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MASADA n° 203 – 5-12-2005 – Il sapere e il potere

Tutta l’opera di Foucault si basa sullo stretto rapporto che lega, in ogni societa’, il potere con il sapere.

La sua critica al neoliberismo e’stata ripresa da Franco Berardi.

Nota: Il francese Michel Foucault (1926-1984) e’ stato uno dei maggiori pensatori (filosofo, psicologo e sociologo) del XX secolo. Si e’ occupato soprattutto di epistemologia, ha cercato cioe’ di vedere in quale quadro di regole si sviluppa la storia, la politica, la malattia mentale, il comportamento umano, la sessualita’….
Alla base di tutto ha posto il rapporto col potere,il quale impone regole, crea linguaggi, sceglie oggetti di conoscenza, detta economie, modifica l’umano, trasforma il mondo.

Ogni epoca e’ caratterizzata da un episteme, o sistema, esplicito e implicito, al cui interno si determina una certa cultura. Il passaggio da un episteme a un altro e’ spesso discontinuo, a salti e non facilmente spiegabile. Foucault si definisce “archeologo delle scienze umane” proprio perche’ cerca di portare alla luce l’episteme di ogni tempo.

L’uomo, come lo intendiamo oggi, nasce ai primi del 1800, grazie ai cambiamenti degli studi sull’economia, le nuove scienze biologiche e le mutazioni del linguaggio. Lavoro (economia), concezione di se’ (psicologia) e linguaggio (semantica e comunicazione) sono le tre coordinate umane.

Il pensiero filosofico si occupa dell’uomo, cioe’ diventa antropologico, da Kant in poi.
Kant vede l’uomo come animatore di una verita’ che nasce dentro di lui. Foucault invece lo analizza all’interno di un sistema che dipende dai rapporti col potere.

Oggi vediamo che un sistema di potere e sapere sta andando in pezzi e che stiamo passando a un mondo nuovo; una certa immagine dell’uomo sta scomparendo portando con se’ una certa idea di Dio, e occorre riprogettare il mondo “entro il vuoto dell’uomo scomparso”, per avviare un nuovo sistema di regole e valori. Ogni rivoluzione parte da una presa di coscienza e oggi stiamo realizzando proprio questa nuova presa di coscienza (percio’ i vecchi dominatori cercano di attaccarla e riportarla alle posizioni antiche per impedire il passaggio a un nuovo episteme).

Foucault sottolinea l’importanza del linguaggio, che e’ collegato a certi oggetti e non ad altri, perche’ in ogni tempo il potere decide cosa e’ dicibile e cosa no, quali sono le cose di cui possiamo parlare e quali no. Il potere guida gli uomini attraverso i discorsi che determinano le parole, gli oggetti dell’attenzione e dunque le scelte della mente e i valori che diamo. E’ il potere che seleziona o interdice l’oggetto del discorso, guidando gli uomini e spingendoli a pensare il vero o il falso.

Ogni societa’ ha un suo ordine di verita’ che discende dal potere, il quale impone discorsi che creano verita’ e pongono oggetti di attenzione, al punto che potere e verita’ sono inseparabili, in quanto ogni potere impone le sue verita’.

C’e’ un potere che emerge da chiesa, stato o istituzioni e si traduce in leggi (o governa i media) e un potere impersonale che non si incentra in soggetti precisi ma e’ un insieme di rapporti di forza diffusi in un certo luogo e non riconducibili a una sola fonte, in questo Foucault e’ piu’ ampio di Marx (che riporta tutto al rapporto dominanti e dominati) e osserva i rapporti di potere anche in ambiti piu’ ristretti, dove i ruoli si rovesciano, per es. il dominato sul lavoro puo’ essere un dominante nella sua casa. La resistenza dunque non avviene solo mediante una forza che si organizzi come partito ma in molte lotte parziali e in piu’ luoghi.

Il potere seleziona e interdice per irreggimentare la societa’ con istituzioni come il carcere, l’ospedale, la scuola, la fabbrica, l’esercito… usando strategie di controllo come esami, sanzioni, licenziamenti, valutazioni, prigione, tortura, supplizio, discriminazioni, sistemi di apartheid ecc.

Anche la sessualita’ e’ usata dal potere per tenere soggiogati i corpi e si inscrive in un sistema di verita’ imposte a fini politici, come la morale prescrittiva e imperativa del cristianesimo che da’ enrome importanza al sesso usandolo come strumento di dominio. La sessualita’ cosi’ intesa non ha nulla di naturale ma e’ un dispositivo storico delle societa’ disciplinari. Si sta sviluppando oggi un controsistema in cui l’uomo cera di riprendere la propria sessualita’ all’interno di un nuovo progetto volto all’autocostituzione del se’.

Ogni potere arriva a un punto in cui genera un correlato ad esso opposto che gli resiste, questa resistenza produrra’ un nuovo sistema di ordine, e fara’ passare ad un altro episteme.

Nell’ultima tappa di Foucault, poi interrotta dalla morte (non esposta ancora in libri ma con interviste e conferenze), abbiamo una ulteriore svolta filosofica in cui l’autore reinterpreta il soggetto non piu’ come uomo plasmato dal potere ma come essere consapevole che vuole auto-costruirsi, guidato da un’etica personale, capace di svincolarsi dal sistema cogente con un lento lavoro di perfezionamento di se’ e una progressiva autoevoluzione.

E qui abbiamo e la critica del neoliberismo, come episteme, Foucault crede che l’uomo possa liberarsi dalla morsa del suo potere per aprirsi una nuova prospettiva di liberta’ e creativita’.

…….
Alla luce di quanto detto da Foucault sul neoliberismo, Bifo (Franco Berardi) esamina la “vertiginosa crisi dell’egemonia americana” a un anno dalla vittoria di Bush.

Inizia citando l’Economist della scorsa settimana:
“Insieme al certificato di morte per un paese che si chiamava italia (Addio dolce vita) ci sono due editoriali…: “Why America must stay” e “Not whether, but when to withdraw” che dicono cose opposte ma “manifestano ugualmente la paralisi decisionale in cui il gigante imperiale si e’ venuto a trovare grazie alla resistenza iraqena e grazie al conflitto di interessi tra corporation petrolifere-armifere e stato americano.”

Il neoliberismo e’ “l’ideologia che ha reso possibile l’emergenza del capitalismo globalizzato reticolare”.
Occorre ora “capire meglio i processi generativi del dispositivo neoliberista per una decostruzione del castello di automatismi che ha portato con se’ ”.

In un seminario al College de France nel 1978/79, (riportato nel libro ‘Naissance de la biopolitique’) Michel Foucault aveva ricostruito il senso storico del liberismo moderno. Erano appena stati eletti la Thatcher in Gran Bretagna e Reagan in USA. Foucault chiamo’ ‘biopolitica’ il sistema di leggi, valori e linguaggio, vigente dal 1700 in poi, in cui emerse l’importanza di problemi come la sanita’, l’igiene, la natalita’, la longevita’, la razza…

Bifo: “Col termine ‘biopolitica’ Foucault introduce l’idea che la storia del potere sia storia di una modellazione del corpo vivente da parte di istituti e di pratiche profondamente mutagene, cioe’ capaci di introdurre dei comportamenti, delle attese, delle modificazioni stabili del vivente. Biopolitica e’ dunque una modellazione morfogenetica del vivente da parte dell’ambiente in cui il vivente si trova a interagire.”

“Il neoliberismo e’ la variante particolarmente aggressiva del liberalismo,proposta negli anni Settanta dalla Scuola di Chicago e ripresa dai governi britannico e americano, infine trasformato dopo l’89 in dogma centrale della politica mondiale, e’ un programma politico di riduzione della presenza dello Stato nell’economia, e di liberazione della dinamica economica da quei vincoli di ordine politico, sociale, etico, giuridico, sindacale ambientale, che avevano contenuto quella dinamica nei decenni precedenti, per effetto dell’azione normativa dello Stato, per effetto delle politiche di spesa pubblica stimolate dalla riforma keynesiana, e per effetto della azione organizzata dei lavoratori. Ma soprattutto il liberismo e’ un progetto di performazione economica del corpo e della mente collettiva….

Esso ha da un lato puntato a togliere di mezzo quelle norme legali o quelle regolazioni sociali che avevano come effetto un’attenuazione della dinamica competitiva. Dall’altro lato ha mirato a trasformare ogni ambito della vita sociale (compresa la sanita’, istruzione, la sessualita’, l’affettivita’, la cultura) in domini economici nei quali vale unicamente la regola della domanda e dell’offerta in condizioni di privatizzazione dei servizi….dunque ha funzionato come un processo di deregolazione della societa’ e di eliminazione dei vincoli che la proteggevano dalle dinamiche competitive dell’economia, provocando un marcamento biopolitico del corpo-mente collettivo… generalizzando la forma-impresa all’interno del corpo o del tessuto sociale… riprendendolo in modo che possa suddividersi e demoltiplicarsi secondo l’interesse dell’impresa, non quello degli individui. …la vita dell’individuo si iscriva nel quadro di una molteplicità di imprese diverse inscatolate e incastrate,… la vita del singolo, nel suo rapporto con la proprietà, la famiglia, il matrimonio, la sicurezza.. diventa una specie di impresa permanente e multipla.

Il modello offerta-domanda, investimento-costo-profitto diventa il modello dei rapporti sociali, dell’esistenza stessa, del rapporto dell’individuo con se stesso, con il tempo, con l’ambiente, l’avvenire, il gruppo, la famiglia.. L’impresa economizza il campo sociale nella sua interezza… e’ una Vitalpolitik, una politica della vita, una biopolitica. “

La vittoria del neo-liberismo porta alla creazione di quello che Foucault definisce “una sorta di tribunale economico permanente che pretende di sottoporre l’azione del governo in termini di stretta economia di mercato. “

“Ogni scelta di governo, ogni iniziativa sociale, ogni forma di cultura, di educazione, di innovazione, viene giudicata in base ad un unico criterio, quello della competitivita’ economica, della redditivita’, del profitto. Ogni disciplina, ogni sapere, ogni sfumatura di sensibilita’ deve rispondere a quel criterio, fino all’inaridimento di ogni campo dell’agire umano. Il neoliberismo costituisce il tentativo di costruzione dell’homo oeconomicus: un modello antropologico incapace di distinguere tra il proprio bene e l’interesse economico. All’origine della visione liberista vi e’ una riduzione del bene umano (del bene estetico ed etico) all’interesse economico, e una riduzione dell’idea di ricchezza al possesso. L’idea di ricchezza viene separata dalla gratuita’, viene separata dal godimento, e ridotta ad accumulo di valore.”

“Si viene formando un tipo umano che non sa piu’ ragionare in termini di piacere, di godimento, di tempo, di liberta’, di affettivita’, ma solo in termini di massimo profitto. Questo rappresenta una mutilazione spaventosa nella vita, nella cultura, nella socialita’. Nell’arco di venticinque anni abbiamo visto che quella modellazione ha prodotto un effetto di impoverimento incalcolabile nella qualita’ della vita, della cultura, e nella stessa possibilita’ di provare piacere, di godere, di respirare. Ma purtroppo abbiamo visto anche come quella modellazione ha creato dei veri e propri automatismi che si sono iscritti profondamente non solo nel sistema economico, e nelle forme della governamentalita’ postmoderna, ma soprattutto nel linguaggio, nella relazione, nello psichismo individuale e a maggior ragione nello psichismo collettivo.”

“Dal 1700 la politica e’ l’assolutismo. Perciò il liberalismo avanza le ragioni dell’economia, ma anche le ragioni della liberta’ politica, perché sono una cosa sola.. il liberalismo sconfigge l’assolutismo, poi nel 1900 il socialismo impugna le ragioni della politica e dello stato contro l’economia. Ma l’economia vince ancora, con il neoliberismo.”

Bifo: “…l’economia finisce sempre per rompere le gabbie regolative della politica. La societa’ si trova presa in questa alternativa… e devastata dal predominio dell’economia. Si pone allora un problema di autonomia della societa’. Negli anni Sessanta nacque una pratica politica che si defini’ autonomia operaia…che rivendicava liberta’ dalla regolazione politica e dalla regolazione economica. Negli anni settanta l’autonomia incontro’ due nemici: il primo era il regolazionismo politico (stato partiti, sindacati istituzioni, regolazioni e conformismo culturale) e l’altro era la competizione economica del liberismo, che da quel decennio inizia a smantellare le istituzioni e le strutture prodotte da un trentennio di keynesismo e di socialdemocrazia.”

….”le forme istituzionalizzate della politica reagirono con rigidita’, e finirono per spezzarsi… La crisi dilago’ in Italia, in Polonia e in tutto l’est europeo. Lo stato, la politica, le istituzioni rappresentative non riuscirono a integrare la dinamica innovativa che proveniva dalla societa’. L’economia reagi’… assumendo il punto di vista della flessibilita’, della precarieta’, dell’innovazione distruttrice. Questo movimento dell’economia liberista accolse e assorbi’ la richiesta di de-regolamentazione e trasgressione che proveniva dalla societa’ con una alleanza tra capitale de-regolato e ceto del lavoro innovativo… Da quel momento la sinistra novecentesca perse (per sempre) la sua capacità di comprensione e di proposta.”

Dunque un gioco a tre tra politica, economia e societa’, la prima assolutista, la seconda liberista e la terza in ricerca di autonomia.
Bifo: “La societa’ usò ’la politica sovversiva per rompere i limiti della politica regolativa, ma accolse la normazione di tipo tecnologico ed economico che il neoliberismo aveva preparato: che era una normazione non regolativa, ma puramente linguistica (biopolitica).”
“L’economia aveva sconfitto la politica, e si preparava a divorare la societa’, che e’ stata risemiotizzata (nuovi significati delle parole) attraverso l’introduzione di dispositivi di competizione in ogni nicchia della relazione.”

“Nell’economia reticolare si collegano automatismi tecnici, linguistici, finanziari, relazionali, psichici, comportamentali, e di conseguenza il movimento della moltitudine si trasforma in movimento privo di consapevolezza e di alternativa: swarm, sciame.”..

Apparentemente “ il capitalismo ha costruito un dominio totalizzante e risemiotizzato la societa’ in maniera irreversibile”.
Ma Foucault ci insegna che ogni sistema produce un contro-sistema e da’ origine a un episteme nuovo.

Il capitalismo dimentica l’ambiente fisico del pianeta e l’ambiente psichico collettivo e questi due fattori esterni al sistema di automatismi economici entrano in fibrillazione. Il Pianeta diventa inabitabile e reagisce con catastrofi e cambi climatici.
Bifo: “…l’aria irrespirabile, l’acqua imbevibile, il clima imprevedibile la citta’ impercorribile. La psicosfera tende a divenire sempre piu’ perturbata dall’accelerazione dei ritmi produttivi, dalla competizione sempre piu’ violenta, dall’inaridimento del campo affettivo, dalla violenza psicologica. Da questi due campi ignorati dal neoliberismo provengono le catastrofi che mettono in questione il predominio della sfera economica….”

“All’inizio del nuovo millennio la natura del capitalismo liberista e’ mutata profondamente, trasformandosi in un sistema di produzione del terrore e della guerra. Una dittatura militare segue alla privatizzazione generalizzata e alla precarizzazione dell’esistenza.”
“ L’economia e’ sempre meno reticolare e diventa sempre piu’ accentrata… La composizione del lavoro postindustriale ha assunto le caratteristiche di un corpo intelligente capace di autonomia dal capitale.. mentre il capitalismo e’ diventato forza di devastazione pura. Dal capitalismo dinamico conflittualmente innovativo si passa al capitalismo catastrofico. Dal predominio economico del ciclo dell’immateriale siamo passati al predominio del ciclo petrolifero e del ciclo militare.
La dinamica conflittuale socialmente innovativa e’ stata sostituita dalla guerra. La rottamazione del general intellect e’ cominciata, e la accompagna un ingigantirsi dell’ignoranza, dell’afasia, della violenza. Il terrore si diffonde nei circuiti della mente collettiva, paralizzando il desiderio….proprio a questo punto la trama si lacera di nuovo. Il partito della guerra entra in una crisi logica ancor piu’ che politica. Il gigante impazzisce. L’impero entra in guerra con se stesso.

E’ il momento di ragionare sulla dissoluzione del dispositivo ideologico del neoliberismo, e soprattutto sulla decostruzione del reticolo di automatismi del capitalismo globale.”

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