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comunità di poesia e lotta dal 2002
Monday May 28th 2018

Notiziario animalista

Gli animali non sono soltanto uno dei nostri oggetti di svago, ma rappresentano il gruppo stesso a cui apparteniamo.
Noi non siamo semplicemente simili agli animali, noi siamo animali.
M. Midgley ——————————————————————————–
http://www.enpa.it/cgi-bin/Public/foto/12925_ringo.jpg
Smarrito in Vignate (MI), segugio maschio appena dato in adozione. E’ molto impaurito, è probabile che vaghi per le campagne tra Milano, Cremona, Bergamo, Brescia, Lodi. Se avete amici, conoscenti in quelle zone passate parola. Aiutateci per favore. Telefono: 329-2162350
Email: resy@email.it ——————————————————————————–
Non lo posso lasciare, non lo posso portare me lo tolgo dai piedi
di Marco Pomella
Escluso il cane tutti gli altri son cattivi… Così cantava Rino Gaetano negli anni ’70 e la situazione non sembra molto cambiata. Settecento cani al giorno abbandonati in Italia, a Roma il fenomeno è più che raddoppiato in due anni. E in Toscana? Male, situazione critica. I canili sono strapieni: gli operatori, in difficoltà, non riescono a far fronte all’emergenza. In particolare in estate, quando i casi di abbandono si moltiplicano a dismisura, anche perché è difficile trovare alberghi o spiagge che li accettino. «I padroni dei cani – afferma la presidente dell’Enpa (la protezione animali) di Grosseto – sono molto spesso degli irresponsabili. Non sanno che prendere un cane vuol dire assumere un impegno per almeno 15 anni».
«La situazione è grave», afferma Roberto Pieroni, responsabile del canile sanitario della Versilia. «Il nostro canile potrebbe ospitare fino a 20 cani, ma ne abbiamo già 25. La maggior parte di questi animali li troviamo feriti sulle autostrade o le superstrade. D’estate – spiega Pieroni – diventa un dramma quotidiano, ma il problema esiste tutto l’anno. Si moltiplicano per esempio i casi di abbandono dopo i divorzi. Sembra assurdo ma quando una coppia si separa a rimetterci sono i cani. Come e più dei bambini».
«In Italia manca la cultura animalista», afferma Marlena Greco Giacolini, presidente dell’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) di Grosseto. «C’è una certa sensibilità, ma manca una cultura. Siccome le leggi esistono, andrebbero applicate. Per esempio quella che impone al proprietario di un cane di “marcarlo”, con il tatuaggio o con il micro-chip. Se si facessero delle multe salate a chi non ha il cane in regola, sicuramente anche il fenomeno dell’abbandono diminuirebbe. E sarebbe di grande aiuto – continua la Giacolini – anche nel caso in cui il cane scappasse. Sarebbe più facile riportare l’animale al padrone».
I cani vengono abbandonati per i più diversi motivi. «Li portano da noi – spiega la Giacolini – dicendoci che il nipote ha l’allergia, o che devono andare in ospedale, o che cambiano casa. Spesso, quasi sempre, evidenti scuse solo per liberarsi dell’ingombro. Col risultato che il canile convenzionato con il comune di Grosseto e con altre provincie ospita la bellezza di 500 animali. Con quello che comporta per la spesa pubblica». Laura Cozzolini è un’operatrice, volontaria, presso il canile sanitario di Pontetetto, in provincia di Lucca. «Da noi arrivano cani nelle situazioni più disperate, da quelli che hanno subìto incidenti a quelli semplicemente malati», afferma.
«Noi li curiamo, cerchiamo di trovargli una famiglia che li ospiti, ma è dura. Per fortuna nella nostra struttura lavorano diversi volontari che, due volte a settimana, il mercoledì e il sabato, li portano in giro, gli fanno fare una passeggiata. Vengono lavati, spazzolati. Insomma stanno benino, ma di adozione non se ne parla». Alcuni di questi cani, i più vecchi o i più bisognosi di cura vengono invece ospitati dal vicino canile di Arlano, che è associato con l’Enpa e che ospita già 42 animali. La presidente della sezione lucchese, Maura Galeotti sottolinea anche come sia importante anche la sterilizzazione, soprattutto delle femmine. «La sterilizzazione – afferma la Giacolini – non è affatto una violenza.
La violenza è semmai tenerli legati per ore sotto il sole. Non solo la sterilizzazione è importante per arginare il problema del randagismo. È anche l’unica prevenzione per le infezioni all’apparato genitale a cui vanno incontro. Infezioni che spesso si trasformano in piometra, una malattia che si rivela solo quando matura, quando cioè va in peritonite e non c’è più nulla da fare per l’animale». Nel canile “La perla del Tirreno“ di Livorno c’è il pienone: ospita, in questi giorni, più di 50 cani. Per motivi di spazio sono costretti a stare nello stesso recinto in due, un maschio e una femmina (sterilizzata).
La proprietaria, Stella Caprai, è demoralizzata: «Non sappiamo più dove metterli. A volte abbiamo il sospetto che siano gli stessi padroni a telefonare per segnalare un cane smarrito. Lo legano ad un palo e poi chiamano segnalando un abbandono. Io comunque – sottolina la Caprai – prima di dare in affidamento un cane voglio vedere a chi andrà, per evitare che il cane faccia di nuovo la stessa fine». Anche l’abbandono felino è un grande problema. L’Enpa di Grosseto, dopo l’affidamento offre la sterilizzazione gratuita, presso gli ambulatori Asl. «Telefoniamo direttamente, dopo 7 mesi di affidamento, per ricordare che il servizio è gratuito».
Fonte: KATAWEB
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LAV: 150.000 ANIMALI A RISCHIO ABBANDONO, PARTE CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE
Secondo le stime della Lav, l’abbandono di animali in questa calda estate 2005 potrebbe riguardare circa 100.000 cani e 50.000 gatti. Gli abbandoni in realtà si verificano tutto l’anno e le punte massime non si registrano solo in estate, circa il 25%, ma sono perfino superiori nel periodo di apertura della caccia con oltre il 30% degli abbandoni di cani. I cacciatori “provano i cani”, quindi se non “bravi” li abbandonano dopo le prime giornate di caccia. Il numero di cani da caccia nei canili e l’aumento di questi proprio da settembre in poi conferma questa barbara usanza, soprattutto nel centro Italia. Allarmante il dato sulla mortalità dei cani abbandonati, che raggiunge l’80%. Tra le iniziative pensate per agevolare coloro che viaggiano con animali al seguito, ricordiamo il servizio “fido park” nato nel 2003, e ripetuto anche questa estate, da un’idea di Autogrill s.p.a. E alla quale la Lav collabora: consiste nella presenza presso alcuni autogrill di una struttura attrezzata con un gazebo, un tavolo informativo, alcune cucce della linea “cucciamica” e la disponibilità di acqua, dove i cani o i gatti possono essere ospitati per un tempo limitato, assistiti dai volontari della lav. L’obiettivo del servizio è di consentire a chi viaggia con un cane o gatto di poter fare una sosta in autogrill garantendo anche all’animale un luogo protetto e termicamente isolato dove sostare. Questi punti sosta consentono alla Lav anche di intervenire subito in casi di abbandono di cani sull’autostrada o all’autogrill e di sensibilizzare gli automobilisti ad avere la massima cura degli animali. Questa estate la Lav ha garantito la presenza dei volontari in alcuni autogrill, con orari, giorni e sedi di appartenenza diversi: – Brianza Est (Bergamo): A4; Lav Milano, con presenza garantita tutti i sabato e domenica, da giugno a fine agosto, dalle ore 11 alle 15 o dalle 12 alle 16. – Po Est (Ferrara): a13; Lav Padova, presenza garantita tutti i sabato, ore 12-16, da giugno a fine agosto. – Secchia Est (Modena):
A1 direzione sud; Lav Modena e Bologna, con presenza assicurata tutti i sabato e domeniche, da giugno a fine agosto, h 11-15 o 12-16. – la Macchia Ovest (Frosinone): A1; Lav Roma, con presenza assicurata dall’inizio di luglio a fine agosto, sabato e domenica, ore 11-15 o 12-16. – Murge Est (Bari): A14; Lav Bari: presenza assicurata da luglio ad agosto, sabato e domenica, h 11-15 o 12 -16. Abbandonare un animale è un reato punito dalla legge 189/04 con l’arresto fino ad un anno o ammenda da 1000 a 10000 euro. Ogni persona ha la possibilità ed il dovere di denunciare alle forze dell’ordine chi ha abbandonato, chi maltratta un animale o chi non registra il proprio animale all’anagrafe canina. Segnalazioni e informazioni sulla legge 189/04 possono essere rivolte al numero Lav “sos maltrattamenti” 848.588.544.
Fonte: Spiritual Search News
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Estate, l’incubo degli animali
Abbandoni e rischi per la fauna

L’estate non riserva brutte sorprese soltanto a cani e gatti. Anche altre specie, magari più esotiche e meno conosciute, rischiano di finire per strada quando arriva la bella stagione. Spesso gli uomini decidono di liberarsi di loro perché scomodi da gestire durante le vacanze ma, altre volte, scelgono di abbandonarle per ignoranza. Da molti anni, ad esempio, gli italiani acquistano tartarughine dalle “guance rosse”, una specie americana, convinti restino sempre piccole, ma poi, con il passare del tempo, si accorgono che tale esemplare “ha la cattiva abitudine” di crescere rapidamente.
Come fare dunque per risolvere il problema? Semplice, sembrano essersi detti tutti gli ex proprietari di questa tartarughina, la si può lasciare laghetti artificiali, laghi, fiumi o stagni vicini alle città. Ed è così che questi posti sono oggi diventati iper affollati, con migliaia di esemplari che misurano addirittura 30 centimetri e hanno ben oltre 20 anni. Un animale nuovo sul nostro territorio diranno in tanto, un nuovo pericolo per la fauna autoctona dicono gli specialisti.
Queste tartarughe si trovano ora in un luogo dove non esistono dei predatori in grado di contenerne la popolazione, inoltre, essendo loro stesse carnivore, minacciano la fauna endemica: pesci, anfibi, testuggini d’acqua italiane e anatroccoli. Dal 1998 l’importazione di tale specie è VIETATA in base alla Cities (Convenzione di Washington del 1973). Il Centro Europeo ha fatto quanto possibile per accogliere le “americane” in esubero proprio per evitare fossero liberate in natura. La legge è stata però “aggirata” con l’importazione di tante altre tartarughe esotiche, tra cui quelle dalle “orecchie gialle” del Mississippi, della Florida e molte altre ancora.
Secondo un “quaderno di conservazione della natura” pubblicato dall’Istituto nazionale fauna selvatica questa specie di animale non è la sola a render difficile la cosa alle specie locali. Oltre le tartarughe, grandi o piccole che siano, le persone tendono ad acquistare, e poi abbandonare, anche altri animali esotici e tutti, in un modo o nell’altro, interferiscono con il normale proseguo della vita di altre specie.
Su 10 specie alloctone introdotte, solo una in media si insedia in natura e, su 10 specie insediate, almeno una diventa invasiva. In Italia vivono numerose colonie di parrocchetti, scoiattoli grigi americani, tartarughe della Florida (che rubano l’habitat all’ormai rara testuggine palustre e pesci rossi.
Fonte: GIORNALE TECNOLOGICO
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Commissariamento Enpa – Interviene il segretario della Margherita comunale, Allegrini
“Siamo riconoscenti alla Viglino”

Viterbo – Non conosco di persona la signora Viglino e non posso dunque entrare troppo nel merito della vicenda del suo allontanamento di fatto dall’ ENPA.
Sono sempre stato tuttavia un amante degli animali, possessore di cani ed attualmente – come si dice soprattutto a Roma – “gattaro” e per questo particolarmente attento alle notizie che riguardano i miei amici a quattro zampe.
E’ così che ho sempre sentito parlare dell’impegno profuso dalla Viglino, degli sforzi e dei sacrifici, anche economici, da lei e dai suoi benemeriti collaboratori compiuti e sopportati per amore degli animali.
Per questo sento oggi il dovere di rappresentare, a nome mio e del partito che rappresento, la riconoscenza sincera per l’opera di questa donna che attraverso tanti anni di lavoro segnati da contrattempi e difficoltà numerose ha saputo mantenere in vita una struttura di qualità che rende onore alla nostra città.
In tempi come questi, dove spesso si sceglie di “possedere” un cane o un esemplare di altre specie soltanto per moda, prezzo, pedigree, ferocia o esoticità, l’amore, la tutela e il rispetto per gli animali sono caratteristiche che connotano il grado di civiltà di un popolo ed anche di una piccola comunità locale come può essere Viterbo.
Non basta pertanto nominare, come avvenuto in un recente passato, un Consigliere delegato agli animali per poi ricordarsi di loro solo quando si tratta di discutere di materie urbanistiche o per lamentare il problema degli escrementi e richiedere maggiori controlli da parte della Polizia Municipale: credo per questo che, oltre a quello di continuare a permetterle di rendersi utile, nell’ENPA o altrove, nel modo che le è più propenso e gradito, il miglior augurio che si possa rivolgere oggi alla signora Viglino sia quello di vivere in una città attenta e sensibile, dove il rispetto degli animali venga promosso e sostenuto anche dalle autorità, al pari di quello dovuto all’ambiente e come tratto saliente della nostra vera umanità.
Angelo Allegrini – presidente Margherita comunale
Fonte: TUSCIAWEB
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Rispettiamo la piccola fauna costiera
500.000 cernie, dentici, corvine, orate, gronghi, lecce, murene, saraghi, spigole, polpi, astici ed aragoste trafitti dai pescatori subacquei, molto spesso in mezzo ai bagnanti;
2.000.000 di cefali, donzelle, rombi, salpe, seppie, mormore, occhiate, labridi e triglie presi all’amo con la canna da appassionati della lenza anch’essi spesso appostati sui moli e sulle spiagge, gremiti di bagnanti;
9.500.000 mitili, datteri, murici, gamberi, tracine, calamari, patelle, pettini, granchi, ricci, lumache, arselle, meduse e stelle marine fiocinati e catturati tra gli scogli da un esercito di “raccoglitori” (adulti e bambini).
Un totale di almeno 12 milioni di animali marini, che vivono lungo gli 80 chilometri di costa della provincia di Savona, saranno sterminati durante questa stagione estiva da migliaia di turisti, soprattutto italiani, armati di canne, fucili subacquei, coltelli, arpioni, salai e fiocine. E la strage si aggiunge all’attività di pesca professionale particolarmente intensa su questi litorali.
La statistica è della Sezione savonese dell’Ente Protezione Animali, che invita i frequentatori delle spiagge all’armonia con la natura e con i suoi animali, tutti utilissimi, indipendentemente dalle dimensioni e dalla “simpatia”; la piccola fauna costiera, che purtroppo non miagola o scodinzola, ha grande importanza, essendo il primo anello delle catena biologica che comincia proprio lungo la costa, che costituisce la “nursery” del mondo marino.
Per favorire un rapporto meno traumatico e distruttivo con questi animali, i Volontari dell’ENPA savonese stanno distribuendo lungo le spiagge della provincia una locandina in quattro lingue, particolarmente apprezzata da parte dei più sensibili visitatori stranieri, come i numerosi tedeschi.
Se la fauna minore costiera non venisse perseguitata e massacrata, comince-rebbe a lasciarsi avvicinare, divenendo un autentico ed affascinante spettacolo, come già accade in molti paesi “esotici”, dove è vietato ogni tipo di prelievo ed i turisti pagano valuta pregiata per poter osservare pacificamente la vita subacquea (su barche con fondo di vetro, su mezzi semisommergibili o armati solo di maschera e boccaglio). Come sta cominciando ad accadere attorno all’isola di Bergeggi, grazie alle iniziative delle organizzazioni subacquee e dei Comuni di Spotorno e Bergeggi. A cura di Jada Mazzoli
Fonte: MARE IN ITALY
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Gran Bretagna: chiarimenti per le etichette dei prodotti vegetariani e vegani
Cosa si intende per prodotto vegetariano e per prodotto vegano? Le etichette relative a questi prodotti sono chiare e, soprattutto veritiere? Se lo e’ chiesto la Food Standards Agency (FSA) britannica che propone indicazioni chiare per l’utilizzo di questi termini.
La Food Standards Agency (FSA) britannica ha dato indicazioni sull’uso dei termini “vegetariano” e “vegano” nelle etichette alimentari, perche’ sempre piu’ il crescente numero di consumatori appare confuso e sospetto dal modo in cui i termini vengono utilizzati dai produttori.
Manca, secondo la FSA, una definizione universalmente accettata su cosa sia un alimento adatto ad una dieta vegetariana o vegana.
La Fsa sostiene sia relativamente facile metter d’accordo i vari soggetti interessati (industria, associazioni, gruppi religiosi) sull’uso del termine “vegano” (l’esclusione dalla dieta di ogni tipo di alimento proveniente, o contenente, animali o prodotti animali).
Il termine vegetariano invece e’ piu’ difficile da definire. I criteri proposti escludono prodotti derivati da animali abbattuti o da loro prodotti, ma consentono alimenti prodotti da o con animali vivi (esempio: uova e miele). In pratica, cio’ vuol dire che i prodotti vegani non possono essere fatti usando alcun tipo di prodotto animale, nemmeno nell’alimento finale, mentre i criteri per quelli vegetariani escluderebbero nella trasformazione l’utilizzo di prodotti animali, tranne quelli derivanti da animali vivi (ad esempio, l’albumina).
Vengono dettate anche indicazioni sull’uso degli additivi.
Note: http://www.food.gov.uk
Fonte: VEGETARIANI.IT
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SVIZZERA: E’ CACCIA AD AUTORE SEVIZIE SU ANIMALI, AUTORITA’ METTONO TAGLIA
Liestel, 25 lug.- (Adnkronos/ats) – Le ricerche del maniaco che sevizia animali nella Svizzera nord-occidentale si intensificano: dopo il nuovo caso di un manzo ucciso tramite mutilazione delle parti genitali, registrato sabato a Selzach, la ricompensa per coloro che forniscono informazioni utili al ritrovamento del colpevole e’ stata aumentata a 18.200 franchi, pari a oltre 11mila 600 euro. La somma e’ offerta congiuntamente da istituzioni, privati cittadini e associazioni, ha spiegato all’agenzia di stampa elvetica Ats un portavoce della polizia di Basilea Campagna.
Fonte: ADNKRONOS
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AGRICOLTURA: MOLISE – COLDIRETTI, MANCA ACQUA A ALLEVAMENTI RICCIA (2)
(Adnkronos) – ”Probabilmente sulla vicenda c’e’ stata una sottovalutazione del fabbisogno generato dalla presenza degli allevamenti – ipotizzano dalla Coldiretti – per i quali e’ assolutamente necessario provvedere in tempi rapidissimi pena la perdita consistente di produzione a seguito del gravissimo stato di stress idrico che contraddistingue lo stato di salute degli animali”. Per questo la Coldiretti ”ha inviato una nota alle autorita’ competenti affinche’ si provveda con somma urgenza a garantire sia le persone che gli allevamenti zootecnici”.
Fonte: SUPEREVA
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La Puglia amica degli animali
La nostra regione è «amica degli animali». In Puglia difatti ci sono meno reati nei confronti degli animali che in tutte le altre regioni. Sono 38 i casi di maltrattamenti contro i nostri beniamini accertati sul nostro territorio l’anno scorso. Un dato che mette la nostra regione all’undicesimo posto. Se si mette in relazione il numero di residenti e gli episodi di violenza la Puglia risulta in coda alla classifica: un caso ogni 105.808 abitanti. Anche se vi è da dire che al Nord vi sono più casi di denunce e più organi di informazione che dedicano spazi a queste forme di reati e che quindi evidenziano maggiormente il problema. Le cifre sono contenute in «Animal Killer 2005», rapporto a cura dell’Osservatorio reati contro gli animali (Orca) dell’Ente Nazionale Protezione Animali. A proposito di reati e maltrattamenti, in questo periodo il problema numero uno è l’abbandono. Perché non portare Fido e Micio in vacanza con noi? Le strutture, gli hotel, i resort, le spiagge e gli agriturismi pronti ad ospitarli sono in aumento. Ma il viaggio ha bisogno di molta cura e tante cautele. I nostri «amici pelosi» al contrario di noi esseri umani non amano molto le novità e spostarsi per loro rappresenta un vero e proprio piccolo trauma. Sono molto abitudinari e soprattutto tollerano male il caldo perché sudano in maniera diversa di noi. Occorre preparare la partenza con un po’ di anticipo: almeno 20 giorni prima se la vacanza è in Italia, molto prima se si va all’estero. Non dimentichiamoci le vaccinazioni, obbligatoria l’antirabbica per quanto riguarda l’arco alpino, le isole e alcuni paesi esteri. È opportuno mettere in valigia il libretto sanitario e chiedere consiglio al proprio veterinario, soprattutto se l’animale ha un’età avanzata o è affetto da qualche patologia, su come comportarsi con lui in vacanza e inoltre informarsi della presenza di servizi veterinari sul luogo della villeggiatura. Comunque è sconsigliabile fare lunghi viaggi, meglio optare per destinazioni a breve-media lunghezza al fine di non stressarli. In treno, in aereo e in traghetto basta pagare il biglietto e si può tenere il cane con il guinzaglio e la museruola (ovviamente se è di piccola taglia) altrimenti verrà sistemato in locali adatti a trasportarli. In auto va sistemato nella parte posteriore, diviso dall’apposita retina, e legato all’apposita cintura di sicurezza. L’aria condizionata eccessiva può creare problemi respiratori se il nostro cane è agitato, quindi è meglio tenerla al minimo o far entrare l’aria naturale dai finestrini abbassati. È proibito tenere i nostri beneamini sulle ginocchia o farli affacciare dal finestrino. È opportuno lasciarli digiuni qualche ora prima del viaggio per evitare disturbi allo stomaco. Non dimenticarsi di portare dell’acqua e la ciotola, è infatti consigliabile se il viaggio è lungo fermarsi ogni 2/3 ore per farlo bere e muovere un po’. Durante le soste non lasciate mai il vostro amico in auto, il rischio è la morte improvvisa per un colpo di calore.
Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (BARI)
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I limiti della pesca nel demanio pubblico
di Maddalena Zinzi
La conformazione naturale del territorio nazionale ha spinto intere Regioni a fondare la propria economia sullo sfruttamento delle acque interne. A tale stato di fatto il legislatore ha risposto con la definizione di una normativa specifica per ogni settore sin dal lontano 1930.
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La materia della pesca nelle acque del demanio pubblico e del mare territoriale è disciplinata dal Testo unico n.1604 del 1931, che ha regolamentato il versamento dei rifiuti industriali nelle acque pubbliche sino all’entrata in vigore della legge Merli. Esso suddivide la materia in due settori: la pesca nelle acque interne e nel mare territoriale. A cui si affianca la normativa relativa alla pesca nel mare, alla tutela delle risorse marine ed alla pesca subacquea sportiva e professionale.
Circa il primo settore il Testo Unico, aveva previsto l’emanazione di regolamenti di esecuzione, però mai approvati, a cui ne sono subentrati altri, sebbene non previsti, relativi alla delimitazione delle zone di pesca interne rispetto a quelle di pesca marittima ai fini della corretta applicazione delle discipline riguardanti entrambi i tipi di attività. Così si applicano le disposizioni riguardanti la pesca fluviale e lacuale nelle acque di torrenti, fiumi, canali e fossi che sboccano in mare con foce libera; mentre cessano di avere efficacia per torrenti e fiumi all’altezza delle foci, negli altri casi laddove le acque dolci e marine confluiscono. Trattasi di limiti che devono essere indicati con apposite segnalazioni, una volta stabiliti di concerto tra il Capitano di Porrto competente ed il Prefetto, sentite le commissioni provinciali consultive. In tal caso la pesca è prevalentemente esercitata con le attività di cattura, commercio e trasporto di pesci ed animali acquatici di determinate dimensioni destinati al consumo.
È tuttavia vietato: utilizzare per la cattura degli animali acquatici dinamite o altre materie esplodenti; ricorrere a materie idonee ad intorpidire, stordire o uccidere gli animali salva la possibilità da parte del Ministro delle Politiche agricole di rilasciare specifiche autorizzazioni per l’utilizzo dell’energia elettrica, purchè si tratti di tecniche che non compromettano il patrimonio ittico.
Inoltre il T.U. all’art. 22, come modificato dalla legge 433/68, recante nuove norme in materia di licenze di pesca nelle acque interne, distingue due categorie di pescatori: quelli di mestiere che svolgono come unica o prevalente attività la pesca nelle acque pubbliche interne o private comunicanti con le pubbliche; e i dilettanti che esercitano la pesca nelle stesse acque, ma non come attività lavorativa.
Ai fini dell’esercizio della suddetta attività è obbligatoria la licenza governativa di pesca, rilasciata dall’amministrazione provinciale di residenza da cui risultano esenti: gli addetti alla piscicoltura nelle risaie; il personale del laboratorio centrale d’idrobiologia applicata alla pesca, degli istituti ittiogenici, degli istituti sperimentali talassografici.
Anche la normativa relativa alla pesca marittima mira alla difesa, in senso lato, delle risorse biologiche e del patrimonio ittico. Tale intento viene specificato dalla disciplina generale dettata dalla legge n. 963 del 1965, recante norme sulla disciplina della pesca marittima, che si limita ad elencare una serie di attività vietate, in cui non rientrano la pesca scientifica e le altre attività cui ineriscono specifiche autorizzazioni, come: pescare in zone e tempi vietati da regolamenti, decreti e ordini emanati dall’autorità amministrativa; danneggiare le risorse biologiche con esplosivi, energia elettrica e sostanze tossiche; pescare, detenere, trasportare e commerciare il novellame di qualunque specie marina vivente; sottrarre od esportare, senza il consenso dell’avente diritto, gli organismi acquatici oggetto dell’attività altrui; pescare in zone sottoposta alla sovranità di altri Stati, salvo che nei modi, tempi e zone previsti dagli accordi internazionali; etc. Il settore relativo alla tutela delle risorse del mare, invece, a differenza delle predette discipline, ha subito l’influenza della legislazione comunitaria. In particolare, in linea con i regolamenti comunitari Cee 2052/88 e 2080/93 predisponenti uno Strumento Finanziario di Orientamento della Pesca (Sfop) da attuare con la concessione di benefici a favore di chi razionalizza le flotte o abbandona definitivamente l’attività in oggetto, il D.M. 23 — 5 — 1997 fissa specifiche indennità per i proprietari, gli armatori delle imbarcazioni abilitate alla pesca con rete da posta, ed i componenti dell’equipaggio. Tra cui l’indennità di buona uscita in caso di fermo definitivo ai sensi del Sfop nonchè un premio, cd. di riconversione, nel caso in cui si scelga di riconvertire l’imbarcazione verso una diversa attività relativa o meno alla materia in questione.
Da ultimo la normativa riguardante la pesca subacquea, sportiva e professionale, recentemente modificata dal d.p.r. 219/1983. In cui viene stabilito che ai fini dell’esercizio della pesca subacquea professionale è necessaria un’apposita specializzazione ed è vietato ricorrere ad apparecchi ausiliari di respirazione se non per scopi diversi. Regole ancora più restrittive, infine, sono quelle per i pescatori subacquei sportivi che, oltre a dover a pescare in apnea, non possono raccogliere molluschi o coralli, come ha sottolineato anche la Corte di Cassazione con una sentenza del 1997.
Frammentaria, ma abbastanza ampia e dettagliata la normativa riportata in linee generali è completata da un sistema sanzionatorio minimo, sia penale che amministrativo, relativo a ciascun ambito.
Fonte: DIRITTO & AMBIENTE (Enti Locali & Cittadini)
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« Il cane va educato: ma pochi lo fanno »
IN BREVE
« Penso che se un proprietario ha un buon rapporto col proprio cane e lo conosce bene riesce a prevenire certe situazioni: purtroppo manca l’abitudine a educare gli animali. Se so davvero che cane ho, so anche cosa può fare: e quindi come e dove portarlo fuori, ad esempio » . Il primo colpevole, insomma, è proprio lui, l’uomo: che non sempre è il miglior amico del cane. Secondo…
Fonte: GAZZETTA DI PARMA
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Misano, esposto contro il circo Darix
MISANO – “Se la giraffa allungasse il collo si troverebbe con la testa dentro il tetto coniforme e non avrebbe alcuna vista sull’esterno”. Poi c’è l’elefante con “un piccolo recinto a disposizione”. Senza dimenticare che “i recinti non sono minimamente attrezzati, contrariamente a quanto imposto dalla legge 426 del 98”. Questi i principali motivi che hanno portato Animal Liberation a presentare un esposto contro il circo Darix. Il documento è stato presentato all’Amministrazione comunale e all’Ausl.Per Animal Liberation i problemi sarebbero innumerevoli. “Gli orsi sono rinchiusi in gabbie davanti alle quali non vi è traccia di recinti. Lungo il perimetro lato mare dell’attendamento, vi è inoltre una fila di gabbie coperte da tendoni, tutte prive di recinto esterno, nelle quali sono rinchiusi animali difficilmente riconoscibili a causa delle scarsa visibilità”.
Fonte: CORRIERE DI ROMAGNA (Edizione di: RIMINI)
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La cura per l’infertilità femminile forse in sangue e midollo osseo
Curare l’infertilità femminile potrebbe essere più facile del previsto e richiedere solo un trapianto di cellule staminali dal midollo osseo o dal sangue nelle ovaie. Infatti l’équipe di Jonathan Tilly del Massachusetts General Hospital e della Harvard Medical School ha dimostrato in modelli murini che midollo e sangue contengono cellule con marcatori genetici della linea germinale e che trapiantando queste cellule nelle ovaie, nel giro di pochissimo tempo, queste ripristinano un ovaio del tutto simile a quello dei tpi normali. Secondo quanto riferito sulla rivista Cell gli stessi marcatori sono stati trovati anche nel midollo osseo umano, suggerendo che anche le donne potrebbero avere una riserva di ovociti inesauribile per tutta la vita nascosta in midollo osseo e sangue.
Questa ricerca segue i risultati di un lavoro, pubblicato nel marzo 2004 sulla rivista Nature dallo stesso gruppo di esperti della riproduzione, che fu annunciato come fautore del crollo di una delle basi della biologia riproduttiva femminile secondo cui le donne, come tutti gli altri mammiferi animali, non verrebbero affatto al mondo con un numero prefissato di ovuli per la fecondazione, che, nel tempo, si deteriorano. Allora indagine, sempre sui topi, aveva dimostrato che i mammiferi femminili (e quindi presumibilmente anche le signore) continuano a produrre ovuli freschi e nuovi di zecca per tutta la vita adulta. Questo ultimo studio è dunque un avanzamento del precedente in cui si dimostrerebbe dove è nascosta la fonte inesauribile di ovociti, nel midollo osseo e nel sangue, appunto.
Gli esperti della Harvard infatti hanno rintracciato un gruppo di staminali prima sconosciute che possono rifornire di ovociti le ovaie svuotate di topoline. “La scoperta è veramente rivoluzionaria – ha detto Tilly – rispetto a come noi pensiamo alla fertilità femminile”. Con l’aiuto di numerosi marcatori genetici che si trovano nelle cellule germinali (ovvero le cellule capostipiti degli ovociti o degli spermatozoi per gli uomini) il team ha dato evidenza della possibile esistenza di progenitori delle cellule germinali, potenzialmente delle cellule staminali, nel midollo e nel sangue dei topi.
Inoltre, hanno ribadito gli esperti, gli stessi marcatori genetici sono stati ritrovati in midollo e sangue umano. Gli scienziati hanno dimostrato che, trapiantando cellule di midollo e sangue in ovaie di topoline sterilizzate con la chemioterapia, in poche settimane le loro ovaie appaiono rivivere: a 24 ore dall’avvenuto trapianto nelle ovaie svuotate dal trattamento farmacologico ricompaiono sia ovociti che follicoli. Due mesi dopo il trapianto le loro ovaie sono praticamente identiche a quelle di topoline normali. Resta ancora però da dimostrare se questi ovociti siano utili per essere fecondati.
E non è tutto: gli scienziati hanno dimostrato che la presenza di marcatori genetici in sangue e midollo è fluttuante e segue le fluttuazioni ormonali del ciclo estrale. Altri risultati suggeriscono pure che le ovaie di topoline inviano segnali al midollo, forse per dire a queste staminali prima sconosciute di tenersi pronte a raggiungere le ovaie appena necessario. I prossimi studi verteranno a capire se questi nuovi ovociti sono fecondabili e se il ripristino delle ovaie può essere un modo per posticipare la menopausa o un’alternativa alla terapia ormonale sostitutiva. Infine queste staminali potrebbero pure essere usate per la clonazione terapeutica.
Fonte: Johnson et al.: “Oocyte Generation in Adult Mammalian Ovaries by Putative Germ Cells in Bone Marrow and Peripheral Blood.” Publishing in Cell, Vol. 122, pages 303–315, July 29, 2005, DOI 10.1016/j.cell.2005.06.031. www.cell.com – paola mariano
Fonte: YAHOO
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Nessuno vuole adottare i cani abbandonati: i vigili di San Colombano lanciano un appello
San Colombano La polizia locale lancia un appello agli amanti degli animali: 33 amici a quattro zampe cercano casa. Con l’arrivo dell’estate gli agenti hanno divulgato uno slogan nell’intento di sensibilizzare all’adozione banini e forestieri: «Quest’anno in estate non abbandonate i cani, venite a salvarli». Il numero dei cani accalappiati e custoditi dal comune di San Colombano rimane stabile: «Purtroppo le adozioni non sono mai numerose e con l’arrivo di agosto temiamo un significativo aumento degli abbandoni» ha spiegato il comandante della polizia municipale Antonio Arensi. Per trovare una premurosa famiglia agli amici a quattro zampe del territorio, l’ufficio degli agenti ha diffuso un simpatico slogan: «Quest’anno, in occasione delle vacanze, procurati un nuovo compagno, non abbandonarlo! Tanti cuccioli cercano casa e pagherebbero oro per avere vicino qualcuno che li rinfreschi dalla calura estiva». Le povere bestiole abbandonate vivono presso l’allevamento Anselmi che ha ottenuto l’appalto per la custodia dei trovatelli: «Tutti gli animali accalappiati, nel nostro territorio, dall’Asl di Lodi, vengono portati da Anselmi che garantisce la sterilizzazione, regolari cure e vaccinazioni». Per adottare uno dei 33 cani mantenuti dal comune di San Colombano basterà recarsi a palazzo Patigno e chiedere informazioni: «L’allevatore accoglierà gli interessati e mostrerà loro le varie razze disponibili. Ci sono cani di ogni età, maschi o femmine non ha importanza, tutti hanno un grande bisogno di affetto, soprattutto i più adulti». L’adozione di un cane è gratuita: «Spesso si tratta di bestiole atterrite, animali che hanno sofferto per l’abbandono e che prima, probabilmente, sono stati trascurati. Una volta che avranno capito di trovarsi al sicuro sapranno darvi moltissimo, saranno riconoscenti«. In caso qualcuno desiderasse adottare un cane ma non avesse spazi adatti esiste un’ulteriore possibilità: «Potrebbero adottare la bestiola a distanza e, giorno dopo giorno, nel tempo libero, recarsi all’allevamento per momenti di gioco o piacevoli passeggiate. L’esito positivo è assicurato, abbiamo già verificato le reazioni di alcuni cani notando aspettino impazienti l’orario di visita» ha concluso il comandante.
Fonte: L CITTADINO (Centro Lodigiano)
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TORINO, SALVATI DAI COMBATTIMENTI 22 PITBULL
Ritrovati a pisa, sono stati affidati all’Enpa di Torino

Torino – Sono stati confiscati al proprietario e assegnati all’Enpa (Ente nazionale per la protezione degli animali) di Torino 22 cani di razza pitbull addestrati per i combattimenti. Il sequestro, che e’ stato eseguito dai carabinieri per la tutela dell’ambiente di Pisa, ha posto fine ad una vicenda giudiziaria cominciata nel 2002: dopo laboriose indagini della polizia giudiziaria, supportate da intercettazioni telefoniche e perquisizioni eseguite in varie localita’ del centro e del Nord Italia, i militari hanno scoperto in un campo nel comune di Pisa 22 cani pitbull, destinati a combattimenti in Italia e all’estero, che venivano sottoposti a fatiche insopportabili e a durissimi allenamenti.
I cani erano legati a catene cortissime, tenuti in mezzo al fango e presentavano ferite da morsi infettate. Sul luogo c’erano anche bastoni, tapis roulant e altri oggetti finalizzati incattivire l’indole dei cani. Il processo celebrato presso il tribunale di Pisa ha visto l’imputato patteggiare la pena di 5.000 euro di ammenda a l’assegnazione definitiva dei cani all’Enpa di Torino. Per i pitbull, salvati dal loro triste destino, e’ gia’ cominciato un periodo di riabilitazione ad opera di una educatore professionale.
Fonte: ADNKRONOS
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Nonabbandonarlo.it, il sito che difende i cani
Partito il sondaggio sulle campagne contro l’abbandono estivo degli amici a quattrozampei.r.
A pochi giorni dall’apertura del sito è già alta la partecipazione: quasi l’80% di coloro che hanno aderito dichiara di conoscere la legge 189/04 che condanna chi maltratta o abbandona i cani, mentre il 75% ritiene che le comunicazioni fatte finora siano state poco incisive. L’Osservatorio Cinologico Multidisciplinare (OCiM) del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali dà la possibilità a tutti gli italiani di esprimere la propria opinione riguardo al problema dell’abbandono dei cani che interessa 72.000 cuccioli ogni estate. Facendo clic su www.nonabbandonarlo.it si può partecipare al sondaggio e dire la propria sulla legge, sull’ intervento delle istituzioni rispetto a questo argomento e sull’efficacia delle campagne realizzate finora.“Lanciamo questa campagna proprio adesso perché stiamo affrontando la prima estate da quando è in vigore la legge 189/04 che punisce severamente l’abbandono dei cani” – afferma Carlo Fidanza, Presidente di OCiM-. “Gli italiani devono sapere che chi oggi abbandona un cane non soltanto compie un atto spregevole ma commette un reato punito con la detenzione fino ad un anno o ammende fino a diecimila euro.” Compilando il modulo di registrazione è possibile diventare protagonisti attivi della campagna: ricevere la maglietta, scaricare screensavers e inviare e-cards con le foto di cuccioli. La campagna “Seduto. Cuccia. Muori.” gode del patrocinio dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI) che diffonderà il materiale presso gruppi cinofili e società specializzate, nonché durante le prove e le esposizioni in programma per i mesi estivi.
Fonte: PCWORLD
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Canile, scoppia l’emergenza pitbull
IL CASO Sono 35 gli esemplari di quella razza ospitati in via Adamoli. Ma il fenomeno riguarda anche dobermann e rottweiler
Raffica di abbandoni da parte dei proprietari: «E’ cresciuto, mi fa paura»
Per loro sarà certamente una lunga estate da cani. Colpevoli di avere una gran brutta fama, oppure solo di essere grossi, poco adatti a una vita da salotto e magari pure malati. Pitbull o rottweiler mai abituati alla vita di città, acquistati spesso in modo clandestino e messi da parte nel momento in cui l’affettuoso cucciolone si trasforma in una massa di muscoli e denti su quattro zampe. Inquietante per i suoi stessi padroni. «Sono i cani-Sirchia – dice l’assessore comunale all’Ambiente Luca Dallorto – quelli per i quali l’ordinanza del ministro ha reso obbligatoria la denuncia. Il fenomeno dell’abbandono di questi animali ha avuto un picco subito dopo il varo della nuova normativa, concepita due anni fa e aggiornata la scorsa estate».
Ma alla vigilia delle ferie di agosto 2005, l’allarme sembra essere tutt’altro che alle spalle. Nel canile municipale di via Adamoli, la struttura che si appresta a chiudere i battenti per lasciare spazio alla nuova casa per animali di Monte Contessa a Sestri, la presenza dei cani-Sirchia sta diventando un problema di difficile soluzione, perchéè improbabile che questi animali, costretti anche a un lungo soggiorno in condizioni non facili, trovino qualcuno disposto ad adottarli. E, all’opposto, gli abbandoni si moltiplicano.
«Solo tra giugno e luglio abbiamo accolto 14 nuovi pitbull – racconta Clara Bongiorno, direttrice del canile – tutti portati dai padroni che se ne volevano disfare». Così in totale i cani delle razze “difficili”, ospiti con poche possibilità di trovare una sistemazione, sono diventati un branco: «Abbiamo in totale 35 pitbull, ma anche una decina di rottweiler di razza pura o frutto di incroci, cinque dobermann, tre cani corsi e due alani. Alcuni sono buonissimi, qualcuno è malato, problemi alle zampe posteriori che gli conferiscono movimenti sgraziati». Allora il cane comprato perché va di moda non va più bene, si mette da parte come un oggetto.
A volte a spingere al rifiuto è la paura. «I pitbull sono tutti giovanissimi, tra i nove mesi e un anno e mezzo, nessuno è stato utilizzato per combattimenti o lotte clandestine. Però, quando i cuccioli diventano adulti, fanno paura». Con un dettaglio inquietante: «Quando chiediamo dove sono stati acquistati, la risposta è sempre la stessa: non so più, non ricordo. Segno che i canali d’arrivo di queste bestie sono difficilmente regolari». A preoccupare non è soltanto l’assenza di controlli. «Un uomo ci ha portato il suo pitbull, una volta cresciuto gli faceva paura. Ma ci ha rivelato di averlo preso che aveva appena venti giorni di vita: una assurdità, toglierlo alla madre così piccolo, quando ancora non aveva terminato lo svezzamento e certamente non aveva avuto il tempo di imparare quelle nozioni elementari che i genitori passano ai figli, anche tra i cani. Ma se lo scopo è solo vendere per fare soldi, allora ecco che un allevatore improvvisato si disinteressa completamente delle conseguenze di questo sradicamento». Il risultato? Animali disadattati, caratteriali, difficili. Per colpa dell’uomo.
Una volta erano i dobermann a fare paura. «Ne abbiamo cinque – racconta Bongiorno – Yurka, Demon, Zeb che è venuto con la fama di essere un morsicatore. Ma solo perché una bambina di pochi anni, la figlia del suo padrone, aveva cercato di prenderlo da dietro, una cosa che, con un cane, non si deve fare mai. E poi Shary e Unka, che hanno problemi di salute alle gambe. E questo non fa bello».
Dei duecento animali oggi ospiti del canile, i casi più difficili sono loro, i cani che hanno fama di essere “cattivi”. Andranno ad aggiungersi, con tutta probabilità, agli altri ergastolani a quattro zampe, una sessantina di cani che sono in via Adamoli da più di dieci anni. Per questi 60 ospiti, vecchi e resi selvatici dalla vita in gabbia, le possibilità di tornare ad essere accolte nella società degli umani sono ormai inesistenti. Bruno Viani
Fonte: IL SECOLO XIX
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Cagnolina picchiata barbaramente
Squinzano (LE) Cagnolina picchiata trovata in fin di vita in un casolare in campagna. E l’Enpa di Squinzano lancia l’allarme per un nuovo caso di maltrattamenti ai danni dei cani randagi. Questa volta la segnalazione è giunta dai proprietari del casolare, situato nelle campagne tra Squinzano e Torchiarolo e da alcuni operai che ieri mattina hanno sentito i lamenti della cagnolina. L’animale è stato ritrovato in pessimo stato: trauma cranico con ferite ed escoriazioni profonde e segni di colpi di bastone sul corpo, inoltre aveva le zampette legate ed è stata abbandonata in una cassetta della frutta. La volpina bianca agonizzante è stata soccorsa tempestivamente dai volontari dell’Enpa di Squinzano che si sono rivolti ad un veterinario per tentare di salvare l’animale. Probabilmente la cagnolina è stata picchiata poichè il personale dell’Enpa, per la gravità delle ferite, ha ritenuteo di escludere tra le cause un incidente fortuito o una brutta caduta. Inoltre pare che stando alle testimonianze raccolte, l’Enpa sia sulle tracce del colpevole per poter sporgere denuncia poiché sembra, stando alle indiscrezioni, che sia stata identificata un’auto allontanatasi in fretta dalla zona.
Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
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La tecnica Gabbie di rieducazione per recuperare chi morde
Nella nuova struttura di Monte Contessa, uno dei punti di forza saranno le “gabbie di rieducazione”: non spazi punitivi, come potrebbe suggerire il nome, ma semmai aree ampie dove riabituare gradualmente gli animali che hanno sofferto l’isolamento al contatto con altri cani e con l’uomo.
Perché nei canili succede lo stesso fenomeno che si registra nelle carceri: invece di essere occasione di riscatto, la prigione dell’uomo è spesso scuola di criminalità. Così il canile, quando le bestie sono costrette in spazi angusti, diventa inevitabilmente una tortura che acuisce le asperità del carattere, rende le bestie paurose e diffidenti. Intrattabili.
«Nel nuovo canile ci sarà uno spazio riservato ai cani pronti per l’adozione, quelli che non daranno certamente problemi – racconta la direttrice – dove i visitatori interessati a portarsi a casa un animale potranno scegliere con serenità il loro compagno. Ma ci saranno anche spazi destinati ad abituare gradualmente, seguendo tecniche collaudate, i cani più difficili al contatto con gli altri animali e con l’uomo».
Paradossalmente, spiega Clara Bongiorno, la vicinanza del padrone è più facile da accettare che l’incontro occasionale con un consimile a quattrozampe. «E il problema vero è quando si porta il cane a spasso e lui aggredisce tutti gli animali che incontra, magari strattonando la padrona non più giovanissima». B. V.
Fonte: IL SECOLO XIX
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Fare biologia con i chip
La bioinformatica sta rivoluzionando la medicina

Dall’incontro tra la biologia e le tecniche informatiche nasce la bioinformatica, una disciplina sviluppatasi per rispondere alle sfide poste da tutti i settori di frontiera della biologia, dalla genomica, alla proteomica e alla farmacogenomica. Un recente articolo di Science ripercorre le fasi più significative della storia di questa giovane disciplina e ne illustra gli sviluppi.
Coniato negli anni novanta nell’ambito del Progetto genoma umano, il termine bionformatica era usato inizialmente per descrivere l’attività di processamento dell’enorme mole di dati derivanti dal sequenziamento del genoma. Uno dei primi esempi di bioinformatica è stato il CHLC (Cooperative Human Linkage Center), un consorzio creato come parte del progetto genoma per realizzare mappe genetiche integrate. Una sorta di centro virtuale che collegava piccoli laboratori specializzati, ciascuno in un settore, attraverso infrastrutture informatiche comunicanti in rete.
Il termine, in seguito, ha assunto una connotazione più estesa e oggi si riferisce in generale all’applicazione dell’information technology e dei suoi strumenti alla biomedicina. I microarray, i chip molecolari che consentono analisi contemporanee di migliaia di geni, sono un esempio di bioinformatica; così come i programmi che simulano l’interazione tra un farmaco e il suo bersaglio molecolare o gli HTS (High Throughput Screening), minuscole piattaforme tecnologiche che identificano in breve l’interazione tra un bersaglio terapeutico e milioni di potenziali ligandi.
Ma anche i sistemi informatici che consentono di raccogliere, analizzare e archiviare grandi quantità di dati biologici per facilitarne la condivisione sono esempi di bioinformatica. Una condivisione che deve scontrarsi con molti ostacoli, tra cui l’aumento esponenziale di organizzazioni e istituzioni che si occupano di ricerca biomedica e di mezzi di informazione che ne divulgano le attività. A questo si aggiunge la leggendaria difficoltà dei ricercatori, in genere, a cooperare e a condividere le proprie conoscenze e una frammentazione della biomedicina in campi di ricerca e discipline, una sorta di “speciazione” della comunità biologica.
In questo settore si stanno pertanto facendo strada alcune tecnologie promettenti, capaci di gestire grandi quantità di dati complessi. Tra queste la tecnologia Grid, un sistema avanzato che divide i processi di calcolo all’interno di una rete di computer, anche lontani geograficamente, connessi tramite un server e che trova applicazione dove è necessaria una notevole potenza di calcolo per rielaborare grandi quantità di dati. Tre progetti ambiziosi in corso, due americani e uno europeo, stanno proprio valutando alcune di queste infrastrutture informatiche a supporto della biomedicina.
Da un’iniziativa dei National Institutes of Health, per esempio, è nato il Biomedical Informatics Research Network (BIRN) che oggi coinvolge 19 università e 26 gruppi di ricerca che studiano i disturbi neurologici e in particolare le tecniche di neuroimmagine. I membri della “comunità virtuale” del progetto BIRN si occupano ciascuno di un aspetto della ricerca dalla morfologia cerebrale, alle immagini funzionali ai modelli sperimentali delle malattie neurologiche; lo scopo è quello di promuovere la condivisione dei dati funzionali e strutturali prodotti da ciascuno. Spostandoci in Gran Bretagna troviamo il progetto MyGrid, promosso dall’EPSRC (The Engineering and Physical Sciences Research Council), meno incentrato sulla condivisione dei dati rispetto al BIRN ma più sullo sviluppo di applicazioni in grado di elaborare dati biologici complessi. Oggi MyGrid coinvolge cinque univeristà, l’Istituto europeo di bioinformatica e molti collaboratori industriali e tra i progetti in corso c’è lo studio delle basi genetiche della sindrome di Graves.
Sul fronte dei tumori è invece impegnato il progetto americano caBIG (The cancer biomedical informatics grid) che mette insieme le forze del National Cancer Institute (NCI) e dei suoi Cancer center nazionali (oggi 50), insieme ad altri centri impegnati nella ricerca sul cancro. Lo scopo di caBIG è quello di integrare informazioni anche molto diverse tra loro: per esempio dati derivanti da esperimenti di simulazione al computer, da studi su modelli animali o ancora da indagini sui geni o sulle proteine.
di Silvia Fabiole Nicoletto
Fonte: TEMPO MEDICO
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Milano – Il provvedimento, fortemente contestato dalla Lav, è stato approvato con il voto favorevole della Margherita; astenuti i DS, contrari Verdi, PRC, Italia dei Valori e gruppo misto
Approvata la nuova legge regionale sulla caccia

I 100mila cacciatori lombardi da oggi potranno contare su una nuova legge per la pratica del loro hobby preferito.
Il Consiglio regionale della Lombardia ha infatti approvato nel tardo pomeriggio di oggi il provvedimento che disciplina l’attività venatoria lombarda per la stagione 2005-2006. A favore hanno votato la maggioranza e la Margherita. Astenuti i Democratici di Sinistra, contrari i Verdi, Rifondazione comunista, Italia dei Valori e Gruppo Misto.
La legge, che nei giorni scorsi è stata oggetto di una durissima contestazione da parte della Lega Anti-Vivisezione (LAV), autorizza la caccia per un numero massimo pari a 206mila e 909 esemplari per le peppole e a 569mila e 547 esemplari per i fringuelli. Può cacciare un numero massimo di 16mila cacciatori che hanno optato entro giugno per la caccia da appostamento fisso. Per gli esemplari appartenenti alle specie passero d’Italia e passera mattugia, ciascun cacciatore è autorizzato a cacciare un numero massimo di 20 esemplari, mentre sarà possibile cacciare fino a 50 esemplari della specie storno.
“Sono soddisfatto –ha dichiarato il relatore della legge Giovanni Rossoni (FI)-perché con il voto di oggi abbiamo dato una risposta positiva alle attese e alle aspettative di chi continua a praticare una tradizione consolidata e tra le più antiche del territorio lombardo”.
Alla votazione della legge, la cui discussione era cominciata ieri in aula, si è arrivati dopo l’intervento del capogruppo di Forza Italia Giulio Boscagli che ha dichiarato, come già in altre occasioni anticipato, la disponibilità ad un confronto in aula con le opposizioni su tematiche regionali di grande respiro e interesse. A questo punto il capogruppo dei Verdi Carlo Monguzzi annunciava il ritiro dei 1162 emendamenti presentati e conseguentemente decadevano anche i 150 subemendamenti. L’assessore all’Agricoltura Viviana Beccalossi, su richiesta del capogruppo dei Democratici di Sinistra Giuseppe Benigni, fatta propria anche dai capigruppo dei partiti di maggioranza, ha a sua volta ritirato l’emendamento che reintroduceva la caccia al prispolone, specie che continua così a rimanere protetta.
Il provvedimento approvato dal Consiglio consente anche l’utilizzo di richiami vivi della stessa specie, purchè provenienti da allevamenti in cattività o precedentemente catturati e inanellati dalle Province, e dalle stesse distribuite ai cacciatori.
Per soddisfare il fabbisogno e la disponibilità effettiva di uccelli da richiamo, è stato approvata anche un’altra legge che si propone, contro il diffondersi di pratiche illegali per l’acquisizione di queste specie, di promuovere l’allevamento di uccelli utilizzabili come richiami vivi attraverso il finanziamento di specifici progetti di allevamento proposti dalla Federazione Ornicoltori Italiani e dalle Amministrazioni Provinciali della Lombardia. redazione@varesenews.it
Fonte: VARESE NEWS
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COLLARE ELETTRICO AL CANE, DENUNCIATO CACCIATORE
Operazione del Nucleo di Polizia Zoofila del Raggruppamento Guardie Ecologiche di Forlì.

29 luglio 2005 – Il Nucleo di Polizia Zoofila del Raggruppamento Guardie Ecologiche di Forlì, nell’ambito dell’attività di prevenzione e lotta contro il randagismo e il maltrattamento della popolazione canina, ha controllato e, a seguito delle violazioni rilevate, denunciato all’Autorità Giudiziaria un cacciatore forlivese. La scena che si presentava agli occhi degli agenti intervenuti era particolarmente pietosa. Il cane da caccia, di razza Setter, femmina, rinchiuso in un sudicio box, costretto ad indossareun collare elettrico antiabbaio ( strumento finalmente considerato di tortura e quindi vietato dalla normativa penale), era pure afflitto da una dermatite acuta verosimilmente a causa di una fortissima infestazione di ectoparassiti, i quali trovavano sicuramente le condizioni ambientali ottimali per la loro riproduzione. Il cacciatore, al qual è stato subito notificato il provvedimento di sequestro penale del cane e del collare elettrico, ora rischia, nell’insieme, data la correlazione tra diversi articoli del codice penale, la reclusione sino a tre anni o la multa sino a 35.000 euro. L’accertamento, ha inoltre necessitato della collaborazione del personale medico del Servizio Veterinario dell’AUSL di Forlì diretto dal Dott. Rodingo Usberti, di un Perito Elettrotecnico iscritto all’albo dei CTU (consulente tecnico d’ufficio) del Tribunale di Forlì e del supporto di un Ufficiale di PG della Polizia Municipale di Forlì. Al Nucleo di Polizia Zoofila del Raggruppamento Guardie Ecologiche di Forlì spiegano che, dopo lo studio della specifica tematica, la modifica del Codice Penale nonché con l’introduzione della Legge 20 luglio 2004 n. 189 e probabilmente grazie anche ai recenti filmati prodotti da ” Striscia la Notizia”, il Ministro della Salute Storace ha emesso una Ordinanza Ministeriale precisamente riferita all’uso di collari elettrici sia antiabbaio che da addestramento (con telecomando) e di ogni altro strumento similare.
Riflettendo in merito alle condizioni di vita imposte al malcapitato cane di turno, tale marchingegno, risulta infatti particolarmente crudele.
Il cane, oramai tutti dovrebbero saperlo, è dotato di una forte sensibilità al dolore, alle condizioni ambientali, nei rapporti affettivi, ed ha necessità di comunicare, anche con l’uomo. Si pensi ora ad un cane, tanto infestato dalle pulci da determinarne una dermatite acuta con conseguente forte perdita di pelo, che abbaiando tenti di manifestare il suo disagio al suo ” amato” compagno di vita, e che questi in umana risposta, vi applichi l’incivile strumento. Ad ogni abbaio, l’apparecchiatura libera una forte scossa elettrica trasmessa grazie a due elettrodi metallici posti a contatto con la gola dell’animale.
Esistono inoltre i collari da ” addestramento” funzionanti con lo stesso principio della scarica elettrica, ma attivabili con telecomando. Come abbiamo visto, nei filmati di ” Striscia la Notizia” si evince con crudezza che l’intensità delle scariche elettriche può istantaneamente fare stramazzare il cane al suolo, infliggendogli durissimi stress fisici e psicologici, questi ultimi, crediamo, senza più rimedio. Sono atti criminali, che riteniamo possano essere compiuti da chi nel cane vede un mero strumento, un oggetto, o addirittura una macchina da combattimento, un’arma. Certamente questi metodi possono essere utilizzati non solo al fine di rendere depresso ed instabile il mite Setter, ma anche con lo scopo di trasformare in aggressivo e pericoloso un caratteriale Rotweiler, Pitbull o Pastore del Caucaso. Questi cani resi aggressivi sono utilizzati in combattimenti clandestini, spesso gestiti dalla malavita organizzata, che ne trae dei grossi vantaggi economici con i quali a loro volta finanziano altre attività criminose. A questo punto ci chiediamo se è legittimo e giustificabile il commercio e la detenzione del collare elettrico?
L’uso di tali strumenti è proibito e perseguito penalmente in tutto il territorio nazionale, ci aspettiamo quindi, in ogni Comune, se è possibile, un’Ordinanza Sindacale che li vieti, in ragione del fatto che se l’uso su animali è reato non si capisce a che altro possano servire questi collari elettrici. Considerata la facile reperibilità sul mercato, la loro totale inutilità (visti i precetti normativi) e la loro dannositàcrediamo che sia opportuno un immediato provvedimento.
Prevenire non è forse meglio di curare? da Vigilanza Ambientale
Fonte: animalieanimali.it
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NEL LAZIO E’ GUERRA SU CALENDARIO VENATORIO
Oggi annunciata iniziativa della LAV mentre le associazioni venatorie saranno ascoltate in Consiglio Regionale.
29 luglio 2005 – ”Prendiamo atto della disponibilita’ dimostrata dall’assessore Agricoltura Valentini per una nuova revisione e modifica del calendario venatorio. La possiamo definire azione di clamore ma purtroppo con risultati immediati insufficienti”. E’ quanto dichiara il presidente della FederCaccia Lazio, Aldo Pompetti, commentando le modifiche introdotte al calendario venatorio.
Il nuovo documento approvato, prevede per la caccia alla lepre un periodo che va dal 18 settembre al 10 dicembre; per la caccia alla beccaccia aggiunge altri cinque giorni a gennaio, ancora da definire; infine, prevede per il 1° settembre una pre-apertura limitata solo alla tortora.
Il presidente della FederCacciaLazio, inoltre, ringrazia cacciatori e dirigenti provinciali e comunali della Fidc per la loro partecipazione alla manifestazione del 26 luglio scorso, definita ”un doveroso segnale di attenzione verso le legittime richieste dei cacciatori”. ”Partecipazione – prosegue Pompetti- che i cacciatori hanno sempre dimostrato con l’interessarsi al territorio, all’ambiente e al ripopolamento faunistico con azioni concrete, con un quotidiano fare, con un impegno totale”.
”La FederCacciaLazio -conclude il presidente- auspica che nella riunione della Commissione Agricoltura fissata per il 29 luglio si trovera’ una ‘soluzione’ politica necessaria, considerato che la Giunta prende le sue decisioni basandosi sul parere, obbligatorio ma non vincolante, dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica”.
(Mcr/Col/Adnkronos)
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“Ripristinare il calendario venatorio dello scorso anno e’ inammissibile”. Lo afferma Angelo Bonelli, assessore all’Ambiente della regione Lazio. Il calendario venatorio “deve rispettare la direttiva europea uccelli (79/409 Cee) e la legge nazionale (157/92) sulla tutela della fauna e regolamentazione della caccia- spiega Bonelli- quella legge che tutto il centrosinistra ha difeso con successo in parlamento fermando il tentativo di deregulation venatoria del centrodestra”.
“Ovviamente, il calendario venatorio deve recepire il parere dell’Infs (Istituto nazionale fauna selvatica), unico organismo nazionale di riconosciuto prestigio scientifico voluto dalla legge 157- dice Bonelli- la regione Lazio non deve diventare il far west. Ci sono specie come la lepre e la beccaccia che sono a serio rischio, insieme con altre numerose popolazioni di avifauna. E’ intollerabile e incomprensibile che da parte di qualcuno vi sia un accanimento di tale portata contro la biodiversita’ in grave declino”.
E allora, “no alla preapertura della caccia, no alla caccia in deroga- conclude Bonelli- no alla mobilita’ dei cacciatori.
Oltretutto non va dimenticato che il piano faunistico venatorio e’ scaduto”. (Com/Ran/ Dire)
Fonte: animalieanimali.it
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8,5 MILIONI DI PASSERI NEI MIRINI LOMBARDI MENTRE SARDEGNA FERMA
Due Regioni a confronto nelle decisioni sulle specie cacciabili ed i prossimi periodi di caccia.

29 luglio 2005 – Otto milioni e mezzo tra passeri e storni potranno essere uccisi dai 94.000 cacciatori lombardi grazie alle leggi approvate ieri sera dalla regione Lombardia che ha introdotto le deroghe alle specie cacciabili e previsto la realizzazione di ben 55 strutture per la cattura di uccelli da utilizzare vivi come richiami.
Lo denuncia la Lipu (Lega italiana protezione uccelli), che contesta i provvedimenti regionali e denuncia i rischi per la fauna selvatica: quasi 800.000 traa fringuelli e peppole e 8,5 milioni di esemplari appartenenti alla specie passero d’Italia, passera mattugia e storno potranno esssere abbattuti dai cacciatori durante la prossima stagione venatoria, senz alcuna prova che questi uccelli siano responsabili di danni all’agricoltura, cosi’ come previsto dalle direttive europee in materia. “Prima di tutto la deroga ale specie cacciabili- spiega Massimo Soldarini, responsabile ufficio regionale Lombardia- e’ uno strumento eccezionale, che non puo’ essere affrontato con u

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