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Droga: che fare? (2)

DROGA: CHE FARE? (2)
a cura di Paolo De Gregorio – 7 dicembre 2005

Oggi, 7 dicembre, il “Corriere della Sera” dà grande rilievo alla notizia che il ministro Giovanardi, con delega sulla droga, si appresta a realizzare 18 centri per la cura della dipendenza dalla cocaina, da condurre con un generico patto tra pubblico e privato, che appare una iniziativa estemporanea di puro impatto propagandistico non concordata nemmeno con gli operatori del settore che, per la cronaca, l’hanno boicottata, e a coronamento di una latitanza legislativa sul problema “droga” nel suo complesso, che vede un disegno di legge del centro-destra fermo da due anni in Senato, a fronte di rapidissimi iter legislativi di leggi “ad personam”.
In realtà nessuno, né il legislatore, né le comunità di recupero di ogni tendenza, né i generosi volontari che sostengono varie iniziative, si sono mai seduti attorno ad un tavolo per cercare almeno un “preambolo” in comune, utile ad affrontare il problema, e la prova provata del fallimento di tutte le iniziative, anche meritorie, è che negli ultimi 10 anni è raddoppiato il consumo di cocaina tra i giovani e i giovanissimi, e,per quanto riguarda altre sostanze tipo Ecstasy, cannabis, anfetamine, psicofarmaci, il loro uso, al di là delle statistiche ufficiali, è in aumento e comunemente diffuso. Solo l’eroina è in deciso calo.
Una novità però c’è: l’uso di queste sostanze si è diffuso in tutte le categorie sociali. La cultura permissiva che lo accompagna si serve di suggestioni musicali, voglia di trasgressione, personaggi alla moda, e chi finisce nella dipendenza (anche da alcol) si sente una persona normale che non ha bisogno né di limiti, né di aiuto, e si avvia verso un uso quotidiano di cocktail di psicofarmaci, anfetaminici, per sostenere i ritmi del lavoro, fino allo sballo del fine settimana, che vede sommarsi, alcol, cocaina, ecstasy e quanto altro nel palcoscenico delle discoteche e dei luoghi di ritrovo, con la conta ormai rituale dei morti sulle strade del ritorno a casa.
Siamo di fronte ad un fenomeno di massa che non ha nulla a che fare con la disperazione emarginata dei vecchi dipendenti da eroina, e l’obiettivo non è smettere, ma provare sostanze sempre più efficaci a sostenere i ritmi, gli stress e l’alienazione del quotidiano, fino alla celebrazione del fine settimana che ci “obbliga a stare su” e a “non dormire mai” aiutati da cocaina e anfetamine varie.
Questa forte espansione del fenomeno di ricorrere ad aiuti chimici, pur facendo una vita normale, è più comprensibile se teniamo conto che negli ultimi 10-15 anni l’industria farmaceutica ha sfornato, venduto, condizionando la vita delle persone fin da giovanissimi, pillole di tutti i tipi (antidepressivi, antidolorifici, stimolanti, ecc.) che hanno creato una diffusissima convinzione che esiste una pillola per risolvere qualsiasi disagio o problema.
– Sentiamo cosa dicono in proposito i ricercatori della Columbia University di New York: “dal 1992 al 2003 il numero di americani adulti che fa uso di antidolorifici, antidepressivi o stimolanti è raddoppiato, grazie alla compiacenza dei farmacisti e la facilità con cui certi medici prescrivono questi farmaci. Più di 15 milioni di adulti americani abusa di antidolorifici come l’OXY Contin o il Vicodin, o di stimolanti come il Ritalin o di calmanti come Valium o Xanax. L’armadietto dei medicinali è diventato una vera e propria tentazione anche per i minorenni. Secondo i dati raccolti 2,3 milioni di giovani tra i 12 e i 17 anni, circa uno su 10, ricorre a farmaci per superare le normali crisi adolescenziali. Rispetto al 1992 il numero è quasi triplicato. Vi sono anche centinaia di siti web che vendono ad adolescenti e bambini farmaci senza ricetta.”
-La parola a Silvio Garattini, responsabile del “Mario Negri” unico istituto indipendente di ricerche farmacologiche in Italia, e quindi non a libro paga delle aziende farmaceutiche, che ci ricordano con uno spot televisivo che il 90% della ricerca à finanziata dalle industrie private. Si dimenticano però di dire quello che ci dice Garattini qui di seguito: “l’industria sta assumendo un ruolo monopolistico sulla salute, ne controlla ormai quasi tutto, consumi, formazione, informazione e soprattutto ricerca. La ricerca non va dove c’è bisogno, ma solo dove c’è profitto. Le grandi riviste scientifiche internazionali sono diventate una propaggine del marketing farmaceutico, tutti i trucchi sono buoni per ottenere e far apparire eccellenti risultati di nessuna rilevanza. Il settore della salute non si può lasciare al puro mercato.”
Riflessioni sane e persino ovvie, soprattutto se si mettesse l’uomo, come sostengono tutti nelle loro tesi a difesa della vita, al centro di tutto, e per prima cosa la sua salute e quindi la sua possibilità di vita.
Io sostengo da tempo (inascoltato) che la enorme diffusione attuale di dipendenza da farmaci apre la porta a dipendenze più importanti dalle varie droghe, e ci si trova davanti a soggetti che non vogliono saperne di smettere e compromettono la loro salute e il loro cervello in modo irreversibile.
Questo fenomeno, ormai sociale, lo si deve allo strapotere della industria, alla complicità dei medici, alla latitanza della politica che lascia le cose come sono e non parla neppure dell’unica strada possibile per fermare questo massacro che è la PREVENZIONE.
Infatti solo una dimensione “politica” può affrontare problemi del tipo di non permettere la circolazione di determinati farmaci, di educare nella scuola ad avere un coscienza sanitaria (con ore dedicate alla educazione sanitaria, con speciale riferimento ai gravi danni cerebrali legati all’uso di sostanze), fino alla repressione dello spaccio e dell’uso.
Le comunità terapeutiche fanno quello che possono, spesso in modo artigianale e senza una visione d’insieme del problema, ma solo lo Stato può muoversi pesantemente e con la massima autorità per fermare questa silenziosa emorragia di vite e distruzione di cervelli.
La politica possiede tutti gli strumenti necessari per fermare questo fenomeno di massa che distrugge famiglie, ambienti sociali, arricchisce la mafia e le industrie della pillola “fatti da te” (dal Ritalin ai bambini al Viagra agli ottantenni).
Dobbiamo stanare questi politicanti che si riempiono la bocca di “difesa della vita” e “centralità dell’uomo” e quando gli si chiede di fare scelte adeguate, razionali, possibili, si rifugiano nei loro discorsi astrusi ed inconcludenti.
Va affrontata con ogni mezzo una nuova cultura, che invece di essere permissiva e tollerante o che addirittura enfatizza il mito dello sballo, deve spiegare con chiarezza che comportamenti di dipendenza da farmaci e droghe, per rendersi la vita più facile, sono prerogative di cretini che si trovano a 40 anni con il cervello fuso e il fegato spappolato, dopo aver ingrassato mafia ed industrie farmaceutiche.
A parziale alleggerimento di questa responsabilità, è necessario affermare che la responsabilità individuale del singolo che si avvicina alle droghe è relativa. Egli è condizionato fin da piccolo dai farmaci, e non intendo certo quelli utili alla salute, da una società che ti lascia solo, dalla assenza di punti di riferimento e valori positivi, dalla grande facilità con cui si può accedere alle droghe, condizionati nel metabolismo e nella mente fino a trovare normale aiutarsi con la chimica legale ed illegale di fronte al disagio esistenziale, al volere risultati sportivi eccezionali, ai problemi sessuali, e via…impasticcandosi.
Questa realtà, che il legislatore nemmeno sfiora, è drammaticamente ampia ed esige che l’approccio al problema sia quello di rimuovere le cause del complesso fenomeno, per non trovarsi ad operare solo su problematici e spesso impossibili “recuperi”.
Paolo De Gregorio

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