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Friday November 17th 2017

L’ultimo dell’anno

La mia testa di cerbero si eleva come un periscopio, scruta il contorno ansioso d’inquadrare la preda.
È l’ultimo dell’anno, signori, stasera gli se ne dà secche!
50 euri d’ingresso, un decimo della pensione e meno male che c’era Silvio sennò… almeno è compreso lo spumante. Un moscato, eh, non esageriamo.
Mi sono posizionato vicino al complessino formato da due soggetti, un maschio che fa finta di suonare con una tastiera computerizzata e una bionda cotonata tutta strizzata a straboccare di fòri con le puppe e la panza un tempo certamente prolifica. Per quanto si danno da fare, vista l’età, dubito arrivino in posizione verticale alla fine della serata, ma devo ammettere che son bravini.
M’arriva alle narici una zaffata dolciastra, un profumo che avrebbe stroncato la carriera a Varenne.
Mi giro.
È lei.
La preda.
Le sue palpebre sono un po’ cadenti ma hanno un movimento rapace e ondulatorio al punto che le sua ciglia finta mi spettinano dallo spostamento d’aria.
La seguo nella penombra, a distanza. La vedo sedersi su uno dei puff che in questa balera hanno una forma anatomica per evitare colpi della strega. Il vestito di raso lucido nero nel chinarsi le si alza oltre il ginocchio, una rotula di almeno un metro quadro.
È davvero libidinosa.
Ovvio, devo usare la mia arma infallibile.
M’avvicino, la guardo dritta negli occhi e le dico:” Sai che ore sono?”
È mia, lo vedo.
“Ma che razza di domande fai – mi chiede dolcemente- per imbroccare? Che n’hai di molto di tempo da perdere?”
È mia, lo sento, c’è qualcosa che me lo conferma…
“Forse non hai capito la domanda: che n’hai di molto di tempo da perdere? Vien qui!”
…forse le sue parole. O i suoi gesti, visto che la m’arpiona con due bracci che sembrano due gru sbatacchiandomi su un divanino vicino.
Sarà centodieci chili.
Mi sta schiacciando!
Vorrei respirare ma m’ha messo la lingua in bocca…

Apro gli occhi e vedo un infermiere con un risolino a viso di bischero.
“Dove sono?”
“Pronto soccorso. Come si sente?”
“Mi manca il fiato”
Mi avvicina la maschera a ossigeno e mi sento riavere.
Chino la testa a destra e vedo la mia “preda”.
Bella in ciccia in effetti, col viso stravolto e il trucco colato sugli zigomi per le lacrime..
Battono i rintocchi della mezzanotte e al pronto soccorso stappano lo spumante.
Da quindici anni sono “solo” e stanco di esserlo.
Ci guardiamo e mi viene spontaneo dirglielo.
“Se ci s’arriva, il prossimo anno si fa una cosina tranquilla tranquilla a casa mia, eh?”

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