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Monday May 28th 2018

Notiziario animalista

Nella nostra breve vita che trascorre all’ombra dell’indifferenza e del cinismo, l’unica compagna che ci è accanto è la sofferenza. Le stalle in cui trascorriamo le giornate sono terribili. Catene, gabbie, pavimenti coperti di liquami, senza un luogo dove poter riposare o un prato in cui muoversi. Esistiamo, ma nessuno lo capisce.
Ciò che volete voi umani è solo la nostra carne e per averla siete disposti ad annientare lo spirito che c’è in noi. Guardateci: abbiamo occhi, respiriamo e gridiamo di dolore. Davvero credete che non sappiamo amare? Quanta stoltezza nei vostri cuori. Quanta crudeltà e grettezza nell’animo umano.
Non ci conoscete, perché non volete conoscerci. Non capite, perché è più facile non farlo. Siamo condannati a morire prima del tempo a causa del vostro comportamento assassino. Le lacrime di un animale non contano nulla, eppure il nostro pianto è proprio come il vostro: cocente, disperato, vero!!
Fonte: http://www.bairo.info/pag142.html
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http://www.enpa.it/cgi-bin/Public/foto/12925_ringo.jpg
Smarrito in Vignate (MI), segugio maschio appena dato in adozione. E’ molto impaurito, è probabile che vaghi per le campagne tra Milano, Cremona, Bergamo, Brescia, Lodi. Se avete amici, conoscenti in quelle zone passate parola. Aiutateci per favore. Telefono: 329-2162350 Email: resy@email.it
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Dieci pitbull aggrediscono passante
Cologno Monzese: è emergenza randagi

Dieci cuccioli di pitbull, probabilmente abbandonati dal loro padrone durante le vacanze estive, hanno aggredito un uomo di Cologno Monzese che passeggiava con il suo cane nei pressi di via Campania. L’uomo ha appena fatto in tempo a prendere in braccio il suo amato meticcio ma scappando è stato morso ad una mano. Soccorso e medicato, ora sta bene. Il branco è stato catturato e portato al canile comunale.
La caccia grossa, dopo l’allarme dato da alcuni passanti che avevano assitito alla scena, è subito cominciata richiamando nella zona gli agenti della polizia locale e l’accalappiacani. Dopo aver soccorso l’uomo ferito è cominciato un inseguimento che si è concluso con la cattura dei dieci cuccioli.
I pitbull sono stati portati al canile comunale dove si sta cercando di risalire alla loro provenienza e ai proprietari, impresa però resa difficile dalla mancanza di medagliette identificative e di tatuaggi. Ci si chiede che cosa facessero dei cani di razza, relativamente ben tenuti, nella zona industriale di Cologno Monzese.
Probabilmente abbandonati dai loro padroni che partono per le vacanze lasciandoli sul ciglio della strada lontano da casa, si sono rifugiati dentro i capannoni e le officine che sorgono lungo il Lambro al confine con Sesto San Giovanni insieme ad altre decine di randagi che si rifugiano lì di notte.
Spinti dalla fame, nei giorni scorsi hanno divorato numerose galline, due capretti e persino un asinello. Ci sarebbe una relazione ben precisa tra l’incremento di razzie nei pollai e negli orti delle vicinanze della zona industriale di Cologno e il numero crescente di cani abbandonati dall’inizio dell’estate. Molti di loro sono cani di razza, che traditi dai loro irresponsabili padroni, si alleano ai cani bastardi, randagi di lungo corso e imparano i trucchi della sopravvivenza.
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Fonte: TGCOM
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Addestramento cani: ecco norme e calendari
CACCIAPENSIERI
a cura della Federcaccia
Tra le competenze che la legge regionale sulla caccia assegna alle Province c’è anche quella per la disciplina dell’addestramento e allenamento dei cani nei trenta giorni che precedono l’apertura generale della stagione venatoria. Vediamo nel dettaglio come tale attività è normata a Brescia. 1) Nell’ambito unico di pianura l’allenamento è consentito dal 20 agosto all’11 settembre per cinque giorni alla settimana, esclusi il martedì e il venerdì, ed è subordinato al possesso del tesserino venatorio regionale con indicata l’appartenenza all’ambito unico o al versamento della quota corrispondente al tipo di caccia prescelto nell’ambito stesso. Da notare, che diversamente dagli scorsi anni, nel territorio di Montisola sarà possibile addestrare e allenare i cani da seguita negli stessi giorni e con le stesse modalità del restante territorio di pianura. 2) Nella zona faunistica delle Alpi, le regole sono un po’ più complesse e diversificate, soprattutto nel comparto di maggior tutela – zona A – dove la determinazione delle giornate per l’addestramento dei cani è lasciata alla decisione dei comitati dei comprensori. Una novità importante riguarda il cane da seguita, il cui addestramento fino allo scorso anno era vietato nel comparto di maggior tutela. Il divieto non è più presente nel nuovo regolamento regionale n.16 del 4 agosto 2003, capo IV esercizio venatorio in zona Alpi. Da qui la decisione dell’assessore Sala di consentire l’addestramento anche nella zona A delle Alpi, nei giorni stabiliti dai singoli comprensori. L’addestramento e l’allenamento dei cani nei comprensori alpini è subordinato al versamento della quota di accesso per la caccia in forma vagante nel Comprensorio di appartenenza. I cacciatori, iscritti nei comprensori alpini, che praticano la caccia da appostamento fisso potranno allenare e addestrare il cane soltanto nel comparto B, di minor tutela, del comprensorio di appartenenza , tenendo conto che tale possibilità è subordinata al versamento della quota di accesso per la caccia da appostamento fisso al comprensorio stesso. In zona Alpi l’addestramento è così regolamentato: a) nella zona di maggior tutela (comparto A) dal 31 agosto al 14 settembre, il mercoledì e la domenica; con ulteriori limitazioni nel comprensorio di Edolo – C2 – dove l’addestramento nella zona A è consentito soltanto dal 14 al 25 settembre e nel comprensorio di Valle Sabbia – C 6 – dove nel comparto A è consentito solo nei giorni 7 -11- 14 settembre. b) nel comparto di minor tutela – zona B – l’addestramento è consentito in tutti i comprensori dal 20 agosto all’11 settembre, il mercoledì, il sabato e la domenica. Alcune norme che si applicano sia alla zona Alpi sia alla pianura. L’addestramento e l’allenamento dei cani è vietato in tutte le zone in cui, per qualsiasi motivo, non è ammesso il prelievo venatorio come i fondi chiusi, le zone rosse, le oasi, le zone di ripopolamento e cattura ecc… Infine, giova ricordare che l’addestramento è consentito soltanto nei terreni incolti liberi da colture in atto e nei terreni boschivi, fatta eccezione per quelli di recente rimboschimento se tabellati. * Festa del cacciatore a Cellatica nel fine settimana a partire da venerdì, con prova su starne sabato 20 ore 14,30 e domenica 21 ore 6 in località Barco; il ricavato della festa andrà in beneficenza al «Villaggio della speranza» Dodoma Tanzania per la cura dei bambini HIV positivi. * Domenica 7 agosto si è disputata a Viadana-Suzzara la semifinale regionale della 4° Coppa Italia con cani da ferma. Hanno acquisito il diritto di accedere alla prova finale Luigi Rodenghi di Passirano con il setter inglese Alex e Gianfranco Lanzi di Borgo San Giacomo con gli epagneul breton Plico dei Fiorindo e Penotto. *Con un po’ di ritardo, ma con grande soddisfazione, vogliamo segnalare le imprese sportive del federcacciatore della sezione cittadina Claudio Franzoni, capace di vincere l’oro a squadre nei campionati europei di double trap a Belgrado, ottenendo tra l’altro nella classifica individuale un ottimo settimo posto e di ripetere il successo anche nel campionato del mondo con il primo posto della squadra italiana e con un personale ottavo posto, primo fra i tiratori azzurri.
Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
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ANIMALI ILLUSTRI
Cittadini onorari di Lampedusa
Sono un delfino e una tartaruga
Lampedusa (Agrigento), 17 agosto 2005 – Si chiamano Mistral e Speedy i due personaggi ‘molto speciali’ che vivono nelle Isole Pelagie e a cui è stata conferita la ‘cittadinanza onoraria’ di Lampedusa e Linosa.
Si tratta di due abitanti d’eccezione che si sono distinti peraver contribuito a valorizzare lo straordinario patrimonio naturale di queste piccole isole siciliane che rappresentano il lembo più meridionale dell’Italia. Solo che questa volta non si tratta – come sarebbe naturale pensare – di persone illustri, bensì di animali altrettanto illustri: Mistral e Speedy sono infatti un delfino della specie ‘Tursiops truncatus’ e una tartaruga marina della specie ‘Caretta caretta’, due specie minacciate sebbene siano protette dalla normativa nazionale e internazionale sulla biodiversità.
Il conferimento della cittadinanza onoraria è avvenuto in occasione della tappa a Lampedusa del ‘Veliero dei Delfini’, la campagna di sensibilizzazione in difesa dei cetacei e della biodiversità del Mediterraneo del CTS Ambiente e promossa dal Ministero dell’Ambientee dal Comando Generale della Capitaneria di Porto.
Mistral e Martina hanno trovato nelle acque cristalline di queste isole dove è stata recentemente istituita una Riserva Marina – gestita proprio dal Comune di Lampedusa e Linosa – l’habitat ideale per la loro sopravvivenza. Peraltro, il delfino Mistral è come un amico di vecchia data dell’isola, in quanto è stato avvistato per la prima volta a Lampedusa nell’estate del 1996 dai biologi del CentroRicerca Delfini del CTS Ambiente. Si tratta di un maschio adulto di circa 3 metri di lunghezza. Il branco al quale appartiene questo delfino, riconoscibile dal profilo molto falcato della sua pinna dorsale, è composto da tre adulti ed un giovane. Mistral frequenta abitualmente le acque intorno a Lampedusa dove scorrazza tutto l’anno con altri delfini.
Quanto a Speedy, è una tartaruga recuperata in fin di vita da un pescatore la scorsa estate e ricoverata a Linosa presso il Centro Recupero Tartarughe Marine del CTS Ambiente, un piccolo ospedale attrezzato proprio per la cura e la riabilitazione di questi rettili che molto spesso vengono catturati accidentalmente dai pescatori. In questo caso, Speedy aveva ingerito una lenza che si era aggrovigliata intorno all’intestino. Grazie ad una serie d’interventi chirurgici e alle cure dei veterinari e dei biologi delCTS Ambiente, a distanza di un anno Speedy sta di nuovo bene. Adesso è infatti tornata ad alimentarsi e ha raggiunto il peso di 15 Kge la lunghezza di circa 50 cm. In questo momento è in una vasca di riabilitazione e probabilmente entro la fine dell’estate potrà tornarea nuotare libera.
Circa il conferimento di questa singolare ‘cittadinanza onoraria’ ai due animali, il sindaco di Lampedusa, Bruno Siragusa, commentache ‘ci è sembrato un atto dovuto nei confronti di queste specie che oltre a rappresentare da sempre una straordinaria ricchezza in termini di biodiversità per il nostro mare costituiscono anche una grande occasione per lo sviluppo socio-economico delle nostre isole. La presenza stabile di questi animali nel nostro mare, infatti, oltre a costituire un indice dell’ottimo stato di salute delle nostre acque, permette lo sviluppo di forme di ecoturismo, quali per esempio il dolphin watching, che possono vedere coinvolti giovani e pescatori locali, creando nuove opportunità di occupazione’.
Fonte: QN.QUOTIDIANO.NET
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Veneto. Sulla caccia un fuoco di polemiche
Entra oggi in vigore la nuova legge

Venezia – La pubblicazione della legge regionale sulla caccia agli uccelli protetti sul bollettino ufficiale della Regione Veneto (Bur) di ieri, ha scatenato le polemiche delle associazioni che si battono per l’abolizione della caccia. La legge, che entrerà in vigore oggi, autorizza fino al 2010 la caccia di uccelli selvatici appartenenti a specie protette. Ogni cacciatore potrà abbattere fino ad un limite massimo giornaliero di 20 capi per specie ad esclusione della peppola, per la quale il carniere si deve limitare a 5 capi.
«Questa legge va contro ogni principio scientifico e tecnico violando le rigide procedure previste dalla Direttiva Uccelli per la caccia in deroga – ha commentato il presidente della Lega Abolizione Caccia (Lac), Andrea Zanoni – e contiene, inoltre, delle disposizioni assurde come quella che prevede l’annotazione dei capi a fine giornata di caccia anziché appena abbattuti consentendo ai cacciatori di azzerare più volte al giorno il carniere. Con questa legge il Veneto diventa la regione più permissiva d’Europa dove si potrà cacciare per legge il maggior numero di specie di uccelli e nella maniera meno controllata che nel resto di tutta Europa».D’ora in poi – spiegano gli animalisti – potranno infatti essere abbattuti complessivamente da ognuno dei 60.590 cacciatori presenti in Veneto 525 uccelli protetti l’anno, per un totale stagionale di 31.089.750 capi pari a 159.048.750 capi per le 5 stagioni di caccia autorizzate.
Fonte: IL GAZZETTINO DI NORD EST
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Animali in mostra Via Arino si trasforma in un’oasi di campagna
Dolo (VE) – Oltre settemila persone si sono aggirate per tutta la mattina di ieri tra gli stand della “Fiera degli animali”, organizzata in concomitanza con i festeggiamenti di San Rocco. Un appuntamento diventato ormai un classico e che, per un giorno, ha trasformato la trafficata via Arino in un’oasi di campagna, accompagnata ad espositori di vario genere e con le giostre ad incorniciare il tutto. Molte le famiglie che hanno voluto vedere da vicino le varie specie di animali esposte, dai pulcini alle oche, per passare attraverso i più svariati tipi di canarini, che con il loro canto hanno allietato la già gioiosa atmosfera. Tanti i bambini che, con la curiosità propria di quell’età, si sono soffermati a lungo, tentando di convincere i genitori a portare le più svariate specie di animali. In concomitanza con la fiera, gli organizzatori avevano promosso anche lo “Spriz di San Rocco” che ha riscosso un particolare successo: molti visitatori hanno gradito la bevanda, dopo una passeggiata tra gli stand. Altrettanti, invece, si sono diretti verso il patronato di Dolo, dove la parrocchia aveva allestito un punto ristoro, che in questi giorni di festa è stato letteralmente preso d’assalto. Un piccolo neo è stato provocato dalla chiusura di parte di via Arino e dall’ingente numero di partecipanti, che hanno invaso Dolo di auto, in particolare nella zona del nuovo stadio e nelle vie limitrofi. Ma i disagi sono stati minimi. Intanto per stasera è atteso il gran finale della festa di San Rocco, con il più classico, ma sempre atteso, spettacolo pirotecnico. Gianluigi Dal Corso
Fonte: IL GAZZETTINO DI PADOVA
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Quindici gattini in cerca di casa
L’associazione Uomo natura animali e la Lega antivivisezione lanciano un appello. Ci sono 15 gattini in attesa di adozione, pronti a dare affetto in cambio di poche cure. I mici si trovano al canile in via Baruchello, poiché erano stati abbandonati. Sono tutti vaccinati. «Un gatto dà meno problemi della custodia di un cane», spiegano Una e Lav. I volontari sono disponibili ai numeri 349/2213358 e 0425/35772 (canile) e ad aiutare chi deve andare in vacanza e non sa a chi affidare i propri animali.
Fonte: IL GAZZETTINO DI ROVIGO
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PARCO DI VEIO – Brucellosi, allarme anche a Magliano
Ancora sconosciuto il numero di capi infetti. Timori per la macellazione clandestina

di FABIO MARRICCHI
Si fa sempre più preoccupante l’allarme brucellosi e tubercolosi nei terreni all’interno del Parco di Veio. Dopo Riano, Sacrofano e Campagnano, adesso la malattia sembra si sia trasmessa anche ai capi bovini di Magliano Romano. Una diffusione a macchia d’olio del contagio che preoccupa molto il dipartimento di prevenzione veterinaria della Asl Roma F di Rignano Flaminio. I medici dell’azienda sanitaria continuano a mandare comunicazioni ai comuni e al Corpo forestale dello Stato di Castelnuovo di Porto.
I primi casi di brucellosi e Tbc sono stati riscontrati dai veterinari della Asl alla fine dell’anno scorso, prima a Riano, poi a Sacrofano. Da qui le prime ordinanze di abbattimento dei capi infetti: non c’è nessun’altro modo per fermare l’evolversi di una patologia che potrebbe infettare anche altri animali e che risulta pericolosa per l’uomo.
La Asl ha più volte lamentato che molti allevatori non collaborano con le autorità sanitarie, rifiutandosi di far visitare i propri animali. Anche se i rappresentanti delle università possidenti bestiame affermano che la malattia è sotto controllo e che i capi infetti sono stati abbattuti, la situazione generale è tutt’altro che chiara. Non si conosce l’effettivo numero dei bovini presenti nei pascoli di Veio. La Forestale parla di molte centinaia, anche perchè, sostengono gli agenti, non tutti i bovini sono registrati come dovrebbe.
Preoccupante, in particolare, il fenomeno delle macellazioni clandestine, che sfuggono ovviamente ai controlli sanitari previsti dalla legge, così come insospettiscono i diversi furti di vitelli che continuano ad essere denunciati. Non si sa effettivamente che fine facciano questi animali, anche se appare molto probabile che vengano macellati e che la carne finisca in un giro di vendite clandestine. Uno di questi fu scoperto poco più di un anno fa tra Sacrofano e Formello.
Fonte: IL MESSAGGERO
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Una pioggia di fulmini uccide oltre cento tra pecore e capre
di STEFANO DE ANGELIS
Una pioggia di fulmini ha folgorato oltre 100 capi di ovini che pascolavano sulle montagne di Picinisco, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. In due giorni sono rimaste uccise poco più di cinquanta capre e altrettante pecore, freddate da una vera tempesta di scariche elettriche arrivate dal cielo. Alcune sono state rinvenute carbonizzate. Tutta colpa del nubifragio che si è abbattuto nelle ore serali e notturne di sabato e lunedì sui monti di Picinisco, intorno ai 1.500 metri circa di altitudine. Soprattutto l’altra notte si è sfiorata una carneficina di ovini senza precedenti. Tra le 23 e le 24, infatti, la zona di Prati di Mezzo, dove in quel momento sostavano circa 5.000 ovini scesi dal pascolo di alta quota, è stata interessata da un violento temporale. Fulmini, lampi, grandine e tanta acqua hanno imperversato a lungo. Gli stessi allevatori si sono rifugiati nelle roulotte. Poi a temporale finito hanno effettuato la macabra scoperta: capre e pecore stramazzate a terra, colpite dai fulmini. Una scena drammatica. All’alba hanno telefonato al sindaco di Picinisco, al quale hanno raccontato quanto era accaduto. Il primo cittadino si è immediatamente attivato. Sul posto sono giunti uomini della Forestale, della protezione civile, guardie del Parco Nazionale, vigili del fuoco e medici veterinari. Dopo aver accertato la strage di animali, si sono adoperati per il recupero delle carcasse, che saranno al più presto bruciate in un inceneritore. E già ieri mattina il sindaco Ferrera ha preso carta e penna e ha indirizzato una lettera ai politici. “Ho scritto a chi governa la Regione e la Provincia chiedendo un indennizzo in favore dei due allevatori, entrambi di Picinisco, proprietari delle mandrie colpite dalla sciagura – commenta il sindaco Ferrera -. Per una questione di igiene è già iniziato il recupero degli animali morti. Per i settanta ovini, in prevalenza capre, rimasti uccisi dai fulmini tra lunedì e martedì notte le operazioni sono più semplici, mentre per i trenta stroncati sabato in località “Costa dell’asino”, a 1.600 metri, sono più complicate. Trattandosi di una zona boschiva, quindi impervia, è necessario l’impiego di un elicottero. I due allevatori hanno subito danni ingenti – prosegue il sindaco -. A quanto pare, infatti, alcune femmine erano anche incinte. Qui da noi – sottolinea – la pastorizia per alcuni rappresenta ancora l’unica forma di sostentamento. Nel periodo in cui gli animali vengono portati a pascolare ad alta quota, anche gli stessi allevatori vanno a vivere in montagna. L’altra notte hanno trovato rifugio nella loro roulotte. Raccontano di aver rischiato grosso in quanto i fulmini sono caduti anche a pochi passi da loro”. Intanto, un altro nubifragio ha rovinato un’escursione a 25 giovani scout di Lecce di età compresa tra i 16 e i 30 anni. Erano partiti lunedì dalla Val Fondillo diretti a Canneto (Settefrati). Lungo il sentiero, però, sono stati sorpresi da una tempesta di grandine (sono caduti 20 cm) e si sono persi. Alle 19 è scattato l’allarme. Il Soccorso Alpino si è messo sulle loro tracce individuandoli alle 21.30 circa in località Valico dell’Orso (versante laziale del Parco), a 1.600 metri. Tutti erano stati colti da un principio di congelamento e una ragazza accusava sintomi di ipotermia. Tre giovani sono stati trasportati in ospedale per alcune ferite agli arti inferiori.
Fonte: IL MESSAGGERO
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Le cellule isolate e coltivate in un laboratorio in Scozia
Tutte le speranze per combattere lesioni al midollo e morbo di Parkinson
Staminali, nuove cure per il cervello scoperte da scienziati italiani “emigrati”

di ELENA DUSI
ROMA – Nella bottiglia sollevata in aria per esaminarla meglio non c’è un liquido qualsiasi: siamo in un laboratorio dell’università di Edimburgo, e un’equipe di scienziati italiani e scozzesi ha appena prodotto per la prima volta in provetta un cocktail di cellule del cervello umano. È l’ultimo frutto della ricerca sulle staminali, che all’orizzonte vede nuovi farmaci e la cura di malattie del cervello come Parkinson’s, sclerosi, còrea di Huntington, lesioni del midollo spinale.
L’Italia ha partecipato all’esperimento con un ruolo di primo piano, ma nel nostro paese la ricerca sulle staminali è vincolata da una legge più restrittiva di quella britannica, e così è a Edimburgo che il cocktail di cellule del cervello è stato ottenuto, ed è da lì che le immagini dell’esperimento sono state divulgate. Spiega Elena Cattaneo, che insegna farmacologia all’università di Milano, ed ha partecipato allo studio: “Con la legge che abbiamo appena riconfermato tramite referendum rimarremo sempre dipendenti dall’estero”.
Quando una goccia dalla bottiglia è stata prelevata, e messa sotto il microscopio, sono comparsi i neuroni e tutti gli altri tipi di cellule che formano la struttura del nostro organo del pensiero. Un cervello in bottiglia? “Beh, non proprio” risponde Luciano Conti, ricercatore del dipartimento di scienze farmacologiche dell’università di Milano, che molti mesi ha trascorso nel laboratorio di Edimburgo. “Il liquido contiene tutti gli ingredienti che compongono il cervello umano, ma disposti in maniera caotica, senza nessuno dei circuiti ordinati che ci caratterizzano”.
È la prima volta che le cellule staminali dell’embrione umano vengono prelevate così come sono, prive di qualunque specializzazione. Poi fatte proliferare mantenendole allo stato di “bambine”, e solo alla fine indotte a specializzarsi in neuroni, astrociti e oligodendrociti: i tre tipi di cellule che formano il cervello umano. “Finora eravamo capaci di isolare staminali dal cervello, ma mescolate alle cellule mature. E non sapevamo controllarle, cioè farle proliferare mantenendole allo stadio di bambine e poi chieder loro di specializzarsi. La tecnica non è ancora precisa al cento per cento, ma questa nostra ricerca è un punto di partenza per ulteriori sviluppi”.
Lo studio, apparso ieri nella Public Library of Science (una rivista accessibile a tutti via internet, senza bisogno di alcun abbonamento), apre la porta a diverse vie di ricerca. “Da un lato – prosegue Conti – lo studio dei fattori di controllo delle cellule staminali. Dall’altro potremo simulare le malattie del cervello in una provetta. E quindi testare farmaci e terapie con maggiore efficacia”. Salvando tra l’altro molti animali di laboratorio e accelerando i tempi tecnici delle sperimentazioni.
Anche se occorreranno periodi di studio lunghi, il successo di ieri pone le premesse per la produzione di tessuto neurale in laboratorio, e per il suo impianto nel cervello per curare Parkinson’s, lesioni del midollo spinale, sclerosi e la terribile Còrea di Huntington (ma solo dopo aver corretto il gene responsabile del male).
Che ruolo avrà il nostro paese in queste ricerche di frontiera? “In Italia non possiamo derivare nuove linee di cellule staminali, ma possiamo importarle dall’estero” spiega Cattaneo. La legge è restrittiva, ma sembra facilmente aggirabile. “Anche se – prosegue la professoressa – non sempre è così agevole. A Edimburgo, per esempio, avevano appena messo a punto una nuova tecnica per derivare staminali purissime dagli embrioni in sovrannumero. Il loro metodo per la prima volta non prevede l’uso di mezzi di coltura che contengano sostanze animali. Non ci avrebbero ceduto le loro cellule, allora siamo stati noi a portare la nostra competenza in fatto di staminali del cervello da loro”. Il risultato pubblicato ieri deriva comunque da uno sforzo europeo più ampio.
L’università di Milano, quella di Edimburgo e altri 25 laboratori in Europa fanno parte del consorzio Eurostemcell. Un modo di unire le forze per portare avanti la ricerca sulle cellule staminali. E una strategia che rimette in discussione il ruolo della legislazione nazionale in un mondo scientifico che preferisce la strada della divisione internazionale dei compiti.
Fonte: LA REPUBBLICA
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Sorprendenti risultati di uno studio made in Usa
Individuato nei topi un gene che protegge dall’invecchiamento ed è in grado di rallentare la proliferazione dei tumori nell’uomo

Roma. E’ stato scoperto nei topi, ma si trova anche nell’uomo, uno dei geni cruciali nel controllare il processo di invecchiamento: se viene eliminato, l’organismo comincia a invecchiare rapidamente e muore in breve tempo.
La scoperta viene dal laboratorio statunitense di Cold Spring Harbor e sarà pubblicata nel numero di settembre della rivista internazionale Genes & Development, anticipata on line oggi. «Invecchiamento e tumori sono le due facce della stessa medaglia: nel primo un caso le cellule smettono di dividersi e nell’altro non possono smettere di farlo», ha osservato la ricercatrice che ha coordinato il lavoro, Alea Mills, esperta di genomica funzionale. Il suo lavoro consiste nel comprendere la funzione del geni coinvolti nello sviluppo del cancro. Per questo crea in laboratorio modelli animali che riproducano lo sviluppo dei tumori nell’uomo allo scopo di poter osservare direttamente tutte le fasi di questo processo e scoprire nuovi bersagli per combattere la malattia.
E’ accaduto così che, lavorando su uno dei geni coinvolti nello sviluppo dei tumori, il p63, la ricercatrice ha osservato un effetto inatteso: «Per comprendere il modo in cui questo gene lavora abbiamo messo a punto un sistema per eliminarlo dai tessuti di un topo adulto». Entrambe le copie del gene sono state eliminate da particolari tessuti, fra i quali la pelle, una volta che gli animali hanno raggiunto la maturità. «Quello che ci ha colpito – ha detto la ricercatrice – è che i topi privati di questo gene invecchiavano prematuramente».
Vale a dire che in un tempo brevissimo, mettendo a confronto topi della stessa età con e senza il gene p63, i ricercatori hanno visto il topo adulto privato del gene incurvarsi, perdere pelo, peso e tono muscolare. L’assenza del gene p63 aveva scatenato un processo di invecchiamento precoce. Di conseguenza il ruolo del gene p63 è ancora più importante di quanto si immaginasse: è un vero e proprio guardiano che difende la cellula da ogni tipo di alterazione, sia da quelle tumorali sia da quelle che ne causano l’invecchiamento. «Riteniamo – ha osservato la ricercatrice – che avere la giusta quantità della proteina p63 nelle cellule giuste possa creare un equilibrio che permetta agli organismi di vivere relativamente liberi dai tumori per un periodo ragionevolmente lungo».
Fonte: LA SICILIA (Interni_Esteri)
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Zanzara tigre, un nuovo allarme
CESENA – Le piogge del week end di Ferragosto hanno rispolverato un’allarme che sembrava rientrato, almeno per questo periodo estivo. Ci sono forti timori, adesso, legati alla presenza di zanzara tigre nel Cesenate.Ne ha discusso diffusamente ieri mattina la giunta comunale. Il motivo è presto detto: la maggiore presenza d’acqua nei tombini ma anche di pozzanghere in giro per la città, oltre al riempirsi di fossati e rigagnoli d’acqua vari, potenzia la capacità riproduttiva delle zanzare tigre che necessitano di acqua stagnante per depositare le uova. Il timore, dopo queste piogge (e quelle previste per la settimana) è che il numero di esemplari possa velocemente moltiplicarsi creando disagi a profusione alla popolazione.Per questo la giunta ha deciso di compiere un intervento straordinario di disinfestazione. Tutte le aree verdi cittadine saranno oggetto di nebulizzazione di prodotti contro questo insetto. Nel mirino ci sono in particolar modo le femmine che portano co sè la capacità riproduttiva. Verranno irrorate le aree verdi di tutta la città con un programma d’intervento a breve scadenza. Ciò dovrebbe permettere ai cesenati di vivere più serenamente la fine dell’estate. Naturalmente il calendario delle disinfestazioni, in molti luoghi, dovrà essere reso noto per permettere ai residenti la chiusura delle finestre al passaggio dei mezzi di disinfestazione.La giunta, sempre ieri, si è dovuta occupare anche di altri aspetti legati alla lotta agli animali indesiderati. Sul piatto c’erano anche i topi. Motivo: gli appalti di derattizzazione hanno un costo molto elevato (attorno ai 225 mila euro l’anno) e le nuove normative impongono che per lavori simili serva un bando europeo. Questo verrà presto redatto ed avrà validità per i prossimi 3 anni.
Fonte: CORRIERE DI ROMAGNA (Edizione di: CESENA)
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Giarre: il triste fenomeno dei cani abbandonati L’«Arca» rifugio di tanti cuccioli in attesa di adozione
Sono 150 mila i cani che ogni anno vengono abbandonati sulle strade italiane. Un numero alto, troppo alto per pensare che le campagne di sensibilizzazione promosse proprio per contrastare questo fenomeno, siano andate a buon fine. Abbandonati sulle strade nella prospettiva che la loro condizione tocchi il cuore di un passante, quelli che in tanti definiscono amici a quattro zampe, per troppi, in verità rappresentano solo una distrazione momentanea. 150 mila abbandoni, un dato che ogni anno cresce del 10 %.
A Giarre da anni, ormai, l’Arca, offre un ricovero “momentaneo” – come una delle volontarie, la prof.ssa Valeria Cundari tiene a sottolineare. «Il nostro – continua Cundari – è un rifugio temporaneo dove questi piccoli amici restano in attesa di adozione, ma noi prendiamo solo cuccioli e badiamo a loro solo fino al momento dell’adozione, per questo allestiamo il nostro stand in occasione di feste locali e portiamo con noi i cuccioli nella speranza di farne adottare qualcuno. Purtroppo la gente pensa che noi accogliamo cani e gatti e così vengono a bussare alla nostra porta per lasciare i loro animali, vecchi o cuccioli che siano o perché hanno trovato un randagio sulla strada ma è giusto che sappiano che a prendersi cura di questi animali dovrebbero essere i comuni. Qui facciamo solo volontariato, eppure anche i comuni continuano a portarci animali e non si attivano per le sterilizzazioni. In questo momento per esempio ne abbiamo 5 dal comune di Riposto e 7 da Giarre».
Intanto da marzo, continua il via vai di gente che bussa alla porta dell’Arca per lasciare il proprio cane, una situazione difficile per questi volontari che ribadiscono come l’organo di pertinenza sia il Comune e dal canto loro spiegano che possono solo prendere cuccioli in attesa di farli adottare. Pochi volontari che si autofinanziano, tante le richieste di lasciare i propri cani, in 4 anni 1400 animali dati in adozione e tanta passione per questi piccoli amici a quattro zampe ma anche tanti sacrifici per curare quelli che avrebbero dovuto essere i migliori amici dei loro padroni, padroni che in vista dell’estate hanno pensato bene di liberarsene. «Se non altro – commenta uno dei volontari – adesso hanno smesso di legarli al cancello, entrano e chiedono di lasciarli ma noi non possiamo sostituirci a chi potrebbe e dovrebbe avere gli strumenti necessari per la tutela di questi animali».
Eleonora Cosentino
Fonte: LA SICILIA (Catania_Provincia)
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Altera il fucile, cacciatore denunciato
ACQUASPARTA – Un uomo di 45 anni è stato denunciato per avere aumentato la potenza di fuoco di uno dei suoi fucili da caccia: scopo della modifica, svolgere attività di bracconaggio. Almeno secondo l’ipotesi avanzata dalle forze dell’ordine.
Il cacciatore è stato fermato in prossimità di un bosco. Aveva appena tolto l’arma dalla custodia e si preparava ad inoltrarsi tra la fitta vegetazione. Una pattuglia dei Carabinieri, dopo avere controllato documenti e licenza di caccia, ha esaminato il fucile. E’ bastata un’occhiata perché i militari si accorgessero dell’alterazione del fucile.
Fonte: IL MESSAGGERO (Umbria)
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SANT’ANASTASIA. LA PROPRIETARIA AVEVA DIMENTICATO LE CHIAVI DI CASA
Volontario si cala dal tetto: salvi coniglio e canarini

Sant’Anastasia. Una rocambolesca impresa: prendere una scala e una corda e calarsi dal tetto per un salvataggio. I protagonisti stavolta non sono supereroi, ma volontari che salvano dall’abbandono un coniglio e due canarini, rimasti senza cibo e acqua. Accade d’agosto, quando la voglia di vacanza prende tutti e gli animali domestici si dimenticano sul ciglio di un’autostrada. Stavolta però la causa della dimenticanza è stata una distrazione: una giovane donna di Sant’Anastasia va a lavoro lascia le chiavi in casa e si accorge, dopo poco, che nell’appartamento ci sono il coniglio e due canarini, rimasti senza cibo, i suoi animali domestici, curati con amore, ma prigionieri adesso tra quelle pareti. La donna preoccupata telefona al fidanzato, chiedendogli di intervenire. L’uomo chiede l’aiuto della polizia municipale che, a sua volta, chiama la Protezione Civile: uno dei volontari arriva sul posto e scopre che la casa, dove sono prigionieri gli animali, è al quarto piano di uno stabile in via Arco. L’impresa non è facile, ma possibile. Nessuna esitazione: la Protezione Civile mette a disposizione una squadra e un giovane volontario arriva nell’appartamento, si cala dall’alto ed entra. La prima cosa che fa è dar da mangiare al coniglio e ai canarini, poi apre la porta e fa entrare la giovane donna distratta. a.i.
Fonte: IL MATTINO
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ANIMALI DIMENTICATI
Dopo anni fiocco rosa in casa degli asinelli
Ad Assisi nasce Olivia, pronta per presepi viventi e per aiutare i disabili con l’onoterapia

di ADRIANO CIOCI
ASSISI – La nascita di Olivia è stata salutata con gioia ed emozione. Nulla di incredibile, naturalmente, ma erano anni che nel territorio assisano non si assisteva alla venuta al mondo di un’asina. E’ successo nella tenuta di campagna di Giuseppe, un noto imprenditore della zona. Felice il proprietario, come pure i due genitori, “Genio” e Lola”, che dopo vari tentativi sono riusciti nell’intento di dare continuità alla famigliola.
La presenza degli asini, un tempo fidati collaboratori dell’uomo nella conduzione delle attività nei campi e nei boschi, è andata via via scemando, sino a raggiungere cifre talmente esigue che si è temuto e si teme tuttora per la loro sopravvivenza. A torto, nei confronti di questi animali, ci sono stati atteggiamenti di scarsa sensibilità, a causa di una loro presunta ostinazione. Per millenni, invece, sia nelle nostre terre, che in altri continenti, gli asini hanno lavorato duramente e in tutta umiltà, fianco a fianco con l’uomo. La società dei consumi ha relegato questi “amici” all’angolo, ma contemporaneamente si sono scoperte peculiarità prima del tutto sconosciute. Una di queste è l’onoterapia, ovvero la cura di particolari forme di problemi relazionali stando a contatto con loro. C’è un sito internet che lo spiega e che diffonde l’amore verso questi animali.
Nel frattempo, nella tenuta di Rocca sant’Angelo, sulle colline dell’assisano, Olivia sgambetta di continuo, contenta di condividere con la mamma “Lola” e con il papà “Genio” questo primo mese di esistenza. Comincerà anche a ragliare da qui a qualche giorno, come fanno i genitori che vigilano attenti su di lei, non soltanto per scandire il tempo, al mattino e alla sera, ma per continuare a lanciare al mondo un segnale di vita semplice.
Fonte: IL MESSAGGERO (Umbria)
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Due stragi di pollame Sotto accusa cani in fuga
ROVIGO – Ventidue tra polli e galline, nove conigli, tre anatre e due gatti. Una vera e propria ecatombe di animali da cortile, sbranato o misteriosamente scomparso, causata da due incursioni di cani in altrettanti giardini di Rovigo e comprensorio. Due episodi per i quali stanno iniziando a fioccare querele.
Il primo “attacco” è avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì scorso, in via Porta Mare. I residenti di una villetta, usciti di casa verso le 7 del mattino, hanno trovato il proprio giardino trasformato in un teatro di guerra: conigli, anatre e polli morti ovunque. Tutta colpa, secondo quanto hanno riferito a una pattuglia della squadra volanti della questura, dei cani di un vicino che penetrati nel giardino, hanno divelto le reti che proteggevano gli animali, facendone poi scempio. In tutto sono stati sbranati otto polli, nove conigli e tre anatre.
Un fatto molto simile è accaduto domenica a Canaro, in via Argine Po Paviole Vallone. Questa volta a finire sbranate sono state nove galline, mentre sono misteriosamente scomparsi due gatti e altre nove galline. I proprietari degli animali hanno querelato un vicino, che possiede un pastore belga e un pastore tedesco, reputati gli autori del raid.
Fonte: IL GAZZETTINO DI ROVIGO
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rovello Il sindaco: «Cercheremo un terreno comunale adeguato» Uno spazio dove far giocare Fido
Luigia Alberio
ROVELLO PORRO (CO) Un prato per far correre i cani. Il progetto arriva dopo che alcuni proprietari si sono rivolti al Comune per chiedere all’amministrazione di predisporre un’area vere dove poter far liberamente correre e giocare i loro animali. «Alcuni residenti si sono lamentati, dicono di non sapere più dove portare i loro cani – spiega il sindaco Luigia Alberio – visto che nelle aree verdi e nei parchi del paese è vietato entrare con gli animali. La soluzione a cui stiamo pensando è di individuare un appezzamento di terreno di proprietà comunale che potrebbe essere aperto in modo particolare ai proprietari dei cani. In questo modo intendiamo contribuire anche ad evitare problemi di carattere igienico nelle aree verdi aperte a tutta la cittadinanza, quelle dove i genitori portano i loro figli a giocare». Il primo cittadino domanda però anche una maggiore collaborazione, da parte dei residenti che portano a spasso gli animali domestici, a tenere più pulite le strade del paese: «Chiedo che utilizzino che utilizzino sempre paletta e sacchettini di plastica quando escono a passeggio con i loro amici a quattrozampe». Per ora quindi niente multe a chi esce con il cane senza paletta e sacchetto, come invece avverrà nel vicino comune di Rovellasca a partire dalla metà del prossimo mese di settembre. «Per adesso stiamo soltanto pensando a predisporre l’area cani – commenta il sindaco Alberio – valuteremo quindi in seguito ogni altro eventuale provvedimento da attuare».
Fonte: LA PROVINCIA DI COMO
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Economia – CENTRO SPERIMENTALE PER I “BUFALINI”
Verrà effettuata la ricerca sui prodotti alimentari di origine bufalina con annessa scuola casearia. Ben dieci i soggetti istituzionali interessati alla creazione dell’organismo. Si punterà alla sicurezza alimentare e benessere animale.
Simone Di Giulio (17 agosto 2005)
E’ stato elaborato a Priverno un protocollo di intesa per la realizzazione di un Centro sperimentale per prodotti alimentari bufalini. L’idea è stata lanciata dall’on. Maria Burani, che ha anche predisposto un’apposita richiesta di finanziamento. Il sindaco di Priverno Umberto Macci ha raccolto l’idea ed ha chiesto all’Università degli Studi di Cassino, all’Università di Roma “La Sapienza” e all’INRAN (Istituto Nazionale per la Ricerca sull’Alimentazione e la Nutrizione) di prendere in considerazione la possibilità di sottoscrivere eventuali accordi finalizzati a dare risposte alle necessità di crescita culturale e scientifica della collettività del territorio privernate. Si è così convenuto di dar corso ad un programma di operazioni concernenti lo sviluppo culturale ed economico del settore rurale legato alla zootecnia bufalina del Basso Lazio con l’istituzione di un Centro Sperimentale per la ricerca sui prodotti alimentari di origine bufalina, con annessa scuola casearia. I soggetti istituzionali interessati – dieci in tutto – hanno, perciò, deciso di predisporre, discutere e sottoscrivere un Protocollo d’intesa, con il quale si impegnano a realizzare specifici e pertinenti interventi, tramite i quali conseguire almeno tre obiettivi primari: elevare la qualità dei prodotti alimentari ottenuti dalla trasformazione di materie prime di origine bufalina, con particolare riferimento ai prodotti lattiero-caseari e alle carni; svolgere attività di studio e di ricerca volte ad individuare, formulare e catalogare le caratteristiche peculiari dei prodotti alimentari di origine bufalina; istituire Centri sperimentali e di formazione, scuole tecniche e di specializzazione con competenze in materie di produzioni casearie e delle carni, di sicurezza alimentare, di benessere animale e della tutela agro-ambientale.
Per realizzare tutto questo si procederà all’istituzione di un Centro caseario sperimentale per la valorizzazione del latte di bufala munto nel Basso Lazio, avviando alla professione nuove figure di casari ai quali saranno garantiti corsi di formazione in loco e periodi di specializzazione presso caseifici campani dell’area DOP; alla realizzazione di un master sulla sicurezza alimentare e corsi di formazione specialistica per giovani; all’acquisizione di strutture presso il Borgo medievale di Fossanova per istituire una scuola di alta cucina e qualità della nutrizione.
Fonte: IL TERRITORIO
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A Ben, il cane che salva i cavalli il premio di San Rocco di Camogli
Camogli Ben, un pastore italiano di dieci anni, ha vinto il premio internazionale “Fedeltà del cane”, appuntamento annuale organizzato dalla frazione di San Rocco e intitolato al patrono. Primo classificato, Ben, nella scorsa primavera, aveva salvato la cavalla Cody e il suo addestratore Piero caduti in una pozza fangosa e profonda nella campagna di Cepagatti, in provincia di Pescara. Ben, che faceva parte della comitiva, è corso abbaiando verso un contadino che si trovava nella zona con il suo trattore. Il motore del mezzo impediva all’uomo di sentire le grida di aiuto ma Ben alla fine è riuscito ad attirare la sua attenzione. L’epilogo: il contadino, con l’aiuto del suo mezzo, ha salvato la cavalla Cody e l’addestratore Piero.
La piazza d’onore, a pari merito, è andata a Luna, di Grosseto, che ha salvato il piccolo Valerio caduto in acqua, a Bill che ha difeso la padroncina da un feroce pitbull, a Fiocco, un barboncino nano di un anno e mezzo che ha fatto accorrere una vicina in soccorso della sua padrona, colta da malore in un boschetto, e a Teo, che ha avvisato i padroni della presenza dei ladri in casa. Tra i fedelissimi anche i cani delle forze dell’ordine, impegnati tutto l’anno ad affrontare le emergenze.
A San Rocco c’erano anche i cani “speciali”, che compiono giornalmente la loro missione a favore degli ammalati e dei bambini in difficoltà.
Leali Rizzi a pagina 9
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Ben, il cane che ha salvato la cavalla
Il pastore italiano ha vinto il primo premio della storica manifestazione di San Rocco di Camogli dedicata ai quattrozampe

E’ riuscito ad attirare l’attenzione di un contadino evitando che l’altro animale affogasse
Camogli Si chiama Ben e viene da lontano l’eroe premiato ieri pomeriggio a San Rocco di Camogli. E’ un pastore italiano di 10 anni che in una giornata della scorsa primavera, nella campagna di Cepagatti in provincia di Pescara, si è trovato a dover fronteggiare un’emergenza che ha risolto brillantemente, mettendo a frutto il suo eccezionale intuito, la sua tenacia, il suo coraggio. Tanto da meritarsi la medaglia del primo classificato al premio internazionale “Fedeltà del cane”, storica manifestazione organizzata annualmente nella frazione di San Rocco.
Poteva essere una giornata come tante altre quella che vedeva impegnati Ben, la cavalla Cody e il suo addestratore Piero su un lungo percorso. I tre erano sulla via del ritorno quando l’uomo, Piero Accettella, decise di imboccare una scorciatoia non praticata da tempo dove il terreno impregnato delle piogge dei giorni precedenti, era pieno di pozzanghere e di avvallamenti con l’acqua profonda anche alcuni metri. La cavalla di fronte all’acqua imprevista si impunta, indotta anche dall’atteggiamento di Ben, che intuendo il pericolo, le si para davanti per impedirle di proseguire. Ma Piero che cavalca Cody la sprona e i due finiscono in una pozza profonda. L’uomo alleggerisce la cavalla togliendole la sella, poi tenta di risalire dal fosso tenendo strette nella mano le redini perché l’animale non anneghi. A questo punto Ben corre abbaiando verso un contadino, che non ha sentito le grida di aiuto, coperte dal rumore del trattore con cui sta lavorando; con insistenza, fin quasi a farsi travolgere, richiama la sua attenzione finché l’uomo, spento il motore, può ascoltare le invocazioni d’aiuto di Piero. Accorre col trattore e salva Cody.
Secondi, a pari merito, tutti gli altri cani segnalati: Luna di Grosseto, che ha salvato il piccolo Valerio caduto in acqua, Bill che ha difeso la padroncina da un aggressivo pitbull, Fiocco, un barboncino nano di un anno e mezzo, che ha fatto accorrere una vicina di casa in soccorso della sua padrona colta da malore in un boschetto, Teo, che ha avvisato i padroni della presenza dei ladri in casa. E poi molti cani delle forze dell’ordine, presenti con rappresentanze delle sezioni cinofile per dimostrare quanto sia attento il controllo sul territorio per affrontare le emergenze. C’erano Gafa, della Guardia di Finanza, che individuò una partita di 54 chili di hashish proveniente dal Marocco, Akim del Centro militare veterinario di Grosseto specializzato nell’individuare la presenza di esplosivi e Ork, pastore belga della polizia di Stato, che ha al suo attivo l’individuazione di diverse partite di droga.
Ieri a San Rocco c’erano anche cani “speciali” tutti i giorni dell’anno, per la loro missione a favore degli ammalati e dei bambini in difficoltà. E’ straordinario quello che possono dare i cani ai ragazzi che hanno problemi di comunicazione e di comportamento. Così come è straordinario quel che sono in grado di donare a chi, affetto da malattie gravi, attraversa un periodo particolarmente difficile.
A testimoniare tutto questo c’erano Chance, un border collie, e Pluto, un cagnolino fantasia di due anni che nel programma avviato dall’associazione “Smile Pet Therapy” della Spezia, aiutano i pazienti del reparto di oncologia dell’ospedale di Carrara a recuperare salute e buonumore. E poi Deep, Floppi e Bianca, che da tre anni partecipano a un originale progetto avviato alla scuola elementare “Calasanzio”. Tina Leali Rizzi
Fonte: IL SECOLO XIX
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Inaugurato il parco intitolato a Totò nell’area ex Gil L’appello di Marciano: «Un patrimonio da proteggere»
Il parco pubblico “Antonio De Curtis”, inaugurato domenica sera a Formia nell’area dell’ex Gil di Santojanni con una suggestiva cerimonia e un concerto che ha fatto registrare oltre quattromila presenze, osserverà una precisa disciplina per quanto riguarda la sua fruizione e sarà al centro di una serie di lavori in vista di una destinazione futura da definire. Il sindaco ha emesso un’ordinanza che consente, per il periodo giugno-settembre, gli orari di libero accesso per i cittadini: dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 22. Negli altri orari i cancelli resteranno chiusi. E c’è anche il divieto, come per gli altri parchi e ville cittadine, di introdurre cani e altri animali nella vasta area di 40 mila metri quadrati. E l’invito ai cittadini che fruiscono del parco ad avere “il massimo rispetto per la natura e l’igiene del luogo”. «Sono provvedimenti necessari a conservare e preservare il parco, la sua igiene, la sua fruibilità per questa estate – spiega l’assessore alle Politiche giovanili e al Decentramento, Claudio Marciano – Stiamo provvedendo a completare definitivamente gli atti per garantire sorveglianza, igiene e manutenzione. Poi, a partire da settembre, apriremo la discussione con la città sulla destinazione dell’immobile. Siamo in una condizione di work in progress, ma presto potremo essere efficienti su ogni punto. In questo delicato e breve periodo è necessaria la collaborazione di tutti i cittadini non solo a rispettare le norme dell’ordinanza, ma anche a comunicare ai vigilanti eventuali infrazioni si dovessero verificare nel parco “Antonio De Curtis”, che, è bene ricordarlo, è un patrimonio di notevole valore sociale, culturale e turistico non solo per il quartiere di Santojanni-Gianola ma per l’intera città». S.Gion.
Fonte: IL MESSAGGERO (Latina)
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ANIMALI 1
Abbandonati in strada

ILARIO BONGINI – Perugia
Ho un desiderio fortissimo e spero che venga esaudito: voglio vedere arrestare un mascalzone, colto sul fatto di abbandonare per strada, dopo averlo fatto scendere dall’auto, il suo cane. Sarebbe sufficiente forse a modificare questa prassi disumana.
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ANIMALI 2
Maltrattati al Giglio

FRANCESCA P. – fpulselli@cassageometri.it
Mia madre è una “gattara”, immaginate lo sgomento e l’indignazione che ha provato nel constatare quanto sia diffusa all’isola del Giglio una vera e propria avversione per quelle povere creature, bersaglio continuo di cattiverie e sfogo di sadismo.
Fonte: IL MESSAGGERO
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PARCO DI VEIO – Brucellosi, allarme anche a Magliano
Ancora sconosciuto il numero di capi infetti. Timori per la macellazione clandestina
di FABIO MARRICCHI
Si fa sempre più preoccupante l’allarme brucellosi e tubercolosi nei terreni all’interno del Parco di Veio. Dopo Riano, Sacrofano e Campagnano, adesso la malattia sembra si sia trasmessa anche ai capi bovini di Magliano Romano. Una diffusione a macchia d’olio del contagio che preoccupa molto il dipartimento di prevenzione veterinaria della Asl Roma F di Rignano Flaminio. I medici dell’azienda sanitaria continuano a mandare comunicazioni ai comuni e al Corpo forestale dello Stato di Castelnuovo di Porto.
I primi casi di brucellosi e Tbc sono stati riscontrati dai veterinari della Asl alla fine dell’anno scorso, prima a Riano, poi a Sacrofano. Da qui le prime ordinanze di abbattimento dei capi infetti: non c’è nessun’altro modo per fermare l’evolversi di una patologia che potrebbe infettare anche altri animali e che risulta pericolosa per l’uomo.
La Asl ha più volte lamentato che molti allevatori non collaborano con le autorità sanitarie, rifiutandosi di far visitare i propri animali. Anche se i rappresentanti delle università possidenti bestiame affermano che la malattia è sotto controllo e che i capi infetti sono stati abbattuti, la situazione generale è tutt’altro che chiara. Non si conosce l’effettivo numero dei bovini presenti nei pascoli di Veio. La Forestale parla di molte centinaia, anche perchè, sostengono gli agenti, non tutti i bovini sono registrati come dovrebbe.
Preoccupante, in particolare, il fenomeno delle macellazioni clandestine, che sfuggono ovviamente ai controlli sanitari previsti dalla legge, così come insospettiscono i diversi furti di vitelli che continuano ad essere denunciati. Non si sa effettivamente che fine facciano questi animali, anche se appare molto probabile che vengano macellati e che la carne finisca in un giro di vendite clandestine. Uno di questi fu scoperto poco più di un anno fa tra Sacrofano e Formello.
Fonte: IL MESSAGGERO
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Lupo ucciso a fucilate per difendere un gregge
di EMILIANO PAPILLO
Sono stati i colpi di un fucile caricato a pallini ad uccidere la lupa di due anni trovata morta 10 giorni fa sulle montagne di Santa Serena nel territorio del comune di Supino. E’ quanto emerge dalle analisi dei veterinari dell’Istituto zooprofilattico di Roma che ieri hanno spedito i risultati alla Forestale di Frosinone. Cade quindi l’ipotesi di una uccisione con oggetti da taglio, probabilmente coltelli dalla lunga lama. «Ad uccidere la lupa sono stati gli allevatori della zona che hanno sparato all’animale con un fucile caricato a pallini. In un primo momento pensavamo si trattasse di una morte causata da un coltello, visti i tagli trovati sulla spalla e sul corpo della lupa, ma le analisi hanno detto che si tratta di arma da fuoco», spiega il maresciallo della Forestale, Biagio Celani.
La lupa fu trovata morta dieci giorni fa dagli uomini della protezione civile e dalla Polizia Municipale di Supino guidati da Enzo Corsi. «Non vogliamo criminalizzare nessuno, ma invitiamo pastori e cacciatori a stare attenti. Abbiamo intensificato i controlli e non conviene fare i bracconieri perché oltre alla denuncia penale ci sono da 3 mesi ad un anno di reclusione ed una multa da 1000 a 6000 euro. Noi informeremo con delle locandine i cacciatori ed i pastori che devono rispettare i lupi. Nello stomaco dell’animale sono state trovate tracce di carne ovina, quindi la sua uccisione è ovviamente derivata dalla volontà di uno o più allevatori di vendicare una strage di pecore», continua la Forestale.
I lupi sono arrivati sui monti ciociari già tre anni fa, provenienti dall’Abruzzo, attraverso i Monti Simbruini. Sui Monti Lepini e nell’area di Canterno hanno trovato un habitat naturale adeguato: c’è grande presenza di acqua e molta selvaggina. Inoltre i lupi hanno bisogno di spazio non urbanizzato, ed in questi luoghi c’è ne è in quantità. La Forestale malgrado abbia intensificato i controlli non vuole assolutamente delimitare l’area di azione dei lupi come aveva chiesto qualche pastore di Morolo. Nei giorni scorsi, in località Varico Alto nel comune lepino sono state trovate ben 22 pecore sgozzate. Sull’uccisione della lupa di Supino è stata aperta un’inchiesta contro ignoti, affidata al sostituto procuratore Alessandro Di Cicco.
«Non ci fermiamo, le indagini vanno avanti. Anzi lanciamo un appello a coloro che sanno o hanno visto qualcosa affinché si arrivi a scoprire i colpevoli di questo brutto gesto. Per loro scatterebbe l’accusa di uccisione di selvaggina protetta», conclude il maresciallo Celani.
Fonte: IL MESSAGGERO (FROSINONE)
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Cane da caccia intrappolato da giorni in un laccio da bracconiere, salvato
Nei boschi di Piana Battolla. Gli uomini della Forestale attirati dai guaiti

Quando lo hanno trovato era stremato. Da giorni era rimasto intrappolato in quel laccio d’acciaio che gli impediva non solo di fuggire, ma anche di muoversi. In vita, senza cibo nè acqua, lo ha tenuto solo l’istinto di conservazione e la forza della disperazione. E quando, finalmente, qualcuno – gli uomini della Forestale – ha sentito i suoi guaiti, era ancora tale la sua paura che mostrava ringhiando le grosse zanne, non permettendo a nessuno di avvicinarsi. Per liberarlo hanno dovuto anestetizzarlo, con una freccetta al sonnifero, proprio come si fa con tigri e leoni. Invece era un cane. Uno splendido esemplare maschio di cane da caccia, taglia media, finito in una trappola dei bracconieri. Adesso si è già ripreso e, da tutto pelle e ossa che era, ha rimesso su un pochino di “ciccia”, in attesa che vengano rintracciati i padroni.
Il ritrovamento di “Lampo”, così è stato momentaneamente ribattezzato dagli uomini della Forestale, è avvenuto il giorno di Ferragosto, in una maniera che fa ricordare quello fra il cacciatore Weedon Scott e Zanna Bianca, nell’immortale libro di Jack London. Gli agenti della Forestale erano di pattuglia nei boschi, come presidio di assistenza mobile per le tradizionali gite fuori porta, quando hanno sentito in lontananza dei latrati. Si sono inoltrati nella boscaglia e, dopo un lungo cammino, hanno trovato Lampo. Era accovacciato in fondo ad un cespuglio, immobilizzato da un laccio d’acciaio. Gli uomini della Forestale hanno capito subito che si trattava di una trappola utilizzata dai bracconieri per la caccia al cinghiale. Nonostante i tentativi, il cane però non voleva assoltamente saperne di essere aiutato. E così si è reso necessario l’intervento di un medico veterinario della sanità animale che lo ha addormentato, risparmiandogli ulteriori sofferenze. Cosìè stato liberato e curato. Adesso si trova momentaneamente nel canile della Spezia. Grazie al tatuaggio sottopelo si dovrebbe risalire al proprietario. Ale.Fra.
Fonte: IL SECOLO XIX
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Al prino Cagnolino abbandonato nell’auto diventata un forno indagata la proprietaria
Imperia Per un’ora è rimasto chiuso dentro la sua gabbietta sull’auto della padrona sotto il sole cocente di Ferragosto senza cibo e soprattutto senz’acqua. Il cane alla fine è stato liberato, mentre la proprietaria è stata denunciata alla Procura per maltrattamento di animali.
Alcuni turisti si sono accorti di quel cagnolino lasciato sull’auto parcheggiata sotto il sole in largo Torre Bonazza, nel nuovo parcheggio del Prino a Porto Maurizio. «Quella povera bestiola stava per fare una brutta fine – ricorda chi ha dato l’allarme al 112 – era chiuso in auto con i finestrini chiusi. Senza un filo d’aria rischiava di morire». Quando i carabinieri sono arrivati sul posto hanno trovato la bestiola, un meticcio di piccola taglia, rinchiuso in una gabbia sistemata sul sedile posteriore. I militari hanno poi rintracciato la proprietaria che ha subito aperto la portiera, liberando l’animale sofferente. M.S., 32 anni, è stata denunciata all’autorità giudiziaria. Ha rischiato grosso anche una coppia di turisti che avevano lasciato il loro pastore tedesco chiuso dentro l’auto, poi liberato in tempo.
Fonte: IL SECOLO XIX
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Cellule di maiale per curare il cervello
I maiali sono tra gli animali più adatti per gli xenotrapianti, una delle frontiere più affascinanti e controverse della medicina.

Le cellule cerebrali del maiale potranno forse curare la malattia di Huntington, una gravissima patologia congenita del sistema nervoso che per la tradizione popolare è il “ballo di San Vito”. Entro i primi mesi del prossimo anno dovrebbe infatti partire negli USA la sperimentazione sull’uomo di una terapia basata sul trapianto di cellule nervose asportate dal cervello dei maiali. La nuova tecnica d’avanguardia pone numerose questioni sulla sua legittimità oltre che sui possibili rischi di infezioni da virus provenienti dagli animali. Eppure lo xenotrapianto (così è chiamato il trapianto di organi da animale a uomo) sembra essere una via decisamente percorribile, almeno stando ai risultati degli esperimenti condotti sui primati dai ricercatori del Living Cell Technologies di Auckland (Nuova Zelanda).
Cellule protettrici. Le cellule cerebrali asportate dai maiali non sono neuroni, ma provengono da quella struttura “di rivestimento” dell’encefalo nota come plesso coroide. Quest’area è responsabile, tra l’altro, della produzione delle neurotrofine, proteine essenziali alla protezione del cervello ma carenti nei pazienti affetti dal morbo di Huntington.
Scimmie e maiali. Per testare l’azione delle cellule di maiale, i ricercatori hanno ricreato artificialmente nel sistema nervoso di sette primati le condizioni biochimiche di un cervello malato. Tre degli animali hanno poi subito il trapianto di cellule. Gli animali non trattati hanno mostrato lesioni nel 50% dell’area di encefalo presa in esame, mentre i soggetti che hanno subito il trapiantato hanno riportato danni su meno del 10% della superficie totale. «I risultati sono così stupefacenti» afferma uno dei ricercatori «che confidiamo in una rapida approvazione dei protocolli di sperimentazione sull’uomo. Se tutto andrà per il meglio, sarà la prima volta che

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