WarDrome Sci-fi MMORPG
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comunità di poesia e lotta dal 2002
Saturday November 18th 2017

Notiziario animalista

Le oche che vengono usate per fare questo pate vivono 4 settimane in gabbie ridottissime. Ogni giorno, dalle 3 alle 8 volte vengono ingozzate, con un tubo metallico che arriva dritto nello stomaco dell’animale, con palle di mais cotto e salato del peso di 400/500 grammi ognuna. Il fegato in breve tempo si ammala e aumenta di volume. L’immagine in bianco e nero mostra un fegato normale e un fegato malato usato per il foie gras. Le dimensioni sono impressionati…………
Il pate di foie gras altro non è che fegato deformato e malato. Praticamente una vera schifezza. Migliaia di vite vengono sacrificate crudelmente per questa infamia.
Fonte: http://www.bairo.info/pag118.html
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I messaggi a cui aderire e che trovate sul sito di Bairo alla pagina
http://www.bairo.info/messaggi.html
sono cinque:
1. Giustificazione di un interesse
2. La pagliuzza e la trave
3. Baratto culturale
4. Luci da accendere
5. Obiettivo benessere
Per aderire ai messaggi sopra elencati basterà compilare il modulo di adesione con nome, cognome e città una sola volta
La firma la considereremo valida per tutte e cinque le proposte..
Saluti
Bairo
Fonte: mailing list Gruppo Bairo
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E’ con grande piacere che vi annunciamo la ripresa del servizio “il veterinario risponde”.
Un invito a visitare la pagina all’indirizzo: http://www.bairo.info/nicolettabevere.html
La nuova collaborazione è con la d.ssa Nicoletta Bevere che ha studio a Milano e cura con molta professionalità e competenza i nostri animali, pertanto gode della nostra piena fiducia.
Invitiamo tutti gli amici che desiderano scrivere alla d.ssa Bevere – per una veloce selezione dei messaggi che dovranno essere indirizzati a bairos@tin.it – di inserire nell’oggetto: “il veterinario risponde”
saluti
Bairo & staff
Fonte: mailing list Gruppo Bairo
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http://www.enpanet.it/cercatrova/detail.php?siteid=356
Smarrito in Vignate (MI), segugio maschio appena dato in adozione. E’ molto impaurito, è probabile che vaghi per le campagne tra Milano, Cremona, Bergamo, Brescia, Lodi. Se avete amici, conoscenti in quelle zone passate parola. Aiutateci per favore.
Telefono: 329-2162350
Email: resy@email.it
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ALL’ATTO DEL RAPIMENTO E’ STATA AVVISTATA INSIEME AD UN UOMO CON CAPELLI BIANCHI E INDOSSAVA UNA PETTORINA ROSA A FIORI BIANCHI
SCOMPARSA Carlotta, Shit-zu color champagne, femmina, tatuaggio RMB 26332
Località: Roma – Verano
Loredana Fazi – Telefono 320.8287205
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Forse è stata allontanata volontariamente da qualcuno.
Si teme possa essere abbandonata molto lontano da casa, chiunque la veda ci contatti. Grazie. Beagle femmina, mocrochip 98512002980691
Località Castelli Romani
Telefono: 3291597665
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Allarme di Asl e carabinieri, ma era solo la ditta della derattizzazione che aveva dimenticato di firmare l’avviso «Veleno per topi nel parco»: svelato il giallo di Germanedo
Il cancello del parco di Germanedo con l’avviso misterioso
(p. san. ) Giallo al parco di via monsignor Polvara tra Belledo e Germanedo. Ieri mattina è comparso un cartello anonimo in cui si avvertivano i possessori di cani di non entrare, visto che era stato posizionato del veleno per topi. E proprio il fatto di non portare nessun timbro né sigla o firma ha creato qualche sospetto nella presidente provinciale della Lega per la difesa del cane Michela Vittoria Brambilla, che ha segnalato il fatto sia ai carabinieri che all’Asl. Solo nel pomeriggio, dopo che il responsabile Asl Marco Bioncelli ha fatto tutti i controlli del caso, si è scoperto che il cartello era opera dell’«Eco Nord», l’azienda che si occupa del servizio di derattizzazione delle aree pubbliche per l’amministrazione comunale. Si erano dimenticati di firmare. «Sono e resto preoccupata – sottolinea la Brambilla – da un lato ringrazio l’azienda per aver messo l’avviso ed essersi preoccupata dei cani, dall’altro però mi fa specie che non abbiano pensato ai bambini che vengono qui a giocare e potrebbero involontariamente ingerire un boccone. I più piccoli hanno la propensione a mettere tutto in bocca e non si riesce mai a curarli abbastanza». La presidente provinciale chiede maggior attenzione: «Ho contattato Asl e carabinieri perché il cartello non era siglato, una grave mancanza, e perchè vorrei che si evitassero interventi di derattizzazione libera, si deve fare molta attenzione e utilizzare solo le apposite scatolette con esca interna. Pensiamo ai gatti, anche quelli con padrone che fanno la loro passeggiata e ingerendo un boccone di veleno rischiano di morire». I volontari del canile spesso frequentano il parco di via monsignor Polvara. La presidente chiarisce: «Andiamo al parco ma siamo tutti provvisti di paletta e sacchetto, i bocconi contro i topi mi preoccupano sul fronte della sicurezza sia per gli animali che soprattutto per i bambini. Chiedo che le istituzioni facciano una verifica, controllando che non ci siano bocconi avvelenati in giro e che vengano utilizzate solo le scatolette con esca interna, altrimenti sarà necessaria una bonifica». E la prossima volta che si ricordino di firmare il cartello.
Fonte: LA PROVINCIA DI LECCO
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san giovanni li cuti
Incendiata auto di un animalista: «Punito perché curo una colonia di gatti»

Un incendio doloso nei giorni scorsi ha distrutto l’auto di Giuseppe D’Urso, parcheggiata a ridosso della sua abitazione in via S. Giovanni Li Cuti, di fronte alla piazzetta del borgo marinaro. Il fuoco si è rapidamente propagato alla casa, danneggiando infissi e arresi interni. Fortunatamente i coniugi D’Urso erano svegli e hanno immediatamente chiamato i vigili del fuoco e il 113. Il sig. D’Urso, da molti anni collaboratore del Fondo Siciliano per la Natura e convinto animalista, ha denunciato il fatto alla polizia, dichiarando di avere qualche sospetto su alcune persone che lo hanno contestato più volte e vivacemente per le cure prestate a una colonia di gatti che da molti anni viveva in un’area demaniale adiacente il porticciolo. La colonia felina, originariamente formata da 21 individui, si è ridotta nelle ultime settimane a 14, dopo lo “sfratto” causato dall’occupazione dell’area demaniale da parte di alcuni privati.
Un intervento dell’Ufficio Demanio della Capitaneria di Porto, richiesto dal Fondo Siciliano per la Natura, ha intimato ai privati di permettere il libero accesso all’area demaniale. Purtroppo questa intimazione non è stata rispettata e il sig. D’Urso ha continuato ad alimentare i gatti che si sono insediati in un’area attigua. Inutilmente l’associazione si è rivolta all’Ufficio Difesa Animali del Comune, appellandosi alle leggi che assicurano la sopravvivenza e il rispetto delle colonie feline.
Questa vicenda comunque non sembra avviata a soluzione. Il sig. D’Urso, malgrado i danni subiti, continuerà coraggiosamente ad alimentare i gatti e sarà costretto a chiedere il risarcimento da parte dello Stato, come vittima di un atto intimidatorio che avrebbe potuto avere conseguenze gravi anche per la propria incolumità personale. NUCCIA DI FRANCO LINO
Fonte: LA SICILIA (CRONACA_CATANIA)
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Giallo sui cani randagi liberati
Ignoti nella notte penetrano nel canile municipale e fanno fuggire gli animali ospitati nella struttura
Una strana organizzazione animalista, agirebbe, nel buio delle tenebre introducendosi furtivamente all’interno del canile sanitario che si trova lungo la Ss 115 Licata – Palma di Montechiaro, liberando i cani che si trovano ospiti all’interno delle gabbie. Una strana vicenda quella denunciata nei giorni scorsi ai carabinieri della locale stazione da Roberto Alaimo, presidente dell’associazione «Croce Verde Prosalus», che gestisce per conto del comune il canile e il servizio di accalappiacani.
Secondo le indiscrezioni, che, trapelano dagli enti investigativi, nelle ore notturne il canile, verrebbe «visitato» da ignoti, che, aprirebbero le gabbie consentendo, agli animali randagi, di tornare in libertà e circolare liberamente per le vie del centro urbano. Lo strano fenomeno avviene quando il servizio di accalappiacani interviene nei quartieri della zona portuale, Marianello, e altri ancora.
«Non credo che vi sia una organizzazione animalista che periodicamente si introduce all’interno del canile aprendo le gabbie dove sono ospitati gli animali, anche se non escludo che l’autore possa essere qualche persona che non è a conoscenza del trattamento che viene riservato ai cani randagi che sono ospiti del canile comunale. E’ quanto dichiara Ignazio Rinaldi, medico veterinario dell’Asl 1 di Agrigento.
In atto il canile sanitario di Licata, ospita anche i cani provenienti dal comune di Palma con il quale comune ha stipulato una convenzione. Nei prossimi giorni il servizio di accalappiacani e ricovero e assistenza medico veterinaria, l’associazione che gestisce il canile di Licata lo estenderà ai comuni di Naro e Camastra. In atto i cani randagi ospiti del canile cosi come prevede la vigente legge rimangono ospiti nel canile per un massimo di 45 giorni, prima di essere nuovamente rimessi in liberta.
«Subito dopo l’arrivo al canile i cani randagi vengono sottoposti a un particolare trattamento antiparassitario interno ed esterno, quindi vengono effettuati prelievi del sangue quindi entro trenta giorni, vengono sterilizzati e dotati di un microcip di riconoscimento.
L’animale sottoposto a intervento chirurgico di sterilizzazione rimane in stato di osservazione per altri quindici giorni prima di essere liberato. – ha concluso il dott. Ignazio Rinaldi – Gli animali che possono essere di pregiudizio all’uomo non vengono liberati, ma rimangono ospiti del canile, mentre ancora gli animali incurabili vengono abbattuti». Antonio Cacciatore
Fonte: LA SICILIA (AGRIGENTO)
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Business e polemiche in Valbormida per la gestione degli animali randagi
Scontro a distanza tra l’Enpa e la Lega del cane. Le tariffe

Cairo Una “sfida” a colpi di rimborsi per il soccorso dei gatti randagi. E’ quella che si svolge in Valbormida, con le associazioni animaliste che si “dividono” i vari Comuni, con cui sono state siglate convenzioni per le cure dei felini incidentati o da sterilizzare.
A volte “contesi” tanto da suscitare gelosie e incidenti diplomatici. Come nel caso dei quattro gattini abbandonati in uno scatolone a Cairo. Soccorsi dai volontari dell’Enpa, nonostante il Comune fosse convenzionato con i “cugini” della Lega per la Difesa del Cane.
Per legge questi interventi spettano agli enti locali che delegano alle associazione.
In Valbormida la Lega del cane dai comuni convenzionati prende “solo” 15 euro di rimborso per ogni gattino curato e l’Enpa chiede invece un forfait di 150 euro. Quelli della Lega, hanno in appalto il servizio con i comuni di Cairo, Roccavignale, Dego e Cosseria. All’Enpa toccano Carcare, Altare, Piana Crixia. Nei 15 euro della Lega “sono comprese scatolette, sabbia e la benzina del volontario che va a prendere il gatto – spiega Simonetta Sarcinella della sezione valbormidese – insomma le spese vive, poi li portiamo a sterilizzare all’Asl”. Dall’Enpa i 150 euro chiesti vengono spiegati con un’offerta tout-court: «E’ una cifra una tantum iniziale, che va dalla presa in consegna, alla degenza, cure varie, e assistenza di veterinari privati», chiarisce il patron G.B. Buzzi. Ultimo caso oggetto di rivalità i gattini di Cairo. «Il Comune è inadempiente, è una situazione vergognosa», accusano all’Enpa. La Lega del Cane invece lo difende: “C’è un’ottima e puntuale collaborazione con il Comune, sensibile ai problemi degli animali”. L’esatto contrario pensano all’Enpa che hanno chiamato i gattini abbandonati con i nomi degli assessori della giunta- Chebello.
Alberto Parodi
Fonte: IL SECOLO XIX
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l’allarme Bilancio di un periodo negativo: «I dati non sono incoraggianti, il fenomeno non è in diminuzione» Abbandoni, è ancora un’estate da cani Il presidente Folloni: «Situazione molto difficile, in soli due giorni abbiamo accolto 28 randagi»
L’ultima arrivata in via del Radizzone si chiama Happy, anche se finora la sua vita, di felice non sembra avere avuto molto. Da un paio di giorni, infatti, è entrata ufficialmente a far parte del piccolo esercito di cani che durante queste settimane è stato abbandonato sul territorio, finendo a trascorrere le proprie vacanze in una gabbia del canile consortile di Mariano Comense. Una vacanza che non si sa quando – e se – avrà fine. Quella di Happy ha avuto inizio mercoledì sera, dopo che un uomo a spasso con la figlia per i boschi canturini l’ha notata vagare smarrita e ha deciso di affidarla ai volontari dell’associazione Gli amici del Randagio, che si occupa della gestione della struttura. E questi, accogliendo l’ennesimo animale orfano di un padrone incivile, non hanno potuto far altro che sperimentare ancora una volta la crudeltà degli esseri umani: Happy, infatti, ha dei problemi alle zampe posteriori che le rendono difficile camminare. Questo probabilmente il motivo che l’ha fatta abbandonare. Anche se, disgraziatamente, sono ancora in molti a ritenere lecito disfarsi di un animale, a prescindere dal suo stato di salute o dall’età. «Negli ultimi due giorni ci siamo trovati di fronte a una situazione davvero difficile – racconta Marco Folloni, presidente del sodalizio – visto che gli operatori della Asl hanno accalappiato ben 28 cani. Un numero altissimo, all’interno del quale speriamo ci siano anche cani semplicemente smarriti, che possano essere restituiti ai loro padroni in breve tempo». Per tutti quelli che risulteranno randagi, invece, dopo le porte del canile sanitario si apriranno quelle del canile consortile. «Il mese di agosto non è ancora concluso – continua – ma i dati che abbiamo finora non sono per nulla incoraggianti. Il fenomeno dell’abbandono è ancora molto presente sul territorio. Il periodo più difficile in assoluto dovrebbe essere passato, ma noi restiamo sempre all’erta. Se qualche posto si libera, infatti, viene immediatamente rimpiazzato da un altro ospite, e la struttura è sempre piena». Un’altra stagione di vacanze, un altro bilancio decisamente negativo. Anche se, per fortuna, qualche elemento positivo si intravede, come spiega Folloni: «Dopo il 15 agosto la situazione tende a migliorare, perché gli abbandoni diminuiscono e riprendono le adozioni. Da parte nostra, noi cerchiamo di far prendere consapevolezza a chi viene a trovarci del fatto che un cane va adottato responsabilmente, e molti recepiscono questo messaggio. Così abbiamo visto regalare una famiglia a un cagnolino senza una zampa e ad animali ormai anziani, che meritano di trascorrere i propri ultimi anni circondati da un po’ d’affetto». Un dato confortante, favorito anche dalla nuova struttura, che ha passato così egregiamente l’esame della prima estate operativa: «Il canile ci aiuta molto – conclude – L’ambiente è pulito, ordinato e sereno e questo fa si che i cani siano più tranquilli e che la gente venga a visitarci più volentieri. A testimoniarlo sono i numeri relativi alle adozioni e i commenti da parte dei visitatori, sempre positivi. Basta pensare a tutto il cibo che abbiamo ricevuto in dono per superare questi mesi, che ha garantito ciotole piene per tutti». S. Cat.
Fonte: LA PROVINCIA DI COMO
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piazza armerina
«Palio», il Comune riceve solidarietà e studia già correttivi per il futuro

Piazza Armerina. Sono giunte molte email’s di solidarietà all’amministrazione e alla città per le vicende relative alla cinquantesima edizione del “Palio dei Normanni” che si è posta al centro dell’attenzione nazionale a seguito della note vicende relative alla morte dei tre cavalli partecipanti.
A confermaci gli attestati di stima ricevuti dall’amministrazione è stato il vicesindaco, Fabrizio Tudisco: «Attestati di stima e solidarietà sono giunti dalle città più prestigiose in cui si svolgono manifestazioni e giostre rievocative. Stima che ci è concordata grazie alla serietà e all’impegno che ogni anno le amministrazioni mettono in occasione della giostra normanna definita una delle manifestazioni più suggestive dell’Italia meridionale».
Il vicesindaco Tudisco prosegue annunciando cosa si sta facendo per il futuro: «Ci stiamo muovendo per apportare tutti i correttivi amministrativi e procedurali finalizzati a non compromettere la prossima edizione del Palio. Infatti, ho già avuto contatti telefonici con Beppe Barolo, uno dei massimi esperti del settore, essendo stato presidente della Federazione Italiana Giochi Storici, la cui attività è quella di fornire una consulenza piena su tutte quelle norme relative alla sicurezza dei cavalli, anche alla luce della nuova legge “Sirchia” che dedica ampio spazio alla materia. Beppe Barolo sarà a Piazza a metà settembre per mettere a disposizione la sua esperienza con l’obiettivo di preparare la prossima edizione del Palio, appartando i necessari correttivi».
Sul versante delle indagini, fonti attendibili, anche a seguito del comunicato emesso dalla Lega contro la vivisezione, sostengono che, per ciò che concerne il presunto reato di maltrattamento agli animali, l’inchiesta prosegue nel tentativo di comprendere le cause della morte degli animali, di individuarne i proprietari e stabilire che fine hanno fatto. Su questa scia anche la Lega antivivisezione chiede che sia fatta chiarezza.
A fine settimana dovrebbe essere confermata una riunione degli organizzatori della cinquantesima edizione del Palio dei Normanni, mentre sull’argomento interviene Legambiente (tra gli organizzatori) che nel rispettare l’iniziativa della Lav ricorda che la Regione ha considerato la manifestazione un importante evento culturale.
Guglielmo Bongiovanni
Fonte: LA SICILIA (ENNA)
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Sferra un calcio al cagnolino e lo fa cadere dal quinto piano
Marisa Marsico
TORINO – Lancia un cucciolo di husky, di circa tre mesi, dal quinto piano di un condominio di Torino e lo uccide. La scena è stata vista da alcuni passanti, che hanno avvertito il 113. La polizia ha individuato il responsabile del gesto, un uomo di 52 anni. E’ accaduto avantieri notte nel quartiere Mirafiori, poco prima delle 23. L’uomo aveva avuto l’animale in custodia dalla convivente, una donna 36 anni, la quale al ritorno, visto il cucciolo senza vita, ha rotto la relazione. Guido L., pensionato residente nel quartiere di Mirafiori, è stato denunciato per uccisione di animale e avrebbe agito colto da uno scatto d’ira. La polizia, giunta sul posto, non ha potuto fare altro che chiedere l’intervento del canile municipale, ma l’husky era ormai morto. Poco dopo la proprietaria del cane è tornata e alla vista del cucciolo senza vita si è scagliata contro il convivente. Dopo un breve scambio di battute la donna si è allontanata, dichiarando chiusa la loro relazione sentimentale. Sotto casa dell’uomo si è radunata una piccola folla indignata. L’uomo alla polizia ha inizialmente fornito una versione dei fatti poco credibile. Ha sostenuto che l’animale si era arrampicato sulle sbarre del balcone fino a raggiungere il cornicione, da cui sarebbe precipitato. Gli agenti hanno verificato però che la posizione del cane, a terra sul marciapiede, era del tutto incompatibile con quel tipo di caduta. A questo punto Guido L. ha ammesso di essere stato colto da uno scatto di nervi. «Il cane mi intralciava il passaggio – ha affermato – allora ho urlato e gli ho dato un calcio, ma non si spostava, quindi l’ho lanciato, ma non volevo ucciderlo». Alcuni passanti hanno sentito l’uomo urlare e inveire, senza capire contro chi, poi hanno visto precipitare l’animale. Altra disavventura per un cane ma questa volta a lieto fine. È stato abbandonato sul treno, con il guinzaglio legato a un appendiabiti, fino a quando un viaggiatore se ne è accorto e ha avvisato un ferroviere. È la storia di un affettuoso cane meticcio di media grandezza, bianco con lunghe orecchie e dal muso nero. Lo hanno chiamato Nicola, proprio perché la sua avventura è iniziata alla stazione ferroviaria Bari, ed è terminata in quella di Foggia. Tre sere fa qualcuno è salito sull’«Intercity» Lecce-Torino delle 20, e, prima che il treno partisse, si è sbarazzato del cane. Per quasi un’ora il povero animale è rimasto legato nel vagone numero nove del convoglio, poi, nei pressi della stazione di Foggia, un viaggiatore si è accorto di quel «particolare» passeggero solitario e lo ha segnalato al personale di Trenitalia. Nel capoluogo dauno, è stato quindi affidato alle cure dei dipendenti del canile municipale. Difficile che si possa risalire a chi lo ha abbandonato, poiché il cane non ha il «microchip» obbligatorio per l’anagrafe canina.
Fonte: GAZZETTA DEL SUD
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TORINO, LANCIA IL CANE DAL QUINTO PIANO: DENUNCIATO
L’autore del folle gesto, un pensionato di 52 anni, e’ stato immediatamente rintracciato dagli agenti della volante intervenuta ed e’ stato indagato per uccisione di animale
Torino, 24 ago. (Adnkronos) – Un cucciolo di husky di soli tre mesi e’ morto, dopo essere stato scaraventato giu’ dal balcone al quinto piano. E’ successo ieri sera intorno alle 23 a Torino: ad avvertire le forze dell’ordine sono stati alcuni passanti che accorsi per aver sentito i lamenti del cane hanno assistito alla scena. L’autore del folle gesto, un pensionato di 52 anni, e’ stato immediatamente rintracciato dagli agenti della volante intervenuta ed e’ stato indagato per uccisione di animale.
L’uomo aveva ricevuto in custodia il cane di proprieta’ della sua convivente, la quale venuta a conoscenza dell’accaduto, ha deciso di lasciare l’uomo e di allontanarsi da casa. Il pensionato, che in primo momento ha sostenuto la testi della caduta accidentale del cane, ha poi ammesso di aver colpito con un calcio l’animale in un momento di ira.
Fonte: ADNKRONOS
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diecimila euro per il ripopolamento dei conigli
Un «regalo» per i cacciatori
Ravanusa. g.b.) «Diecimila euro per il ripopolamento della selvaggina anche nei comuni di Ravanusa e Campobello di Licata». Ne ha dato notizia, con una nota, il consigliere provinciale dell’Udc, Lillo Gattuso. Lo strumento finanziario provinciale approvato, prevede, grazie ad un emendamento presentato da Gattuso e dal consigliere Saladino, un contributo di trentamila euro per il ripopolamento di molte zone di caccia. Loro hanno espresso soddisfazione per l’approvazione di questo emendamento presentato dietro istanza di molti cacciatori. Si tratta di un intervento finanziario che consente, attraverso il ripopolamento delle zone aperte alla caccia, di avere un maggiore numero di conigli a disposizione per il periodo di apertura della caccia. «Per i territori ricadenti nei comuni di Ravanusa, Campobello di Licata, Naro, Camastra, Palma di Montechiaro e Licata – dice il consigliere provinciale dell’Udc, Gattuso -, mi sono impegnato, raccogliendone i frutti, per lo stanziamento di diecimila euro». «Adesso – conclude Gattuso – sarà necessario un incontro con i cacciatori dei comuni appena citati per concordare le specifiche zone da ripopolare. Recentemente, lo stesso Gattuso aveva sollecitato la Provincia a finanziare il concerto della famosa band musicale «Dik Dik». g.b.
Fonte: LA SICILIA (AGRIGENTO)
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Rieti: avvelenati 11 cani da caccia
(ANSA) -RIETI, 25 AGO- Uccisi a Rieti forse con formaggio avvelenato 11 cani. La strage e’ avvenuta in un allevamento di cani da caccia. Salvi solo 11 cuccioli. Altri 4 sono stati trovati agonizzanti. La scoperta e’ stata fatta dal padrone degli animali, Ivano Felici, che con il vicepresidente del gruppo cinofilo reatino, Pierino Miluzzi, era andato nei ricoveri degli animali per cominciare la prima giornata di allenamento cinofilo. I cani morti appartenevano alle razze setter e bretoni.
Fonte: YAHOO
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Sulla Flaminia
Hanno salvato sei cuccioli i volontari di ”Animalia”

SPOLETO (PG) – La storia assomiglia troppo alla ”Carica dei 101” di Disney, ma qui i cani sono meticci e alcuni hanno trovato un’orribile morte subito dopo l’abbandono. Un ”vacanziere” incosciente a Ferragosto ha legato una cagnolina di piccola taglia ad un palo e lasciati liberi intorno i suoi otto cuccioli sulla nuova Flaminia, vicino allo svincolo di Eggi. Due sono stati investiti poco dopo e la stessa sorte è toccata pure alla mamma. Non è riuscita a salvarsi, ma ha messo al sicuro gli altri sei. ”Animalia” si è presa cura degli orfanelli nel canile di Collemarozzo. Racconta Annalisa Armeni, vicepresidente di ”Animalia”: «Il vacanziere si è fermato su una piazzola, dove ha legato ad un palo la povera bestia. L’animale ha rosicchiato la corda con i denti e si è sciolta. Ha subito spinto i cagnolini verso l’erba». La mamma agonizzava in strada e due degli otto cuccioli erano morti schiacciati. Gli altri sei sono stati recuperati dalla polizia veterinaria. Gil. Sca.
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L’ADOZIONE
«Adesso – dice l’Armeni – i cuccioli hanno bisogno di tanto affetto. Sono tutti belli e simpaticissimi. Qualcuno è a pelo lungo, qualcuno a pelo corto. Due sono bianchi e neri, due marroni e uno bianco e marrone. Da adulti saranno di taglia media, ma ora hanno solo due mesi». Chiunque voglia adottarli, può recarsi al canile comunale di Collemarozzo di Spoleto, aperto tutte le mattine. Oppure telefonare al 338-7414944
Fonte: IL MESSAGGERO (UMBRIA)
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Usa, il panda gigante nato a San Diego è femmina
LOS ANGELES (Reuters) – Tre settimane dopo la nascita di un cucciolo di panda gigante nello zoo di San Diego, i veterinari hanno confermato oggi che si tratta di una femmina.
“Lo staff veterinario lo ha sospettato al primo esame la settimana scorsa, ma ha deciso di aspettare un’altra settimana per dare una seconda occhiata,” ha detto lo zoo in una nota.
Il cucciolo — a cui nel rispetto della tradizione cinese non verrà dato alcun nome finché non compie i 100 giorni — adesso pesa 618 grammi ed è lungo 29,5 centimetri dalla punta del naso alla base della coda.
Il cucciolo è solo il secondo neonato di panda gigante dato alla luce negli Usa quest’anno e uno dei pochi della specie in via d’estinzione a essere nato in cattività in maniera naturale. Un esemplare maschio è nato il mese scorso nello zoo nazionale di Washington.
Bai Yun, la mamma panda di 13 anni, prestata dalla Cina, aveva in grembo dei gemelli, ma uno dei feti è morto prima del parto. I panda giganti sono difficili da riprodursi perché sono creature solitarie e la femmina è fertile 3-5 giorni l’anno.
Secondo l’accordo stipulato con la Cina, il nuovo cucciolo verrà mandato in Cina quando compirà tre anni.
Fonte: YAHOO
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ROMA, GATTO ABBANDONATO IN APPARTAMENTO MUORE DI FAME E SETE
Il proprietario aveva traslocato, e, sollecitato piu’ volte anche dai Carabinieri, aveva assicurato di tornare a prendere l’animale, senza pero’ tener fede alla sua promessa
Roma – Un nuovo episodio di maltrattamento d’animali a Roma. Vittima, questa volta, un gatto persiano di due anni, morto di fame e sete dopo essere stato abbandonato in un appartamento dal suo padrone che nel mese di luglio aveva cambiato abitazione. Dopo molti giorni dal trasloco del suo padrone, l’animale era stato visto dai vicini aggirarsi denutrito sul davanzale di una finestra arroventata dal sole. Il proprietario del gatto, sollecitato piu’ volte anche dai Carabinieri, aveva assicurato di tornare a prendere l’animale, senza pero’ tener fede alla sua promessa.
Fino a quando, il 2 agosto, a seguito di un esposto presentato ai Carabinieri della Stazione ‘Citta’ Giardino’ dalla padrona dell’appartamento, le forze dell’ordine sono potute entrare in casa e recuperare lo sfortunato felino, ormai agonizzante. Il gatto e’ stato subito ricoverato presso la Clinica Veterinaria Etiopia, dove e’ morto a causa dell’estrema disidratazione.
Fonte: ADNKRONOS
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la storia Un cucciolo abbandonato sull’intercity
Il cane che prese il treno
Il meticcio è sceso a Foggia e ora cerca casa
Foggia – Di solito li abbandonano come spazzatura sulle autostrade, all’inizio dell’estate. A lui, forse, è andata meglio e chissà che l’originalità del suo abbandono non gli garantisca un futuro migliore. Lo hanno battezzato Nicola, come il santo protettore di Bari, la città da cui è partito l’altro giorno, suo malgrado, il cucciolo di circa quattro mesi abbandonato su un treno. Un collarino rosso, un guinzaglio di fortuna con il quale Nicola è stato fermato ad un appendiabiti dell’intercity che da Bari va a Torino. Il cucciolo, un meticcio di medie dimensioni, è stato notato dai passeggeri che hanno avvisato il personale di Trenitalia, che hanno contattato i responsabili del canile comunale di Foggia. Il cucciolo è stato recuperato alla stazione ferroviaria del capoluogo dauno. «Non ci era mai successa una cosa del genere, che abbandonassero un cane legato sul treno», conferma Terry Marangelli, che ricorda però il caso di un cane che salì su un autobus a Vieste seguendo le tracce della sua padroncina e che arrivò a Manfredonia. Nicola è un cucciolo vivace, in buone condizioni di salute, e che cerca una nuova casa. La sua storia si è già diffusa tramite il web e le televisioni, qualcuno da Lecce ha già contattato il canile di Foggia, offrendo a Nicola una nuova cuccia ed una nuova famiglia. La speranza, in verità piuttosto labile, dei responsabili del canile è che il padrone originale, pentito, si faccia vivo, o che qualche foggiano apra la sua casa al cucciolo barese. La paura è che qualcuno emuli questa nuova metodologia di abbandono e che, una volta spenti i riflettori, ai prossimi cani non vada così bene. Nel frattempo Nicola aspetta chi lo ha legato in un treno, e gioca e mordicchia i suoi nuovi amici, umani e animali. ste. lab.
Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
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Gettano dall’auto in corsa una scatola con dentro tre gatti
L’episodio in via del Carpione. Indagano i vigili urbani

La Spezia – Hanno preso mamma gatta e tre micini, li hanno messi in un asciugamano, dentro uno scatolone. Poi hanno gettato tutto dall’auto in un giardino. E sono scappati: non prima di aver scaraventato anche una scatoletta di cibo per gatti. La proprietaria dell’abitazione, in via del Caprione, ha avuto solo il tempo di sentire la frenata e la portiera che sbatteva. E’ uscita e ha trovato il pacco. E ha chiamato l’ufficio tutela animali della Spezia: che ha ricoverato la nidiata al Pezzino. «Urla la vergogna dell’abbandono – denuncia la responsabile Antonietta Zarrelli – una scatoletta di cibo, e via sgommando. C’è una multa fino a 10.000 euro, per chi si comporta in questo modo».
Mamma e piccoli sperano in una adozione. Così un cagnolino biondo, meticcio, con qualche somiglianza ad un cokerino: ha due mesi, è stato abbandonato nel cortile dell’agriturismo “Bedogni” di via Proffiano. Da oggi sarà al canile di via del Monte a San Venerio. Ad aspettare. Intanto, la polizia urbana lavora sui dati dell’auto vista allontanarsi in tutta fretta dal Caprione. Il reato è di tipo penale.
In questo periodo di ferie tantissimi sono gli episodi di animali abbandonati nelle strade cittadine e addirittura sull’autostrada. In queste settimane nel canile comunale c’è staqto gran lavoro. Ed è soprattutto grazie al sacrificio degli addetti che è stato possibile affrontare questa emergenza. Sono stati, però, molti anche gli spezzini che si sono presentati al canile per adottare gatti e cani abbandonati.
I responsabili della protezione animali ricordano che abbandonare un animale costituisce, in base alle nuove disposizioni di legge, un reato di tipo penale.
Antonietta Zarrelli, responsabile comunale, avverte: «Dobbiamo convincere la gente che gli animali vanno rispettati. Gatti e cani non possono essere utilizzati come pupazzi. Chi ha un animale deve sapere a quali responsabilità va incontro e comportarsi di conseguenza».
Fonte: IL SECOLO XIX
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Cinghiale ferito semina il panico
SAFARI TRA LE CASE L’animale, urtato da un’auto sulla strada tra Lerici e Romito Magra, vagava impazzito negli orti
Catturato e abbattuto dopo ore di ricerca. Pesava 120 chili

Romito Magra (SP) – La carcassa è appesa a una bilancia a molla che segna 120 chilogrammi di peso. Si tratta di un maschio. Un maschio di cinghiale possente con grosse zanne che sicuramente è riuscito a scampare ad almeno tre stagioni di caccia. Ma non alle insidie della strada. Probabilmente un’automobile lo ha colpito la notte scorsa mentre andava a rimediare cibo nella piana di Romito Magra. Nel terribile scontro con l’automobile la zampa posteriore sinistra ha fatto crac. Un dolore lancinante per l’animale. Un dolore talmente forte da farlo impazzire al punto di lanciarsi in una corsa forsennata su e giù sulla provinciale tra Lerici e Romito Magra mettendo a repentaglio l’incolumità di automobilisti e motociclisti in transito.
Impossibile intervenire nell’oscurità per le guardie della Provincia della sezione faunistica. Più logico attendere il giorno, in attesa di nuove segnalazioni. Quella di un agricoltore di Romito, per esempio, che ha rischiato di essere aggredito dall’animale poche ore dopo l’alba. Ma la scarsa agibilità del cinghiale con la gamba spezzata ha evitato il peggio. L’emergenza in atto richiede l’intervento della squadra della sezione faunistica. Con loro c’è anche Diana, giovane cagnetta recentemente acquistato dalla Provincia per 600 euro. Un Dachsbracke addestrato per seguire non cinghiali e lepri qualsiasi, ma esclusivamente animali feriti. Che perdono sangue.
La ricerca dura pochi minuti perché Diana ha già fiutato la traccia giusta. Il povero cinghiale è straziato dal dolore, nascosto in una macchia di rovi sopra la strada, a pochi passi dal cimitero di Romito. Gli agenti Ivano Bassani, Marco Cinti e Daniele Pini bloccano tutte le possibili vie di fuga. Impossibile però sparare da quella posizione perché in caso di errore il colpo rischierebbero di arrivare sulla strada. Così carabinieri, vigili urbani e pompieri bloccano il traffico. Inevitabile anche se alle 9 transitano già molti turisti che non capiscono cosa stia succedendo. Al capo squadra Ivano Bassani spetta l’ingrato compito di premere il grilletto del fucile. Basta un pallettone. Uno solo per finire l’agonia del cinghiale che stramazza al suolo. Il traffico riprende a scorrere normalmente. Non resta che recuperare la carcassa dell’animale ucciso per trasportarla in un luogo dove procedere alla sua macellazione. Le carni, infatti, finiranno probabilmente sulla tavola della mensa dei frati di Gaggiola per ristorare senzatetto e mendicanti.
Fonte: IL SECOLO XIX
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Cinghiale scatena il panico tra le auto
A La Spezia da qualche tempo, per limitare il fenomeno dei cinghiali che scendono a valle, è stata adottata una strategia a dir poco crudele, che ha già sollevato la protesta degli ambientalisti: alle mamme viene abbattuto un cucciolo per nidiata, così da spaventarle e farle risalire sulle colline. Già in passato gli ambientalisti hanno denunciato che in questo modo «si è incrinato l’ecosistema naturale» e adesso anche gli abitanti della zona protestano e chiedono che il problema venga risolto.Ieri l’ultimo caso: un cinghiale è caduto in strada, probabilmente precipitando dalla macchia verde del parco di Montemarcello Magra e suo malgrado è diventato un pericolo pubblico, correndo impazzito fra le auto della provinciale 331, che da Lerici attraversa Romito Magra in direzione di Ameglia.Il cinghiale di oltre cento chili che è stato abbattuto dalle guardie provinciali dopo un rocambolesco inseguimento durante il quale l’animale ha urtato diverse autovetture. Il problema dei cinghiali nel parco è diventato particolamrmente serio negli ultimi mesi, essendo ormai una colonia numerosissima e non avendo predatori. Quando il cibo scarseggia, gli animali si spingono fino alle spiagge. Nella zona della Spezia sono stati segnalati nei giardini di Tellaro, della Serra e del Guercio.
Fonte: IL GIORNALE
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La vista a quattro zampe
Dopo aver considerato gli aspetti più importanti riguardanti il gusto dei cani e gatti, oggi ci occuperemo di un altro degli organi di senso e precisamente della vista. In primo luogo vedremo che cosa è la vista. Si tratta di quell’organo di senso che permette di captare gli stimoli luminosi e di trasformarli in immagini. Succede che gli stimoli luminosi penetrano nell’occhio attraversando la cornea (struttura esterna trasparente del globo oculare), oltrepassano il cristallino (si tratta della lente situata al centro dell’occhio che in vecchiaia, soprattutto nel cane, perde di trasparenza e non consente più una buona filtrazione della luce ed il disturbo che ne deriva è la cataratta senile) e poi giungono alla retina e attraverso i nervi ottici arrivano al cervello che elabora le immagini. La retina è una delicata struttura dell’occhio molto importante situata sul fondo dell’occhio che nei nostri amici animali assume un’ulteriore e particolare importanza. Al suo interno vi sono localizzate le cellule recettrici che sono i coni ed i bastoncelli: i primi deputati alla visione diurna ed i secondi a quella notturna. Quest’ultimo aspetto accentuato nei nostri amici animali scaturisce dal fatto che in una zona della retina esiste una struttura riflettente che è chiamata tappeto lucido e che ha la capacità di amplificare gli stimoli luminosi molto deboli come quelli della notte, permettendo così la visione notturna o in determinate situazioni di scarsa illuminazione. L’esistenza del “tappeto lucido” è la ragione degli occhi fosforescenti negli animali quando sono nella penombra o improvvisamente abbagliati di notte. Vediamo quali sono le principali differenze che esistono non solo fra noi e loro, ma anche fra cane e gatto. Per noi la vista rappresenta sempre l’organo di senso più importante per la sua immediatezza e perchè sia da vicino che da lontano ci consente di inquadrare perfettamente l’obiettivo. Altrettanto non succede per gli animali e vediamo il perchè. Parlando del cane va detto che non vede molto bene da lontano e può essere paragonato ad una persona un po’ miope, mentre il gatto vede decisamente meglio, tanto che la sua visione, quando segue una preda è molto acuta, al punto di riuscire a percepire ogni suo piccolo spostamento. Un altro aspetto è se il cane o il gatto riconoscono i colori, A questo proposito va detto che erroneamente in passato si è sempre creduto che i nostri amici animali vedessero soltanto in bianco e nero, però ultimamente da più studiosi è stato dimostrato che il cane riesce a distinguere il rosso ed il blu, mentre il gatto vede il blu, il giallo ed il verde, ma non il rosso. Un’altra sostanziale differenza che esiste fra loro e noi, da un punto di vista anatomico è che i loro occhi sono provvisti di una palpebra in più: la membrana “nittitante” all’interno delle palpebre vere dalla parte del naso.
Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
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Dalle spugne marine una speranza contro i tumori
MEDICINA Nei prossimi giorni i chimici di una grande casa farmaceutica verificheranno se la scoperta possa essere trasformata in un farmaco
Brevettato dall’Ist il risultato di una ricerca firmata da due biologhe di oncologia molecolare
Genova – Inventarsi inventori. Anche a Genova. Nonostante le mille difficoltà di un precariato. Laura Paleari e Sonya Trobino, biologhe e ricercatrici di oncologia molecolare dell’Ist ci sono riuscite. Hanno individuato una sostanza, prodotta dalle spugne marine capace combattere i tumori. Ad aprile il risultato della loro ricerca è stato brevettato dall’Ist e nelle prossime settimane i chimici di una grande casa farmaceutica, la Sigma Tau, saranno a Genova per verificare se la scoperta delle due poco più che trentenni scienziate possa diventare un “business”.
Laura Paleari ha 32 anni, Sonya Trobino 31. E sono forse le prime ricercatrici precarie a mettere la firma su un brevetto. «Abbiamo scoperto un polimero estratto dalla spugna Reniera Sarai è in grado di inibire la proliferazione delle cellule tumorali – spiega Paleari – In natura questa sostanza viene prodotta dalla spugna per difendersi dalle larve dei balani, quei microorganismi che incrostano anche gli scogli e le navi». La sperimentazione della molecola estratta dalla spugna è in corso nei laboratori di oncologia sperimentale diretto all’Ist da Adriana Albini. «Dalle prime sperimentazioni effettuate in vitro – aggiunge – si è visto come la molecola naturale sia in grado di inibire la crescita di cellule tumorali, ma non di quelle sane. E gli stessi risultati sono stati confermati nella fase successiva di sperimentazione sugli animali da laboratorio dove si è osservata la capacità della sostanza di bloccare la crescita della massa tumorale senza produrre danni o alterazioni ai tessuti sani. Le osservazioni compiute sugli animali e la bassa tossicità della molecola di derivazione naturale la rendono particolare interessante come potenziale farmaco chemioterapico di nuova generazione».
Nei laboratori dell’Ist, Paleari e Trobino sono già al passo successivo, cercando di sintetizzare una molecola simile con le stesse caratteristiche. «Speriamo che la nostra ricerca sia finanziata, i risultati fino ad oggi sono davvero incoraggianti». Nelle prossime settimane, dopo il brevetto arriverà anche una pubblicazione sulla scoperta scientifica. Al. Cost.
Fonte: IL SECOLO XIX
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Se al tuo gatto piace fare l’equilibrista
Tre cose da sapere se è un micio che ama camminare sui cornicioni e saltare dai tetti. Perché non è vero che casca sempre in piedi

di Sara Uslenghi
Perché ai gatti piace arrampicarsi sugli alberi o passeggiare sui tetti? Semplice: più in alto sono, meglio controllano il territorio in cui possono scorgere prede o mici che entrano nei loro domini. Per raggiungere le postazioni preferite in genere questo simpatico felino si esibisce in numeri da equilibrista. Magari salta dalla finestra alla ringhiera del balcone e poi su un terrazzo vicino. Ma quando fa questi spettacolari voli, corre dei rischi? Ecco cosa dicono gli esperti.
I rischi che corre. Una ricerca di Wayne Whitney, veterinario all’Animal Medical Center di Manhattan (Usa) ha sfatato alcuni luoghi comuni. Contrariamente a quello che si pensa, i mici hanno paura del vuoto e stanno sempre molto attenti a non cadere. Ma a volte commettono degli errori. Per esempio, fanno una valutazione sbagliata delle distanze. Oppure spiccano balzi azzardati nel tentativo di prendere una mosca o un passerotto. O ancora, non riescono a fermarsi nei pochi centimetri di una ringhiera e scivolano. È falso anche dire che il gatto “cade sempre in piedi”. Whitney, infatti, ha dimostrato che anche un salto di cinque o sei metri, naturale per lui, se mal eseguito può essere fatale. Accade, per esempio, quando durante il volo non riesce ad assumere la classica posizione a zampe in giù, capace di attutirgli la caduta. Il rischio è che atterri con il corpo rigido, riportando possibili fratture o emoragie interne.
Come educarlo. È fondamentale abituare il gatto, fin da cucciolo, a non esibirsi in acrobazie su finestre e balconi. Ma attenzione: le sgridate non funzionano, avvertono gli esperti. Il gatto, ribelle e indipendente, si diverte nel vedere il padrone che strilla e si agita. Meglio, invece, ricorrere ad alcuni trucchi, come suggerisce il veterinario Albert Andrei nel suo libro Il Gatto. 370 risposte a 370 domande (Calderoni ed agricole, 10,85 euro). Qualche esempio? Premiarlo con un giocattolo o un bocconcino prelibato quando evita i posti a rischio, come ringhiere o balconi. Questo trucco non funziona? Ogni volta che disobbedisce, bisogna creargli una situazione a lui sgradevole: spruzzargli addosso dell’acqua, oppure agitargli vicino un barattolo pieno di monete, un rumore che lo infastidisce. Una buona idea è quella di ignorarlo per qualche ora: capirà che il suo comportamento non è gradito.
3 Per proteggerlo. E se il gatto non smette di fare acrobazie? Maria Cristina Osella, veterinario, consiglia di chiudere il balcone con delle alte barriere. Tra le tante, sono da preferire i pannelli di plexiglas. Meno sicure, invece, sono le zanzariere, le reti e i graticci di legno, anche se hanno maglie strette che impediscono al gatto di passare. Su questo tipo di pareti il micio si può ugualmente arrampicare. Infine, è bene evitare le protezioni con in cima delle punte: il micio, nel tentativo di scavalcarle, può farsi male.
Fonte: DONNA MODERNA
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«Armaduk, unico testimone delle mie fatiche»
Ho fatto un patto con il passato: gli ho detto di cercarmi il meno possibile. Ogni giorno di quell’avventura sul ghiaccio è una frustata. Non posso dimenticare niente, riesco persino a sentire il sibilo del blizzard. Nel 1983 ho vissuto per cinquantuno giorni là dove la vita non è ammessa: sulla banchisa del Polo Nord. Lassù non ci sono pendii o foreste che ti fanno compagnia. A volte il silenzio è lacerato dal ruggito della banchisa che scoppia, comunicandoti il pericolo. Il sole è l’unico amico che illumina senza riscaldare il perenne grande bianco.Non tramonta mai. Corre e ti dà la rotta. Un buon orologio indica che alle sei di mattina il sole si trova a est; a mezzogiorno indica il sud, alle diciotto l’ovest e a mezzanotte, una mezzanotte senza buio, indica il nord. La sua compagnia scalda il cuore pur non riuscendo a intiepidire l’aria, che rimane sempre intorno ai quaranta gradi sotto zero.
Riesci a immaginare una temperatura simile? Non puoi procedere controvento, pena il congelamento del naso e degli zigomi. E poi c’è l’orso polare. Non lo vedi mai, ma non puoi riposare tranquillo. I segnali del suo arrivo erano affidati all’istinto del fido Armaduk. Mi conforta sapere che quel cane, con il quale ho diviso un grande sogno, in seguito non se la sia passata male. Armaduk è morto a diciassette anni. Ne aveva sei quando ci siamo incontrati. Non andavamo sempre d’accordo. Era nato per vivere senza padrone.
All’inizio l’unico rapporto era stabilito dal cibo: io ero la mano che gli dava da mangiare. Veniva da Resolute Bay, un villaggio eschimese del Canada settentrionale. Viveva legato a una catena, era magro da far paura. Passava giorno e notte sulla neve gelata alle porte del villaggio. Non era stato cresciuto negli allevamenti di husky di Willow, il suo era il pedigree di un simpatico bastardo. Quando l’ho legato alla slitta non voleva tirare. Se stavo fermo, mi imitava. Solo se partivo mi seguiva. Dovevo tirarmelo dietro. Siamo diventati amici nel pericolo: io l’ho aiutato, lui è diventato un compagno. Armaduk era una canaglia sopravvissuta alla sua ossuta magrezza e al trattamento che gli eschimesi riservano ai cani. Dormire all’aperto, abbaiare agli orsi, tirare la slitta. Tutto qui. La regola degli eschimesi è sempre stata questa: il valore di un cane equivale al peso che è in grado di tirare.
Amundsen arrivò al Polo Nord rispettando questa legge: se la slitta si alleggerisce di materiali e viveri, i cani diventano cibo per gli altri cani. Partito con cinquantadue bestie, tornò con undici. Una scelta terribile, che tentò di giustificare nel suo diario: «È doloroso, ma bisogna farlo». No, io non l’avrei mai fatto.Nel corso del viaggio al Polo, Armaduk è stato l’unico testimone del logorio dei nervi che mi tormentava e mi impediva di prendere sonno nel mio triplo sacco a pelo. Sulla banchisa ho subito una dura punizione: sia dal ghiaccio infernale sia dalla constatazione della povertà delle mie forze. Caro vecchio Armaduk, vorrei accarezzarti il muso, anche solo con lo sguardo.
Fonte: IL GIORNALE
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La cattiveria che calpesta tutti i diritti
Questa volta la storia ce la racconta il collega giornalista Carlo Barsotti cui lascio volentieri spazio. « Egregio Signor Presidente mi rivolgo a Lei come Presidente della Repubblica Italiana e come capo supremo delle Forze Armate. Lo scorso 9 agosto mi stavo recando al pronto soccorso veterinario ” Mevania “, a Bevagna ( PG ), dove San Francesco faceva la predica agli uccelli e oggi il sindaco dello Sdi ha autorizzato la caccia alla colomba, simbolo dello Spirito Santo. Avevo a bordo della mia auto una gattina, ferita gravemente e incinta, investita da un’auto. Giunto in prossimità della clinica, venivo fermato da una pattuglia della Polizia Stradale di Foligno, appostata con un telelaser. Facevo gli 87 e sono stato multato e penalizzato di due proprio nel piazzale del pronto soccorso veterinario. Gli agenti, nonostante vedessero che stavo scaricando dall’auto un animaletto in condizioni pietose, hanno avuto il coraggio e la freddezza di chiedermi subito i documenti, senza avere il buon senso civico e morale di dirmi ” porti prima la gattina nel pronto soccorso, e poi ci dia i documenti”. Quello che mi ha colpito non è stato lo zelo ( ardente sollecitudine nell’adempimento scrupoloso del proprio dovere) con il quale gli agenti hanno scritto il verbale, ma la loro totale indifferenza nei confronti di una creatura di Dio. I due tutori dell’ordine non hanno degnato di uno sguardo l’animaletto, non mi hanno chiesto, né prima né dopo, come stava e dove l’avevo trovata. Insomma una freddezza tale che mi ha fatto vergognare di essere italiano. Nella nostra strana Italia sono tutti pacifisti e non violenti. Ad ogni starnuto si invoca la solidarietà e si sventola la bandiera arcobaleno della pace, ma nella vita quotidiana la violenza, l’arroganza, l’immoralità e le cattiverie dilagano ovunque. Ecco allora che l’indifferenza verso un essere vivente gravemente ferito, anche se una insignificante gattina, mi indigna, mi fa arrabbiare e mi fa orrore. Ora la gattina sta un po’ meglio anche se non si può muovere per fare i suoi bisogni. Tutelerò i miei diritti affinché certe cattiverie non accadano più. Spero che anche qualcun altro faccia lo stesso e mi accompagni in questa battaglia contro l’immoralità. Questa è la storia di un cittadino che paga le tasse e adesso anche le multe. Carlo Barsotti, Nocera Umbra, Tel. 3472427121 » . Caro Barsotti, non ho la bandiera arcobaleno. Cosiderami solidale e incazzato come te.
Fonte: LIBERO
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Cancro, con gli ormoni terapia supermirata
PISCATAWAY – Entro breve gli ormoni potrebbero essere trasformati in veri e propri ” cargo” da utilizzare per colpire i tumori, investendoli in modo mirato con dei farmaci chemioterapici. È questa la prospettiva emersa da un nuovo studio americano, condotto da un team della Rutgers University ( a Piscataway) e diretto da Tamara Minko. In sostanza la nuova tecnica rappresenta uno stravolgimento delle procedure terapeutiche tradizionali, che mirano a bloccare l’afflusso di ormoni verso le masse tumorali allo scopo di inibire la crescita di queste ultime. Una delle principali difficoltà nell’ambito della lotta ai tumori è certamente quella di attaccare questi ultimi con dei farmaci antitumorali senza però danneggiare i tessuti sani ( più in particolare le attuali pratiche chemioterapiche producono sovente spiacevoli effetti collaterali, come la caduta dei capelli e peggio ancora l’infertilità). Come è noto le cellule cancerose ( soprattutto nel caso delle neoplasie mammarie) posseggono numerosi recettori per un ormone specifico ( nome in codice: fattore di rilascio dell’ormone luteinizzante); le ragioni di questo fenomeno non sono ancora note, ma stando a diversi studiosi tale sostanza potrebbe avere un ruolo centrale nello sviluppo delle neoplasie ( tanto che in passato svariati ricercatori hanno cercato di mettere a punto sistemi atti a bloccare l’azione di questo fattore). Gli studiosi americani hanno agganciato a una porzione di tale composto naturale una specifica molecola antitumorale, la camptotecina ( nota per la sua capacità di uccidere le cellule cancerose impedendo al loro Dna di riprodursi e autoripararsi). La Minko e il suo team hanno poi trattato con il loro metodo alcuni topi ammalati di cancro, riuscendo così a uccidere un numero venti volte maggiore di cellule tumorali rispetto alle cure basate sulla chemioterapia tradizionale. Non solo, ma con questa tecnica la camptotecina ha raggiunto le masse neoplastiche senza colpire ( o quasi) gli organi sani, come il cuore, i polmoni e il fegato; in più i topi di sesso femminile hanno potuto poi prolificare senza alcun problema ( proprio come i loro simili che non avevano ricevuto alcun trattamento). In parole povere il sistema della Minko si è dimostrato molto più efficace e mirato di altre tecniche analoghe sperimentate in passato, anche se gli studiosi Usa precisano che la messa a punto definitiva della loro terapia richiede ricerche più approfondite. Lo studio degli scienziati della Rutgers è stato pubblicato sull’ultimo numero dei ” Proceedings of the National Academy of Sciences”. Luigi Sparti
Fonte: LIBERO
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BIOPARCO – Il Rettilario torna a vivere di notte
Un itinerario avventuroso tra gli animali della foresta pluviale

Roma – «Quando scende la notte, la Foresta pluviale si risveglia», un percorso avventuroso alla scoperta di coccodrilli e altri animali come iguane, tartarughe, camaleonti, uccelli di savana e varie specie di testuggini. L’iniziativa riprende oggi e si ripete fino al 16 settembre ogni giovedì, venerdì e sabato dalle 21 alle 24.
Uno dei protagonisti del percorso è Mario, un coccodrillo americano di 4 metri: nel 1989, quando ancora misurava 1 metro, è stato confiscato ad un romano che lo teneva in casa dentro una vasca da bagno.
Il percorso – 4000 mq al coperto su tre livelli – si snoda all’interno della mostra Furti di natura , realizzata dalla Fondazione Bioparco e dal Servizio conservazione della natura del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio, e consiste in un viaggio nel mondo della Biodiversità che comincia in un aereo a grandezza naturale e prosegue in ambientazioni perfettamente ricostruite come ad esempio quella di foresta tropicale, con vegetazione lussureggiante fra cui orchidee, bromelie, felci e grossi alberi.
«L’obiettivo della mostra – spiega in una nota il Bioparco – è informare in modo coinvolgente e divertente il visitatore/turista che diventa spesso complice inconsapevole del commercio di animali e piante. Infatti, la tentazione di tornare da un viaggio con un souvenir in carne e ossa strappato al suo ambiente naturale, o “salvato” dalle mani di qualche commerciante nei mercati locali, è molto forte. Nella maggior parte dei casi non si ha la minima percezione di contravvenire alle norme vigenti che prevedono anche sanzioni giuridiche».
Fonte: IL MESSAGGERO
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AMICI DELL’UOMO
La dottoressa dei cani: «Curo Fido perché lo so ascoltare»
Una clinica in Gran Bretagna segue ogni settimana 12 esemplari “difficili”. Sul muso 15 espressioni per comunicare

di CAROLINA STUPINO
LONDRA – Ai cani, si dice, manca soltanto la parola. E a volte per i loro padroni capire cosa si nasconde dietro le bizze e le fobie dei loro amici a quattro zampe, può essere molto difficile.
Ed è così che in Gran Bretagna, patria storica degli amanti degli animali, già dal lontano 1979 esiste l’Animal Behavioural Centre, il più importante centro per la cura dei problemi comportamentali degli animali fondato e diretto da Roger Mugford, esperto di fama mondiale di psicologia animale ed appassionato cinofilo.
Braccio destro di Mugford è la dottoressa Candy D’Sa, studiosa del comportamento di animali domestici e selvatici e padrona orgogliosa di un Chesapeake Bay Retriever, di un gatto e di un pappagallo africano.
Al centro – situato in una fattoria di Chertsey, nel Surrey – approdano ogni settimana circa 12 cani “difficili”. «Pratichiamo un approccio basato più sul premiare l’animale quando si comporta bene, anzichè sgridarlo quando si comporta male», spiega la D’Sa, sottolineando che la terapia inizia con l’osservare il comportamento del cane e sentire cosa ha da dire il padrone a riguardo. Le patologie sono le più diverse: a parte i cani aggressivi esistono quelli affetti da fobie o da manie ossessivo-compulsivo e quelli autolesionisti.
La maggior parte dei problemi psicologici sono causati da traumi subiti in passato dall’animale – non a caso gli ex randagi formano il 50 per cento dei pazienti del centro – ma anche da disturbi ormonali o da condizioni genetiche.
Nei casi più semplici, spiega la D’Sa, «si tratta soltanto di far capire al padrone come relazionarsi al proprio cane, come trattarlo come un animale e non come un bambino, come insegnargli a capire i suoi bisogni». Per i traumi più profondi tuttavia, «il processo di guarigione è lungo e dev’essere portato avanti per gradi, aiutando il cane a riguadagnare la fiducia in se stesso e negli altri».
Soltanto nei casi più estremi, conclude la dottoressa, si ricorre a tranquillanti ed antidepressivi.
Che cosa ha da dire la D’Sa a chi vuole che il proprio scodinzolante amico a quattro zampe non si trasformi in un maniaco depresso o in un’aggressivo? «Bisogna capirli – dice – quando un cane ci osserva scodinzolando, non sempre vuol dire che voglia da mangiare. Per 10.000 anni i cani hanno svolto lavori per noi, combattendo o facendo la guardia. Ora la loro esistenza si basa sull’essere parte della famiglia. E’ essenziale imparare a comunicare con loro. La gente interpreta in maniera sbagliata i loro messaggi in continuazione».
La D’Sa ha ragione. Secondo una nuova ricerca svolta dal dottor Peter Neville, un esperto britannico di comportamento animale, nei cani si possono distinguere 15 espressioni distinte. Ma quando Neville ha chiesto a 11.000 padroni di riconoscerle nei loro cani, il 46% non aveva idea di cosa il loro fedele amico stesse cercando di comunicare.
Fonte: IL MESSAGGERO
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IL PROGETTO Gli interventi riguardano il primo lotto che interessa l’area demaniale e lo specchio d’acqua contigui con il porticciolo del molo Sant’Eligio
«Isola dei delfini», ora partono i lavori
Il cantiere fu inaugurato ma bloccato per otto mesi per assenza di alcune autorizzazioni

Isola dei delfini, finalmente sono iniziati i lavori. In questi giorni, infatti, l’associazione temporanea d’imprese che si è aggiudicata l’appalto ha avviato i lavori preliminari alla realizzazione della banchina. Entro ottobre quest’opera, indispensabile per evitare che le vasche possano essere colpite da mareggiate, dovrebbe essere ultimata. Poi sarà costruita la palazzina che ospiterà gli uffici ed i laboratori e solo infine le vasche per i delfini. Il cantiere, di fatto, è stato bloccato per oltre otto mesi perché non erano disponibili tutte le autorizzazioni della Capitaneria di porto. Se non ci saranno ulteriori ostacoli, il delfinario sarà terminato nel 2007. Tornando al progetto, si tratta di una struttura dall’alto spessore scientifico che, nella sua qualità di centro di eccellenza, sia per la ricerca che per la pratica applicazione in campo, potrebbe essere capace di creare un interesse particolare nei confronti della città di Taranto da parte della comunità scientifica e non solo. Taranto sarà l’unico centro, da Napoli in giù, ad avere una struttura che mira sia a salvaguardare che a reinserire le specie marine protette e questo la renderà appetibile anche da un punto di vista turistico, inserendola in quei percorsi del turismo scientifico che sinora sono stati riservati a pochi centri a livello sia nazionale che europeo. L’intervento prevede la realizzazione di due aree logisticamente separate, ciascuna con la propria individualità scientifica ma l’una complementare all’altra. Il presidio medico – veterinario, i cui lavori sono partiti, appunto, in questi giorni sarà sistemato nella rada di mar Grande; quello per la

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