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comunità di poesia e lotta dal 2002
Wednesday November 22nd 2017

Notiziario animalista

Fonte: mailing list Gruppo Bairo
Il messaggio a cui aderire e che trovate sul sito di Bairo alla pagina http://www.bairo.info/messaggi.html
ha per oggetto:
1. il bacio della principessa
Per aderire ai messaggi sopra elencati basterà compilare il modulo di adesione con nome, cognome e città una sola volta
Saluti
Bairo
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Fonte: LA CRONACA
Nasce il primo sportello per la tutela diritti animali
Soncino (CR): Con il patrocinio del Comune di Soncino, il Gruppo Bairo Onlus aprirà il primo sportello tutela diritti animali della provincia di Cremona. L’iniziativa è di rilevante importanza in quanto intende favorire una corretta convivenza tra umani e animali. Il servizio ha principlìalmente il compito di; informare i cittadini dei servizi presenti sul territorio comunale (veterinari, associazioni, guardie zoofile) e relative competenze ( vaccinazioni, sterilizzazioni, anagrafe, smarrimenti/ritrovamenti, tutela colonie feline): raccogliere istanze, suggerimenti, segnalazioni di maltrattamenti e varie, presentati dai cittadini e dalle associazioni relativamente agli animali di proprietà, randagi, vaganti che vivono sul territorio; elaborare programmi, campagne di informazione e strategie per la sensibilizzazione dei cittadini, informare sulle normative vigenti in materia di animali; organizzare iniziative educative presso scuole divulgare materiale informativo, didattico, normativo riguardante gli animali domestici e selvatici presenti sul territorio; promuovere progetti e programmi d’intervento, da sviluppare anche con altri enti o associazioni, finalizzati alla tutela degli animali d’affezione e non, presenti nel territorio urbano.
Lo sportello diritti animali operativo da gennaio 2006, sarà ubicato a Soncino (CR) in via Gramsci 6, presso lo studio del dottor. Marco Bosetti, medico veterinario e sarà aperto al pubblico il giovedì dalle 16,00 alle 19,00.
Responsabile dell’ufficio: Enrica Boiocchi Vice presidente GRUPPO BAIRO Onlus
(Tel. 329-8122367 – fax 02-8357673 – email dirittianimali@bairo.info)
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Fonte: IL SECOLO XIX
Il cane che sfigurò la donna tentava di salvarla da un cocktail di barbiturici
Il primo trapianto di faccia al mondo nasconde un retroscena

Valenciennes – La donna che ha subito il primo trapianto di faccia al mondo fu sfigurata dal cane di famiglia che le devastò il viso nel tentativo di salvarla dopo che aveva tentato di suicidarsi coi barbiturici.
«Aveva preso delle pillole, era incosciente: quando il cane si rese conto di ciò cercò di svegliarla», ha raccontato la figlia di 17 anni. «Non sappiamo cosa fece il cane, se la morse o la colpì con le zampe, ma riuscì a farle riprendere i sensi», ha detto la ragazza, che ha anche raccontato che la bestia fu abbattuta contro il parere dei familiari. La madre perse le labbra e il naso e dopo l’incidente non era in grado di parlare e di alimentarsi in maniera adeguata.
La donna, 38 anni, residente a Valenciennes è stata sottoposta lo scorso fine settimana a un delicato e rischioso intervento ad Amiens durante il quale le sono stati impiantati naso, bocca e mento asportati a una donatrice in stato di morte cerebrale. La figlia ha detto che prima del trapianto la madre si era rassegnata «un pò alla volta» alla sua condizione, ma era costretta a nascondere il volto in pubblico sotto una maschera e a volte ciò le attirava i crudeli lazzi degli estranei, ignari del suo dramma. «Non sapevano cosa le era capitato – ha spiegato la giovane – e le ponevano delle domande stupide, a esempio se avesse contratto l’influenza aviaria».
Ieri il professor Jean Michel Dubernard, che ha diretto l’intervento, si è mostrato molto soddisfatto di come sta andando il decorso postoperatorio. Durante una conferenza stampa, a Lione, ha detto che «va bene sotto il profilo fisico, immunologico e psicologico». Soffermandosi sui «moltissimi problemi etici» legati al tipo di operazione, ha dichiarato: «La mia filosofia, la nostra filosofia, è che siamo medici e che c’è una paziente con una deturpazione relativa al morso di un cane».
«Era estremamente difficile, se non impossibile – ha spiegato – rimediare con le tecniche classiche della chirurgia. Come medici, se abbiamo la possibilità di migliorare il nostro paziente, è quello che possiamo fare».
Un altro componente dell’equipe che ha eseguito l’intervento, il professor Bernard Devauchelle, ha raccontato che lunedì scorso la paziente «ha visto la sua faccia e ci ha ringraziati». «Entro quattro, cinque settimane sapremo se la paziente recupererà la piena sensibilità». «I benefici sono già evidenti: mangia, beve e parla in modo chiaro. Prima del trapianto non aveva le labbra e senza le labbra è molto difficile respirare, mangiare o bere».
I componenti dell’equipe medica che ha eseguito l’intervento hanno negato che la donna operata avesse tentato il suicidio, come ha raccontato la figlia. Dopo una discussione in famiglia, ha detto il professor Dubernard, la paziente aveva preso effettivamente un sonnifero, ma era sveglia quando fu attaccata dal cane. R. E.
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Fonte: IL GAZZETTINO NAZIONALE
Zurigo – Un’inchiesta penale per omicidio colposo …..
Un’inchiesta penale per omicidio colposo è stata aperta contro il proprietario italiano dei tre pitbull che ieri a Oberglatt hanno attaccato e ucciso un bambino turco di sei anni mentre stava andando a piedi all’asilo. Il procedimento è stato avviato anche contro un conoscente e la compagna dell’uomo.
Il proprietario e il conoscente si trovano attualmente in detenzione preventiva. Il proprietario – un italiano 41 enne che possedeva sei pitbull – aveva lasciato gli animali in uno sgabuzzino provvisorio sul terrazzo dell’appartamento del conoscente di Oberglatt. Assieme alla sua compagna, stava pulendo il locale in cui venivano tenuti i pitbull. Erano aiutati dal conoscente presso cui erano ospiti. Tre dei cani erano riusciti a scappare. Dopo l’attacco mortale ai danni del bimbo sono stati uccisi. Gli altri tre animali sono stati trasferiti in un canile in attesa che la loro sorte sia chiarita.
Scendono intanto a 17, rispetto alle 18 indicate lo scorso anno, le razze di cani ritenuti pericolosi e per i quali si conferma il divieto di addestramento al fine di esaltarne l’aggressività. Dalla categoria è stato escluso il mastino napoletano. Lo stabilisce la nuova ordinanza firmata dal ministro della Salute Francesco Storace. Dell’elenco delle razze “pericolose” fanno parte: american bulldog, cane da pastore di Charplanina, cane da pastore dell’Anatolia, cane da pastore dell’Asia centrale, cane da pastore del Caucaso, cane da Serra da Estreilla, dogo argentino, fila brazileiro, perro da canapo majoero, perro da presa canario, perro da presa Mallorquin, pit bull, pitt bull mastiff, pit bull terrier, rafeiro do alentejo, rottweiler, tosa inu. Nel provvedimento si specifica, inoltre, che i proprietari hanno l’obbligo di applicare la museruola o il guinzaglio ai cani quando si trovano nelle vie o in altri luoghi aperti al pubblico, nei locali pubblici e nei pubblici mezzi di trasporto.
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Fonte: IL MESSAGGERO (ABRUZZO)
Per un cane distrutti 50 anni di matrimonio
Lui vuole il piccolo animale, lei no: vivono in una camera e cucina, ma non si parlano più

di MICHELE NARCISI
TORTORETO (TE) – Ci si ama o ci si sopporta per una vita, poi, all’improvviso, magari per una ragione apparentemente banale, le strade si separano, cambiano gli atteggiamenti, e cala il silenzio più cupo. La vicenda in questione è singolare in questo senso. Più di cinquant’anni di matrimonio, 86 anni lui, 81 lei. Due anziani coniugi di Tortoreto, che hanno trascorso una vita insieme, amandosi e rispettandosi. Ma da due mesi a questa parte tutto è cambiato, qualcosa si è rotto. La causa scatenante? Un cane, un piccolo cane. Lui lo vuole in casa, la moglie no. La donna si è chiusa in un mutismo assoluto e non rivolge più la parola al marito che, a sua volta, risponde al silenzio con il silenzio. Un mutismo assoluto, quindi, scaturito da incomprensioni che la presenza o no del cane in casa ha fatto deflagrare. Ad accentuare ancora di più questa piccola, significativa storia di incomprensioni, diciamo così, ritardate (vista la loro età e il tempo passato insieme), è il fatto che i due coniugi di Tortoreto vivono in una camera e cucina e si ritrovano insieme, di conseguenza, dalla mattina alla sera. Insieme, uniti, ma lontani, molto lontani. E il cane, possibile compagnia per entrambi, se ne sta nella sua cuccia. Si avvicina Natale e i familiari, i figli soprattutto, si augurano che tutto passi, e che tra loro ritorni la serenità e, soprattutto, il dialogo, la voglia di parlare, di comunicare. Così come hanno fatto per più di mezzo secolo. Vivere separati in casa è sempre difficile, è sempre un’esperienza traumatica, ma farlo dopo gli ottant’anni diventa ancor più problematico e, in qualche modo, ci si sente più soli. La tolleranza potrebbe essere il più bel regalo di Natale per la coppia tortoretana.
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Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
Dogo attacca piccolo ‘meticcio’ Paura dietro il vecchio ospedale
di Marco Bazzani
CASALMAGGIORE (CR) – Un piccolo cane meticcio ieri l’altro, intorno alle 14, è sfuggito all’attacco di un grosso molosso — un ‘Dogo Argentino’ per la precisione, una pregiatissima razza nata da incroci tra i Mastiff, i Bulldog e i Bull-Terriers — scappato all’attenzione della padrona. L’episodio è avvenuto sull’argine panoramico, più o meno nei pressi della scalinata vicina al vecchio ospedale di via Cairoli. Un signore, a quanto pare accompagnato da un bambino, stava facendo una passeggiata con il suo bastardino quando si è verificato l’attacco — tra latrati, guaiti e morsi — del cane di grossa taglia, un bellissimo animale dal manto bianco. Il piccolo meticcio alla fine, per fortuna, sembrerebbe essersela cavata solo con un grosso spavento: nonostante questo, il suo padrone, piuttosto agitato, si è recato in via Saffi, al comando della Polizia locale, per segnalare l’episodio e riservandosi comunque di far visitare il suo cane da un veterinario. Fino a ieri, comunque, non erano state presentate denunce. Gli agenti in tutti i casi hanno invitato la propietaria del Dogo Argentino, una volta identificata e rintracciata, a presentarsi in caserma dove è stata avvertita che è obbligata a tenere il cane al guinzaglio se in luogo pubblico. Non più di un richiamo, dunque, dato che mancava la ‘flagranza’. Intanto, però, anche dal condominio popolare in cui la padrona del molossoide abita, viene l’allarme di una vicina. «In passato quell’animale ha messo paura a uno dei miei bambini. Sono preoccupata, quel cane non va lasciato senza guinzaglio e va tenuto più controllato».
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Fonte: L’ARENA (IL GIORNALE DI VERONA)
La bestiola piangeva da giorni, prigioniera sulla parete scoscesa non riusciva a risalire
Un Fido salvato dai vigili del fuoco
Tre ore di intervento nel dirupo della Rocca del Garda per recuperarlo
provincia di Verona
Ci sono voluti tre ore di lavoro ai vigili del fuoco di Bardolino per recuperare un cagnetto che era rimasto chissà come prigioniero nel dirupo ai piedi della Rocca del Garda. Da qualche giorno gli abitanti della zona avevano segnalato la presenza di un cane che abbaiava, guaiva, ululava, insomma si lamentava in continuazione. L’altroieri i pompieri erano riusciti a scorgerlo e avevano capito che da solo non aveva la possibilità di risalire. Così si erano calati, ma l’animale spaventato aveva un sentiero percorribile solo da lui. Di conseguenza i vigili del fuoco hanno abbandonato il tentativo e sono ritornati ieri mattina. Questa volta, forse perché più affamato, forse perché stanco, il cane, un esemplare da caccia di circa tre o quattro anni, si è lasciato convincere dai pompieri che si erano calati nel dirupo. E in braccio a uno di loro, ben imbragato, è stato tratto in salvo. La bestiolina non ha nessun tattuaggio, né targhette identificative, e questo fa pensare che la caduta non potrebbe essere stato un incidente. Oggi verrà consegnato ai vigili urbani di Bardolino, che lo porteranno in un canile, dove potrà essere adottato.
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Fonte: L’ARENA (IL GIORNALE DI VERONA)
Omicidio di Valeggio. Nell’ordinanza di custodia il giudice attribuisce all’indagato una personalità instabile e violenta
Tradito dalla fedeltà del cane
L’animale non ha reagito perché conosceva l’aggressore della sua padrona

Per l’accusa l’avrebbe punita per averlo insultato in pubblico
provincia di Verona
A tradirlo è stata la fedeltà del cane nei confronti della sua padrona. L’animale non avrebbe permesso a nessuno di aggredirla. A nessuno tranne che al convivente, alle cui scene di violenza si era dovuto abituare. È questo uno degli elementi che hanno portato il giudice, Enrico Sandrini, a firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Giampaolo Regazzini, 37 anni, il carpentiere di Valeggio indagato per l’omicidio della convivente, Monica Da Boit; Regazzini è difeso dall’avvocato Maurizio Corticelli, la famiglia di Monica si è invece costituita parte civile con l’avvocato Guariente Guarienti. L’indagine del sostituto procuratore Paolo Sachar, condotta dai carabinieri di Valeggio e Peschiera, ha preso avvio la mattina del 14 ottobre quando i militari sono intervenuti nella villetta di via Mazzi 9.
All’interno c’erano già i medici di Verona emergenza e il padrone di casa, Regazzini. L’uomo raccontò di aver chiamato i soccorsi dopo aver scoperto, rientrando a casa, il corpo esanime della donna. La convivente, Monica Da Boit, era stesa a terra, in corridoio; per lei non c’era più nulla da fare. I sospetti su Regazzini furono immediati. Il cadavere presentava infatti ematomi diffusi su capo, tronco e arti. L’autopsia confermerà in seguito che il decesso è stato causato da percosse che hanno provocato alcune fratture e la rottura della milza con un estesa emorragia interna. Monica Da Boit, sottolinea il giudice, è stata sottoposta a un pestaggio violento, accanito e feroce all’interno della stessa abitazione.
E l’assassino ha utilizzato per colpirla anche una bottiglia di birra piena, che sarà ritrovata in casa avvolta in un sacchetto sporco di sangue, e un posacenere. Il giudice Sandrini rileva come la donna da tempo era sottoposta a maltrattamenti da parte del convivente, confermati anche alcuni conoscenti e riscontrati dai carabinieri, intervenuti nell’abitazione di Valeggio soltanto un mese prima perché chiamati da Monica. Ed è certo, aggiunge il giudice, come nelle ore precedenti l’omicidio si verificò l’ennesimo litigio tra Regazzini e la Da Boit; e fu quello, probabilmente, a scatenare la successiva violenza. Teatro dell’episodio, un locale notturno del Mantovano dove il carpentiere era arrivato la sera prima del delitto con un conoscente e dove rimase fino alle quattro del mattino. Poco prima delle 2 Monica Da Boit lo aveva raggiunto; i due avevano avuto un’accesa discussione nel parcheggio del locale e le telecamere avevano immortalato l’uomo mentre prendeva a schiaffi la compagna. Tornata a casa, Monica Da Boit telefonò in questura: era terrorizzata perché temeva di essere picchiata di nuovo. Alle 6.39 del mattino successivo la donna era ancora viva. Infatti, chiamò al telefonino l’amico per chiedergli dove fosse il convivente. Dalle testimonianze emerge come Regazzini tornò a casa non più tardi delle 7.45.
Ma la telefonata al 118 arriverà solo un’ora più tardi. In quel lasso di tempo, continua il giudice, sarebbe avvenuto il pestaggio; altrimenti quel ritardo sarebbe del tutto illogico. Poi Regazzini cercò di occultare le tracce del reato, lavando i pavimenti e cambiandosi i vestiti, probabilmente sporchi di sangue: infatti, all’arrivo dei militari, non indossava più quelli che portava nel locale. Infine spostò il corpo della donna, dice il giudice, con l’assurda intenzione di farle prendere un po’ d’aria. L’omicidio non poteva essere commesso da un estraneo. Non solo, rileva il giudice Sandrini, perché in casa non c’erano segni di scasso. Ma soprattutto perché nell’appartamento c’era un grosso cane, un alano, che era molto affezionato a Monica Da Boit e che l’avrebbe certamente difesa in caso di aggressione da parte di uno sconosciuto; e che invece era abituato alle manifestazioni di violenza di Regazzini. A carico dell’indagato, rileva infine il giudice, vi è una serie di violenze domestiche sistematiche; il pestaggio è stato scatenato dalla volontà di dare l’ennesima lezione alla convivente che poco prima lo aveva insultato davanti a tutti facendogli fare brutta figura.
Per tutti questi elementi il giudice ha rilevato che sussistono nei confronti dell’indagato le esigenze cautelari in considerazione della personalità pericolosamente instabile e violenta nonché del pericolo concreto che possa ripetere condotte violente ai danni di altre persone. E trova conferma nella mancanza di qualsiasi segno di ravvedimento e nell’indifferenza dimostrata verso la Da Boit resa evidente dalla mancata partecipazione ai funerali della donna.
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Fonte: GAZZETTA DEL SUD
Il MASTINO FUORI DAlla LISTA
Ordinanza sui cani aggressivi scendono a 17 le razze pericolose

Cesira Ponzi
ROMA – Scendono a 17, rispetto alle 18 indicate lo scorso anno, le razze di cani ritenuti pericolosi e per i quali si conferma il divieto di addestramento al fine di esaltarne l’aggressività. Dalla categoria dei cani pericolosi è infatti stato escluso il mastino napoletano. Lo stabilisce la nuova ordinanza in materia firmata dal ministro della Salute Francesco Storace. Dell’elenco delle razze canine e dei loro incroci a rischio di maggiore aggressività fanno parte: american bulldog, cane da pastore di Charplanina, cane da pastore dell’Anatolia, cane da pastore dell’Asia centrale, cane da pastore del Caucaso, canme da Serra da Estreilla, dogo argentino, fila brazileiro, perro da canapo majoero, perro da presa canario, perro da presa Mallorquin, pit bull, pitt bull mastiff, pit bull terrier, rafeiro do alentejo, rottweiler, tosa inu. L’ordinanza, che avrà valore di un anno, vieta l’addestramento teso ad esaltare il rischio di maggiore aggressività dei cani pitbull e delle altre razze indicate, oltre che pratiche di doping e qualsiasi operazione di selezione o di incrocio tra razze di cani con lo scopo di svilupparne l’aggressività. Nel provvedimento si specifica, inoltre, che i proprietari hanno l’obbligo di applicare la museruola o il guinzaglio ai cani quando si trovano nelle vie o in altri luoghi aperti al pubblico, nei locali pubblici e nei pubblici mezzi di trasporto. È tra l’altro fatto divieto di possedere cani a chi è sottoposto a misura di prevenzione o di sicurezza personale, a chi abbia riportato condanna per delitto non colposo contro la persona o contro il patrimonio, ai minori di 18 anni e agli interdetti per infermità. Chiunque possegga cani ha poi l’obbligo di stipulare una polizza di assicurazione di responsabilità civile per danni causati dal proprio cane contro terzi. Da tali obblighi, si precisa infine nell’ordinanza, sono esclusi i cani in dotazione alle Forze armate, di Polizia, di Protezione civile e dei Vigili del fuoco.
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Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (LECCE)
Dopo il sequestro del canile, parla il veterinario responsabile della struttura
«Un complotto quei medicinali scaduti»

Il professionista esclude maltrattamenti agli animali e si dice certo che la verità verrà a galla
provincia di Lecce
«Maltrattamenti ai cani? Sono accuse assurde e prive di fondamento». Il dottor Renato Faggiano, veterinario del canile posto sotto sequestro mercoledì scorso dopo un sopralluogo degli uomini del locale Commissariato di polizia, esclude con fermezza ogni accusa di maltrattamenti nei confronti degli animali custoditi nella struttura di Contrada Latronica, gestita dall’Enpa ed esclude anche l’utilizzo di medicinali scaduti e per giunta non destinati ad un uso veterinario. «Assisto i cani che sono presenti nel canile da circa un anno – dice Faggiano – e prima di accettare l’incarico ho chiesto ed ottenuto carta bianca nell’utilizzo dei farmaci e della periodicità dei controlli; non ho mai utilizzato medicinali destinati all’uomo o addirittura scaduti. Conosco perfettamente il personale del canile e la stessa responsabile dell’Enpa, Maria Rosaria Pascali, so quanto affetto viene riservato a tutti gli animali presenti e so anche quanti sacrifici vengono sopportati per curare al meglio gli ospiti della struttura». Da parte sua il veterinario rimarca la costante assistenza medica nei confronti dei cani; un’assistenza che viene portata avanti anche con il continuo ricorso ad analisi effettuate presso strutture qualificate. «Chi ha accusato i responsabili del canile per maltrattamenti lo ha fatto solo per far del male ad un gruppo di persone che lavora con impegno e amore – conclude Faggiano – sulla vicenda legata alla presenza di quei farmaci nel canile indagherà la magistratura che accerterà i responsabili; certamente, quale veterinario responsabile sono in grado di documentare con le relative ricette mediche tutti i farmaci che vengono utilizzati; sfido chiunque a trovare un solo animale denutrito o maltrattato». a.l.
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Fonte: IL MESSAGGERO (ABRUZZO)
Cani randagi seminano il panico tra gli abitanti
MARTINSICURO (TE) – Cani randagi seminano il panico nella frazione di Villa Rosa: scatta l’ordinanza del sindaco Nilde Maloni che richiede l’intervento tempestivo del servizio veterinario affinchè proceda alla immediata cattura degli animali. Sono quattro cani, abbastanza pericolosi, che stanno creando non poche preoccupazioni, anche tra gli automobilisti, che se li vedono passare davanti in gruppo, all’improvviso, rischiando di andare fuori strada. Dopo innumerevoli segnalazioni, il sindaco ha chiesto l’intervento della Asl per la cattura ed il successivo trasferimento degli animali nel canile di Alba.
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Fonte: IL MATTINO
DENUNCIATO IL TITOLARE: SOMMINISTRAVA UNA SOSTANZA VIETATA PER FACILITARE LA CRESCITA
Ormone fuorilegge, sequestrati 13mila conigli

FABIO DE SILVA
Torre del Greco (NA) – Un allevamento di ben tredicimila conigli è stato sequestrato nell’area di Santa Maria La Bruna, perché il titolare avrebbe somministrato agli animali una sostanza cancerogena illegale con l’obiettivo di farli crescere più rapidamente e quindi naturalmente metterli in breve tempo in commercio. È questo l’esito di un blitz effettuato dagli uomini dell’unità operativa veterinaria dell’Asl 5, coordinati dal responsabile Ludovico Abagnale, insieme ai carabinieri del nucleo antisofisticazioni del comando provinciale di Napoli. Alla fine dell’operazione è stato naturalmente denunciato il proprietatario dell’allevamento: G.L. 59 anni di Torre del Greco. «Oliquindox»: questo è il nome dell’antibiotico di sintesi chimica, di tipo chemioterapico, rinvenuto nei campioni di acqua presenti nell’allevamento e accertato dai tecnici. La «medicina», in particolare, veniva disciolta nell’acqua utilizzata per abbeverare i conigli ancora in fase di svezzamento. Alla fine, comunque, inevitabilmente i sigilli sono scattati nell’allevamento, ennesima struttura sottoposta ai numerosi controlli che gli esperti dell’unità operativa veterinaria stanno eseguendo dopo l’allarme influenza aviaria. I campioni di acqua, erano stati prelevati lo scorso 22 novembre, e dalle analisi e dai riscontri è emerso che nell’acqua c’era una percentuale della sostanza chimica vietata, «sufficiente a provocare danni», secondo quanto stabilito dagli investigatori. L’oliquindox è un antibiotico che non si trova in commercio e che viene utilizzato per velocizzare ed aumentare la crescita degli animali. Si tratta di un farmaco «vietato» che viene solitamente importato dall’Est Europa: un prodotto che i tecnici definiscono «promotore di crescita» perché di facile assorbimento e di grossa efficacia per quanto riguarda la crescita degli animali. Una sostanza che, però, ha anche delle notevoli controindicazioni sia per gli animali che lo assumono che per gli uomini che si nutrono delle carni degli animali che hanno assorbito la sostanza. Sono adesso tre i capi d’accusa per i quali il titolare del’allevamento è stato denunciato in stato di libertà alla procura di Torre Annunziata.
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Fonte: IL SECOLO XIX
I Verdi: «Multare i cacciatori che sparano a storni e fringuelli»
IL CASO Nuova sentenza del Tar. Ambientalisti all’attacco

Genova – «Chiederemo alla polizia provinciale di multare chi caccia lo storno e il fringuello. La nostra lettera partirà già lunedì, diretta alle quattro amministrazioni provinciali. Ancora una volta il Tar ha dimostrato quanto siano sbagliate le leggi regionali che hanno autorizzato il prelievo delle due specie». A parlare è Cristina Morelli, segretaria ligure e consigliere regionale dei Verdi, già protagonista di uno sciopero della fame e di un duro ostruzionismo in consiglio contro le delibere della giunta Burlando.
Questa volta la questione è più sottile, difficile. L’altra volta il Tar diede ragione agli ambientalisti, ragione piena: essendo nel mirino una delibera di giunta. La delibera venne giudicata negativamente e decadde grazie all’azione legale dell’avvocato Daniele Granara. Oggi è invece in discussione la legge che il consiglio varò su impulso della stessa giunta e grazie alle intese bipartisan tra i cacciatori di destra e sinistra e che di fatto riportò in vigore – anche se lievemente corrette – le delibere bocciate dal Tar.
Di prassi, il Tar non giudica leggi. Ma questa volta i giudici amministrativi hanno deciso di esprimersi: in teoria gli ambientalisti non hanno vinto, perché il Tar ha detto che la legge non poteva essere impugnata in quanto sarebbe già da considerare un atto nullo e quindi da disapplicare. Il pronunciamento, sempre in teoria, non ha abbastanza forza per obbligare la Regione a cancellare la legge. Ma a questo punto si innesca il contropiede dei Verdi, che scrivono ai quattro presidenti di Provincia della Liguria per chiedere l’azione di forza della loro polizia.
E’ la stessa posizione di Wwf e Lega per l’abolizione della caccia: «È obbligo della pubblica amministrazione, dell’autorità giudiziaria disapplicare la legge regionale così come stabilito anche dalla Corte costituzionale e dalla Corte di giustizia europea in quanto sono in contrasto con la normativa comunitaria». Per questo Morelli attacca: «Cacciare il fringuello da oggi è nuovamente reato penale. Chiediamo l’intervento della polizia provinciale in modo da ristabilire finalmente la giustizia nei cieli liguri e salvare questi animali». Gio. M.
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Fonte: IL GAZZETTINO DI ROVIGO
ANTI VIVISEZIONE
(N.A.) «Che fine ha fatto la proposta di ordinanza contro l’attendamento dei circhi a Rovigo?». La sezione locale della Lav (Lega anti vivisezione) protesta contro l’arrivo in città del “Circo acquatico”, che resterà fino all’11 dicembre in piazza d’Armi, «nonostante da tempo – ricordano i soci Lav – il Comune abbia pubblicizzato attraverso la stampa la proposta di vietare l’attendamento dei circhi che usano animali». «Che dire – protestano gli animalisti – di uno spettacolo che fa uso di foche e pinguini che, per essere addestrati, sono presi per fame? Che dire di pitoni e coccodrilli abituati a ben altre temperature e della solita ordinanza che doveva regolamentare gli arrivi dei circhi con animali in base alla circolare del ministero dell’Ambiente?». La Lav quindi invita gli amministratori a visitare il sito www.infolav.org, «per capire quali siano i metodi di addestramento, affinché in futuro nessun circo con animali possa più fermarsi a Rovigo».
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Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
Corte de’ Frati. Matteo Mastromauro ieri nel Cremonese. Intanto si indaga ancora
Cani uccisi, se ne occupa il Tg5

Bocconi killer, inviato e interviste nei paesi teatro della strage
CORTE DE’ FRATI (CR) — Comparsa ieri mattina su più di un quotidiano nazionale, e rilanciata a mezzogiorno sul sito Internet di Repubblica, la vicenda dei cani avvelenati in provincia di Cremona, uccisi dai bocconi alla stricnina, è stata trattata anche dal Tg5, dall’inviato Matteo Mastromauro, rimasto per tutto il pomeriggio, con la sua troupe, nella porzione di provincia teatro della strage di animali. Il servizio non è andato in onda nell’edizione delle 20 ma non è escluso venga trasmesso oggi. Intanto, vanno avanti le indagini.
Gli agenti della polizia provinciale seguitano a compiere accertamenti. In attesa di certezze, le ipotesi sulle cause della moria restano due. O le polpette sono state buttate nei campi tra Corte de’ Frati, Persico Dosimo e Robecco con l’obiettivo di ammazzare le volpi, oppure a gettarle sono stati i cacciatori. Cacciatori che volevano colpire altri cacciatori. Insomma, una faida tra amanti delle doppiette. Sta di fatto che, in quella porzione di campagna, sono morti più di venti cani, non solo da caccia. E che più di dieci sono stati salvati in extremis dai veterinari. Numeri talmente impressionanti che le associazioni animaliste sono scese in campo e presenteranno un esposto in procura.
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Fonte: LIBERO
Voglio il Pacs per il mio gatto Ambrogio
Pier Boselli
Non si offendano quelli dell’altra parrocchia. Non ho nulla contro di loro. La coppia più affiatata e gentile del mio condominio, un autentico nido di vipere, è costituita proprio da due gay che sembrano usciti pari pari dal film ” Il vizietto”. Dunque via libera, da parte mia, ai cosiddetti Pacs di cui tanto si parla. A patto però che vengano estesi anche alle coppie di fatto di uomini e animali domestici, visto che non potrò mai contrarre regolare matrimonio col mio gatto Ambrogio col quale, io single, convivo da nove anni in perfetta armonia. Suppongo sarebbe d’accordo anche papa Benedetto, noto gattofilo, al quale il crudele cardinal Ruini impedisce di portare il suo soriano in Vaticano, dove le ” bestie” non sono ammesse. Perché, infatti, gli otto milioni di gatti che vivono nelle case degli italiani non devono avere diritto all’assistenza sanitaria e alle medicine obbligandoci a sotterfugi da codice penale e a spese ingenti quando sono malati? E perché i suddetti animali non possono godere della pensione di reversibilità se il loro padrone muore? E perché infine non possono votare, quando ciò servirebbe a far uscire la nostra politica dalla situazione di stallo in cui si trova? Sono certo che, grazie alla loro intelligenza e al loro intuito, sceglierebbero i candidati migliori. Non pretendo un matrimonio in piena regola, anche perché loro, per primi, rifiuterebbero di giurare eterna fedeltà, essendone incapaci. Le scappatelle del mio Ambrogio non si contano, pur essendo egli sempre tornato pentito e più affettuoso di prima, infilandosi nottetempo sotto le lenzuola dove dormiamo insieme. Il dolce ron ron con cui mi chiede perdono me lo fa preferire, nonostante tutto, alle molestie di certe mogli virago che scalciano, russano, ti rubano le coperte e accendono la luce quando gli pare, salvo fartela spegnere quando vuoi leggere. I gatti no, perché ci vedono sia alla luce che al buio. La cosa gli è indifferente. Sono nictalopi. E che dire delle mogli che pretendono anelli di brillanti e pellicce di visone? I gatti se ne infischiano. Di pelliccia, hanno già la loro. E gli anelli, non saprebbero dove infilarseli. Mi viene un dubbio. Vi siete scandalizzati perché vado a letto col mio gatto, come fanno da tempo immemorabile i veneziani, alcuni addirittura sotto ” una trapunta de gati?”. Suvvia. Il gatto è un animale pulitissimo e mai ho trovato pulci o zecche, come invece avviene negli scompartimenti ferroviari con cuccette. Dove il mio Ambrogio si rifiuterebbe di viaggiare. Neppure con la prospettiva di trovarci qualche topo da acchiappare.
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Fonte: LIBERO
L’Enea ha brevettato un unguento per curare ferite difficili e ustioni
( r. s.) Si chiama MIX 557, è un unguento, ha proprietà cicatrizzanti, repellenti verso i ditteri, è antibatterico, antinfiammatorio, antidisidratativo, lenivito. Miracoloso se applicato su tutte quelle ferite ritenute difficilissime da curare. Per ora è stato sperimentato con successo su animali accidentalmente feriti: ovini, caprini, alpaca, cani, gatti e cavalli. MIX, cioè la miscela, e il suo utilizzo sono stati brevettati dall’Enea- BIOTEC. L’unguento è stato applicato su ferite di qualunque estensione e gravità, comprese le ustioni, guarite senza usare altri medicinali. E se un giorno MIX potrà essere usato sugli uomini potrà curare le piaghe da decubito e ustioni anche di terzo grado.
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Fonte: LIBERO
Tenete lontani i vostri cani dal veterinario tv
di Alessandro Rostagno
Mi è capitato di vedere un programmuzzo dedicato agli animali. Titolo: ” Cani, gatti e altri amici” ( Raidue, venerdì alle 9,15). Quanto ai conduttori, non saprei invece davvero dove collocarli. Perché non mi parevano appartenere alla categoria dei cani o dei gatti. E mai e poi mai ritengo possano rientrare in quella degli amici. Provo a descrivervi la scena. In uno studio che Celentano avrebbe trovato angusto per riporre le scope, si notano un paio di cuccioli di cani e un paio di conduttrici. Citati in rispettoso ordine di stima e di telegenia. I primi, colpevolmente trascurati dalle seconde, continuano imperterriti a giocare senza occuparsi della messa in onda della trasmissione. Mentre le seconde, giustamente trascurate dai primi, continuano imperterrite a condurre senza occuparsi della buona riuscita della trasmissione. Una ha i capelli lisci, l’altra li ha mossi. Capisco che non si tratti di una distinzione particolarmente rilevante. Ma qualunque altra rischierebbe di risultare globalmente inutile. Poiché le due paiono avere l’unica funzione di alternarsi nella collezione di svarioni. Spiacevolmente interrotte da tale Amedeo. Che suppongo essere un veterinario, essendo chiamato a fornire suggerimenti in materia animale. E spero ardentemente di no, avendo ascoltato il genere di suggerimenti. Immancabilmente corredati da slanci cabarettistici al netto della risata e provocazioni alle due ragazzotte al lordo della banalità. Se si riesce a resistere a tutto ciò, è peraltro possibile assistere a qualche servizio gradevole. Un po’ per la presenza degli animali. E molto per l’assenza dei conduttori.
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Fonte: LIBERO
Chelsea, Terry punta 30mila euro al mese sui cavalli
Più del calcio, più delle tifose, la vera passione del capitano del Chelsea, Jo h n Terry, sembrano essere le scommesse sulle corse di cani e cavalli. Il difensore del ” blues” e della nazionale, finito sulle pagine dei tabloid per una scappatella con una fans, questa volta è stato pizzicato in una sala scommesse a Ladbrokes. Secondo ” The Sun”, Terry è affetto da una vera e propria ‘ febbre da cavallo”, tanto da spendere 7.000 sterline a settimana per puntare sulle corse.
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Fonte: LIBERO
UCCISO DA UN COLPO DI ZOCCOLO MENTRE CERCAVA DI FAR L’AMORE CON UN CAVALLO
Si è concluso con una mite condanna il processo che vedeva coinvolto James Michael Tilt, 54 anni, di Enumclaw nello stato di Washington, accusato di aver indirettamente provocato la morte del suo fraterno amico Kenneth Pinyan. Qualche mese fa, i due si erano introdotti di nascosto all’interno di una stalla con il preciso intento di ” fare sesso” con una cavalla e riprendere tutta la scena. Durante l’assurda operazione, l’animale si sarebbe però ribellato sferrando un forte colpo con uno zoccolo alle parti basse di Pinyan. L’uomo è morto poco dopo in seguito a delle lesioni interne. Tilt si è riconosciuto colpevole delle accuse contestatagli ed è stato condannato a un anno con la condizionale, a 300 dollari di multa e a non avere contatti coi suoi vicini. Nei suoi confronti non sono state mosse accuse di crudeltà verso gli animali perchè, ha spiegato la procura, non c’è prova che la cavalla abbia subito molestie. [ Los Angeles Times]
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Fonte: IL SECOLO XIX
RAZZE PERICOLOSE
La nuova ordinanza del ministro “salva” il mastino napoletano

RomaIl Ministero della Salute comunica che la nuova ordinanza sui cani considerati pericolosi, firmata dal ministro Storace e registrata presso la Corte dei Conti, è già stata trasmessa per la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Il nuovo testo esclude dalla lista delle razze pericolose il mastino napoletano.
Il comunicato è stato diffuso dopo che ieri si era sparsa la notizia che da fine agosto in Italia non esisteva più nessun obbligo a carico dei proprietari di cani considerati particolarmente pericolosi.
L’ordinanza del ministro Sirchia, infatti, era scaduta lo scorso 27 agosto.
Il testo dell’ordinanza è stato sottoposto ad alcune modifiche che sono passate al vaglio del Consiglio superiore di sanità. Una di queste prevede appunto l’esclusione del mastino napoletano dalla lista delle razze pericolose mentre non è stata accolta la poposta di escludere anche il rottweiler.
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Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
CANI AVVELENATI. Appello della polizia provinciale: «Chi sa, parli». Animalisti in campo
‘Una faida tra cacciatori’
Una ipotesi delle ‘doppiette’. Esposto in procura

di Mauro Cabrini
CORTE DE’ FRATI (CR) – Cani avvelenati: alle indagini, che restano serrate, si aggiungono l’appello della polizia provinciale, la presa di posizione perentoria delle associazioni animaliste che presenteranno un esposto in Procura, il racconto dell’ennesimo caso di intossicazione, per fortuna non letale. E i sospetti di più di un cacciatore: la strage sarebbe la conseguenza di una faida tra seguaci di Diana. L’appello. Il messaggio degli uomini del comandante Mauro Barborini è esplicito: «Chi ha sospetti parli, chi ha visto qualcosa lo dica, chi sa dove sono stati sistemati i bocconi ci contatti allo 0372/406450, garantiamo l’anonimato. Può essere importante per salvare altri cani». L’emergenza è talmente vera, e i numeri talmente preoccupanti (27 animali morti e una decina salvati in extremis nel giro degli ultimi quindici giorni), che gli stessi inquirenti si affidano pure alle segnalazioni dei privati. Anche perchè l’inchiesta non è affatto semplice. E scovare i polpettoni, piazzati nell’erba, nelle colture e tra le foglie, estremamente complicato. Tanto che, anche ieri, il sopralluogo eseguito dagli agenti tra Corte de’ Frati, Persico Dosimo e Robecco, nel tentativo di bonificare almeno in parte quella porzione di territorio ricoperta di esche alla stricnina, è risultato vano. Nulla è stato trovato. Le associazioni animaliste. Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente) e gruppo Bairo scendono in campo una a fianco dell’altro per denunciare «gli assassini dei cani della provincia di Cremona e il tentativo goffo, quanto gravemente dannoso e illegale, di utilizzare le esche velenose per ammazzare le volpi». Presenteranno nelle prossime ore un esposto alla Procura della Repubblica di Cremona e al Corpo Forestale dello Stato a Milano oltre che alla Polizia Provinciale di Cremona. «Ci aspettiamo — ha argomentato ieri il presidente nazionale dell’Aidaa Lorenzo Croce — un’azione energica da parte delle autorità competenti e auspichiamo porti all’individuazione del colpevole o dei colpevoli. Siamo di fronte a una strage orrenda e ci costituiremo parte civile per chiedere i danni. I quattrini verranno destinati al fondo per la tutela dei cani abbandonati». I sospetti. La prima telefonata in redazione alle dieci. La seconda a mezzogiorno. L’ultima alle quattro del pomeriggio. Dall’altra parte della cornetta, cacciatori. Hanno lo stesso pensiero. «Bocconi per le volpi? No, in quella zona sono poche. I cani sono stati uccisi perchè è in corso una faida tra di noi». Vendetta dopo uno sgarbo? Chi indaga sta compiendo verifiche anche in questo senso.
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Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
Bocconi al peperoncino per ‘salvare’ gli animali
di Gianluigi Colombi
Polpette al peperoncino piccante per combattere i bocconi avvelenati che stanno provocando un’autentica strage di cani nel Cremonese. Non si tratta di una ricetta fantasiosa ricavata da un manuale di cucina ma una tecnica già collaudata con buoni riscontri da tecnici e addetti ai lavori. Ne parla con cognizione di causa Giovanni Todaro, autore del libro ‘Bracconaggio e trappolaggio’, edito dalla Perdisa, in uscita a livello nazionale dal mese di gennaio 2006. «Esiste — dice Giovanni Todaro — un modo per evitare che i cani mangino i bocconi avvelenati. Il metodo è quello di fare dei bocconi di carne avendo la cura di lavarsi bene le mani e coprire il proprio odore e quello della casa inserendovi un abbondante pizzico di peperoncino rosso. I bocconi vanno seminati sul campo su cui in un secondo momento si tornerà col cane da ‘addestrare’. Quando il cane verrà portato sul terreno trattato con bocconi al peperoncino lo si lascerà mangiare abbondantemente le esche. L’effetto del peperoncino farà si che il cane colleghi in futuro qualsiasi boccone al bruciore provocato dalle polpette piccanti. Fondamentale è che il cane, animale intelligente, non capisca o sospetti che quel bruciore sia stato causato dal padrone. L’unico inconveniente conseguente è che da quel momento il cane si fiderà di mangiare bocconi solo se gli verranno preparati dal padrone, mentre eviterà quelli dati da altri. Quindi, se si è abituati a portare il proprio cane in pensione prima delle vacanze o a darlo a conoscenti, si metta in preventivo che il nostro ausiliare non accetterà cibo da estranei oppure se alla fine lo farà verranno vanificati tutti i nostri accorgimenti».
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Fonte: LA REPUBBLICA
Gli animali morti dopo aver mangiato polpette con stricnina
trovate durante le battute di caccia tra il Cremonese e il Bresciano

Cremona, avvelenati 30 cani
forse è una faida tra cacciatori

CREMONA – Decine di cani da caccia sono stati uccisi, sembra per una faida tra cacciatori cremonesi e bresciani. L’ipotesi acceditata è proprio questa. L’unica in grado di spiegare la misteriosa moria di animali nella provincia di Cremona.
Nelle ultime ore, mentre le indagini delle forze dell’ordine stanno proseguendo, è salito a trenta il numero degli animali, di ogni razza, avvelenati e morti tra sofferenze atroci dopo avere mangiato delle polpette contenenti stricnina e altre sostanze tossiche trovate nei campi durante le battute di caccia nella zona a cavallo tra cremonese e bresciano.
Alcuni cacciatori cremonesi, dopo i referti medici dei veterinari, hanno presentato denuncia alle stazioni dei carabinieri dei comuni di Robecco d’Oglio e Vescovato. Il caso è già arrivato in procura mentre anche la polizia provinciale sta effettuando dei controlli.
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