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comunità di poesia e lotta dal 2002
Friday November 24th 2017

Notiziario animalista

Non è vero che l’uomo consumistico non ama gli animali. Invece li ama molto, specialmente se ben cucinati.
L’uomo moderno soffre della peggiore di tutte le malattie cardiache, l’incapacità di amare col cuore.
Molti pensano che amare col cuore, e amare anche gli animali, sia pura emotività e sentimentalismo. Si tratta invece di sanità morale e di razionalità più profonda di quella egoistica. [….]”
– Giovanni Martinetti – “Il dolore è uguale per tutti”, ediz. TempiStretti
Fonte: http://www.bairo.info/pag63.html
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http://www.enpanet.it/cercatrova/detail.php?siteid=356
Smarrito in Vignate (MI), segugio maschio appena dato in adozione. E’ molto impaurito, è probabile che vaghi per le campagne tra Milano, Cremona,
Bergamo, Brescia, Lodi. Se avete amici, conoscenti in quelle zone passate parola.
Aiutateci per favore.
Telefono: 329-2162350
Email: resy@email.it
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Iniziativa su internet in difesa degli animali
È a disposizione degli utenti, sul sito www.comune.napoli.it il link “tutela diritti e protezione animali”, in cui sono elencate le strutture che ospitano animali domestici, nonché consigli utili per affrontare viaggi con gli animali. Secondo quanto reso noto dall’assessorato all’Ambiente del Comune, sono 150 mila i cani abbandonati ogni anno sulle strade.
Fonte: La Repubblica del 19 agosto 2005
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Influenza polli, allarme Ue Contagio a nord della Russia
Autorità sanitarie preoccupate da una possibile pandemia
RomaE’ allarme in Europa per i primi casi di influenza dei polli. Ieri il direttore dell’Istituto superiore di sanità di Mosca, Ghennadi Onishenko, ha definito «probabile» il contagio da febbre aviaria dei polli di un allevamento in Calmucchia, regione nella parte europea della Russia. La notizia si era diffusa già mercoledì, ma il ministero dell’Agricoltura, basandosi sui test preliminari, aveva smentito la presenza del virus. Confermata invece dai successivi e più approfonditi esami. La Calmucchia potrebbe quindi essere la settima regione russa colpita dalla febbre aviaria, che sinora nella parte asiatica del paese ha ucciso 11.000 volatili (mentre altri 120.000 sono stati uccisi a scopo precauzionale).
Comprensibile quindi la preoccupazione delle autorità europee, anche a seguito della pubblicazione di uno studio di un gruppo di analisti finanziari canadesi, secondo cui una pandemia (epidemia di vastissime dimensioni) di febbre aviaria potrebbe avere sull’economia mondiale ripercussioni simili alla grande depressione degli anni trenta. Ossia alla più grave crisi economica a livello internazionale del secolo scorso. Il virus influenzale H5N1, che dal 2003 ha ucciso 61 persone, fa insomma paura. Gli esperti invitano però alla calma.
«Il virus – spiega Roberto Bertollini, direttore dell’Oms (Organizzazione mondiale per la sanità) per l’Europa – si sta espandendo geograficamente, ma si tratta ancora di casi isolati e non c’è nessun allarme aggiuntivo. Naturalmente il livello di sorveglianza della popolazione animale rimane elevato e c’è una continua attenzione alla diffusione del virus, ma l’allarme non è scattato». La portavoce dell’Unione europea Antonia Mochan ha invece precisato: «Seguiamo da molto vicino e in modo costante l’evoluzione della malattia, in particolare in Russia e in Kazakhistan, e se la situazione dovesse cambiare siamo pronti a intervenire». Mochan ha poi ricordato che la sede della Commissione europea a Bruxelles è collegata 24 ore su 24 con tutti 25 paesi membri e che è quindi pronta a intervenire in qualsiasi momento con misure adeguate. «Sappiamo – ha aggiunto la portavoce – che l’Olanda ha introdotto misure cautelative più severe, ma per ora non riteniamo necessari ulteriori interventi a livello europeo oltre a quelli già introdotti nei giorni scorsi». Mochan ha infine smentito la scoperta nell’aeroporto di Bruxelles di uccelli contagiati dal virus («è un caso del 2004»).
Intanto i casi di febbre aviaria fanno discutere anche in Italia. Secondo l’esponente del Wwf Massimiliano Rocco «ogni anno decine di migliaia di uccelli vengono importanti illegalmente in Italia dalle nazioni dell’ex Unione sovietica, mettendo a rischio la nostra salute. E’ necessario quindi creare un sistema efficace di centri per la quarantena per questi animali, privi di certificato e di garanzia sanitaria». Per il presidente di Legambiente Roberto Della Seta «bisogna introdurre un’etichetta europea che riporti l’intera gamma dei prodotti commercializzati e garantisca la validità dei controlli e la qualità delle carni».
La Lav invece contesta la decisione dell’Olanda di tenere nelle stalle i polli allevati all’aperto, per evitare che vengano contagiati dal virus. Per l’associazione si tratta di una scelta «prematura e inefficace, che pregiudica la sicurezza alimentare». Nel frattempo l’opposizione di centrosinistra ha invitato il governo a dare «risposte tempestive sul rischio di influenza aviaria». Per Dorina Bianchi (Margherita) «servono provvedimenti rapidi e tempestivi e una comunicazione diffusa sul virus. Sarebbe il caso che il ministro della Salute, Storace, rompesse il silenzio finora osservato sul tema per cominciare a fare chiarezza su un virus assai pericoloso che sta lambendo l’Europa».
L’Udeur ha chiesto invece «perché l’Italia, che pure è tra i nove paesi produttori di vaccino, non risulta tra quelli (una ventina) che, in previsione della drammatica eventualità di una diffusione dell’influenza aviaria, stanno già facendo scorta di farmaci». Il sottosegretario alla Salute, Cesare Cursi, ha replicato sottolineando che «le informazione ufficiali provenienti dalle autorità russe smentiscono il ruolo dell’influenza aviaria nella moria di pollame domestico in Kalmyka (regione asiatica della Russia, ndr)» e che «aggiornamenti costanti sull’evoluzione della situazione» vengono dati dalla Direzione generale per la prevenzione sanitaria alle Regioni e agli uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, assieme a “raccomandazioni” per i viaggiatori diretti nelle zone affette dal virus. (Luca De Carolis nostro servizio)
Fonte: Il SecoloXIX del 19/08/2005
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Un gheppio portato dall´Albania
Rapace abbandonato in gabbia nel porto
L´animale è stato affidato al centro fauna selvatica di Bitetto

Un giovane esemplare di gheppio, uccello rapace protetto, è stato ritrovato chiuso in una gabbia abbandonata nei pressi del varco doganale di Bari. A recuperare il volatile sono stati gli agenti del nucleo Cites (che si occupa del commercio illegale di flora e fauna in via di estinzione) del Corpo forestale dello Stato e militari della Guardia di finanza durante controlli nel porto di Bari, mentre sbarcavano i passeggeri di alcune navi provenienti dall´Albania. La gabbia potrebbe essere stata abbandonata all´ultimo momento da qualcuno che riteneva di non poter eludere i controlli. L´animale è in buone condizioni, è stato rifocillato dagli stessi forestali che hanno poi consegnato l´esemplare all´Azienda regionale per il recupero della fauna selvatica che ha sede a Bitetto. Il nucleo Cites ha presentato una denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica di Bari. Nello stesso tempo sono state avviate indagini per individuare i canali del traffico di animali.
Fonte: La Repubblica (Pagina VII – Bari) del 19 agosto 2005
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Alcuni cacciatori lecchesi preferiscono il periodo invernale: tutti devono fare i conti con un fenomeno che non conosce tregua Cinghiali nel mirino, anche dei bracconieri Tre i capi abbattuti nei primi giorni della terza stagione di caccia di selezione nella zona del Moregallo
«Quest’anno non ce ne sono». «Ci sono, ci sono» risponde il tecnico. «Piuttosto ci sono pochi piccoli, e questo significa che la selezione funziona», precisa. Per la terza stagione la caccia al cinghiale è iniziata anche in provincia di Lecco, precisamente nei comuni di Suello, Cesana, Civate, Valmadrera e Oliveto Lario. Si tratta di una preda particolarmente ambita, anche dai bracconieri. Per catturarla, i lecchesi fanno una vitaccia soprattutto rispetto ai colleghi comaschi. La caccia di selezione ha infatti regole precise. Niente battute e nessun cane: i cacciatori devono conoscere il cinghiale fino al punto di familiarizzare per individuarne tracce, abitudini e nascondigli, per poi colpirlo con la carabina. E a quel punto trasportare il corpo morto a spalla o nello zaino, magari per ore di cammino. Nel comasco, invece, organizzano la «braccata» che raccoglie fino a una sessantina di cacciatori e ammette i cani per stanare gli animali. Un po’ come la mattanza per i tonni, per farla breve. Fino a ieri nel lecchese sono stati abbattuti tre cinghiali dei 44 che si possono cacciare in due distinti periodi: dall’11 agosto al 10 settembre e nei mesi di dicembre 2005 e gennaio 2006. Dei 44 capi che si possono abbattere solo 11 (6 maschi e 5 femmine) sono adulti, e 33 i piccoli. «È una caccia difficile» dice Giambattista Pelloli di Limonta di Oliveto. Carlo Rusconi di Valmadrera, dell’agriturismo di San Tomaso, lo ha preferito alla «piuma» e l’altro giorno ha abbattuto un esemplare di 60 chili. «A cui renderò omaggio anche a tavola». Ma i cacciatori sono costretti a convivere con i bracconieri. Maurizio Pifferi, coordinatore del settore Moregallo per conto del comitato di gestione, non ha mezzi termini. «Il personale di vigilanza è purtroppo limitato. Soprattutto nella zona di Suello e Cesana Brianza esiste il fenomeno del bracconaggio per molteplici interessi: hobby, sport e soprattutto soldi. Un chilo di cinghiale costa fino a 10 euro, ma quella carne di provenienza illegale – ammonisce – è ad altissimo rischio. Tutti i capi abbattuti legalmente vengono sottoposti ad accurate visite da parte dei veterinari Asl per individuare la presenza di malattie quali peste suina, tubercolosi e trichinellosi mortale per l’uomo».
Fonte: La Provincia di Lecco del 19/08/2005
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La curiosa proposta di uno studioso statunitense pubblicata su Nature
Secondo il professor Donlan molte specie in pericolo potrebbero prosperare
“Salvare i leoni dall’estinzione?

Facile, basta portarli in America”
L’idea riguarda anche ghepardi, cammelli ed elefanti africani
“Tredicimila anni fa i loro antenati erano i padroni di questi territori”
ROMA – Può sembrare l’idea di un eccentrico naturalista, ma un’autorevole rivista scientifica come Nature l’ha ritenuta meritevole di attenzione. Secondo il professor Josh Donlan, della Cornell University, nello stato di New York, molte delle specie a rischio d’estinzione in Africa ed Asia potrebbero essere salvate trasferendole sul continente americano, dove sarebbero in grado di prosperare.
Una soluzione che Donlan ritiene possa essere applicata a molti dei grandi mammiferi come leoni, elefanti, cammelli e ghepardi che già decine di migliaia di anni fa, prima dell’arrivo dell’uomo, erano i padroni assoluti di quei territori. Questi animali, che rappresentano l’evoluzione di quelli presenti sul territorio americano 13 mila anni fa alla fine dell’era del Pleistocene, a suo avviso potrebbero essere reintrodotti con successo.
Il ghepardo africano, in via d’estinzione, potrebbe infatti prendere facilmente il posto del suo cugino americano, ormai estinto. Lo stesso potrebbe accadere per il leone africano, che potrebbe sostituire il suo antenato preistorico, il Panthera leo atrox, una specie di leone molto più grossa di quelle attuali che terrorizzava i primi esseri umani che misero piede nel continente americano.
Nel nuovo sistema ecologico ispirato all’era del Pleistocene avrebbero posto anche gli elefanti africani ed asiatici, diretti discendenti dei mammuth ed i cammelli, dei quali alcuni antenati appartenenti all’ordine della camilidae scorrazzavano liberi in grandi branchi nelle pianure del Wyoming.
Nonostante la reintroduzione di queste specie apra senza dubbio il turismo americano a nuove opportunità, sono in molti a considerare con scetticismo che un giorno tra le attrazioni del Grand Canyon vi possa essere una grande colonia di elefanti. “Abbiamo già un posto come questo e si chiama Africa”, ha dichiarato Callum Rankine, capo del programma per le specie protette del Wwf.
Ma le prevedibili opposizioni non sembrano scoraggiare Donlan. A suo avviso l’appoggio del pubblico potrebbe infatti agevolare l’attuazione del suo progetto. La reintroduzione dei lupi nel parco di Yellowstone, ricorda il professore, fu accompagnata da numerose polemiche e resta tuttora controversa. “Il nostro piano non è di caricare su un autocarro gli animali e poi lasciarli in libertà”, ha spiegato.
L’idea di riportare l’habitat del Nord America alle sue condizioni preistoriche non è comunque nuova. Circa 15 anni fa, il biologo Michael Soulè ipotizzò che seppur controversa, la reintroduzione dei grandi mammiferi nel continente americano avrebbe potuto portare benefici, con, per esempio, i ghepardi che controllano la popolazione di cervi e cinghiali.
Fonte: La Repubblica del 19 agosto 2005
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Nelle isole dell´Oceano Indiano
Cani vivi in mare esche per gli squali

ROMA – Nel paradiso dell´arcipelago delle Mascarene, nell´Oceano Indiano, i cani randagi vengono usati vivi come esche per gli squali. A denunciarlo è Ilaria Ferri, presidente degli Animalisti italiani: «Gli animali vengono gettati in mare con un´esca nel muso, nell´atroce attesa di essere dilaniati dalle mandibole degli squali. Questa vergognosa attività avviene in un paese che è sotto la giurisdizione dello Stato francese e che dovrebbe, perciò, applicare le norme a tutela degli animali che esistono in Francia». L´associazione ha annunciato che presenterà una petizione per chiedere la fine di questa barbarie e ha lanciato una campagna di boicottaggio del turismo nell´isola.
Fonte: La Repubblica (Pagina 23 – Cronaca) del 19 agosto 2005
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REUNION: ANIMALISTI, CANI COME ESCHE VIVE PER SQUALI
Roma – “Orrore nel paradiso delle vacanze”: e’ la denuncia dell’associazione Animalisti italiani in riferimento a quanto avverrebbe nell’isola di Reunion dove cani randagi sarebbero usati come “esche vive” per gli squali. L’isola di Reunion, sotto la giurisdizione del governo Francese e appartenente all’arcipelago delle Mascarene insieme a Mauritius e Rodrigues, e’ situata nell’Oceano Indiano sud occidentale a circa 650 km ad est del Madagascar. “E’ sconvolgente cio’ che accade ai cani randagi in uno dei piu’ bei paradisi delle vacanze di tutto il mondo” ha detto Ilaria Ferri, direttore dell’Associazione Animalisti Italiani, “sono usati come esche vive per la pesca degli squali. Messi all’amo dal muso, caricati sulle imbarcazioni e gettati in mare ancora vivi, nella atroce attesa di essere dilaniati dalle potenti mandibole degli squali. Questa ‘normale’ e comune attivita’ – continua la nota degli Animalisti italiani – avviene in un paese che e’ sotto la giurisdizione dello Stato Francese nel quale dovrebbero, in ogni caso, essere applicate e rispettate, le norme vigenti a tutela degli animali. A Reunion ci sono 150 mila cani randagi, sottoposti ad ogni forma di maltrattamento e a questa barbara pratica che deve essere fermata. Inoltre e’ da condannare, allo stesso modo, la pesca degli squali, molto spesso appartenenti a specie protette di cui e’ vietata la cattura”. “Il governo francese” ha aggiunto Ilaria Ferri “deve prendere provvedimenti seri e soprattutto immediati. (AGI)
Fonte: KATAWEB del 18 agosto 2005
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Prima erano pochi esemplari, ora si diffondono e distruggono le altre specie. I casi all´estero
La minaccia degli animali alieni così i predatori diventano prede
Pesci siluro, nutrie e tartarughe conquistano l´habitat
Dai tropici ai nostri mari un trend in aumento che preoccupa gli esperti

LUIGI BIGNAMI
ROMA – L´invasione delle “specie aliene” sembra non avere più confini. All´estero, ma anche in Italia. Animali che giungono da habitat lontani e conquistano i nuovi territori cancellando le specie già esistenti. Zanzara tigre e pesce siluro, ricciole tropicali e pesce pappagallo, scoiattolo grigio e nutria: sono molti gli animali “alieni” arrivati in Italia e pronti a trasformare chi già c´era in preda. Come il pesce balestra che, attraverso il canale di Suez, ha raggiunto i nostri mari italiani.
L´elenco si allunga considerando ogni parte del mondo. E l´ultimo allarme arriva dagli Stati Uniti dove il pesce “Testa di Serpente” (Channa argus), un vorace predatore asiatico che può raggiungere un metro di lunghezza, ha preso residenza nel lago Meadow vicino a New York, facendo strage di ogni pesce locale. Biologi e ambientalisti si ritrovano del tutto impotenti di fronte alla sua resistenza. «Durante le ultime settimane abbiamo catturato numerosi esemplari e questo ci dice che il lago è ormai popolato a dismisura. Non vogliamo in alcun modo che esso invada altri specchi d´acqua», ha detto Jim Gilmore del dipartimento dell´ambiente della città di New York. Per impedire che questo possa avvenire si prospettano due decise soluzioni. La prima: versare acqua di mare nel lago, aumentandone la salinità. Moriranno altre specie presenti, ma questo dovrebbe sterminare il pesce in questione. La seconda, se la prima non darà esito, sarà ancora più radicale. «Avveleneremo il lago», ha spiegato Gilmore, come si fece alcuni anni or sono per alcuni laghi del Maryland.
Nel nostro continente una guerra ad una specie aliena è terminata proprio in questi giorni: l´uomo è il perdente. Si è trattato del tentativo di sconfiggere l´invasione delle nutrie, note anche come castorini, avvenuta Francia. All´inizio del secolo scorso erano molto richieste per fornire pellicce a basso costo, sono poi state liberate al loro destino quando il mercato è crollato di colpo attorno agli anni ‘80. Le nutrie si sono ben insediate in molti ambienti del paese, creando danni molto onerosi ai raccolti e alle strutture irrigue. Un drastico intervento per contenerne l´espansione è stato preso dal governo francese negli anni ‘90, incentivando la caccia in ogni stagione fino ad arrivare all´avvelenamento. Tutto inutile. E così si è giunti alla conclusione che i francesi dovranno convivere con le nutrie, cercando di prendere tutte le possibili contromisure per impedire danni all´agricoltura.
La situazione non è poi così diversa anche in Italia, dove le nutrie, soprattutto in prossimità del delta del Po, provocano danni non indifferenti ai raccolti. Nel nostro Paese c´è il anche il problema della presenza di un´altra specie aliena che impensierisce non poco. Si tratta del pesce siluro. Voracissimo predatore proveniente dai grandi fiumi dell´Europa centrale e orientale, ha ormai colonizzato quasi tutta l´Italia settentrionale. Nei grandi fiumi può raggiungere i 2,5 metri di lunghezza e 300 chili di peso, nel Po gli esemplari più grandi superano di poco il quintale. Si nutre di grandi quantità di ciprinidi come cavedani, alborelle e triotti. Indagini effettuate in provincia di Rovigo hanno rilevato che questo gigante è presente in ogni corso d´acqua, costituisce il 27% del totale della biomassa ed è la specie più rappresentata. Questa situazione porta alla memoria quello che è successo con l´introduzione del pesce chiamato Nilo Perch nel Lago Victoria, in Africa. In pochi anni ha fatto sparire 200 delle 300 specie di Ciclidi che vivevano nel lago.
La globalizzazione che porta a trasportare tutto in qualunque parte del mondo senza considerare le conseguenze e i cambiamenti climatici sono la causa di tutto. Un trend che al momento sembra irreversibile
Fonte: La Repubblica (Pagina 24 – Cronaca) del 19 agosto 2005
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LA ASL – Non solo cani, ma anche gatti e altri animali che i padroni portano all´estero
Rilasciati 1.600 passaporti per Fido

DUE cani abbandonati dai padroni sono stati salvati dagli operatori del servizio di igiene veterinaria della Asl. Uno era stato gettato in un fosso da cui non poteva uscire ed era quasi disidratato. L´altro era stato legato a un palo con una ciotola d´acqua ed era talmente spaventato che gli operatori sono stati costretti ad addormentarlo e ad usare il seghetto per liberarlo.
Ma se l´estate è una stagione disperata per gli animali che hanno la sfortuna di non essere amati, cresce il numero di cani, gatti e furetti da cui i proprietari non si separano neppure quando intraprendono lunghi viaggi. Dall´inizio di luglio ad oggi il servizio di igiene veterinaria ha rilasciato oltre 1600 passaporti sanitari, che attestano che gli animali sono stati vaccinati e devono accompagnarli in giro per il mondo. Parecchie richieste sono arrivate da immigrati in partenza per le vacanze nei loro paesi, dove sono felici di portare anche i loro animali.
Fra i padroni che abbandonano i loro animali e quelli che non se ne separano mai c´è una categoria intermedia di proprietari che partono e lasciano cani o gatti affidati alle cure di parenti, amici o domestici. In questi casi non è raro che gli animali scappino. Gli operatori del servizio veterinario ne hanno recuperati diversi. Fra sabato e domenica hanno inseguito per ore una femmina meticcia di pastore tedesco con i suoi cinque cuccioli, finchè sono riusciti a rintracciarla e a restituirla al proprietario con tutta la cucciolata. Recuperato anche un cane che era in viaggio con il padrone e che, quando è stato fatto scendere dalla macchina in un´area di sosta dell´autostrada perché doveva fare i suoi bisogni, si è spaventato ed è scappato.
Fonte: La Repubblica (Pagina IX – Firenze) del 19 agosto 2005
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Riprende il 25 agosto l´iniziativa dell´estate romana: ogni giovedì, venerdì e sabato dalle 21 alle 24
Al Bioparco tra iguane e coccodrilli
Tour notturno nel rettilario per conoscere da vicino gli animali
Il 90% dei rettili e anfibi presenti era detenuto illegalmente e sequestrato

ANGELA MARIA ERBA
L´estate romana passa anche per il Bioparco. Dopo un breve periodo di interruzione, infatti, il prossimo 25 agosto, e fino al 16 settembre per tre sere a settimana riprenderà l´originale iniziativa intitolata «Quando scende la notte, la foresta fluviale si risveglia», un tour crepuscolare nel rettilario del vecchio Giardino Zoologico, alla scoperta di iguane, coccodrilli, testuggini e camaleonti. Il percorso, 4 mila metri quadrati al coperto su tre livelli distinti, comincia in una carlinga di un aereo a grandezza naturale e prosegue in ambientazioni perfettamente ricostruite, in mezzo a una vegetazione lussureggiante fatta di orchidee, bromelie, felci e grossi alberi.
«Il 90 per cento degli animali che si trovano nel rettilario è stato sequestrato – racconta Fulvio Fraticelli, curatore generale del Bioparco – come la nostra mascotte, il coccodrillo Mario, che è stato trovato l´anno scorso a Roma dentro una vasca da bagno. La mostra, infatti, è anche un modo per dire basta al commercio illegale di animali e piante, per spiegare alla gente che si può anche fare a meno di amuleti di avorio o di borsette di coccodrillo».
L´appuntamento è tre sere a settimana, giovedì, venerdì e sabato, dalle ore 21 fino a mezzanotte. A popolare la piccola oasi notturna, nel cuore di Villa Borghese, sono soprattutto i bambini accompagnati dai loro genitori, e protagonisti indiscussi della simpatica iniziativa. «Spesso mi chiedono: “Quanto mangia?”, “Quanto vive?”, ma, soprattutto, “Chi è il più forte?”. Sono queste le domande più frequenti dei nostri piccoli visitatori – spiega ancora Fraticelli – puntualmente seguiti da uno staff didattico in grado di soddisfare tutte le loro curiosità. Per questo l´itinerario non prevede più di 50 persone a volta, proprio per avere un contatto più diretto con il pubblico».
La mostra, insomma, vuole incarnare quella sana commistione tra utile e dilettevole, cercando di insegnare in modo divertente la conoscenza della biodiversità. «È un obiettivo – conclude Fraticelli – che vogliamo raggiungere facendo leva sulle emozioni, sulla paura ancestrale del buio e sulla scarsa familiarità con animali dalla bellezza un po´ perversa ed esotica».
Fonte: La Repubblica (Pagina XV – Roma) del 19 agosto 2005
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Investono cavalli con l’auto due ragazzi in ospedale
DUE ragazzi a bordo di una Bmw finiscono all’ospedale dopo aver investito due cavalli che correvano sulla strada che da Vulci porta a Canino nei pressi della cava di Macco. Intorno all’una della notte, i due si sono improvvisamente trovati davanti i due animali che al buio scorazzavano tranquilli sulla strada. ùPer l’auto l’urto è stato inevitabile, i due cavalli sono subito stramazzati al suolo privi di vita, la macchina è invece finita fuori strada distruggendosi. I due ragazzi per fortuna hanno subito invece ferite lievi, soccorsi dal 118 sono stai portati in ospedale dove gli sono state riscontrate ferite guaribili in pochi giorni. Sul posto sono poi arrivati, per i rilievi del caso anche i carabinieri di Canino e Tuscania, per loro c’era da accertare chi fosse il proprietario degli equini e qundi denunciarlo per omessa custodia. Per l’accertamento della morte degli animali e autorizzare lo smaltimento delle carcasse è arrivato sul posto anche il veterinario della Asl VT2 di Tarquinia. Quello dei cavalli in libertà sta diventando un caso molto frequente.
Fonte: Il Tempo (Lazio Nord) del 19 agosto 2005
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Tende trappole ai cinghiali, nei guai
Avrebbe costruito lacci per catturare gli animali tra Amelia e Penna
Un imprenditore di Viterbo è stato denunciato per bracconaggio a Terni

Un 53enne imprenditore di Viterbo, F.G., che utilizzava trappole particolari allo scopo di catturare illegalmente cinghiali è stato denunciato ieri dalla Polizia della provincia di Terni con l’accusa di bracconaggio e caccia con mezzi illeciti. Le trappole, rinvenute nei pressi della zona di protezione denominata ‘Totanò, compresa tra i comuni di Amelia e Penna in Teverina e confinante con quello di Orte, erano costituite da lacci realizzati con robuste corde in acciaio posizionate lungo i percorsi abitualmente ricoperti dai cinghiali per i loro spostamenti. «Tali lacci – riferiscono gli agenti della Polizia – costituiscono, in questo periodo, un grave pericolo per gli animali domestici, in particolare per i cani da caccia che vengono addestrati in territorio libero». L’operazione ha consentito di recuperare una notevole quantità di attrezzature utilizzate illegalmente dall’uomo, che è stato denunciato all’Autorità giudiziaria per un reato che prevede una pena fino a 1 anno di reclusione e un’ammenda di oltre 4 mila euro. CELLERE- I Carabinieri della stazione di Cellere stanno svolgendo indagini per ricostruire la dinamica dell’incidente stradale avvenuto intorno alle ore 20,00 di ieri nel centro della cittadina. In Via Gugliemo Marconi una autovettura ha investito un anziano pensionato che transitava. Subito soccorso l’uomo presentava seri disturbi. Quando l’equipaggio medico del 118 è giunto sul posto ha constatato la gravità delle lesioni riportate dal ferito per cui ha solleciato alla sala operativa di Viterbo l’intervento dell’eliambulanza Pegaso 33. Dato che a Cellere l’elicottero non è potuto atterrare, il traumatizzato è statotrasportato al campo sportivo di Canino dove l’elicottero lo ha prelevato eportato al San Camillo di Roma, le sue condizioni restano gravi.
Fonte: Il Tempo (Lazio Nord) del 19 agosto 2005
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È rosso il micio più intelligente
Il colore della pelliccia può dirci molte cose del carattere del nostro gatto. Ne sono convinti alcuni studiosi. Vediamo perché

di Sara Uslenghi
E siste una correlazione tra la personalità del gatto e il colore della sua pelliccia? Alcuni studiosi lo credono e tra loro l’etologo inglese Desmond Morris. Certo, questo non significa che con matematica certezza chi ha un cucciolo di un certo colore debba aspettarsi alcuni comportamenti. Ma questa teoria si basa su elementi oggettivi, che ci spiega Clara Zanetti, veterinaria ed esperta di comportamenti del gatto.
Maculati = cacciatori
I gatti con pelo tigrato hanno fama di cacciatori infallibili. E a ragione: difficilmente uccellini o lucertole sfuggono ai loro artigli. Perché hanno questa abilità? A differenza dei mici con pelliccia chiara, riescono a mimetizzarsi tra l’erba e le foglie degli alberi. Non vedendoli, le prede non fuggono per mettersi in salvo. Questi mici, poi, come dimostra l’identico mantello maculato, sono i discendenti diretti dei gatti selvatici e la caccia l’hanno nel Dna.
Rossi = intelligenti
Si dice che i gatti rossi siano i più intelligenti, tanto che si possono addestrare a portare oggetti o a chiudere le porte. Secondo gli studiosi, ecco qual è la spiegazione. Davanti a una cucciolata, se c’è un gattino dal pelo ramato istintivamente prendiamo in braccio lui perché ha il colore che più attrae. Perciò i mici rossi si abituano fin da piccoli al contatto con il padrone, a interagire con lui. Questo li aiuta a crescere intelligenti e a imparare con facilità ciò che gli si vuole insegnare.
Neri = decisi
Ai gatti neri è attribuito un carattere tutto d’un pezzo. Secondo gli esperti, c’è una ragione. È stato accertato che più della metà dei mici randagi sono neri. Gli animali di questo colore, quindi, hanno sviluppato la capacità di cavarsela in situazioni difficili e una personalità forte. Di contro, sono i gatti che vivono più volentieri in gruppo.
A macchie = gelosi
È chiamato a “squama di tartaruga” ed è un mantello a macchie nere, bianche e rosse. Per una causa genetica, i mici con questa pelliccia sono quasi tutte femmine. E gli studiosi legano alcuni aspetti del loro carattere proprio al sesso. Sono affettuose, dolci, tranquille. Però anche gelose del loro territorio e del padrone. Perciò non accettano in casa un altro animale.
Bianchi = coccoloni
Nei gatti bianchi, lo stesso gene da cui dipende il colore del mantello, causa quasi sempre una malformazione dell’orecchio. Se sordi, i mici si sentono più indifesi e perciò, spiegano gli esperti, cercano la protezione del padrone a cui si attaccano molto. Chiedono sempre le sue coccole e sono piuttosto gelosi di lui. Non è vero, come si dice, che le femmine siano cattive madri. A volte ignorano i loro cuccioli solo perché non sentono i loro miagolii.
Fonte: Donna Moderna del 18/8/2005
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VEGLIE (LE) – Originale iniziativa per ridurre il fenomeno dei randagi
Cani in «affido» dal Comune

Veglie (LE) Cani in affido per ridurre il fenomeno del randagismo. E’ l’iniziativa, alquanto originale, promossa dall’assessorato Igiene Sanità e Ambiente del Comune di Veglie in collaborazione con l’Associazione ? Veglie Ambiente?. Il Comune, per contenere il numero di cani da ricoverare presso il canile consortile di Copertino o presso strutture private, ha istituito il servizio “cani affido”, stabilendo di elargire un contributo economico a chi decide di adottare uno dei cani randagi rinvenuto sul territorio comunale. «Riconoscendo la funzione sociale dell’istituto dell’affidamento, il Comune, concede all’affidatario di ciascun cane un contributo economico di 300 euro da corrispondersi all’inizio dell’affidamento, nonché l’assistenza veterinaria di base per due anni (due visite di controllo semestrali, vaccinazione, applicazione microchip ed eventuale sterilizzazione) – spiega il dottor Albano dell’assessorato Igiene Sanità e Ambiente – Se si ha intenzione di prendere un cane, prima di acquistarne uno, i cittadini possono dare un’occhiata all’elenco dei cani disponibili. Sono cani sani, di ogni taglia e razza. Non aspettano altro che essere adottati. Per avere il contributo il cittadino deve presentare la richiesta, mediante compilazione della “scheda di affido cani randagi” da ritirare presso il Comune di Veglie. Sarà istituito anche un Albo nel quale registrare gli affidamenti». Katia Manca
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno (Lecce) del 18/08/2005
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I NUMERI Impennata degli abbandoni tra il 13 e il 17 agosto nonostante la nuova legge preveda multe severe E 23 vengono lasciati in strada prima delle vacanze
Cani abbandonati, picco nel fine settimana di Ferragosto. Giornate nere quelle appena passate per i nostri amici a quattro zampe. In coincidenza con le partenze più consistenti, si è registrata una vera e propria impennata di abbandoni: ben 23 cani sono stati lasciati sulle strade del comasco per poi essere portati al servizio veterinario di via Stazzi. Un dato preoccupante, soprattutto se paragonato a quello di dodici mesi fa, quando negli stessi giorni i cani abbandonati erano stati solo 15. Si sa, quando l’estate arriva, tutti vogliono andare in vacanza al mare o al montagna, e spesso il nostro fido compagno di giochi diventa un ingombro. E così molti comaschi – piuttosto che trovare luoghi di villeggiatura adatti o una pensione canina- prendono la scorciatoia dell’abbandono. Una pratica crudele che ogni anno si ripete, con numeri da fare davvero spavento. Il fine settimana appena passato, che ci ha introdotto nei giorni di Ferragosto, è da questo punto di vista il più caldo in assoluto. E i numeri raccolti dall’Asl di Como lo confermano: tra venerdì 13 e mercoledì 17 in tutto il territorio provinciale sono stati presi 23 cani, otto in più rispetto all’anno scorso. Un fenomeno dunque in crescita, anche se l’inizio dell’estate lasciava ben sperare: «Eravamo partiti bene – spiega il responsabile del canile sanitario di via Stazzi Luciano Abrate – visto che nel mese di luglio i cani lasciati per strada erano in diminuzione. E poi invece, nei giorni scorsi, il boom, che comunque era prevedibile». La delusione è ancora più cocente se si pensa che – solo due settimane fa – le associazioni in difesa degli animali avevano esultato per la pubblicazione dei primi dati del 2005: da gennaio a luglio i cani abbandonati sono stati infatti 625, mentre nel 2004 erano di più, 682. Un calo, dunque, anche piuttosto vistoso. Sembrava un’estate tranquilla, insomma, e ora invece i numeri di Ferragosto smentiscono tutto, rivelando un aumento di abbandoni di ben otto animali. «Quasi tutti i cani arrivati da noi – prosegue Abrate – non hanno né il tatuaggio né il microchip: è dunque impossibile risalire al proprietario». Qualcuno però si è già fatto vivo per reclamare il proprio amico a quattro zampe: «Si tratta in questo caso di animali scappati – precisa il responsabile del canile – magari durante la notte del 15 agosto, quando in molte località ci sono stati i fuochi d’artificio, che di solito spaventano i cani». Una volta arrivati in via Stazzi, dove rimangono per una decina di giorni, gli animali vengono curati se feriti e vaccinati. Viene poi inserito loro il microchip obbligatorio per legge. Se nessuno si fa avanti, sono poi mandati nei canili-rifugio, pronti per essere adottati. Quello di riferimento per il territorio del comune di Como si trova ad Albate, ed è curato direttamente dalla sezione provinciale dell’Enpa. Nemmeno la nuova legge – in Europa una delle più severe in materia – è riuscita a scongiurare la solita, vergognosa pratica. E pensare che per gli abbandoni si rischiano multe fino a 10 mila euro e – in casi particolari – addirittura il carcere. Eppure i comaschi sembrano aver voluto rischiare: «Una piaga – dice ancora Abrate – che ogni anno si ripete e che mette in crisi le nostre strutture di accoglienza, che in questi giorni stanno lavorando a pieno ritmo». Luca Lazzari
Fonte: La Provincia di Como del 19/08/2005
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L’intervista Luciano Abrate responsabile del canile «Risalire ai padroni è quasi impossibile»
L’abbandono dei cani nei mesi estivi è un fenomeno che anche quest’anno si è ripresentato puntuale sulle strade comasche. I dati che arrivano dall’Asl parlano chiaro: c’è stato addirittura un aumento rispetto all’anno scorso. Parola di Luciano Abrate, responsabile del canile sanitario di via Stazzi. Qual è l’iter dei cani abbandonati che vengono trovati per strada? Vengono portati da noi, curati e vaccinati. Rimangono poi nella nostra struttura per una decina di giorni. E’ difficile risalire al proprietario? Di solito sì, perché pochi cani hanno il tatuaggio o il microchip come invece prevede la legge. In caso contrario è piuttosto semplice risalire ai padroni, che vengono subito avvisati. Un altro problema però riguarda l’anagrafe canina, che è fatta solo a livello regionale. Qualcuno poi si presenta spontaneamente da noi, denunciando la scomparsa del proprio animale. In caso contrario? Dopo un periodo in via Stazzi, i cani non reclamati vengono trasferiti nei canili-rifugio. Quello a cui fa riferimento il territorio di Como si trova ad Albate, ed è gestito dalla sezione locale dell’Enpa, con la quale ovviamente collaboriamo da tempo. L’ultimo è stato un fine settimane negativo sul fronte abbandoni. Purtroppo sì. I giorni di Ferragosto sono i peggiori. C’è stato addirittura un aumento rispetto allo stesso periodo di dodici mesi fa, con otto cani in più lasciati sulle strade. Ed è un peccato, visto che il mese di luglio era andato bene, con una diminuzione anche vistosa rispetto al 2004. Quali tipi di cani arrivano da voi? Ce n’è per tutti i gusti, dai semplici meticci a quelli di razza. Qualche giorno fa i nostri incaricati ci hanno portato un bellissimo levriero, che è stato subito reclamato dal suo legittimo proprietario. Ovviamente i cani si possono adottare. La nostra Asl è una delle poche in Italia ad avere un servizio particolarmente efficiente da questo punto di vista. Appena arrivati da noi, gli animali vengono fotografati e messi in tempo reale on line sul nostro sito internet. Chiunque così può andare a vedere i cani disponibili per l’adozione. Sul web poi si possono trovare i numeri utili in caso di emergenza e consigli pratici per far star bene i nostri amici a quattro zampe. La legge contro gli abbandoni ha avuto effetto secondo lei? Non ci si possono attendere risultati immediati, ma certo qualcosa è cambiato, probabilmente nel modo di intendere l’animale domestico. Gli abbandoni sono ancora una piaga dolorosa, ma speriamo che col tempo la gente capisca la gravità di un gesto simile. L.L
Fonte: La Provincia di Como del 19/08/2005
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Canili – lager
CARO Signor Gervaso, ho letto giorni fa sul Messaggero: ”Canili come lager. Animali con gli occhi spenti, chiusi per le gravi forme di congiuntivite, pelle squamata, senza pelo, costretti a vivere fra topi ed escrementi, infestati da zecche, pulci e pidocchi, colpiti da diverse forme tumorali. Vivevano così i 336 cani trovati dal Comando dei Carabinieri tutela ambiente in quattro canili e strappati ai maltrattamenti nell’ambito dell’operazione Argo 2005. La campagna dell’Arma, dal nome evocativo del fedele amico di Ulisse, ha passato al setaccio 283 canili, dall’11 marzo al 3 luglio scorso, su tutto il territorio nazionale… Le strutture erano private ma, in alcuni casi, collegate ai comuni… 38 le persone segnalate all’autorità giudiziaria“. Cosa mi dice?
Amintore Puricelli – Savona
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Cosa vuole che le dica? Non dico niente. E non perché non abbia niente da dire, ma perché l’indignazione mi ha reso furioso, soffocandomi la parola. Ma la mano è ferma e quello che dovrei dire, anzi urlare, lo scrivo. E lo scrivo con la penna intinta nell’inchiostro dell’odio.
Sì, ha letto bene: dell’odio. Un sentimento poco cristiano ma, in questo caso, almeno per me, laico, sacrosanto. Sì, io, i tenutari di questi lager, li odio. Li odio con tutto il cuore e tutte le viscere. Li odio, mi fanno orrore e li vorrei in ceppi: a pane e acqua. Ma come osano, questi criminali, questi assassini a piede libero (speriamo per poco) trattare così, infierire in questo modo sui più amici dei nostri amici? Come possono? Chi gli dà il diritto di essere così crudeli? Chi? Le autorità a cui hanno chiesto, e dalle quali hanno ottenuto autorizzazioni e licenze? E allora odio, odio con tutto il cuore, con tutte le viscere anche queste autorità. Non conosco i loro nomi, non conosco i loro volti, ma anche loro devono pagare. E pagare caro, pagare subito. Ai carabinieri il mio grazie, e quello di tutti coloro che si battono contro questi scempi, questo brutale cinismo, questo inqualificabile e colpevole sadismo.
E ora, fuori i nomi. I nomi e i cognomi. Io li voglio, io li pretendo. E quando li avrò (le associazioni animaliste mi scrivano, mi aiutino, mi diano una mano: siate delatrici), li additerò al pubblico ludibrio, li metterò alla gogna nella mia rubrica con la stessa spietatezza che loro hanno mostrato verso quei poveri cani costretti a vivere fra topi ed escrementi. Combattiamo insieme questa battaglia, non risparmiamoci, sfoghiamo la nostra rabbia, mobilitiamoci tutti. Non diamo tregua a questi serial killer, e non concediamo attenuanti a chi, con troppa leggerezza (e auguriamoci che sia solo leggerezza), gli ha concesso autorizzazioni e licenze.
E ora chi lo sa mi dica, e me lo dica subito (l’e-mail è sotto i nostri occhi), quanti sono i canili in Italia: i canili pubblici e quelli privati. E mi dica chi li gestisce, con quali sovvenzioni, con quali rette, con quali regole, con quali criteri. Mi farò promotore di una campagna implacabile. Non guarderò in faccia nessuno . E nessuno mi fermerà perché nessuno ha il diritto di fermarmi. Io voglio che questo sconcio cessi, io voglio che questa barbarie sia denunciata e punita. Io non voglio più leggere sui giornali né vedere in televisione quello che ho letto, quello che ho visto. Io non voglio più sentir parlare di lager. E se qualcuno ancora si macchierà di simili nefandezze, troverà in me il più irriducibile dei nemici.
Perseguiamo e castighiamo chi oltraggia gli animali, chi specula su di loro, lucra sulla loro sofferenza, li fa morire affamati e disperati. Bracchiamo questi criminali e chi gli tiene bordone, isoliamoli dalla società, come nel Medioevo, s’isolavano gli appestati. Esecriamoli e trasciniamoli in tribunale, accanto a chi, specialmente nei mesi estivi, ma non solo nei mesi estivi, abbandona il proprio cane, il proprio gatto o l’animale domestico con cui viveva, fingendo di amarlo, nelle piazzuole d’emergenza delle autostrade o in aperta campagna. Sono duecentomila i quattrozampe che subiscono ogni anno queste sevizie, vittime della più empia delle ingratitudini: quella di chi riceve amore e quanto amore e non lo ricambia.
Ma come si fa a tradire, e a tradire con l’inganno, chi, quando rientriamo in casa, ci viene incontro, ci sorride con la coda, guaiola e saltella per la gioia di rivederci e di ritrovarci? Come si fa? Perché ci ostiniamo a dire e a scrivere ”ira belluina“ o ”istinto bestiale“? Perché? L’ira umana, l’istinto dei nostri simili, della nostra razza, è molto peggio. Tanti padroni abbandonano i loro cani. Cosa aspettano tanti cani ad abbandonare i loro padroni? atupertu@ilmessaggero.it
Fonte: Il Messaggero del 18 Agosto 2005
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Gattino viaggia nel cofano di un’auto da Fanano a Formigine
Ora l’audace quattro zampe è ospitato presso l’Ufficio Diritti Animali del Comune di Formigine
MODENA (18 ago. 2005) – E’ un simpatico e dolcissimo gattino quello che il giorno di ferragosto si è nascosto all’interno del cofano di un auto parcheggiata presso il rifugio di Capanna Tassone a Fanano e che una famiglia di Formigine ha involontariamente portato a casa.
Ora l’audace quattro zampe è ospitato presso l’Ufficio Diritti Animali del Comune di Formigine in attesa di trovare una famiglia decisa ad occuparsi seriamente di lui.
Oltre ad avere buon cuore e sperare in amorevoli cure da parte di famiglie disponibili è possibile fare qualcosa per contenere il fenomeno degli animali abbandonati?
Troppo spesso quindi – spiega la dottoressa Silvia Tiviroli, responsabile dell’Ufficio Diritti Animali – gli animali vengono portati presso strutture quali canili e gattili già sovraffollate di animali in attesa di una nuova famiglia. Contenere le nascite si può e si deve.Evitare la nascita di tanti cani e gatti che poi facilmente si troverebbero a fronteggiare un destino estremamente incerto, se non crudelmente segnato, è possibile e i metodi sono vari. La soluzione più consigliabileè l’intervento chirurgico in quanto risolve definitivamente il problema delle nascite. Tutti gli interventi chirurgici sono eseguiti dal veterinario in anestesia generale, quindi sono del tutto indolori per l’animale. I rischi connessi agli interventi sono minimi e non ci sono conseguenze sul carattere dell’animale. Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere al proprio veterinario >
Per coloro che avessero smarrito il proprio animale, è operativo l’efficiente servizio offerto dell’Associazione no-profit Animali Persi e Ritrovati, nata per aiutare persone e animali che si trovano in un particolare momento di difficoltà e che il Comune di Formigine ha supportato nel 2005 con un contributo destinato ad aiutare l’Associazione a portare avanti il suo utile operato. Visitate il sito: www.animalipersieritrovati.org.
Ricordiamo infine che da poco più di un anno è in vigore la nuova Legge n.189/2004 che punisce penalmente l’abbandono e il maltrattamento di animali (domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività) con l’arresto fino ad un anno o ammenda da 1.000 a 10mila euro e il maltrattamento con la reclusione da tre mesi ad un anno o multa da 3mila a 15mila euro.
Un ruolo attivo può e deve quindi essere svolto dai cittadini e dai possessori degli animali attraverso la denuncia di chi abbandona o maltratta animali e dai possessori di cani e gatti attivandosi per un efficace controllo delle nascite.
Per adozioni rivolgersi all’Ufficio Diritti Animali, tel. 059/416344 o Enpa, tel. 059/218070 (da lun. a sab. ore 10-12).
Fonte: Emilianet
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La struttura ospita cinquanta ampi box riscaldati per cani suddivisi in zona giorno e zona notte, e venti box più piccoli allestiti per accogliere i gatti
Il lavoro? Una moderna pensione extra lusso per cani e gatti

Che non si entri in comunità per isolarsi e vivere in un universo parallelo è un dato di fatto. La grande meta finale è infatti sempre la stessa: il reinserimento. Ma per raggiungere un fine tanto importante, è necessario acquisire delle professionalità. E al Gabbiano di Pieve Fissiraga si formano i ragazzi per un lavoro con utenti insoliti: i cani. Sì, la vecchia vocazione del cascinale nel verde della campagna lombarda, ossia l’allevamento di amici a quattro zampe, è rimasta invariata e si è arricchita di un nuovo dettaglio: «La Castagnina – afferma il maestro di lavoro e allevatore Giovanni Novaresi – offre un servizio di pensione che definirei extra lusso: abbiamo cinquanta ampi box riscaldati per cani suddivisi in zona giorno e zona notte, e venti box più piccoli per gatti, i quali possono anche godere di uno spazio controllato per sgranchirsi le gambe. Gli “ospiti” vengono interamente seguiti per quanto riguarda il vitto e l’alloggio e l’eventuale somministrazione di farmaci. Inoltre, un veterinario è a disposizione costantemente. In estate, i cani possono poi usufruire di un’apposita piscina e di una sala toelettatura. Sempre e comunque, infine, escono ben quattro volte al giorno». E se non è un servizio a cinque stelle questo, poco ci manca. Ma non è esclusivamente business l’attività della Castagnina: «Da qualche anno – continua Novaresi – affittiamo un’ala all’associazione animalista Laika e Balto di San Donato, che tratta cani randagi proponendo anche l’adozione agli interessati».Così, mentre si avvalgono della compagnia di fidati amici da seguire in tutto e per tutto con affetto e dedizione, alla Castagnina gli ospiti della comunità e le persone segnalate dal Sert e dall’Unità Operativa Inserimento Lavoro possono anche imparare un mestiere, con corsi di formazione ad hoc, sempre più specializzati. Come quello per toelettatori per un totale di ottanta ore e l’insolito corso per addestratori cinofili, un po’ più impegnativo – centoventi ore in tutto – in quanto basato sul corretto approccio e sulla relazione con il cane. «Da qualche anno – afferma il maestro – stiamo lavorando con un progetto dell’Asl e siamo diventati un centro cinofilo dotato di due campi di addestramento. Insegniamo le tecniche di difesa e utilità, proponiamo percorsi di agilità, risolviamo i problemi comportamentali dell’animale e alleniamo sul quadrato i cani per i concorsi di bellezza. Inoltre, prepariamo i “figuranti ufficiali”, ossia quelle persone che si fanno mordere durante le selezioni dei cani da lavoro. Da due anni, poi, abbiamo istituito un trofeo in onore di fratello Attilio Tavola, il fondatore della comunità».E i risultati non hanno tardato ad arrivare: «Alcuni ragazzi – afferma il direttore organizzativo e responsabile della comunità Massimo Pirovano – hanno trovato lavoro in canili e in negozi di toelettatura. Un giovane, inoltre, ha aperto un negozio tutto suo a Milano».A dimostrazione di come, ancora una volta, il sodalizio uomo-cane possa andare oltre ogni aspettativa.E.C.
Fonte: Il Cittadino(Lodi) del 19/08/2005
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IL CASO L’aggressore ha i capelli rasta e indossa abbigliamento da rapper. Appello del presidente dell’Enpa ai cittadini Picchia l’anziana volontaria e ruba un cane Un giovane senza fissa dimora ha preso a calci la donna che rifiutava di dargli un animale in adozione
Voleva a tutti costi Valery, un giovane lupoide di taglia media ospite del canile di Albate. Prima ha tentato con le buone, poi è passato alle maniere forti picchiando un’anziana volontaria e poi tornando nella notte a rubare il cane. L’assurda vicenda è iniziata mercoledì pomeriggio. Al canile di Albate, a due passi dal cimitero del quartiere di periferia, si presenta un ragazzo (ma secondo quanto riferiscono i testimoni potrebbe trattarsi anche di una ragazza con indosso abiti maschili): chiede di vedere i cani (la struttura ne ospita oltre un centinaio) e poi dice di volerne adottare uno. Il prescelto è un incrocio lupoide di taglia media, nero focato, di un anno e tre mesi. Inevitabili, a quel punto, le domande di rito della volontaria dell’Enpa – Valeria N. – che da vent’anni dà in adozione i cani. Alla richiesta del luogo di residenza, però, il ragazzo si inalbera e inizia ad inveire e a lanciare insulti contro la donna. «Mi ha detto di essere un giardiniere – ha detto la volontaria ai carabinieri di via Borgovico accompagnata dal presidente dell’Enpa Marco Marelli – ma questo non può bastare per ottenere un cane in affido. La prassi vuole che si accerti che l’aspirante proprietario disponga di un luogo idoneo per l’animale, ed è esattamente quello che ho fatto». La volontaria insiste nel chiedere le generalità, ma il ragazzotto (la descrizione parla di un’età compresa tra i 25 e i 30 anni, un metro e mezzo di altezza, pantaloni larghi da rapper con legata una catena, maglietta nera e berretto dello stesso colore, capelli rasati con al centro una cresta corvina) va su tutte le furie e dichiara di aver raccontato soltanto falsità e di essere in realtà un disoccupato senza fissa dimora. Poi si siede nel cortile esterno del canile e lì vi rimane per una mezz’ora circa finche si alza e si allontana. Pomeriggio infuocato concluso? Affatto. La signora Valeria rientra in ufficio, ma dopo appena pochi minuti viene presa per i capelli e colpita con calci e alcuni oggetti. Nonostante lo spavento continua a ripetere che per consegnare il cane deve avere delle garanzie. Per nulla intimorito l’aggressore lancia un’ultima minaccia prima della fuga: «tanto quel cane è mio e ve lo ruberò». La volontaria è terrorizzata oltre che dolorante e avverte dell’accaduto il presidente Marco Marelli. «Siamo andati dai carabinieri di Albate per sporgere immediatamente denuncia – dice -, ma ci hanno chiesto di ripassare oggi (ieri, ndr.). Non sapendo che peso dare alle minacce mi sono appostato in auto nei pressi del canile fino a mezzanotte circa poi, non vedendo nessuno, me ne sono andato». Ieri mattina, la scoperta di quanto era avvenuto durante la notte. La finestra laterale della struttura era stata distrutta e, di Valery, nessuna traccia. La gabbia richiusa, ma con all’interno soltanto l’amico quattrozampe Floriano. Affisse sulla grata le due tarhette: «Valery», «Floriano». Ai responsabili del canile non è rimasto altro da fare che sporgere denuncia contro ignoti per aggressione, danneggiamento e furto. Tutti i volontari lanciano però un appello per recuperare il cane. «E’ un lupo timidissimo e spaventato – dice Marelli – e chiediamo a chiunque lo riconosca di mettersi in contatto con i carabinieri chiamando il 112 oppure telefonando al numero 347/9131384. Ritrovare il cane potrebbe essere l’unica strada per individuare chi ha picchiato la collega e si è introdotto nel canile spaventando, tra l’altro, tutti gli animali. Ci appelliamo anche a chi ha sentito qualcosa, per risalire all’ora esatta in cui è avvenuto il furto». D’ora in avanti per poter entrare nel canile bisognerà mostrare un documento di identità. Gisella Roncoroni
Fonte: LA PROVINCIA DI COMO del 19/08/2005
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la testimonianza Parla la custode aggredita. Prima è stata afferrata per i capelli e poi presa a calci nella schiena «Ero da sola: ho pensato che volesse uccidermi»
(gi. ro.) È ancora spaventata, ma ricorda benissimo quella mano che le ha afferrato i capelli e quel piede che l’ha colpita più volte alla schiena semplicemente perché, prima di dare in adozione un cane, aveva chiesto le generalità e il luogo di residenza all’aspirante proprietario. «Erano quasi le tre del pomeriggio – racconta Valeria N., anziana signora che da vent’anni si occupa degli animali al canile Enpa di Albate – quando un individuo vestito in modo particolare si è presentato per adottare un cane. Prima mi ha detto che faceva il giardiniere nelle ville, ma quando gli ho fatto presente che avevo bisogno di conoscere il suo luogo di residenza per accertarne l’idoneità a tenere un animale, si è messo a urlare che mi aveva raccontato solo frottole e che in realtà era disoccupato». Il ragazzo tra i 25 e i 30 anni, alto un metro e cinquanta circa, capelli rasati con una cresta corvina, pantaloni larghi da rapper con una catena legata, basco nero in testa, dopo il rifiuto si è seduto per una buona mezz’ora all’ingresso del canile a pochi passi dal cimitero del quartiere. «Ad un certo punto – prosegue la signora Valeria – ho visto che si allontanava, ho tirato un sospiro di sollievo e sono rientrata in ufficio per compilare alcune schede. Improvvisamente ho sentito un colpo alla porta e ho visto quell’individuo afferrarmi per i capelli e trascinarmi fuori dal locale. Sentivo un gran male e poi mi ha sferrato un calcio nella schiena e mi ha lanciato alcune cose. Ho pensato che voleva uccidermi, anche perché in quel momento ero da sola». Il ragazzotto ha poi gridato un avvertimento destinato purtroppo a diventare realtà durante la notte: «Tanto quel cane ve lo rubo». Impossibile, nel tardo pomeriggio di mercoledì, sporgere denuncia alla sede dei carabinieri di Albate, e per questo la segnalazione alle forze dell’ordine è stata inoltrata ieri mattina includendo oltre all’aggressione anche il danneggiamento e il furto. Ieri infatti i volontari dell’Enpa, appena giunti al canile, hanno subito notato la portafinestra sul retro distrutta e la sparizione di Valery, lupoide un po’ timido che per qualche strano motivo aveva catturato l’attenzione fin dal pomeriggio del ragazzo disposto a tutto pur di portarlo con sé.
Fonte: La Provincia di Como del 19/08/2005
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Sfilata di cani stasera a Loano
Loano Top-model a quattro zampe: saranno i cani a sfilare questa sera, alle 21, allo Skating Club di Loano. “Cagnolando”è infatti una passerella canina organizzata dai volontari del Canile Enpa di Finale per raccogliere fondi a favore degli ospiti della struttura di accoglienza. Tutti i cani, di razza o meticci, potranno partecipare: basta iscriverli alla gara versando una quota di 7 euro. La raccolta delle adesioni si terrà oggi dalle 18 alle 20.30 in viale Libia 3, dietro a Palazzo Doria. Per i bambini invece è aperto un concorso “d’arte”: presentando un disegno sul tema “Il mio miglior amico a quattro zampe” (in questo caso la quota d’iscrizione è di 3 euro) i più piccoli riceveranno un omaggio, e per i lavori più belli verrà consegnato un premio.
Anche per i cani in passerella sono in palio molti riconoscimenti, poiché verranno premiati il più bello, il più simpatico, il più tenero e quello con la storia più emozionante. Infine premi speciali per il cane “Sciabalento” e per uno degli ospiti del canile: per non dimenticare che la serata è dedicata proprio ai cani in cerca di un padrone. L’incasso della serata sarà infatti interamente devoluto al canile di Finale. F. Mac.
Fonte: Il Secolo XIX del 19/08/2005
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“Rieducato” cane che morse al volto una bimba
LA STORIA – Si chiama “Stellina” ed è trattenuto nel canile comunale di Genova perché, esattamente un anno e un mese fa, morse al volto la bimba che aveva aperto la porta dello stanzino nel quale era rimasto chiuso per ore. Stellina è un cane fantasia, un incrocio tra un boxer e un rottweiler, 60 chili di peso che per colpa di quel morso (la bimba venne ricoverata al Gaslini con lesioni gravi al volto e dovette subire un delicatissimo intervento per evitare che riportasse profondi segni) è stato “internato” nel canile. Ma i volontari che lavorano nella struttura comunale, e che rieducano i cani difficili, si sono presi a cuore la storia di Stellina, partendo dal presupposto che quel giorno il cane era nervoso per la situazione ambientale che si era creata.
L’animale, infatti, era stato chiuso in uno stanzino, piuttosto stretto, dov’erano stati buttati stracci pieni di sangue: la sua padrona si era tagliata e, dopo aver tamponato la ferita, aveva buttato gli indumenti nello stesso locale dove in precedenza aveva chiuso il cane. Poi se n’era andata all’ospedale, lasciando Stellina bloccata all’interno. I due bambini presenti in quel momento in casa avevano sentito piangere il grosso cane e avevano aperto la porta. Stellina era spaventata e aggredì la bimba, mordendola al volto: per accelerare il trasporto della piccola all’ospedale era stato necessario l’impiego dell’elicottero. La sorte di Stellina era segnata: è stato spedita al canile, sotto sequestro. Ma i volontari della struttura di Genova sono certi che fatali si fossero rivelate situazioni contingenti. Così hanno deciso di rieducarlo e ci sono riusciti. Adesso l’esemplare si dimostra meno aggressivo e non è escluso che nelle prossime settimane possa essere adottato da nuovi padroni.
Fonte: Il Secolo XIX del 19/08/2005
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Nuove norme per identificare i cani
La provincia dà i numeri per la stagione di caccia: meno lepri nel carniere

Cacciatori, il carniere si svuota. La giunta provinciale di Lodi ha fissato nuovi parametri, assai più restrittivi dei precedenti, per quanto riguarda la caccia alla fauna stanziale. Ogni cacciatore non potrà catturare più di sei lepri e ventiquattro fagiani nell’arco dell’intera stagione venatoria. Il comunicato con il quale la provincia ha accompagnato le decisioni, prese nella mattina di ieri, riporta il seguente commento: «Le modifiche portano a compimento un paziente lavoro di sintesi delle varie istanze mosse dal territorio». Proprio “il territorio”, a questo punto, avrebbe richiesto la limitazione della caccia. Durante la seduta di giunta sono state decise anche le integrazioni al calendario venatorio regionale: in provincia di Lodi, la caccia in forma vagante da appostamento temporaneo è consentita dal 18 settembre 2005 al 30 gennaio 2006, mentre quella da appostamento fisso con l’uso di richiami vivi potrà essere praticata per cinque giorni settimanali nel periodo che va dal primo ottobre al 30 novembre. L’utilizzo del cane da seguita sarà consentito solo fino all’8 dicembre. Altre disposizioni riguardano la caccia alla femmina di fagiano (nell’Ambito Territoriale di Caccia Sud si chiuderà in anticipo, il 31 dicembre) ed il periodo per l’addestramento dei cani (dal 20 di agosto al 15 di settembre). Non solo brutte notizie, però, per le tante doppiette lodigiane: un accordo perfezionato tra l’ufficio veterinario della Asl di Lodi (per cui si sono adoperati il Direttore di prevenzione Giovanni Ferri, il responsabile dell’area C Gianclaudio Licenzi e il veterinario Enrico Rossi), la responsabile dell’ufficio caccia della provincia, Paola Rosa e la polizia provinciale, nella persona del comandante Angelo Ugoni, ha portato ad una nuova regolamentazione per l’identificazione dei cani. Fino a ieri, i cacciatori dovevano tenere con sé la documentazione relativa all’animale: un ingombro fin troppo grosso per chi, durante l’attività venatoria, può liberare fino a sei cani per volta. Dal 22 settembre, giorno della distribuzione dei tesserini venatori, sarà possibile ritirare un modulo di autocertificazione nel quale inserire i dati relativi ai propri cani, senza dover più “circolare” con ingombranti cartelle per i passaporti di ogni singolo esemplare. Per ottenere il rilascio dei tesserini venatori, infine, ci si dovrà rivolgere alla sede della provincia in via Grandi a Lodi, dal 22 agosto al 17 settembre.Paolo Migliorini
Fonte: Il Cittadino (Centro Lodigiano) del 19 agosto 2005
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Valmadrera (LC) Allarme bracconaggio per i cinghiali del Moregallo
LECCO Per la terza stagione la caccia al cinghiale è iniziata anche in provincia di Lecco, precisamente nei comuni di Suello, Cesana, Civate, Valmadrera e Oliveto Lario. Si tratta di una preda particolarmente ambita, anche dai bracconieri. Per catturarla, i lecchesi fanno una vitaccia soprattutto rispetto ai colleghi comaschi. La caccia di selezione ha infatti regole precise. Niente battute e nessun

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