo in questione. « L’esperimento ci ha permesso di scoprire che l’iniezione di cellule staminali umane non ha cambiato la struttura del cervello del topo » , ha spiegato Gage. Dopo tutto, sostiene il ricercatore, il topo possiede il 97,5% di geni simili a quello dell’uomo. « Il pericolo arriverebbe se si tentasse di ” umanizzare” troppo l’animale, ma non penso che i ricercatori arriverebbero a tanto » , ha spiegato David Magnus, direttore dello Standard Medical Center for Biomedical Ethical. Ora i ricercatori cercheranno di indurre nel topo la malattia di Parkinson e di trovare un modo efficiente per guarirlo con l’utilizzo di cellule staminali. Quella di Parkinson è una delle malattie del cervello più diffuse e interessa pazienti di età media compresa tra i 45 e i 60 anni di entrambi i sessi. Una delle strade che oggi vengono seguite per guarire la malattia è proprio l’uso delle cellule staminali e Gage si propone di capire quando andrebbero iniettate nel paziente. Al momento infatti, esperimenti di questo genere non sono mai stati fatti sull’uomo perché ancora poco si conosce su ciò che potrebbe accadere da una simile iniezione. « È questo il motivo che ci ha spinto all’esperimento, accelerare una soluzione che sappiamo importante, ma che al momento non riusciamo a sperimentare » , ha detto Cage. Se la ricerca darà una risposta interessante, i ricercatori sono pronti per inserire cellule umane anche nel cervello delle scimmie.
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Fonte: SANI HELP
Staminali, topo con cervello umano per fermare il Parkinson
SaniNews – In America è nato un topo molto intelligente: il suo cervello è stato creato in laboratorio con centomila cellule staminali embrionali umane.
Niente paura, però: come assicura il suo papà, solo lo 0,1 per cento delle cellule cerebrali nel cranio un topo è umana, una percentuale che non si avvicina neppure lontanamente a umanizzare i roditori. La cavia verrà utilizzata per studiare l’effetto dell’impianto di cellule cerebrali embrionali per la cura del morbo di Parkinson.
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Fonte: LA REPUBBLICA
Esperimento di un gruppo di scienziati di San Diego. L’iniezione di cellule umane nell’animale non muta la struttura neurologica
Cellule umane nel cervello del topo per studiare il morbo di Parkinson

di LUIGI BIGNAMI
MILANO – Un topo con una piccola quantità di cellule umane prese dal cervello dell’uomo. L’esperimento è stato fatto da un gruppo di ricercatori del Salk Institute di San Diego (Stati Uniti), che oggi ne hanno dato l’annuncio. Lo scopo è quello di studiare – grazie a questo modello eccezionale – il morbo di Parkinson e di cercare nuove cure al male. Guidato da Fred Gage, il gruppo di ricercatori ha iniettato in un embrione di topo circa 100.000 cellule embrionali dell’uomo. Alla nascita esso possedeva lo 0,1% di cellule cerebrali di tipo umano, troppo poche – sostengono i ricercatori – per “umanizzare” il topo in questione. “L’esperimento ci ha permesso di scoprire che l’iniezione di cellule staminali umane non ha cambiato la struttura del cervello del topo”, ha spiegato Gage. Dopo tutto, sostiene il ricercatore, il topo possiede il 97,5% di geni simili a quello dell’uomo. “Il pericolo arriverebbe se si tentasse di ‘umanizzare’ troppo l’animale, ma non penso che i ricercatori arriverebbero a tanto”, ha spiegato David Magnus, direttore dello Standard Medical Center for Biomedical Ethical. Ora i ricercatori cercheranno di indurre nel topo la malattia di Parkinson e di trovare un modo efficiente per guarirlo con l’utilizzo di cellule staminali. Quella di Parkinson è una delle malattie del cervello più diffuse e interessa pazienti di età media compresa tra i 45 e i 60 anni di entrambi i sessi. Una delle strade che oggi vengono seguite per guarire la malattia è proprio l’uso delle cellule staminali e Gage si propone di capire quando andrebbero iniettate nel paziente. Al momento infatti, esperimenti di questo genere non sono mai stati fatti sull’uomo perché ancora poco si conosce su ciò che potrebbe accadere da una simile iniezione. “E’ questo il motivo che ci ha spinto all’esperimento, accelerare una soluzione che sappiamo importante, ma che al momento non riusciamo a sperimentare”. Se la ricerca darà una risposta interessante, i ricercatori sono pronti per inserire cellule umane anche nel cervello delle scimmie.
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Fonte: LA PROVINCIA DI COMO
Marco Marelli: «Sparare e uccidere non è l’unico modo per risolvere il problema della popolazione in esubero» Troppi cinghiali? «Colpa dei cacciatori» Il presidente dell’Enpa: «Introdotte specie non autoctone per far felici doppiette e ristoratori»
LENNO (CO) – I cinghiali sono le vittime innocenti della irresponsabilità o, addirittura, dell’ingordigia degli uomini che non molto tempo fa hanno immesso nel territorio lariano una specie non autoctona pur di far felici cacciatori, ristoratori, conduttori di baite di montagna, perfino macellai e produttori di insaccati. Questo, in sintesi, è il pensiero di Marco Marelli, presidente della sezione di Como dell’Ente nazionale protezione animali. «Rompo il silenzio perché non ne posso più di leggere dichiarazioni sulla caccia al cinghiale – dice Marelli – come se la colpa fosse degli animali che continuano a prolificare sui monti lariani. Sono convinto che le mie affermazioni susciteranno delle polemiche, ma non posso tacere sugli errori che sono stati fatti, tenendo conto che i responsabili sono ancora in circolazione. Perché nessuno s’interroga su chi ha prelevato i cinghiali da altre zone dell’Italia e li ha portati in provincia? Certamente gente smaniosa di avere prede sostanziose da cacciare. Ma le responsabilità cadono anche su quelli che, seduti dietro una scrivania, hanno autorizzato e benevolmente accettato l’operazione. Non è tollerabile che alcuni degli originari fautori dell’iniziativa anti-cinghiali vengano ora presentati come salvatori del territorio». Marelli avanza delle proposte.«I sistemi di controllo numerico dei cinghiali non sono solo quelli tanto amati dai cacciatori secondo i quali basta sparare e uccidere – fa presente Marelli – ma si tratta di prendere in considerazione altri metodi per la limitazione delle nascite tramite foraggi trattati con sostanze anticoncezionali. Inoltre per tenere lontani gli ungulati dalle abitazioni e dai terreni coltivati ci sono metodi incruenti come l’uso di sostanze naturali che riproducono l’odore di uno dei nemici naturali del cinghiale, l’orso, oppure installando diffusori di ultrasuoni che con la loro lunghezza d’onda risultano fastidiosi o addirittura insopportabili ai soli cinghiali. L’uomo deve finirla di pensare di essere il padrone del mondo e di poterlo assoggettare solo con la violenza». Da ultimo viene il consiglio in risposta alla proposta del caposquadra cacciatori Prealpi Comasche, Livio De Angeli, rivolta a reclutare per le battute anche cittadini volonterosi, non necessariamente cacciatori. «Esiste una legge nazionale che regola il settore della caccia a riprova che è una pratica pericolosa se praticata con leggerezza – conclude Marelli – ricordiamoci che lo spingere la selvaggina in una certa direzione è un’attività di caccia non consentita a chi è privo di licenza. Non si tratta, infatti, di una mera scampagnata in allegria». Marco Luppi
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Fonte: LA PROVINCIA DI SONDRIO
In arrivo il lettore di microchip: attenzione alle multe Quattro zampe smarriti o senza controllo? Ora il Comune può risalire ai proprietari
TIRANO (SO) – Novità in arrivo a Tirano per i cani, e soprattutto per i loro padroni. Il Comune aduano si è dotato, infatti, di un apposito lettore di microchip, utile per risalire ai proprietari degli animali a spasso senza padrone e registrati non più con il tatuaggio cutaneo ma con il moderno tatuaggio elettronico. Lo strumento è in grado, infatti, di leggere il numero di identificazione codificato da un microchip – grande pochi millimetri – che viene applicato sotto la pelle dell’animale in sostituzione al vecchio tatuaggio. Ciò consentirà di risalire più agevolmente ai padroni in caso di smarrimento dei quattro zampe, ma anche di sanzionare quei proprietari di cani che lasciano i propri animali liberi senza garantire il dovuto controllo e prevenire comportamenti pericolosi (la multa per chi lascia un animale incustodito è 50 euro). Dovrebbero essere installati a breve, infine, in giro per la città gli appositi contenitori di sacchetti per raccogliere gli escrementi dei cani, che potranno essere utilizzati dai padroni quando portano a spasso i propri animali.
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Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
Un appello
«Salviamo gli animali selvaggi»

Gli animali sono esseri viventi, simpatici come i delfini, cani e i gatti. Però per alcuni animali selvaggi come gatti, delfini, cani e balene ecc… E’ difficile vivere per i disagi come i cani e gatti che li investono e per le balene e i delfini che a furia dell’inquinamento delle industrie e delle barche muoiono. Quindi vi prego: “Diminuite il traffico e l’inquinamento per questi poveri animali”. Sono certo che un vostro appello aiuterà questi poveri animali e farà loro bene. Simone Sorrenti quinta D, scuola elementare Enzo De Muro Lomanto, secondo circolo, Canosa
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Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
Le bistecche Usa tornano in Giappone
TOKYO – Il governo giapponese ha deciso di ritirare l’embargo sulla carne di manzo in arrivo da Stati Uniti e Canada. Il divieto durava da due anni ed era stato applicato in via preventiva contro il morbo della «mucca pazza». La notizia è stata salutata con entusiasmo dalle autorità di Washington, che hanno assicurato la revoca dell’embargo sulle carni vaccine del Sol Levante, scattato in risposta a quello disposto da Tokyo. Le regole imposte dal Giappone per l’importazione della carne nordamericana escluderanno tuttavia l’ingresso delle parti più a rischio degli animali, come cervello e midollo. Nel 2003 gli acquisti nipponici di carne statunitense furono pari a 200mila tonnellate, il 20% del consumo domestico.
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Fonte: SWISS INFO
Cani pericolosi: governo può già vietarli per ordinanza
BERNA – La commissione della scienza, dell’educazione e della cultura del Consiglio degli Stati vuole che il divieto per i cani potenzialmente pericolosi entri in vigore al più presto. Le possibilità legali per farlo ci sono già, ha comunicato oggi la commissione, riferendosi a due articoli della legge sulla protezione degli animali, modificati in seguito all’adozione della legge che regola l’ingegneria genetica in Svizzera (Genlex).
In particolare, la commissione ha citato gli articoli sull’allevamento e lo sviluppo di animali con caratteristiche particolari, come anche il divieto di animali abnormi. Questi articoli, ha sostenuto il vicepresidente della commissione Hermann Bürgi (UDC/TG), possono essere applicati a razze di cani potenzialmente pericolose. La commissione ha quindi inoltrato una mozione al Consiglio federale. Il governo dovrà entro fine gennaio preparare un’ordinanza di applicazione.
La commissione degli Stati sostiene sul fondo la decisione dell’omonima commissione del Nazionale, ha affermato Anita Fetz (PS/BS). A suo avviso, però, l’entrata in vigore anticipata per via di ordinanza dei due paragrafi della legge sulla protezione degli animali è il modo più sicuro e veloce per realizzare tale obiettivo. Poiché i termini per lanciare il referendum sono scaduti non bisogna temere una consultazione.
La commissione del Nazionale voleva inserire il divieto dei cani pericolosi nella revisione della legge sulla protezione degli animali, ora in discussione alle Camere, in seguito al dramma di Oberglatt (ZH) del primo di dicembre scorso, quando un bambino di 6 anni è stato sbranato da tre pitbull.
Stando alla commissione del Nazionale, alla legge sulla protezione degli aninali andrebbe aggiunto un capoverso che recita: “L’introduzione, l’allevamento e il possesso di cani con un elevato potenziale di pericolosità per le persone sono vietati. Il Consiglio federale regola i particolari”.
Per la commissione degli Stati, il fatto di non inserire nella revisione di questa legge l’articolo sui cani pericolosi permette di evitare un eventuale referendum.
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Fonte: ECO BLOG
Depilatori di scoiattoli
Ci sono persone che, per lavoro, raccolgono peli di scoiattoli con tubo legato ad un tronco di un albero, in un bosco frequentato da scoiattoli, con dentro alcune nocciole a fare da esca.
La bestiola le vede, si infila nel tubo e lì dentro una striscia di nastro adesivo trattiene alcuni peli (pochissimi!) dello scoiattolo.Crudeltà gratuita? No, anzi, tutto il contrario! Si tratta di un sistema per raccogliere dati sulla distribuzione degli scoiattoli rossi (Sciurus vulgaris) e grigi (Sciurus carolinensis) nei boschi del Lago Maggiore. I ricercatori vogliono sapere se gli scoiattoli che vivono nel Parco dei Lagoni di Mercurago sono grigi o rossi e lo fanno cercando di non traumatizzare le bestiole. Prendere solo qualche pelo senza catturarli e senza maneggiarli, è il sistema di censimento meno stressante per gli scoiattoli. Gli scoiattoli rossi sono in diminuzione in tutta Europa, perchè quelli grigi (provenienti dal Nord America) li stanno mettendo in difficoltà. Per poter proteggere quel che resta della nostra fauna dall’estinzione occorre prima di tutto sapere se c’è ancora qualcosa da proteggere. Ecco il senso della depilazione degli scoiattoli!I risultati della ricerca saranno esposti venerdì 16 dicembre, alle 21:00, presso la sede del Parco (via Gattico 6 a Mercurago di Arona (NO) ) in una serata aperta al pubblico.Su ecoblog avevamo parlato di scoiattoli qualche giorno fa. La foto viene dalla wikipedia in inglese, dove sono descritte le due specie. Se masticate l’inglese potete leggere l’appello per salvare gli ultimi scoiattoli rossi del Regno Unito, dove i grigi sono arrivati e hanno spazzato via i rossi. proprio come sta accadendo in Italia.
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Fonte: IL MESSAGGERO (UMBRIA)
INCIDENTI DI CACCIA
Spara al cinghiale, ferisce d
onna in casa
di RICCARDO SERRONI
Sigillo (PG) – In una battuta al cinghiale alla periferia di Sigillo qualche cacciatore, invece di colpire gli animali, ha preso a pallettoni due abitazioni. L’episodio è avvenuto di mattina, esattamente alle 8,50. I cinghiali stavano risalendo dalla vallata verso il parco del monte Cucco ed i cacciatori hanno sparato nonostante non ci fossero i limiti di sicurezza per la vicinanza di alcune abitazioni. Gravi le conseguenze, compreso il ferimento leggero di una donna.
Un proiettile ha colpito e forato il portone d’ingresso della casa di G.F. ed N.F. ed ha finito la sua traiettoria incastrandosi ad una decina di centimetri di profondità del muro opposto. Un altro è finito, invece, nella camera da letto di M.E. e B.E.. Il pallettone ha perforato la serrandina ed il vetro della finestra, ha ferito di striscio sul naso la padrona di casa (M.E.) che era sdraiata sul letto, è rimbalzata sulla parete opposta ed ha fatto esplodere la radiosveglia posta sul comodino contro cui ha esaurito la sua energia dirompente.
Immediata è scattata la denuncia ai carabinieri di Sigillo che hanno effettuato i rilievi balistici, hanno recuperato il corpo del reato (i due proiettili) ed ora stanno svolgendo le indagini per risalire all’autore, o agli autori, del gesto sconsiderato. Per i padroni di casa, oltre ai danni materiali, un grandissimo spavento.
Alcuni giorni fa la provincia di Perugia ha puntato il dito sui danni causati dai cinghiali ad agricoltura e zootecnia (1.085 nel 2004) ma l’episodio di Sigillo riapre un altro fronte: quello della sicurezza e dei danni causati più che dagli animali dalle battute di caccia al cinghiale. Non a caso negli ultimi anni sono nate diverse associazioni che promuovono l’autodifesa dai cacciatori. Organismi che vanno in soccorso delle famiglie delle vittime dei cacciatori, fornendo un aiuto anche a chi subisce danni materiali e personali causati accidentalmente dalle ”doppiette”.
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Fonte: BRESCIA OGGI
SONICO. Un ricovero invernale per gli «operatori a quattro zampe» del Consorzio forestale Valle Allione
Il Comune «salva» cinque asini
Reclutati come tosaerba ecologici, sono ora ospiti dell’amministrazione

di Lino Febbrari
Sonico (BS) – Una casa invernale e una nuova «salvezza» per cinque asini fortunati. Dopo aver passato l’estate e l’autunno sui monti di Malonno a mangiare l’erba dei pascoli incolti, i quadrupedi salvati mesi fa dal macello dal Consorzio forestale Valle Allione sono stati «adottati» dal Comune di Sonico, che li custodirà in una stalla fino all’arrivo della primavera, quando potranno tornare in quota a svolgere la funzione di rasaerba ecologici.
«Fortunatamente abbiamo trovato una buona sistemazione – chiarisce Christian Donati, direttore dell’ente consortile che raggruppa i comuni di Malonno, Paisco, Sellero, Capodiponte, Ono San Pietro e Cerveno ( altri soci fondamentali sono la Comunità montana e l’Ersaf) – così nel 2006 potremo “riaussumerli” per il recupero di altre aree montane abbandonate e per i progetti di educazione ambientale di pet therapy che stiamo valutando insieme al Parco dell’Adamello».
Prima di raggiungere la stalla, gli animali hanno fatto tappa nel prato retrostante l’ex scuola materna di Rino: ad attenderli c’erano gli studenti delle elementari del paese. Angela e Jessica, due animatrici dell’associazione naturalistica «Il Rododendro», creata dal Consorzio e composta da giovani prevalentemente laureati nell’Università della montagna di Edolo (un gruppo svolge attività didattica e valorizza il giardino botanico Vivione di Paisco), hanno improvvisato una lezione all’aperto soddisfacendo molte curiosità dei piccoli sulla vita e sulle abitudini degli asini.
«La nostra realtà – sottolinea il presidente del Consorzio forestale Giovanni Verga – non ha solo vocazioni agro-silvo-pastorali ma anche, e in particolare, compiti di educazione ambientale rivolta ai ragazzi delle scuole. Quando saranno grandi, e in alcuni casi verranno chiamati a decidere le sorti della nostra valle, potranno compiere le scelte più vantaggiose per il bene delle comunità nel rispetto del territorio».
Sull’argomento è intervenuto anche il «padrone di casa». Dopo aver ricordato che l’amministrazione di Sonico ha accolto subito l’appello per dare un riparo invernale agli asini (ma erano davvero tanti i bresciani di tutta la provincia che si sono resi disponibili per ospitarli), il sindaco Fabio Fanetti ha detto «che oggi l’asino da strumento manutentivo si è trasformato in uno strumento didattico. Ringrazio Verga e i suoi collaboratori per aver dato la possibilità ai nostri studenti di confrontarsi con l’antica realtà della nostra agricoltura, e di apprendere nozioni che torneranno utili nel resto del loro percorso formativo».
Si è così risolta positivamente la vicenda dei cinque «dipendenti a quattro zampe» della realtà forestale camuna. Ricordiamo che in primavera i piccoli equini erano destinati a trasformarsi in bistecche. Poi c’è stato il provvidenziale intervento del dottor Donati, che ha portato a compimento un progetto partito quattro anni fa su iniziativa dell’assessorato provinciale alla Caccia: un piano che prevedeva il recupero dei pascoli comunali abbandonati per realizzare areali adatti a incrementare la presenza della coturnice sui monti di Malonno. Il galliforme, infatti, predilige i germogli dei pascoli sfalciati di alta quota.
Il progetto contemplava innanzitutto la pulizia dalle erbe infestanti e dalle piante. Il primo lotto del recupero era stato completato nel 2002, e già nella primavera successiva, grazie al lavoro svolto dagli operai del Consorzio armati di decespugliatori, si era potuto accertare un sensibile aumento delle covate di coturnici. Poi il progetto (forse per la mancanza di fondi) ha subito un lungo stop. Fino alla scorsa estate, quando è ripartita la pulizia su una superficie di circa 14 ettari: gli asini hanno «collaborato» con due dipendenti «meccanizzati», brucando accuratamente l’erba nelle aree a loro assegnate che sono di volta in volta state delimitate da un recinto elettrico.
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Fonte: SESTO POTERE
CINA, OIPA ITALIA: “FERMIAMO L’ENNESIMA MOSTRUOSITA'”
Roma – Jill Robinson dell’Animals Asia Foundation si occupa da anni degli orsi della Cina costretti a vivere in gabbie molto strette che comprimono il petto e il ventre non permettendogli di respirare a fondo per comprimere meglio la cistifellea e facilitare il pompaggio della bile. Questo liquido organico è utilizzato come farmaco dalla medicina tradizionale cinese.
Gli orsi vengono tenuti così per tutta la loro vita con un catetere infilato nel ventre. Possono solo allungare una zampa fuori per prendere un po’ di pessimo cibo.
La sezione italiana dell’Oipa, l’ Organizzazione Internazionale per la Protezione degli Animali, ricorda che molti membri del Parlamento Europeo hanno lanciato una Dichiarazione scritta che invita le autorità cinesi a terminare per sempre l’allevamento di orsi in Cina.
Affinché questa dichiarazione possa diventare una politica dell’UE è necessario però che riceva il supporto di oltre 367 membri.
Una volta ottenuto questo, il Presidente del Parlamento Europeo scriverà al governo cinese chiedendo la fine dell’allevamento di orsi in Cina.
“Questo sarebbe un grande passo in avanti per incitare il governo cinese a concludere questa pratica una volta per tutte”: afferma l’Oipa Italia.
C’è un problema, però, le 367 firme sono richieste prima del 26 Dicembre 2005.
E’ una corsa contro il tempo.
L’Organizzazione Internazionale per la Protezione degli Animali segnala che è possibile firmare la petizione on-line alla pagina:
http://www.oipaitalia.com/appelli/vivisezione_bileorsi.htm (Sesto Potere)
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Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
Scandolara R. Oglio. L’animale scoperto dalla polizia provinciale. L’autopsia conferma l’uso di polpette al diserbante
Segugio trovato morto avvelenato
E ieri altri due cani salvati: individuati 10 bocconi killer

di Federico Caccialanza
SCANDOLARA RIPA D’OGLIO (CR) — Un altro cane, un segugio italiano, è stato trovato morto nei campi. Ucciso dai bocconi avvelenati. La carcassa, scorta nella campagna circostante Scandolara Ripa d’Oglio ieri l’altro dagli agenti della polizia provinciale, è stata immediatamente portata da un veterinario perchè venisse eseguita l’autopsia. L’obiettivo era capire cosa avesse ammazzato l’animale. E il responso del professionista, ad esame eseguito, è stato preciso. Non ha avuto esitazioni, il medico. A stroncare il cane è stata una polpetta preparata con carne di manzo e intrisa di diserbante. Probabile che il segugio fosse a caccia in quella fetta di Cremonese quando ha mangiato il cibo killer per poi accasciarsi, morente tra dolori lancinanti, lontano dal padrone che non lo ha più ritrovato. E così, il numero delle vittime aumenta: da quando sono emersi i primi casi, in seguito a una denuncia presentata ai carabinieri di Robecco d’Oglio ormai quasi un mese fa, sono più di trenta le bestiole accoppate nella porzione di Cremonese compresa tra Corte de’ Frati, Scandolara, Persico Dosimo e Robecco. E poche di meno sono quelle salvate in extremis, le ultime tre solo due giorni fa, nella campagna compresa tra Gadesco e Malagnino, poco distante dalla discarica, in località Cà de’ Quinzani. Intanto, segnalato alla procura della Repubblica di Cremona il nuovo ritrovamento, gli agenti della polizia provinciale seguitano ad indagare a ritmo serrato. E nelle ultime ore, l’inchiesta è approdata a risultati importanti. Proprio tra Scandolara Ripa d’Oglio e Corte de’ Frati, non troppe distante da dove avevano appena individuato la carcassa del segugio italiano, gli uomini del comandante Mauro Barborini hanno infatti scoperto una decina delle polpette di cui quell’area è ricoperta. Si tratta di bocconi di manzo e di pollo, ‘arricchiti’ proditoriamente di stricnina e diserbante: la conferma, ufficiale, a quanto già si supponeva. Anche di questo ritrovamento è stata informata l’autorità giudiziaria, già allertata nelle ultime settimane dall’esposto firmato dal legale e dai vertici di due associazioni ambientaliste, l’Aidaa e Bairo, subito in prima linea una volta appreso della strage senza fine in provincia di Cremona. Infine, le ipotesi investigative. Restano le due di sempre: chi sta sterminando i cani lo fa involontariamente con l’obiettivo di sfoltire le volpi oppure, al contrario, intenzionalmente. In nome di una vendetta tra cacciatori.
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Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
Il caso è diventato nazionale Servizi in tv e sui giornali
provincia di Cremona
Un caso nazionale, quello dei cani avvelenati in provincia di Cremona. Servizi sulla vicenda sono stati lanciati dall’agenzia Ansa e poi, in rapida successione, da quasi tutti i giornali nazionali, a cominciare dal Corriere della Sera per continuare con La Repubblica (anche sul sito Internet), il Giorno, Il Giornale. Stessa attenzione hanno manifestato le televisioni: dieci giorni fa, il Tg5 ha trattato la strage nell’edizione dell’una della notte, con un reportage dettagliato, fatto di interviste e fotografie, realizzato dall’inviato Matteo Mastromauro. Infine, durante Forum, la conduttrice Rita Dalla Chiesa, da sempre particolarmente attenta ai casi di animali maltrattati ha raccontato la storia. Stigmatizzandola.
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Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
Un pieghevole, in 10mila copie, su regole e diritti
«Noi e i nostri animali»

Beatrice Raspa
Brescia – Posso tenere il cane in condominio? È vero che serve il guinzaglio? E ancora: si può spostare una colonia felina? Sono alcune delle domande che i volontari dello Sportello Tutela Diritti Animali – nato nel 1999 grazie ad un’intesa tra Comune e associazioni Salviamo gli animali, Enpa, Telefono difesa animali, Lac e Wwf – si sentono rivolgere più spesso. Le risposte ora sono in un pieghevole: 10mila copie reperibili in Circoscrizioni, biblioteche e Casa delle associazioni (via Cimabue 16, dove ha sede lo Sportello, tel. 0302311717). Si chiama «Noi e i nostri animali» ed è una sintesi delle regole da adottare per rendere la convivenza equa e rispettosa dei diritti di tutti. Leggendolo si scopre, per esempio, che un’assemblea di condominio – per quanto unanime – non può impedire il possesso di cani o gatti negli spazi privati dei palazzi o che non si possono tenere i cani in aree inferiori a 8 mq e, quando legati, con catene di meno 5 metri. Vietati poi i collari elettrici o con aculei, così com’è vietato trasportare i quattrozampe al guinzaglio da un veicolo in movimento, sia pure la bici. Ancora: stop agli animali-premio al luna park o alle fiere e no a interventi chirurgici a proprio comodo, tipo il taglio delle unghie nei gatti. Insomma, ogni animale va accudito in modo da evitargli «sofferenze o stress». Ma anche i padroni hanno bisogno di imparare il «fair play», portando a spasso i cani sempre con guinzaglio e se mordaci con museruola (una recente ordinanza Storace sulle «razze pericolose» prevede l’utilizzo di entrambi solo sui bus o nei locali pubblici). Guai anche a dimenticare la paletta anti-escrementi. Quanto ai pieghevoli – presentati ieri da Ludovica Ferrari (Telefono difesa animali), Sara Pepi (Enpa) e Consuelo Bianco (Lac), con l’assessore all’Ecologia Ettore Brunelli e la collaboratrice di settore Nora Natoli, il vicecomandante dei Vigili urbani Elsa Boemi e l’ufficiale Roberto Cristini – il momento scelto per la diffusione non è casuale. Con le feste è scattata la corsa la regalo: «L’animale non è un giocattolo – avverte Brunelli -. Ci sono norme da rispettare». Come il Regolamento di Polizia urbana predisposto nel 2002 grazie allo sforzo congiunto di animalisti, Comune e Vigili. Il titolo V è chiaro, individuando una serie di reati amministrativi punibili con multe fino ai 163 euro. Di più: nei casi gravi scatta l’articolo 727 del codice penale, che contempla persino il carcere. Commenti positivi da parte delle associazioni («È un esempio per altre Amministrazioni, ora dovremo spingere perché la carta sia adottata nell’hinterland») impegnate allo Sportello in attività di consulenza, campagne informative contro gli abbandoni, educazione all’amore per gli animali nelle scuole, raccolta di denunce. Sì, perché denunciare – se non allo Sportello, a Polizia municipale, Carabinieri o Asl – è importante per fare crescere una cultura della convivenza serena. Secondo Elsa Boemi applicare le regole fa rima con «educazione civica». E in tal senso i bresciani sembrano scivolare più spesso su detenzioni di animali senza le opportune norme pro-benessere, causa nel 2004 di 29 contravvenzioni, e su uscite senza guinzaglio o museruola, causa di 15 multe.
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Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
Una guida per districarsi nei meandri del calendario venatorio
CACCIAPENSIERI
a cura della Federcaccia
Avvicinandosi il termine della stagione venatoria, il calendario venatorio previsto per i mesi di dicembre e gennaio merita una particolare attenzione, presentando diversità notevoli tra regione e regione, ma anche tra provincia e provincia e all’interno della stessa provincia tra comprensori alpini e zona di pianura. Ed è proprio il calendario che regola la caccia nella zona faunistica delle Alpi quello che presenta le maggiori difficoltà interpretative. Iniziamo col dire che sia nel comparto A di maggior tutela sia in quello B di minor tutela della zona Alpi, la caccia alla stanziale si è chiusa con la data del 30 novembre, ad eccezione di quella di selezione agli ungulati. Per completezza va però precisato che, mentre nella zona A con la fine di novembre non è più possibile cacciare in forma vagante neppure la migratoria (infatti è ammessa soltanto la caccia da appostamento fisso fino al 31 dicembre), nel comparto B, di minor tutela, la caccia vagante alla selvaggina migratoria è invece consentita fino al 31 dicembre anche con l’uso del cane da ferma e/o da riporto. Tra l’altro, anche il divieto di caccia alla stanziale nella zona Alpi dopo il 30 novembre, conosce alcune eccezioni, sempre limitate al comparto di minor tutela, riguardanti le specie cinghiale, volpe e fagiano, così come previsto dal regolamento regionale 4 agosto 2003 n. 16 al capo IV dedicato appunto alla disciplina dell’esercizio venatorio nei territori dei comprensori alpini. Infatti il prelievo di queste tre specie è ammesso, nel comparto B della zona faunistica delle Alpi, fino al 31 dicembre nel rispetto di una serie di modalità molto dettagliate stabilite dalla Provincia. Iniziamo dalla caccia al fagiano. Non tutti i comprensori hanno ritenuto di formalizzare alla Provincia la richiesta di cacciare il fagiano anche nel mese di dicembre, cosicché ne è ammesso il prelievo soltanto nei comparti di minor tutela: del Comprensorio alpino C3, Media Valle Camonica in zone appositamente individuate ricadenti nei comuni di Breno, Capo di Ponte, Cedegolo, Ceto, Cevo, Cimbergo, Losine, Niardo, Ono S. Pietro, Paspardo, Saviore, Sellero; del comprensorio C5 Sebino limitatamente alle aree individuate nei comuni di Pisogne, Marone, Sale Marasino e Zone; infine nell’intera zona di minor tutela del comprensorio C7 Valle Sabbia. Quanto alla caccia alla volpe in zona Alpi dopo il 30 novembre e fino al 31 dicembre, è consentita limitatamente al comparto di minor tutela – zona B -, anche con l’uso del cane da seguita e/o da tana, purchè esercitata da squadre composte da un minimo di dieci cacciatori e con non più di tre cani da seguita e/o tana , secondo le regole previste dallo specifico regolamento provinciale n. 45/2003. La richiesta per il rilascio dell’autorizzazione va trasmessa alla Provincia compilando un apposito modulo a cui va applicata una marca da bollo del valore corrente e con aggiunta una seconda marca da bollo di uguale importo; il modulo prima dell’inoltro alla Provincia va vistato dal presidente del Comitato di gestione. Queste modalità regolamentari, compresa l’autorizzazione di cui sopra rilasciata dalla Provincia, si applicano anche nell’Atc unico di pianura, per chi volesse cacciare la volpe con i cani da seguita e da tana dopo l’8 dicembre e fino al 31 gennaio. Perché la data dell’8 dicembre? Perché dopo tale data non è più possibile utilizzare il cane da seguita salvo per tipi di caccia autorizzati da apposite disposizioni provinciale, proprio come la caccia alla volpe e al cinghiale. Da notare però che la caccia alla volpe, senza l’uso del cane, da parte dei singoli cacciatori è consentita nell’ambito di pianura nei modi, nelle zone e nei tempi previsti dal calendario venatorio. Quanto alla caccia al cinghiale sia nella zona Alpi che nell’ambito di pianura, essa ha termine il 31 dicembre, secondo i piani di abbattimento a suo tempo predisposti, ma comunque suscettibili di ampliamento laddove la specie risultasse sottostimata rispetto al censimento. In un prossimo notiziario esamineremo la caccia nel mese di gennaio. La sezione comunale di Brescia promuove, come da tradizione, la Messa di S. Uberto, che quest’anno sarà celebrata nella parrocchiale di Folzano venerdì 16 dicembre alle 20, con la collaborazione della locale sottosezione. Seguirà lo scambio degli auguri.
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Fonte: BRESCIA OGGI
Tremila brochure distribuite dal Comune
Animali, tutte le regole della convivenza corretta

Posso tenere il mio cane in condominio? E’ regolare tenere legato un cane ad una catena lunga un metro? E dare da mangiare ai piccioni?
Sono solo alcune delle domande più comuni alle quali lo sportello Tutela Diritti Animali del comune di Brescia cerca di dare risposta grazie ai suoi collaboratori e alle 3mila brochure informative che verranno distribuite nelle sedi delle nove circoscrizioni e nelle sedi istituzionali del Comune.
A Brescia è in vigore dall’aprile 2002 un regolamento di polizia urbana che comprende norme su «Mantenimento, protezione e tutela degli animali» ma purtroppo ci sono ancora diversi casi di maltrattamento, che i cittadini possono segnalare allo sportello tutela (030-2311717) o direttamente ai vigili urbani. «Questa campagna di sensibilizzazione – ha spiegato ieri l’assessore all’Ecologia Ettore Brunelli – è pensata per incentivare una convivenza corretta con gli animali domestici». Favorire un rapporto di convivenza corretta con gli animali: questo l’obiettivo delle 5 associazioni che partecipano allo sportello Tutela Diritti Animali (Enpa, Lac, Wwf Brescia, Associazione Salviamo gli animali, Telefono difesa animali). Il volantino informativo ricorda le principali regole sul benessere animale: ogni cane deve avere a disposizione almeno 8metri quadri e la catena con la quale viene legato deve essere lunga almeno 5 metri.
Le multe per il maltrattemento degli animali e per la loro scorretta detenzione vanno dai 130 ai 160 euro, e i vigili nei primi 11 mesi del 2005 ne hanno rilasciate 29. Il reato più diffuso è quello di «conduzione di cani senza guinzaglio o senza museruola» (15 multe), seguito dalla detenzione di cani in luogo pubblico o privato senza osservare le corrette norme di igiene e benessere animale. Tre multe anche per somministrazione di cibo e bevande a volatili in libertà. Su quest’ultimo tema, che ha sollevato qualche polemica, l’assessore Brunelli sta pensando «Ad un incontro con gli anziani abituati a dare da mangiare ai piccioni per dotarli dell’apposito mangime antifecondativo distribuito dagli addetti comunali». Resta il problema del maltrattamento di animali esposti negli appositi negozi, ha ricordato Sara Pepi dell’Enpa, ma «anche la triste abitudine di amputare l’artiglio e la falange ai gatti – aggiunge Ludovica Ferrari del Telefono difesa animali – per tutelare poltrone e divani».
p.gor.
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Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
Via libera della Provincia alla campagna di abbattimento per porre un freno all’eccezionale proliferazione di questi animali
Caccia al cinghiale nel Parco Alto Garda

ALTO GARDA (provincia di Brescia)
Caccia grossa al cinghiale nel cuore del Parco dell’Alto Garda bresciano. La provincia di Brescia ha dato il via nel territorio altogardesano ad una campagna di abbattimenti mirati per porre un freno all’eccezionale proliferare di questi suini selvatici, non autoctoni ed estremamente invasivi, che negli ultimi anni hanno letteralmente colonizzato le aree montane della zona. I problemi derivanti dalla presenza sempre più consistente di questi animali si sono manifestati da tempo, ma ultimamente stanno assumendo toni esasperanti, al limite della piaga sociale ed economica. I territori montani del Parco, in particolare i Comuni di Magasa, Valvestino e le zone più interne di Gargnano, devono fare i conti con le devastazioni notturne operate dai cinghiali, che danneggiano orti e coltivazioni, ma soprattutto, attratti dai bulbi delle innumerevoli piante da fiore che popolano gli alpeggi, devastano i pascoli e i prati che, da queste parti, sono un vero e proprio richiamo turistico. Nei mesi scorsi i cinghiali hanno devastato il prato della Corna, nei pressi dell’osservatorio astronomico di Cima Rest; lo stesso è accaduto ai pascoli di Denai, altra meta di numerosi escursionisti che giungono fin quassù proprio per ammirare i famosi prati della Valvestino. Nel territorio di Gargnano, si sono registrati danni a Rasone, Nangui, Fassane, Dusina, ma soprattutto sul monte Denervo, dove l’intero pascolo sommitale, di alcune decine di ettari, è stato letteralmente distrutto. Si tratta di danni ambientali notevoli: i prati e i pascoli colpiti diventano distese rivoltate e prive di vegetazione, destinate, in seguito, alla crescita di arbusti infestanti e di altre essenze colonizzatrici. Oltre che «grufolare» nel terreno in cerca di tuberi, radici, frutti caduti dagli alberi ed erbe varie, il cinghiale scava delle fosse in cui dormire e si infila in fossi umidi per rotolarsi nel fango, devastando il paesaggio. Così, in seguito all’interessamento della Comunità montana, la Provincia ha autorizzato, a Magasa, Valvestino e Gargnano, la caccia al cinghiale. «Negli ultimi due mesi – spiega il sindaco di Magasa e assessore in Comunità montana, Ermes Venturini – ne sono stati abbattuti una sessantina. Vorremmo arrivare almeno a cento entro la fine dell’anno, ma chiederemo alla Provincia di poter continuare con la campagna di abbattimenti anche nel 2006 per estirpare questa specie dal Parco». Grazie ad alcune sorprendenti caratteristiche biologiche che lo rendono ecologicamente adattabile a qualsiasi tipo di ambiente, il cinghiale è, tra i grandi mammiferi europei, quello che ha conseguito il maggior successo evolutivo, anche grazie ad un progressivo processo di ibridazione con il maiale che sta interessando la specie. «Sono bestie che fanno paura – conclude Venturini -. Arrivano a pesare fino a 160 chili, il doppio di un cinghiale normale. Inoltre se si sentono minacciati attaccano. Si è parlato tanto della presenza dell’orso, ma credo che questi cinghiali siano addirittura più pericolosi».
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Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
Nasce l’Unione provinciale lombarda per coordinare e rivalutare l’attività venatoria
«Troppi paletti: la caccia muore»

Flavio Archetti
BRESCIA – «Nel 1993 i cacciatori in attività in Lombardia erano 120mila, oggi ne sono rimasti circa 70mila, per colpa dei “paletti” troppo rigidi che hanno imbrigliato gli ingranaggi della mobilità sul territorio, ma che attualmente non hanno più senso di esistere». E ancora: «Chiediamo che i molti soldi versati da ogni Assessorato provinciale alla Regione tornino al “mittente” in maniera più consistente (oggi siamo circa al 30%, si punta al 60%), realizzando in questo modo una forma convincente di federalismo fiscale». È appena nata (il primo incontro si è svolto ieri mattina) e subito fa sentire forte la sua voce l’Unione provinciale lombarda c oordinamento caccia e pesca, un «tavolo di confronto» che riunisce gli 11 assessori delle Province lombarde, coordinato da Alessandro Sala. «Il nuovo Consiglio, che si riunirà tutti gli ultimi venerdì del mese alternativamente nelle varie città della Lombardia, è davvero importante – racconta Sala – perché portando al confronto sistematico tutti i rappresentanti delle varie zone territoriali consentirà di individuare le posizioni comuni o i problemi ittici e venatori delle province di tutta la nostra regione. Ogni incontro avrà un oggetto di discussione e al termine verrà formulata una proposta che poi sarà presentata in Regione». Nell’incontro ospitato ieri a Brescia sono stati anche nominari i tre assessori che dovranno fa parte della Consulta Regionale della Caccia: il bergamasco Pisoni, il milanese Grancini e il sondriese De Stefani. «La carne al fuoco è davvero molta – continua Sala -, infatti nel secondo incontro, già fissato per il 27 gennaio a Bergamo, verranno introdotte numerose questioni che stanno a cuore ai cacciatori, a chi ama l’ambiente ed agli amministratori» . Innanzitutto si parlerà della procedura d’attuazione per gli interventi nelle aree sottoposte a vincolo, delle zone di protezione speciale e della procedura per la gestione e l’approccio finanziario dei roccoli. Poi sarà la volta della caccia in aree contigue ai parchi, di quella «di selezione» e del divieto di cacciare selvaggina nelle zone patrimonio forestale regionale, in riferimento alle nuove norme approvate nella recente Finanziaria. Infine particolare attenzione sarà posta ai danni ambientali provocati da nutrie, piccioni, cinghiali e cormorani e sulla regolamentazione (possibilità di intervento e divieti) della caccia nei confronti di questi animali. L’Unione Provinciale Lombarda tratterà anche i problemi della pesca, discutendo e studiando i Piani ittici provinciali.
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Fonte: IL MATTINO
Un cucciolo sotto l’albero
«Caro Babbo Natale, quest’anno vorrei in dono un animaletto, magari un cucciolo di cane». Genitori attenti, prima di acconsentire a una richiesta così impegnativa chiedetevi quale animale è più adatto per la vostra famiglia, in funzione anche dell’abitazione, e quanto impegno e tempo comporterà mantenerlo correttamente. Ecco il parere dell’esperta Alessandra Maltese, responsabile di numerosi progetti di pet-therapy (alessandra_maltese@ virgilio.it). «Di amici a quattro zampe nei negozi specializzati ce ne sono per tutti i gusti e per ogni tasca – avverte Maltese – ma se la scelta definitiva cade sul cane, non consideratelo una specie di giocattolo che si acquista in base all’aspetto esteriore, ma valutate le doti caratteriali della razza in funzione anche dell’età dei bambini». «Prendere un cane da un canile è senza dubbio il più generoso dei gesti, e non è poi così complicato – consiglia l’esperta – I gestori e i volontari dei rifugi hanno una conoscenza notevole degli animali e potranno dare consigli utili per una scelta corretta dell’animale, tenendo conto sia del carattere del cucciolo che della composizione della famiglia, dell’età dei bambini e della presenza di altri animali all’interno della casa». «La convivenza del cane con i bambini piccoli o altre specie animali può comportare dei rischi per entrambi e richiede la supervisione da parte di un adulto. Comprare o ordinare al negoziante un cane di razza – continua – non dà sempre la garanzia che sia perfettamente sano. Sono molti i cuccioli che arrivano dall’Est e che vengono separati dalla madre e dai fratelli troppo presto: se al momento dell’acquisto un cagnolino ha due mesi d’età o anche meno significa che è stato sottratto dalla cucciolata diverse settimane prima e che ha affrontato un disagevole viaggio per entrare in Italia. Una preliminare visita veterinaria è quindi sempre consigliata, così come per tutti gli animaletti che decidiamo di portare a vivere con noi». «Prima di acquistare o adottare un cane domandatevi se è solo per accontentare un capriccio dei figli: in questo caso è meglio lasciar perdere – consiglia l’esperta – Chiedetevi anche con sincerità: ho tempo e spazio per accudirlo adeguatamente? Possiedo sufficienti risorse economiche per gestirlo? Sono consapevole che mi lego a questo cane per tutta la durata della sua vita?». «Oggi in Italia sono centinaia di migliaia le persone irresponsabili che ogni anno abbandonano il proprio cane per il solo fatto che ”non è più un cucciolo”, ”è troppo grande”, ”sporca”. Il cane – conclude Alessandra Maltese – è senza dubbio l’animale che richiede maggiore impegno e il coinvolgimento di tutta la famiglia. È un essere vivente con proprie esigenze e personalità, e deve essere rispettato in quanto tale».
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Fonte: CORRIERE ROMAGNA (Edizione di: CESENA)
Sei cuccioli gettati via E’ caccia ai colpevoli
MERCATO SARACENO (FC) – Hanno rinchiuso sei teneri cuccioli di cane in uno scatolone e poi li hanno gettati dentro un cassonetto, come se fossero immondizia.La raccapricciante storia è avvenuta nella zona di Cella, in territorio mercatese, e risale a circa un mese fa.Per fortuna, un passante si è accorto di quello che stava accadendo e le bestiole sono state salvate.Sono stati trasportati in un canile convenzionato, a San Mauro Pascoli. Ma la vicenda non finisce qui. I carabinieri di Mercato Saraceno e i vigili di quartiere di Cesena vogliono individuare a tutti i costi l’autore di questo gesto crudele. Un esame della scatola in cui erano stati messi i cagnolini ha portato la polizia municipale cesenate a fare verifiche in un supermercato della zona. Al momento, però, non ci sono stati riscontri utili.Ora i vigili di quartiere lanciano quindi un appello rivolto a chiunque possa fornire indicazioni utili per portare avanti le indagini. I cuccioli, maculati bianchi e neri, sono di razza meticcia, probabilmente da caccia.Sono stati ritrovati a due passi dal noto ristorante Ponte Giorgi, precisamente tra la via Romagna e la vecchia Statale.Chi è a conoscenza di informazioni in grado di aiutare a capire chi è la persona senza scrupoli che si voleva sbarazzare dei sei animaletti può contattare i carabinieri di Mercato Saraceno, la polizia municipale di Cesena o gli operatori del canile comunale.
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Fonte: IL SECOLO XIX
CANI DA BREVETTO
Il Gruppo Cinofilo ANC (Associazione Nazionale Carabinieri) Novac Volontariato costituitosi ad Aulla l’anno scorso ha già conseguito importanti brevetti di ricerca persone disperse e travolte da macerie per i Pastori Tedeschi, Bess, Laki e Rex. Brevetto di ricerca persone disperse anche per la Rottweiler Afefe e si è sfatato così il luogo comune dell’aggressività di questi amici dell’uomo.
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Fonte: IL SECOLO XIX
Gatti sfrattati dai lavori all’ex Sasso scattata l’operazione salvataggio
LA COLONIA FELINA Corsa contro il tempo per far “traslocare” tutti gli animali che occupano l’immobile
Imperia – «Li salverò uno ad uno prima che la ruspa li possa sotterrare». L’accalappiagatti dell’ex Sasso, Donatella Giannelli, segretaria della Lega Amici del Gatto, non dorme da due giorni. La sua missione è salvare tutta la colonia felina che da tempo si è impossessata dell’area un tempo sede della prestigiosa azienda olearia di Oneglia e ora destinata a diventare la futura sede della Camera di Commercio.
«I gatti, in tutto una decina, li porterò personalmente al gattile comunale in via Nazionale – aggiunge la Giannelli – Saranno accuditi con tutto il mio amore. I tempi che abbiamo a disposizione sono davvero molto stretti. Ma con l’aiuto di tutti riusciremo in questo salvataggio da ultimo minuto».
Il secondo giorno di “caccia al gatto” alla Sasso con tanto di trappole e bocconi sistemati un po’ in tutta la struttura si è concluso con un singolare imprevisto. Le gattare, che non condividono il provvedimento di sfratto coatto imposto ai felini, hanno chiamato i vigili urbani. Gli agenti, per dovere d’ufficio, hanno chiesto a Donatella Giannelli e ad altre due volontarie i documenti d’identità. «Si è trattato di un malinteso – sorride la segreteria della Lega Amici del Gatto – noi siamo autorizzate dall’assessore all’Ambiente Paolo Strescino». E l’assessore conferma: «Tutto vero. Abbiamo autorizzato la Lega per questa operazione che riteniamo assolutamente indispensabile per salvare gli stessi animali. I gatti verranno trasferiti in un luogo idoneo, forse migliore rispetto ad una struttura fatiscente dove è in progetto un intervento di completa ristrutturazione».
Le volontarie della Lega, attraverso Il Secolo XIX lanciano un accorato appello alle gattare: «Dateci una mano. Più persone saranno impegnate in questa operazione, prima riusciremo a portare in salvo questi animali che rischiano di rimetterci la pelle quando le ruspe cominceranno ad abbattere i muri». Il cantiere non subirà ritardi. I vertici della Camera di Commercio e i responsabili dell’impresa, la piemontese Rosso-Ferrero che si è aggiudicata l’appalto per l’esecuzione dell’opera la settimana scorsa hanno firmato, davanti al notaio, l’atto di permuta e la relativa consegna dei lavori.
Oggi, salvo imprevisti, inizieranno i primi lavori di riqualificazione, non solo per la Camera di Commercio, ma anche per la città che otterrà in cambio una serie di opere di uso collettivo. E’ prevista, infatti, la creazione di una piazza che sarà donata agli imperiesi alla quale si potrà accedere dal Cremlino.
Per la colonia felina, da anni seguita da un gruppo di gattare che ogni giorno nutre i randagi, l’alternativa all’area ex Sasso sarà dunque il gattile di via Nazionale le cui condizioni sono state giudicate idonee, ma che entro il 2006 sarà oggetto di una serie di interventi da parte del Comune che si è impegnato a migliorare la struttura. «Le gattare possono venire a trovarci come e quando vogliono – chiosa la Giannelli – ci sono altri 80 gatti e 3 cani che da tempo vivono nella nostra struttura e che sono accuditi con grande pazienza e amore». Molti di questi gatti, soprattutto quelli più piccoli, hanno già trovato una sistemazione. Giò Barbera
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Fonte: IL SECOLO XIX
In caserma coniglio per mascotte
E’ stato adottato dai carabinieri della stazione di Lerici che lo tengono al posto di guardia

Il suo padrone, arrestato e condannato, ha dovuto lasciarlo
Lerici (La Spezia) – E’ la mascotte della caserma. Un piccolo coniglio grigio e nero è stato adottato dai carabinieri della stazione di Lerici.
La bestiola, ha trovato posto su un elegante tappeto sistemato al posto di guardia a fianco del militare di servizio. Al collo, per non farlo gironzolare per gli uffici, il coniglietto ha un collare, dello stesso tipo impiegato per tenere i cani al guinzaglio.
In caserma, il piccolo rabbit, ci è arrivato insieme al suo padrone. I due erano inseparabili. Ma l’uomo, che aveva dei guai con la legge, è stato arrestato, e condannato ad una pena pesante. Il coniglio pertanto è rimasto in caserma in attesa di trovare un’altra sistemazione.
Di lui, si prendono cura i carabinieri in servizio, che lo rifocillano, ma soprattutto non lo fanno sentire troppo solo. Il

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