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le intercettazioni

8 agosto 2005 – LE INTERCETTAZIONI

Non conosco nel dettaglio la legge che regola le intercettazioni, so che esse possono essere disposte solo dalla magistratura, ma nel caso che vi siano parlamentari inquisiti bisogna chiedere l’autorizzazione all’autorità parlamentare.
Non mi sembra di essere particolarmente brillante nel prevedere che una richiesta di autorizzazione ad intercettare un parlamentare, fatta ad una commissione in cui sono presenti tutti i partiti, arrivi all’orecchio dell’interessato e la eventuale autorizzazione diventa inutile.
La questione delle intercettazioni, secondo me, ha dimostrato una forte insofferenza del mondo politico e di quello degli affari a farsi controllare, e l’intreccio “affari- politica”, che fu di “Tangentopoli”, è lo stesso di oggi che riguarda banche e scalate varie nell’editoria, abbraccia pezzi di tutto lo schieramento politico e, come strategia di risposta, vi è il solito attacco alla magistratura, che quando indaga sui politici diventa, bontà loro, “politicizzata”.
In realtà il sotterraneo intreccio della politica e degli affari non tollera indagini, sa di vivere sempre al limite del codice penale, ma pretende l’impunità, scatenando contro la magistratura campagne mediatiche e nuove leggi “ad hoc” che rendono sempre più difficile il lavoro dei magistrati e li espongono al ricatto del potere politico.
Anche su questo punto, fondamentale per una democrazia vera, ci dovrebbe essere un chiaro e fermo impegno del centro-sinistra nel promettere ai cittadini, in caso di vittoria elettorale, di offrire una riforma che permetta alla magistratura di operare liberamente, senza autorizzazione alcuna, per fare del Parlamento una casa di vetro a garanzia dei cittadini elettori.
Ma non vediamo nel centro-sinistra alcuna presa di posizione in questo senso, anzi si coglie un fastidio verso chi osa indagare sulla “classe politica”.
Chiudo questo ragionamento proponendo ciò che a me pare ovvio e logico, se l’obbiettivo fosse quello di SEPARARE LA POLITICA DAGLI AFFARI:
-che i magistrati non debbano chiedere nessuna autorizzazione per indagare sui parlamentari. Essi sono cittadini come tutti, ma come legislatori e detentori di un potere enorme devono essere controllati più degli altri. Nessun magistrato violerà la pretestuosa “privacy” su questioni di corna o altri fatti personali
-che il passaggio di informazioni riservate, tra gli operatori materiali delle intercettazioni (in genere militari) e i magistrati, sia blindato e diretto, e nessuna informazione arrivi ai giornali, perché i processi si devono fare nelle aule di giustizia, e ho la netta percezione che l’attuale polverone, sul contenuto delle intercettazioni, risulti più utile agli indagati e li abbia resi più prudenti e pronti alle contromisure.
Se tali criteri fossero chiaramente tradotti in legge, i cittadini, di cui sempre si lamenta la diffidenza verso chi fa politica, potrebbero riservare più fiducia verso i propri rappresentanti.
Paolo De Gregorio

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