WarDrome Sci-fi MMORPG
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comunità di poesia e lotta dal 2002
Wednesday January 24th 2018

Notiziario animalista

Quello che più opprime è l’assoluta indifferenza dell’essere umano di fronte a tanta malvagità. La totale mancanza di sensibilità verso creature indifese in completa balia dei nostri voleri. Giustificare questo orrore è il crimine più esecrabile che l’umanità possa compiere verso la vita. Qualsiasi forma possa avere. “Non si deve etichettare la ricerca come qualcosa di mostruoso, se si pensa che viene fatta per tenere in vita tanti bambini che altrimenti morirebbero…….”
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Chi ha scritto queste parole è qualcuno che nella ricerca ha posto le basi del suo futuro. Un macabro investimento di sangue e cinismo, il tutto giustificato dalla sterile e sorpassata parola magica che apre ogni porta a qualsiasi prezzo: bambini! Solo una mente ipocrita e limitata può crederci davvero, poichè è risaputo che a questo mondo la danza della vita e della morte è per tutti: Animali, uomini e i loro cuccioli. Nessuno escluso.
Fonte: http://www.bairo.info/pag86.html
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http://www.enpa.it/cgi-bin/Public/foto/12925_ringo.jpg
Smarrito in Vignate (MI), segugio maschio appena dato in adozione. E’ molto impaurito, è probabile che vaghi per le campagne tra Milano, Cremona, Bergamo, Brescia, Lodi. Se avete amici, conoscenti in quelle zone passate parola. Aiutateci per favore.
Telefono: 329-2162350 Email: resy@email.it
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Preghiamo i lettori di far girare questo messaggio tra i conoscenti per la misteriosa scomparsa di Linus, avvenuta il 4/9/2003, dal giardino dell’abitazione in Pramaggiore (VE).
E’ tatuato sull’orecchio destro con il n. 36MI4034 e al momento della sparizione indossava un collarino rosso. E’ di piccola taglia, mite ed indifeso, età circa 9 mesi all’epoca della scomparsa. http://songino.altervista.org/linus.jpg
Volontari Gruppo Bairo
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Ricerca del Mit di Boston
Bomba intelligente contro i tumori

Messa a punto una strategia che consente di raggiungere il male tramite i vasi sanguigni e di rilasciare un farmaco nelle sole cellule cancerogene
BOSTON – Il Massachusetts Institute of Technology di Boston ha messo a punto una nuova strategia anti- cancro. È quanto emerge da un articolo pubblicato dalla rivista Nature secondo il quale gli scienziati dell’Istituto hanno creato una ” bomba” intelligente capace di raggiungere il tumore tramite i vasi sanguigni, riconoscere le cellule cancerogene, penetrarvi selettivamente e rilasciarvi un primo medicinale che provoca la distruzione dei vasi sanguigni. Si tratta di un modo per impedire ogni via di fuga alle cellule malate che, in un secondo momento, vengono strangolate da un altro farmaco, rilasciato solo quando i canali del sangue sono ormai atrofizzati e inutilizzabili. All’interno delle navicelle- bomba – che hanno dimensioni infinitesimali, dell’ordine di un miliardesimo di metro – sono contenute due capsule ancora più piccole per i due farmaci che agiscono in successione. La navicelle anti- cancro sono state testate con successo su alcuni topi colpiti da melanoma, un tumore della pelle. I topi trattati con la nuova tecnica sono sopravvissuti 60 giorni, rispetto ai 30 dei topi che ricevevano una normale chemioterapia e ai 20 dei roditori non curati in alcun modo. I risultati ottenuti sui topi olpiti da tumore al polmone, invece, sono stati leggermente inferiori alle aspettative . La bomba anti- cancro è circolare e ricoperta da una membrana di grassi, alla quale è legato il primo farmaco a entrare in azione, cioè quello finalizzato a distruggere i vasi sanguigni. Una volta dissoltasi la membrana con questo primo medicinale anti- angiogenetico, entra in azione l’antitumorale vero e proprio, la soxorubicina, un farmaco peraltro già utilizzato in oncologia. La vera novità consiste nella capacità di queste bombe intelligenti di distinguere tra cellule sane e tumorali. I vasi sanguigni che corrono lungo i tessuti malati hanno la peculiarità di lasciar fuoriuscire attraverso le pareti particelle più grandi rispetto ai vasi sanguigni dei tessuti normali. La strategia è stata quindi quella di calibrare la dimensione giusta delle navicelle: abbastanza piccole da poter attraversare le pareti dei vasi sanguigni e penetrare attraverso la membrana delle cellule cancerose, ma abbastanza grandi da poter fuoriuscire solo ed esclusivamente dai vasi sanguigni del tessuto malato. Una distinzione molto importante, dunque, se si pensa che salvaguardare le cellule sane significa evitare al paziente la perdita di capelli, la nausea e la perdita di peso. « Non potete rilasciare il farmaco chemioterapico nel tumore se avete prima distrutto i vasi che trasportano il farmaco direttamente fino alle cellule malate » ha spiegato uno degli autori della ricerca, Shiladitya Sengupta. « Siamo abbastanza ottimisti, e speriamo di poter trasferire questa tecnologia sull’uomo senza perdere i risultati positivi » , ha aggiunto il professor Ram Sasisekharan, della divisione di ingegneria biologica del Mit. Nonostante la strategia degli studiosi del Mit sia molto importante, non se ne prevede l’applicazione sugli esseri umani in tempi brevi proprio per il carattere innovativo e le tecnologie futuristiche utilizzate per creare la bomba intelligente.
Fonte: LIBERO
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Anche i ratti tirano sospiri di sollievo proprio come gli esseri umani
( l. s.) Alcuni ricercatori polacchi dell’università di Varsavia hanno scoperto che anche i ratti – quando si trovano in circostanze spiacevoli ma che finiscono poi bene – tirano un sospiro di sollievo, proprio come gli uomini. Gli animali sono stati abituati a ricevere una prima scarica elettrica seguita ogni tanto da una seconda, attesa sempre con una certa ansia. Ma se quest’ultima non arrivava – ha osservato il team – i ratti tiravano letteralmente un sospiro di sollievo, segno del fatto che tale comportamento non è una prerogativa degli esseri umani. Questa azione potrebbe avere una funzione sociale: indicare ai membri del proprio gruppo che un pericolo è venuto meno.
Fonte: LIBERO
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Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 169 del 22-07-2005
Determinazione dei criteri per la ripartizione dei fondi per la prevenzione e lotta al randagismo, previsti dalla legge del 29 dicembre 2003, n. 376.
http://replica.presstoday.com/gu/dettaglio.php?id=125466
Fonte: mailing list Gruppo Bairo
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Una clinica dell’Ohio approva il progetto della professoressa Siemionow. Molti i critici: è una questione etica, il volto è la nostra identità
«Via libera al primo trapianto di faccia»
Annuncio choc negli Usa. «Cerchiamo un volontario». Alti rischi di rigetto

Dal nostro corrispondente
WASHINGTON – La Cleveland Clinic, nell’Ohio, è pronta a compiere il primo trapianto di un volto umano della storia. E sta cercando un volontario. Un chirurgo di 55 anni, una donna, Maria Siemionow, di origine polacca, per realizzare l’intervento guiderà numerose equipe mediche al lavoro in diverse sale operatorie. L’operazione principale, a cui potrebbero seguirne altre, durerà oltre quindici ore.
Il problema più grave di quello che la Siemionow definisce «un futuro miracolo della microchirurgia» è l’alto rischio di rigetto della nuova faccia da parte dell’organismo del paziente. Il corpo umano, spiega la dottoressa, reagisce al trapianto della pelle ancora più negativamente che a quello del fegato o del rene. Per questo, dopo l’intervento, il paziente potrebbe essere costretto ad assumere per il resto della vita costosissimi farmaci – mille dollari al mese – per «indebolire» le normali difese immunologiche. E un sistema immunologico più debole significa un maggior rischio di cancro e di molte altre malattie mortali.
LA TECNICA – Maria Siemionow «riallaccia» arti tagliati o spezzati da 30 anni. Da quando, dopo la laurea alla storica università polacca di Poznan, cominciò a esercitare all’ospedale di Helsinki in Finlandia. Nel corso della carriera ha visto pazienti riacquistare l’uso del braccio perduto, e altri tornare alla normalità dopo un trapianto cardiaco. Ora assicura che è arrivato il momento di restituire sembianze umane alle donne e agli uomini sfigurati dalla nascita, vittime del cancro al viso, di orribili ustioni o di gravi incidenti.
Oggi la migliore plastica facciale, che può richiedere fino a cinquanta operazioni, ripristina la pelle prelevandola da altre parti del corpo e riesce a riattivare alcune funzioni del volto. Ma spesso il paziente resta comunque sfigurato, ed è costretto ad alimentarsi tramite sonde. Un trauma che ha gravi ripercussioni psicologiche e sociali. Perché una persona sfigurata è spesso sola e depressa, una tragica maschera senza espressione.
La tecnica messa a punto dalla Siemionow sembra ispirata a un romanzo di fantascienza. I vasi sanguigni del paziente vengono sigillati, i muscoli e i nervi protetti, la pelle asportata. Dal donatore, una persona deceduta da poche ore, dello stesso sesso e della stessa etnia del paziente, vengono quindi prelevati la pelle, i nervi, i vasi sanguigni e il grasso del volto. Il tessuto, quasi un velo, viene steso sui muscoli e sulle ossa del volto del paziente, e i due sistemi nervosi e sanguigni vengono quindi riallacciati. Le suture si rimarginano entro due settimane. «Ci sono rischi, e infatti questi trapianti sono stati vietati in Inghilterra e in Francia – ha detto un altro chirurgo, John Barker dell’Università di Louisville, all’avanguardia nella microchirurgia Usa -, ma questa è anche una questione legata alla natura dell’essere umano: il nostro viso è la nostra identità». D’accordo con l’università di Utrecht, Barker ha chiesto di tentare un trapianto di volto anche in Olanda.
POLEMICHE – L’annuncio della Cleveland Clinic ha subito scosso l’America, sollevando drammatici interrogativi. Che cosa accadrebbe al paziente il cui organismo rigettasse il trapianto? Il nuovo volto sarebbe più simile a quello originale del paziente o a quello del donatore? Fino a che punto una persona ne riacquisterebbe l’uso? E soprattutto, si tratta di un legittimo intervento chirurgico o di un disegno perverso alla Frankenstein? Insomma: è ammissibile sul piano morale? Maria Siemionow non teme le critiche: «E’ solo questione di tempo, ma il trapianto della faccia diventerà abbastanza comune, la tecnica migliorerà di anno in anno. Sono le migliaia di persone sfigurate a dovere decidere, non noi». La dottoressa rileva anche che in alcuni test sui topi è bastato ricorrere ai farmaci antirigetto per una settimana per superare un piccolo trapianto: «Certo, per gli esseri umani è diverso. Ma anche in questo campo compiremo notevoli progressi».
Secondo il New York Times l’opinione pubblica potrebbe non essere ancora pronta ad accettare una simile realtà. Il quotidiano ricorda il film Face off , con John Travolta e Nicholas Cage, in cui un agente dell’Fbi e un gangster si scambiano il volto attraverso un’operazione chirurgica. Con conseguenze terribili. Hollywood – ha concluso il giornale – non crede nella vocazione «umanista» della medicina. Ennio Caretto
Fonte: Corriere della Sera
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Costruire una mini-fabbrica di osso direttamente …..
Costruire una mini-fabbrica di osso direttamente nell’organismo, prelevare il nuovo tessuto e trapiantarlo dove può curare fratture che non si saldano o malattie degenerative, come l’osteoporosi. Ci sono riusciti, per ora sui conigli, un gruppo di ricercatori americani e svizzeri, ma la nuova tecnica chirurgica, illustrata sulle pagine della rivista Proceeding dell’Accademia americana delle scienze, promette di rappresentare una vera e propria rivoluzione anche per l’uomo. Ecco in sintesi l’esperimento. I chirurghi hanno prima creato una piccola tasca fra la tibia (un osso della gamba) e la membrana che lo ricopre (il periosteo, ricchissimo di cellule staminali che servono normalmente per rigenerare gli organi), poi l’hanno riempita con un gel ricco di calcio. La tasca ha funzionato come un «bioreattore» dove le staminali avevano la possibilità di moltiplicarsi e differenziarsi nei diversi tipi di cellule ossee.
Tempo sei settimane, infatti, e in questo spazio si è formato uno strato di tessuto che i chirurghi hanno facilmente prelevato, senza danni per la tibia, e utilizzato, nello stesso animale, per riparare lesioni di altre ossa. Un autotrapianto, dunque, che non comporta rischi di infezione e non richiede una terapia con farmaci anti-rigetto, indispensabile quando l’osso proviene da un donatore.
Già oggi gli ortopedici ricorrono all’autotrapianto quando sono costretti a curare gravi fratture: prelevano frammenti di osso dal bacino o dalle coste del paziente e li innestano sull’osso danneggiato. In genere i risultati sono buoni, ma il prelievo è molto doloroso per il malato e le quantità di osso sono sempre piuttosto limitate.
Anche i tentativi di costruire l’osso in laboratorio non hanno avuto grande successo. L’osso è un tessuto vivo che si rimodella continuamente e ha un’architettura ben precisa: ecco perché anche i farmaci per combattere la rarefazione ossea dovuta all’osteoporosi, funzionano bene soltanto se sono in grado di stimolare l’osso a riformarsi secondo la sua struttura originale.
Secondo il team della Vanderbilt University a Nashville, del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston e dell’ospedale cantonale di Basilea, l’osso cresciuto in vivo nei conigli è di ottima qualità, denso e robusto come quello normale. Ed è per questo che sperano di sperimentare presto la tecnica anche sull’uomo. Tecnica che, sfruttando la capacità di autoriparazione e di autorigenerazione degli organi, potrebbe essere adottata anche per ingegnerizzare in vivo altri tessuti come quello del pancreas o del fegato. «Questo esperimento – ha commentato Robert Langur del Mit, un pioniere di questo tipo di ricerche – cambierà, in futuro, il modo di costruire i tessuti». Adriana Bazzi
Fonte: Corriere della Sera
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Tessuti per trapianti coltivati un una cavia
Il corpo fabbricherà ossa
BOSTON In futuro potremo far crescere tessuti viventi da usare per i trapianti all’interno dell’organismo stesso del paziente che li deve ricevere; in sostanza il corpo potrà essere trasformato in parte in un ” bio- reattore” che sostituirà gli strumenti di laboratorio adoperati normalmente nel campo della cosiddetta ” ingegneria tissutale”. È questa la prospettiva aperta da un nuovo studio internazionale, condotto da Robert Langer ( ricercatore presso il Mit di Boston). Gli studiosi sono riusciti a far crescere tessuto osseo sano all’interno dell’organismo di un coniglio. Analisi successive hanno rivelato che tale materiale biologico era strutturalmente identico alle altre ossa di questo animale, per cui se tale tecnica si dimostrasse trasferibile anche sugli esseri umani essa potrebbe essere utilizzata per riparare le ossa di coloro che hanno subito gravi danni all’apparato scheletrico ( ad esempio in seguito a un grave trauma o a un tumore osseo). L’ingegneria tissutale è un innovativo campo di ricerca interdisciplinare che mira a far crescere in coltura organi umani a scopo di trapianto; gli specialisti di questa disciplina sono attualmente impegnati in progetti molto diversi, dallo sviluppo di tessuti muscolari alla creazione di vasi sanguigni. Langer e colleghi hanno selezionato alcuni conigli ( animali utilizzati per lo studio delle ossa umane perché per molti aspetti il loro apparato osseo è simile al nostro) e hanno creato in essi delle piccole cavità interne ( battezzate ” bio- reattori”) che separano lo strato fibroso che riveste le ossa ( noto come periostio) da queste ultime. Nel giro di sei settimane – e senza utilizzare alcun tipo di fattore di crescita – le ossa dei conigli hanno riempito lo spazio libero con tessuto osseo di buona qualità ( e utilizzabile quindi per eventuali trapianti); tale processo è stato facilitato dall’introduzione nelle cavità in questione di uno speciale gel ricco di calcio ( sostanza che stimola la crescita della massa ossea). l. s.
Fonte: LIBERO
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Consiglio Regionale: Più di mille gli emendamenti presentati dall’opposizione contro la legge sulla caccia in discussione oggi
I Verdi salvano le peppole poi buttano 162mila fogli

Milano: « Per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole un albero, per fare un albero… » cantava Sergio Endrigo nel 1974. E se si pensa a quanti alberi ci vogliono per produrre 320 risme di carta ci si sente male. Quando poi a ” sprecare” tutta questa carta sono nientemeno che i Verdi, al malore si aggiunge anche lo stupore. Soprattutto se si pensa che l’enorme quantità di carta contiene gli emendamenti alla legge sulla caccia. Il capogruppo di Alleanza Nazionale in Regione, Roberto Alboni, ha fatto il conto di quante copie, del migliaio di emendamenti che il verde Carlo Monguzzi ha presentato alla legge sulla caccia, verranno distribuite a consiglieri, funzionari e dirigenti del Pirellone, per il dibattito legislativo di oggi pomeriggio. Il regolamento interno, infatti, prevede che tutti i consiglieri abbiano a disposizione il testo da discutere e la prassi vuole che si distribuisca una copia del materiale a ognuno. Facendo due conti, per gli 80 consiglieri sono necessari 160mila fogli o, detto altrimenti, 320 risme di carta. « Un bel disastro ambientale – lo definisce Alboni – a cui va aggiunto il consumo di energia e di acqua per la produzione della carta, per cui si utilizzano tra l’altro sostanze chimiche pericolose per l’ambiente, il consumo indiscriminato di elettricità e l’utilizzo di toner sempre complessi da smaltire. Il tutto, conclude Alboni, per un polemico e sterile ostruzionismo su una legge quadro che finalmente regolamenta la caccia in Lombardia e per cui anche parte della sinistra ha già votato favorevolmente » . Sull’inutilità degli emendamenti presentati non è certo d’accordo il consigliere Monguzzi, che risponde per le rime: « Se quattro anni fa la maggioranza avesse approvato il nostro progetto di legge sull’utilizzo della carta riciclata, non ci sarebbero di questi problemi. E poi, cosa le sembra un tronco di albero, cosa certo preziosa, rispetto alla strage di un milione di volatili che si perpetrerà grazie a questo testo? E’ mio dovere oppormi » . La legge in discussione, infatti, prevede che si possano cacciare anche piccoli volatili come il fringuello, la storno, la passera mattugia, la peppola. Specie protette, invece, dalla normativa europea. Difficile dire se la bilancia dei Verdi, questa volta, penda dalla parte dell’ambiente o da quella degli animali. Certo è che un milione di peppole contro 1600 fogli di carta è una bella sfida. Intanto il capogruppo Alboni ha dichiarato che chiederà espressamente in consiglio che venga distribuita una sola copia degli emendamenti per gruppo politico e non per singolo consigliere. Da parte nostra speriamo almeno che 1600 fogli servano a salvare il milione di piccoli volatili lombardi… Marta Bravi
Fonte: LIBERO
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Per gli aggressivi, pillole della mansuetudine
MILANO L’aggressività si potrà curare, in un futuro ormai prossimo, con la ” pillola della mansuetudine”, un normale trattamento farmacologico. È ormai certo che i comportamenti violenti dipendono in gran parte dalla carenza di serotonina, un neurotrasmettitore fondamentale per il benessere psichico. I ratti, ad esempio, attaccano più facilmente gli altri animali se sottoposti a trattamenti che interferiscono coi recettori della serotonina. E studi clinici condotti sull’uomo da Emil Coccaro psichiatra del Medical College dell’università della Pennsylvania) hanno confermato questa indicazione: la scarsa secrezione di serotonina è legata a un incremento di aggressività. Tuttavia, altre molecole sono interessate alla cosidetta ” chimica della violenza”. Robert Sapolsky, neurobiologo della Stanford University, così riassume lo stato delle ricerche in un’intervista concessa alla rivista ” Mente& Cervello”: « La serotonina ha un ruolo centrale nel controllo dell’aggressività in tutti i mammiferi – dice Sapolsky – Ma molte altre molecole potenziano il comportamento aggressivo, come la dopamina, legate al piacere e alla ricerca di nuove sensazioni, l’adrenalina e la noradrenalina, che aumentano il metabolismo e la forza. Anche il testosterone contribuisce ma in maniera meno importante di quanto spesso si pensi » . E non bisogna dimenticare gli ormoni dello stress, i glucocorticoidi. Un aspetto particolarmente interessante è quello legato all’evoluzione. « L’aggressività – dice Bruce Baker, biologo della Stanford University – è un tratto estremamente conservato all’interno del processo evolutivo, e dipende da meccanismi che si sviluppano prestissimo, addirittura prima della determinazione del sesso. I comportamenti possono essere diversi da una specie all’altra, ma sembra chiaro che le molecole alla base di questi stimoli sono le stesse » . Studi recenti infatti hanno dimostrato che le pulsioni violente sono tra le più antiche e comunia tutte le specie: il meccanismo dell’aggressività umana è identica a quella dei moscerini della frutta. Inoltre, modificando geneticamente i neuroni di un insetto maschio, si possono attribuire al suo cervello le caratteristiche di una femmina adulta. I moscerini cambiano abitudini e comportamenti. Ma non modificano il loro modo di combattere. Sapolsky sostiene di essere in grado di realizzare in poco tempo una vera e propria ” pillola della mansuetudine”. Secondo lo studioso, è possibile realizzare farmaci capaci di attivare ( o disattivare) i geni che controllano la risposta a stress e aggressività. Ma c’è un problema. Il controllo farmacologico dell’aggressività ha già dato vita a un’accesa disputa etica. Non sempre, infatti, è possibile riconoscere l’aggressività patologica. Il rischio è di somministrare la terapia a pazienti in cui le pulsioni violente hanno un’origine sociale e non biochimica. Alessandro Gnocchi
Fonte: LIBERO
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ABBANDONI: UNA MOSTRA A RECANATI
Recanati (Macerata) – Il comune di Recanati conferma una particolare sensibilità nei confronti degli animali. Dopo l’ormai famosa ordinanza del 1999 con cui il sindaco Fabio Corvatta fissava regole precise e in alcuni aspetti innovative a tutela degli animali e dei loro diritti, l’Amministrazione comunale ha deciso, in collaborazione con l’Associazione Amici degli Animali, di promuovere un’iniziativa contro il fenomeno dell’abbandono. Si tratta di una mostra fotografica e della presentazione della nuova legge sul maltrattamento e abbandono degli animali.
L’inaugurazione della mostra avverrà venerdì prossimo, 29 luglio, alle ore 19 presso l’Atrio comunale alla presenza del sindaco Fabio Corvatta, della giunta comunale e dei rappresentanti dell’Associazione animalista. “Reato di abbandono. La parola alle vittime…” è il titolo, eloquente, della rassegna fotografica che ritrae cuccioli e cani adulti che vivono l’esperienza e le conseguenze dell’abbandono da parte dei padroni: un fenomeno che ha il suo culmine proprio nel periodo estivo. Oltre a vedere le immagini, toccanti e tenere degli animali, la mostra permette anche di acquisire materiale informativo sulla Legge 189/2004, che contiene le disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate.
La mostra resterà aperta fino al prossimo 31 luglio con il seguente orario: venerdì 29 dalle ore 18,30 alle 20, sabato 30 luglio dalle ore 10 alle 12 e dalle 17 alle 19,30, domenica 31 luglio dalle ore 10 alle 12 e dalle 17 alle 19,30.
Fonte: MARKEEXPO
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Nella clinica dei volatili
Viaggio a Bardino dove la Protezione animali gestisce un rifugio. Con pochi soldi e molta passione

Un gabbiano ferito da una fucilata. Merli, civette, rondoni e cardellini malconci Tra gli ospiti anche rapaci. Uno, dopo le cure, è diventato (quasi) domestico
Pietra Ligure La “clinica dei volatili” funziona a pieno ritmo. E non c’è giorno senza nuovi pazienti e problemi da risolvere a tamburo battente. E’ quasi sempre questione di vita o di morte, battaglia improba con mezzi spesso di fortuna in uso all’Enpa soltanto grazie alle offerte dei benefattori e al lavoro dei tanti volontari che si alternano anche nel controllo del territorio.
«Abbiamo salvato un assiolo. E’ praticamente diventato domestico e mia moglie, più volte al giorno, lo aiuta a mangiare». Romano Andolfi, delegato della Ente protezione animali e guardia zoofila è fiero delle sue conquiste, dell’essere riuscito, con pochi mezzi a organizzare un rifugio per i tanti animali bisognosi di cure.
L’assiolo è l’ultimo arrivato. L’uccello, rapace appartenente alla famiglia dei gufi, era stato trovato ferito sulla piazza di Tovo San Giacomo. Soccorso e portato dal veterinario è ancora in cura presso la “clinica” che Andolfi ha organizzato vicino a casa, in località Bardino Vecchio.
Dove ci sono tante voliere messe in ordine una a fianco all’altra con merli, una civetta, colombi, una taccola, rondoni, colombi, un cardellino e, sino a pochi giorni fa un gabbiano reale, un martin pescatore e un barbagianni bianco.
«Il gabbiano era ferito all’ala destra da un pallino sparato con un fucile ad aria compressa. La povera bestie era in una pozza di sangue sulla piazza di Tovo San Giacomo, opera, sicuramente di qualche balordo – racconta l’ex “fiamma gialla” – Il veterinario di Pietra Ligure, Salvatore Catarella, gli ha prestato le prime cure, poi lo ha affidato all’Enpa». L’altro ieri il ritorno in libertà: «lo abbiamo rimesso in libertà portandolo alla foce del fiume Centa, ad Albenga. Il barbagianni e il martin pescatore, erano gravemente feriti e nonostante tutti nostri sforzi, purtroppo, non si sono salvati».
Tanti sacrifici elencati con discrezione mettendo in evidenza anche il lavoro dei molti che, nell’anonimato, operano in favore della fauna sull’intero territorio savonese con un impegno a tutto campo.
«Mi dedico agli animali da moltissimi anni. Con mia moglie, Lorenza, e una giovane che ogni giorno viene ad aiutarci, Giada Savio, portiamo avanti questa sorta di rifugio per volatili. Quest’anno c’è una novità che riguarda l’opera di prevenzione e consiste nel fatto che sono sensibilmente diminuiti gli abbandoni. L’unica segnalazione è stata quella di un cagnolino sulla spiaggia di Pietra, trovato nei pressi dell’arenile loro dedicato, ma il giorno dopo il padrone si è fatto vivo riprendendosi l’animale. Si era soltanto smarrito». Romano Anidolfi è soddisfatto.
E racconta di salvataggi e di tanti risultati imprevisti. Ma evidenzia e mette sotto la lente di ingrandimento il ruolo e il lavoro degli oltre 600 soci dell’Ente e le diverse sezioni presenti in 15 città sparse dalla Valle Bormida all’estremo ponente.
«Ci sono, una cinquantina di volontari, costantemente in servizio in tutto il savonese.Ma non abbiamo a disposizione mezzi sufficienti e idonei per tutelare l’intero territorio. Occorre che la Provincia intervenga per aiutarci mettendo a disposizione veterinari e personale specializzato». Come «a Bormida, dove, per esempio, abbiamo un rifugio per curare gli ungulati, dai cinghiali ai camosci. A Tovo San Giacomo le voliere e in ogni località un canile o altre aree che cerchiamo di curare nel migliore dei modi. Purtroppo non è sufficiente. Occorrono mezzi e personale soprattutto per curare la fauna selvatica che sempre più tende ad avvicinarsi agli agglomerati urbani dove trova ambiente più caldo e cibo».
L’appello di Romano Anidolfi è lanciato in maniera accorata e a lui si uniscono i molti che lavorano al suo fianco.
«Non dimentichiamoci – conclude la guardia zoofila – che l’Enpa è preposta anche al controllo del rispetto degli animali. La gente deve ricordare che esiste una legge, quella approvata 5 anni fa, che prevede, oltre a multe salate, le manette per chi maltratta qualsiasi animale». Daniele La Corte
Fonte: IL SECOLO XIX
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Abbandonare i cani è reato Un italiano su due non lo sa
Roma Abbandonare un animale è un reato che si paga anche con il carcere. A distanza di un anno dalla nuova legge sul maltrattamento che ha introdotto la sanzione penale, solo 47 italiani su 100 sanno che si rischia la reclusione fino ad un anno o un’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. È questo il risultato di un’indagine sulla percezione del reato, effettuata dall’Osservatorio reati contro gli animali (Orca) dell’Enpa, in collaborazione con 17 sezioni della Protezione Animali in tutto il territorio nazionale. L’abbandono di Fido e del gattino di casa significa «commettere un reato» per oltre tre quarti (il 78,4%) degli intervistati ma il 16,9% interpellato lo considera un modo «per risolvere facilmente un problema di difficile soluzione» e persino, per il 4,8% del campione, «restituire la libertà a un animale». Alla domanda sul perché gli animali vengano abbandonati, il 54,1% del campione ha risposto «per crudeltà». Per il 15,6% del campione, invece, gli animali vengono abbandonati «perché il proprietario deve andare in vacanza e non sa come comportarsi» mentre per il 15,2% «perché il proprietario si rende conto che tenere un animale in casa è un problema». Secondo il sondaggio, si abbandona anche «perché il proprietario deve andare in vacanza e gli alberghi non accettano animali» (il 9,5%).
Fonte: LA PROVINCIA DI LECCO
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Animali, un contributo dalla Provincia Stanziati 155 mila euro per sette rifugi
(clre) Un contributo da 155 mila euro per fornire assistenza, cibo e farmaci agli oltre 1.600 cani e ai gatti ospitati ospitati dai rifugi in città. I fondi arrivano dalla Provincia, che rinnova lo stanziamento per sette strutture: “Questo sussidio – sottolinea l’assessore all’Agricoltura, Marcello Caruso – va al di là delle nostre competenze primarie. Su indicazione del presidente Francesco Musotto abbiamo voluto dare un sostegno al volontariato”. I contributi sono stati stanziati in funzione del numero di animali ospitati, secondo un calcolo dei costi elaborato dall’Ausl. Così, al rifugio della Favorita della Lndc, che accoglie 280 cani, andranno 33.474 euro, mentre 31.083 vanno a “Lo Scodinzolo” di via Ponte Corleone (260 cani), 21.519 al Rifugio del gatto dell’Ediga (415 gatti e 20 cani), 21.519 a “La Cuccia” di viale Regione Siciliana (180 cani). Meno corposi i contributi per “Eureka” di via Valenza (11.955 per 100 cani), per Ada di via Ammiraglio Rizzo (15.063 per 126 cani) e per il canile Gaia di via Ponte Corleone (20.323 per 170 cani). Ma anche sul cimitero per cani ci sono novità in vista: “Abbiamo deciso – aggiunge Caruso – di prendere in considerazione la proposta del presidente dell’Istituto superiore per la difesa delle tradizioni, Roberto Trapani della Petina. Al più presto, su indicazione del presidente Musotto, provvederemo ad individuare una zona adatta ad ospitare la struttura e, insieme all’Istituto, valuteremo le migliori modalità di gestione”.
Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Cronaca Provincia di Palermo)
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“Seduto, cuccia. Muori” per evitare gli abbandoni
(nidi) Lanciata anche nel Nisseno la campagna contro l’abbandono dei cani promossa dall’Osservatorio cinologico multidisciplinare del ministero delle Politiche agricole e forestali. “Seduto, cuccia. Muori”, lo slogan scelto per l’iniziativa, che punta a sensibilizzare l’opinione pubblica. La Campagna terminerà alla fine di agosto: il periodo in cui si registra il numero più alto di abbandoni . Secondo i dati dell’Ente nazionale protezione animali, da agosto a dicembre dello scorso anno, i reati per abbandono, maltrattamenti e utilizzo di cani per le corse clandestine, sono stati 72 mila in tutto il territorio nazionale.
Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Cronaca Provincia di Caltanissetta)
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CINA: MORBO MAIALI, 31 MORTI MA PER GOVERNO E’ SOTTO CONTROLLO
(AGI/AFP/REUTERS) – Pechino, 29 lug. – La Cina rivive oggi le stesse paure del 2002 quando l’epidemia di Sars fece centinaia di vittime. E’ salito a 31 morti il bilancio delle vittime del “morbo dei maiali” che nella provincia di Sichuan ha contagiato 152 persone, 26 delle quali versano in gravi condizioni. Il governo di Pechino ha ordinato di fermare la macellazione dei suini e ha vietato l’importazione nella capitale e in altre citta’ di carne macellata proveniente dalle aree toccate dal virus.
Inoltre, e’ stata avviato un monitoraggio sugli animali nella citta’ di Ziyang, una delle piu’ colpite.
Per il ministero della Salute si tratta di una misura precauzionale per fermare un’epidemia che, comunque, e’ “sotto controllo”. Diverso e contrastante e’ il parere dell’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) che invece ha invocato maggiori controlli e cautela. Cosi’, se il ministro della Salute Gao Qiang si e’ affrettato a dire che le nuove quattro morti e i 21 casi di infezione registrati nelle ultime ore “non indicano nuovi contagi ma potrebbero essere legati a episodi avvenuti in passato”, Bob Dietz, portavoce dell’Oms, ha ribattuto, a poche ore di distanza dal comunicato ufficiale di Pechino, che “e’ troppo presto per dire che l’epidemia e’ sotto controllo perche’ ci sono nuovi casi di contagio e nuove vittime”.
Comunque, Pechino, ha aggiunto Dietz, non vuole ripetere l’errore del 2002 quando il governo fu aspramente criticato per aver tenuta nascosta la diffusione della Sars e ha preso sul serio il problema della diffusione della malattia. Il virus, secondo quanto accertato dai laboratori, e’ stato generato Streptocccus Suis (comune fra i maiali). Le persone infettate sono prevalentemente allevatori che avevano macellato i maiali.
Al ministero della sanita’ cinese non risultano fino a oggi infezioni da uomo a uomo. I sintomi del morbo sono febbre alta, nausea, vomito ed emorragia e nessun farmaco efficace e’ stato trovato per contrastarlo. (AGI) Fab 291803 LUG 05 –
Fonte: AGI
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ALLARME MUCCA PAZZA
Muore una ragazza
In Spagna è il primo decesso legato al morbo

Madrid, 29 luglio 2005 – Il ministro della Salute spagnolo, Elena Salgado, ha annunciato oggi che c’è una “forte probabilità” che il decesso avvenuto alcuni giorni fa di una giovane spagnola sia legato alla malattia dell amucca pazza. Se confermato sarà il primo caso registrato nel Paese iberico.
Secondo le analisi effettuate su una ragazza di 26 anni di Madrid avvenuto il 10 luglio, esiste una “forte probabilità” che il morbo di Creutzfeld-Jacob, variante umana dell’encefalopatia spongiforme bovina (Esb), sia la causa del decesso.
Il ministro ha aggiunto, nel corso di una conferenza stampa, che il centro di referenza di questa malattia, a Edinburgo, dovrà confermare in 15 giorni i risultati delle analisi.
“Non c’è alcun problema sanitario”, ha rassicurato il ministro, aggiungendo che quello della ragazza di Madrid, se confermato, sarà ad ogni modo un caso isolato.
Fonte: QUOTIDIANO NAZIONALE
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Imprenditore edile e bracconiere Denunciato per caccia alla lepre
FILOTTRANO – Spari all’una di notte. E’ vero che i colpi si sentivano in aperta campagna ma di questi tempi ogni esplosione non può che alimentare la psicosi da paura di attentati. Perciò è stato chiesto aiuto ai carabinieri di Filottrano che a sorpresa, si sono trovati davanti due bracconieri in tenuta estiva ed hanno finito per denunciare un imprenditore di Filottrano ed un suo dipendente muratore di Cingoli. L’allarme è scattato di notte. I militari sono accorsi sul terreno segnalato e hanno intravisto un fuoristrada. Era buio pesto, hanno quindi acceso il faro per illuminare la vettura, intimando ai due passeggeri che erano a bordo di scendere. In tutta risposta hanno ottenuto che anche il fuoristrada puntasse il suo faro sulla gazzella. Alla fine sotto i ”riflettori” la coppia di cacciatori ha pensato bene di ”arrendersi” uscendo dall’abitacolo della vettura e dichiarando le proprie generalità.
Uno dei due aveva un braccio insanguinato ma non presentava ferite. Dinnanzi all’evidenza dei fatti ha ammesso di aver sparato ad una lepre che però è riuscita a fuggire proprio mentre l’uomo tentava di agguantarla. La storia è terminata con il sequestro del fucile Savane a due canne (calibro 22 e 26), di due pallottole calibro 22, di un coltello a serramanico con lama lunga 11 centimetri e del faro. I due sono stati denunciati in concorso per porto illegale di armi in luogo pubblico, esercizio della caccia in periodo di chiusura generale, per divieto di caccia in zona di ripopolamento e cattura, per sparo da veicolo in sosta. Per chiudere il cerchio è stata anche inoltrata alle Questure di Ancona e Macerata la richiesta di sospensione per le licenze di caccia. M.P.C.
Fonte: IL MESSAGGERO
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La tutela non è un «optional»
Aree protette in cerca di… tutela. Non è un gioco di parole, ma un modo per descrivere lo scenario a cui puntualmente si assiste ogniqualvolta si procede alla tabellazione delle zone in questione. La legge, infatti, dice che, in prossimità di ciascuna area protetta, vanno collocati dei cartelli che, oltre ad indicarne l’esistenza, valgono a ricordare che vigono delle prescrizioni normative da rispettare, prima fra tutte il divieto di caccia. Ebbene, ogni volta che si provvede all’opera di tabellazione, sistematicamente gli stessi cartelli vengono tolti o divelti, con conseguenti sprechi economici non indifferenti. A lanciare l’ennesimo segnale d’allarme è Bianca Asciano, consigliere provinciale con delega all’Ambiente: «Anche quest’anno – afferma – sono bastati 15-20 giorni dall’apposizione dei cartelli perché questi venissero rotti, segati alla base o addirittura rubati. Ciò mi provoca rabbia e sconcerto, soprattutto se si pensa che, per l’intera opera, sono stai spesi 43mila euro. Tra l’altro, vi è la recidiva perché, negli ultimi anni, è accaduto in almeno altre sette occasioni». La conseguenza di ciò è che, in assenza di avvisi, chiunque potrebbe violare l’area protetta. Ma questo discorso vale anche per i cacciatori? «Di regola no – risponde il consigliere – perché il cacciatore per ottenere la licenza deve sostenere un esame che presuppone anche l’esatta conoscenza delle zone protette e della loro ubicazione. In ogni caso, qualcuno potrebbe però approfittarne, adducendo come giustificazione l’assenza di appositi cartelli». «Per questo motivo – conclude – lancio l’ennesimo appello affinché si abbia consapevolezza che, rompendo o rubando le tabelle, non si ottiene alcun vantaggio e, anzi, si finisce solo con lo sprecare denaro pubblico». p. potì
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (Brindisi)
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Le astuzie dello squalo elefante
Può modificare il proprio comportamento a seconda della migrazione del plancton

Gli squali elefante sono predatori molto più abili di quanto si pensasse finora. Secondo una ricerca pubblicata online sulla rivista “Journal of Animal Ecology“, essi sono in grado di capovolgere le proprie abitudini natatorie (quelle di sommergersi all’alba e di nuotare in superficie al tramonto) per ingannare lo zooplancton che tenta di sfuggire alla cattura. Oltre a far nuova luce sul loro comportamento, lo studio ha importanti implicazioni per la conservazione di diverse specie di squali.
David Sims della Marine Biological Association e colleghi hanno esaminato il comportamento di quattro esemplari di squalo elefante (Cetorhinus maximus) – due nelle acque basse al largo di Plymouth e due nelle acque profonde a sud-ovest dell’Irlanda e nel mare di Clyde in Scozia – grazie a segnalatori che misurano la profondità della nuotata, la temperatura dell’acqua e i livelli di luce. I marcatori erano programmati per staccarsi a un certo punto dagli squali, galleggiare in superficie e poi andare alla deriva con le correnti come “messaggi in bottiglia” elettronici, fino a giungere in spiaggia ed essere trovati dal pubblico.
Se in acque profonde gli squali esibivano un comportamento natatorio normale (cercando lo zooplancton Calanus in superficie al tramonto e in profondità all’alba), gli scienziati hanno scoperto che gli animali nel canale della Manica facevano il contrario. Si tratta della prima volta che viene osservato un comportamento di questo tipo negli squali che si nutrono di plancton. Secondo gli autori, il risultato dimostra che gli squali rispondono ai cambiamenti nella migrazione verticale dello zooplancton, un comportamento evoluto nel tentativo di sfuggire alla cattura da parte dei predatori.
David W. Sims, et al. “Habitat-specific normal and reverse diel vertical migration in the plankton-feeding basking shark”. Journal of Animal Ecology, 74, 755-761, doi: 10.1111/j.1365-2656.2005.00971.x (2005).
Fonte: LE SCIENZE
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in Breve
Valderice, al via interventi per la derattizzazione

VALDERICE. (gdi) Avviata, ieri, dalle 15 la derattizzazione e, dalle 24, la disinfestazione del territorio. Per il prosieguo degli interventi, l’amministrazione comunale ha rivolto un invito alla cittadinanza a non lasciare all’aperto generi alimentari ed animali domestici e a tenere chiuse porte e finestre.
Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Cronaca Provincia di Trapani)
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INFLUENZA POLLI: CONTAGI DI ANIMALI SCOPERTI IN SIBERIA
E’ arrivata in Russia l’influenza dei polli che in Asia ha ucciso oltre 50 persone dal 2003. Secondo il ministero dell’Agricoltura di Mosca diversi casi di un sottotipo del virus H5N1, quest’ultimo mortale per l’uomo, sono stati registrati in Siberia, nella provincia di Novosibirsk, dove numerosi animali erano stati messi sotto osservazione. Il governo russo ha annunciato in un comunicato aver deciso “misure di quarantena su larga scala”. () (AGI)
Fonte: KATAWEB
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VIOLENZA SU UN ANIMALE
Denuncia in Procura della Lav per un gatto impallinato da ignoti
TERAMO — La denuncia arriva direttamente dalla sede nazionale della Lega anti vivisezione nazionale; una denuncia presentata alla Procura della Repubblica di Teramo in merito al ferimento, con tre colpi di fucile, di un gatto randagio a Contrada Casalena. L’episodio risale allo scorso 6 giugno quando alcune persone trovarono una gatta ferita. Immediatamente fu trasportata in uno studio veterinario dove l’animale venne sottoposto alle prime cure. Una radiografia evidenziò la presenza di tre pallini da caccia, uno localizzato tra la terza e la quarta vertebra lombare, uno a livello della spalla e l’ultimo incorrispondenza dell’arto anteriore. Il successivo intervento chirurgico, eseguito all’Università permise di estrarre un solo pallino. «Si tratta di un fatto gravissimo — ha dichiarato il responsabile servizio Sos Maltrattamenti della Lav, Ciro Troiano — per questo chiediamo agli organi inquirenti il massimo sforzo per individuare e punire i responsabili. Fatti simili oltre a costituire un reato, testimoniano una pericolosità sociale che non deve essere sottovalutata. Abbiamo chiesto alla Procura di predisporre anche esami tecnici sui proiettili estratti, al fine di avere ulteriori elementi probatori per l’indagine e ci presenteremo parte civile, contro i responsabili, laddove saranno individuati». La recente legge contro i maltrattamenti degli animali prevede la reclusione da tre mesi a un anno o una multa da tremila a 15 mila euro.
Fonte: IL TEMPO (Abruzzo)
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Tir carico di pecore si ribalta sulla E-45
Il mezzo proveniva dalla Romania diretto nel Lazio. Decine di pecore morte e incastrate tra le lamiere. Esposto della Lav alla magistratura per accertare la regolarità del trasporto e la dinamica dell’incidente
RAVENNA (29 lug. 2005) – Un TIR carico di pecore, probabilmente alcune centinaia, partito dalla Romania e diretto verso un macello del Lazio o di Lamezia Terme, si è ribaltato questa notte in località Classicana (Ravenna) sulla E-45 provocando la morte alcune decine di pecore e il ferimento di molte altre, come documentano alcune drammatiche fotografie scattate sul posto questa mattina.
Le pecore superstiti si troverebbero ora la macello di Forlì. La LAV ha chiesto alla AUSL di Forlì il sequestro degli animali perché la dinamica dell’incidente necessita di essere chiarita.
L’Associazione animalista, infatti, ha incaricato i suoi legali di inviare un esposto alla Procura della Repubblica di Ravenna affinché si verifichi se le condizioni di trasporto ottemperavano alle prescrizioni del DLgs 532/92 in materia di trasporto di animali, se i documenti sanitari risultano in regola e gli obblighi di legge in materia di benessere animale (punti sosta) sono stati rispettati. Inoltre, in base all’art. 544 ter C.P. si chiede la verifica di responsabilità nell’eventuale reato di maltrattamento di animali anche con riferimento al momento dei soccorsi.
Avendo raccolto prove testimoniali, la LAV chiede di verificare se il Tir era eventualmente sovraccarico, quanti animali sono morti sul colpo e quanti risultano feriti, presso quale inceneritore sono state portate le pecore morte e a spese di chi. Si ricorda, infatti, che gli animali d’allevamento non curabili devono essere inceneriti mentre la macellazione d’urgenza può essere disposta per gli animali che il veterinario AUSL ritenga non più idonei a proseguire i viaggio. La LAV, inoltre, si riserva la possibilità di adire le vie legali in quanto parte offesa.
In considerazione delle lacune nei controlli sui trasporti di animali vivi d’allevamento e delle diffuse violazioni alle norme, soprattutto per i trasporti internazionali, LAV ed Animals’ Angels hanno realizzato – con il patrocinio dei Ministeri della Salute e dell’Interno – il manuale informativo “Il trasporto degli animali da allevamento e la loro protezione”, una vera e propria guida pratica ai controlli durante il trasporto di questi animali, contenente informazioni sulla legislazione vigente, sui controlli da effettuare, le irregolarità più frequenti e le sanzioni. Il manuale è in distribuzione, in queste settimane, presso i Servizi veterinari delle ASL e presso i comandi dei Carabinieri del Nas, mentre il Ministero dell’Interno si occuperà della diffusione presso tutti i Comandi e posti di Polizia presenti sul territorio nazionale.
Sulle strade italiane sono transitati, nel 2004, più di 611 milioni di chilogrammi di animali vivi (somma di importazioni ed esportazioni italiane, elaborazione LAV su dati Istat riferiti a bovini, suini, ovicaprini, equidi, polli, tacchini, conigli) destinati all’allevamento e alla macellazione: le irregolarità e la drammaticità di questi “viaggi della morte”, per lo più su Tir e traghetti, sono stati più volte denunciati dalla LAV e dagli Animals’ Angels anche attraverso filmati, l’ultimo dei quali realizzato in Italia nel 2005 e nel 2004.
Fonte: EMILIANET
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