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Da sudditi a protagonisti

DA SUDDITI A PROTAGONISTI
a cura di Paolo De Gregorio – 27 dicembre 2005

Ciò che mi pesa profondamente oggi è il senso di sconforto fino al fatalismo, diffusissimo tra quasi tutte le persone con cui dialogo sulla possibilità di cambiare realmente le cose, malgrado il fatto che esistano centinaia di soggetti o movimenti che, con pochi mezzi ma autentico impegno, cercano di farsi sentire nei più diversi campi di intervento.
Il volontariato, la diffusione di Internet, i movimenti, le riviste alternative, i “blog”, che dovrebbero dare la sensazione di una buona salute della nostra democrazia, fino a rendere quasi logico un suo “formato esportazione”, non sono sufficienti a far uscire la maggior parte delle persone dallo scetticismo, forse proprio perché i risultati non vi sono,e ogni tanto le cortine fumogene stese dai “media” lasciano nuda qualche verità.
La sensazione, che è quasi certezza, che centrodestra e centrosinistra siano molto vicini nel “solido” dei comportamenti messi in atto da entrambi per avvicinarsi ad operazioni economiche, quali il controllo delle banche, classica operazione dell’intreccio “affari-politica” di Craxiana e Berlusconiana memoria, non è certo utile a far avvicinare le persone perbene alla politica e il desiderio di partecipazione ad una campagna elettorale pro Prodi o Berlusconi non appare irresistibile.
E se vogliamo vedere le cose aldilà del teatrino quotidiano di dichiarazioni, attacchi, smentite, la scelta elettorale non dà alcuna possibilità di scegliere tra due posizioni antagoniste, ma continuità in politica estera, prudentissimo ritiro dall’Irak con tempi simili a quelli stabiliti da Silvio, entrambi fautori della globalizzazione e delle sue mostruosità, ansiosi solo di rilanciare il PIL e i consumi.
A rendere più verosimile la situazione ecco oggi, 27 dicembre, la notizia che il cattolicissimo Cossiga, difendendo D’Alema e il suo appoggio all’operazione Unipol, regala al presidente DS una graziosa “Leppa”, coltello barbaricino da squartatori, per difendersi simbolicamente? dai suoi detrattori interni che non condividono le sue scelte. Non c’è proprio limite alla saggezza dei “senatori a vita”!
Non illudiamoci, se andremo a votare alle prossime elezioni, la “classe politica”, su cui potremo scegliere “liberamente”, non ci garantirà alcuna novità. Sceglieremo solo tra gli interessi di Berlusca e quelli della Confindustria da cui Prodi prende gli ordini.
Mi accuseranno di parlare sempre di massimi sistemi o di qualunquismo, ma la vera questione è quella di renderci conto, una volta per tutte, che il vero potere politico non esiste più. Esso è stato sostituito dallo strapotere delle forze economiche, e quando non puoi decidere sui flussi finanziari, sulle delocalizzazioni, sulle importazioni, sulla informazione, il potere non ce l’hai più e le decisioni che contano le prendono i capitalisti.
E la globalizzazione, che ormai è fatto compiuto, è un fatto al tempo stesso economico e politico, con la caratteristica che l’economia traccia il solco, e la politica non può far altro che avallare i famosi “poteri forti”.
Da anni, negli USA, vige lo stesso regime che oggi s’è affermato nel mondo, e il “libero Parlamento”, della culla della democrazia, altro non è che il risultato del lavoro delle lobby economiche, che mettono in tutti i posti chiave uomini eletti con i loro soldi. Non è un caso che la globalizzazione abbia origini anglofone, che gli strumenti fondamentali siano in mano anglo-americana (Wto, Fmi, Banca Mondiale), e che solo le grandi “corporation” occidentali, e ora anche quelle “cinesi”, hanno il massimo interesse a percorrere questa strada. Per “loro” il mondo è un immenso “flipper” in cui le merci devono viaggiare ad alta velocità, devono distruggere le economie tradizionali per potersi imporre, e vanno a produrre queste merci dove si sfrutta in modo bestiale la manodopera senza garanzie di salute e sicurezza.
E’ il mondo occidentale, colto, religioso e democratico, che ha prodotto queste forze onnipotenti e globali e ora non le domina più e la “democrazia” è rimasta “acefala”.
Ma la vera emergenza è che questo tipo di “sviluppo”, con l’ingresso di economie quali quella cinese, indiana, brasiliana, che non vanno tanto per il sottile per ciò che riguarda l’ambiente, non è compatibile con gli equilibri ecologici del pianeta che sarà travolto irreversibilmente da questa orgia di produzioni, trasporti, consumi.
Catastrofista? Sì, ma confortato dalle valutazioni di decine di premi Nobel e centinaia di scienziati.
Quale è la differenza tra destra e sinistra? Essa non riconoscibile in questa fase: USA e CINA hanno gli stessi obbiettivi e “formalmente” la Cina dovrebbe rappresentare la sinistra. Io credo che dobbiamo abbandonare questa categoria di interpretazione del mondo, e dobbiamo scavare un abisso tra due posizioni veramente antagoniste che sono: chi governa e appoggia la globalizzazione, e chi la vuole far fallire.
Francamente penso che non è più tempo di denunce, più o meno dettagliate. La situazione è chiara e occorre cominciare da subito, individualmente e collettivamente, a non essere più complici di questo disegno evitando di consumare le merci che provengono da questo assurdo sistema produttivo e distributivo.
Se veramente comprendiamo cosa significa per la nostra salute, per la nostra cultura, per i nostri contadini, per i nostri lavoratori, per il nostro ambiente, consumare merci della globalizzazione non è possibile continuare a farlo, e ciò significa incominciare il passaggio da sudditi a protagonisti.
Se invece ci facciamo incantare dalla superiorità del tecnologico, del transgenico, dalla omologazione dei sapori, dalla esportazione della democrazia, dalla ragione dei più forti e armati, dalle rivalità religiose, il nostro futuro è nerissimo.
Il mondo, tutto il mondo, non è più diviso tra destra e sinistra, ma tra chi appoggia la globalizzazione e chi la respinge.
Andare direttamente dai piccoli contadini a rifornirsi di cibi freschi e di stagione, avere una vita infinitamente più sobria, acquistare “l’equo e solidale”, non fare le scimmie ammaestrate dagli stilisti, evitare ogni acquisto superfluo, violento o diseducativo per i giovani, significa incamminarsi da subito verso un obbiettivo che ritengo “obbligato” se cerchiamo un futuro di pace e di vita sulla terra.
E’ l’unica cosa che temono: vedere le loro merci ammufirsi nei magazzini e una società reale che rinasce, mettendo l’uomo e i suoi bisogni, e non i profitti al centro di tutto.
Se non si rende visibile questo nuovo comportamento di milioni di persone, basato sull’etica personale e quotidiana, e non si arriva a incidere sulla economia, qualunque denuncia, analisi, appello all’etica economica, alla ragionevolezza, finirà nell’indifferenza e nell’impotenza.
Solo facendo fallire un sistema economico si può pensare di sostituirlo con un altro che si reputa migliore. E il tempo delle chiacchiere mi sembra veramente finito!
Sino ad ora ho sempre sentito la stessa cantilena, parlando della enorme frantumazione di chi si oppone alla globalizzazione: essa è una ricchezza e le grandi organizzazioni facilmente diventano burocratiche. A prescindere che questo pericolo lo corrono anche piccole organizzazioni rendendo inamovibili i loro promotori e le loro ambizioni, oggi è necessario percorrere un cammino diverso dalla ricerca di dialogo che vi è stata verso la politica tradizionale, con risultati nulli ed umilianti, per marcare invece l’antagonismo antiglobal e che il voto politico non arriverà a nessuno se non in presenza di impegni vincolanti.
La nuova politica deve partire dai programmi e non dagli organigrammi dei dirigenti. Legare la galassia dei movimentini attraverso i loro gruppi dirigenti è impossibile. E’ possibile trovare intese su campagne nazionali, su temi che riguardano ad es.:
-il biologico per tutti e non solo per i ricchi (oggi: l’operaio al discount e il ricco al biologico), divieto di importazione, uso, commercio di prodotti agricoli contaminati dalla chimica
-uscita da camice di forza come Wto, Fmi, che portano avanti gli interessi delle multinazionali
-fare di ogni tetto o terrazzo una centrale elettrica solare
-pretendere un prontuario farmaceutico elaborato da Istituto Superiore di Sanità e Istituto Mario Negri diretto da Garattini, che consenta ai medici di base gratuitamente solo i farmaci ritenuti validi da questi due Istituti. Sarebbe la fine degli affari delle multinazionali e dei medici al loro libro paga contro la nostra salute e il bilancio della Sanità pubblica
-uscita dalla Nato e istituzione di un esercito solo difensivo, smantellamento di ogni base militare straniera in Italia.
Queste richieste, e tante altre, possono essere sostenute credibilmente solo in presenza di un forte movimento che le fa sue e le accompagna con campagne di boicottaggio e di controinformazione, fino ad arrivare a quella “massa critica” oltre la quale saranno costretti a trattare e concedere.
Fargli sapere chiaramente che non avranno né il nostro voto, né i nostri consumi, potrebbe essere un giusto inizio.
Paolo De Gregorio

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