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comunità di poesia e lotta dal 2002
Friday November 17th 2017

Notiziario animalista

Fonte: mailing list Gruppo Bairo
Nuova iniziativa dell’Amministrazione Comunale di Soncino (CR) : Sportello Tutela diritti Animali

Con il patrocinio del Comune di Soncino (CR) il Gruppo Bairo Onlus aprirà il primo sportello tutela diritti animali della provincia di Cremona.
L’iniziativa è di rilevante importanza in quanto intende favorire una corretta convivenza tra umani e animali – Il servizio ha principalmente il compito di:
Informare i cittadini dei servizi presenti sul territorio comunale (veterinari, associazioni, guardie zoofile) e relative competenze (vaccinazioni, sterilizzazioni, anagrafe, smarrimenti/ritrovamenti, tutela colonie feline);
Raccogliere istanze, suggerimenti, segnalazioni di maltrattamenti e varie, presentati dai cittadini e dalle associazioni relativamente agli animali di proprietà, randagi, vaganti che vivono sul territorio;
Elaborare programmi, campagne di informazione e strategie per la sensibilizzazione dei cittadini, informare sulle normative vigenti in materia di animali;
Organizzare iniziative educative presso scuole divulgare materiale informativo, didattico, normativo riguardante gli animali domestici e selvatici presenti sul territorio;
Promuovere progetti e programmi d’intervento, da sviluppare anche con altri enti o associazioni, finalizzati alla tutela degli animali d’affezione e non, presenti nel territorio urbano.
Lo sportello diritti animali sarà ubicato a Soncino (CR) in via Gramsci 6, presso lo studio del dottor. Marco Bosetti, medico veterinario e sarà aperto al pubblico il giovedì dalle 16,00 alle 19,00
Responsabile dell’ufficio: Enrica Boiocchi Vice presidente GRUPPO BAIRO Onlus
Tel. 329-8122367 – fax 02-8357673 – email dirittianimali@bairo.info
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Fonte: AGENFAX
VARAZZE (SV): GETTA CANE CIECO IN UN FIUME, RICERCATO
(en.pro. 28/11) – Dante è un cane cieco, trovato da alcuni passanti che hanno avvertito i volontari dell’Enpa di Savona, che lo hanno preso in cura, salvandolo dalla morte per annegamento imminente. Non c’è limite alla crudeltà di chi abbandona: lasciare dietro di sé un cane è già un’azione orribile, ma farlo a un animale che non può vedere è votarlo a un destino certo; legarlo nell’alveo di un torrente ligure, a novembre, stagione di temporali e inondazioni, è addirittura sadico.
Dante, che è stato segnalato nel torrente Teiro a Varazze (Sv) e adesso è ricoverato nel rifugio dell’Enpa di Cadibona, è un incrocio volpino, ha circa quattro anni, è vispo e sveglio; come tutti i cani ciechi non si perde d’animo, misura e memorizza ostacoli e percorsi e, dopo pochissimo tempo che frequenta un ambiente, neppure ti accorgi della sua grave disabilità; nell’accogliente recinto del rifugio della Protezione Animali, dove ora è in compagnia di una socievole cagnetta, ha subito imparato a muoversi senza problemi.
E’ quanto potrebbe fare tranquillamente nella casa della famiglia che lo adotterà. Nel frattempo le Guardie zoofile dell’Enpa hanno avviato gli accertamenti per individuare il colpevole dell’abbandono, passibile di arresto fino ad un anno o di ammenda fino a 10.000 euro (e con la costituzione di parte civile dell’associazione). Chiunque possa dare informazioni utili, anche anonime, può telefonare allo stesso numero, inviare un fax allo 019/802470, o una mail a savona@enpanet.it.
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Fonte: mailing list Gruppo Bairo
Il messaggio a cui aderire
e che trovate sul sito di Bairo alla pagina http://www.bairo.info/messaggi.html
ha per oggetto:
1. il mare è fatto di gocce
Per aderire ai messaggi sopra elencati basterà compilare il modulo di adesione con nome, cognome e città una sola volta
Saluti
Bairo
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Fonte: IL SECOLO XIX
Bocconi al veleno con pezzi di vetro per uccidere i cani da tartufo Ma il bracco Doy è riuscito a salvarsi
In Valcurone nove casi in poco tempo, scattano le denunce

Gavi (AL) – Doy è tornato a casa solo da pochi giorni dopo aver superato una brutta avventura. Doy ha 8 anni ed è un bracco tedesco di proprietà di Alessandro Traverso di Gavi.
La brutta avventura per questo bracco è iniziata mercoledì scorso, quando nei pressi di San Sebastiano Curone, al ritorno da un giro nei boschi insieme al suo cucciolo Argo ed al suo padrone, vicino all’auto ha mangiato qualcosa che non doveva: un boccone avvelenato. Il signor Traverso riesce ad evitare che il cucciolo faccia lo stesso, ma per Doy è ormai troppo tardi e i sintomi dell’avvelenamento arrivano dopo pochi minuti. Immediata la corsa nella più vicina clinica veterinaria di Tortona.
«E’ stata un corsa contro il tempo. Mi sono anche fermato lungo la strada per chiedere ad una casa del sale per fare vomitare il cane come mi stava suggerendo al telefono il mio veterinario, ma quando sono arrivato alla clinica il cane era già rigido ed onestamente non speravo di salvarlo», racconta ora Traverso.
I veterinari di Tortona hanno fatto l’impossibile per salvare Doy: gli hanno somministrato degli antidoti, lo hanno intubato, gli hanno fatto la lavanda gastrica ed infine anche il lavaggio del sangue, ma il cane non ha dato segni vitali per molte ore. «Quando ormai non c’erano più molte speranze, verso le quattro del pomeriggio ha ripreso le funzioni vitali e qualche ora dopo ha ripreso a riconoscere la mia voce», racconta Traverso.
Doy è tornato a casa solo da pochi giorni e ha ancora bisogno di cure. «E’ dimagrito sei chili e ancora non sappiamo che conseguenze potrebbe avere sul suo fisico. Spesso avvelenamenti di questo genere portano con il tempo dei problemi renali. Ma ora sono solo contento che si sia salvato. Doy sta con me da quando aveva sessanta giorni».
Traverso è molto legato ai suoi cani ed in particolare a Doy, che tra l’altro gli ha fatto vincere parecchie gare di specialità, non più tardi della scorsa estate.
I boccone avvelenato sono fatti aggiungendo alla carne comuni diserbanti usati in agricoltura e dei piccoli pezzi di vetro, perché tagliando il palato attraverso il sangue il veleno entra in circolo più velocemente. La morte è atroce: il cane soffoca con la sua stessa saliva. Il caso di Doy è lungi dall’essere isolato, basti pensare che nel week-end tra il 18 e il 20 novembre sono arrivati nella clinica di Tortona nove cani e per tre di loro non c’è stato nulla da fare.
Il dottore Giulio Repetto della Clinica di Serravalle Scrivia, che proprio in questi giorni ha in cura un pastore tedesco di Vignole Borbera avvelenato con un cocktail di pesticidi, conferma che in questo periodo si stanno riscontrando parecchi casi di avvelenamento. «Purtroppo siamo abituati agli avvelenamenti durante il periodo primaverile quando gettano le esche per uccidere quelli che qualcuno considera animali nocivi come le volpi e i tassi, ma questi casi sono decisamente anomali». Qualche denuncia contro ignoti è stata presentata, ma sugli autori di una simile azione si fanno solo ipotesi. Qualcuno parla dei tartufai, alcuni dei quali potrebbero considerare ogni cane un possibile concorrente.
Angela Agostino
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Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
Bocconi killer. Corte de’ Frati ‘epicentro’ della strage, indagini avanti, si pensa a bonificare il territorio
Altro cane morto avvelenato
Ogni giorno un nuovo caso: gli animali uccisi sono 27

di Mauro Cabrini
Ogni giorno, un nuovo caso. E i cani morti avvelenati, adesso, sono 27. In sostanza, sta accadendo quel che si era temuto: ora che la vicenda è diventata di dominio pubblico, esce allo scoperto anche chi aveva trovato il proprio compagno di caccia morto e ne aveva preso atto amaramente senza raccontarlo. Per questo, il numero degli animali uccisi dai bocconi avvelenati nelle ultime tre settimane sembra destinato a crescere ancora nelle prossime ore. Ieri, intanto, si è saputo della fine atroce di un Bracco Italiano. Storia identica a tutte le altre. Battuta di caccia nella zona di Corte de’ Frati, il tempo di tornare e, immediati, i primi sintomi: tremore e bava. Poi la corsa vana dal veterinario e il decesso, tra dolori atroci. Intanto, carabinieri e polizia provinciale seguitano ad indagare. Ormai, il quadro è chiaro. In ogni sua sfumatura. Le polpette killer. Analizzate in laboratorio, sono risultate composte da carne di pollo e di manzo. Di tipi differenti il veleno utilizzato: stricnina, diserbante e liquido antigelo. Sostanze diverse. Ma ugualmente fatali: entro un’ora dall’assunzione, compaiono irrigidimento dei muscoli del collo e del viso, eccitabilità muscolare riflessa fino alla convulsione, salivazione eccessiva, arresto respiratorio. Per i cani, non c’è scampo. Cambia solo, a seconda di forza e dimensione degli animali, la durata dell’agonia. La zona teatro della strage. Chi ha gettato le esche, presumibilmente più di una persona, lo ha fatto in un’area estesa: tutta la campagna tra Corte de’ Frati, Robecco d’Oglio e Persico Dosimo. Le ipotesi investigative. Sono essenzialmente due le piste seguite dagli inquirenti che, pare, potrebbero anche avere qualche sospetto preciso. La prima, la meno verosimile: è in atto una guerra senza esclusione di colpi tra cacciatori di province limitrofe. Una guerra che prevede vendette senza scrupoli. La seconda, la più accreditata: i bocconi che hanno sterminato spinoni e pastori tedeschi, segugi e bracchi, erano destinati alle volpi. I possibili sviluppi. Inquirenti e cacciatori stanno pensando a una bonifica. Operazione complicata: per la vastità del territorio coperto dal cibo avvelenato e perchè le polpette sono state sistemate in punti difficilmente individuabili. Se non dal fiuto delle stesse vittime designate.
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Fonte: LA PROVINCIA DI LECCO
pompieri nel Lambro per salvare un cane ferito
CARATE( a.cr.) Ferito a una zampa, è caduto nel Lambro. Per fortuna, in questo periodo il fiume non è particolarmente “grosso”, dal punto di vista della portata d’acqua. Anzi, l’esatto contrario. Si è conclusa attorno alle 9.30, ieri mattina, la brutta avventura di un cagnolone finito nel Lambro a Realdino, a pochi passi dal ponte e dal ristorante “Cin Cin”. I vigili del fuoco del locale distaccamento di via Solferino sono stati allertati da alcuni passanti, che avevano notato l’animale che, guaendo, nuotava nei pochi centimetri d’acqua rimasta nel fiume. A Realdino, storica località della frazione di Carate, si è subito portata un’intera squadra, composta da sei vigili del fuoco volontari, con l’autopompa e la campagnola attrezzate di tutto punto. Una volta giunti in posto, i pompieri di Carate hanno tentato di portare in salvo il cagnolone che – però – era spaventatissimo e, a ogni tentativo di essere “abbordato” per poi essere portato a riva, tentava di sfuggire, spostandosi sempre più a monte del fiume. Alla fine, i vigili del fuoco hanno comunque avuto la meglio e l’hanno portato a riva: a prendersene cura, il titolare del canile di Lissone. Nel giro di qualche minuto, comunque, il proprietario dell’animale è stato individuato ed è stato contattato: la povera bestiola è quindi stata riaccompagnata a casa.
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Fonte: TGCOM
Sesso con cavalla, condannato
Usa, si chiude processo “anomalo”

In un’aula di tribunale di Seattle, un uomo s’è dichiarato colpevole di reati connessi con un accoppiamento sessuale con una cavalla, che condusse alla morte di una persona. Il processo s’è chiuso con una mite condanna. I fatti risalgono allo scorso luglio e più che appartenene ad una vicenda reale sembrano essere presi dalla sceneggiatura di un film porno della peggiore specie.
James Michael Tilt, 54 anni, di Enumclaw, nello Stato di Washington, all’estremo Nord-Ovest dell’Unione, era accusato di essere entrato in una stalla senza l’autorizzazione dei proprietari. L’uomo ha ammesso di essere entrato nella stalla d’un vicino con un amico, Kenneth Pinyan, per “fare sesso” con una cavalla. Tait stava riprendendo l’accoppiamento quando Pinyan, forse colpito con un calcio dall’animale, subì lesioni interne che condussero alla sua morte.
L’uomo s’è riconosciuto colpevole dell’accusa contestatagli ed è stato condannato a un anno con la condizionale, a 300 dollari di multa, a prestare 8 ore di servizio a favore della comunita’ e a non avere contatti coi suoi vicini. Nei suoi confronti non sono state mosse accuse di crudeltà verso gli animali perchè, ha spiegato la procura, non c’è prova che la cavalla abbia subito molestie.
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Fonte: BRESCIA OGGI
Brescia: costa cara la violazione dell’articolo 53 del regolamento di polizia locale. Una decina l’anno le infrazioni contestate
Dava cibo ai piccioni: multa da 169,50 euro
Ma lui si difende: «Chi li accusa di essere animali sporchi guardi dove li costringiamo a vivere»
Brescia – Un gesto generoso, ma poco «igienico». Dare chicchi di mais o bocconi di pane ai piccioni nei parchi e nelle piazze di Brescia è vietato, e un nostro lettore lo ha provato sulla sua pelle. A lui, come ad altri cittadini recidivi, è stata «inflitta» dagli agenti della polizia municipale una sanzione amministrativa salata, ben 169,50 euro per aver nutrito in un parco cittadino gli uccelli, da sempre considerati portatori di sporcizia e di malattie.
Sono lontani i tempi in cui agli angoli della strada si vendevano sacchetti colmi di becchime. I bambini e gli anziani attraevano vicino a sè i volatili con la scusa di nutrirli, e si divertivano a vederli mangiare. Ora i piccioni sono, è proprio il caso di dirlo, nel centro del mirino: e lo dimostra anche la recente polemica sollevata dall’Enpa contro la Provincia di Brescia, che ne ha abbattuti 32 mila dall’inizio del 2005.
Ma il lettore che si è rivolto a Bresciaoggi non ci sta. Una mattina di qualche settimana fa un agente di polizia lo ha «pizzicato» mentre somministrava cibo ai volatili nei giardini tra via Contini e via Franzinetti in città. Già altre volte in precedenza, cita il verbale della polizia locale, l’uomo era stato avvertito di non farlo più. Berardi, «in buona fede» e convinto di essere dalla parte della ragione, ha invece continuato in un gesto che per lui rappresentava ormai un’abitudine. E questa volta si trova a dover pagare una sanzione di 169,50 euro, per aver violato l’articolo 53 del regolamento di polizia locale.
Dal comando di via Donegani commentano: «Non sono molte le contravvenzioni che facciamo nell’arco dell’anno per questo motivo, una decina in tutto. Prima cerchiamo di far capire alle persone il senso della norma: solo in un secondo tempo, se insistono, interveniamo con la multa». Un articolo, il 53, che nasce prima di tutto dalle molte lamentele della cittadinanza per l’assembramento di piccioni in spazi pubblici, ma anche dalle direttive in materia di igiene dell’Asl.
Il nostro lettore, intanto, ha scritto una lettera al sindaco Corsini ricordando San Francesco e il suo amore per gli animali. «Il sindaco Martinazzoli, anni fa, mi annullò la stessa infrazione – spiega -. Chi accusa i piccioni della sporcizia che provocano guardi prima l’habitat nel quale sono costretti a vivere per colpa nostra».
Natalia Danesi
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Fonte: BRESCIA OGGI
VESTONE. Nella «Passerini» si sta attuando un esperimento innovativo
Pet therapy: la Casa di riposo ha inaugurato la nuova stalla
provincia di Brescia
A Nozza di Vestone si sta attuando un significativo progetto di animazione dedicato agli ospiti autosufficienti della Casa di riposo, e nella nuova «colonia agricola» della «Passerini» sono, per ora, arrivati due asini nella stalla. E presto, nell’ambito dell’operazione «Aia», prenderanno corpo anche un orto e un pollaio.
Tutto è nato da una semplice constatazione: «E’ bastato consultare le schede degli ospiti – spiega Sara Butturini della Fondazione Passerini, responsabile e coordinatrice del progetto – per verificare che in moltissimi casi prima dell’ingresso in Casa di riposo si occupavano di orto e pollaio. Quindi abbiamo pensato di proporre loro un’attività capace di appassionarli e di farli sentire ancora utili».
Così è nato il progetto Aia, che nei mesi scorsi ha visto la realizzazione, nel prato sul retro della Casa di riposo, di una stradina d’accesso, di uno steccato e di una stalla (costruita con materiali riciclati) che ospiterà vari animali. Agli anziani autosufficienti verranno poi affidate sia la cura dei capi sia la coltivazione dell’orto.
Un’operazione che, per concretizzarsi, ha avuto bisogno dell’aiuto degli alpini del gruppo di Casto, che hanno realizzato la stalla.
Da alcuni giorni, dicevamo, sono arrivati due asini. Anzi, due asine, Minnie e Adelaide, entrambe gravide. E di loro ha iniziato subito a occuparsi Pierino Fucina, un ospite 58enne della Rsa che, arrivando da Capovalle, ha sempre amato occuparsi degli animali. «Ho anche passato un sacco di anni nel Mantovano, tra Medole e Castiglione delle Stiviere – racconta -, occupato in una stalla a curare le bestie; un lavoro che amavo molto».
Un paio di volte al giorno, lo stalliere entra nel recinto e porta una manciata di sale alle «ospiti».
La terapia con gli animali (meglio conosciuta con la definizione anglosassone di «pet therapy») non solo consentirà nel futuro di produrre e consumare uova fresche, fragole, e tutte le verdure che gli anziani vorranno coltivare, ma soprattutto risponderà a una necessità importante di chi vive nela Passerini: «Quella di dare risposte al disagio di vivere, alla solitudine, al disorientamento, all’apatia e alla spersonalizzazione che spesso colpiscono le persone staccate dal proprio mondo, fatto di abitudini e certezze».
La pet therapy darà loro qualcosa di cui occuparsi e preoccuparsi. Gli animali sono un ottimo stimolo da questo punto di vista. E per quanto riguarda le coltivazioni, per la realizzazione di un vasto orto (sul davanti della Rsa ne esiste già uno, ma è piccolo e in una posizione infelice) bisognerà attendere il periodo adatto.
Quando sarà a regime, l’intero progetto coinvolgerà gli anziani autosufficienti, i medici della struttura (che monitoreranno i risultati dell’esperienza), gli educatori e i volontari dello Svi attivi nella struttura.
Massimo Pasinetti
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Fonte: ADNKRONOS
SVIZZERA: BIMBO UCCISO DA TRE CANI MENTRE VA ALL’ASILO,ITALIANO ARRESTATO
Oberglatt, 1 dic.- (Adnkronos/ats) – Un bambino e’ stato attaccato e ucciso da tre cani questa mattina mentre si recava all’asilo. E’ accaduto a Oberglatt, un comune nelle vicinanze di Kloten (ZH). Il proprietario dei cani, un cittadino italiano di 41 anni domiciliato nel cantone di Zurigo, e’ stato arrestato, indica la polizia cantonale in una nota. Anche i tre animali sono stati prelevati dagli agenti.
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IL MATTINO (AVELLINO)
MONTEFORTE: Maltratta il cane, denunciato
ERMANNA GUACCI
Monteforte (AV). Una settimana sotto la pioggia, esposto alle intemperie e alle temperature rigide, legato con la catena senza mangiare e senza bere. E’ l’odissea di un cane meticcio, lasciato a languire dal suo padrone, un pastore di Monteforte Irpino, in un fondo di sua proprietà, adibito ad ovile. Non è difficile immaginare quale sarebbe stato il destino della povera bestia se non fosse intervenuta una pattuglia dei carabinieri della Compagnia di Baiano al comando del tenente Massimo Buonamico. I militari hanno subito liberato il cane, e denunciato il pastore che deve ora rispondere di maltrattamenti su animali. I carabinieri hanno scoperto per puro caso il cane nel corso di una perlustrazione nella zona di Portella Di Sotto, dove si trova l’ovile. Un’area di campagna che sorge nella parte alta di Monteforte Irpino. Ad attrarre i carabinieri, il latrare insistente, quasi un lamento struggente che li ha spinti ad inoltrarsi nel fondo. E’ bastato fare pochi metri ai carabinieri che si sono trovati di fronte uno spettacolo penoso: il cane fradicio, legato, ormai riverso a terra, in pessime condizioni igieniche. Vicino all’animale neanche le scodelle per il cibo e l’acqua. Il cane è stato subito liberato e portato in un luogo riparato. I carabinieri si sono presi cura temporaneamente del cane, che dopo essersi sfamato si è subito ripreso. Il proprietario, F.M di 30 anni che utilizzava il cane a guardia del suo ovile, ma non si preoccupava di nutrirlo e tenerlo al riparo dalle intemperie è stato denunciato e deve rispondere del reato di maltrattamenti su animali.
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Fonte: LA NAZIONE (LIVORNO)
‘Veterinari’ tedeschi girano in camper e sterilizzano cani: allarme dell’Enpa
PORTOFERRAIO (Livorno) — La sezione Enpa dell’ isola d’Elba rende noto di aver ricevuto varie segnalazioni relative a due veterinari tedeschi, un uomo e una donna, che spostandosi da una località all’altra con un camper chiedono alla gente se hanno animali da sterilizzare. «La scorsa settimana — spiegano all’Enpa — è accaduto un episodio inquietante che potrebbe ricollegarsi alla storia del camper: una setterina nera, appena sterilizzata ed ancora sotto anestesia, è stata trovata in un fosso da alcuni passanti che per fortuna sono riusciti a salvarla. Sono stati avvisati i funzionari del servizio veterinario che hanno interpellato tutti i veterinari dell’isola, senza trovare chi avesse operato il cane».
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Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
Più di 20 animali morti, 10 salvati in extremis. Le ‘polpette’ forse destinate a nutrie e volpi. Indaga l’Arma
Bocconi fatali, 30 cani avvelenati
provincia di Cremona
Qualcuno, negli ultimi quindici giorni, ha disseminato di bocconi avvelenati la porzione di campagna compresa tra Corte de’ Frati, Persico Dosimo, Barbiselle e Persichello. E’ probabile volesse uccidere nutrie e volpi, presenti in gran numero in quella zona. Ma ha ammazzato una ventina di cani, alcuni da caccia, altri da guardia, altri ancora da compagnia: tutti sono morti tra atroci sofferenze, tra le colture e i loro serragli, con le pareti dell’intestino bruciate. E il bilancio avrebbe potuto essere anche più pesante non fosse stato per l’intervento dei veterinari che hanno salvato almeno altri dieci animali. Sulla strage indagano i carabinieri di Robecco d’Oglio, competenti per territorio: a loro, lo scorso sabato mattina, ha presentato denuncia il proprietario di un bastardino sopravvissuto grazie alle cure tempestive e alla lavanda gastrica. E loro, ora, compieranno accertamenti: un sopralluogo, nell’area dove presumibilmente sono state buttate le polpette killer, sarà eseguito nei prossimi giorni, una volta che si sarà sciolta la neve. Si attendono riscontri anche sul tipo di veleno utilizzato: per ora, dal momento che nessuno dei cani trovati cadavere è stato sottoposto ad autopsia, e visto che le polpette non sono state trovate e dunque non è stato possibile analizzarle, si ragiona sulla base di ipotesi. Ma il sospetto, suffragato dai sintomi e dal tipo di morte degli animali, è che possano essere stati usati liquido anti-gelo, un glicoetilenico che molto spesso risulta letale, o diserbanti. Alla stregua di un veleno potentissimo. L’unica pista che gli inquirenti si sentono di escludere è quella dell’atto intimidatorio volontario rivolto ai cacciatori: ad essere colpiti non sono stati solo cani da caccia e le colture dove tutti i cani si erano spinti poche ore prima di morire non sono frequentate esclusivamente da ‘doppiette’. Insomma, verosimilmente, chi ha sparso i bocconi non voleva ‘avvertire’ chi ama la caccia. E nemmeno cercava vendette. Sta di fatto che ha seminato morte in una fetta di provincia molto vasta, suscitato i timori proprio dei cacciatori che ora si spingono nelle campagne con maggiore diffidenza, e provocato la rabbia dei padroni dei cani morti. Senza contare che il numero delle vittime potrebbe anche essere superiore a quello conosciuto sino ad ora. (mac)
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Fonte: IL GAZZETTINO DI UDINE
Denuncia in Procura per i gatti avvelenati
Udine – Tre gatti, di circa tre mesi, sono stati avvelenati nella colonia di via Polveriera, vicino alla caserma Spaccamela. Una denuncia contro ignoti è stata presentata in Procura dalla presidente degli Amici della terra, Gabriella Giaquinta. «Ufficialmente – precisa – è contro ignoti, ma ci sono dei testimoni che hanno fondati sospetti su chi possano essere gli autori di questo ennesimo atto di barbarie». A trovare uno dei gattini agonizzante sono state due animaliste. Il cucciolo è stato portato dal veterinario e si è dovuti ricorrere all’eutanasia per evitargli ulteriori sofferenze. Nel suo intestino il medico ha trovato latte mescolato a piccoli granuli neri. Il veterinario non ha escluso la possibilità di una forma virale, ma vista la rapidità dell’evoluzione, ritiene che la causa più probabile della morte sia da ricercare in un avvelenamento con un prodotto ad effetto molto rapido. L’ipotesi è confermata dal ritrovamento di altri due gattini morti, dalla sparizione del quarto cucciolo e dalla scomparsa di sette adulti.
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Fonte: IL MATTINO
Picchiato per difendere un cane arrestato l’aggressore
UGO FERRERO
Mugnano (NA).
Un 25enne di Mugnano, Vincenzo Perillo, pregiudicato, è stato arrestato l’altra notte mentre aggrediva un 16enne che inutilmente aveva difeso un cane randagio. Contro la bestiola il pregiudicato aveva aizzato il proprio mastino napoletano. È successo in via Mattei, intorno all’una. Perillo, dopo aver spinto il suo cane ad attaccare un meticcio, è andato in escandescenza non appena un ragazzo di passaggio ha provato a fermarlo. Luigi G, 16 anni, anche lui di Mugnano, proprio non ce l’ha fatta a digerire quella scena di violenza. E così ha provato, coraggiosamente, ad ostacolare il mastino napoletano. L’intervento del giovane non è piaciuto al pregiudicato che ha preso ad inseguire il 16enne. Il ragazzo ha cercato rifugio presso la sua abitazione, ma è stato raggiunto. Ne è nata una discussione che è sfociata in lite: Perillo ha schiaffeggiato ripetutamente il giovane, e ha continuato a farlo anche alla vista dei carabinieri allertati da un passante. I militari di Giugliano lo hanno bloccato, ma anche loro sono stati aggrediti dal mastino napoletano, prontamente aizzato dal 25enne. L’animale è stato rinchiuso in un cortile attiguo mentre il padrone è stato arrestato al termine di una violenza colluttazione, durante la quale i due carabinieri intervenuti sono stati lievemente contusi. Il pregiudicato è stato condannato ieri pomeriggio ad otto mesi di reclusione con la sospensiva.
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Fonte: GIORNALE DI BRESCIA (LETTERE AL DIRETTORE)
GENITORI E VALORI
Il mondo, il circo, gli animali, le gabbie, i sentimenti

Nelle scorse settimane a Brescia era attendato un grande circo con tantissimi animali… Nei giorni successivi, poi, a Leno è venuto un circo minore, tristemente noto in ambito animalista per la detenzione che dura da ben 34 anni di uno splendido orso polare e da 24 anni di un mastodontico orso bruno… Per rincarare la dose di animali in galera, anche a Concesio è arrivato un piccolo circo con vari animali, tra cui serpenti e foche. Di conseguenza, sono stati giorni di presidi pacifici per alcuni animalisti bresciani, con distribuzione di volantini informativi sulle condizioni reali degli animali presenti in qualsiasi circo che ancora, in questa società cosiddetta civile, ne faccia uso. La realtà dei circhi viene “allegramente” nascosta da lustrini e musica, fumo negli occhi per chi preferisce non sapere in che modo questi animali vengano addestrati ad agire in modi totalmente contro natura, in che modo essi trascorrano la loro vita errabonda tra una città e l’altra, sempre in gabbia. Ed è stato in questi giorni che ho pensato maggiormente a mio padre, Augusto Del Vecchio, scomparso oltre 15 anni fa… Lo pensavo mentre, fuori dal circo, udivo padri dire: «Porto il mio bambino al circo perché almeno può vedere gli animali esotici» oppure «Ma sì, almeno faccio fare qualcosa ai bambini» o ancora «Il bambino vuole andare, cosa posso farci?». In quei momenti ho ripensato molto a mio padre, a me bimba di 5-6 anni bramosa di andare a vedere gli animali del circo giunto in quei lontani anni nella nostra città… A lui che mi prende vicino a sé e mi chiede: «Tu pensi che gli elefanti, le tigri, le scimmie, i leoni e tutti quegli animali siano nati per far ridere le persone facendo spettacolini sotto un tendone?». Io lo guardo, un po’ perplessa… ci penso un momento e dico: «No…». Lui mi sorride e mi dice: «Se andassimo al circo tu vedresti animali tristi, strappati dal loro ambiente naturale, animali che fanno cose contro la loro natura…». Io sono un po’ incerta, li voglio vedere gli elefanti e gli orsi, perché le mie amichette vanno ed io no? Ed è in quel momento che mio padre mi dice qualcosa che non ho mai dimenticato: «Se vorrai vedere gli orsi, gli elefanti, le tigri, i leoni, gli scimpanzé… quando sarai grande potrai viaggiare e vederli nel loro ambiente… E se non potrai farlo, li conoscerai con la fantasia… Noi adesso prendiamo il più bel libro di animali che troviamo, guardiamo tutte le foto e leggiamo bene le loro caratteristiche… Insieme, con il libro e con la nostra fantasia, noi li conosceremo… E saranno animali liberi e felici…». Animali liberi e felici… Eravamo nella metà degli anni ’70, con supporti didattici veramente limitati… Eppure ho intrapreso un viaggio meraviglioso con mio papà, nella Terra della Libertà e della Fantasia, ed ho scoperto tutti quegli animali che, andando al circo, non avrei mai conosciuto. In quarta elementare poi il mio maestro ci portò a vedere uno spettacolo circense… Tornata a casa, dissi a mio padre: «Ci facciamo un viaggio dove le tigri sono libere e le scimmie saltano da un ramo all’altro?». E con il nostro atlante degli animali partimmo per la savana e lì ritrovai gli animali che sognavo e non i tristi burattini imbellettati di uno spettacolo che non capivo né apprezzavo da piccola e che oggi comprendo sempre meno… Oggi, quando i dvd, le videocassette, le televisioni a pagamento, i computer… oltre che infiniti libri… ci consentono di viaggiare ovunque e di mostrare ai nostri bambini la Natura e gli Animali Liberi. Esistono ancora genitori che sanno trasmettere al loro figlio valori profondi, di rispetto a 360 gradi? Esistono ancora genitori che guardino il loro bambino negli occhi e gli dicano: «Vieni, ti faccio fare un viaggio nella Libertà e nella Fantasia!». Di sicuro esistono, ma non li ho incontrati fuori dai circhi… lì abbiamo visto molti padri e madri che, col bimbo seduto dietro, dicevano frasi del tipo: «Ma chi se ne frega degli animali!!» oppure «Non so cosa fargli fare a ’sto bambino!» o ancora «Ma non rompete i…» o addirittura: «Pensate a cose serie», come se il dolore e la prigionia fossero sciocchezze. Ecco perché ringrazio particolarmente mio padre, per avermi trasmesso certi valori, per avermi saputo dire no spiegandomene le ragioni, portandomi per mano lungo una strada che sto tuttora percorrendo e che vorrò percorrere finché avrò fiato: la strada del rispetto per ogni creatura senziente. La strada che mi porta a non guardare solo il mio orticello, ma ad agire per buttare la mia piccola goccia nel mare. Ed a vivere in empatia con le altre creature, anche quelle che non possono parlare, come gli animali in gabbia, abbruttiti da un carcere a vita… E pensare che non hanno fatto nulla di male per essere condannati all’ergastolo!
NICOLETTA DEL VECCHIO – Brescia
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Mio padre una volta mi ha portato al circo. Non per farmi stare zitto «e nemmeno per poter dire a lei non rompete i…». Il mio papà non sapeva dire certe cose. Con lui ho scoperto la magìa e la malinconia di questo misterioso e antico spettacolo. Mio papà amava gli animali. Proprio come il suo. E anch’io lo ringrazio. Non divida il mondo in due, dentro e fuori le gabbie.
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Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (PORDENONE)
AUSTRIA: Obbligo di guinzagli e museruola per cani, ma fioccano le multe
Vienna – Controlli più serrati da parte della polizia sui proprietari dei cani affinché rispettino l’obbligo del guinzaglio e della museruola. Ma le multe sono già scattate. «Importante è l’insieme amichevole di uomini e cani nella città. Per assicurare questo il rispetto delle regole per gli animali che si trovano sui posti pubblici è importante» ha detto Peter Goldgruber della polizia di Vienna. Secondo Ulli Sima, responsabile per la tutela dell’ambiente della città, si tratta soprattutto della sicurezza dei bambini o di chi fa lo jogging nei parchi pubblici e non di una vessazione dei proprietari dei cani. “Vogliamo ricordarli dei loro doveri” ha detto Sima, per cui il rispetto di certe regole è indispensabile.
Sui posti pubblici – come strade e piazze o le zone delle case, cortili e ristoranti che sono frequentati dal pubblico – i cani devono portare la museruola se non sono tenuti al guinzaglio. Nei parchi o sui prati pubblici il guinzaglio è sempre obbligato. Lo stesso vale per la museruola sui posti dove si trovano – normalmente – molte persone, come per esempio nei mezzi pubblici, nei ristoranti o nel caso di manifestazioni pubblici.
Gabi Sager
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Fonte: GIORNALE DI BRESCIA (VALLE CAMONICA E SEBINO)
«Manca cultura del rispetto per gli animali»
LA DENUNCIA DEI VOLONTARI DEL CANILE DI GORZONE DI DARFO

GORZONE – La cagnolina Laika (la chiameremo così) scodinzola contenta vicino ai suoi due cuccioli. Ora si trova nel canile di Gorzone che l’ha ospitata dopo averla ritrovata fuori dal recinto, abbandonata con i suoi piccoli. È successo pochi giorni fa; la mattina il volontario di turno ha trovato Laika infreddolita con i tre piccoli, di cui uno purtroppo è morto poco dopo per il freddo della notte. «Di casi come questi se ne verificano spesso in questo periodo – spiegano i volontari del canile -. Quello di Laika è solo l’ultimo caso. Due settimane fa abbiamo trovato un altro cagnolino, un cocker di sei mesi, che era stato gettato nel canile probabilmente la sera prima. Lo abbiamo trovato morto, intirizzito dal freddo e, purtroppo, anche con delle morsicature alle orecchie fatte dagli altri cani. Siamo dispiaciuti che succedano questi fatti perché, accanto alla volontà di portare il cane da noi e quindi, si pensa, anche di salvarlo, c’è un risultato – la morte dell’animale – che è proprio l’opposto. I cani, soprattutto se cuccioli, non superano la notte e muoiono intirizziti dal freddo». Sono circa trenta i cani che ora sono ospitati nel canile e che, grazie al lavoro dei volontari, hanno cibo e cure ogni giorno. Alcuni poi riescono anche a trovare una nuova casa e una nuova famiglia che li accoglie. Ma i gestori del canile ora chiedono maggior sensibilità alle persone che, per vario motivo, non vogliono più tenere i cani e decidono di portarli da loro. «Pochi mesi fa abbiamo trovato un sacco con cinque cagnolini abbandonati. Purtroppo due sono morti, gli altri tre siamo riusciti a salvarli. Purtroppo casi del genere continuano a verificarsi e non sappiamo cosa fare». Così i volontari del canile di Gorzone lanciano un appello: «Chiediamo più collaborazione e sensibilità per i nostri amici cani per permetterci di aiutarli. Manca una cultura del rispetto per gli animali. Basterebbe che tutti capissero di portarli di giorno, quando ci siamo, anzichè la notte. Così si eviterebbe di far soffrire questi poveri animali e ci permetterebbe di salvarli davvero». s. val.
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Fonte: animalieanimali.it
1 dicembre – Parigi
Torna in aereo in Usa gatta “clandestina”.

Una gatta spedita per errore in Francia in un pacco imbarcato su una nave tornera’ oggidai suoi padroni negli Stati Uniti, viaggiando in ‘business class’ su un volo della Continental Airlines. Lo si e’ appreso da fonti aeroportuali e dalla compagnia aerea.
Emily, gatta tigrata di circa un anno, era stata trovata a fine ottobre, dopo un viaggio di tre settimane, dagli impiegati di una ditta di Nancy cui era destinato il pacco in cui era finita.
Continental Airlines – ha annunciato il suo portavoce in Francia, Philippe Fleury – ha offerto a Emily il viaggio di ritorno, in ‘business class’. La gatta partira’ stamane dall’aeroporto parigino Roissy-Charles de Gaulle su un volo diretto a New York, per poi prendere una coincidenza per Appleton (Wisconsin), dove vivono i suoi padroni.
Questi avevano inviato in Francia una foto e il libretto veterinario di Emily, che era stata messa in quarantena nel deposito animali di Nancy. (ANSA-AFP)
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Fonte: animalieanimali.it
1 dicembre – Washington
Pedone travolto scambiato per cervo da guidatori.

Un uomo travolto e ucciso da un veicolo mentre camminava sul bordo di una strada di campagna in Pennsylvania e’ rimasto per alcuni giorni semi-sepolto nella neve perche’ gli automobilisti di passaggio pensavano fosse un cervo.
Il corpo dell’uomo e’ stato trovato solo lunedi’ da un automobilista che, dopo aver pensato a sua volta di avere visto la carcassa di un cervo, si era fermato perche’ aveva intravisto le scarpe della vittima.
La polizia di Franklin (Pennsylvania) e’ convinta che numerosi automobilisti siano transitati per alcuni giorni davanti al corpo della vittima, ai bordi di una strada nella foresta, scambiandolo per la carcassa di un cervo.
Gli agenti ritengono che l’uomo, che non e’ stato identificato, stesse camminando ai bordi della strada quando e’ stato investito da un veicolo: il colore marrone dell’abito indossato dalla vittima e una fitta nevicata hanno reso difficile notare che si trattava di una persona e non di un’animale.
(ANSA)
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Fonte: animalieanimali.it
1 dicembre – Campobasso
Regione Molise, primo sì a integrazione norme locali su domestici e randagismo.

”Norme per il mantenimento e la protezione degli animali da compagnia e per la realizzazione e la gestione delle strutture di ricovero per cani” sono state varate dalla quarta Commissione consiliare della regione Molise.
Il provvedimento, relativo alla legge regionale n. 7/2005, ha per oggetto anche il ”recepimento dell’accordo del 6 Febbraio 2003 in materia di benessere degli animali”. Dovra’ ora passare all’esame del consiglio.
Nello specifico la Regione, attraverso la commissione, ha emanato norme relative: la gestione dell’anagrafe canina, anche attraverso strumenti informatici; il mantenimento, il trasporto, la protezione degli animali d’affezione; i criteri tecnico costruttivi ed igienico sanitari per il risanamento e la costruzione dei canili comunali e dei rifugi per cani; i tempi e i modi per la stesura del programma di prevenzione del randagismo nonche’ i criteri e le modalita’ per l’erogazione dei contributi; la nomina a guardia zoofila volontaria ed infine la tariffa giornaliera di riferimento per la custodia ed il mantenimento dei cani nelle strutture.(ANSA)
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Fonte: ENPA
TREDICI PECORE CHIUSE IN SACCHI DI PLASTICA SALVATE DALL’INTERVENTO DELLA POLIZIA STRADALE
Tredici pecore sono state salvate dall’intervento provvidenziale della Polizia stradale sul Grande Raccordo Anulare di Roma che ha fermato il conducente di un camion in cui gli animali erano stipati e chiusi in sacchi di plastica. L’uomo, un fattore, è stato denunciato a piede libero per le condizioni in cui gli animali sono stati trovati, quasi soffocati dai legacci all’interno del furgone; alcuni degli animali avevano rotto i sacchi che li imprigionavano nel tentativo di riuscire a respirare, ma gli uomini della Stradale hanno detto che non sarebbe comunque stato sufficiente per arrivare vive a destinazione.
Gli ovini infatti avrebbero dovuto raggiungere addirittura Paliano (Frosinone) dove l’uomo possiede un terreno in cui voleva collocare gli animali; ma un viaggio in simili condizioni aveva poche probabilità di concludersi felicemente e, se non fosse stato fermato per un controllo di routine, alcune delle pecore non ce l’avrebbero fatta. Un grazie da parte dell’Enpa alla Polizia stradale per il buon lavoro svolto in questa e altre occasioni a favore degli animali. (29 novembre)
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Fonte: LIBERO
Ghepardi etiopi salvati dai soldati in missione
di Oscar Grazioli
Nel villaggio di Gode, a 1100 Km. da Addis Abeba, gli affari andavano benissimo per il ristoratore etiope. Ogni giorno sempre nuovi clienti. Le sue donne erano certe che i clienti fossero attirati da quei due piccoli ghepardi che, subito prima di pranzo e cena, l’oste faceva combattere aizzandoli in modo che si prendessero a unghiate e morsi. Erano costati una cifra quei due giovani felini. I ghepardi sono una specie ad elevato rischio di estinzione in Africa e i bracconieri lo sanno. Più è raro l’animale, più il suo costo sul mercato lievita. Il ristoratore aveva contrattato fino all’esasperazione, come si suole nel costume arabo ma, alla fine, aveva dovuto sborsare una cifra astronomica per assicurarsi quei due gattoni selvatici. Fosse il cuoco o i gattoni, gli affari si erano mossi notevolmente da quando i felini erano arrivati a destinazione nel villaggio. Negli ultimi tempi si era visto, seduto al tavolo del ristorante, anche qualche militare americano. L’esercente aveva saputo, da fonte attendibile, che le truppe USA si trovavano nelle regioni dell’Etiopia orientale per svolgere un lavoro di tipo umanitario. Mai più gli sarebbe passato per l’anticamera del cervello che sarebbe stato, in qualche modo coinvolto, in una strana operazione militare di pace. Era già la terza volta che notava la donna militare graduata, giovane e bionda. Sembrava molto interessata alle zuffe tra i due ghepardi e ridacchiava, assieme a un paio di colleghi, mentre si svolgeva lo spettacolo. Quando il veterinario Fekadu Shiferaw si presentò al titolare del ristorante, l’oste guardò i documenti d’identità e quando capì che lo show non sarebbe iniziato perché l’uomo gli voleva confiscare i cuccioli, fece un cenno con la testa ad un paio dei suoi camerieri. A quel punto, una giovane donna in tuta mimetica, in modo tanto gentile quanto deciso, chiese al titolare di sedersi a bere un caffè. Come negare un tale invito ad un graduato USA, per di più femmina? Leha Cobbe, sergente 26enne diWashington, doveva avere argomenti di convinzione notevoli. L’uomo fece un altro cenno della testa, mentre due militari USA prendevano in braccio ” Scout”, ” Esploratore” e ” Patch” ( Macchietta ) per affidarli nelle mani del dottore che, scortato dalle automobili dell’ambasciata USA e dai soldati ” salvatori”, salì sull’aereo governativo alla volta del palazzo presidenziale della capitale. « Senza le forze USA non li avremmo potuti salvare » ha dichiarato il veterinario. « È il primo salvataggio di animali che abbiamo compiuto » ha dichiarato raggiante il sergente Cobble. Trattandosi di ghepardi qualcuno ha detto che è stata un’azione ” animalitaria” più che umanitaria. Fa i stess.
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Fonte: LA PROVINCIA DI LECCO
Dopo la petizione firmata da oltre 2000 persone e presentata al prefetto, con l’intento di chiedere ulteriori provvedimenti contro i danni Cinghiali nel Comasco: fuoco di sbarramento L’assessore Bin: «Problema prioritario, i nostri interventi hanno un supporto scientifico, ma vaglieremo tutte le proposte»
Problema cinghiali nel Comasco, interviene l’assessore provinciale alla caccia Giorgio Bin. «Come ho già avuto modo di dire in più occasioni, sia sulla stampa, sia durante i vari incontri tecnici con i nostri responsabili, i presidenti dei Comprensori e le associazioni di categoria (la Coldiretti stessa); il problema dei danni che il cinghiale provoca sul nostro territorio montano è la prima preoccupazione per l’Assessorato alla caccia, tanto che abbiamo costituito un tavolo permanente composto dai tecnici dell’assessorato, presidenti Comprensori di caccia, responsabili cacciatori svizzeri e associazioni di categoria». Intanto martedì il “comitato anti-cinghiali” ha consegnato al prefetto di Como, Domenico Lerro, un dossier con oltre 2000 firme, con la richiesta di provvedimenti urgenti. «Questa raccolta di firme – commenta Giorgio Bin – è sicuramente importante, ma nulla aggiunge alla priorità che l’Assessorato si è dato sul problema cinghiali. E ritenere che l’Amministrazione Provinciale non affronti il problema, o che abbia fatto delle scelte inefficaci, è dare una comunicazione sbagliata. Tutte le iniziative utili e possibili sono state adottate, rispettando le normative e in linea con le iniziative prese in altre province come quella di Varese e di Sondrio, che hanno avuto o che hanno gli stessi problemi di presenza numerica eccessiva e di danni da cinghiali». Il comitato anti-cinghiali, rappresentato da cittadini e da associazioni di categoria, ha presentato al prefetto alcune proposte per la caccia a questi ungulati, come risponde? «Altre forme di caccia, come la braccata (la caccia con un certo numero di cani), è fortemente sconsigliata dai tecnici nazionali e regionali prima che dai nostri esperti, nonchè da quelli svizzeri, ma soprattutto da parte degli esperti di altre province, sia perchè non risolverebbe il problema, sia perchè rischierebbe di disperdere i gruppi di cinghiali su tutto l’arco alpino danneggiando l’altra fauna pregiata delle nostre montagne». Ma quanti sono i cinghiali abbattuti? «A fronte di una popolazione dei cinghiali stimata agli inizi d’agosto in 2000 unità circa, la loro presenza ad oggi si è ridotta a poco più di un migliaio, essendone stati abbattuti sino ad oggi 850 capi: 200 in modalità di controllo numerico a cura del Servizio di Vigilanza venatoria, 370 dai cacciatori delle Alpi Comasche, oltre 200 nelle Prealpi Comasche ed una cinquantina in Penisola Lariana. Abbiamo peraltro ancora due mesi di tempo per le cacce collettive, e questo ci permetterà di diminuire ulteriormente il numero di cinghiali. Bisogna però tener presente che seppure la popolazione di cinghiali fosse ridotta a 500 unità, comunque il suide provocherebbe dei danni, e quindi di conseguenza bisogna mettere a bilancio gli eventuali danni da “sostenere economicamente”.». Ma se ci fossero più cacciatori disponibili… «Infatti. Rinnoviamo a tutti i cacciatori, ivi compresi i fautori della braccata, l’invito innanzitutto a sostenere l’esame di abilitazione al prelievo del cinghiale previsto dalla legge regionale e quindi a fornire concretamente il loro contributo attraverso la partecipazione attiva alle battute di caccia collettiva. L’abilitazione costituisce tra l’altro una condizione necessaria per poter anche partecipare, al di fuori della normale attività venatoria ed in qualità di selecontrollori, al prelievo in modalità di controllo numerico». I danni maggiori? «Attualmente le zone più colpite sono il basso e il medio lago, anche se le segnalazioni da settembre ad oggi sono notevolmente diminuite. A questo proposito si stanno già studiando alcune proposte da presentare in Regione, per poter adeguare le nuove forme e normative di caccia, alla realtà della nostra Provincia. Credo di poter affermare che il Servizio provinciale, tramite soprattutto degli Agenti venatori, sia sempre stato molto vicino ai firmatari della petizione, vuoi per l’accertamento dei danni, vuoi per gli abbattimenti diretti o più semplicemente per la valutazione congiunta della strategia preventiva. In conclusione ben vengano le raccolte di firme per tenere alta l’attenzione e le eventuali proposte per affrontare il problema (a questo proposito garantisco che saranno prese in considerazione), bisogna però riconoscere che un conto è togliere un’autovelox e non ci sarebbero più multe, un altro è che per non avere più danni da cinghiali bisognerebbe abbatterli tutti». Intanto il presidente del Cac Alpi Comasche, Armando De Lorenzi, fa il punto sulla caccia nel comprensorio altolariano: «Da noi il cinghiale è comparso prima che nell’Intelvese ed all’inizio abbiamo pagato lo scotto della nostra inesperienza nella caccia a questa specie, come probabilmente è avvenuto più recentemente nell’Intelvese. Oggi ci riteniamo però molto soddisfatti per la notevole efficacia delle cacce di selezione senza l’uso dei cani. I numeri parlano da soli: abbiamo abbattuto nella corrente stagione 370 capi, senza contare quelli che statisticamente vanno persi in seguito ai ferimenti, stimati in una cinquantina di capi”. Riccardo Bianchi
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Fonte: LA PROVINCIA DI COMO
«Buffalo Bill» a Como, 104 anni fa Nel dicembre 1901, in piazza Cavour, William Cody si esibì con il leggendario Winchester E fino a domenica, a Muggiò, protagonisti gli elefanti e i clowns del circo di Moira Orfei
Como – Fino a domenica, sulla piazza d’armi di Muggiò, Como rinnova il suo appuntamento annuale con il circo: protagonisti Moira Orfei, i suoi elefanti, gli altri animali e un folto gruppo di artisti, giocolieri, clown ed equilibristi. Una tradizione storica, la presenza dei circhi a Como: 104 anni fa, nel dicembre 1901 – la notizia venne riportata da «Il Corriere della sera» e da altre gazzette dell’epoca – piazza Cavour ospitò una colorita «città dei balocchi del Far West». Lunghi capelli e baffoni, un vestito di foggia pellirossa con le pences, i classici pantaloni di cuoio da “vaccaro”, un vistoso cappellone a tesa larga – come si vedevano nei film di Tom Mix, l’attore che interpretò il primo cowboy capace di ritagliarsi uno spazio preciso nell’improvvisato mondo della celluloide degli anni Venti – una notevole abilità nel cavalcare, una certa propensione per il whiskey e, soprattutto, una mira fuori dal comune, anche tirando dal cavallo. Cody eccelleva in una cosa: sparare con il suo fucile. Nato nel 1845, visse negli Stati Uniti d’America a cavallo – in tutti i sensi – tra i secoli XIX e XX e il suo Winchester – il fucile più famoso e diffuso nell’epopea del West – scrisse pagine importanti nella storia del congiungimento ferroviario tra la costa Est e la Ovest del suo Paese. Sì, perchè furono i suoi proiettili e appunto la sua precisione al grilletto a sfamare centinaia e centinaia di sporchi, rissosi, analfabeti operai che, con il loro sudore, stendevano chilometri e chilometri di travertine per i binari nelle praterie al soldo della Union Pacific perchè il treno – il “mostro che soffia”, come lo chiamavano gli indiani che ne temevano la potenza – vincesse la sua battaglia per il progresso. Beh, il signor William Cody – a pieno merito ribattezzato dagli operai della compagnia ferroviaria “Buffalo Bill”, “buffalo” per l’animale che sterminava e “Bill” perché diminutivo di William – si procacciava da vivere uccidendo bisonti, le carni dei quali servivano a sfamare la forza lavoro operaia lungo il tracciato della ferrovia. La leggenda riporta che ne uccise più di ventiduemila e “solo” per lavoro, senza la benché minima emozione o soddisfazione. Morì nel 1917. Il suo nome è persino in una splendida canzone di Francesco De Gregori: ma cosa lega un personaggio mitico come Buffalo Bill a Como? Il circo. A fine carriera, negli ultimi anni dell’Ottocento, quando non gli veniva più ordinato di uccidere i bisonti per sfamare gli operai perché ormai la ferrovia americana era stata completata, mister Cody rimase clamorosamente senza lavoro e fu il direttore di un circo a salvarlo dall’alcolismo portandoselo in giro per il mondo. Ebbene, le cronache del primo decennio del Novecento narrano che Buffalo Bill si esibì anche a Como e proprio nella centralissima piazza Cavour. Buffalo Bill divertì i comaschi con i suoi numeri di tiro al bersaglio mentre autentici pellirossa – Apaches, Sioux e Seminola – eseguirono nei loro vestiti originali, con tanto di piume e pitture sui volti, in piazza Cavour le loro colorite danze millenarie. Uno show inedito che registrò un grande successo.
Marilena Giaimis
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Fonte: ADN KRONOS
ANIMALI: CANI PERICOLOSI, PRESTO IN GAZZETTA UFFICIALE NUOVA ORDINANZA MINISTERO SALUTE
Roma, 1 dic. (Adnkronos/Adnkronos Salute) – La nuova ordinanza del ministero della Salute sui cani considerati pericolosi, firmata dal ministro Francesco Storace e registrata alla Corte dei Conti, e’ gia’ stata trasmessa per la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Lo annuncia lo stesso dicastero in una nota. Il nuovo testo esclude dalla lista delle razze pericolose il mastino napoletano.
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Fonte: AGI ONLINE
PITBULL: SCADUTA ORDINANZA, NESSUN OBBLIGO PER CANI PERICOLOSI
(AGI) – Roma, 1 dic. – Nessun obbligo di museruola e guinzaglio per pitbull, dogo argentini e rottweiler. Da fine agosto in Italia non esiste piu’ nessun obbligo a carico dei proprietari di cani considerati particolarmente pericolosi. L’ordinanza approvata dal ministro della Salute Girolamo Sirchia e’ infatti scaduta lo scorso 27 agosto e non e’ stata rinnovata dall’attuale ministro Francesco Storace. Intanto il testo dell’ordinanza e’ stato sottoposto ad alcune modifiche che sono passate o stanno per passare, al vaglio del Consiglio superiore di sanita’. Dal nuovo testo dovrebbero essere escluse due razze di cani attualmente inserite nell’allegato: il mastino nnapoletano e il rottweiler. In particolare il Consiglio superiore di sanita’ si e’ gia’ espresso in favore dell’esclusione del mastino napoletano, mentre si attende il parere relativamente ai rottweiler.
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Fonte: EMILIANET
Dal primo dicembre sconti dal veterinario per gli anziani
I titolari di pensione minima avranno una riduzione del 30%
BOLOGNA (30 NOV. 2005) – Dal 1 dicembre gli anziani del Bolognese, titolari di pensione minima, avranno uno sconto del 30% per curare i propri cani o gatti. L’iniziativa prevede che agli anziani verra’ applicata una riduzione sull’onorario del veterinario rispetto al tariffario minimo per un singolo animale (cane o gatto) regolarmente iscritto all’anagrafe comunale. L’elenco aggiornato dei medici convenzionati e’ reperibile anche sul sito www.canigattienoi.provincia.bologna.it.
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Fonte: LE SCIENZE
Quali genomi sequenziare?
Proposti alcuni metodi per risparmiare tempo e denaro

Dopo quelli dell’uomo, del topo, della gallina e di altri animali, quali saranno i prossimi genomi che gli scienziati dovrebbero sequenziare? In un articolo pubblicato sulla rivista “PloS Genetics”, Fabio Pardi e Nick Goldman Istituto europeo di bioinformatica del Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare (EMBL) di Heidelberg dimostrano che scegliere di volta in volta la migliore specie a disposizione è un metodo altrettanto efficace che progettare in anticipo il sequenziamento di più genomi.
Il sequenziamento del DNA fornisce molte preziose informazioni per i biologi, ma è una pratica costosa e che richiede tempo. Gli scienziati necessitano perciò di una strategia per selezionare gli organismi che possono fornire il maggior numero di informazioni. Una soluzione è quella di sequenziare gli organismi imparentati più alla lontana, in modo da ottenere sequenze con la maggiore diversità possibile. Nei centri di ricerca, la tendenza è sempre stata quella di scegliere un gruppo di nuovi genomi, distanti fra loro, da sequenziare insieme. Lo studio di Pardi e Goldman, però, dimostra che la scelta di un solo candidato alla volta fornisce altrettante informazioni. “Gli informatici – spiega Goldman – la chiamano ‘strategia dell’avarizia’. Se un centro di ricerca ha abbastanza fondi per sequenziare cinque organismi diversi, ci si aspetterebbe di ottenere maggiori informazioni considerandoli tutti e cinque insieme. Noi invece abbiamo scoperto, abbastanza controintuitivamente, che è meglio procedere un passo alla volta”.
La divergenza evolutiva non è l’unico fattore che gli scienziati prendono in considerazione quando devono scegliere l’organismo su cui lavorare. La strategia di Pardi e Goldman, però, consente di utilizzare gli altri criteri soltanto se essi possono essere quantificati: per esempio, i costi del sequenziamento o l’importanza economica dell’organismo.
F. Pardi, N. Goldman, “Species choice for comparative genomics: being greedy works”. PLoS Genetics (25 novembre 2005).
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Fonte: SUPEREVA NOTIZIE
LECCE: SEQUESTRATI MEDICINALI SCADUTI SOMMINISTRATI A CANI
Lecce, 1 dic. – (Adnkronos) – Medicinali scaduti sarebbero stato somministrati ai cani ospitati in una struttura di Galatina, in provincia di Lecce. Agenti del commissariato di polizia, in seguito a una denuncia presentata da un dipendente del canile comunale gestito dall’Enpa e sito in contrada Latronica, hanno trovato all’interno di un armadio a muro in un box dove erano ospitati anche dei cani numerosi medicinali di varie case farmaceutiche destinati alle persone e scaduti.

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