WarDrome Sci-fi MMORPG
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comunità di poesia e lotta dal 2002
Wednesday January 24th 2018

Notiziario animalista

Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori,
ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare.
Albert Einstein
Fonte: http://www.bairo.info/pag161.html
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http://www.enpa.it/cgi-bin/Public/foto/12925_ringo.jpg
Smarrito in Vignate (MI), segugio maschio appena dato in adozione. E’ molto impaurito, è probabile che vaghi per le campagne tra Milano, Cremona, Bergamo, Brescia, Lodi. Se avete amici, conoscenti in quelle zone passate parola. Aiutateci per favore.
Telefono: 329-2162350
Email: resy@email.it
Volontari Gruppo Bairo
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Preghiamo i lettori di far girare questo messaggio tra i conoscenti per la misteriosa scomparsa di Linus, avvenuta il 4/9/2003, dal giardino dell’abitazione in Pramaggiore (VE).
E’ tatuato sull’orecchio destro con il n. 36MI4034 e al momento della sparizione indossava un collarino rosso.
E’ di piccola taglia, mite ed indifeso, età circa 9 mesi all’epoca della scomparsa.
http://songino.altervista.org/immagini/linus.jpg
Chiunque abbia sue notizie è pregato di segnalarlo ad Enrica o Resy ai numeri 3292162350 oppure 3298122367.
Email: bairos@tin.it
Si offre una buona ricompensa a chiunque riuscirà a trovarlo ma, nell’ipotesi che il piccolo sia stato adottato, assicuriamo che non è nostra intenzione strapparlo alla nuova famiglia adottiva.
Volontari Gruppo Bairo
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Ferragosto, guida pratica all’emergenza
GENOVA – […] Per gli animali saranno attivi la Croce Bianca di piazza Palermo (010 363636), l’Animal Assistance di via della Libertà (010 530062), il Pronto soccorso veterinario di via Baroni (010 593949).
Gilda Ferrari
Fonte: IL SECOLO XIX
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Il caso La procura sequestra due cani maltrattati
Loano (SV) – È davvero il caso di dire vita da cani, se si pensa ai due grossi quadrupedi che le guardie zoofile hanno sequestrato ieri mattina su disposizioni della magistratura ad un trentatreenne loanese, R. M., che è stato denunciato per il maltrattamento degli animali e per la loro custodia in un locale inadeguato, oltre che per non avere ottemperato ad un’ordinanza del sindaco. Già da diverse settimane le guardie zoofile avevano ricevuto diverse segnalazioni su questi due cani, un rottweiler di quattro anni ed un terranova di un anno, che si trovavano sporchi e denutriti in un recinto angusto e senza alcuna tettoia che li proteggesse dal sole o dalla pioggia, ed anche la cuccia che era stata sistemata nell’improvvisato box non poteva certamente ospitarli entrambi. In qualche occasione i due cagnoni si erano liberati dalla loro prigionia ed erano stati visti scorrazzare per la città, e dopo diverse visite al proprietario nel tentativo di convincerlo a riservare cure più adeguate ai suoi animali, era anche partita un’ordinanza che gli intimava di trovare spazi più ampi e riparati, di pulirli e di non trascurare di nutrire gli animali. Ma evidentemente neppure questo è bastato a convincerlo, e i pochi momenti di conforto ai due cani per lungo tempo sono stati quelli offerti da volontari, amici dei cani e semplici passanti, che raramente hanno negato agli amici dell’uomo una carezza e soprattutto qualcosa da mangiare. E visto che R. M. non accennava neppure a rimediare in qualche modo ad una situazione inaccettabile, ieri mattina è partito l’ordine della procura, e i due cani sono stati sequestrati e ricoverati in una struttura dove forse non troveranno proprio il calore di una famiglia, ma certamente un trattamento più… umano.
Quanto a R. M., i suoi guai non sono certo terminati con il sequestro dei cani: le accuse a suo carico prevedono infatti sanzioni piuttosto salate: da mille a diecimila euro per la cattiva custodia e da tre a quindicimila euro, oppure da tre a dodici mesi di reclusione per i maltrattamenti. L. R.
Fonte: IL SECOLO XIX
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Cinghiali uccisi bracconieri scatenati
DAVAGNA (GE) – Un cinghiale femmina ucciso a colpi di fucile nei boschi di Ageno, sulle alture di Recco e ritrovato dopo due giorni dai vigili urbani della stessa cittadina rivierasca. Un altro esemplare, un grosso maschio, è stato ritrovato allo stremo delle forze, a Davagna, dopo essere rimasto intrappolato in un laccio. Gli agenti della Polizia provinciale sono stati costretti ad abbattere l’animale, che quasi impazzito per lo stress e la paura, non si lasciava avvicinare. «Non sempre si può utilizzare il narcotico – spiegano gli agenti della Provincia – sia per l’indisponibilità immediata del farmaco sia perché, se risultasse comunque impossibile liberare l’animale, non si potrebbe neppure donare la carne in beneficenza».
I due episodi, segnalati alla Polizia provinciale rispettivamente dai vigili urbani di Recco e dalla Forestale, rilanciano l’allarme bracconaggio. «Il fenomeno è molto diffuso in tutto l’entroterra ed è molto pericoloso», conferma Francesca Bellenzier, comandante della Polizia provinciale che indaga per indentificare i cacciatori di frodo coinvolti nei recenti episodi. A preoccupare è soprattutto l’uso del laccio per catturare le grosse prede.
«Si tratta – continua Bellenzier – di un cavo in acciaio celato tra le foglie e nel quale possono incappare, oltre ai cinghiali, anche bambini o cani». L’impiego di strumenti non consentiti per la cattura di animali costituisce l’aggravante nel caso di Davagna, accanto alla caccia in periodo non consentito. Ad Ageno è probabile, invece, che abbia imbracciato il fucile qualche contadino esasperato dalle scorribande dei cinghiali nel proprio terreno. «In questo periodo – continua Bellenzier – assistiamo a una recrudescenza del bracconaggio per due motivi: da un lato, è vero che in piena estate gli ungulati, molto numerosi nel nostro territorio, si spingono a ridosso delle abitazioni in cerca di cibo e di acqua. Ma tutto questo non può mai giustificare comportamenti in violazione alla legge e, ripeto, pericolosi per l’incolumità altrui».
L’altra ragione che spiega l’aumento delle azioni di bracconaggio a cavallo di Ferragosto, con o senza lacci, è di ordine economico: «A ridosso delle festività non mancano mai i bracconieri che vanno a caccia per lucrare sulla vendita di carne al mercato nero». E. Ga.
Fonte: IL SECOLO XIX
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LA STORIA. Mentre un’indagine rivela che pochi sanno di commettere un reato quando si liberano di un animale
Una nuova famiglia per Brik, l’attesa di Red

Red non mangia da due giorni. Il muso adagiato su una zampa, guarda oltre la ciotola. Non si accorge neppure che Brik, un’indemoniata femmina di Beagle sta lasciando il rifugio. Per sempre. La cagnolina mordicchia impaziente il guinzaglio della sua nuova padrona, guaisce, abbaia poi lecca le mani di una volontaria. Le mani che l’hanno accudita da quando era cucciola, da quando l’inverno scorso è stata abbandonata con suo fratello nelle vicinanze del canile. Tutte e due hanno trovato casa.
Red invece la famiglia l’ha persa da due giorni. Il fatto di essere un magnifico esemplare di setter fulvo non lo ha aiutato. I padroni lo hanno lasciato al suo destino che in questi giorni si chiama rifugio San Rocco di Calcinatello. «È provato dall’abbandono ma presto supererà la strettoia» spiegano i volontari che non si limitano a nutrire gli ospiti ma regalano l’affetto perduto.
«Fortutanamente le persone che decidono di adottare un cane abbandonato stanno aumentando – osservano – anche se rispetto al passato il fenomeno dell’abbandono non è più relegato ai mesi estivi». Dove pure si concentra il picco di abbandoni: quest’anno si stima che in Italia saranno 150 mila gli animali domestici a quattrozampe lasciati su un ciglio della strada dai padroni. Cifre che, secondo la Lega antivivisezione, rischiano di alimentare l’emergenza randagi: al presente se ne contano 200 mila.
Suggestive, dirette, spesso violente le campagne pubblicitarie contro l’abbandono si sono intensificate. In campo sono scesi anche personaggi del mondo della musica come il complesso «Le Vibrazioni» e Omar Pedrini ma sconcerta il risultato del sondaggio condotto dall’Osservatorio reati contro gli animali in collaborazione con 17 sezione della protezione Animale italiane. Solo 47 italiani su 100 sanno che ad abbandonare un animale si rischia il carcere. L’indagine è stata effettuata per tentare di «sondare» la percezione del reato, la conoscenza della legge 189/2004 e per capire le eventuali soluzioni al problema dell’abbandono degli animali domestici.
Abbandonare unanimale significa quindi commettere un reato (per il 78,4% del campione, formato da 231 uomini e donne di tutto il Paese) ma significa anche «risolvere facilmente un problema di difficile soluzione» (per il 16,9%) e «restituire la libertà a un animale» (per il 4,8% del campione). n.s.
Fonte: BRESCIA OGGI
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Maltrattamenti, Brescia crudele In Lombardia la batte solo Milano
Il rispetto degli animali non ha ancora trovato piena cittadinanza a Brescia. Lo confermano i dati del rapporto «Animal killer 2005» realizzato dall’Orca, Osservatorio reati contro gli animali. Il «libro bianco» sulle violenze ha registrato, provincia per provincia, soltanto i casi accertati dalle autorità giudiziarie. Per questo i numeri possono apparire risibili. Ciononostante, Brescia con 20 denunce figura al secondo posto in Lombardia dietro Milano (23). Nella graduatoria nazionale dei maltrattamenti Firenze figura al primo posto con 60 casi. Gorizia, con Enna, Isernia, Massa Carrara, Prato, Vercelli e Brindisi sono apparentemente il paradiso degli animali con un solo episodio di violenza denunciato.
La situazione reale è tuttavia molto più complessa della statistica: l’entrata in vigore della legge 189 che ha inasprito le pene per i maltrattamenti agli animali ha fatto crescere le denunce ma la stragrande maggioranza delle violenza resta ancora un fenomeno carsico.
Per quanto riguarda le sevizie registrate nel Bresciano spiccano quelle su gatti e cani ma è marcato anche il segmento relativo ai volatili ed in particolare sugli uccelli da richiamo. Un effetto collaterale della radicata diffusione della caccia che incide stasticamente anche sul fenomeno dell’abbandona. Nella provincia, al picco di luglio e agosto, ne segue uno più piccolo alla chiusura della stagione venatoria. Un altra conferma che a Brescia il rispetto degli animali non ha ancora trovato piena cittadinanza. n.s.
Fonte: BRESCIA OGGI
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Quando Fido non va in vacanza…
Valentina Sciacca
Quando il padrone va in vacanza.
E’ il titolo di un «film» che ad ogni estate va in onda, ma il seguito è sempre diverso. Nelle storie a lieto fine, Fido accompagna il padrone, che magari si sarà orientato per una struttura senza divieti per gli amici a quattro zampe. Nella peggiore delle storie Fido finisce invece sul ciglio di una strada, come una vecchia poltrona fuoriuso. Ma c’è anche una più sana via di mezzo, che non interferisce con la scelta della destinazione del luogo di villeggiatura, e forse evita che proprio «lui» vada a quel paese. E su questo però ci sarebbe molto da discutere, perché se basta una vacanza per mollare il cucciolo, non basterà un dogsitter a far cambiare idea.
«Dogsitter», figura professionale in Sicilia poco diffusa, ma che potrebbe cambiare in meglio le abitudini di chi vive come un problema il momento della partenza, quando a carico si hanno anche uno o più animali. Abitudini che non devono necessariamente aspettare il periodo delle ferie. Il «badante» dei vostri cuccioli, al nord è già realtà in estate come in inverno. Dalla passeggiata per pipì e pupù secondo gli orari prestabiliti, alla pappa. Una persona di fiducia, ovviamente che ha confidenza con il vostro cane, e protegge «lui» dallo stress a cui siete sottoposti voi: non sapete a che ora uscite dall’ufficio, il vostro pranzo salta e il suo di conseguenza….
In prima linea, le associazioni di animalisti hanno bombordato internet con centinaia di siti che promuovono la campagna anti-abbandono. Non ci sono alibi. Suona come una minaccia? Una miriade di annunci di chi cerca persone interessate ad occuparsi del proprio amico o che si propone – anche gratuitamente! – personalmente. Sul sito www.amici.it si apriranno schermate utili per i vostri programmi vacanzieri. Un vademecum sul tutto da sapere per portarlo con voi: dai mezzi di trasporto, al passaporto europeo, obbligatorio dallo scorso ottobre. Vengo anch’io! No tu no. Poco male, se scegliete di lasciarlo in pensione. Ecco i consigli dispensati da dogsitter.it: contattare con anticipo la pensione, per rendersi conto dei costi, dei servizi, della disponibilità; valutare le condizioni igieniche, la serietà, la professionalità di chi gestisce e dirige il ricovero. Esistono dei requisiti minimi e delle indicazioni che possono facilitare la scelta della pensione. L’attenzione dovrebbe focalizzarsi sui box dove vengono ospitati i cani: devono essere spaziosi, con una parete all’aperto e una coperta al riparo da sole e pioggia, puliti, e su aree verdi a disposizione per passeggiare, giocare, correre. Non vanno trascurati alcuni aspetti pratici: frequenza e modalità di pulizia degli alloggi; alimentazione somministrata – alcune pensioni forniscono razioni personalizzate o si informano sui gusti e le preferenze degli ospiti; orari in vigore durante la giornata. Le pensioni di qualità prevedono un breve soggiorno di prova del vostro cane che ha lo scopo di inserire l’animale in modo graduale nella struttura, al fine di evitare traumi per il distacco dal padrone. Informatevi sull’assitenza del veterinario e sulle vaccinazioni obbligatorie: le pensioni serie vi chiederanno una copia del libretto sanitario del cane, e vi faranno compilare una scheda con tutti i vostri dati e quelli del vostro cane.
Ora sì vi auguriamo buon divertimento.
Durante il periodo estivo molte persone abbandonano gli animali per non avere il problema di portarseli in vacanza: un fenomeno che negli ultimi cinque anni ha portato al raddoppio del numero degli animali abbandonati nel Bresciano. Secondo l’Asl però la tendenza negli ultimi mesi è in netto calo.
Fonte: LA SICILIA (Cronaca_Catania)
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Allarme animali abbandonati
Vedelago (TV) – Animali abbandonati, un malcostume che non cessa di esistere e in pericolo non c’è solo la vita degli animali, ma anche quella degli utenti della strada. Un fenomeno che il sindaco Paolo Quaggiotto affronta a muso duro. “Denuncerò di persona alla Procura della Repubblica, – dice – chi verrà sorpreso ad abbandonare animali nel territorio del mio Comune”. Una dura presa di posizione più che un monito da parte del primo cittadino di Vedelago, molto preoccupato per il proliferare di questo fenomeno, soprattutto nei confronti dei cani. “Il territorio di Vedelago, – aggiunge Quaggiotto – è vastissimo, il secondo per estensione della nostra Provincia, dopo quello del Comune di Vittorio Veneto. Le difficoltà di poter effettuare un controllo efficace quindi sono parecchie e di conseguenza cresce la nostra preoccupazione”. In questi giorni, le segnalazioni di cani randagi nelle strade comunali secondarie si sono moltiplicate, cosa che ha fatto scattare l’allarme. Il sindaco ha provveduto a convocare una riunione urgente col Comandante del Corpo di Polizia Municipale dott. Paolo Camata per pianificare un pattugliamento particolare del territorio, specie nel pomeriggio e nelle ore notturne. Maggior controllo soprattutto delle aree meno urbanizzate e la zona delle Risorgive del Sile, dove spesso vengono abbandonate anche intere nidiate di gatti. “Ho chiesto vengano piazzate delle telecamere, – ha detto ancora il sindaco – in punti strategici del territorio, per tentare di scovare questi autentici delinquenti. Oggi la legge in materia di abbandono e maltrattamenti è molto severa; mi auguro davvero che comminando le giunte sanzioni ai “pizzicati”, si comincino ad avere dei risultati per consigliare a desistere dall’abbandonare cani ed altri animali nel periodo estivo. Oltre ad essere un atto umanamente deplorevole, – chiude Quaggiotto – l’abbandono di un animale per strada va a mettere a repentaglio anche la vita degli automobilisti”. Paolo Quaggiotto è deciso: immediata denuncia alla Procura della Repubblica a chi verrà pescato a compiere questo atto di inciviltà. Giorgio Volpato
Fonte: IL GAZZETTINO DI TREVISO
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L’INDAGINE. La Procura di Brescia indaga su alcuni episodi che rivelano l’esistenza del commercio
Cavie da laboratorio, mercato fiorente

Cani destinati a diventare cavie da laboratorio in Germania. È questa una delle ipotesi investigative che nei mesi scorsi ha spinto la Procura di Brescia ad aprire un’inchiesta su un canile-rifugio della Bassa.
L’indagine ha preso il via a novembre dal sequestro di quindici meticci scoperti mentre viaggiavano stipati in un Traffic Renault e in un’auto furgonata.
I due mezzi, intercettati e bloccati dai carabinieri del Nucleo antisofisticazioni a Sirmione, erano diretti in Germania. A insospettire i militari la fuga dell’auto staffetta che precedeva il furgone. I cani di età compresa fra i 3 e i 5 anni provenivano tutti dallo stessa struttura di accoglienza convenzionata con l’Asl, ma gli animali, avrebbero successivamente rivelato gli accertamenti, erano stati presi in carico dal titolare di un rifugio privato.
Non solo, i cani viaggiavano senza la certificazione sanitaria necessaria per un trasporto internazionale, ma su alcuni era visibile il tentativo di eliminare il tatuaggio di riconoscimento.
Inoltre due certificati veterinari di una coppia di animali del rifugio privato risultavano essere in realtà emessi per animali del canile convenzionato. Le condizioni di salute degli animali erano pessime tanto che un’esemplare sofferente di diabete morì poco dopo essere stato trasferito al centro sanitario dell’Asl di Brescia.
I cani sequestrati vennero successivamente riaffidati al canile di pertinenza ma l’indagine è proseguita. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata in particolare su alcuni personaggio del Lodigiano e del Milanese in contatto con le strutture di accoglienza del Bresciano.
Gli investigatori hanno ascoltato anche molti volontari testimoni involontari di alcuni episodi su cui la magistratura sta ancora cercando di fare piena luce. n.s.
Fonte: BRESCIA OGGI
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Un fenomeno che si accentua d’estate. La denuncia dell’Enpa, ma secondo l’Asl nei primi mesi del 2005 la tendenza è in calo
Non c’è posto in vacanza per Fido
Negli ultimi cinque anni il numero degli animali abbandonati è raddoppiato

La massiccia campagna di sensibilizzazione lanciata dai vip dello spettacolo e una legislazione più severa non sono bastati. Il fenomeno degli abbandoni di animali domestici alla vigilia del grande esodo estivo è tornato a riproporsi, acquisendo nel corso dell’ultimo fine settimana le connotazioni di una vera e propria emergenza.
Non è soltanto una questione di inciviltà ma anche, e soprattutto di irresponsabilità come testimonia l’episodio avvenuto nella Bassa dove un cane abbandonato ha provocato un incidente, per fortuna senza conseguenze per le persone.
Un’esempleare di Siberian Husky incrociato con un meticcio si aggirava frastornato sul ciglio della 45 bis nel territorio di Manerbio. Quando ha attraversato la strada in località Sitte ha rischiato di essere travolto da una Citroen C3 condotta da Elena G., 34enne di Offlaga che per evitare di uccidere il cane è uscita di strada. Se i padroni dell’animale dovessero essere rintracciati saranno denunciati. Il caso di Manerbio è soltanto la punta dell’iceberg.
Gli abbandoni dall’inizio di agosto hanno subito un’escalation sul territorio provinciale: a Lumezzane è stata ritrovata una femmina di Bracco gravida, a Sarezzo due meticci. Ma anche Manerbio, Bagnolo, Leno, Padenghe, Desenzano, Chiari, Adro figurano nell’elenco di segnalazioni di cani lasciati al loro destino.
Davanti al canile-rifugio di Calcinatello sono stati abbandonati quasi trenta cani nel giro di un mese. Per pochi giorni di vacanza si tradisce l’amico di una vita. Che non è solo un cane. Qualcuno si è sbarazzato di tartarughine e pesci tropicali in una fontana privata di Pontevico. Difficile avere dati precisi sul fenomeno: l’Ente nazionale protezione animali e la Lega per la difesa del cane, due tra le realtà più importanti sul territorio italiano per principio non danno stime ma osservano come ci sia stata una diminuzione degli incidenti stradali provocati da animali vaganti.
«Questo perchè – spiega Michele Gualano dell’Enpa – per evitare le sanzioni, la gente si sbarazza dei cani nelle aree perifiche delle città o direttamente davanti i rifugi». Che diventano la cartina tornasola del numero di cani abbandonati: i censimenti sulle strutture lombarde ha evidenziato un incremento del fenomeno nelle province di Sondrio, Como e Brescia.
«Eppure – osserva il direttore generale dell’Asl di Brescia Carmelo Scarcella illustrando l’attività sul fronte del randagismo – per la prima volta negli ultimi cinque anni nel 2005 il trend di cani randagi o abbandonati potrebbe risultare in discesa».
Gli animali transitati per i canili dell’Asl sono passati dai 1.438 del 2000 ai 2.929 del 2004. Da gennaio a luglio di quest’anno la cifra si è attestata a 1.350. Le proiezioni insomma fanno prevedere una flessione rispetto all’anno scorso.
«In questo senso – afferma Scarcella – ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale la misura introdotta dal marzo 2004 dalla Regione che per l’iscrizione all’anagre canina impone l’uso del microchip». Si tratta di una carta d’identità del cane applicata sotto pelle che ha mandato in pensione il tatuaggio, segno di identificazione facilmente alterabile. Nel 2004 sono stati 13.562 i microchip applicati in provincia di Brescia: una rivoluzione culturale se si considera che l’anno prima i cani iscritti all’anagrafe canina erano stati 9.014. Sono ormai 122 gli studi veterinari accreditati per l’applicazione della carta d’identità elettronica. La lotta dell’Asl contro abbandoni e randagismo non si esaurisce nei mesi estivi.
Il canile sanitario di via Orzinuovi in città e il punto di riferimento attorno al quale gravitano i rifugi convenzionati di Orzinuovi, Pontevico, Provaglio, Gottolengo e Castelcovati. Strutture tampone per un fenomeno che nè la massiccia campagna di sensibilizzazione nè la legge più severa riescono a combattere. Nello Scarpa
Fonte: BRESCIA OGGI
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Il ricovero di via Brescia a Calcinatello può contare su molti aiuti
L’«esercito» del rifugio San Rocco: 20 volontari e un cuore grande così

«È davvero un’estate… da cani». Daniela usa l’ironia per mitigare quel senso di impotenza che periodo di villeggiatura assale gli amanti degli animali. Poi pensa ai «suoi» 450 cani è le torna il sorriso. «Dall’inizio del periodo delle ferie ne troviamo una media di tre al giorno, spesso sono cuccioli ma anche cani adulti e di grossa taglia come dobermann o rotweiller – racconta -: i padroni si puliscono la coscienza abbandonandoli davanti al nostro rifugio ma avrebbero dovuto pensarci prima. Quando accettano di adottare un cane o non sterilizzano le femmine». Daniela è una delle venti volontarie che si occupano del rifugio San Rocco, in via Brescia a Calcinatello.
I cani ospitati sono stati raccolti per le strade affamati, feriti, picchiati, molto spesso sono stati legati davanti al canile dai loro stessi padroni. «Con noi – osserva Daniela -, hanno trovato un rifugio alle loro sofferenze. Li abbiamo curati, sfamati, e soprattutto coccolati. Abbiamo fatto sentire loro la speranza in una vita dignitosa». Il lavoro dei volontari è soprattutto manuale: a turno garantiscono la distribuzione di cibo e di acqua, la pulizia nei box. Ma altrettanto faticosa è la ricerca di fondi. Il canile S. Rocco è da sempre una struttura privata e quindi non riceve alcun sostegno da Comune e Regione. «Attualmente non esiste alcun tipo di associazione privata che ci sostenga costantemente – spiega Daniela – e per autofinanziarci organizziamo banchetti di beneficenza, feste, adozioni a distanza». Le spese sono molte: cibo, disinfestazioni stagionali, macchinari, cure veterinarie. «I fondi raccolti fino ad ora – spiegano i volontari – ci hanno permesso la costruzione di una nuova infermeria, di un deposito per il cibo e la sistemazione dei rifugi».
Non mancano i benefattori come Tiberio Lonati della società Santoni, che tempo fa ha fatto costruire tutte le tettoie per coprire i box dei cani, riparandoli dalla pioggia e dalla calura. Il prossimo obiettivo è il rifacimento di cancelli e reti: ma per continuare a sopravvivere il rifugio San Rocco ha bisogno di aiuto per questo i volontari hanno promosso una raccolta di materiali e cibo: dai detersivi alle spugne, dalle ciotole ai secchi passando per coperte, indumenti, cucce, guanti in gomma, sacchi per immondizia e alimentari.
Chi vuole adottare un cane (anche a distanza) può rivolgersi direttamente alla struttura tutti i giorni compresi sabato e domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Per contattare il rifugio si può anche telefonare a Daniela (338-6239617), Paola (335-6677790), o Cristina (339-4084426). n.s.
Fonte: BRESCIA OGGI
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GUSSAGO. Stilato il programma definitivo della 59ª Fiera della caccia, di scena il 10 e 11 settembre
Il paradiso dei cacciatori

Un week end ricco di mostre, prove di tiro e oltre duecento stand
E’stato stilato il programma definitivo della 59ª edizione della Fiera della Caccia, che si svolgerà a Gussago il 10 e l’11 settembre. Basta il numero dell’edizione ad incutere il doveroso rispetto: sull’intero territorio bresciano non esiste manifestazione che abbia resistito così a lungo al peso degli anni, senza subire nemmeno un’interruzione.
Ad organizzare l’evento la Federcaccia (sezione comunale di Gussago, guidata dal presidente Valter Veneziani) con il patrocinio del comune di Gussago e la Provincia di Brescia: sede della rassegna venatoria il Centro sportivo polivalente «Carlo Corcione». Passano gli anni, ma la rassegna ha mantenuto il suo slancio iniziale, quando nel 1946 si posero le sue premesse. Da allora il modo di andare a caccia è cambiato e le limitazioni per gli appassionati sono cresciute a dismisura. Tuttavia la stagione venatoria che si aprirà il 18 settembre, pare caratterizzarsi per una reale svolta. In primo luogo il riconoscimento per legge del calendario venatorio; in secondo luogo vanno ricordati i recenti provvedimenti in deroga di alcune specie cacciabili – peppola, fringuello, passero e storno -, senza contare il rifornimento dei richiami vivi per evitare ostruzionismi come quelli operati attraverso il ricorso al Tar negli anni scorsi.
Sistemate le questioni pendenti, la maggior parte dei cacciatori si appresta ad affrontare la stagione venatoria, trovando a Gussago un punto di riferimento per prendere contatto e confrontarsi con colleghi, istituzioni, associazioni, il variegato mondo ambientale, commerciale, armiero. Si calcola che alla fine della rassegna, saranno almeno 1 mila i visitatori.
Passando in rassegna il programma definitivo si nota come sia articolato in due parti: una dedicata alle mostre permanenti, mentre nella seconda le iniziative sono legate a determinati orari. Nell’ordine ci sono: esposizioni di armi da caccia nel palazzetto polivalente, mostra mercato abbigliamento e accessori da caccia e sportivi (oltre 200 stand), mostra mammiferi e uccelli imbalsamati. Inoltre uno stand promosso dall’Amministrazione provinciale con in mostra degli animali da cortile, uno stand del fungo curato dal Gruppo micologico «Giovanni Carini» di Brescia, la galleria venatoria, Ekoclub international (esposizione del club del colombaccio curata dalla sezione di Brescia), campo di tiro con l’arco (curata dalla Compagnia Arcieri Monte Orfano di Cologne), postazione tiro carabina ad aria compressa, esposizione canina di razze da caccia. Passando al secondo settore, il programma inizia il 10 settembre alle ore 6.30 con la prova di caccia pratica su starne senza sparo in località Barco di Gussago, mentre alle 13.30 si apriranno i cancelli della fiera. Il primo appuntamento è alle 14 con la disputa del «12° Memorial Carlo Corcione», quadrangolare di tamburello, seguito da una dimostrazione di tiro con l’arco. A seguire l’inaugurazione ufficiale, alle 16. Taglieranno il nastro: Bruno Marchina (sindaco di Gussago); Alessandro Sala (assessore provinciale alla Caccia); Viviana Beccalossi (vicepresidente della Regione Lombardia) e responsabile del settore. La prima giornata si concluderà alle 20 con la sfilata di moda dell’abbigliamento sportivo Beretta, l’elezione di tre miss: Gussago, Diana, Fiera 2005, un intrattenimento musicale ed esibizione delle ginnaste del Gruppo Le Muse con presentazione di Nino Frassi. Passando a domenica 11, si inizia alle 6 con il 10° Master ornitologico Amov (gara di canto uccelli canori). Poi alle 10 la mostra di uccelli imbalsamati a movimenti elettromeccanici, seguiti dall’esibizione di cani della Protezione civile del Gruppo Cinofilo Carabinieri. Inoltre esibizione chioccolatori, la 3ª edizione della mostra «Il mio miglior amico», esibizione della Palestra Stella Gym e del Gruppo Le Muse. Infine alle 18.30 intrattenimento musicale con Sonia e i Boomerag. Il costo del biglietto d’ingresso in fiera è di 5 euro, ma gratuito per disabili ed accompagnatori, ragazzi fino a 14 anni. Sergio Botta
Fonte: BRESCIA OGGI
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s. gregorio – Nella zona Immacolatelle avvelenati 12 cani in tre giorni
L’estate per i cani è, senza dubbio, una brutta stagione,non bastasse il rischio di rimanere abbandonati, adesso c’è pure chi li uccide. E’ quello che si è verificato a Ficarazzi fra la zona dell’area Protetta “Complesso Immacolatelle e Micio Conti”, e le vie Sciarrone e San Gregorio dove in tre giorni sono stati avvelenati 12 cani. Non si conoscono i motivi di questa strage di animali anche se l’Ente Nazionale Protezione Animali ha ipotizzato i responsabili. Il presidente, sig. Cataldo Paradiso dichiara: “Le povere bestiole sono morte dopo una lunga agonia, dovuta molto probabilmente a polpette avvelenate, tra l’indifferenza degli abitanti della zona; infatti nessuno ha sporto denuncia, nemmeno i proprietari, forse per paura. Se una “colpa” hanno avuto questi cani -continua Paradiso – è stata quella di addentrarsi nella zona protetta e disturbare i cacciatori che abusivamente ed illegittimamente collocano le trappole. Vorrei aggiungere che la zona è completamente priva di ogni forma di vigilanza e i bracconieri agiscono indisturbati. Oggi faremo una denuncia contro ignoti all’autorità giudiziaria, e poi segnaleremo il caso all’ente gestore dell’Area protetta al fine di salvaguardare non solo i cani ma anche la flora e la fauna esistente visto lo stato di abbandono del parco”.
A Ficarazzi, qualche giorno fa, secondo alcune segnalazioni pervenuteci, un bambino è stato inseguito da un cane randagio. Per fortuna, grazie all’aiuto di un passante coraggioso, il bambino se l’è cavata. Giuseppe Castro
LA SICILIA (Cronaca_Catania)
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L’esperto di razze esotiche
«Da rivedere i decreti che ne limitano la vendita»

Negli ultimi anni la richiesta di iguane, serpenti, volatili particolari si è accresciuta sempre più. La conferma arriva da Marco Calì, appassionato naturalista e attento osservatore del mercato delle specie esotiche. «Il mercato degli animali esotici, qui a Catania – dice – è attivo da più di un ventennio, quindi non è un fenomeno recente. La differenza principale sta nel fatto che, mentre prima le richieste provenivano prevalentemente da appassionati, oggi sono dettate spesso da esigenze di moda. Quando mi accorgo di queste motivazioni, non vendo i miei cuccioli ai potenziali acquirenti».
Dove acquista gli animali esotici?
«Le razze da me vendute provengono tutte da allevamenti, non sono animali catturati. È una mia scelta personale, così come quella di trattare solo con interlocutori italiani al momento dell’acquisto di razze esotiche, per poter avere maggior chiarezza».
Qual è il target medio di coloro che desiderano comprare una specie esotica?
«Impossibile individuarlo. L’utenza è ampia e si differisce notevolmente per età e cultura. Talvolta sono i bambini a richiedere animali particolari ed è importante, in quel momento, far capire loro che si tratta di esseri viventi veri e propri che devono essere allevati come tali. Comprare un cucciolo è una grande responsabilità e anche i più piccoli ne devono essere pienamente consapevoli».
Cosa ne pensa dei decreti legge del 19 aprile 1996 e del 3 luglio 2003 che limitano la vendita di alcuni animali nel nostro paese perché considerati pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica?
«Che debbano essere rivisti e corretti perché inesatti. Con il primo decreto si vietava il commercio di alcune scimmie antropomorfe, alcuni serpenti velenosi, particolari marsupiali etc.; con il secondo, invece, si è vietato il commercio di aracnidi. Alcuni di questi animali potrebbero essere pericolosi, altri certamente no, quindi il divieto di vendita è una misura poco appropriata, specialmente perché ciò non accade negli altri paesi dell’Unione Europea». G. A.
LA SICILIA (Cronaca_Catania)
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Pagati 2000 euro Compra e salva tigrotto destinato alla pentola
Kuala LumpurCatturato e venduto a un ristorante per essere messo in pentola. Sarebbe stato questo il destino di un cucciolo di tigre di appena tre mesi se non fosse intervenuto a salvarlo un “amico degli animali”, il quale ha pagato – ad un ristoratore cinese – un profumato riscatto. Il motivo del suo gesto, lo ha spiegato lui stesso: «Sono rimasto semplicemente scioccato all’idea che un animale così nobile potesse finire in un piatto». Secondo quanto riportato ieri dalla testata malaysiana The Star, l’autore del salvataggio, un rappresentante di commercio, era venuto a sapere lunedì da un amico che lo sfortunato tigrotto, catturato dagli abitanti di un villaggio nello stato di Pahang, nel centro del Paese, era già stato consegnato a un ristorante.Ed è così che S.H. Foo si è precipitato al locale, proponendosi di acquistare l’animale pur di salvarlo. Detto, fatto: dietro una proposta evidentemente allettante, il piccolo – ormai debole, disidratato e coperto di parassiti – è stato consegnato al rappresentante, che lo ha a sua volta affidato alle cure del dipartimento della fauna. Foo non ha voluto confermare e svelare la cifra spesa per il pietoso atto. Ma secondo un’indiscrezione avrebbe sborsato circa 2.000 euro.
Fonte: IL SECOLO XIX
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FERRARA DI MONTE BALDO. La rassegna di Malga Ottagono sta diventando un importante appuntamento interregionale
La nuova giovinezza del cavallo Avelignese
Amato come animale da lavoro, ora viene riscoperto per le escursioni e il salto a ostacoli

Ferrara di Monte Baldo. Decine di cavalli, cavalle e cavallini biondi, gli Haflinger, sono schierati al sole a Malga Ottagono, ad Albarè. Il vento solleva il velo bianco del copricapo di una delle suore della compagnia di Maria del Soggiorno Fortunata Gresner, che li accoglie nel prato lì vicino. Centinaia di persone sono arrivate per la quarta rassegna cavallo Haflinger, la manifestazione organizzata dall’associazione provinciale allevatori (Apa) di Verona con il patrocinio di Provincia, Camera del commercio, Veronafiere e Comunità montana del Baldo.
«La rassegna è andata molto bene e ci piacerebbe diventasse un appuntamento fisso», commenta Luciano Pozzerle, presidente dell’Apa, «per questo speriamo di avere sempre il sostegno dell’amministrazione comunale, della pro loco e la collaborazione delle suore».
Sabato è stata la giornata tecnica, mentre la domenica è stata dedicata al pubblico e alla presentazione di due razze, gli Haflinger e i cavalli da Tiro pesante rapido (Tpr). Il primo giorno sono arrivati soprattutto gli addetti del settore, anche da fuori provincia, in particolare da Brescia, Bolzano, Trento, Venezia, Cuneo e Firenze. I tecnici degli uffici Apa precisano: «C’erano un’ottantina di cavalli, tra cui una settantina di Haflinger, cinque Tpr e altrettanti cavalli da sella. Sono stati marchiati 25 puledri Haflinger nati nel 2005 e si sono iscritte cinque fattrici nel Registro della razza Haflinger. Gli Haflinger hanno sfilato per categoria in base all’età e, per la prima volta a Verona, hanno svolto le prove attitudinali che qualificano la capacità del cavallo, dandogli un valore aggiunto sul mercato.
Domenica sono state organizzate la passeggiata e lo spettacolo, a cura della Scuderia ranger Coflari di Massimo Seppi, di Trento. «Fino ad oggi l’Haflinger, in italiano Avelignese, perché proviene da Avelengo in provincia di Bolzano, era usato come animale da lavoro e per la carne. In dieci anni la selezione lo ha migliorato tanto da renderlo molto consono all’utilizzo della sella», spiega Giorgio Zanieri, responsabile dell’ufficio centrale del libro genealogico a Firenze (qui sono tenute le iscrizioni dei cavalli con le loro valutazioni e performance), «ora è adatto a escursioni, gare di monta western e anche salto a ostacoli». Questo cavallo bolzanino dalla criniera bionda e dal mantello sauro dorato, noto per il suo temperamento molto docile, ispira simpatia al primo sguardo e sta avendo successo anche a Verona.
«Gli allevamenti nella nostra provincia sono una trentina, disseminati su tutto il territorio», spiegano all’Apa. «Tre molto importanti sono a Pescantina, ce n’è uno a Novaglie di Verona con agriturismo, altri a Marano di Valpolicela, Fumane, Grezzana, Brenzone, Selva di Progno, due a Caprino. L’Avelignese si adatta sia al territorio montano che a quello collinare, sia alla pianura. In totale 150 animali di età intermedia (cioè giovani soggetti al di sotto dei 30 mesi)».
«La passeggiata è andata benissimo e ha dimostrato ancora una volta che questo cavallo è davvero adatto all’equitazione», fa notare Floriano Fontana, dell’allevamento del cavallo Haflinger Val de Fort, di Santa Lucia di Pol a Pescantina che, da maggio a ottobre, tiene i cavalli a Ferrara di Monte Baldo, appunto in Val De Fort. «Vi hanno partecipato dieci cavalieri, tutti con cavalli propri». Il mercato è vivo: proprio sabato, Fontana ha venduto un cavallo a un’addestratrice di Quinto. In allevamento ha 12 cavalli, stalloni e puledri e sei fattrici. «Ho iniziato ad allevare cavalli per caso, perché nei primi anni Novanta avevo acquistato una casa con sette ettari di prato a Ferrara. Non ero un grandissimo appassionato, ma poi ho comprato due cavalle, Posaune e Perri, e mi hanno conquistato. Così è partito l’allevamento, proprio a Val De Forti, ho ottenuto buoni risultati con fattrici acquistate giovani. Per me è iniziata la passione e ho fatto nascere stalloni e puledri veramente belli, i maschi migliori vengono iscritti come stalloni al Libro genealogico delle razze e venduti come riproduttori. Quest’anno quattro puledri figli della fattrice Terry hanno partecipato come famiglia alla Rassegna quinquennale mondiale cavallo Haflinger di Ebbs e sono stati tutti valutati di prima categoria». Barbara Bertasi
Fonte: L’ARENA (Il Giornale di Verona)
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Non proprio esaltante lo sgambatoio
Appassionante il dibattito sulle deiezioni (leggasi “cacca”, ché per la pipì c’è poco da fare) dei cani. Tant’è che questo quotidiano istituisce prontamente una rubrica dal titolo “palette e scopini”. Dal 2003 e grazie al lavoro della commissione sui diritti degli animali allora presieduta dall’avvocato Vincenzo Adamo, la città di Cosenza si è dotata di un regolamento comunale che raccoglie le istanze contenute nei diversi dispositivi legislativi nazionali e regionali degli ultimi 15 anni.
L’articolo 1, al secondo punto così enuncia: “Il Comune individua nella tutela degli animali uno strumento finalizzato al rispetto ed alla tolleranza verso tutti gli esseri viventi e, in particolare, verso le specie più deboli”. Questa è la reason why e il punto di partenza. Non credo occorrano commenti, tanto è scritto chiaro-chiaro.
Vediamo ora cosa recita l’art. 15: “I proprietari o detentori a qualsiasi titolo degli animali hanno l’obbligo di raccogliere le deiezioni solide prodotte dagli stessi sul suolo pubblico, in modo da preservare lo stato di igiene e di decoro del luogo stesso”. La questione si pone dunque per tutto il suolo pubblico ­ strade e marciapiedi compresi – e non per le sole aree verdi. Le ordinanze sindacali ci sono, le contravvenzioni sono fissate, si tratta di essere consequenziali e di far capire ai cittadini che il suolo è un bene comune e non terra di nessuno. Non siamo in Svizzera ma si registrano discreti progressi anche a Palermo. Vediamo ora l’art. 13: “Ai cani, accompagnati dal proprietario o da altro detentore, è consentito l’accesso a tutte le aree pubbliche e di uso pubblico compresi i giardini e i parchi. E’ obbligatorio l’utilizzo del guinzaglio tranne negli spazi destinati ai cani. Il Comune può individuare nell’ambito di giardini, par-
Fonte: IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA
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Bracconaggio, denunciati quattro cacciatori
Picinisco (FR) – Quattro cacciatori di Atina sono stati denunciati alla procura della Repubblica di Cassino dai carabinieri con le accuse di bracconaggio e porto abusivo di coltelli.
Ieri una pattuglia di militari, in servizio a Picinisco nella zona del Pre-Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha intimato l’alt ad un’auto, una Fiat Tempra, che anziché fermarsi si è data alla fuga. Dopo un breve inseguimento l’auto è stata bloccata dai carabinieri.
All’interno i militari hanno rinvenuto un cinghiale già fatto a pezzi e messo in buste di plastica coperte da giornali. Inoltre sono stati rinvenuti coltelli, torce elettriche e ricetrasmittenti. Tutto il materiale è stato sequestrato, compreso il cinghiale. Probabilmente l’animale è stato ucciso durante una battuta di caccia in una zona dove le doppiette non sono ammesse. Durante la perquisizione nelle abitazioni dei cacciatori i carabinieri hanno sequestrato anche venti fucili da caccia. Per tutti e quattro è scattata la denuncia ed il divieto di cacciare per il mancato rispetto delle leggi venatorie e di quelle che tutelano le aree protette.
Fonte: IL MESSAGGERO
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Caccia, trovato l’accordo
Intesa con le amministrazioni provinciali di Perugia e Terni per limitare gli ingressi sul territorio

di WANDA CHERUBINI
È stato firmato l’accordo, tra la Provincia di Viterbo e quelle di Terni e Perugia, per la regolamentazione del numero di cacciatori non residenti ammissibili negli ambiti territoriali di caccia. Per la prima volta quest’anno gli accessi negli ambiti territoriali di caccia sono stati gestiti rispettivamente dall’assessorato Caccia della Provincia di Viterbo e dall’associazione Tuscia Sud. Alla data del 30 giugno, termine di scadenza previsto dal bando, sono state in totale 4.598 le domande giunte sul tavolo dell’assessorato alla Caccia della Provincia di Viterbo, di cui 3.172 provenienti da cacciatori laziali e 1.426 da cacciatori fuori regione, di cui il 74% residenti in Umbria. In base all’accordo, le province di Terni e Perugia si impegnano ad ammettere prioritariamente tutti i cacciatori viterbesi che hanno richiesto l’iscrizione agli Atc umbri a partire dal primo giorno della stagione venatoria (prima domenica di settembre in applicazione della deroga prevista dal calendario venatorio dell’Umbria), nel limite dei contingenti regionali così fissati: Atc n°1 617 posti, Atc n°2 1.150 posti, Atc n°3 1.200 posti, previo pagamento della quota di accesso e salvo diverse previsioni dell’accordo quadro regionale. Inoltre, le province di Terni e Perugia si impegnano ad autorizzare tutte le squadre viterbesi di caccia al cinghiale ad esercitare tale forma di caccia secondo il rispettivo regolamento nel proprio territorio, a partire dal primo giorno utile per la caccia alla specie, garantendo rotazione e parità di scelta tra le stesse. Dal canto suo la provincia di Viterbo si impegna ad ammettere i cacciatori provenienti dalla due province umbre che richiedano l’iscrizione agli Atc viterbesi, a partire dal primo giorno della stagione venatoria fissata dal calendario venatorio umbro. Inoltre, nel limite del 4%, la provincia di Viterbo garantirà ai cacciatori ternani e perugini, previa prenotazione dei posti giornalieri utilizzabili per la caccia in mobilità alle sole specie di fauna migratoria con l’ausilio del cane, 345 posti giornalieri a partire dal 1 ottobre 2005, per un massimo di 20 giornate procapite.
Fonte: IL TEMPO (Lazio Nord)
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«Caccia grossa» in corso Vittorio
Ucciso un enorme ratto.

I commercianti: «Il Comune, avvisato, ha lasciato lì per ore la carcassa»
«Aiuto, aiuto: un topo enorme vuole entrare nel mio negozio!».
L’urlo è stato lanciato due giorni fa intorno alle 12,30 da diversi commercianti del centralissimo corso Vittorio Emanele e ha scatenato una vera e propria «caccia al roditore» da parte di negozianti e passanti un po’ impauriti, un po’ infastiditi dalla presenza del roditore le cui dimensioni, a quanto pare, erano davvero notevolissime.
Il ratto, peraltro, si è messo a gironzolare indisturbato lungo il corso, poi si è intrufolato in un negozio di ottica terrorizzando i titolari.
Così i commercianti, in un primo momento, si sono barricati all’interno dei propri negozi.
Immediatamente è scattato l’allarme e mentre i negozianti della zona, superato lo choc, hanno ingaggiato una vera e propria caccia al ratto, i passanti che nel frattempo si trovavano sul posto, si sono messi a bloccare il traffico delle auto per permettere ai «cacciatori» di bloccare la preda.
Il ratto, di colore scuro e dalla lunga coda, in un primo momento è riuscito a farla franca, andandosi a infilare nel cofano di un fuoristrada, di proprietà di una donna. Quest’ultima nel frattempo aveva parcheggiato il mezzo sul corso, per sbrigare alcune faccende.
Una volta terminati gli acqusti, la donna ha acceso il motore dell’automobile rimettendo in moto la «battuta di caccia» da parte dei commercianti e passanti armati di scope per catturare il grosso roditore.
Un inseguimento continuo e una folle corsa da parte del ratto che è stata interrotta da un colpo di scopa che gli ha inferto uno dei «cacciatori».
«La carcassa del topo – ha denunciato un gruppo di commercianti – è rimasta sul corso per diverse ore. Nonostante la nostra segnalazione al Comune nessuno si è fatto vedere a togliere i resti del grosso ratto, che anzi è stato schiacciato dalle automobili che circolavano sul corso e calpestato dagli ignari passanti».
Nei giorni scorsi alcuni cittadini che abitano a ridosso di via Minardi, avevano lamentato la la sgradevole presenza di grossi ratti che passeggiano indisturbati sotto le loro finestre.
Fonte: LA SICILIA (Caltanissetta)
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Regole e programmi. Dal 18 settembre riapre l’attività venatoria. Nei prossimi giorni il via libera dalla giunta regionale
Stagione di caccia, pronti al via
Integrazioni provinciali Calendario in arrivo

La giunta provinciale nei giorni scorsi ha approvato con delibera il calendario venatorio integrativo provinciale 2005/06 predisposto dal settore Agricoltura Caccia e Pesca. Nei prossimi giorni la Giunta regionale dovrà approvare le integrazioni e i cacciatori cremonesi (circa 5mila) conosceranno nel dettaglio il programma della nuova stagione. Una settimana importante, dunque, che definirà orari, date, deroghe, novità per il periodo più atteso dalle doppiette. lLe date. La stagione venatoria ha inizio il 18 settembre e termina il 31 gennaio 2006, per tre giorni settimanali di caccia a scelta. lLimitazioni. Dal 18 settembre all’8 ottobre la caccia vagante è consentita solo fino alle 12 di ogni giorno di caccia. La caccia al fagiano è vietata dal 1° gennaio 2006 per tutti gli Atc tranne l’Atc 5 e 7 (proroga al 31 gennaio). lTesserino. La Provincia delega gli Atc, per i cacciatori provinciali, all’apposizione sul tesserino venatorio regionale del timbro di iscrizione all’Atc stesso. Vietate cancellature, correzioni, sovrapposizioni, abrasioni, caratteri asportabili o matite lapis. lCarniere. Fermo restando il limite giornaliero, non è consentito abbattere più di 6 capi di lepre per ogni cacciatore. lAppostamento fisso. Dal 1° ottobre al 30 novembre oltre alle tre giornate di caccia è consentita l’integrazione di due giorni settimanali per la caccia da appostamento fisso alla sola migratoria, fermo restano il silenzio venatorio nei giorni di martedì e venerdì. lCaccia alla volpe. Dalla data di chiusura della caccia vagante e sino al 31 gennaio 2006 la caccia alla volpe è consentita a pieno campo solo tramite squadre autorizzate dalla Provincia su richiesta degli Atc con il solo ausiolio del cane da tana. lConfini venatori sul Po. Per le aree attraversate dal fiume Po si assumono le specifiche intese stipulate tra gli Atc Cr1, Cr3 e Cr4 ed i corrispettivi Atc parmensi e piacentini. In tali aree di confine ai fini della gestione faunistico-venatoria è costituito dalla linea di massima corrente del fiume medesimo. Per quanto riguarda l’Atc 4 quale confine si assume la linea mediana del ramo sud del fiume Po delimitante in sud l’isola Mezzadra. I territori emiliani di cui la Provincia assume la competenza ai fini faunistico-venatori sono annessi agli Atc confinanti (1, 3 e 4) esclusa l’area prospicente la zona di ripopolamento e cattura di Cremona (Colonie Padane) in cui vige il divieto di caccia. L’area a sud di Livelli Superiori Motta Baluffi) è annessa all’Atc n° 1. Inoltre, va ricordato che sono sette gli ambiti territoriali di caccia (Atc) in cui si suddivide il territorio cremonese. Ciascuno di essi ha anche un centro che lo definisce e lo caratterizza. Il Cr1 comprende la zona da Casalmaggiore a iadena; il Cr2 Ostano, Isola Dovarese, Calvatone; ilo Cr3 la zona da Scandolara Ripa d’Oglio, Sospiro, Bonemerse; il Cr4 fa riferimento all’area oltre la via Brescia e comprende i paesi di Castelverde e Annicco; il Cr5 è l’area di Soresina; il Cr6 comprende la zona di Soncino; il Cr7 Crema e il Cremasco. (fe. sta.)
Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
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I cacciatori prendono la mira sulla lepre meccanica
RIMINI – Prenderà il via quest’oggi la gara di tiro a segno con “bersaglio mobile” alla lepre meccanica organizzata dalla sezione provinciale “Libera Caccia” di Rimini. La manifestazione, che si concluderà nella giornata di Ferragosto, si svolgerà presso il campo “La regina” sito sulla superstrada Consolare (area ex pastificio Ghigi). La quota di partecipazione è di sette euro e le iscrizioni alle gare sono aperte sia agli uomini che alle donne.Si sparerà da una distanza di 55 metri dal bersaglio con fucile calibro 12 e lunghezza massima di canna di 76 centimetri.Ricchi e numerosi sono poi i premi in palio per i partecipanti alla competizione. Tra questi, oltre alle medaglie d’oro, fucili, armadio porta fucili, autoradio, salami, prosciutti e addirittura un maiale.Tra i premi speciali riservati alle signore anche degli orecchini d’oro.Per informazioni 0541.783453. s.c.
Fonte: CORRIERE ROMAGNA (Edizione di: RIMINI)
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