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Saturday November 18th 2017

Di getto (2°)

Di getto
(Esperimento: prendere un giornale, un libro o altro, aprire una pagina a caso e a caso scegliere una parola, che sarà il titolo di un racconto scritto di getto)

Attenzione: PALLINO ROSSO (non adatto ai bambini)

ADDOLORATO ( da “la svastica sul sole” di Philip K. Dick, ed. Fanucci, pag. 95, riga 13, 4°parola)

Credo di aver capito che l’amore mostra le sue mille facce nei modi più inaspettati.
Fino ad un mese fa potevo considerarmi profondamente addolorato: capirete, quando si è lasciati dalla donna di cui si è innamorati dirsi addolorati potrebbe persino sembrare un eufemismo.
Ma tale ero.
Non sono un bel ragazzo, anzi, sono proprio brutto. No, il brutto ha comunque un qualcosa che lo evidenzia nella sua pur negativa apparenza. Io sono… insignificante, ecco, la parola giusta è insignificante. A volte quando sono allo specchio, non m’accorgo io stesso d’esistere. Alto un metro e sessantuno, con pochissimi capelli fin dai 14 anni e per di più corti, rossi e riccioli, leggermente obeso e gli occhiali con due lenti spesse come la mia delusione, tuffai la mia esistenza in una delle due potenzialità in cui potevo eccellere: la mia intelligenza.
Studiavo e studiavo. Mi sono diplomato e laureato con facilità e col massimo dei voti, tanto non c’era niente che mi distraeva. Ovvero, fosse dipeso da me sarei stato facilmente distolto dallo studio. Ma non mi cacava nessuno.
Come spesso succede, varie aziende hanno avuto il mio nome dalla facoltà ed hanno cercato subito di inserirmi nel loro organico. Le mie possibilità erano note da tempo e tutti volevano accaparrarsene.
Chi in modi leciti.
Chi in altri modi.
Giovanni era il responsabile del personale della ditta, che chiamerò “x” , (sapete, la privacy) che non mi era assolutamente simpatica, poiché sapevo che usava mezzi scorretti con la concorrenza.
Giovanni cercò in tutte le maniere di convincermi del contrario ma non ci riuscì. Resta il fatto che aveva una segretaria di una bellezza spropositata, proprietaria di un fisico al limite della sopportazione visiva da parte di un maschio praticante, figuratevi per me.
Giovanni se ne accorse.
Giovanni sapeva anche che la sua segretaria, Susy, era molto sensibile al lauto pagamento di straordinari particolari, atti a migliorare l’andamento aziendale.
“Ma che l’hai visto bene?” domandò Susy a Giovanni “Questo ti costa un sacco di soldi!”
“Va tranquilla, te porta il pollo che per il resto ci si trova d’accordo.”
Come faccio a sapere queste cose? Le so, le so.
Per farla breve, Susy fece finta d’essere attratta dalla mia bellezza.
Ovvio che non ci ho creduto, almeno subito, ma quando uscimmo la prima volta insieme a cena, ecco, quegli occhi, quello sguardo, m’hanno spappolato il cervello.
Cominciai a scriverle poesie, dappertutto, sui tovaglioli, sul riso alla pescatora, sull’astice, col vino rosso sulla tovaglia.
Lei mi guardava con dolcezza, anche quando il cameriere mi dette uno scapaccione chiedendo che caspita stavo facendo, imbecille che non ero altro.
Susy seguiva una strategia ormai collaudata: farmela vedere, annusare solo dopo un po’ di tempo, sempre che nel frattempo non avessi già firmato l’accordo con la ditta, nel qual caso mi sarei dovuto ritirare in un eremo a smanettarmi solitario al suo pensiero.
Ma io tenevo duro, in tutti i sensi.
Giovanni ordinò alla segretaria di darsi una smossa.
Lei, stancamente, si dette una smossa.
Quella sera mi portò direttamente a casa sua, direttamente in camera da letto e direttamente mi disse che voleva fare l’amore con me… l’amore! Disse un’altra cosa ma la sostanza non cambia.
Io rimasi sconcertato, lo fui ancor di più quando la mi s’ignudò davanti alla velocità della luce.
Evidentemente voleva fare una cosa molto rapida.
Mamma mia che corpo l’aveva, mi fece mancare il respiro, cosa che deve aver capito anche lei visto che mi slacciò la cintura ai pantaloni facendomi riprendere fiato. Poi però continuò, mi aprì la lampo, mi tirò giù i pantaloni e tornò a mancarmi il respiro. Mi tirò giù i pantaloni e lì, il respiro, mancò a lei.
Dovete sapere che la seconda potenzialità in cui eccello è il pene.
Grosso, sproporzionato rispetto al mio fisico deficitario.
Lei rimase lì, incredula, a bocca aperta e a dire il vero non capivo se lo era per fare una certa cosa oppure no.
Non l’ho mai misurato, né in lunghezza né in larghezza. Devo ammettere che la peculiarità di questa mia parte fisica è nella morfologia del glande, duro come la pietra in fase erettiva e di particolare conformazione: leggermente elicoidale, non liscio ma seghettato.
Susy rimase un paio di minuti imbambolata, poi, come davanti ad un idolo apparso improvvisamente ai suoi occhi, cominciò a toccarlo, carezzarlo, oserei dire adorarlo.
Mi sbatacchiò sul letto e mi possedette. “Mi” ovviamente, dato che io non feci nulla.
Urlava come un ossessa, all’inizio.
Poi l’estasi.
Almeno penso, da come strabuzzava gli occhi.
Fu lì che ebbi l’illuminazione.
Cominciai a declamare poesie sulla sua bellezza:

il tuo ansimare
è l’ossigeno
di un’esistenza
dal respiro
sofferto

Le tue parole
Sono petali
A formare corolle
Dai vivi colori
Inevitabili asili
Dei miei desideri

Dopo quattro ore, lei mi chiese “ma tu non vieni mai?”
Rimasi sorpreso e risposi “Ogni volta che tu mi chiami!” al chè mi sembrò sorpresa lei.
Poi ho capito quello che intendeva, solo che, non so per quale motivo, il mio piacere, e quindi il suo, non aveva fine.
Da quel giorno la cosa si ripetè ogni sera.
Per sei mesi.
Fino a quando non arrivò Alex. Bel nome di un bellissimo ragazzo inglese.
Troppo bello e lei se ne invaghì.
“Amo un altro” mi disse Susy.
Piansi e, addolorato come un piagnone siciliano, mi misi in un angolo di casa, inconsolabile, senza voler più parlare con chicchessia.
Fino a quando il mese scorso Susy è tornata da me.
“Mi mancano tanto le tue poesie…” ( in realtà alla zoccola mancava tantissssimo un’altra cosa N.d.A.).
Le mie poesie.
lo sapevo che lei era rimasta intontita dalle mie parole d’amore, che non poteva farne a meno.

Il senso di una vita
Prende la strada del sole
Se mi incammino
Insieme a te.

È proprio vero, a cosa serve essere belli se si è intelligenti?

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