WarDrome Sci-fi MMORPG
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comunità di poesia e lotta dal 2002
Tuesday January 23rd 2018

Notiziario animalista

La tortura di creature innocenti, sotto qualsiasi pretesto avvenga e qualunque forma assuma, non potrà mai fare altro che quanto ha già fatto: rivelarci a quale livello di bassezza può giungere l’uomo.
Hans Ruesch
Fonte: http://www.bairo.info/pag66.html
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Atri. Avvelenati quattro cani randagi, scatta la caccia al “killer”
ATRI – Si aggira per le strade di Atri da almeno due settimane. Da quando, cioè, è stato ritrovato il primo cane morto sul ciglio di una strada del centro storico. Un pastore abruzzese di grossa taglia di cui si curavano alcune persone. I volontari della ”Lega del cane”, i quali gestiscono il canile rifugio di contrada Santa Lucia ne sono convinti: esiste un avvelenatore sconosciuto che se la sta prendendo con i cani randagi. L’ultimo episodio, invece, risale a qualche giorno fa, quando un piccolo bastardo è stato trovato all’interno della chiesa di San Nicola in fin di vita. A nulla sono valsi i soccorsi di turisti e volontari, i quali hanno avvisato il veterinario di turno. Non c’è l’ha fatta. I sintomi erano quelli tipici dell’avvelenamento. Ecco perchè l’ipotesi di un killer dei randagi prende corpo sempre più. In tutto sono quattro gli animali colpiti dall’avvelenatore sconosciuto. C.A.
Fonte: IL MESSAGGERO
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FOLIGNO
Prima esche al veleno per cani e gatti adesso quelle con chiodi e carne

di GILBERTO SCALABRINI
FOLIGNO – Adesso, il ”vendicatore” dei cani cambia metodo per uccidere gli animali: non più esche avvelenate ma addirittura disseminate di piccoli chiodi, infilzati nella carne.
E’ accaduto domenica in via Guglielmo Ferrero e la vittima predestinata era un pastore maremmano. Il piccolo ma micidiale involucro, sistemato in una busta di cellophan, è stato lanciato all’interno del giardino di una casa privata. Fido, fiutando il cibo, ha strappato l’involucro ma pare che non abbia mangiato il ”bocconcino”. Almeno, fino a ieri, non accusava alcun sintomo di dolore all’intestino. Non sarebbe, però, il primo caso nella zona, dove già si sono registrate diverse morti di cani e gatti. Un cane lupo, che fa la guardia in una villetta di via Damiano Chiesa, è stato salvato in extremis dal proprietario. L’esca, però, era al veleno. Da ieri, dunque, appena si è sparsa la notizia, è scattata la massima allerta, perchè i chiodi sono vere e proprie ”bombe” che lacerano le parti vitali e non lasciano alcuna alternativa alla morte. Ma c’è un’ipotesi inquietante che viene avanzata: potrebbe essere qualche banda specializzata nel ”ripulire” le case durante le ferie. Annientato il cane con l’esca ai chiodi, quindi riducendolo subito in fin di vita, se l’abitazione fosse ”deserta”, sarebbe un gioco da ragazzi mettere a segno di notte il colpo. E’ solo un’ipotesi, ovviamente, perchè oltre ai chiodi, l’esca potrebbe anche contenere un potente veleno. E’ quello che sta accertando adesso il servizio zooprofilattico della Asl, che ha inviato il ”bocconcino” all’istituto di medicina veterinaria di Perugia.
Fonte: IL MESSAGGERO (UMBRIA)
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TROPPI CASI DI VIOLENZA
“Denunciate chi maltratta gli animali”

”Segnalare ogni abuso sugli animali, a denunciate ogni caso di violenza e, se possibile, segnalate i responsabili alle forze dell’ordine”. L’appello, rivolto a tutti i cittadini, è stato lanciato dallo ”Sportello a 4 Zampe” della Provincia, dopo i ripetuti casi di maltrattamenti che in questi giorni sono stati denunciati a Perugia.
In via dei Filosofi, a ridosso del centro storico, una signora ha chiamato affermando che un vicino di casa, armato di spranga era intenzionato ad ammazzare dei gattini abbandonati. Aspettando i soccorsi, la donna è corsa in strada e si è messa a fare la guardia ai micetti, che così sono stati salvatii. Lo Sportello a 4 Zampe si è attivato e ha fatto trasportare i gatti presso la Asl di Bastia, dove una volontaria li ha raccolti e portati in una colonia a Foligno.
Un altro caso raccapricciante è stato registrato a Madonna Alta, dove alcuni gatti randagi sono stati oggetto di violenze, come ha denunciato la Lega antivivisezione del capoluogo. Dai referti dell’Istituto zooprofilattico sono emersi: frattura delle costole, avvelenamento da sostanze tossiche e altri gravi traumi. La Lav ha presentato denuncia alla Procura, auspicando da parte delle forze dell’ordine un intervento congiunto al fine di fermare questa escalation di brutalità.
Fonte: IL MESSAGGERO
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Caccia: le regioni viste da Legambiente
Un giudizio sul calendario venatorio e la gestione del patrimonio faunistico

Regioni in ordine sparso nella stesura dei calendari venatori e nella predisposizione di misure per tutelare il patrimonio faunistico. Se Valle d’Aosta, Sardegna, Lazio, Piemonte e Campania tuto sommato, pur con qualche limite, sono riuscite a predisporre qualcosa di positivo, lo stesso non vale per la Calabria, che è ancora ferma al palo.
A dare i voti alle venti regioni italiane in materia di caccia è Legambiente che ha voluto dividere in base a una serie di parametri i governatori italiani in amici e nemici degli animali. Tra i primi figura appunto quello della Valle d’Aosta (Ego Perron) soprattutto perché sul suo territorio si registra il minor numero di infrazioni alle norme sulla caccia e anche perché è tra i pochi a non aver ceduto alle sirene delle preaperture o di deroghe mal gestite. Subito alle sue spalle il sardo Renato Soru (ha ben definito, limitandoli, periodi e numeri di specie disponibili per le doppiette), il laziale Piero Marrazzo (ha tolto alcune specie come starna e combattente dall’elenco di quelle cacciabili), la piemontese Mercedes Bresso (ha redatto in materia uno strumento di indirizzo pluridecennale). Siciliani, abruzzesi e trentini si barcamenano invece tra note positive e negative, pur essendo in generale indirizzati sulla buona strada, mentre pessime sono le performance di Riccardo Illy, Claudio Burlando, Vito De Filippo, Vasco Errani, Michele Iorio, Claudio Martini: nelle loro regioni preaperture, deroghe, aumento delle specie cacciabili sono all’ordine del giorno. Ma i veri “nemici” degli animali, secondo Legambiente, sono Roberto Formigoni, Giancarlo Galan, Rita Lorenzetti, Niki Vendola, Gian Mario Spacca e- proprio in fondo alla lista – il calabrese Agazio Loiero.
Le Regioni ogni anno dovrebbero emanare entro il 15 giugno il calendario venatorio, strumento importante per il prelievo conservativo delle specie considerate cacciabili. In generale i governatori anche quest’anno non hanno raccolto la sfida di rispettare questa data e, ancor meno, di utilizzare lo specifico strumento regionale di pianificazione – il piano faunistico venatorio regionale – quale base conoscitiva per fondare gli indirizzi previsti nel calendario venatorio. Ulteriore sfida disattesa è quella che riguarda le deroghe, che vede tutte le Regioni applicare le deroghe al prelievo su specie protette, sia per il controllo dei danni (art. 9.1.a Dir. 409/79/CEE) che per la cosiddetta piccola quantità (art. 9.1.c Dir. 409/79/CEE), in modo generalizzato, mai definendo precisi criteri di luogo e di tempo come obbligatorio per rispettare la conservazione delle popolazioni di animali selvatici oggetto della deroga.
“E’ necessario che i Presidenti di Regione sappiano concertare per ambiti omogenei sovraregionali misure ed azioni tese a coniugare il prelievo venatorio con la conservazione di un ricco e vitale patrimonio faunistico – ha spiegato Antonino Morabito, responsabile nazionale conservazione e gestione fauna di Legambiente – Molte delle azioni positive messe in campo da alcune Regioni, dagli Enti locali, dagli Enti parco, dagli ATC e dagli altri soggetti interessati, rischiano invece di essere vanificate in assenza di un cambiamento sostanziale da parte di quelle Regioni che dimostrano negligenza nella gestione del comune patrimonio faunistico”.
Fonte: LEGAMBIENTE
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È allarme cinghiali nell’Alto Garda
DEVASTAZIONI NOTTURNE A PASCOLI E COLTIVAZIONI

ALTO GARDA – Allarme cinghiali sull’Alto Garda bresciano. Lo lancia il sindaco di Magasa, Ermes Venturini, che da tempo deve fare i conti con le devastazioni notturne operate da questi animali che danneggiano orti e coltivazioni, ma soprattutto, attratti dai bulbi delle innumerevoli pianticelle da fiore che popolano gli alpeggi, devastano i pascoli e i prati che, da queste parti, sono un vero e proprio richiamo turistico. «Ho fatto un sopralluogo – spiega Venturini – al prato della Corna, nei pressi dell’osservatorio astronomico di Cima Rest, e non riuscivo a credere ai miei occhi: un luogo bellissimo completamente distrutto. Lo stesso è accaduto ai pascoli di Denai, altra meta di numerosi escursionisti che giungono fin quassù proprio per ammirare i nostri famosi prati. Non se ne può più. È un danno ambientale incalcolabile: ci vorranno anni prima che la natura ponga rimedio alla devastazione provocata dai cinghiali. I prati e i pascoli colpiti diventano distese rivoltate e prive di vegetazione, destinate in seguito alla crescita di arbusti infestanti e di altre essenze colonizzatrici». Venturini lancia così un appello alla Provincia di Brescia: «A questo punto sono assolutamente necessari interventi mirati per l’abbattimento di questi animali». La questione non è nuova. Se ne era già occupata, la scorsa estate, la Comunità montana Parco Alto Garda bresciano, chiedendo agli assessori regionali e provinciali competenti (Agricoltura e Caccia) e al presidente del comprensorio di caccia di attivarsi per porre rimedio ad un problema che sta assumendo toni esasperanti. I danni causati dalla presenza di questi suini selvatici, non autoctoni ed estremamente invasivi («mi piacerebbe capire – si chiede inoltre Venturini – chi li ha introdotti e perchè»), hanno registrato negli ultimi tempi una crescita esponenziale, alterando in modo pesantissimo l’ambiente naturale e le coltivazioni presenti nella fascia montana, con gravi ripercussioni sull’agricoltura e sull’equilibrio naturale complessivo. Sull’Alto Garda sono numerose le zone interessate dal fenomeno. L’anno scorso venne letteralmente distrutto l’intero pascolo sommitale del monte Denervo a Gargnano. Ma il problema riguarda un po’ tutti i comuni dell’entroterra del parco. s. bott.
Fonte: GIORNALE DI BRESCIA (GARDA E VALSABBIA)
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Una nota del consigliere degato dal sindaco all’Ufficio comunale degli animali
«Il canile? Una svolta di civiltà»
La Dalfino: i randagi sono ovunque, inutili le polemiche su Palese

I cani randagi? Sono come i rifiuti: tutti dicono che sono un problema al quale dare soluzione, ma nessuno accetta che la soluzione sia «sotto casa». I cani come la discarica, insomma. Insorgono due consiglieri comunali, Massimo Maiorano della Margherita, e Pino Varcaccio di Alleanza Nazionale. Replica Anna Dalfino, consigliere delegato all’Ufficio degli animali. Che, in una nota, definisce come «svolta storica » la larga approvazione in consiglio comunale della variante al piano regolatore che consentirà di realizzare a Palese il rifugio comunale per cani abbandonati. È la stessa Dalfino a tirare in ballo Varcaccio e Maiorano. Al primo che, stando a una ricostruzione di parte, avrebbe detto che tutti i residenti di Palese non vogliono il canile, il consigliere delegato all’Ufficio degli animali ricorda che proprio Maiorano «tempo fa sottoscrisse la petizione dell’Aca (l’Associazione per cani pro-abbandonati presieduta dalla stessa Dalfino, ndr) unitamente a 750 cittadini di Palese, per la realizzazione del canile comunale di via Torre di Brengola». Insomma, non sarebbe vero che tutti i “palesini” non vogliono il rifugio. Altra prova ne è il fatto che proprio «a Palese esiste un bel numero di cani randagi, 40 curati per strada dall’Aca e 30 nelle abitazioni delle signore Preda e Ficarella». Dunque, inspiegabile l’azione che la Dalfino attribuisce a Varcaccio e a Maiorano di «visitare le case di Palese per convincere i cittadini a reagire alla realizzazione del canile». Fin qui le polemiche. Il resto della nota del consigliere delegato all’Ufficio degli animali è rivolto a spiegare il perché sterilizzazione e rifugio debbano essere fatti e in fretta. «È necessario intervenire con urgenza con un programma di sterilizzazione dei cani randagi con reimmissione nell’ambiente per non riepire i canili esistenlti già al completo», scrive la Dalfino a proposito dell’aumento degli esemplari abbandonati anche nel Barese. Tutto questo avendo come orizzonte ormai prossimo il Canile comunale che «darà priorità all’adozione diretta o a distanza dei cani con incentivazione da parte del Comune di una fornitura mensile e cure sanitarie per un anno soprattutto per i cittadini che hanno un reddito basso; seguirà un programma di collaborazione con le scuole per rafforzare il famoso rapporto uomo-animale-ambiente che semplificherà le adozioni. Il canile sanitario – precisa ancora la Dalfino – sarà il primo passaggio obbligatorio dei cani catturati: sarà affidato al servizio sanitario della Ausl Bari 4 che interverrà con le cure di routine per i 60 giorni di stazionamento (sverminazioni, vaccinazioni, cure antiparassitarie) prima di entrare nel rifugio». Nulla da eccepire. Tranne che per quella dicitura: Ufficio «degli» animali. Non è meglio chiamarlo «per» gli animali?
Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (BARI)
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Betabloccanti contro i brutti ricordi
Possono interferire con il processo di immagazzinamento della memoria

Secondo alcuni psichiatri, un tipo di farmaci comunemente usati per le malattie cardiovascolari potrebbe essere in grado di ridurre il trauma associato ai brutti ricordi. In un articolo pubblicato sulla rivista “Nature”, infatti, Margaret Altemus della Cornell University e colleghi sostengono che i betabloccanti interferiscono nel processo con il quale il cervello immagazzina la memoria. Somministrando i farmaci al momento giusto, ipotizzano i ricercatori, si potrebbe limitare i periodi di panico di cui soffrono i pazienti con disturbi da stress post-traumatico (PTSD).
L’ipotesi è accattivante ma controversa. Studi sugli attacchi terroristici suggeriscono che episodi come quelli recenti di Londra e Sharm el Sheik possono provocare un aumento del numero di casi di PTSD. I trattamenti di natura psicologica hanno un successo limitato, e dunque si cercano alternative. Alcuni esperti di salute mentale temono però un abuso di farmaci, magari da parte di autorità militari che intendono desensibilizzare i propri soldati per far compiere loro atti atroci.
L’idea di usare i betabloccanti è stata ispirata dalla scoperta, negli ultimi anni, che i ricordi sono sorprendentemente flessibili. Alcuni farmaci, per esempio, possono interferire con il recupero della memoria, facendo in modo che ne venga registrata una versione alterata. Il betabloccante propranololo ha un effetto di questo tipo: blocca i neurotrasmettitori coinvolti nella deposizione delle memorie. Studi sui topi hanno dimostrato che gli animali che hanno imparato a temere un suono seguito da una scossa elettrica perdono questa paura se dopo l’inizio del suono viene somministrato loro il propranololo.
Fonte: LE SCIENZE
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Domenica 7 agosto all’ippodromo
Levrieri in corsa a Vinovo
Competizione mondiale di coursing

VINOVO – Domenica 7 all’ippodromo di Vinovo, alle 10 e alle 14 per la seconda manche, si svolgerà una competizione mondiale di coursing per levrieri su un particolare tracciato ricavato sul prato all’interno della pista. I levrieri si confronteranno in sfide a due e saranno valutati da una giuria non solo per la loro velocità ma anche per l’eleganza, la capacità di caccia, l’intelligenza e la destrezza.
Parteciperà Paola Visintini, allevatrice di Piossasco, con i suoi campioni che sono reduci da alcune recenti trasferte in Europa. La Visintini è l’organizzatrice della giornata.
Sfruttando la pausa estiva per le corse al trotto, l’impianto di Vinovo si trasformerà per un giorno in cinodromo. L’iniziativa è una novità assoluta per Vinovo che domenica ospiterà i cani più veloci del mondo nel corso di una giornata di sport e di vicinanza con gli animali e la natura, nello stile di Hippo Group Torino che si distingue per il rispetto degli animali.
Spiegano i responsabili di Hippo Group: «Utilizzando una serie di pulegge si disegna un percorso caratterizzato da un filo con attaccato uno zimbello. Dietro allo zimbello recuperato grazie ad un piccolo motore si fa partire una coppia di levrieri che, seguendo il loro istinto, tenteranno di avventarsi sulla preda finta».
I levrieri saranno divisi per razza e per sesso. Saranno presenti dieci razze: afghani, saluki, greyhound, galgo spagnoli, azawakh, deerhound, borzoi, sloughi, piccolo levriero italiano, whippet. I cani correranno due manche, una al mattino alle 10 e una al pomeriggio alle 14 e saranno valutati in base ad una scala che presenta 200 punti. L’ingresso all’ippodromo è libero.
Info: paolavisintini@libero.it.
e.m.
Fonte: L’ECO DEL CHISONE
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RICERCA: TELETHON, AMBIENTE STIMOLANTE SVEGLIA CERVELLO
Niente piu’ ansia, miglioramento dei deficit di memoria e di comportamento, maggiore desiderio di esplorare situazioni nuove, minor timore verso gli stimoli esterni che diventano sempre piu’ familiari: ecco che cosa succede ai topini-modello per lo studio della “sindrome dell’X fragile” (la forma ereditaria piu’ diffusa del ritardo mentale), se posti in un ambiente ricco di stimoli per due mesi. Ma non basta: tornano allo stato normale anche le cosiddette “spine dendritiche”, sorta di braccini delle cellule nervose del cervello che terminano con una protuberanza a forma di funghetto e che mettono in contatto i neuroni per farli comunicare. E’ il risultato del lavoro del gruppo della prof.ssa Claudia Bagni, presso il Dipartimento di Biologia dell’Universita’ di Roma “Tor Vergata” e il Dipartimento di Neuroscienze Sperimentali, IRCCS Fondazione S. Lucia di Roma in collaborazione con la ricercatrice Martine Ammassari Teule, finanziato da Telethon e pubblicato su “Proceedings of the National Academy of Sciences”. I ricercatori hanno tenuto per due mesi giovani topini con sintomatologia simile ai pazienti affetti da X fragile in un ambiente “arricchito”, costituito da una combinazione di piu’ stimoli sociali e inanimati rispetto alla norma: maggior numero di animali per gabbia, uno spazio piu’ ampio per muoversi, maggiori stimoli visivi, uditivi, tattili (palline colorate, scale per arrampicarsi, tubi da attraversare, piccole campanelle, scatole) in materiali diversi e modificati di continuo durante il periodo sperimentale. Ed ecco il risultato: alcuni sintomi della malattia, tra cui difetti comportamentali, neurologici e morfologici, sono notevolmente migliorati. I topini che, come l’uomo, manifestavano ansia, iperattivita’ e deficit di memoria e apprendimento, dopo aver trascorso un periodo della loro “gioventu'” in un ambiente particolarmente favorevole, non presentano piu’ tali sintomi. (AGI)
Fonte: KATAWEB
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Bellaria, fantasia equestre In arrivo il circo Darix
BELLARIA IGEA MARINA – Volete visitare la Savana africana e l’India, il Polo e una vecchia fattoria, tutti in una volta? Allora non perdete lo spettacolo dal titolo “Fantasia equestre” del circo della tv Darix che da domani all’8 agosto è di scena al Palasport.Sotto il tendone di Darix si esibiranno attrazioni internazionali: lo sfrenato can can del corpo di ballo da Manchester; le farfalle volanti del duo Demar con le strepitose vesti svolazzanti; le illusioniste russe Montes e la verticalista Nadia in equilibrio su una spada. E poi lo zoo del Darix con gli husky da slitta, le acrobazie su motociclo e monopattino degli orsi polari, lo show dei pachidermi indiani e i serpenti e gli scorpioni nel sarcofago della morte con Sabrina, gli animali della Savana e quelli da cortile.Lo spettacolo destò alcune polemiche quando si svolse a Misano, a causa delle dimensioni esigue delle gabbie che ospitavano gli animali.
Fonte: CORRIERE ROMAGNA (Edizione di: RIMINI)
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Lotta ai piccioni Vietato farli nidificare
RIMINI – Piccioni: non solo è vietato sfamarli, ma addirittura può venire punito chi non impedisce la nidificazione. Lo ha detto l’assessore Ariano Mantuano spiegando che le norme anti pennuti sono state stralciate dal Regolamento per gli animali (da affezione) e in attesa di misure ad hoc valgono quelle stabilite dalla Polizia municipale.Ieri in Commissione si è conclusa la fase dedicata agli emendamenti e solo su quattro o cinque non è stata raggiunta l’unanimità: in settembre andranno in aula in maniera autonoma quando il Regolamento affronterà il giudizio del Consiglio.Mantuano ha sintetizzato le questioni controverse. In primis, se rendere obbligatoria la presenza di un veterinario in occasione di spettacoli viaggianti o vendite in pubblico. Il dubbio era la legittimità della obbligatorietà.Ancora. La catena dei cani. Spiega Mantuano. “Il desiderio della Commissione è quella di eliminarla, però è stato osservato che in genere si tratta di animali che stanno in campagna e quindi senza catena potrebbero diventare pericolosi a causa degli spazi aperti”. Soluzione? “Si deciderà se approvare la catena oppure scegliere altre modalità. Era stato proposto un box”.Sul trasporto pubblico si rimanda alle norme delle Fs o della Tram (“con museruola e guinzaglio”). Museruola e guinzaglio anche in tutti gli ambienti pubblici al chiuso. All’aperto, o l’uno o l’altro. Stesso discorso per i parchi. Divieto d’ingresso invece nelle aree giochi per bambini, toccherà ai Quartieri individuare aree verdi dove i cani possono essere lasciati liberi (con museruola).Nei pubblici esercizi decide il gestore se l’animale può entrare oppure no.I proprietari quando usciranno con il proprio amico dovranno sempre avere il necessario per raccogliere i ricordini. Altrimenti? Multa da 25 a 150 euro, 50 se si paga subito.Dal regolamento è stato stralciata la parte relativa ai piccioni. Quindi? La lotta procederà con il mangime anticoncezionale, ma non si parla più di zone ad hoc per consentire ad anziani e bambini di portare pane e grissini: una sorta di compensazione per poi applicare alla lettera il Regolamento della Polizia municipale che vieta di sfamare i piccioni. Divieto – ha ammesso Mantuano – che non viene mai applicato. Gran finale: vietato far nidificare i piccioni.
Fonte: CORRIERE ROMAGNA (Edizione di: RIMINI)
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Operazione antibracconaggio della Polizia Provinciale
RIMINI – Alle prime luci dell’alba di domenica scorsa la Polizia Provinciale, in collaborazione con le guardie volontarie, ha assestato un altro colpo al bracconaggio; è stato infatti sorpreso un uomo in località S.Vito, all’interno di un campo coltivato a granoturco e girasoli, intento alla cattura di fauna selvatica tramite reti appositamente tese.
Un controllo più approfondito ha portato al rinvenimento di verdoni, merli e passeri oltre a 35 fagiani, allevati senza la necessaria autorizzazione. Scoperti altri mezzi vietati a scopo venatorio.
L’uomo è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria mentre gli animali sono stati affidati ad un centro per la riabilitazione al volo.
Fonte: ROMAGNA OGGI
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TUTELA ANIMALI. Caccia, monito di Legambiente per le regioni italiane
“Molte delle azioni positive messe in campo – ha spiegato Antonino Morabito, di Legambiente – rischiano di essere vanificate in assenza di un cambiamento sostanziale da parte di quelle regioni che dimostrano negligenza nella gestione del comune patrimonio faunistico”.
Legambiente ha voluto dare i voti alle regioni italiane in materia di caccia. L’associazione ambientalista ha infatti diviso in base a una serie di parametri i governatori italiani in amici e nemici degli animali: se la Valle d’Aosta, Sardegna, Lazio, Piemonte e Campania tutto sommato, pur con qualche limite, sono riuscite a predisporre qualcosa di positivo, lo stesso non vale per la Calabria, che è ancora ferma al palo.
Tra i primi figura appunto quello della Valle d’Aosta (Ego Perron) soprattutto perché sul suo territorio si registra il minor numero di infrazioni alle norme sulla caccia e anche perché è tra i pochi a non aver ceduto alle sirene delle preaperture o di deroghe mal gestite. Subito alle sue spalle il sardo Renato Soru (ha ben definito, limitandoli, periodi e numeri di specie disponibili per le doppiette), il laziale Piero Marrazzo (ha tolto alcune specie come starna e combattente dall’elenco di quelle cacciabili), la piemontese Mercedes Bresso (ha redatto in materia uno strumento di indirizzo pluridecennale). Ma i veri “nemici” degli animali, secondo Legambiente, sono Roberto Formigoni, Giancarlo Galan, Rita Lorenzetti, Niki Vendola, Gian Mario Spacca e- proprio in fondo alla lista – il calabrese Agazio Loiero.
Le Regioni – ricorda l’associazione – ogni anno dovrebbero emanare entro il 15 giugno il calendario venatorio, strumento importante per il prelievo conservativo delle specie considerate cacciabili. In generale i governatori anche quest’anno non hanno raccolto la sfida di rispettare questa data e, ancor meno, di utilizzare lo specifico strumento regionale di pianificazione, il piano faunistico venatorio regionale.
Altra sfida disattesa è quella che riguarda le deroghe, che vede tutte le Regioni applicare le deroghe al prelievo su specie protette, sia per il controllo dei danni (art. 9.1.a Dir. 409/79/CEE) che per la cosiddetta piccola quantità (art. 9.1.c Dir. 409/79/CEE), in modo generalizzato, mai definendo precisi criteri di luogo e di tempo come obbligatorio per rispettare la conservazione delle popolazioni di animali selvatici oggetto della deroga. “Molte delle azioni positive messe in campo da alcune Regioni, dagli Enti locali, dagli Enti parco, dagli ATC e dagli altri soggetti interessati – ha spiegato Antonino Morabito, responsabile nazionale conservazione e gestione fauna di Legambiente – rischiano invece di essere vanificate in assenza di un cambiamento sostanziale da parte di quelle Regioni che dimostrano negligenza nella gestione del comune patrimonio faunistico”.
HC 2005 – redattore: SB
Fonte: HELP CONSUMATORI
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Nella San Joaquin Valley stessa qualità dell’aria che a Los Angeles
ma le emissioni dei bovini pesano più dei motori a scoppio
Gas serra, sorpresa dalla California le mucche inquinano più delle auto

LOS ANGELES – Le mucche inquinano più delle auto. Almeno in una remota parte della California meridionale, nella quale centinaia di migliaia di ruminanti fronteggiano un parco veicoli relativamente esiguo e comunque assai meno concentrato che nelle non distanti metropoli costiere. La constatazione è firmata dal Dipartimento di controllo dell’inquinamento della San Joaquin Valley, a Sud di Fresno, una zona che dà alloggio a 2,5 milioni di vacche, un quinto della popolazione bovina dello stato.
Frutto non troppo ambito della sintesi delle fibre contenute nel foraggio, i nove chili di emissioni organiche gassose prodotti, mediamente, in un anno, da una mucca da latte, contengono sostanze che reagiscono con altri agenti nocivi fino a produrre ozono e smog. Il recente boom dell’industria lattiero-casearia dell’area ha fatto il resto, fino a indurre lo storico “sorpasso” ai danni di auto e camion.
La sorprendente acquisizione dovrà quindi servire come base per la futura regolamentazione delle emissioni inquinanti, in una regione che l’Agenzia per la protezione dell’ambiente Usa indica, assieme alle città di Los Angeles e Houston, come le più inquinate del Paese, in base al numero di sforamenti del limite dell’ozono registrate negli ultimi sei anni.
Per riportare l’inquinamento ambientale ad un livello accettabile, l’industria lattiero-casearia verrà indotta a investire milioni di dollari in costose tecnologie di controllo dei propri scarti. Dovrà anche essere tenuta in considerazione l’ipotesi di modificare sostanzialmente la dieta del bestiame.
Ovviamente, tutto questo ha scatenato reazioni da parte dei produttori, che considerano “scientificamente malsana” la metodologia che ha portato l’autorità a conclusioni tanto drastiche. “Si suppone che la scienza debba guidare questo processo, non che si limiti ad usare la bacchetta magica”, ha detto un esponente del consorzio dei farmer, che mirano a bloccare la prossima normativa anti-inquinamento. “Non è possibile catturare emissioni che gli studiosi neanche riescono a investigare”.
La polemica sulla metodologia usata per monitorare l’impatto ambientale dell’industria alimentare attraverso le sue “macchine produttrici” ha coinvolto anche cinque membri del Congresso Usa e associazioni ambientaliste: se i primi hanno definito “assurdamente elevate” le colpe attribuite ai ruminanti, le seconde ritengono siano addirittura state sottostimate. Ma se una radio locale ha ironizzato su una neonata “scienza del peto”, molti sottolineano che c’è poco da scherzare, in una regione nella quale l’estate scorre da un allarme ozono al successivo, e dove un bambino su sei va a scuola con l’inalatore antiasma.
In effetti, è ormai assodato che il processo di secrezione alimentare dei ruminanti genera scarichi gassosi non benefici, ma la via da percorrere per ridurre le emissioni nocivi è tutt’altro che tracciata. Le soluzioni prospettate dall’autorità californiana spaziano dal monitoraggio del concime, alla rimozione frequente degli avanzi dai recinti sferzati dalla calura, all’uso massiccio di enzimi in grado di neutralizzare i rifiuti organici degli animali. Insomma, la mucca Zero Emission non è meno lontana dell’auto a idrogeno.
Fonte: LA REPUBBLICA (TECNOLOGIA & SCIENZE)
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ANIMALI,PALERMO: AL VIA CAMPAGNA CONTRO ABBANDONO
In citta’ 500 manifesti per incentivare le adozioni

Palermo, 2 ago. – (Adnkronos) – Una campagna contro l’abbandono degli animali domestici. A promuoverla, mediante l’affissione di 500 manifesti in varie zone del territorio cittadino, l’assessorato alla Salute e Servizi alla persona del Comune di Palermo.
”Questo progetto – sottolinea Nino Nasce’, assessore alla Salute e Servizi alla persona – rientra nella vasta politica portata avanti da questa amministrazione per sensibilizzare alle problematiche che riguardano gli animali e si aggiunge a diverse altre iniziative, come il periodico d’informazione ‘Palermo Amica degli animali’ e le procedure avviate per la costruzione del nuovo canile e del cimitero degli animali nell’area di Bellolampo. I manifesti – conclude Nasce’ – intendono stimolare le adozioni degli animali abbandonati e ricordare che l’abbandono e’ un crimine”.
Fonte: ADNKRONOS
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Quattro i ricoverati in ospedale in luglio
Zecche: letteralmente infestate anche le zone balneari gelesi

La nostra è una città letteralmente infestata da zecche: sono quattro le persone ricoverate in ospedale nel mese di luglio per punture di questi insetti. E rispetto al numero registrato nello stesso periodo dello scorso anno, tra l’altro, i casi sono letteralmente raddoppiati.
Una situazione grave, se pensiamo che la puntura delle zecche può provocare diverse affezioni, alcune anche molto gravi e che, se trascurate, possono addirittura avere degli esiti mortali.
L’allarme scattato alcune settimane fa nella zona del Villaggio Aldisio e in altri quartieri della periferia nord si estende ora alle zone balneari.
I villeggianti della zona che va dal Lido Orlando fino a via Torre di Manfria hanno chiesto l’intervento dell’ Ufficio di Igiene pubblica dell’ Asl 2.
Nessuno è stato punto da zecche finora ma la loro presenza è così massiccia da destare preoccupazioni.
«Siamo qui a godere della villeggiatura o per ammazzare le zecche?» si lamentano i bagnanti.
Sul posto, per il sopralluogo, si sono recati il dottor Giuseppe Piva con il vigile sanitario Cascino. Hanno trovato bruciate da incendi molte delle aree inedificate. Il modo più veloce di eliminare le sterpaglie e l’immondizia. «Nella zona circolano branchi di cani randagi che insieme alle sterpaglie sono portatori di zecche – dice il dottor Piva – i cittadini ci hanno riferito che la sera hanno paura a uscire anche con l’auto anche perchè vengono assaliti da branchi di cani. Abbiamo visto anche grossi topi che passeggiavano sui fili della luce e sulle strade, in via Torre di Manfria l’immondizia sui bordi della strada».
Manfria, luogo delle vacanze estive di migliaia di persone, è un immondezzaio. Vai a riposarti dopo un anno di lavori e devi difenderti da zecche, cani e topi. Altro che relax.
L’ Ufficio Igiene invierà oggi una relazione al sindaco chiedendo l’immediata disinfestazione e derattizzazione del villaggio balneare. Un’ azione energica per una situazione di estrema precarietà. M.C.G.
Fonte: LA SICILIA (CALTANISSETTA)
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«I randagi non sono innocui»
Vorrei rispondere alla signora che ha scritto sui cani randagi che non bisogna insultarli, ma dargli una ciotola d’acqua e qualcosa da mangiare e non ti faranno del male, e sono d’accordo perchè anch’io amo i cani ma la voglio smentire su alcuni cani randagi. Il mese scorso mi avviavo a piedi verso il semaforo di Piazza Nettuno, avevo appuntamento con un amico, dal marciapiede ho visto da lontano questo branco di randagi appisolati sull’erba, ad un tratto uno di loro, di color nero, incomincia ad abbaiarmi e correndo si avvicinava minaccioso, a questo punto ecco partire anche gli altri, non so se la signora abbia avuto un’esperienza simile; in quel momento con sangue freddo faccio finta di nulla, erano vicinissimi, vedendo che non avevo fatto alcuna reazione se ne vanno, ma se al posto mio capitava a qualche bambino o qualcuno che spaventato scappava , non credo se la sarebbe passata liscia. Questi cani sono sempre nella zona e vicini ad una scuola, ed ho saputo che vi sono state tante lamentele da parte di genitori che accompagnano i loro figli, ma ancora nessuno è intervenuto, credo che si interverrà quando succederà qualcosa di grave, speriamo mai. Salvatore Carciotto
Fonte: LA SICILIA (Cronaca_Catania)
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SENIGALLIA
Paffuti e brontoloni I cani più simpatici

di MICHELA GAMBELLI
IL premio Zampa d’oro 2005 niente cani da copertina. Athos è il cane più paffuto, Milk il più peloso, Toby il più brontolone e Norton il più simpatico. Sul velluto si cambia cliché. In passerella hanno sfilato non solo gli esemplari più belli, come avviene per qualsiasi mostra canina, ma tutti i tipi di cane, anche quelli più irrequieti o spelacchiati. Per il titolo più bel cane di razza, primo è arrivato un Alaskan Malamute di nome Active Del Biagio di Giuseppe Biagiotti di Fano, secondo un Cavalier King Charles Spaniel di 6 mesi di nome Poldo di Stefano Rossi di Marotta e terzo un Terranova di nome Babele di Franco Albani . Il cane piu’ peloso invece è un Samoiedo di nome Milk e di 8 anni di Benito Mazzaferri , mentre il cane piu’ paffuto un Bovaro del Bernese di 7 mesi di Giovanni di Leonardo: si chiama Athos e alla parola biscottino salta addosso al suo padroncino annusandolo. Sono stati premiati anche il più bel cane in vacanza, un meticcio di 1 anno di Vittorio Pompei di Milano, il più bel cane proveniente da un canile un meticcio di nome Zita di Stefania Alessandrini e il cane più buffo, un barboncino di 1 anno del piccolo Enrico Rossetti . Applausi per il cane con la storia piu’ emozionante, un meticcio di nome Dorothy di 6 anni, preso al rifugio Anita di Falconara, guidato da Linda Possanzini . La cagnetta è arrivata al rifugio pelle e ossa ed ha passato i primi 2 anni sotto un armadio del canile a causa della situazione psicologica in cui versava.
Fonte: IL MESSAGGERO (ANCONA)
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«L’Ariosto» ad Acireale: è Alfonso l’ultimo cucciolo abbandonato Un canile rifugio con tanti quattro zampe da adottare
I primi soccorritori gli hanno voluto dare il nome di Alfonso, dal nome del Santo che si festeggiava quel giorno. Alfonso è un cane meticcio di colore bianco con grandi chiazze marrone chiaro che è stato abbandonato lunedì scorso davanti al canile-rifugio Ariosto, con sede in via Fossazze.
A ritrovarlo in condizioni non certo ottimali poco dopo le 7, legato con una corda al cancello, è stato Giuseppe Ariosto, uno dei responsabili della struttura che gli ha subito garantito le prime cure rianimandolo con acqua fresca e un po’ di cibo.
Più di tanto, al momento, il canile non può fare, anche perché non autorizzato ad intervenire se non su precisa indicazione del Comune di Acireale, con il quale però non è da qualche tempo in atto alcuna convenzione in tal senso.
-“Per ospitare l’animale -spiega infatti lo stesso Giuseppe Ariosto- abbiamo bisogno di un’ordinanza specifica da parte del sindaco; non esistendo la suddetta convenzione ciò avviene solitamente caso per caso”.
Il bastardino avrebbe però bisogno di cure urgenti perché affetto da rogna; da qui l’appello dei responsabili del canile ad adottare il cane e, più in generale, a non acquistare mai un cucciolo se poi non si è grado di mantenerlo.
Il fenomeno dell’abbandono e del randagismo prende infatti sempre più piede nell’acese (soprattutto nelle frazioni) e raggiunge l’apice proprio nel periodo estivo.
-“Abbandonare un cane per strada non è mai una cosa bella -sottolinea Giuseppe Ariosto- abbandonarlo dietro il cancello della nostra struttura, che già ospita 550 cani, contrariamente a quanto si crede non migliora certo la situazione e, soprattutto, non risolve affatto il problema.
Allora è meglio evitare fin dall’inizio di assumersi una responsabilità alla quale non si può far fronte; di solito i cuccioli vengono chiesti ai genitori dai bambini che però perdono presto l’interesse.
Un cucciolo, un cane in generale, non è certo un peluche; richiede invece molta cura e soprattutto tantissime attenzioni. Chi non è in grado di garantirle, è meglio che eviti l’acquisto”.
Per gli amanti degli animali invece il rifugio-canile “Ariosto” rimane aperto al pubblico e a quanti volessero adottare un amico a quattro zampe nei giorni di martedì e giovedì, dalle ore 10 alle 12. A. C.
Fonte: LA SICILIA (CATANIA_PROVINCIA)
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il bilancio I dati dell’Asl registrano un calo di quasi il 10% rispetto allo scorso anno. Aumentano tatuaggi e microchip Fido può scondizolare: diminuiscono gli abbandoni
Sono 625 i cani abbandonati dall’inizio dell’anno a oggi

Cani abbandonati, va meglio dell’anno scorso. I migliori amici dell’uomo possono finalmente scondizolare felici: rispetto a dodici mesi fa il numero degli abbandoni è diminuito di 57 animali. Il dato ufficiale arriva direttamente dal Servizio veterinario dell’Asl, dove passano tutti i cani lasciati sulle strade della provincia, e fa riferimento ai primi sette mesi dell’anno. E così si vede che nel periodo tra gennaio e luglio del 2004 gli animali abbandonati sono stati 682 contro i 625 di quest’anno. Un risultato certamente positivo, che forse indica una controtendenza dopo periodi davvero bui per i nostri amici a quattro zampe. Certo il problema è ancora lontano dall’essere risolto, ma in via Stazzi non nascondono la soddisfazione: «Forse la gente ha capito – spiega Luciano Abrate, responsabile del canile sanitario dell’Asl – e certamente anche il reato connesso all’abbandono ha funzionato come deterrente. Rimane dunque il fatto che i cani presi dai nostri uomini sul territorio stanno progressivamente diminuendo. Basti pensare che nell’ultimo fine settimana di luglio, di solito molto caldo sul fronte degli abbandoni, ci hanno portato solo sei animali, contro una media di dieci». Sta anche aumentando il numero delle bestiole che sono tatuate o che hanno il microchip di riconoscimento: in questo modo l’identificazione avviene immediatamente e diventa così possibile risalire al proprietario. Non sempre, però: «L’anagrafe canina – spiega Abrate – è a livello regionale, quindi noi siamo in grado di risalire al proprietario solo se residente in Lombardia». In ogni caso gli animali vengono trattenuti al servizio di via Stazzi per una decina di giorni. Se nessuno li reclama, vengono poi spostati nei canili: «Quest’anno va meglio rispetto agli anni scorsi – precisa Marco Marelli, presidente dell’Enpa, l’ente che gestisce il rifugio di Abate – e anche se le gabbie sono piene siamo in grado di accogliere ancora qualche animale. Siamo comunque noi che gestiamo le adozioni, controllando che i padroni abbiano i giusti requisiti». Certo il mese più critico è proprio quello di agosto, e per fare un bilancio dell’estate 2005 bisognerà attendere ancora qualche settimana, ma i dati finora a disposizione sono più che positivi: «C’ è uno sforzo in atto da parte dell’Asl – dice il responsabile del canile Abrate – per sensibilizzare i cittadini su questo tema. Siamo impegnati sia sul fronte della lotta agli abbandoni sia su quello delle adozioni: sul sito dell’Asl vengono pubblicate in tempo reale le foto di tutti i cani che arrivano da noi, oltre ad informazioni utili sui nostri amici». Luca Lazzari
Fonte: LA PROVINCIA DI COMO
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Vitella in fuga è ancora uccel di bosco
Salizzole (VR). La vitella, fuggita lunedì mattina dal macello di Engazzà, continua a scorazzare libera per le campagne al confine i comuni di Salizzole e Nogara. Le ricerche di carabinieri, cacciatori, segugi e aereo ultraleggero non hanno dato per il momento esito poiché il giovane animale ha saputo sfruttare al meglio l’ambiente in cui si è rifugiata, ricco di piantagioni di mais, girasoli e alberi da frutto dove potersi nascondere senza essere vista dagli inseguitori armati. Nella frazione di Engazzà, intanto, il tifo in favore di «Carolina» – così è stata ri battezzata la vitella – cresce di ora in ora. Sono in molti a sperare che possa far perdere le proprie tracce e riuscire quindi a ritardare il più possibile la sua cattura. «Speriamo che non la trovino in fretta – confessano alcuni ragazzini che da due giorni seguono l’avventurosa vicenda scorazzando per le strade di campagna alla ricerca di Carolina – Il proprietario del macello potrebbe anche risparmiarle la vita e venderla a qualche allevatore, in modo che possa avere vitellini e produrre latte». Dello stesso tenore sono anche i commenti di alcune donne che lunedì pomeriggio hanno visto la vitella fuggire veloce tra i campi, rincorsa dai cani segugi e dai carabinieri armati di mitragliatrice per stendere l’animale in caso di pericolo.
La speranza che accomuna molti abitanti di Engazzà è che la povera bestia non venga ammazzata da un colpo di arma da fuoco e che non sia ricondotta al macello da dove è fuggita intuendo la fine che l’aspettava, dopo aver visto o sentito le altre compagne di sventura cadere in un lago di sangue nel mattatoio. Nel frattempo Carolina ha trovato sicuramente cibo in abbondanza nei fitti campi di mais e di girasole nei quali ha imparato a muoversi con circospezione, prestando attenzione a non essere individuata da chi le sta dando la caccia da oramai due giorni. Per tutta la giornata di ieri infatti la vitella è stata nascosta nel mais, ascoltando il proprio istinto di sopravvivenza che le consiglia di muoversi solo con il calare della sera per cercare di sfamarsi. Una tattica, questa, che se dovesse funzionare potrebbe ritardare la sua cattura di molto tempo: anche perché l’area dove dovrebbe trovarsi Carolina è molto vasta, e man mano che passano le ore diminuiscono le speranze per gli inseguitori di riuscire a individuarla con certezza matematica. Riccardo Mirandola
Fonte: L’ARENA (Il Giornale di Verona)
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E’ un maschio il panda nato in uno zoo degli Usa
Il bebe’ del giardino zoologico di Washington sta bene

(ANSA) – WASHINGTON, 2 AGO – E’ un maschio il bebe’ panda nato il 9 luglio allo zoo di Washington con l’inseminazione artificiale. Il cucciolo e’ lungo appena una trentina di cm. e pesa meno di un kg. ma appare in buona salute. La sopravvivenza dei panda nati in cattivita’ e’ molto rara, ma ora i veterinari sperano che il bebe’ ce la faccia: sta gia’ mostrando il caratteristico colore bianco e nero della specie e ha superato i primissimi giorni, che sono i piu’ critici.
Fonte: VIRGILIO
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Torna l’incubo dei cinghiali
Danni continui, la Provincia rischia di dover pagare consistenti risarcimenti

CAPRAROLA Il presidente di Assofrutti lancia l’allarme per la produzione delle nocciole
di ELISABETTA GIOVANFORTE CAPRAROLA — Ci risiamo, con la maturazione delle nocciole si ripresenta in tutta la sua drammaticità il problema cinghiali. A denunciarne i danni, quotidiani e rilevanti, è il presidente di Assofrutti Pompeo Mascagna: «Nostri associati di Sutri, Bassano Romano e Caprarola, già lamentano continui danni alle colture, agli impianti a goccia dei noccioleti, ai terreni, in preparazione per la raccolta dei frutti a settembre». Ebbene, pare che la popolazione dei cinghiali, (moltiplicatasi in maniera esponenziale negli ultimi due anni, da quando un decreto ne ha bloccato la selezione), dal territorio delimitato della Riserva Naturale del Lago di Vico, in special modo di notte, esca e procuri danni rilevanti ai terreni perlopiù di privati ed agli automobilisti, in transito nelle strade che costeggiano noccioleti. «Ho già ottenuto un colloquio con l’Assessore all’agricoltura della Provincia di Viterbo Trapè, il quale ha promesso un interessamento, ma le richieste dei danni alla Provincia da parte dei privati aumenta di giorno in giorno, danni che diventeranno una spesa insostenibile. Va fatto qualcosa subito, per attutire gli effetti quando le nocciole saranno a terra» ha continuato Mascagna. Intanto nella serata di martedì lo stesso Trapè ha incontrato le associazioni dei cacciatori per fare il punto della situazione. «Il risarcimento dei danni subiti dagli agricoltori, sarà richiesto alla Provincia di Viterbo ed alla Riserva Naturale del Lago di Vico, ma occorre prevenire il prolificare dei cinghiali e la fuga dal territorio della Riserva», ha concluso il presidente di Assofrutti, l’associazione che raggruppa i maggiori produttori di nocciole dei Cimini.
Fonte: IL TEMPO (LAZIO NORD)
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Caccia, sì alla legge in Veneto
Dopo una lunga maratona in aula, il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato, con i voti favorevoli di buona parte della maggioranza, il testo della Legge sulla “caccia in deroga”. «Si tratta di una legge importante per il mondo venatorio – ha commentato il consigliere regionale leghista Roberto Ciambetti, primo firmatario del PDL leghista in merito alla disciplina venatoria – Finalmente questo testo contiene due novità fondamentali rispetto al passato: la validità quinquennale del provvedimento e la facoltà di registrare i capi abbattuti solo alla fine della giornata venatoria, evitando così di trasformare i cacciatori in contabili per tutta la giornata di caccia».
Fonte: LA PADANIA
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