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Friday November 17th 2017

Notiziario animalista

Fonte: mailing list Gruppo Bairo
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Fonte: VEGETARIANI.IT
Decalogo natalizio per gli animali
Con l’avvicinarsi delle feste natalizie tutti ci sentiamo più buoni, almeno così si dice. In realtà Natale non è una festa così benevola per gli animali. Come diceva Roberto
Benigni qualche anno fa: “Prova a chiedere a un tacchino cosa pensa del Natale”.
Stefano Cagno
Il Natale stimola la gente a mille buoni propositi che sono di solito rivolti agli esseri umani e si esauriscono, spesso, a Santo Stefano o nel migliore dei casi con l’inizio dell’anno nuovo.
Mi sono così chiesto cosa potrebbe fare un animalista o in generale una persona di “buona volontà” per comprendere nella festa del Natale anche tutte le altre specie. È così venuto fuori questo decalogo che sicuramente non è esaustivo su quanto noi possiamo fare per gli animali, ma comunque può risultare una semplice traccia che ognuno può personalizzare come meglio crede.
1) Salviamo il tacchino
Benigni ha assolutamente ragione: il Natale per tacchini e polli e altre specie ancora, spesso rappresenta la fine della loro vita. La nascita di Gesù diventa la morte per milioni di animali solo in Italia. Lo stesso risultato lo otteniamo anche a Pasqua, o negli USA per la festa del Ringraziamento o nei paesi mussulmani per la festa del montone.
Una semplice maniera per celebrare il Natale è pranzare vegetariano, rinunciando a tutti i prodotti che derivino dalla morte degli animali, primo tra tutti il paté di fegato d’oca, ottenuto inchiodando al terreno questi animali e ingozzandoli fino a fargli scoppiare il fegato.
2) Ricerca senza animali
La bontà stimolata dal Natale, spesso, si manifesta con più o meno generose offerte alle associazioni per la ricerca, dimenticando che parte dei soldi sono impiegati per esperimenti con animali. Il risultato è un mare di sofferenza e un’ingente quantità di soldi sprecati per esperimenti che non hanno nessun’attinenza con quanto succede nella nostra specie. Così sarebbe altamente auspicabile chiedere alle associazioni per la ricerca garanzie serie e documentate che nessun soldo sarà impiegato per la vivisezione, in caso contrario astenersi da questa inutile generosità inzuppata di sangue.
3) Un cane per una vita
Nessun periodo dell’anno è così favorevole per gli acquisti negli animali: cuccioli di cani e gatti, ma non solo, sono venduti in grande quangtità per fare felici soprattutto i bambini. Dopo sei mesi, però, questi animali sono diventati grandi e in vacanza molti alberghi non li vogliono. Così le strade si riempiono di questi esseri disperati che muoiono investiti e, in parte, provocano anche la morte degli automobilisti coinvolti, oppure finiscono nei canili o nei gattili. Ed anche nei casi migliori in cui trovano una famiglia più coscienziosa, il trauma rimarrà per tutta la vita. Evitate di acquistare animali, poiché non sono oggetti. Se veramente volete regalare a vostro figlio un animale, pensateci bene e da adulti riflettete anche sull’impegno che tale scelta implica. Se la decisione sarà per accogliere un animale in casa, andate nei canili e nei gattili e ridate una vita dignitosa a questi esseri che hanno avuto la sfortuna di avere trovato sulla loro strada qualche essere umano di poco cervello e nullo cuore. In caso contrario astenersi.
4) Il circo della tristezza
A Milano ogni anno nel periodo natalizio arriva un circo: credo che la situazione sia analoga nelle altre grandi città. Così molte famiglie decidono di andare con i figli a vedere questo spettacolo che insegnerà ai bambini che la vita è fatta di soprusi e che, spesso, i più forti dispongono a piacimento dei più deboli, fino al punto di umiliarli, perché nei circhi di questo si tratta. Un leone che salta nel cerchio di fuoco è un insulto alla sua fierezza, l’elefante che si alza sulle zampe posteriori, schiacciando l’intestino e provando forte dolore, è un’umiliazione della potenza di questo stupendo animale.
Genitori astenetevi da mettere a contatto troppo presto i bambini con le brutture che gli adulti sono in grado di creare.
5) Un morbido cappotto di sangue
Natale cade sempre il 25 dicembre, in pieno inverno. Regalare un caldo cappotto può essere un’ottima idea che, in qualche modo, trasmette anche un senso di calore umano. Per gli animali che hanno dato la loro vita per creare una pelliccia, la visione della questione è parecchio differente. E un generale trovo, di solito, l’approccio un po’ schizofrenico. La gente s’intenerisce per i cuccioli di cane e gatto, tanto da regalarli, ma acquista capi di abbigliamento che sono derivati dallo scuoiamento di altri cuccioli che hanno avuto la sfortuna di nascere nelle specie sbagliata. Non siamo al Polo Nord e comunque anche li ormai esistono capi di abbigliamento che scaldano molto di più delle pellicce. Lasciate la pelle ai legittimi proprietari.
6) La bellezza che uccide
La vanità è femmina, almeno un tempo si diceva così. Oggi non sono così convinto. Comunque, che sia uomo o donna, a Natale tra i regali più gettonati vi sono cosmetici e prodotti di bellezza. Ancora troppo poche persone sanno che per sperimentare la maggioranza di questi prodotti sono presi dei conigli, messi in apparecchi di contenzione, spalmato il cosmetico negli occhi e tenuti per giorni in queste condizioni. La cura della persona è un aspetto positivo che dimostra autostima, la vanità è una sua estremizzazione di solito criticabile. Comunque sia, cerchiamo di iniziare a Natale a scegliere quei prodotti che non sono stati testati sugli animali e che risultano così più in sintonia con una festa di pace.
7) Un grande sogno che avanza
La difesa degli animali è un tema che coinvolge sempre più persone e gli ideali animalisti sono fatti propri ormai da una discreta fetta della popolazione. A portare avanti queste istanze in maniera organizzata esistono ormai molte associazioni che per sopravvivere e, soprattutto, per operare in maniera incisiva, hanno bisogno di soldi. Facciamoci un bel regalo di Natale: prendiamo la tessera di un’associazione animalista e, possibilmente, l’anno successivo non dimentichiamoci di rinnovarla.
8) Il cibo della speranza
L’estate è la stagione più nefasta per i canili e i gattili perché, come ho già ricordato, si riempiono di tutti gli ex cuccioli acquistato per il precedente Natale e diventati troppo ingombranti per le ferie.
Il periodo natalizio è, però, anche quello più rigido e la vita degli sfortunati animali nei canili e nei gattili diventa precaria per il freddo. Se non potete o non scegliete di dargli una nuova casa, potete comunque fare molto. Portate cibo, coperte o qualsiasi cosa che possa aiutare a passare l’inverno. Alcuni canili permettono alla gente di andare nelle giornate di festa a prendere un cane e portarlo fuori a correre. Provate a farlo anche voi, magari potrebbe anche scoccare una scintilla tra voi e questo animale.
9) Sani guastafeste
Anche se saremo disposti a comportarci nella maniera più adeguata possibile per evitare sofferenze agli animali, saremo comunque testimoni di innumerevoli esempi in cui parenti, amici, conoscenti o perfetti sconosciuti metteranno in atto comportamenti diametralmente opposti ai nostri. Alcuni di loro lo fanno a ragion veduta, ma molti lo fanno per ignoranza o superficialità. Proviamo ad essere un po’ rompiscatole a Natale, in fondo essendo tutti più buoni difficilmente qualcuno ci picchierà. Nei molti pranzi cui parteciperemo proviamo a fare presente alcuni comportamenti sbagliati o contraddittori. Ricordiamoci di farlo in maniera decisa, convincente, possibilmente documentata e ragionata, ma soprattutto garbata. Non c’è bisogno di essere aggressivi, la ragione sta dalla nostra parte. Aiutiamo gli altri a riflettere, se lo vogliono, e se non lo vogliono non rimaniamoci male: ogni evento ha il suo tempo e quello della piena realizzazione degli ideali animalisti è ancora lontano.
10) Il nostro futuro
I bambini sono il nostro futuro, sono la nostra speranza per un mondo migliore. I genitori sono depositari di una grande responsabilità: quanto viene da loro fatto o detto lascia delle impronte indelebili nella memoria e anche nell’inconscio dei piccoli. Nel periodo natalizio ho già indicato alcuni comportamenti che dovrebbero essere tenuti e che riguardano anche i bambini. Non esistono però sono le azioni da non farsi (esempio non andare al circo o non acquistare un animale se la scelta non è ben ponderata), ma esistono anche i comportamenti che sarebbe auspicabile che i genitori tenessero. In questo periodo, magico i bambini, fate a loro presente che anche gli animali posso vivere serenamente, se noi lo vogliamo. Regaliamo magari un libro o un video che insegnino ai nostri figli cosa sono gli animali e perché hanno il diritto di essere rispettati.
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Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (LECCE)
ambiente Tutto è pronto per l’avvio delle operazioni che dovrebbero portare ad una riduzione dei volatili. Nei magazzini della Asl è disponibile il mangime che li renderà infertili. La «castrazione chimica» sarà servita con cereali opportunamente trattati sparsi nei luoghi maggiormente frequentati
La pillola del «giorno prima» ai piccioni

Un’indagine del Dipartimento di prevenzione ne ha censiti 3000 nel solo centro storico
Tutto è pronto per l’avvio delle operazioni che dovrebbero portare ad una riduzione della colonia di piccioni che infesta il centro dell’abitato. E’ quanto è stato assicurato dalla Asl all’assessore all’ambiente Giorgio Tronci. Secondo le ultime notizie, nei magazzini dell’Azienda sanitaria è già disponibile il mangime che dovrebbe rendere infertili i volatili. Una “pillola del giorno prima” servita con cereali opportunamente trattati e sparsi nei luoghi in cui i colombi si annidano. Il fastidio ed i danni che l’eccessivo numero di uccelli arrecano alle persone ed ai palazzi sono un fatto noto e da tempo certificato dalla stessa Asl. Fu il Dipartimento di prevenzione, nel lontano 2001, a condurre un’indagine al proposito. Da quello studio si apprese che i pennuti costituivano un potenziale pericolo per la salute umana. Dai controlli effettuati nei luoghi in cui i colombi nidificano venne una stima della popolazione. Si calcolò che nel solo centro storico e negli immediati dintorni ce ne fossero tremila. Un numero ed una concentrazione di per sé notevoli aggravati dal fatto che fu accertato che gli animali erano portatori di patologie e parassiti (criptococcosi, salmonella, pidocchi, zecche) che possono rivelarsi pericolosi per l’uomo. Su indicazione della Asl, l’Amministrazione comunale di Centrodestra emanò una serie di ordinanze che obbligavano i proprietari degli immobili infestati a sigillare tutti gli anfratti in cui i piccioni si annidavano, a ripulire terrazzi e cornicioni dallo sterco e dalle carcasse e a disinfestare i luoghi. Tra i destinatari delle ordinanze anche il Demanio dello Stato per via dell’ex tabacchificio di cui all’epoca era unico responsabile. Negli anni le cose sono cambiate ed oggi quel fabbricato è in comodato d’uso al Comune che intende utilizzarlo facendone il contenitore di un museo dedicato all’archeologia industriale. I primi interventi all’interno del palazzo sono stati occasione di grandi pulizie per la rimozione del guano e fonte di disturbo per la nutrita colonia di piccioni che viveva tra quelle mura. Inoltre questi sono mesi in cui lavori di manutenzione straordinaria in vecchi stabili pubblici e privati stanno causando notevoli disturbi ai nidi ed ai posatoi tanto che gli uccelli, disorientati cercano rifugio in luoghi inconsueti e tendono a frequentare balconi ed abitazioni che fino a ieri avevano ignorato. Non risulta che la Asl abbia condotto nuovi accertamenti, ma nulla lascia credere che il numero dei colombi si sia ridotto, né che le ordinanze emesse all’epoca abbiano prodotto effetti concreti, lo dimostrano i marciapiedi sporchi di sterco e le periodiche spese per la pulizia dei davanzali e dei balconi del municipio. La proposta di avviare una campagna consistente un una sorta di castrazione chimica non è nuova, se ne parlò anche qualche anno fa anche se poi non se ne fece nulla. Non si sa bene se difetto di approvvigionamento del mangime apposito o di maestranze deputate alla distribuzione dei pasti che avrebbero frenato le frenesie riproduttive dei volatili. Ora torna in auge, ma pare con gli stessi vecchi interrogativi. Non è chiaro a chi tocchi spargere il granone, né si sa bene dove, ovvero se lo si debba fare solo sugli edifici pubblici o se lo scenario di guerra debba comprendere pure i lastricati solari dei privati. Camillo De Donno
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Fonte: IL TEMPO (ROMA)
UN IGUANA proveniente dall’Australia e Kiwi, un cucciolo di cane, sono i testimoni della Campagna «Ma …
… quale iguana o pitone reale: a Natale adotta un cagnolino trovatello», presentata dalla delegata del sindaco alle Politiche degli animali Monica Cirinnà e dal presidente della Fondazione Bioparco Giovanni Arnone. Davanti al rettilario del Bioparco la Cirinnà ha spiegato il senso di questa iniziativa: «Sotto l’albero di Natale quest’anno non devono finire iguane, pitoni, tartarughe e rettili vari ottenuti in modo illecito o lecito. Quest’anno vogliamo che sotto l’albero vi siano cuccioli di cane o di gatto abbandonati da persone senza cuore. Qui alla Fondazione Bioparco, per chi è amante degli animali esotici, ci sono dei percorsi didattici che spiegano come questi animali vivono. Molte persone, infatti, acquistano questi animali pensando di sapere tutto su come accudirli o su come farli vivere. In realtà non sanno proprio niente causando il più delle volte la morte di queste creature innocenti. Questo noi lo vogliamo evitare». «Il commercio illegale di animali esotici è vastissimo. Come giro d’affari è secondo solo a quello della droga – aggiunge Arnone – Dobbiamo combatterlo e fare in modo che la gente non lo alimenti».
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Fonte: IL SECOLO XIX
Il Circo di Moira Orfei, brividi e un pizzico di musical
Alessandria – «Aver raggiunto i 50 anni di carriera è solo una tappa, non un punto di arrivo. Quotidianamente, infatti, sono impegnata a curare nei minimi particolari lo spettacolo e, insieme a mio marito, Walter Nones, sono alla ricerca di nuove attrazioni per le produzioni future». E proprio lo spettacolo è il mezzo scelto da Moira Orfei, ospite ieri del sindaco a Palazzo Rosso, per festeggiare l’importante traguardo.
‘Brivido animali e sensazioni’, questo il titolo, debutta in città questa sera alle 21 e sarà in replica domani, venerdì e sabato alle 17 e alle 21, domenica alle 15 e 18,30. Si tratta di un grande evento in cui la tradizione del circo si fonde con il musical. Un musical circense con balletti, luci speciali, effetti scenici particolari, orchestra dal vivo e un cantante, Giorgio Vidali, che accompagna i numeri degli artisti con vecchie e nuove melodie.
Dagli spericolati acrobati al tappeto elastico alla magia degli addomesticatori di cammelli, lama, antilopi, zebre, fino alla tigre bianca con cui Stefano Orfei è stato premiato lo scorso anno al Festival internazionale di Montecarlo, senza dimenticare i clown. Da non perdere l’esibizione, presentata in esclusiva europea, del russo Anatoly Joukov, in grado di deglutire tre litri di kerosene che si trasformano in lunghe fiammate. Uno spettacolo a 360 gradi che più di altri rappresenta una donna che ha legato indissolubilmente la propria vita all’arte circense.
«Cinquanta anni di carriera – racconta Moira – trascorsi in pista e sui set cinematografici al fianco dei più grandi attori e registi italiani. Si tratta di film che ho girato solo per incrementare e rendere ancora più famoso il nome del circo Orfei e alla fine ho scelto il mondo della pista che porto nel cuore».
Figlia d’arte, Miranda Orfei, questo il vero nome, è vissuta da sempre all’ombra del tendone, dove si è esibita come cavallerizza, virtuosa del trapezio e acrobata, diventando nel tempo un personaggio identificabile da pettinatura, trucco e vestiti che l’hanno resa la ‘Moira nazionale’. Anima di una grande impresa ‘di famiglia’, in tournée dal 1961, composta da 174 persone e 106 animali.
Motori di quella magia che va in scena ogni sera e che Moira Orfei ha deciso di raccontare anche in ‘Nonsolocirco’, la nuova rivista presentata in anteprima nazionale ieri in Comune in Alessandria dedicata “a tutto quanto fa spettacolo ma di qualità”. Nel primo numero sono contenuti servizi su Eros Ramazzotti, Laura Pausini e la coppia d’oro del botteghino di Natale, Massimo Boldi e Christian De Sica. Si. Fo.
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Fonte: IL SECOLO XIX
La città invasa da 10 mila gatti randagi
Allarme della Protezione animali per il crescente numero di felini abbandonati

Sfrattati dall’ex caserma ingauna Turinetto si sono riversati in via Carloforte
Albenga (SV) – Sono 10 mila i gatti randagi in città e nelle frazioni, e il numero è in costante aumento. Non cresce invece quello di chi si occupa di accudirli e, soprattutto, di sterilizzarli. Una presenza massiccia, che in alcune zone rischia di diventare un problema. Basti pensare che in via Carloforte una colonia di una cinquantina di felini vive proprio attorno al cantiere per la costruzione di alcune palazzine e bisognerà trovare il modo di ricoverarli lì vicino per evitare problemi. Poi ci sono quelli che per anni hanno vissuto all’interno della caserma Turinetto approfittando degli avanzi della mensa e che con la chiusura totale della caserma si troveranno sicuramente a corto di cibo e probabilmente con qualche problema di spazio una volta che le aree saranno riutilizzate. Senza contare il problema dei gatti abbandonati, che spesso faticano ad adattarsi alla vita randagia e qualcuno deve raccogliere (e tenersi in casa) per evitare che facciano una brutta fine. «Purtroppo nella mentalità comune non è ancora entrato il fatto che anche i gatti debbano essere accuditi e ricoverati, come accade per i cani – afferma Elena Camilli, fiduciaria Enpa -, e i comuni non spendono una lira, ad esempio, per realizzare dei ‘gattili’ in cui mettere i mici abbandonati o quelli che appartenevano a persone morte e che finiscono sempre nelle case di pochi volontari». a ancora più pressante sembra essere il problema della sterilizzazione. «Ogni anno ne facciamo sterilizzare diverse centinaia, e spesso a nostre spese. Il servizio veterinario dell’Asl è gratuito, ma effettua questi interventi solo una volta la settimana, operando al massimo sei femmine. Quindi visto il gran numero di gatte dobbiamo rivolgerci a veterinari privati. Il problema è che quando si interviene su una colonia bisogna cercare di sterilizzare tutte le femmine, altrimenti se ne vengono sterilizzate solo alcune, quelle che restano fertili continuano a riprodursi e la colonia cresce. Adesso c’è un centinaio di gatte che devono essere sterilizzate tra adesso e gennaio, cioè prima che vadano in calore e si riproducano. Bisognerebbe che il comune e gli altri enti contribuissero maggiormente alle spese. Dal comune di Albenga riceviamo un contributo di tremila euro l’anno, ma tra medicine, veterinari, gabbie per la cattura e via dicendo ne spendiamo più di quindicimila. Meno male che per il cibo ci arrangiamo con qualche offerta e con l’aiuto delle cucine delle mense». L. Reb.
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Fonte: LA REPUBBLICA
Il primo giorno sono stati uccisi più di cento esemplari, fra le proteste degli animalisti
New Jersey, caccia all’orso alle porte di Manhattan
Minacciano le case: oltre 4000 cacciatori in campo

dal nostro corrispondente ALBERTO FLORES D’ARCAIS
ALLE 9 e 45 di lunedì mattina Kirk Lee, un tecnico della Verizon di 40 anni, appollaiato in cima a un albero del terreno di sua proprietà, ha preso due volte la mira e poi con freddezza ha fatto fuoco. Il gigantesco orso nero, 238 chili di peso, si è accasciato a terra, immerso nella neve che da un paio di giorni batte su tutto il nord-est degli Stati Uniti: il primo di oltre cento esemplari che sono stati uccisi in New Jersey nella sola giornata inaugurale della “settimana della grande caccia all’orso nero”.
La settimana (in realtà si tratta di sei giorni, domenica anche i cacciatori si riposano) è stata inaugurata il 5 dicembre tra gli evviva di quasi cinquemila cacciatori – che hanno invaso il piccolo Stato che fiancheggia New York – e le proteste degli ambientalisti contro il governo locale. E in quel solo giorno ben 136 orsi neri sono stati harvested (uccisi) come è scritto nel sito ufficiale della Divisione caccia e pesca del governo del New Jersey: il più grosso pesava 329 chili.
In New Jersey la caccia all’orso è una vecchia tradizione. Negli anni Settanta venne messa però al bando quando gruppi verdi ed ecologisti, appoggiati da avvocati e forze politiche trasversali, riuscirono a dimostrare che l’animale era ormai in via d’estinzione (ne erano rimasti circa cento esemplari) e se fosse scomparso ne avrebbero risentito il turismo e l’economia collegata.
Cosí, senza più cacciatori in giro, l’orso ha ripopolato in fretta le montagne del nord-ovest e i grandi parchi dove anche migliaia di newyorchesi vanno a passare i week-end. Senza più “nemici” l’orso del New Jersey è diventato rapidamente più coraggioso e aggressivo; ha iniziato con lo scendere a valle e ha finito per invadere prima case isolate poi i grandi suburbs dove la middle-class americana vive nell’eterna illusione di una vita tranquilla e pacifica a pochi passi dalla natura. Dal primo gennaio al primo novembre 2005 vengono denunciate 28 “intrusioni riuscite” dell’animale dentro le case e altri 20 tentativi sventati da coraggiosi abitanti, una crescita esponenziale se confrontata con le appena otto denunce complessive di tutto il 2004.
Il “pericolo orso” è diventato una priorità nel New Jersey da quando il 2 luglio scorso una femmina di circa settanta chili attaccó per strada un camper dove dormiva una famiglia, provocando un grande spavento e qualche piccola ferita. Ma l’episodio più clamoroso era già accaduto un mese prima a Egg Harbor City, una cittadina nei pressi di Atlantic City, situata nel sud dello Stato, lontana centinaia di chilometri dai parchi dove vive l’orso nero. Lí, per un intero week-end, un orso se ne era rimasto tranquillo a scavare tra i rifiuti in cerca di cibo e a tracannare da lattine di bevande varie, il tutto a pochi metri da una scuola elementare che aveva raggiunto dopo aver scavalcato una recinzione alta quasi due metri.
Cosí dopo mesi di accese discussioni politiche, inchieste di giornali e tv, veglie dei verdi davanti al Congresso dello Stato, il tutto è finito nel luogo dove in America si decide sempre più spesso cosa si debba o non si debba fare: il tribunale.
E la corte, venerdí scorso, ha dato ragione a chi voleva fosse aperta la caccia. Caccia che é stata “ristretta” ad una vasta area di 1600 miglia quadrate (circa 4100 chilometri quadrati) nella parte nord – occidentale del New Jersey: quattro settori che attraversano le diverse contee dello Stato, zone montagnose, di laghi e colline che si trovano a sole cinquanta miglia – meno di un’ora di automobile – dai grattacieli di Manhattan. I fortunati cacciatori che hanno avuto la licenza per sparare agli orsi neri sono stati 4.434, meno dei 5450 che ebbero un analogo permesso nel 2003 (anche allora venne decisa dopo numerosi incidenti che avevano visto gli orsi protagonisti). Nel 2003 gli orsi uccisi furono in totale 328 (il primo giorno 123), “troppo pochi” – dicono i cacciatori – per impaurire gli animali.
Oggi non si sa esattamente quanti orsi neri ci siano in New Jersey (sono circa 200mila in tutta l’America del Nord, Canada compreso), la cifra varia dai 1600 (cifra fornita dagli ambientalisti) ai 3600. In ogni caso troppi per uno dei più piccoli Stati degli Usa, soprattutto considerato che sono ormai in grado di raggiungere posti di alto turismo come Atlantic City.
Non sono mancate le proteste. Gruppi di ambientalisti hanno tentato posti di blocco, ma la polizia li ha ben presto dissuasi: per chi impedisce la caccia agli orsi è stata prevista una multa di ben 500 dollari. Susan Russell non si rassegna e dalle radio locali lancia il suo messaggio: “Mentre noi, esseri umani, ci godiamo le settimane pre- natalizie, le luci magiche, il calore della casa e della famiglia, centinaia di orsi bruni stanno vivendo giorni di terrore, violenza, ferite e morte. Charles Dickens avrebbe apprezzato questa ipocrisia”. Migliaia di cacciatori non l’ascolteranno mai. “Gli ambientalisti devono finirla, gli orsi si stanno accorgendo che qualcosa non va”.
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Fonte: TUTTO SCIENZE
Molecole per curare una su cento ce la fa
POCHISSIME SOSTANZE RIESCONO A SUPERARE TUTTI I TEST PER DIVENTARE FARMACI EPPURE IL BIOTECH CRESCE DEL 25% ALL’ANNO: 19 MILIARDI IL FATTURATO EUROPEO

Grembiuloni verdi, guanti sterili, calzari antisettici, occhialoni protettivi. Dicono che ci lavorino duecento persone, ma il silenzio ovattato e il bianco immacolato delle pareti suggerirebbero presenze di gran lunga inferiori. Al centro biotecnologie della Rentschler, a Laupheim, nei pressi di Stoccarda, si studiano e si sperimentano i farmaci di domani. I committenti sono le principali multinazionali farmaceutiche, ma anche cooperative di ricercatori universitari che hanno intuito l’efficacia terapeutica di qualche prodotto biotecnologico e intendono verificarla (in media solo una sostanza su 100 riuscirà a passare dagli studi pre-clinici al mercato). Nell’accezione comune le biotecnologie sono metodiche che usano organismi viventi (come batteri, lieviti, cellule animali o vegetali) allo scopo di ricavare prodotti utili all’uomo: dal vino al mais transgenico, dai farmaci alle cellule staminali. Le biotecnologie moderne si basano sulla tecnica del “DNA ricombinante” scoperta nel 1973, grazie alla quale è possibile isolare il gene che interessa e trasferirlo da un organismo a un altro (per esempio dall’uomo a un batterio) mantenendo la sua capacità di produrre specifiche proteine. Le “proteine ricombinanti” così ottenute possono diventare farmaci a elevato grado di purezza, sicuri e abbondanti: i vantaggi rispetto al tradizionale approvvigionamento da animali (come l’insulina ottenuta dal pancreas di maiale) sono indubbi. Tra le medicine biotech più utili prodotte finora ci sono, oltre all’insulina, gli interferoni (dotati di attività antivirale e antitumorale), le citochine (per la regolazione del sistema immunitario), l’eritropoietina (ormone che stimola la maturazione dei globuli rossi) e gli anticorpi monoclonali (anticorpi contro specifici tipi di tumore, come quello alla mammella). Già oggi, secondo i dati di Farmindustria, 250 mila pazienti vengono “inconsapevolmente” curati ogni anno con prodotti biotecnologici. Il mercato dei farmaci biotech ha tassi di crescita del 25% l’anno e bilanci da capogiro. Nel 2005 le 1.830 aziende statunitensi del comparto hanno fatturato 41 miliardi di euro, mentre le 1.980 concorrenti europee (più numerose ma più piccole) hanno ricavato 19 miliardi di euro. Per il 2007 il giro d’affari globale dovrebbe toccare i 95 miliardi di euro. In cima alla classifica europea c’è la Germania con 346 aziende biotech, seguita dal Regno Unito con 311 imprese e dalla Francia con 228. L’Italia è agli ultimi posti con una cinquantina di ditte. La Rentschler di Laupheim è la tipica azienda biotech europea: dimensioni medio-piccole, ma adatte alle nuove tendenze del mercato farmaceutico, che ha sempre più bisogno di società minori specializzate in ristrette aree terapeutiche. L’impresa tedesca lavora da oltre 25 anni sulle linee cellulari ricavate dai mammiferi. È stata tra le pioniere degli studi sul beta-interferone e la prima compagnia del mondo a ottenere, nel 1983, l’autorizzazione per commercializzare farmaci contenenti interferone.
Grazie a sei unità produttive su 3.500 metri quadrati, i laboratori di Laupheim portano avanti decine di prodotti differenti. Le cellule di partenza sono tratte dai topi in base a linee guida internazionali che ne garantiscono la capacità di riprodursi in vitro, l’omogeneità e l’assenza di virus contaminanti. Da queste progenitrici i tecnici Rentschler ricavano nuove linee cellulari contenenti le modifiche genetiche necessarie alla sintesi delle proteine di uso terapeutico. Le cellule transgeniche così ricavate vengono conservate in vasconi di coltura da 250 litri, dove sono disciolte 60 diverse sostanze tra zuccheri, amminoacidi e minerali necessari alla loro sopravvivenza. Nella stessa sospensione le cellule rilasciano le proteine curative. Per separare le proteine utili dal resto del “brodo” i biologi tedeschi usano tecniche (filtraggi, centrifughe, cromatografia) che sfruttano le differenze chimico-fisiche delle varie sostanze in sospensione (dimensioni, polarità, idrofobia/idrofilia). Attraverso varie fasi di selezione arrivano a un prodotto puro al 99,9%, ma la resa complessiva è del 20-50%: ciò significa che riescono a recuperare al massimo metà delle molecole terapeutiche disciolte nella soluzione iniziale. La messa a punto ottimale di un processo di questo tipo richiede in media 3-4 anni (su un totale 10-15 necessari a immettere una nuova molecola farmaceutica sul mercato). A seconda delle necessità dei clienti, la Rentschler si ferma alla fase “pre-competitiva” oppure prosegue con la sperimentazione clinica, la registrazione e la produzione commerciale dei nuovi medicinali. La quantità di principi attivi che ogni anno esce dagli stabilimenti di Laupheim è di 30 chilogrammi: potrebbe stare nel frigorifero di casa ma, dato il suo valore di mercato, starebbe meglio nel forziere di una banca. Un grammo di anticorpi monoclonali (la dose massima giornaliera) costa 1.000 dollari, mentre un grammo di interferone raggiunge il milione di dollari (la prescrizione terapeutica è di pochi microgrammi al giorno). Lara Reale
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Fonte: LE SCIENZE
Le api riconoscono i volti umani
Possono essere addestrate a distinguere una faccia dall’altra

Vi sembra che tutte le api si assomiglino? La cosa non è reciproca. Secondo uno studio pubblicato sul numero del 2 dicembre della rivista “Journal of Experimental Biology”, infatti, le api mellifere – pur avendo soltanto lo 0,01 per cento dei neuroni degli uomini – sono in grado di riconoscere e di ricordare singoli volti umani.
Per l’uomo, identificare le facce è una capacità fondamentale nella vita di tutti i giorni. Quando osserviamo il volto di un’altra persona attiviamo una particolare regione del cervello, il giro fusiforme. Ma è possibile che altri animali privi di questa regione specializzata siano in grado di distinguere un volto da un altro?
Conoscendo l’insolita propensione delle api a distinguere fra fiori differenti, Adrian Dyer dell’Università di Cambridge si è chiesto se questo talento non si estendesse anche ad altri contesti. Il ricercatore ha perciò appuntato su un pannello fotografie di quattro differenti volti umani. Ricompensando le api con una soluzione dolce, Dyer e colleghi hanno ripetutamente spinto gli insetti a ronzare verso una particolare foto, variando di tanto in tanto la sua posizione.
Anche quando la ricompensa non è stata più elargita, le api hanno continuato ad avvicinarsi al volto scelto come target con una precisione del 90 per cento. E questi ricordi sono risultati permanenti nel cervello degli insetti. Le api, infatti, erano in grado di riconoscere quel particolare volto anche due giorni dopo l’esperimento. Secondo Dyer, il risultato contraddice l’ipotesi che sia necessaria una parte specializzata del cervello per riconoscere una faccia umana. “Ci sono cose, nel comportamento umano, che vengono attribuite a un cervello complesso – spiega – ma fino a quando non le si sperimentano anche negli insetti non si può escludere che sia sufficiente anche un cervello semplice”.
Secondo il neuroscienziato cognitivo Michael Tarr della Brown University di Providence, tuttavia, il compito svolto dalle api non ha molto a che vedere con il metodo usato dagli esseri umani per riconoscere i volti. Gli uomini, infatti, identificano i volti per una ragione evolutiva specifica, mentre per le api non si tratta che di una forma come un’altra e agiscono come se i volti fossero fiori dallo strano aspetto.
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Fonte: LA PROVINCIA DI SONDRIO
Sorico, abbattuti i pannelli luminosi in difesa dei cervi
SORICO (CO) – Nei giorni scorsi qualche sconsiderato ha strappato i cartelli lampeggianti che segnalavano il pericolo di attraversamento cervi sul rettilineo del Ponte del Passo, il tratto di strada lungo il quale negli ultimi anni si è registrato il maggior numero di incidenti causati da selvaggina. «Un cartello è stato trovato in mezzo alla neve nel fossato appena oltre la carreggiata, mentre l’altro è addirittura scomparso – riferisce Marco Testa, responsabile del servizio di vigilanza e gestione venatoria dell’ente Provincia – . È un brutto gesto, perché va contro l’impegno di chi sta cercando in tutti i modi di tutelare gli automobilisti dall’improvvisa uscita sulla strada di animali selvatici, soprattutto di notte. Anche i segnali luminosi stavano facendo la loro parte, visto e considerato che negli ultimi tempi gli incidenti si sono notevolmente ridotti». Gli anonimi autori del vandalismo rischiano, se individuati, pesanti conseguenze: «È bene ricordare che azioni di questo genere sono punibili penalmente – sottolinea Testa – . Ora provvederemo a reinstallare i cartelli, invitando chiunque a vigilare e a riferire di qualsiasi nuovo intervento da parte di malintenzionati». In base a una convenzione, tra l’altro, l’ente Provincia svolge da qualche tempo servizio di pattugliamento lungo le strade all’interno della riserva naturale: di recente è scattata anche una denuncia penale nei confronti di un automobilista per inosservanza dei provvedimenti delle autorità, come previsto dall’articolo 650 del codice.
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Fonte: IL MESSAGGERO (ABRUZZO)
Bracconiere denunciato: sequestrati fucile e cartucce
LANCIANO (Chieti) – Un cacciatore ascolano, T.S., di 49 anni, è stato denunciato dalla Forestale di Fara Filiorum Petri per caccia con armi non consentite e per modifica e alterazione dell’arma, nel corso di un’operazione antibracconagio nel territorio di Rapino. All’uomo, che era in compagnia di altri quattro cacioatori, sono stati sequestrati un fucile, 34 cartucce e due tordi che sono stati portati per le analisi al’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e Molise.
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Fonte: animalieanimali.it
Madrid – Polizia mette fine a safari illegali. Sei denunciati per caccia a leoni e tigri.
Decine di agenti della Guardia Civile hanno partecipato ad un’operazione che ha portato alla cattura di sei persone accusate di aver partecipato ad un safari illegale in cui le prede erano diversi esemplari di tigri e leoni, informa il quotidiano “Hoy” nella sua versione digitale.
L’operazione, avvenuta a Badajoz nella regione dell’Extremadura, sarebbe scattata in seguito ad un’intercettazione della polizia in cui si pubblicizzava una tenuta nella quale, previa prenotazione, era possibile cacciare varie specie di animali protette come leoni, tigri, lupi e linci e che alcuni giorni dopo ha portato all’arresto di almeno altre sette persone, tra cui un minore.
Per ora rimane sconosciuto il numero di animali coinvolti nella caccia e la cifra richiesta per partecipare al safari illegale, ma fonti locali hanno dichiarato alla stampa che potrebbe essere superiore ai 24.000 euro.(ANSA)
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Fonte: animalieanimali.it
Ginevra – Brigitte Bardot rilancia campagna internazionale contro la caccia alle foche.
Brigitte Bardot e l’ecologista svizzero Franz Weber hanno lanciato a Ginevra una nuova campagna per proibire la caccia alle foche sulla banchisa canadese, al termine di un finto processo che ha ‘condannato’ in contumacia tre ministri canadesi.
”Circa 250 persone, in rappresentanza di una sessantina di associazioni di difesa degli animali d’Europa e altrove” hanno assistito al processo, ha detto Weber.
La giuria ha riconosciuto colpevoli il premier canadese Pat Martin, il ministro della pesca Geoff Regan e quello dell’ambiente Stephane Dion.
”Se continua propongo di mettere in piedi lo stesso tribunale, ma stavolta in Canada”, ha detto la ex attrice tra gli applausi.
Creata nel 1979 dall’ecologista svizzero, la Corte internazionale dei diritti degli animali, che non ha valore giuridico, persegue in pseudo-processi gli attacchi contro gli animali e cita i responsabili affinche’ ne rendano conto.
Stavolta, ha stabilito che i tre esponenti canadesi sono complici dei massacri di foche perpetrati in Canada.
Negli ultimi tre anni, ha detto Weber, un milione di foche sono state vittime di una caccia che non ha alcuna giustificazione razionale.
Il ”tribunale” ha chiesto al Canada l’arresto immediato dei massacri. Nel frattempo, propone un boicottaggio dei prodotti canadesi e invita i viaggiatori a non recarvisi. (ANSA-AFP)
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Fonte: animalieanimali.it
Ottawa – Pitbull, regione dell’Ontario li mette al bando.
Tra le polemiche, l’Ontario e’ diventata la prima provincia canadese a mettere al bando i pitbull. Probabilmente, e’ un primato mondiale, anche se il procuratore generale dell’Ontario, Michael Bryant, ha dichiarato che presto altre province seguiranno l’esempio.
I padroni di pitbull che ne hanno denunciato l’esistenza prima dell’entrata in vigore della legge (in Ontario e’ obbligatorio registrare in comune cani e gatti), possono tenerli finche’ vivono, purchè animali siano sterilizzati e abbiano museruola e guinzaglio se portati in pubblico.
Per ogni eventuale attacco a persone condotto da un animale considerato ‘pericoloso’, la multa ammonta a 10 mila dollari canadesi (circa 7-8mila euro) e la condanna puo’ arrivare fino a sei mesi di carcere.
A nessuno e’ concesso d’ora in poi avere un nuovo pitbull.
Pena, l’eliminazione dell’animale. (ANSA)
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Fonte: IL MATTINO (SALERNO)
Vedi rosso? Ma per Fido è giallo
«Perché il mio cane sente che sto tornando a casa con grande anticipo e non mi dà il tempo di entrare nel portone che già comincia a scodinzolare?». Risponde Roberto Marchesini, studioso di zooantropologia e di etologia degli animali domestici. «L’udito del cane – spiega – è molto più sensibile del nostro alle alte frequenze. Pur non raggiungendo le prestazioni dei pipistrelli e dei delfini, una buona fetta di ultrasuoni viene rilevata dal cane ma non dall’uomo. Non meravigliamoci perciò se il cane si allerta molto prima di noi e se immediatamente volge l’attenzione verso la fonte del rumore, in questo aiutato dall’orientabilità della pinna auricolare. Il cane è molto attento ai rumori e impara ad attribuire a certi suoni significati particolari: per esempio riconosce il rumore dei nostri passi o del motore della nostra automobile. Questo facilita anche la possibilità di apprendere il significato di alcune parole». I suoni. «Va detto che il cane sente i suoni in maniera totalmente differente da noi – continua Marchesini – Per lui le nostre parole sono per lo più suoni da analizzare secondo il tono e la musicalità interna: vale a dire che se produciamo due frasi differenti semanticamente utilizzando però lo stesso tono e la medesima musicalità, l’effetto sarà sovrapponibile». «I suoni dell’ambiente umano possono infastidire il cane. Per esempio buona parte degli elettrodomestici risultano insopportabili per il nostro amico, altri invece possono stimolare comportamenti specifici: la sirena dei pompieri induce il cane a ululare. Ma attenzione, l’intensità dei rumori e l’esposizione prolungata a cacofonie possono risultare a lungo andare stressanti». La vista. «Il mio cane è anziano, non vede bene, ma se la cava bene lo stesso. Perché?» «La vista per il cane – chiarisce l’esperto – rappresenta una sensorialità importante ma non prioritaria ed è molto differente da quella dell’uomo. Il suo campo visivo riflette un orizzonte più ampio ma una minore capacità di rilevare la profondità: questo per la peculiare collocazione cranica dei bulbi oculari. Per ciò che riguarda l’universo dei colori percepiti dal cane, mentre l’uomo distingue assai bene il rosso, l’arancione, il giallo e il verde, il nostro amico li percepisce come una scala di gialli». Le ombre. «Cacciatore crepuscolare, il cane ha sviluppato un sistema visivo che gli consente di raddoppiare la luminosità percepita grazie a una membrana chiamata tappeto lucido, orientando la sua facoltà distintiva sulle onde lunghe, quelle che prevalgono in questa fascia oraria, cioè il blu, il viola e l’indaco. Il cane – conclude Marchesini – ha scarsa capacità di rilevare i dettagli e di percepire i profili lontani, in cambio, come la maggior parte dei carnivori, ha una grande proprietà nel cogliere il movimento».
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Fonte: IL MESSAGGERO (FROSINONE)
Gli alunni hanno scritto una lettera al sindaco: così il Comune l’ha adottata
Paliano (FR) – I sogni dei bambini a volte si avverano. Quando c’è di mezzo un animale, poi, la storia può assumere i contorni di una pagina da libro ”Cuore”. I bimbi sono gli alunni dell’Istituto Comprensivo di Paliano, e la favola è quella di un cane randagio, Stella, che dal canile, dove era stato condotto qualche settimana fa dall’accalappiacani su segnalazione di una madre, è tornata tra i suoi amici grazie all’interessamento dell’amministrazione comunale. Erano felici ed emozionati ieri mattina gli alunni che frequentano la scuola elementare di Paliano nel rivedere la loro amica, di ritorno da una permanenza indesiderata presso il canile di Giuliano di Roma.
A non volere che il destino di Stella fosse lo stesso di tanti altri amici a quattro zampe più sfortunati sono stati proprio loro, i bambini, che avevano scritto una letterina al sindaco chiedendo di fare qualcosa per poter riavere il cane. L’accorato appello non è caduto nel vuoto. E così il Comune si è mosso avviando la procedura necessaria a fare le cose in regola. Fino ad arrivare al lieto fine, sottolineato dalla dolcezza della tenera età e persino dalle lacrime per la gioia di aver potuto rivedere la loro Stella. E’ normale che tra gli animali, in particolare i cani, e i più piccoli, possano nascere sentimenti forti. Quello che intenerisce, però, di questa vicenda è il legame speciale tra una docile cagnetta abbandonata e quei bimbi che accompagna tutti i giorni a scuola, li aspetta nell’atrio esterno all’edificio scolastico e, a lezioni finite, li riaccompagna a casa facendo il tragitto al loro fianco, quasi a volerli proteggere in quel breve tratto di strada del centro storico. Da ieri Stella per quelle vie è tornata a gironzolarvi e a riprendersi l’affetto di quanti le sono stati vicini, arrivando a fare una petizione con tanto di firme apposta per lei. A vederla passare di negozio in negozio per annunciare di nuovo la sua presenza, sembrava volesse ringraziare tutti per quel gesto. La festa era cominciata a scuola, dove i bambini l’hanno accolta con tanto di cartelloni e disegni inneggianti al suo ritorno: alla ”cerimonia di saluto” c’erano il sindaco di Paliano, Armenio Giordani, l’assessore alla pubblica istruzione Massimiliano Marielli, la dirigente scolastica, Graziana Mazzoli, il personale docente e non docente, gli operai del comune che l’hanno presa in consegna, e naturalmente tutti i suoi nuovi padroncini, ai quali è stata affidata per le dovute cure. Nel piazzale antistante la scuola sono state posizionate la cuccia e la ciotola per il cibo, che in molti non hanno mai lesinato all’affettuoso animale. Il primo cittadino ha spiegato che l’azione dell’amministrazione comunale è scaturita dalla sensibilità dimostrata da tante persone e in particolare dagli alunni e che l’adozione di Stella ha innanzitutto un valore di sprone a non abbandonare i cani ma anche di esempio affinché le famiglie possano adottare altri randagi che si aggirano per la città. Dal comune fanno sapere che le pratiche di ”adozione” hanno seguito le disposizioni previste da una specifica normativa (la legge 34 del ’99 sulla tutela degli animali di affezione e di prevenzione del randagismo) che, all’articolo 9, istituisce il cane di quartiere, al quale si riconosce il diritto di essere animale libero qualora si accerti “la non sussistenza di condizioni di pericolo per uomini, animali e cose”. «La cagnetta – si legge in un comunicato – è stata vaccinata, sterilizzata, dotata di apposito microchip, ed è in regola con la certificazione rilasciata dal servizio veterinario della Asl che attesta la non aggressività dell’animale». Come dire: tutto è bene quel che finisce bene. E l’augurio è che i musi lunghi, che pure ci saranno stati tra quanti non vedono di buon occhio questa amicizia, non provvedano a liberarsene in altro modo.
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Fonte: IL MATTINO (CASERTA)
DECISIVO L’INTERVENTO DEL VICESINDACO
Randagi, il Comune vara un’ordinanza

CLAUDIO LOMBARDI
RECALE (CE) – Gli animalisti la invocavano da tempo. Ci sono voluti, tuttavia, due casi di avvelenamento, la sollevazione di diverse associazioni locali e l’intercessione del vicesindaco Francesco Ommeniello per indurre Americo Porfidia a firmare un’ordinanza per disciplinare il fenomeno. Grazie a questo atto, «ogni animale libero sul territorio dovrà essere sottoposto dal servizio veterinario del distretto sanitario di Marcianise a visita medica, a profilassi contro le malattie infettive e trasmissibili e ad interventi di sterilizzazione». Prima di essere rimessi in libertà, i cani saranno registrati al Comune di Recale, che sarà responsabile per eventuali danni che potranno arrecare. «La pacifica convivenza tra uomo e animali di affezione è ancora lontana, ma l’ordinanza rappresenta un passo importante», dichiara Domenico Melillo dell’associazione ambientalista «Cruna». La necessità di affrontare il problema del randagismo è stata riaffermata in un recente incontro in aula consiliare, voluto da Ommeniello, al quale hanno partecipato Melillo, Mario Dello Stritto dell’Asl di Marcianise, il presidente dell’associazione di protezione civile «Le Aquile» Isidoro Marcello e il presidente dell’associazione «Amici della Polizia» Giuseppe Raimondi. In quella sede si è deciso di costituire un’associazione di volontari, cui sarà affidata la gestione di un futuro rifugio comunale.
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Fonte: L’ARENA (IL GIORNALE DI VERONA)
– Il veterinario dell’Ulss 20 «Ispezioni solo negli allevamenti»
Il dottor Passarini: «Scopriamo una minima percentuale di irregolarità»

di Paola Colaprisco
Dalla mucca pazza alle uova marce, passando dal latte all’inchiostro. Per non tacere dei quintali di carne avariata cui una manina magica cambiava la data di scadenza. Possibile che sulle nostre tavole arrivi di tutto? Ma a chi compete vigilare sulla qualità dei prodotti destinati all’alimentazione umana e sulla loro filiera produttiva? La domanda, per quanto emotivamente amplificata dall’orrore scoperto dai carabinieri del Nas, è quanto mai opportuna. «Noi controlliamo la qualità degli allevamenti», spiega il dottor Gastone Passarini, responsabile del settore Veterinario dell’Ulss 20, che si occupa di igiene della produzione, trasformazione, commercializzazione, conservazione e trasporto degli alimenti di origine animale.
«Nell’ambito dei nostri controlli scopriamo sì e no il 10 per cento dei guai», ammette il dirigente sanitario, «perché le manovre fraudolente non passano dalla filiera ufficiale e legale. E se succede qualcosa di fraudolento, significa che c’è complicità fra chi tratta le uova destinate alla sgusciatura e l’azienda alimentare che utilizza gli ovoprodotti, visto che a risponderne anche penalmente è il responsabile della produzione di quest’ultima».
In linea generale, il settore Veterinario controlla che negli allevamenti tutto sia in regola e che le uova possano tranquillamente avviarsi al percorso di trasformazione. Che avviene così: «Le uova vengono prelevate dagli allevamenti», illustra il dottor Passarini, «stoccate e quindi avviate al centro di sgusciatura, dove con un’operazione totalmente meccanica, che non prevede l’intervento dell’uomo, si produce il cosiddetto “misto”, ossia albume e tuorlo nelle percentuali richieste, poi destinato alla commercializzazione, in bidoni refrigerati che a loro volta devono essere stoccati. Nel Veronese, a memoria, sono meno di una decina gli impianti di sgusciatura autorizzati. Evitare i controlli però è facilissimo. L’anno scorso, a San Martino Buon Albergo, è stata scoperta una piccola ditta che prelevava uova incrinate e le lavorava nell’aia».
Le uova marce, a rigor di legge, «devono essere smaltite con procedure particolari, dette rendering», chiarisce il dottor Passarini, «nei forni inceneritori, dove vengono trasformate in farine animali che solitamente vengono utilizzate negli alimenti destinati agli animali».
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Fonte: ADNKRONOS
SPAGNA: ORGANIZZAVANO CACCIA AL LEONE, SETTE ARRESTI A BADAJOZ
Madrid, 7 dic. (Adnkronos/Dpa) – Usavano vecchi leoni e tigri dello zoo o del circo come prede di battute di caccia esotiche. Ora sette persone rischiano fino a due anni di prigione per aver organizzato o partecipato alla caccia illegale vicino Badajoz, nella Spagna occidentale.
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Fonte: ENPA
RECUPERATI DALLE GUARDIE ZOOFILE ENPA UNA MAMMA E QUATTRO CUCCIOLI DI CANE ABBANDONATI
Le Guardie zoofile della sezione Enpa di Vinovo (Torino) hanno ricevuto nei giorni scorsi una segnalazione da parte di un’operatrice dell’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale, che avvertiva della presenza di una cucciolata di cani nei pressi del campo nomadi di Nichelino, sempre nella zona della provincia torinese. I volontari della Protezione Animali sono intervenuti sul posto, trovando solo tre cuccioli, di cui si sono immediatamente occupati per nutrirli e scaldarli; ma uno degli animali non è sopravvissuto. Le Guardie zoofile hanno continuato a cercare, nei giorni successivi, riuscendo infine a rintracciare la mamma, che aveva con sé un altro piccolo.
I quattrozampe sono ora ospitati presso il canile di Moncalieri; grazie all’impegno della volontaria che li aveva curati già dal ritrovamento i piccoli hanno già una sistemazione per il futuro. Appena finito lo svezzamento, infatti, sono destinati a famiglie che li aspettano per accoglierli e curarli a dovere. Non è il primo caso di abbandono di cucciolate nel territorio torinese; anche qualche settimana prima di questa vicenda, le Guardie zoofile avevano effettuato un intervento per recuperare una mamma abbandonata con i cuccioli nei pressi del campo nomadi. (6 dicembre)
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CANE FERITO TROVATO DALL’ENPA A GROSSETO, MA IL MICROCHIP NON SI LEGGE FUORI DALLA PROVINCIA DI ORIGINE
Una settimana fa la sezione dell’Enpa di Grosseto ha trovato in provincia, nella zona di Rispescia, un cane con una zampa fratturata, probabilmente smarrito da un cacciatore durante una battuta nel territorio. Subito pronti a cercare il proprietario, i volontari della Protezione Animali hanno individuato il microchip di cui l’animale era provvisto per rintracciare il padrone, scoprendo però che la possibilità di tracciare la provenienza dell’animale è limitata alla sola provincia. Quello che all’inizio era stato indicato dal Ministero della Sanità come un problema derivato dalla transizione tatuaggio/microchip si sta protraendo fino a rendere inutile il vantaggio di inserire il chip sottopelle.
Marlena Greco Giacobini, presidente dell’Enpa di Grosseto, lancia l’allarme: “Non esistendo tramite computer il collegamento in rete, non solo a livello nazionale, ma addirittura a livello regionale, la funzione del microchip è limitata alla sola provincia. E questo porta problemi grossissimi”. In questo caso specifico, la cosa più impellente da risolvere è che è necessario far intervenire la Asl per curare l’animale, che risulta però essere di proprietà e non un randagio. L’Enpa chiede aiuto per ritrovare il proprietario dello sfortunato quattrozampe, ma soprattutto chiede un intervento del Ministero per coordinare le singole province creando un database che garantisca il ritrovamento in tempi brevi di tutti i cani forniti di microchip. (6 dicembre)
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Fonte: LE SCIENZE
Pubblicato il genoma del cane
I dati sono ora disponibili in diversi database pubblici

Un gruppo internazionale di ricercatori, guidato da scienziati del Broad Institute del MIT e di Harvard, ha annunciato di aver completato un sequenziamento di alta qualità del genoma del cane domestico, oltre al catalogo di 2,5 milioni di differenze genetiche specifiche fra le diverse razze canine. La ricerca, pubblicata sul numero dell’8 dicembre della rivista “Nature“, getta luce sia sulle similarità genetiche fra i cani e gli esseri umani sia sulle differenze fra le varie razze del miglior amico dell’uomo. Il confronto fra il DNA umano e quello canino può rivelare importanti informazioni sulla regolazione dei geni che controllano lo sviluppo dell’embrione, mentre la struttura delle variazioni fra le diverse razze canine può essere usata per chiarire le basi delle differenze fisiche e comportamentali e per identificare l’origine di malattie comuni ai cani domestici e agli esseri umani.
“Degli oltre 5500 mammiferi che vivono oggi sulla Terra, – afferma Eric Lander, direttore del Broad Institute, docente di biologia al MIT e di biologia dei sistemi all’Harvard Medical School – i cani sono fra i più interessanti. L’incredibile diversità fisica e comportamentale dei cani è codificata nel loro genoma. Questo studio può aiutarci enormemente a comprendere meglio lo sviluppo embrionale, la neurobiologia, alcune malattie umane e le basi dell’evoluzione”.
Il sequenziamento del genoma del cane era iniziato nel giugno del 2003, finanziato in gran parte del National Human Genome Research Institute (NHGRI). Tutti i dati possono essere consultati presso alcuni database pubblici.
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Fonte: ADNKRONOS
Nobel per la medicina: ”Per essere creduto ho ingoiato un ‘consommè’ di batteri”
L’australiano Berry J. Mashall: ”Serviva una prova sull’uomo. Il sapore non lo ricordo, ma mia moglie minacciava di cacciarmi di casa”
Stoccolma, 7 dic. (Adnkronos/Ign) – Un ‘consomme’’ di batteri ingoiato d’un fiato, e anni di esperimenti segreti nel box di casa prima di essere creduto. L’australiano Berry J. Mashall – Nobel 2005 per la Medicina insieme al collega Robin Warren dell’Università di Perth per la scoperta del batterio della gastrite e dell’ulcera, ‘Helicobacter pylori’ – ha confidato oggi ai giornalisti riuniti a Stoccolma in vista della cerimonia di premiazione di sabato 10 dicembre ‘’la grande frustrazione’’ vissuta all’inizio degli anni Ottanta, per rivendicare l’importanza degli studi condotti aggregandosi quasi trent’anni fa al team di Warren.
‘’Allora – ha raccontato il patologo, 54 anni, una passione per i computer e il sogno irrealizzato di imparare a cavalcare il surf – lo stomaco veniva considerato un ambiente sterile e l’ulcera rappresentava un business di milioni di dollari’’. Risultato: ‘’Le industrie farmaceutiche non avevano alcun interesse a sostenerci, perché accettavano di curare l’ulcera ma non di debellarla. E la gioia dei primi pazienti guariti, già nel 1984 grazie a due settimane di antibiotici, si scontrava con lo spirito conservatore della comunità scientifica internazionale’’. Ed ecco l’idea: ‘’Serviva una prova sull’uomo’’. E poiché Warren era gia’ positivo all’Helicobacter pylori, ‘’io ero l’unica persona al mondo a poter dare con consenso informato per un esperimento del genere. Quindi ho creato un consomme’ di batteri e l’ho bevuto. Il sapore non lo ricordo, l’ho ingoiato’’.Così, ‘immolandosi’ in prima persona tra ‘’crisi di vomito e discussioni con mia moglie, che minacciava di cacciarmi di casa’’, Marshall è riuscito nel suo intento: ‘’Nel 1985 – ha proseguito – il ‘Medical Journal of Australia’ pubblicava il successo dell’esperimento, proprio pochi giorni dopo uno studio in cui il ‘British Medical Journal’ si interrogava su una misteriosa epidemia di gastrite. E una settimana dopo un editoriale su ‘Lancet’ consacrava la nostra scoperta’’. Ma la strada è stata dura. ‘’Per anni – ha aggiunto lo scienziato – dopo il lavoro mi chiudevo nel box e studiavo campioni di carcasse di animali che tenevo in bicchieri di formalina. Ho analizzato lo stomaco di cani, gatti, topi, mucche e pecore, ma quello che mi ha colpito di più è stato il gatto: ha uno stomaco molto simile al nostro, è sensibile all’Helicobacter pylori e da vecchio sviluppa rughe allo stomaco e una sospetta alitosi da gastrite’’. La prima osservazione del ‘batterio da Nobel’ ‘’risale al 1979 – ha continuato Warren – La svolta è però arrivata nel 1981, quanto Barry ha iniziato a lavorare con me’’. Insieme, infatti, i due medici hanno trovato ‘’la ricetta giusta per coltivare l’Helicobacter pylori – ha ripreso Marshall – Per provarla abbiamo preso un lungo weekend di vacanze a Pasqua, dal venerdì al lunedì, dimostrando che prima d’allora i vetrini coi batteri venivano buttati troppo presto, dopo appena 48 ore’’, e che le perplessità di chi non riusciva a vedere íl microbo dipendevano da un errore. Ma neanche questo è bastato. E per convincere tutti che l’ulcera non è una patologia genetica, psicologica o da stress, bensì una malattia infettiva curabile con un mix di antibiotici ad hoc, ‘’io ho dovuto bere il mio consommè’’.
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Fonte: ADNKRONOS
SALUTE: LO STUDIO, FRUTTOSIO SOTTO ACCUSA PER ‘EPIDEMIA’ SOVRAPPESO
TOPOLINI NUTRITI CON QUESTO ZUCCHERO DIVENTANO RAPIDAMENTE OBESI

Milano, 7 dic.- (Adnkronos/Adnkronos Salute) – Anche lo zucchero ha il suo ‘lato amaro’. Sembra infatti che il fruttosio presente in frutta, miele e zollette, ma anche in molti cibi, sia uno degli elementi all’origine dell’epidemia di sovrappeso e obesita’ nei Paesi occidentali. Almeno secondo i ricercatori dell’universita’ della Florida, che sul numero di dicembre di ‘Nature Clinical Practice Nephrology’ sostengono di aver identificato un ‘trucco’ del fruttosio. Questa sostanza, infatti, puo’ spingere l’organismo a credere di avere piu’ fame di quanto dovrebbe. Ricerche condotte sugli animali hanno rivelato il ruolo del fruttosio in una catena di reazioni che scatenano l’aumento di peso e altri sintomi della sindrome metabolica, preludio al diabete di tipo 2.
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Fonte: TICINO ONLINE
Protezioni animali sull’orlo del baratro, Rusconi si muove per salvarle
Difficoltà finanziarie per le Protezioni animali di Melano, Locarno e Biasca. Quella di Lugano a marzo rischia addirittura di chiudere. Solo Bellinzona sta un po’ meglio. E così la Federazione delle protezioni animali batte cassa al Cantone. Lo farà il 12 dicembre in Parlamento tramite un emendamento del gran consigliere e presidente della protezione animali di Lugano Pierre Rusconi.
LUGANO – “Le Protezioni animali – ci spiega il deputato in Gran Consiglio e presidente della Protezione animali di Lugano Pierre Rusconi – ricevono dal Cantone 2’500 franchi ognuna. Nella Federazione siamo in cinque (Melano, Locarno, Biasca, Lugano e Bellinzona, ndr.) e arriviamo più o meno sui 14 mila franchi. E questo è tutto quanto il Cantone ci versa. Lo stesso Cantone, però, incassa 1 milione e 120 mila franchi dalla targhetta sui cani. La sproporzione è evidente. Così come gli sprechi”. Sprechi? “Si – ci racconta ancora Rusconi – questi soldi vengono spesi nella burocrazia dell’ufficio veterinario cantonale e – su scelta politica dovuta alle pressioni del mondo agricolo – vanno a finanziare l’ingravidamento artificiale delle mucche”. E al contempo cosa succede? “Succede – ci dice allarmato Rusconi – che la Protezione animali di Lugano è sull’orlo della catastrofe finanziaria e se il Cantone non ci da una mano a marzo dovremo chiuder

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