WarDrome Sci-fi MMORPG
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comunità di poesia e lotta dal 2002
Friday November 17th 2017

Notiziario animalista

Fonte: mailing list Gruppo Bairo
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Fonte: SESTO POTERE
TRAFFICO ILLECITO DI CARDELLINI “MUTANTI” IMPORTATI DAL BELGIO
Treviso – Gli agenti del Corpo forestale dello Stato hanno smantellato un traffico illecito di cardellini rari, importati illegalmente dal Belgio senza autorizzazioni e documentazioni, e rivenduti ad amatori, che li acquistavano sotto banco e spendevano fino a 1800 euro per ogni esemplare. Si tratta di uccellini particolari, provenienti da allevamenti del Belgio, privi di qualsiasi documentazione sanitaria, fiscale e di provenienza. Attualmente 125 cardellini sono sotto sequestro da parte dell’Autorità giudiziaria. Gli uccellini venivano importati in Italia grazie ad un particolare stratagemma. Gli autori del reato, infatti, avevano appositamente modificato un camper, creando un sottofondo in cui venivano nascoste le bestiole. Il trasporto clandestino era una pratica che continuava da mesi. Il camper, con a bordo i piccoli “clandestini”, è stato bloccato a Crestano del Grappa (Treviso), in seguito a pedinamenti e ad una serie di appostamenti, dagli agenti del Corpo forestale dello stato di Crestano del Grappa in collaborazione con il personale del Comando Stazione Forestale di Enego (Vicenza) e del Coordinamento provinciale di Vicenza.
I cardellini in questione, in seguito a numerosissimi incroci, erano stati modificati geneticamente, mantenendo sempre le caratteristiche angestrali, che sono quelle del cardellino (cardaellus cardaellus) varietà “maior”, di origine russa. A seguito degli incroci, effettuati anche con il il cardellino brasiliano, che è ormai praticamente estinto, si era arrivati persino a far nascere un esemplare albino. La destinazione di questi animali erano numerosi clienti e amatori del nostro paese, particolarmente affezionati a questa merce rara da collezionisti e da esposizione, in particolare nel sud Italia. Per il momento sono quattro le persone denunciate a piede libero, responsabili del traffico illecito.(Sesto Potere)
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Fonte: GIORNALE DI CALABRIA
Caccia, “strage continua per la fauna protetta”
COSENZA. “Ormai è vera emergenza per la fauna protetta in Calabria”. Lo denuncia la sezione Pollino calabrese del Wwf che, in una nota, sostiene che “dopo gli abbattimenti della settimana scorsa, altri gravissimi episodi di bracconaggio ai danni di specie di uccelli rapaci si sono registrati in diverse parti della regione. Altre tre Poiane sono state prese di mira dai soliti ignoti sparatori rispettivamente nei territori di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Taurianova, mentre in altre località non sono stati risparmiati neanche i rarissimi e maestosi Falchi pellegrini, di cui vivono in tutta Italia solo poche centinaia di coppie. Al Centro Recupero Animali Selvatici di Cosenza, grazie all’intervento degli uomini del Corpo Forestale, sono pervenuti due individui di questi straordinari falchi, feriti gravemente uno a Cirò e l’altro in provincia di Reggio Calabria. Si tratta, come sempre, della classica punta di un iceberg, considerato che la percentuale di esemplari abbattuti e poi ritrovati ancora in vita è sempre minima rispetto alla effettiva diffusione del fenomeno che viene costantemente sottovalutato se non addirittura ignorato a livello politico. Oltre alla cronica mancanza di sorveglianza che vede ancora alcune province prive di un efficace e nutrito servizio di Guardie Venatorie e alla vastità dei territori da controllare – secondo il Wwf – permane l’assenza in Calabria di un’adeguata educazione al rispetto delle norme e una generale abitudine ai reati contro il patrimonio faunistico. Veri atti di vandalismo la cui recrudescenza richiede invece un maggiore impegno da parte delle forze dell’ordine e una maggiore attenzione da parte di tutte le amministrazioni provinciali e di quella regionale.
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Fonte: CORRIERE ADRIATICO
L’ordinanza fissa anche le zone proibite per Fido e l’obbligo di portare strumenti per la pulizia Per i proprietari multe da 50 a 500 euro
S’allunga l’elenco delle razze pericolose di cui è vietata la detenzione sul territorio comunale
Il sindaco mette al bando i cani cattivi

Pit bull e altri 16 specie nella lista nera. Controlli per gli animali aggressivi
FALCONARA (AN) – Tolleranza zero per i cani di indole aggressiva. Dopo l’ordinanza del 2000 contro la detenzione sul territorio comunale di pit bull, partirà da oggi un nuovo provvedimento che vieta la detenzione delle razze pericolose (17 in tutto) contenute nell’elenco stilato dal Ministero della Salute il 3 ottobre 2005. L’allunga dunque la lista nera delle specie canine per le quali vige il divieto di detenzione su tutte le aree pubbliche e private falconaresi: american bulldog, pastore di Charplanina, pastore dell’Anatolia, pastore dell’Asia centrale, pastore del Caucaso, cane da Serra da Estreilla, dogo argentino, fila brazileiro, perro da canapo majoero, perro da presa canario, perro da presa mallorquin, pit bull, pit bull mastiff, pit bull terrier, rafeiro do alentejo, rottweiler, tosa inu. Ma l’allargamento delle specie canine al bando non è l’unico aspetto di questa ordinanza che disciplina in un solo atto l’intera materia. I cani in generale che manifestano aggressività dovranno essere consegnati dai proprietari agli addetti del Canile Comunale. Gli animali saranno quindi sottoposti ad accertamenti per controllare il grado di pericolosità che, se dovesse essere riscontrata sancirebbe la permanenza dell’animale nella struttura. Per tutti gli altri, permane il divieto di vagare liberi e senza guinzaglio sul suolo pubblico o aperto al pubblico e, per quelli di grossa taglia, nei luoghi affollati senza museruola, ad esclusione degli spazi appositamente riservati.
Ma il giro di vite del Comune prevede anche altro, come l’obbligo per i conduttori di tenere con sé strumenti ecologici per pulire eventuali imbrattamenti del suolo, divieto di accesso negli esercizi pubblici ed in particolare nei negozi di generi alimentari.
Nell’ordinanza si fissano anche le zone off limits per gli animali. Rchia un sanzione di 50 euro chi porterà a spasso il proprio cane in Piazza Garibaldi, parco Unicef, lato sud di piazza Gramsci, parco Giovanni XXIII, pineta di via IV Novembre (esclusi i vialetti di collegamento tra via Matteotti e via Saffi e la fascia verde di via IV Novembre adiacente ai fabbricati sul lato Senigallia), nell’area verde di fronte al Bar Sorriso e nella vicina entrata allo scalo ferroviario a Villanova, nell’area verde tra via Galilei e via Martiri della Resistenza o in quella di via Bassano del Grappa, parco Kennedy (esclusa l’area riservata con accesso dalle vie Trieste, Spagnoli, Leopardi, Trento e Repubblica), area verde di via Piemonte (sia nell’incrocio con via Sicilia, sia quella confinante con il circolo Cral di Palombina Vecchia), nella piazzetta adiacente le scuole elementari di via Aeroporto e nell’area verde di piazza Municipio tra il palazzo comunale e via Matteotti. Le multe si inaspriscono soprattutto nel caso di specie pericolose arrivando fino a 500 euro per chi detiene cani aggressivi. Dai provvedimenti sono esclusi i cani in dotazione alle Forze Armate, di Polizia, di Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco, nonché i cani per non vedenti, non udenti, addestrati presso le scuole nazionali come cani guida.
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Fonte: CORRIERE ADRIATICO
La “Pet Therapy” per combattere la solitudine
SENIGALLIA (AN) – Si è concluso il progetto Pet Therapy nelle sedi del Servizio Sollievo: il progetto, ideato dalla Società Amatori Schaferhunde di Senigallia, che è stato co-finanziato della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi ha toccato vari comuni dell’ambito territoriale 8. Le attività assistite con gli animali, ha visto l’utilizzo della mediazione del cane all’interno di percorsi di ascolto e socializzazione all’interno di un servizio, il Sollievo, che già da anni si occupa di favorire l’accoglienza e la socializzazione delle persone con disagi mentali e delle loro famiglie, attraverso colloqui di ascolto e sostegno, gruppi di auto mutuo aiuto e iniziative di tipo ricreativo.
Il Servizio Sollievo è gestito e coordinato dai comuni dell’ambito territoriale 8, il dipartimento di salute mentale dell’ Asur 4 e dalle Cooperative sociali H Muta e Casa della Gioventù di Senigallia. I benefici riscontrabili attraverso l’utilizzo delle attività e terapie assistite con gli animali, sono stati : ridurre l’isolamento e la solitudine, aumentare la capacità di socializzare e comunicare, incrementare l’autostima, ridurre l’ansia, diminuire la depressione, procurare piacere ed affetto, migliorare la capacità di esprimere sentimenti e di aver fiducia negli altri. Il progetto è stato seguito e coordinato dalla dottoressa Mariangeli del servizio Sollievo e dagli educatori. Le unità cinofile sono state fornite dalla Cooperativa Pet- Village di Marzocca: le attività riprenderanno a gennaio.
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Fonte: BRESCIA OGGI
L’animale catturato a metà novembre
Bosco Sella accoglierà il daino abbandonato
La zona protetta è già popolata da numerosi altri animali

Passirano (BS) – «Ancora una decina di giorni e poi il daino catturato il 12 novembre scorso a Passirano al Circolo cinofilo Franciacorta, ed ora affidato momentaneamente dalla Provincia all’allevamento agrifauinistico Il Cervo di Cazzago, troverà posto nel recinto che abbiamo appena concluso a Castegnato presso il Parco Bosco Sella». Lo assicura il presidente di Legambiente Silvio Parzanini. La femmina di circa due anni non sarà sola. «Assieme – preannuncia Parzanini – ne arriveranno altri provenienti da varie parti della Provincia».
Sarà in sostanza la mascotte di una famiglia di daini e cervi, concretizzando così quanto auspicato dal presidente dell’ambito territoriale di caccia, l’ospitalettese Fausto Torri che aveva ufficializzato la disponibilità dell’Atc a prendere in carico la femmina di daino, che non presentava alcun segno di riconoscimento, per liberarla nella zona rossa, quella di ripopolamento, del parco Bosco Sella di Castegnato dove attualmente già sono presenti 6 cervi.
Il tutto andrà a completare quanto di già interessante si può ammirare in questo lembo di Franciacorta, particolare esempio di come si possa far nascere in un luogo una volta deputato a discarica, una sorta di piccolo Eden. Siamo, ed è il caso di ricordarlo, in una ex pattumiera della zona, un territorio inviso dalle genti dei comuni di Castegnato, Ospitaletto, Paderno Franciacorta e Passirano, laddove in discarica sono stati smaltiti dal 1972 al 1989, anno della sua chiusura quasi tre milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti urbani. Ora, tramutata grazie all’Asm di Brescia e a Legambiente che hanno stilato un’apposita convenzione, in un parco didattico che annovera numerose specie d’animali, sia stanziali che migratori.
«In sostanza – spiegano i gestori del parco – possiamo dire che non senza fatica è stato ricreato un habitat dove gli animali si son bene reinseriti. Qui sono al riparo da ogni insidia». Il parco di 20 ettari presenta alberi autoctoni e ospita animali da cortile, caprette e ciuchi, cavalli e uccelli delle varie specie, qui nidifica il tarabusino e le allodole sono a decine. Il tragitto di circa 5 chilometri che si snoda tra zone ombrose (boschetti di pioppi, aceri, olmi, frassini, robinie, tigli, carpini e querce), assolate (i prati) e umide (lo stagno) è meta di numerose scolaresche, non solo Lombarde ma anche provenienti da altre Regioni. Dopo la pausa invernale troveranno, in primavera un parco ancora più ricco di proposte. Chi fosse interessato a fare due passi nel parco lo può fare previa telefonata all’Asm 030 3554597 oppure a Legambiente 030 2721476.f.sco.
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Fonte: LA PROVINCIA DI SONDRIO
Volpino muore di stenti legato alla catena Un cagnolino è stato lasciato dalla sua padrona all’addiaccio, senza acqua né cibo per diversi giorni Nonostante il tempestivo intervento dell’Enpa, l’animale non ce l’ha fatta – La proprietaria rischia grosso
Samolaco (SO) Ucciso dal freddo e dalla sete. Ucciso dall’indifferenza di quegli stessi padroni ai quali aveva sempre dimostrato affetto e fedeltà. La storia del piccolo volpino abbandonato e lasciato morire alla catena, in un prato a Samolaco, ha riempito il cuore di tristezza a quanti nei giorni scorsi hanno cercato invano di vincere la corsa contro il tempo per strappare il cagnolino alla morte. Ma non c’è stato nulla da fare. Dopo chissà quanto tempo trascorso al freddo, senza nulla da bere, né da mangiare, il volpino non ce l’ha fatta e si è lasciato morire. Di inedia. Della vicenda erano stati informati i responsabili dell’Ente nazionale per gli animali, che su indicazione di alcuni testimoni si sono mossi immediatamente per cercare di salvare l’animale. «Quando abbiamo raggiunto la zona abbiamo constatato che il cagnolino era ormai privo di vita» ha spiegato Aldo Lenini, responsabile Enpa per la Valchiavenna, che ha informato della situazione la sede di Sondrio e i veterinari dell’Azienda sanitaria, oltre agli agenti della Polizia locale di Samolaco. Le indagini condotte dalle autorità hanno consentito di individuare nel giro di poche ore la proprietaria, che ieri è stata ascoltata dai responsabili. La donna, di fronte alla possibilità di essere denunciata e di dover pagare un’ammenda, si è giustificata dicendo che in questi giorni si sta trasferendo in una nuova casa a Prata Camportaccio e che per motivi personali non è stata in grado di accudire l’animale. «Avevo chiesto ad un amico di dargli da mangiare ogni tanto» ha provato a replicare la donna, prima di chiedere scusa. I dati raccolti dai veterinari sul piccolo corpo del cane hanno dimostrato che oltre ad aver patito tanto freddo, l’animale non aveva bevuto da moltissimo tempo, né era stato alimentato. «La sua ciotola era rovesciata nel fango, coperta dalla neve, segno che non veniva riempita da molto» ha spiegato Lenini, il quale ha ricevuto indicazioni dai legali dell’Enpa provinciale, circa l’intenzione di sporgere denuncia nei confronti della proprietaria che, con la nuova normativa, rischia oltre ad un’ammenda anche il carcere. «È una storia molto triste – ha spiegato il responsabile dell’Ente per la Valchiavenna -, che stride ancor di più se pensiamo che a Natale tutti dovremmo essere più buoni e sensibili. Questo cagnolino ha fatto una fine orrenda, ucciso dai suoi padroni che comunque lo hanno tenuto legato, aspettando la sua morte».
Gian Luca Papa
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Fonte: LIBERO
Jainisti, i ” vittoriosi spirituali” che predicano non- violenza e vegetarismo
Con grande dolcezza e mitezza Claudia Pastorino mi spiega cosa vuol dire essere jainisti. Lo fa con competenza e passione, dopo aver tradotto in italiano e curato la presentazione del Saman Suttam Il Canone del Jainismo, la più antica dottrina della non- violenza, per la collana ” Uomini e Religioni” di Mondadori. Ne discuto con lei presso la Stanza della Poesia del Palazzo Ducale di Genova. Claudia svolge professionalmente attività concertistica, sia come cantautrice che come interprete e insegna Tecnica Vocale in due scuole di musica di Genova. Ha pubblicato tre CD di cui ha composto testi e musica. « Fin da piccola ho sentito pulsare in me, con una forza ed un vigore che non avrei potuto ignorare, la voce dell’Ahimsa… allora, ed in tutti gli anni che seguirono, tutto ciò si concretizzava con una simpatia fortissima verso gli animali, soprattutto quelli più deboli o più maltrattati da certi miei dissimili simili » scrive nella ” Centratura del Tao”. Non a caso Claudia ha fondato nel 1983 a Genova la Sezione Ligure della Lega Antivivisezionista Leal, occupandosi attivamente dei diritti degli animali. Mi spiega che ” il Jainismo è una Dottrina spirituale ateista, che non presuppone l’esistenza di un Dio né di più Dei creatori dell’universo. La deità è in ogni singola energia vivente, anzi è l’Energia vivente stessa. Il Sacro è dentro di noi e intorno a noi, miracoloso nella sua immanente semplicità”. Cosa significa Jainismo? « Deriva da ” Jain” o ” Jina” ( vittorioso spirituale). Designa colui che ha vinto contro attaccamenti, passioni, violenza… Un Jaina è un essere umano come ciascuno di noi, non un essere superiore o immortale, né un dio o un semidio; tutte le anime hanno il potenziale per diventare un ” Jaina”, un vittorioso spirituale, in base a impegno personale, disciplina spirituale, attivismo nella pratica della Compassione e della Ahimsa» . Mi parli delle origini di questa religione… « Si perdono nella notte dei tempi. L’ultimo dei 24Tirthankara ( al quale si riconosce personalità storica), Mahavira, ha vissuto dal 599 al 527 a. C. Lo hanno preceduto altri 23 Tirthankara in tempi remoti, tutti esseri umani autoliberatisi, ai quali i Jaina guardano come alle loro Guide spirituali, indicatori della Retta Fede, Retta Condotta e Retta Conoscenza. In genere, comunque, si data il Jainismo riferendosi a Mahavira » . E’ una religione organizzata? « Non esiste un organo centrale. PACIFISTI A OLTRANZA L’ascetismo dei ” Jain”
STORIA Il Jainismo, fondato in India nel VI secolo a. C. da Mahavira, si rifà alla Dottrina dei 23 Saggi
COSA INSEGNA Tutto ciò che vive ha un’anima eterna e la salvezza dell’anima dalla schiavitù al karma è possibile solo attraverso rinuncia, autodisciplina e non violenza La spiritualità ruota attorno ai Templi che si trovano solo in India e ai centri di studio ( anche negli Usa e uno a Londra). I Jaina si dividono in laici, monaci, asceti » . Qual è l’essenza della dottrina? « La regola aurea è: Vivi e lascia vivere, Ama tutti e servi tutti. Quindi l’Ahimsa ( Nonviolenza) attiva verso tutte le creature, comprese le più piccole o invisibili, anche aria, terra e acqua. Dicono i Jaina che solo attraverso la pratica delle Retta fede, Retta Conoscenza e Retta Condotta si può disgregare il karma accumulato e raggiungere la Liberazione dal ciclo trasmigratorio dell’anima. Retta Conoscenza significa conoscenza della complessa metafisica jainista; la sincera convinzione in questa Conoscenza è chiamata Retta Fede, che conduce alla retta Condotta che include: Nonviolenza ( Ahimsa), distacco ( non attaccamento), Compassione, austerità, non assolutismo… » . Quali sono le ragioni del vegetarismo e del digiuno jainista? « Il Vegetarismo è la più immediata manifestazione di simpatia e protezione verso le Creature, e la principale forma di Nonviolenza quotidiana. Il digiuno fa parte delle tecniche di meditazione e di purificazione » . Quali sono i rapporti con il buddismo? « Mentre Buddha cercò la ” via di mezzo”, Mahavira al contrario reiterò le già rigide regole legate all’Ahimsa, al distacco, alla Compassione, all’austerità. Tant’è che il Buddhismo ha avuto una grande espansione ( e, oggi, in occidente ma non solo, è talmente diluito da diventare tristemente più una moda che una dottrina spirituale…). Al Jainismo ( rigoroso, minoritario, non annacquabile, mai) non ci sui può accostare se non dopo un profondo radicale cambiamento di natura e di comportamento » . Steno Sari La Jainista Claudia Pastorino
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Fonte: LIBERO
ELEFANTI ” UBRIACHI” IN INDIA? TUTTA COLPA DI UN INSETTO VELENOSO
( g. g.) Risolto in India il mistero degli elefanti ubriachi. Essi si nutrono delle pupe di insetti presenti nelle cortecce degli alberi di marula, che sono velenose e alterano le normali attività metaboliche dell’animale, fino a renderli in stato d’ebbrezza. Gli elefanti ubriachi diventano ipereccitati, sobbalzano di fronte a suoni insoliti o a movimenti repentini di altri animali o dell’uomo. Si impauriscono facilmente e ciò li rende aggressivi, come reazione di difesa. Un branco di elefanti ” ubriachi” è pertanto considerato un serio pericolo per gli uomini. Prima d’ora si era sempre pensato che questa insolita condizione fosse dovuta esclusivamente al fatto che essi si cibassero dei frutti degli alberi di marula. I prodotti della pianta infatti cadendo fermentano velocemente trasformandosi in succose bevande dalla discreta gradazione alcolica: fino a 7 gradi. Ma questo non sarebbe comunque sufficiente a spiegare il comportamento dei pachidermi. Che, invece, è determinato dalle pupe di insetti – presenti nelle cortecce degli alberi di marula – che provocano negli animali effetti simili a quelli dell’ubriachezza.
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Fonte: LIBERO
Bufera di neve
17 cavalli bloccati da mercoledì a 1900 metri nel Parco Nazionale d’Abruzzo sono stati salvati dal soccorso alpino.
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Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
Bocconi avvelenati ai cani Importante segnalare i casi
Signor direttore, con riferimento ai numerosi articoli apparsi sul quotidiano relativi all’avvelenamento di un grande numero di cani le associazioni animaliste cremonesi chiedono ai cittadini che hanno avuto il cane avvelenato, anche se non in modo mortale, di farsi avanti e di segnalare il fatto gravissimo alla Polizia Provinciale indicando con precisione il luogo in cui è avvenuto l’avvelenamento medesimo. E’ importante che i fatti vengano segnalati per consentire alla Polizia Provinciale di poter effettuare seri controlli nelle zone coinvolte e per restringere il numero degli eventuali autori dell’azione. Spargere bocconi avvelenati è un atto indegno e perseguibile penalmente per cui chi sa e non agisce si rende responsabile della morte di altri animali, sia di privati che appartenenti alla fauna selvatica. Chiediamo a tutti coloro che sono stati colpiti, o che hanno anche solo visto i bocconi avvelenati, di muoversi e di agire per il bene di tutti gli animali che in questo modo possono essere salvati (cani, gatti, volpi, uccelli ecc.).
Francarita Catelani (presidente dell’associazione di volontariato Una Cremona onlus)
Enrica Boiocchi (vice presidente dell’associazione Gruppo Bairo onlus)
Roberta Ferraro (presidente della sezione Enpa di cremona)
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Fonte: CREMONA ONLINE
LA CINA E GLI ANIMALI
ll Gruppo Bairo lotta in prima linea nel farci conoscere, attraverso articoli e immagini, realtà di atroce sofferenza per gli animali. Quello che segue è un estratto, diffuso da Bairo, di un articolo tratto da “Universi”, organo della Fondazione Melchiori Fasan
di Padova, presieduta dal Prof. Michele Pietro Ghezzo:
“C’è un angolo d’inferno, in questo mondo, del quale si sa poco o nulla. Siamo nel sud della Cina, al mercato di Baiyun a Guangdong. Qui il visitatore straniero, per poco sensibile che sia al mondo animale, non può non venire colto da un invincibile senso di angoscia…………… in questo scenario, a suo modo suggestivo, aleggia qualcosa di inquietante. Non è la sporcizia a colpire di più, nè la confusione: ci si accorge piuttosto che si sta camminando in mezzo a frattaglie, sterco, pozze di sangue, urina e, man mano che ci s’inoltra, si odono levarsi, in lontananza, strazianti guaiti. Al vago senso di oppressione che serra la gola subentra, a questo punto, la nausea. E presto si realizza cosa sta succedendo: in gabbie arrugginite e maleodoranti sono stipati numerosi cani, i cui musi, zampe, orecchie fanno capolino, malamente ritorti e aggrovigliati, tra le sbarre, nel lezzo e nel sudiciume degli escrementi. Sopraggiunti i clienti, le povere bestiole vengono portate fuori una ad una: ciò che segue è di una crudeltà che, a stento, si riesce a descrivere. Un lavorante, servendosi di una lunga tenaglia, estrae con violenza, dalla gabbia, la vittima predestinata, la quale – con il terrore nello sguardo – accenna a ribellarsi in uno straziante quanto inutile tentativo di difesa. Un altro lavorante dà inizio al supplizio, colpendo il cane ripetute volte in testa con una spranga di ferro, finchè i guaiti della disgraziata creatura si spengono nel sangue ed essa stramazza al suolo morta….”
Si avvicina un terzo lavorante e comincia, con pochi gesti rapidi e sicuri, a incidere la pelle dell’animale, per poi scorticarlo con le sue stesse mani………… Nessuno, di fronte a tanto orrore, potrebbe mai restare indifferente……… La carne di cane, nel sud della Cina, è una vera e propria prelibatezza a basso costo….Il cane viene tradizionalmente considerato dai cinesi un animale inutile ed anzi dannoso: è costoso tenerlo in casa (essendo questo uno stupido vezzo occidentale); per giunta, sarebbe pericoloso per la società ( ecco allora le campagne di sterminio di cani randagi, direttamente finanziate dallo Stato).
(da “Universi”, organo della Fondazione Melchiori Fasan di Padova, presieduta dal Prof. Michele Pietro Ghezzo.)
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Fonte: IL GAZZETTINO DI ROVIGO
SFRUTTAMENTO Prime diffide dopo l’ordinanza che tutela gli animali
Nomadi accompagnati da cuccioli Controlli dei vigili sull’accattonaggio

Rovigo – Un centro storico invaso da nomadi e mendicanti. Ieri in città erano in molti a chiedere l’elemosina, anche in compagnia di cuccioli di cani. Fino a qualche tempo fa un cittadino qualsiasi non poteva far altro che indignarsi di fronte ad uno spettacolo simile, finalizzato solo ad impietosire il possibile “benefattore”, ma dal mese scorso la pratica dell’accattonaggio con animali è stata vietata da un’ordinanza del sindaco Paolo Avezzù. Molte infatti le segnalazioni pervenute alla Polizia locale. Del resto ieri era un giorno di festa, la piazza era animata dal mercato settimanale, le famiglie hanno dedicato la mattinata al passeggio. Quale migliore occasione per posizionarsi in un angolo o sotto il portico per chiedere l’elemosina. Ma a qualche cittadino attento non è sfuggito che ad accompagnare zingari ed accattoni c’erano cuccioli di cani, al guinzaglio, accovacciati vicino alle gambe del proprio padrone per scaldarlo dal freddo di dicembre. Dopo le denunce verbali arrivate al centralino del comando, la Polizia locale ha immediatamente spedito una pattuglia in ricognizione.
I vigili hanno presidiato nella mattinata tutto il centro storico, perlustrando quelle postazioni dove solitamente si fermano i nomadi. Sulla base dell’ordinanza, in caso di flagranza, i vigili dovrebbero provvedere immediatamente al sequestro dell’animale e alla sua consegna al canile comunale per gli accertamenti sulle vaccinazioni da parte di un veterinario. Ieri però gli agenti non hanno potuto riscontrare l’eventuale reato perché al momento del controllo i nomadi non stavano facendo l’elemosina. Due si trovavano in via Cavour, due sotto l’arco di via Miani ed uno sotto il portico di piazza Vittorio Emanuele, quest’ultimo sospettato di nascondere l’animale nello zaino. Alla vista dei vigili i mendicanti si sono organizzati, come fossero stati avvisati da qualche amico che fungesse da palo ed hanno finto di chiacchierare tra loro con il cane al guinzaglio. Gli agenti così non hanno potuto sequestrare la bestiola, ma solo segnalare il contenuto dell’ordinanza e diffidarli.
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Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
Soncino, animali presto uno sportello su diritti e iniziative
Soncino (CR) — Con il patrocinio dell’amministrazione comunale, il gruppo Bairo (Onlus) aprirà uno sportello per la tutela dei diritti degli animali. Si tratta della prima iniziativa di questo genera sull’intero territorio provinciale e riveste particolare importanza nella promozione di quella corretta e tanto auspicata convivenza tra umani e animali. Fornirà informazioni a 360° circa i servizi presenti sul territorio comunale e relative competenze, ma sarà anche preposto a raccogliere istanze, suggerimenti e sagnalazioni di maltrattamenti.
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Fonte: IL SECOLO XIX
Parchi di Nervi, trovato morto un altro scoiattolo
provincia di Genova
Un altro scoiattolo morto. E’ stato ritrovato ieri mattina nei vialetti dei parchi di Nervi, dove ormai anche i carabinieri stanno indagando sul caso dei roditori misteriosamente deceduti. Dopo l’allarme scattato a seguito della segnalazione di alcuni frequentatori dell’oasi verde del levante e dopo la denuncia da parte dell’Enpa (Ente nazionale per la protezione degli animali), il numero degli animaletti ritrovati cadaveri è arrivato a quota otto.
Continuano, pertanto, gli accertamenti per stabilire se i roditori siano stati avvelenati, come si sospetta, o se siano stati vittime di un’epidemia. Di certo le analisi dell’istituto di zooprofilassi di Brescia, che da ieri ha a disposizione uno degli scoiattoli deceduti, potranno chiarire il mistero. Le forze dell’ordine controllano i vialetti dei parchi e in particolare quelli di Villa Gropallo, dove si sono verificati quasi tutti i decessi, alla ricerca di possibili esche avvelenante. Inoltre gli stessi animalisti e frequentatori del parco urbano hanno dato il via a una sorta di tamtam: «Si sono organizzate vere e proprie ronde di vigilanza, tenendo gli occhio aperti per vedere qualche movimento strano – racconta Rosanna Zanardi, responsabile Enpa – l’ipotesi dell’avvelenamento, tra l’altro, preoccupa anche chi possiede il cane e teme che possa venire a contatto con qualche boccone micidiale». Il primo animaletto è stato trovato morto una trentina di giorni fa, ma è negli ultimi giorni che il numero dei decessi di scoiattoli all’interno dei parchi di Nervi ha fatto parlare di moria.
Per spiegare lo strano caso, comunque, le ipotesi sul tappeto sono sostanzialmente due, visto che le condizioni in cui sono state rinvenuti le carcasse escludono circostanze traumatiche, come l’aggressione di altri animali. L’avvelenamento, volontario o colposo, e l’epidemia che per questa specie animale non è così rara. Un’annotazione importante, per comprendere le cause della moria, riguarda l’area in cui si sono verificati i decessi e si sono ritrovati gli animaletti. Si tratta giusto di una zona circoscritta di Villa Gropallo. Per quanto riguarda l’altra vicenda di animali morti nei parchi di Nervi, quella riguardante le tartarughe della vasca delle ninfee, la soluzione è già stata trovata. Ed è tragicamente assurda: «Qualche persona, forse una banda di balori, ha raccolto le tartarughine e ha iniziato a scaraventarle contro i muraglioni, che delimitano l’area dei parchi, o contro le statue che fanno da contorno alla vasca – racconta ancora Zanardi – con l’unico scopo di vedere fino a che punto il carapace (come si chiama la corazza degli animaletti) poteva resistere». Edoardo Meoli
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Fonte: IL SECOLO XIX
Uccide il cinghiale fra le case adesso è ricercato dai carabinieri
Cairo (Savona) – È scattata a Cairo la ricerca del cacciatore che nei giorni scorsi ha ammazzato, sparando in mezzo alle case, un cinghiale femmina con relativi cuccioli. L’ungulato era considerato da mesi alla stregua di una mascotte dai residenti della borgata che si prodigavano nel procurare il cibo.
Qualche giorno fa Patrizia Pera, residente a Bragno, in località Valeriola, nei pressi della fabbrica dismessa Comilog (ex Elettrosiderurgica), ha chiamato i carabinieri dopo essersi vista uccidere sull’uscio di casa un cinghiale, inseguito da cani inferociti. La denuncia della donna, raccolta dall’Enpa e dai carabinieri è circostanziata: «Vivo con due figlie piccole, ho sentito sibilare sulla mia testa quattro o cinque colpi di fucile, a 50 metri da casa. L’animale me lo sono trovato agonizzante a un passo dall’uscio. Mai visto tanto accanimento e ferocia da parte dei cacciatori, che sono sempre più assatanati». La donna, in stato di choc, ha chiamato i carabinieri. Una pattuglia è arrivata sul posto. In lontananza un cacciatore stava scappando. «Insieme ai residenti della borgata non ci siamo persi d’animo – spiega Patrizia Pera, che si è messa a capo di un gruppo di abitanti delle tre case confinanti – Non si può sparare a ridosso delle case, ci sono delle distanze da rispettare, siamo riusciti a prendere il numero di targa della sua auto e a consegnarlo ai carabinieri». I residenti della borgata si sono lamentati con gli uomini dell’Arma per il mancato rispetto delle distanze. «Si sono messi a sparare a pochi metri dalle abitazioni – denuncia la signora Pera – Le mie figlie hanno rischiato la vita».
La donna ricorda anche altri casi simili: «L’anno scorso mi è capitato un episodio analogo, i cacciatori avevano ammazzato un fagiano sulla porta di casa. Ma un conto è sparare i pallini, ben altro sono i pallettoni con cui vengono uccisi i cinghiali: possono uccidere anche una persona».
Sulla vicenda di Cairo è intervenuta anche l’Enpa, che ha denunciato «l’ennesimo caso di “malacaccia” con spari in mezzo all’abitato». Secondo gli animalisti la vittima della battuta “selvaggia” sarebbe una «docile femmina di cinghiale con i suoi quattro cuccioli, che si erano da tempo rifugiati in una zona urbana, senza peraltro arrecare disturbo ai residenti, molti dei quali si erano affezionati al piccolo e innocuo branco». Alberto Parodi
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Fonte: IL MESSAGGERO (PESARO)
ANIMALIA SI RIVOLGE AI LEGALI
«Gattile in sicurezza, la Provincia prima approva poi si rimangia l’atto»
Pesaro – Le volontarie di “Animalia”, l’associazione onlus che cura il gattile comunale di Pesaro “Oasi Felina”, sono esacerbate. E, stanche di spari e bossoli che piovono sulle loro teste a ogni stagione venatoria, hanno ora deciso di dare battaglia legale. Tutto ha inizio mesi fa, quando Animalia con “Animal House” e “Arabel” presenta in Provincia la richiesta di ampliamento della fascia di divieto di caccia attorno alle tre strutture a Santa veneranda. Con loro grande soddisfazione, la richiesta viene subito accolta all’unanimità dalla giunta Ucchielli perché motivata «dalla necessità di rendere protette e sicure le attività del canile e del gattile» e perché «tali strutture sono giornalmente visitate da famiglie interessate all’adozione». Tempo però due mesi e gli assessori, sempre all’unanimità, scordano la sicurezza di operatori, animali e famiglie e firmano una delibera di segno completamente opposto. Animalia si rivolge allora agli uffici legali delle principali associazioni animaliste – Lav ed Enpa – e la settimana scorsa invia a Ucchielli una lettera in cui contesta il nuovo provvedimento in quanto «un atto amministrativo non può essere legittimato dalle stesse norme che legittimano la disposizione contraria». Lo stesso ha fatto anche la sezione Enpa di Pesaro. «Un provvedimento, normalmente – scrivono infatti a Ucchielli Simone Casadei e Christian Boccioletti, presidente e consulente legale dell’Enpa – deve aver come obiettivo primario quello di indicare quali sono gli interessi che devono essere privilegiati». «Se la giunta Ucchielli – aggiunge Animalia – intende privilegiare gli interessi dei cacciatori che lo dica chiaramente».
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Fonte: animalieanimali.it
Le denunce per i gatti scomparsi nel Fermano
Segnalazioni e sospetti.

provincia di Ascoli Piceno
Si direbbero amanti dei gatti anche se l’approccio appare diverso. La prima segnalazione arriva da Santa Petronilla dove un cittadino ci segnala di aver chiesto la collaborazione del servizio veterinario per una colonia di randagi bisognosa di cure ma i risultati non sarebbero stati molto positivi, anzi il nostro interlocutore ha parecchio da recriminare.
E’ andata peggio però a una signora del centro che ha visto sparire il proprio gatto e non ha dubbi sulla fine fatta dal malcapitato animale: “Sono stati visti in giro nella via alcuni stranieri – rileva la signora – e sappiamo tutti cosa ci fanno con i gatti queste persone”. Un invito a tenere gli occhi aperti per evitare il ripetersi di situazioni dolorose per i proprietari degli animali domestici.
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Fonte: animalieanimali.it
ORSI UCCISI IN USA, ARRESTATI ANTICACCIA
Nuove polemiche in New Jersey per riapertura.

Non si fermano le polemiche sulla riapertura della caccia all’orso nel New Jersey. Dopo i primi due giorni, quattro animalisti che cercavano di ostacolare una battuta di caccia sono stati arrestati per avere cercato di mettersi tra i fucili e le prede. Intanto sono gia’ 202 gli animali uccisi.
Secondo la legge, infatti, e’ vietato ostacolare o toccare fisicamente un cacciatore dotato di regolare permesso, ma anche frapporsi tra l’arma da fuoco e la preda potenziale, come pure cercare di indurre questa alla fuga. I quattro rischiano ora un’ammenda compresa tra 100 e 500 dollari. Gruppi ambientalisti sostano comunque da alcuni giorni nell’area del Wawayanda State Park, una delle cinque aree dello stato dove e’ stata consentita la caccia, vendendo magliette di protesta e cercando nei boschi i corpi degli animali feriti ma non uccisi.
Nel primo giorno sono stati uccisi 66 orsi, saliti ieri a 136 per un totale di 202. Nell’ultima occasione in cui lo stato aveva consentito la caccia al plantigrado, nel 2003, erano stati uccisi complessivamente 328 esemplari. La riapertura e’ stata ufficialmente giustificata con la crescita indiscriminata degli orsi, la cui popolazione e’ stimata tra i 1600 e i 3200 esemplari e sta creando alcuni problemi nelle aree periferiche.
Proprio oggi alcuni media americani stanno dando risalto alla vicenda di un orso che, all’approssimarsi dell’inverno, ha pensato bene di cercare un rifugio caldo per il letargo, scegliendo di installarsi sotto il portico di una casa della Pennsylvania. Episodi come questi non sono infrequenti: il ridursi dello spazio naturale a loro disposizione conduce gli orsi a cercare cibo nelle aree urbane, creando inevitabilmente paure e incidenti quando vengono a contatto con gli uomini.
(Apcom)
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Fonte: animalieanimali.it
Roma – Enpa, no ad addestramento cani nelle carceri.
Non si devono rinchiudere i cani nelle carceri per farli addestrare da detenute. Lo ha detto il coordinatore regionale dell’Enpa Lazio, Paolo Spicacci, secondo il quale e’ sbagliato il progetto di addestramento organizzato dalla direttrice del carcere di Rebibbia, che coinvolge 15 detenute e 10 cani del canile di Tivoli.
Spicacci ha sottolineato che il progetto e’ stato organizzato in collaborazione con un noto addestratore, Massimo Perla, ”attivo nella Capitale soprattutto per animali utilizzati nello spettacolo.
L’Enpa, ha riferito Spicaccci, e’ contraria all’utilizzo di animali all’interno delle carceri, ”e soprattutto alla reclusione dei cani all’interno di strutture carcerarie”.
A giudizio del coordinatore regionale dell’Enpa l’esperimento ”non ha nulla a che vedere con con un addestramento mirato a stabilire un rapporto equilibrato tra uomo e animale, difficile a realizzarsi all’interno delle mura di un carcere o con persone che hanno dimostrato scarsa propensione a una socializzazione sana”. Spicacci ha detto inoltre che ”e’ ancor piu’ sconcertante il fatto che l’addestratore Perla abbia chiesto finanziamenti alle istituzioni. (ANSA)
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Fonte: animalieanimali.it
Una clinica modello per malati a quattro zampe
Ammirata da Ciampi la nuova sede di Veterinaria. La degenza di Simba, purosangue dei carabinieri di Milano.
Lodi – Come sta il paziente, professore? «Bene — spiega Antonio De Gresti, togliendosi la mascherina —: ha superato l’operazione al naso e, salvo imprevisti, la prossima settimana lo dimetteremo». Gli assistenti rimuovono le sofisticate apparecchiature radiologiche e Simba zoccolando un po’ impacciato tra la risonanza magnetica e altri impianti d’avanguardia si fa docilmente ricondurre al suo posto-letto, cioè al box, nela clinica-modello «per grossi animali» di Lodi. Simba è un imponente purosangue maremmano di 19 anni, il pelo nero-lucente, dei carabinieri di Milano. Un mese fa, in servizio al Parco Sempione, lo ha colpito un’acuta sinusite e la dottoressa Paola Gilli — unica veterinaria con le stellette nella penisola — ha lanciato l’sos. Ora Simba freme dalla voglia di tornare a «casa». Pure Ciampi, nella sua visita a Lodi di giovedì, si era informato sulla salute di Simba e degli altri degenti a quattro zampe — equini e bovini — dell’ospedale della facoltà di Veterinaria della Statale di Milano spuntato in marzo tra le campagne. Un biglietto da visita della capitale del burro che è stato molto apprezzato dal presidente: la difesa della vocazione agricola coniugata con la sfida dell’innovazione. Ma questo è solo il primo troncone: fra 5 anni l’intera facoltà sarà trasferita tra questi 20 ettari di verde e cubi di cemento a ridosso del Parco Tecnologico. «Siamo pienamente operativi per didattica e attività clinica — dice il professor Luigi Bonizzi (malattie infettive), delegato del preside Giorgio Poli —. Contiamo su 70 addetti, docenti e altri operatori, e 200 studenti. Lo stress dell’avanti e indietro con Milano è compensato dall’ambiente ideale». Quattro sale operatorie, laboratori, la diagnostica più moderna e 36 box per i cavalli, che amano la privacy, più altre decine di posti in stalla per i bovini. Il tutto in simbiosi con il centro zootecnico, quello per l’analisi dei genomi e il dipartimento biotecnologico del Parco. Poco da invidiare ai migliori ospedali per bipedi. «A Simba abbiamo asportato l’infezione — illustra De Gresti, il responsabile della chirurgia per i cavalli —. Ora, oltre alla terapia specifica, è sottoposto a esami colturali e istologici. Sopporta bene, è abituato a stare in pubblico». Per gli equini i problemi più seri, oltre a quelli respiratori, riguardano l’apparato motorio. Solo qui sono ispezionabili alla perfezione ai raggi x. Quanto ai bovini le gravidanze difficili e le patologie allo stomaco. Ma l’ospedale è pronto per ogni emergenza. E quando potrà ricoverare le rimanenti specie — dai cani ai volatili — arriverà la tac. Agli umani la risonanza costa mesi di attesa. I malati con la coda, a Lodi, paiono dei privilegiati.
Andrea Biglia
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Fonte: LIBERO
MAI PIÙ MUTANDONI AI CAVALLI SENTENZA DI UN TRIBUNALE MALTESE
Mai più mutandoni ai cavalli. Questa la sentenza emessa ieri da un tribunale maltese in seguito alle ripetute proteste degli allevatori di Malta. Nell’isola del Mediterraneo, infatti, era stato imposto da due anni per ragioni igieniche di mettere delle specie di pannoloni ai cavalli che circolavano per le zone abitate . I maltesi si erano quasi sempre rifiutati si applicare questa legge che veniva considerata umiliante perfino per degli animali. Così più di sessanta allevatori hanno fatto causa al governo dicendo che la legge violava le convenzioni del paese per i diritti degli animali . [ Malta Times]
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Fonte: LIBERO
Orsi in New Jersey belli soltanto come tappeti
La notizia (ansa) che giunge dal new Jersey mi ricorda quella di un conoscente che volle andare a vivere in campagna. Aveva bisogno d’aria pulita, dell’orto, del giardino e di lunghe passeggiate nel boschetto di fianco casa. Lo rividi dopo un anno. Aveva rivenduto la casa ristrutturata con tanto amore (e soldi) ed era tornato in città. – Come mai? – chiesi – Ma come è possibile.- mi rispose – tentare di fare una pennichella d’estate con milioni di cicale che fanno casino d’inferno. E quel maledetto uccello che alle 4 della mattina comincia a fischiare sempre quel motivetto sotto la finestra della camera? Per non dire dei ghiri su nel solaio, della biscia che ha tentato di entrare in casa provocando un crepo a mia figlia, delle stramaledette talpe che devastano l’orto….no, no se questa è la natura, viva la città.- Preferiva le sgasate dei motorini, le urla di ubriachi e manutengoli e il rumore amico della tangenziale che ti canta la ninna nanna. Il New Jersey è un piccolo stato americano che rasenta New York. Qui la classe borghese americana compra immerse nella natura purchè a poche centinaia di metri ci sia il Mac Donald’s naturalmente. Si da il caso che nei boschi del new Jersey viva, da tempo immemore, l’orso, che negli anni ’70, sotto la pressione di una caccia massacrante, è stato ridotto sull’orlo dell’estinzione. Salvaguardato per oltre 30 anni, si è riprodotto come mamma natura gli ha insegnato le stime accreditano la presenza in 2000 soggetti circa. Non avendo nemici naturali ed essendo un’anima curiosa, l’orso ha cominciato a scendere a valle per dare un’occhiatina a tutte quelle luci colorate, attratto quando la neve e il gelo si fanno sentire da discariche e provviste di alimenti delle case umane. Così qualcuno si è trovato davanti alla porta della villa, uno Yoghi che educatamente chiedeva di entrare a bere un caffè e a fare due chiacchiere seduto sulla poltrona di fianco al caminetto. Qualcuno meno educato si è fatto pescare con le dita nella marmellata e uno a pensato bene di andare per le spicce. ha scardinato la porta di un camper e ha rubato tutte le vettovaglie. La faccenda è finita in tribunale dove la magistratura ha dato via libera ai cacciatori. Due giorni fa è iniziata la mattanza. Il primo Yoghi alle 9,45 del mattino, è rotolato sulla neve sotto i colpi di un potente fucile. In un giorno ne hanno fatto fuori 136. tra le feroci proteste degli ecologisti e di Susan Russell che, da una radio locale, protesta ogni giorno contro questa falsa voglia di natura della middle-class americana che sopporta lo scoiattolo in giardino e ama molto l’orso davanti al caminetto. Sotto forma di tappeto mentre un cd trasmette le note di Jingle Bells e White Christmas. Osca Grazioli
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Fonte: LIBERO
Rischiano la vita
Sette cavalli sono rimasti bloccati su un altopiano a 1800 metri di altezza nel Parco Nazionale d’Abruzzo. A causa del maltempo i volontari del soccorso alpino non sono riusciti a trasportarli con l’elicottero messo a disposizione dal Corpo forestale di Stato. I soccorsi sono proseguiti per tutta la giornata. Si teme di non poterli salvare.
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Fonte: LIBERO
Il lavoro iniziato nel 2003 da ricercatori Usa
Cane e uomo hanno un Dna simile

Completata la mappa del genoma di Fido. Spiega le differenze comportamentali e fisiche tra una razza e l’altra e contribuirà a far luce su malattie complesse.
Boston: Fido non ha più segreti. E, grazie a lui, anche noi ne avremo molti meno. Il completamento del genoma del cane – compiuto dai ricercatori di 15 istituti, tra cui il Broad Institute of Mit (Massachusetts Insitute of Technology) and Harvard (Boston) – rivela infatti che il quattrozampe e il suo padrone si somigliano molto più di quanto si pensasse. Al punto da condividere una porzione di genoma molto più grande rispetto a quella condivisa col topo. E le novità non finiscono qui. Perchè il lavoro degli esperti ha inoltre consentito di individuare 2 milioni e mezzo di differenze genetiche specifiche fra le diverse razze canine, che in totale sono 400. Tutte informazioni preziose non solo per scoprire le differenze fisiche e comportamentali, ad esempio, tra un alano e un boxer. Ma anche per studiare le malattie genetiche umane. Partendo dal presupposto che ciascuna razza è più sensibile ad una determinata patologia piuttosto che ad un’altra, gli esperti potranno risalire a questi geni che contribuiscono allo sviluppo di malattie complesse come il cancro. Ma anche di quelle neurologiche, cardiovascolari, muscolo-scheletriche. E cecità, cataratta, epilessia, diabete, asma e molte altre. Che possono colpire tanto l’uomo quanto il cane, spesso addirittura con sintomi comuni. Ma mentre rintracciare il contributo genetico alle diverse malattie nel genoma umano è spesso risultato difficile, in quello del cane la ricerca si prospetta più semplice. Con conseguenti benefici per la salute di entrambi. Tutto è cominciato due anni fa, quando i ricercatori americani si sono cimentati nell’impresa di definire la precisa sequenza del genoma di Fido. Partendo dallo studio di una boxerina di nome Tasha. Fino ai cuccioli appartenenti a razze diverse. Dieci in tutto. il levriero italiano, il barboncino, il boxer, il pastore tedesco, il Labrador da riporto, il beagle, il Bedlington terrier, il cane da caccia, il cane esquimese e il rottweiler. E il confronto si è poi esteso a cinque specie di cani selvatici, lupi e coyote. – Apprezziamo profondamente la collaborazione generosa di padroni e allevatori – ha detto Kerstin Lindblad-Toh, co-direttrice del programma di ricerca del Broad Insitute – che ci hanno fornito campioni di sangue per le analisi genetiche e la mappatura dei geni legati alle malattie.- Soprattutto perchè, come ha sottolineato Eric Lander, direttore del Broad Institue, – l’incredibile diversità fisica e comportamentale fra i vari cani dal piccolo chihuahua al grande danese, è codificata nel loro genoma. E da questo lavoro può dunque arrivare un aiuto unico per comprendere meglio lo sviluppo embrionale, la neurobiologia, ma anche le malattie umane e le basi dell’evoluzione.- Tutti i dati della ricerca sono a disposizione gratuitamente, degli scienziati di tutto il mondo. Fra i quali peraltro, l’entusiasmo per l’obiettivo raggiunto si sta già facendo sentire. Come nel caso, ad esempio, del genetista dell’Università di Roma Tor Vergata, Giuseppe Novelli, che oltre a sottolineare l’importanza della mappa per far luce su molte malattie, ricorda che Fido sta per diventare protagonista dei farmaci “personalizzati”. quelli che in futuro saranno preparati su misura per aumentare al massimo i benefici e ridurre al minimo gli effetti collaterali. Alessandra Mori.
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Fonte: LIBERO
Era malato di artrite
Un team di veterinari ha inserito circa 50 pepite d’oro nei muscoli di un leone del Bioparco Zoo di Roma per alleviare i dolori artritici di cui soffriva il felino. Lo ha annunciato ieri il capo veterinario del Bioparco di Roma Klaus Gunther Friederich. Il leone asiatico di nome Bellamy, aveva difficoltà a camminare fino a quando i veterinari due settimane fa non lo hanno operato, inserendogli delle pepite d’oro di 24 carati, ciascuna della misura di un millimetro di diametro. Dopo l’intervento durato circa tre ore e mezza, Bellamy è stato trasferito in un altro recinto. Leggermente più debole e tremolante, l’animale era comunque in grado di camminare sulle sue quattro zampe. Klaus Gunther Friederich ha precisato che la stessa tecnica è stata usata in precedenza su cani, gatti, e anche su una tigre prevalentemente in Austria e Germania. Bellamy è invece il primo leone ad essere sottoposto a questo trattamento.
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