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comunità di poesia e lotta dal 2002
Thursday February 22nd 2018

Notiziario animalista

I nostri nipoti un giorno ci chiederanno: > Non saremo in grado di offire la stessa scusa per la seconda volta, che non sapevamo.” Helmut Kaplan ——————————————————————————–
Risposta al messaggio dall’oggetto: “ritorno al medioevo”.
La potete leggere all’indirizzo: http://www.bairo.info/lett254.html
saluti Bairo
Fonte: mailing list Gruppo Bairo
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http://www.enpa.it/cgi-bin/Public/foto/12925_ringo.jpg
Smarrito in Vignate (MI), segugio maschio appena dato in adozione. E’ molto impaurito, è probabile che vaghi per le campagne tra Milano, Cremona, Bergamo, Brescia, Lodi. Se avete amici, conoscenti in quelle zone passate parola. Aiutateci per favore.
Telefono: 329-2162350
Email: resy@email.it
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FERRARA DI MONTE BALDO. L’iniziativa della Provincia
Gli ungulati in mostra
Da domani si potranno vedere i trofei di caccia

Ferrara di Monte Baldo (VR). «Il cacciatore ama la natura, la controlla, ne è un attento sorvegliante, per questo va scordata l’idea che caccia significhi distruzione. Anche per noi una montagna rovinata, morta e deserta non vale nulla, mette solo tristezza». Così Tiziano Turcato, da anni presidente del Distretto venatorio di Ferrara di Monte Baldo, si associa alle parole di Luca Coletto, assessore provinciale alle Politiche del settore faunistico (caccia e pesca) ed Ecologia.
Proprio ieri Coletto ai Palazzi Scaligeri ha presentato l’ottava mostra provinciale sui trofei degli ungulati, che si terrà quest’anno da domani al 31 luglio a Ferrara di Monte Baldo, in concomitanza con la terza rassegna ambiente, cultura e folklore baldense. «Perché l’attività venatoria è anche questo, una tradizione veronese e veneta che in montagna è di selezione e permette, tra l’altro, di controllare l’equilibrio della fauna alpina», fa notare Coletto.
Domani Coletto sarà a Ferrara, dove alle 11 a Villa Candelpergher, terrà una conferenza dedicata alla gestione faunistica venatoria. Prima, alle 10.30, sarà inaugurata anche la mostra sui diorami (rappresentazioni panoramiche che producono l’effetto di una visione reale), con l’esposizione di prodotti tipici, che resterà aperta fino al 18 agosto. Con Coletto ci saranno anche l’onorevole Federico Bricolo, l’assessore regionale Flavio Tosi, il sindaco Paolo Rossi e il geometra Claudio Arzenton, consulente per la faunista dell’ente, che poi partirà alla volta del Baldo. Qui dopodomani le doppiette del Distretto e le guardie provinciali saranno impegnate nel censimento dei camosci.
«Il piano di abbattimento per quest’anno, che si fa in base ai dati rilevati l’anno precedente, sarà invece presentato sempre domani a Ferrara, alle 15», ricorda Arzenton. Per il paese questa mostra, organizzata in collaborazione con Provincia, Comunità montana del Baldo, Comprensorio alpino di caccia «A» Baldo e di caccia «B» Lessinia, è un festa grande. «Anzi come distretto vorremmo più poteri e da anni auspichiamo di poter gestire a livello locale un territorio che amiamo e conosciamo profondamente», afferma Turcato sfoderando il programma della mostra.
«Sabato si esibiranno gli arcieri, domenica i falconieri e poi gli uomini della polizia provinciale faranno una dimostrazione di come si recuperano gli ungulati feriti con i cani da traccia», sottolinea. «Ma abbiamo in programma molte serate musicali e tante visite guidate alla mostra. Ogni giorno verranno gruppi, soprattutto di ragazzini, che porteremo a diretto contatto con la bellissima natura che anima questo nostro mondo. Una natura fatta di piante, per uso officinale e anche alimentare, fiori, funghi particolarissimi, il tartufo del Monte Baldo e animali che chi vive in città a volte conosce poco. Durante questa rassegna saranno gli specialisti delle varie associazioni e le guide ad affrontare i settori specifici».
Turcato ricorda quindi l’ultimo appuntamento: «Domenica 31 luglio ci saranno il raduno internazionale dei segugi, cani da lepre che fanno gare a livello mondiale e una conferenza tenuta da esperti». (b.b.)
Fonte: L’ARENA (Il Giornale di Verona)
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Cella Dati. L’episodio a Pugnolo. Il proprietario del cane farà denuncia
Cucciolo avvelenato

di Michela Garatti
Pugnolo di Cella Dati (CR) — È stato un mix di veleni, 3 o forse 4, tra cui anche stricnina e fosfati, ad uccidere in meno di un’ora un cucciolo di segugio di 5 mesi: ancora una volta si torna a parlare di bocconi avvelenati, preparati e distribuiti per uccidere delle povere bestiole. È successo a Pugnolo, frazione di Cella Dati, nella campagna che tra poche settimane vedrà riaprirsi la stagione di caccia. A raccontare la vicenda è Roberto Cherubelli, proprietario dell’animale, che sabato mattina è uscito a fare un giro con i suoi 4 cuccioli.
Passeggiando con gli animali nei prati dietro casa si è accorto che uno di essi stava rigurgitando qualcosa: nel giro di pochi minuti l’animale ha dato i primi sintomi di malessere. Allarmato dal comportamento del cane, Cherubelli ha immediatamente trasportato il cucciolo all’ambulatorio veterinario di Fabio Stringhini a Sospiro. Purtroppo i dubbi sono diventati certezza: avvelenamento. Non fortuito: il cucciolo ha mangiato un boccone appetitoso nella forma, ma letale nella sostanza, un boccone ‘corretto’ con diversi veleni, tanto per essere certi di andare a colpo sicuro. Non è neppure la prima volta che Cherubelli vede un suo cane fare questa brutta fine, perché già due anni fa aveva avuto la stessa esperienza. «Io un’idea di chi possa essere stato ce l’ho, ma non posso dimostrarlo. Probabilmente questa persona è infastidita dall’inizio della stagione di caccia. Ho comunque intenzione di sporgere denuncia, anche se contro ignoti». La denuncia Cherubelli la farà anche come monito, perché da domenica prossima i cacciatori potranno iniziare ad uscire proprio con i cuccioli che, si sa, sono più curiosi e che potenzialmente potrebbero più facilmente venire attratti da bocconi letali.
Fonte: LA PROVINCIA DI CREMONA
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L’appello Elisabetta Patelli chiede che i cuccioli non vengano restituiti a Gianni Tacchinardi: «Non concedetegli il suolo pubblico» Animalisti e Verdi: «Non rimettete più i gattini su quel banchetto»
Elisabetta Patelli
«Non bisogna mai più concedere l’autorizzazione di occupazione di suolo pubblico al signor Tacchinari». Suona quasi come un ultimatum l’interpellanza presentata al sindaco di Como, Stefano Bruni, da Elisabetta Patelli, capogruppo dei Verdi in consiglio comunale, sul caso scoppiato intorno al banchetto che ogni sabato in via Boldoni raccoglieva, senza averne mai ricevuto l’incarico, soldi per il canile di San Felice di Endine Gaiano. «Premesso che la presenza di questo banchetto era stata più volte segnalata dalle associazioni animaliste locali e che i responsabili del canile bergamasco, interpellati in merito alla raccolta fondi, hanno disconosciuto ufficialmente qualsiasi rapporto con Gianni Tacchinardi, già oggetto di contravvenzioni per irregolarità da parte della Polizia Municipale – si legge nella lettera indirizzata al sindaco – si chiede di sapere perchè non siano stati ravvisati i termini per un immediato ritiro della concessione di spazio pubblico». La richiesta immediata fatta dai Verdi, oltre che dalle Associazioni riunite diritti animali (Arda), direttamente al Comando dei vigili urbani è però la confisca definitiva a Tacchinardi degli animali con cui spesso si presentava in piazza per la sua raccolta fondi. «Questo comportamento è in contrasto con un’ordinanza sindacale del 1997 che vieta di esercitare la pratica di accattonaggio esibendo animali o tenuti in condizioni tali da suscitare la pietà altrui – spiega Elisabetta Patelli -. Si richiede pertanto l’applicazione della prevista sanzione amministrativa, ma in particolare la confisca degli animali». Dopo l’intervento dei vigili sabato in piazza Boldoni, infatti, i gattini che Tacchinardi teneva in una gabbietta senz’acqua, sono stati affidati all’Asl. Se non venissero riscontrati maltrattamenti, però, gli animali dovranno essere restituiti al titolare del banchetto. «I cuccioli sono stati sottoposti ad accertamenti sanitari da parte della dottoressa Colombo dell’Asl, dove rimarranno fino a lunedì (oggi per chi legge, n.d.r.) – spiega Laura Larini dell’Enpa -. Ci appelliamo ai cittadini affinché chiedano all’Asl informazioni su questi gattini e si offrano di adottarli». A. L.
Fonte: LA PROVINCIA DI COMO
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La «piaga» dell’estate sarebbe colpa del clima che cambia. Gli esperti: «Vanno uccise da piccole»
Il Cnr invoca «tolleranza zero» per le cavallette di città

Roma. Le cavallette «bisogna ammazzarle da piccole». Il messaggio arriva dal Cnr che scende in campo per spiegare l’invasione che si sta verificando in diverse città italiane e soprattutto cosa fare. Un fenomeno che se nel 2004 aveva tocca prevalentemente il Sud, quest’anno non risparmia il Centronord, in particolare Torino e Bologna. «Niente di nuovo, in realtà», rassicura Roberto Pantaleoni, ricercatore dell’Istituto per lo studio degli ecosistemi (Ise) del Cnr di Sassari, secondo il quale gli annali registrano «orde» di questi insetti in tutta Italia dai tempi più remoti. Le specie coinvolte sono poche e ben note: il grande Dettico dalla fronte gialla, il più meridionale Grillastro crociato ed il Grillastro italiano. Dalla metà del secolo scorso, però, le pullulazioni di cavallette si erano talmente affievolite da farcene dimenticare l’esistenza.
Secondo i ricercatori «la spiegazione della nuova ondata deve essere legata, analizzando tendenze di breve periodo e quindi al microclima locale (la siccità nel Nord Italia per esempio), ma anche a medio-lungo periodo legate quindi ai cambiamenti d’uso del territorio (abbandono dei terreni marginali, della collina e della montagna), oltre che a quelli climatici di più vasta scala». I rischi di oggi sono ben inferiori a quelli del passato, ma non sono trascurabili. Gli agricoltori hanno armi chimiche potenti ed efficaci, con una tossicità acuta verso gli animali a sangue caldo estremamente ridotta.
La salvaguardia delle produzioni agricole non è quindi la principale preoccupazione. Il problema è che una lotta basata solo sulla distribuzione di insetticidi a difesa delle coltivazioni contro le cavallette adulte (le «alate» dei vecchi pratici) è tecnicamente insostenibile per motivi economici e di salvaguardia ambientale. «Le cavallette vanno combattute nei luoghi dove sono state deposte le uova l’anno precedente e dove sono nate nella stagione in corso, prima che diventino adulte e che siano in grado di volare», spiega Pantaleoni. In questo modo si riduce l’uso di veleni e si ottiene una maggior efficacia degli interventi. Una lotta che richiede comunque un’approfondita conoscenza del territorio, delle tecniche e un’organizzazione logistica non da poco. Ed è proprio in quest’ottica che l’Ise-Cnr sta affrontando il problema, realizzando in collaborazione con Enti pubblici e privati, locali e nazionali, una struttura (liaison office) dedicata all’entomologia territoriale, in cui viene recuperato, in particolare per quanto riguarda le cavallette, il grosso bagaglio di conoscenze, in parte disperso, che l’Italia possedeva.
Fonte: IL GIORNALE DI VICENZA
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LETTERA APERTA AD ANIMALISTI E NON
Perché uccidere solo per sport?

Cari animalisti e non, vi sembra una cosa giusta la vivisezione (la sperimentazione animale)? Io non credo proprio, e mi sembra una cosa rivoltante. Gli animali se ne stanno per i fatti loro, allora perchè li uccidiamo? Per mangiare, ma forse anche, perché, nella maggior parte delle volte, l’uomo si rivela senza cervello. Per non parlare dei cacciatori che non danno tregua ai poveri cinghiali, uccelli, maiali e così via. Tempo fa i cacciatori uccidevano un animale per nutrirsi, perchè non c’erano molti soldi per procurarsi il cibo. Invece oggi è solo un divertimento, uno sport… sì, mortale. Peggio ancora gli scienziati che conducono esperimenti senza arrivare certe volte a conclusioni. Ma poi gli esperimenti sono del tutto inutili, perchè non hanno lo stesso effetto sugli umani. Sapevate che, solo in Italia, all’anno, vengono utilizzati 900mila animali come cavie da labora- torio? E, circa 3mila al giorno. Si usano: conigli, criceti, cani, primati, maiali, gatti, cavalli, mucche, pecore, piccioni, furetti, pesci e rettili. Invece in Europa muoiono 45.000 animali all’anno intossicati da cosmetici. Eppure sono più di 10mila gli ingredienti già disponibili dalle aziende e molti i metodi alternativi di ricerca. Nonostante questo, il divieto di uso degli animali per test cosmetici, è stato più volte rimandato, ed ora il bando definitivo è atteso per il 2013. Cosa fanno gli scienziati agli animali. Gli animali vengono avvelenati, ustionati, acceccati, mutilati, obbligati ad ingerire sostanze di ogni genere; vengono privati dei loro genitori per test psicologici, irradiati con raggi di ogni tipo, cosparsi di insetticidi, disinfettanti, conservanti, resi dipendenti da droghe, infettati con virus e batteri. Vengono utilizzati per lo studio di patologie come il cancro, Aids, Alzheimer, sclerosi multipla, indotte artificialmente nell’animale, malattie che nulla hanno a che fare con quelle da cui è colpito l’organismo umano. L’anestesia? Non è obbligatoria; da una ricerca Lav (Lega Anti Vivisezione) del 2004 è emerso che il 15% degli esperimenti viene condotto senza anestesia e che i controlli previsti da parte del Ministero sono inadeguati. Una cosa è certa: l’uomo è il killer più spietato, per gli animali e per altre cose. Le manipolazioni genetiche. Le manipolazioni genetiche, che consentono oggi di costruire in laboratorio organismi animali e vegetali, mescolando l’informazione genetica di specie diverse, sono la nuova frontiera della battaglia antivivisezionista. Nel tentativo di «umanizzare» gli animali usati nella ricerca, si introducono in essi geni umani: una palese dimostrazione del fallimento della sperimentazione sugli animali. A cosa serve parlare di xenotrapianti (trapianti con organi di animale) quando si sa che con una solo di queste operazioni il passaggio di virus dall’animale all’uomo potrebbe scatenare un’epidemia incontrollabile; quando si sa che le cellule dell’organo trapiantato, migrando in tutto l’organismo umano trasformano il paziente in una «chimera umana»? Datemi retta: date una mano anche voi agli animalisti in questa lotta e agli animali, adottatene uno, e prendetevene cura, come faccio anch’io. E mi raccomando di non maltrattarli: e se vedete che qualcuno lo fa, non esitate a denunciarlo; la legge prevede una punizione e una multa molto salata. Anche gli animali hanno dei diritti, da far per sempre valere. Due altri consigli: comprate prodotti non testati sui nostri carissimi amici, e, se proprio volete una pelliccia, compratela sintetica (cioè finta) che le pelliccie oltre a uccidere animali per farle, attirano molti microbi (quelle vere)! ALESSANDRO ROSSETTI – Nave
Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
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Cani e gatti, specchio della nostra anima
GIULIA BIANCONI
Gli animali sono uno specchio distorto della nostra psiche. Sono il nostro lato infantile, la nostra identità altra, che a fatica riusciamo a distinguere da noi stessi. E gli psicoanalisti lo sanno e lo sfruttano per farci parlare sul lettino. Oppure, come in famosi casi clinici, accostano il paziente al nome di un animale. Lo hanno rivelato gli stessi psicoanalisti in un singolare convegno che si è svolto nella splendida cornice delle Dolomiti di Lavarone, in provincia di Trento. Era un incontro su “Gli animali: fantasie, fatti, narrazioni” organizzato dal Centro studi di psicoanalisi applicata Gradiva, che fa riferimento all’associazione italiana di psicoanalisi freudiani (AIPsi). Di una cosa gli psicoanalisti sono certi: fin da bambini facciamo fatica a vedere gli animali da compagnia (cani, gatti eccetera) come non umani. E loro ne approfittano. Tanto che un grande etologo come Stephen Budiansky ha potuto definire, ad esempio, il cane uno “scroccone biologico”: Gli psicoanalisti spiegano che è perché anche da adulti ci è difficile separarci dall’immagine di libertà e nello stesso tempo di fedeltà che incarna il cane. E così lo teniamo vicino, coccolato e vezzeggiato come un bambino, e lui se ne approfitta. Già Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, parlava di questo fenomeno di identificazione con gli animali, lo chiamava “contiguità del sé”, perché il bambino non vede all’inizio dove finisce la sua identità e dove inizia quella dell’animale. Solo in una fase successiva della crescita noi riusciamo a distinguere la diversità della nostra specie dalla “loro”. Ma qualcosa resta nel nostro inconscio. Tramite l’amore che proviamo per gli animali, il trasporto che proviamo nel coccolarli e nell’accudirli. Lo stesso Freud amava i cani, e la sua cagnetta “Jo-fi” lo assisteva durante tutte le sedute ai propri pazienti. Stefano Bolognini, psicoterapeuta bolognese che ha aperto il convegno di Lavarone, indica questo comportamento di Freud come un modello: «Bisognerebbe – ha detto – portarsi sempre i propri animali al lavoro». Al contrario, spiega Bolognini, chi utilizza il cane come oggetto per affermare il proprio potere, vive una situazione patologica e rende palesi le sue debolezze. Dal convegno è emerso però che il nostro rapporto con gli animali tende sempre più a complicarsi. Probabilmente perché vediamo in ogni comportamento dei nostri amici a quattro (o meno) zampe, una finalità umana. Capita spesso infatti di sentire i proprietari affermare che al proprio animale manca solo la parola, o che i loro cuccioli fanno dispetti o sono gelosi. Per molte persone gli animali domestici sono dei componenti della famiglia, ed è difficile non incappare nell’errore di volerli plasmare a nostra somiglianza. Farli mangiare come noi, vestire come noi, e supporre che pensino come pensiamo noi, o sognano come noi. In compenso, gli psicoterapeuti hanno capito cosa significa per noi sognare gli animali: rappresentano il bisogno di comunicare i nostri sentimenti, perché fortemente legati nell’inconscio alla nostra emotività. Silvia Molinari, psicoterapeuta intervenuta a una delle tavole rotonde, ha raccontato di aver sfruttato questo fatto in campo professionale: di fronte a una paziente molto amante dei gatti un po’ tesa e diffidente, ha “simulato” le caratteristiche di un gatto (sornione, tranquillo ma attento) per metterla a suo agio e portare a compimento con maggior successo la psicoterapia.
Fonte: IL MATTINO
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Alcuni pastori hanno visto gli animali fuggire. La forestale: «Dobbiamo imparare a convivere con loro»
Tornano i lupi: strage di pecore

Diciannove ovini trovati sgozzati negli stazzi delle montagne di Morolo
di EMILIANO PAPILLO
I lupi tornano a farsi vedere sulle montagne della ciociaria. Dopo gli avvistamenti delle scorse settimane a Santa Serena, nel territorio del comune di Supino e nei pressi del Lago di Canterno, dove alcuni signori tra cui Paolo Coladarci hanno filmato anche l’evento con una cinepresa, ieri è stata la volta delle montagne di Morolo. I lupi scesi da un’altezza di 1500 metri hanno raggiunto alcuni allevamenti ovini facendo strage di pecore. Sono ben 19 i capi che risultano sgozzati. E’ la denuncia dei pastori di località Varico Alto a Morolo. «Abbiamo visto i lupi ne siamo sicuri. Purtroppo non siamo riusciti a filmarli, andavano troppo veloci. Erano a circa un chilometro da casa mia. Ho un allevamento ovino con 50 capi. Ho recintato l’area con una rete alta circa un metro. Stamattina (ieri, ndr) ho trovato 10 pecore sgozzate e ho visto due lupi in fuga. Pensavo si trattasse di cani randagi, ma dopo aver chiamato il mio veterinario di fiducia ho avuto la conferma. Erano proprio lupi», spiega Domenico, 64 anni pensionato di Morolo con l’hobby della pastorizia.
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Il pastore: «Ho visto tre lupi fuggire»
di EMILIANO PAPILLO
«Ho 50 pecore ormai da anni e solo tre-quattro anni fa ho trovato qualche animale ucciso – prosegue – Negli ultimi tempi però anche alcuni pastori di Supino e Sgurgola hanno visto dei lupi sulle nostre montagne. Ho avuto un danno economico alto, bisognerebbe avere maggiori controlli e magari cercare di restringere l’area di azione dei lupi». Ad Antonio, 46 anni operaio, hanno ucciso 10 pecore. Stessa musica per Domenico, il cui allevamento si trova a poca distanza: «Questa mattina (ieri, ndr) intorno alle 6 ho trovato le pecore sgozzate. Pensavo fossero stati i cani randagi, ce ne sono molti in queste zone. Poi ho visto tre lupi fuggire con i miei occhi», racconta Antonio.
Nelle settimane scorse sul Lago di Canterno Paolo Coladarci con la sua telecamera ha ripreso una lupa che allattava un lupacchiotto di circa un mese.
«L’arrivo dei lupi in questa zona risale a qualche anno fa. Purtroppo malgrado le numerose segnalazioni non riuscivamo mai ad avere le prove certe di questa presenza. Ora grazie ad alcuni cacciatori, pescatori e ricercatori di asparagi della zona siamo riusciti a realizzare con molta fortuna un filmato. E’ un video realizzato poco tempo fa», spiega Coladarci.
La zona interessata dalla presenza dei lupi va dai monti Lepini (Supino, Morolo, Patrica, Sgurgola) fino a Fiuggi e Ferentino, attraversando Trivigliano. «Non mi sento di escludere la presenza dei lupi sulle montagne di Morolo, anzi è assai probabile dopo gli avvistamenti a Supino e al Lago di Canterno. E’ una specie protetta ed averla nelle nostre zone è un motivo di grande orgoglio. L’uomo deve adattarsi alla presenza dei lupi che hanno bisogno di spazio – spiega il maresciallo della Forestale Biagio Celani – Io scarterei l’ipotesi di recintare la zona perché i lupi devono essere lasciati vivere liberamente senza il condizionamento dell’uomo. Va bene un’oasi, ma l’uomo non deve avere paura di questi animali. Attaccano solo quando hanno fame».
Fonte: IL MESSAGGERO
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Cani bagnini show Guapo fa il record
Marzocca di Senigallia (AN)
Record italiano a quattro zampe. Contando unicamente sulla sola forza mandibolare Guapo ha tratto in salvo 36 persone contemporaneamente, nuotando zampa dopo zampa, a pelo del mare, fino alla riva. Protagonista la spiaggia di Marzocca dove ieri è andata in onda la dimostrazione di salvataggio in acqua ad opera di unità cinofile dell’associazione Pegasus , i volontari di protezione civile muniti di cani ammaestrati e selezionati per il soccorso in mare.
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Guapo salva 36 persone E batte il record italiano
di MARINA VERDENELLI
A Marzocca
Alla fine è stato record italiano. Record a quattro zampe. Contando unicamente sulla sola forza mandibolare Guapo ha tratto in salvo 36 persone contemporaneamente, nuotando zampa dopo zampa, a pelo del mare, fino alla riva. Protagonista la spiaggia di Marzocca dove ieri è andata in onda la dimostrazione di salvataggio in acqua ad opera di unità cinofile dell’associazione Pegasus , i volontari di protezione civile, con sede legale a Porto Recanati, muniti di cani ammaestrati e selezionati per il soccorso in mare. Undici gli eroi con la coda che si sono presentati in mattinata sul litorale senigalliese, ospiti del tratto di costa dove ha sede la Lega Navale, accompagnati dallo staff della Pegasus e capitanati dagli istruttori Corrado Gamberini (presidente), Tiziano Collina (vicepresidente) e Anna Maria Borzi (segretario). La sfida numero uno era battere il record nazionale della prova relativa alla potenza di traino in mare del cane da salvataggio. Record che fino a ieri contava 28 persone portate a riva (raggiunto l’anno scorso a Fano), tutte insieme, da un solo cane. Complice il mare calmo e la grinta del cane meticcio Guapo, originario di Castelfidardo, pelo nero, nato dall’incrocio tra un pastore tedesco e un pastore belga, il record è stato più che battuto. A riva sono stati portati ben 36 bagnanti, che hanno finto un naufragio. L’unico aiuto per Guapo è stata una corda tenuta dal capofila dei finti naufraghi, uniti mano nella mano come una catena umana. Addentato il cappio l’abile dog si è spinto fino alla battigia uscendo scodinzolando dall’acqua del mare. Non da meno sono stati gli altri eroi come i Labrador Mozart , Fred e Teo , i golden retriever Molly e Sascha , i pastori tedeschi Argon e Hessem e il pit-bull Yagho già balzato agli onori della cronaca per essere stato, tre anni fa, il primo cane della sua razza, a livello italiano, a ottenere il brevetto per il salvataggio in acqua. Spettacolari le esibizioni in programma seguite da una folla di turisti e curiosi che si sono spinti fino in acqua per vedere da vicino i baywatch a quattro zampe. Tra le esercitazioni i cani si sono esibiti in recuperi di bagnanti in difficoltà in acqua, in recuperi di figuranti con l’ausilio di speciali salvagenti fino al traino di gommoni e zattere a pieno carico di persone. Il corso di salvataggio, con lezioni vicino alla spiaggia della Lega Navale di Porto Recanati, è aperto anche ai privati. Info 329.1094498.
Fonte: IL MESSAGGERO
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Il dramma delle tartarughe: 60 mila finiscono nelle reti
ROMA Le tartarughe marine spariscono dalle coste italiane con la velocità della lepre. Ogni anno solo nel Mediterraneo almeno sessantamila esemplari vengono fatti fuori dalle trappole dell’uomo e dalla corruzione della terra. Pareti invisibili come ragnatele avviluppano negli abissi i rettili corazzati sollevandoli, come ascensori per il patibolo, fin dentro le tonnare. La cementificazione delle coste e gli insediamenti umani minacciano gli angoli tranquilli indispendabili per la covata, le eliche di barche e motoscafi triturano, più devastanti dei grandi predatori affamati, i malcapitati finiti in superficie al momento sbagliato. Il grido d’allarme viene rilanciato dal Cts Ambiente sulla scia di analoghe preoccupate previsione della comunità scientifica internazionale. Dopo aver constatato che i pescatori nostrani catturano accidentalmente non meno di diecimila esemplari all’anno (metà dei quali destinati a morte sicura), il settore ambientalista del Centro turistico studentesco ha messo a punto il “progetto Tartanet” in collaborazione con ministeri, capitaneria di porto, regioni, province, parchi nazionali, università, fondazioni, associazioni ambientaliste. Una grande rete a protezione degli antichissimi rettili finanziata dalla commissione europea.
Tra le iniziative del Cts Ambiente la campagna per l’adozione a distanza di una tartaruga: chiunque lo desideri potrà contribuire alla ricerca e alla protezione della specie tramite la simbolica presa in carico di un esemplare scelto tra i sorvegliatissimi ospiti degli appositi centri di recupero. I genitori adottivi potranno ricevere informazioni e aggiornamenti sulle condizioni di salute dell’anfibio prescelto e, di quando in quando, recarsi personalmente a trovarlo. Il progetto punta anche a diffondere tra i pescatori reti speciali munite di sportello (il cosiddetto Turtle excluder device) che permette l’evasione delle prigioniere prima che sia troppo tardi. Sono inoltre in fase di realizzazione, nelle aree di possibile nidificazione minacciate dagli insediamenti umani, cinque nuovi centri per il recupero delle tartarughe con un pronto intervento attivo 24 ore al giorno. «I siti dice Paola Richard, responsabile del settore conservazione della natura del Cts si trovano lungo le coste calabresi e siciliane. Ma gli unici luoghi regolarmente utilizzati da questi animali per riprodursi sono due spiagge a Lampedusa e Linosa».
Delle sette specie esistenti nel mondo solo una nidifica regolarmente nel Mediterraneo, la “Caretta caretta” di color rosso-marrone capace di raggiungere il metro e mezzo di lunghezza e i 200 chili di peso. Le aspiranti mamme dopo l’accoppiamento si dirigono a terra e approfittando del favore delle tenebre arrancano sulla sabbia, scavano e ricoprono una buca di circa mezzo metro destinata a diventare, grazie al calore del sole, l’incubatrice di circa 80-100 uova simili a palline da ping pong. Dopo due mesi i neonati lunghi meno di 5 centimetri si fanno strada verso la superficie e guadagnano il regno dei flutti nel quale, se riusciranno a evitare la voracità di pesci e uccelli predatori, diventeranno adulti quasi inattaccabili, i loro incubi, a quel punto, ridotti a due sinistre figure: lo squalo e l’uomo. Se l’aggressività del primo, legata ai cicli della natura, appare ineliminabile, quella del secondo, grazie ai sempre più efficaci programmi di protezione, potrebbe essere prima o poi ricondotta ai minimi termini. Una vittoria in tal senso, che inneggia a una possibile, ritrovata, convivenza tra uomo e animale, verrà celebrata oggi a Trento che festeggerà nel Museo di Scienze naturali i 70 anni del parco nazionale dello Stelvio, una delle più estese aree protette d’Europa: un paradiso recuperato che ha permesso il ritorno di migliaia di cervi, il 20 per cento dei 34 mila presenti sulle Alpi italiane. L.P.
Fonte: IL MESSAGGERO
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«Sono un uomo concreto
Più iniziative e controlli»
Un ufficio per l’applicazione della 328

La solidarietà sociale non piace a Santo Ligresti, assessore comunale alla Solidarietà sociale. Nel senso che non gli piace l’espressione. Lui preferisce dire assessorato ai Servizi sociali,”perché la solidarietà è una categoria troppo generica e astratta, e a me piace essere concreto”.
– In realtà guardando le deleghe sorge un’altra perplessità: a Lei il progetto anziani, progetto minori e handicap, e all’assessore Stefania Gulino le “fasce e i siti deboli” cioè la stessa cosa. A Lei la delega dell’adozione e alla sua collega quella dell’affido, a lei l’emergenza abitativa e alla Gulino l’ufficio casa. A Lei la solidarietà sociale e alla collega l’associazionismo sociale e la promozione sociale. Insomma, tanto “sociale” per tutti e due, e una strana divisione dei poteri, no?
“Beh, sì. Con la collega però c’è un ottimo rapporto e dunque lavoreremo insieme, abbiamo già cominciato”.
– Lei è stato preside nella scuola media Andrea Doria a San Cristoforo per 8 anni, dal ’98 è preside nella media Cavour. Non si aspettava, per congruità e specializzazione, l’assessorato alla scuola?
” E’ meglio così. Sarei stato un tecnico, un elemento troppo legato al mondo scolastico, mentre occupandomi di altro sono più equidistante, più politico.”
– Però certamente l’esperienza scolastica e il rapporto coi ragazzi l’hanno formata.
“La scuola è un servizio sociale. Io sono stato il primo ad avviare , quand’ero alla Doria, l’osservatorio antidispersione scolastica, e fra i primi ad attivare i laboratori di teatro nel tempo prolungato per trattenere i ragazzi a scuola e sottrarli alla strada e ai pericoli di un quartiere a rischio. Io amo il teatro sin da ragazzo, è anche un efficacissimo strumento educativo”.
– Ha fatto teatro da giovane?
“No, ma lo seguo da sempre. Mi sono laureato in Lettere con una tesi su Martoglio, col prof Muscetta. A lui piacque tanto che mi fece assegnare il massimo dei voti”.
– Poi com’è nato l’interesse per la politica?
” La mia formazione é avvenuta all’interno della Dc, ma è sempre stata molto aperta e orientata al sociale. Dal ’68 al ’75 ho fatto parte delle Acli, poi sono stato per cinque anni presidente di quartiere, zona corso Sicilia, dove sono nato. Dall”85 al ’92 sono stato alla Cisl, dove ho fatto il segretario provinciale, ma soprattutto un apprendistato sociale che mi ha profondamente formato. E poi nel ’93 ho lasciato la Cisl e ho fatto il presidente del Consiglio comunale, sino al ’94, quando mi sono dimesso. Ma l’ho fatto per coerenza politica e non per debolezza, com’è sembrato a molti. Il mio gesto fu allora equivocato. Avevo infatti abbandonato la Dc che mi aveva espresso, e dunque non mi sembrava giusto mantenere il ruolo di presidente del Consiglio. Sono stato consigliere sino al ’97…”
– E adesso, come intende agire, quali priorità?
“Innanzitutto voglio attivare un ufficio 328, legato ai progetti da realizzare coi fondi ministeriali previsti dalla legge 328 per integrare i fondi comunali destinati ai servizi sociali e sanitari di Catania, Motta sant’Anastasia e Misterbianco, in vista di una gestione unica. Devo però anche dire che ho trovato 9 progetti già finanziati che abbiamo sbloccato, mirati ad esempio a uno sportello multifunzionale di informazioni per il pubblico; ai centri diurni per anziani e all’accoglienza temporanea in istituto per disabili, per tutti quei casi in cui – per ragioni improvvise e brevi periodi- la famiglia non può assisterli” .
– Il capitolo “Istituti per anziani e convenzioni” è piuttosto rovente in tutto il Paese: strutture spesso fatiscenti o inadeguate, cure insufficienti, sistemi di assistenza molto discutibili quando non sfociano in abusi e violenze
“Sì, occorrono più controlli e garanzie. Ho intenzione di ampliare il nucleo ispettivo: oggi è composto da due elementi, che diventeranno venti. Ma anche noi ci impegneremo nella puntualità dei pagamenti e nella garanzia della continuità del servizio, portando da sei mesi a tre anni la durata della convenzione, così come avviene ad esempio per le mense scolastiche. Peraltro risparmieremo sui tempi e sui costi delle continue gare per gli appalti”.
– Una questione irrisolta è sempre quella dei Centri sociali, inadeguati o invisibili
” Ci sono spesso ottime professionalità, ma non organizzate, trascurate sinora dall’amministrazione. Grazie alla 328 legheremo tutti i Centri sociali in rete, fra loro, con le Asl e tutte le istituzioni connesse. Attualmente i Centri sono 17, secondo la vecchia mappa dei quartieri. Vorrei ridurli a 13 accorpandone alcuni, e potenziarne le funzioni. Penso che sarebbe giusto liberarli dalle incombenze burocratiche che possono essere svolte dalle municipalità e incentrare il lavoro su altri fronti, in particolare l’assistenza ai minori. Inoltre vorrei avviare una campagna informativa per far conoscere meglio i Centri sociali, ubicazione, compiti, funzioni. La gente spesso li evita per sfiducia o vergogna sociale, o addirittura li sconosce.”
– Fra le sue deleghe, il progetto animali. Come pensa di affrontare l’annosa questione dei randagi, dei canili insufficienti e del Comune insolvente?
“Attualmente i canili convenzionati sono 6, e in effetti il Comune non è riuscito ancora a pagare tutti i contributi. E inoltre si deve fare un’anagrafe canina, avviare la registrazione coi microchip d’intesa con le Asl. E’ presto però per fare progetti, adesso sto esplorando la situazione, a ottobre farò una mappa generale con i vari percorsi e obiettivi. Purtroppo c’è di mezzo l’estate, che blocca molte attività.”

E’ impaziente, Santo Ligresti. Quest’estate probabilmente non andrà neppure in vacanza, sulle amate Dolimiti. Vorrebbe anticipare i tempi. Tanto che dice di avere 58 anni mentre invece ne ha ancora 57, “ma tanto li compio a novembre”. Elvira Seminara
Fonte: LA SICILIA (CRONACA_CATANIA)
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Randagi in pericolo
Polpette avvelenate sparse in via Grimaldi

Modica (Ragusa). Bocconcini allettanti avvelenati per sfortunati animali affamati, specie in questo periodo dell’anno in cui è più difficile trovare qualcosa da mangiare perché la maggior parte delle persone ha spopolato la città. Eppure c’è chi ci ha pensato, e lo ha fatto bene dandosi un gran da fare per preparare polpettine al veleno. Per questo Piera ha sporto denuncia contro ignoti alla polizia. “Vedendo quelle polpettine mi sono subito allarmata – dice Piera -; sono anni, infatti, che io, faccio il mio solito giro di distribuzione del cibo ai randagini, ma non ho visto mai in via Grimaldi un piattino di cibo o di avanzi messo a terra per loro. Così ho allertato la Polizia, che nei prossimi giorni vigilerà nella zona. Ma se la cosa non finirà, sono intenzionata ad andare oltre chiedendo controlli più intensificati e al sindaco di far affiggere dei cartelli informativi per avvisare quantomeno i proprietari di animali che si trovano a transitare da quelle parti, mentre, purtroppo, i randagini non sanno leggere “. La legge contro il maltrattamento degli animali è entrata in funzione e prevede multe salate e, finanche, la reclusione fino a due anni.
Valentina Raffa
Fonte: LA SICILIA (RAGUSA)
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Nel canile multizonale dell’Ulss 20 sono giorni di continui arrivi: l’inciviltà purtroppo non va in ferie
Ogni giorno abbandonati tre cani
Ma per fortuna molti trovano presto un nuovo padrone

L’ultimo arrivato è un maremmano meticcio di 4 o 5 anni, piuttosto robusto, con pelo bianco e macchie rossicce. Quando lo chiami si volta appena, ma abbastanza per scorgere i suoi grandi occhi opachi e tristissimi. È con ogni probabilità uno di quei «fardelli» per i quali non c’è posto sotto l’ombrellone, nemmeno in una delle poche spiagge attrezzate dove i quattrozampe sono benvenuti. Uno dei tanti cani abbandonati nel periodo delle vacanze estive: da inizio giugno al canile sanitario di via Campo Marzo ne sono arrivati 135, con una media di 90 al mese, come dire 3 al giorno.
Il maremmano girava già da alcuni giorni in Borgo Venezia, lingua a penzoloni e sguardo assente, sfinito a forza di annusare ogni centimetro di strada alla ricerca di una traccia che lo potesse riportare a casa. «Questo è solo l’ultimo della serie», dice il responsabile del canile, il veterinario Andrea Pagan De Paganis, «ma già ce ne sono altri tre in arrivo. Sono cominciate le vacanze e il numero dei cani abbandonati, come ogni anno, cresce sensibilmente. In estate, in genere, si registra un 30 per cento in più».
Il canile sanitario della Ulss 20 è multizonale, ossia punto di approdo di ogni singolo cane abbandonato nel comune capoluogo e in tutta la provincia. L’anno scorso nei suoi box (a parte quelli singoli per i cani problematici, sono circa una trentina che contiene ognuno 4 o 5 cani che si assomigliano per taglia e indole) ne sono passati 900. Di questi circa 300 erano sfuggiti al controllo del padrone e sono tornati a casa, mentre gli altri 600 erano stati effettivamente abbandonati. E quasi la metà di essi solo nel periodo che va da giugno a settembre.
Un esercito di animali che se non venissero adottati presto porterebbero al collasso la struttura: infatti, al momento, in via Campo Marzo, ci sono solo 138 cani e questo perché, come sottolinea con sollievo Pagan De Paganis, oltre a chi i cani li molla per la strada, ci sono anche quelli disposti ad accoglierli nella propria casa. L’anno scorso, i veronesi che si sono presentati al canile per adottare un amico a quattro zampe sono stati ben quattromila. I nuovi padroni potranno godersi un cane che è stato rifocillato, dotato di microchip così come prevede la normativa veterinaria regionale, vaccinato, sverminato e sottoposto a trattamento contro i parassiti. Quelli vecchi, invece, se vengono individuati, sono perseguiti penalmente e rischiano un’ammenda fino a 10 mila euro e un anno di carcere.
Una pena che evidentemente non fa demordere dall’abbandonare il proprio animale tutti quelli che vogliono passare una vacanza senza impicci o semplicemente si sono resi conto di quanto sia impegnativo custodire un animale in casa.
Ma perché è così difficile individuarli? «Perché», spiega ancora Pagan De Paganis, «nonostante per legge sia obbligatorio che ogni cane abbia o il tatuaggio o il microchip (nel quale sono contenute tutte le informazioni che lo riguardano, compreso i dati del suo proprietario) purtroppo sono ancora moltissimi gli animali che ne sono sprovvisti e questo ci rende le ricerche dei proprietari particolarmente difficili».
E se si trova un cane abbandonato, cosa bisogna fare? «Chiamare la polizia municipale del Comune di residenza. Penseranno loro ad avvisarci, il canile multizonale dispone di un servizio di recupero attivo 24 ore su 24 con intervento immediato qualora ci si trovi di fronte a un animale pericoloso o che si sia introdotto in strutture protette come asili o scuole».
E sempre a proposito di cani abbandonati, è di questi giorni la lettera che l’assessore regionale alla Sanità, Flavio Tosi, ha inviato ai direttori generali delle Ulss venete per invitarli a mettere in atto l’iniziativa proposta dall’Ente nazionale protezione animali di Thiene che prevede di poter portare a passeggio i cani rinchiusi nei canili. Un’iniziativa che forse in via Campo Marzo non è necessaria: «Già da diverso tempo», prosegue il responsabile, «nel nostro canile è stato predisposto uno spazio apposito dove tutti i giorni un volontario porta i cani a sgranchirsi le zampe, li fa correre e li fa giocare». (m.per.)
ANCHE IL MICIO HA IL SUO PASSAPORTO
E in questi giorni, oltre all’emergenza abbandoni, al canile sanitario della Ulss 20 si stanno affrontando anche le tantissime richieste di tutte quelle persone che prima di partire devono fare il passaporto al loro animale: dal primo ottobre 2004, infatti, per viaggiare all’interno dell’Unione Europea con il proprio cane, gatto, o furetto, è necessario disporre del cosiddetto passaporto UE per animali da compagnia. Tantissimi quelli che vengono rilasciati ogni giorno, sono oltre 200.
Con questa disposizione, i Paesi membri dell’Unione hanno cercato di uniformare le legislazioni nazionali vigenti per il trasporto degli animali da compagnia cercando di evitare possibili epidemie di malattie come la rabbia. Per questo, ogni cane, gatto, o furetto, (non è obbligatorio per altri animali domestici come conigli, lepri o cavie) dovrà essere opportunamente identificato, vaccinato e dotato di microchip, informazioni che verranno poi riportate sul passaporto nel quale saranno indicate anche le generalità del proprietario.
Per ottenerlo, bisogna rivolgersi alla propria Ulss di competenza, chi fa capo alla Ulss 20 deve rivolgersi nella struttura sanitaria di via Campo Marzo. È opportuno ricordare che norme più restrittive rimangono in vigore per Paesi come Irlanda, Svezia e Regno Unito.
Per chiedere informazioni chiamare il numero di telefono 045 8002364.
Fonte: L’ARENA (IL GIORNALE DI VERONA)
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Terapia con uova di Trichuris suis efficace e sicura nella colite attiva
Di Gastroenterologia.net
( Xagena – Gastroenterologia ) – La colite ulcerosa è più comune nei paesi occidentali industrializzati di quanto non siano diffuse le malattie infiammatorie nei paesi in via di sviluppo dove gli elminti sono ampiamente diffusi. Le persone con infezioni da elminti hanno un’alterata risposta immunologica agli antigeni.
In modelli animali è stato riscontrato che gli elminti sono in grado di prevenire o di migliorare la colite attraverso l’induzione di cellule T regolatrici e di citochine modulatrici.
Uno studio coordinato dall’Università di Iowa negli Usa ha valutato l’efficacia e la sicurezza dell’nematode Trichuris suis nel trattamento della colite ulcerosa.
Hanno preso parte allo studio 54 pazienti con colite attiva definita da un indice di attività della colite ulcerosa pari o superiore a 4.
I partecipanti hanno ricevuto, in modo random, placebo o un totale di 2.500 uova di Trichuris suis, somministrate per os ad intervalli di 2 settimane, per 12 settimane.
L’end point primario di efficacia era rappresentato dal Colitis Disease Activity Index uguale o superiore a 4.
Dopo 12 settimane di trattamento, il miglioramento si è avuto nel 43.3% dei pazienti che hanno assunto uova di nematode rispetto al 16.7% dei pazienti che invece hanno assunto placebo ( p = 0.04 ).
La differenza nella percentuale dei pazienti che hanno raggiunto un Ulcerative Colitis Disease Activity Index compreso tra 0 e 1 non è risultata significativa.
Il trattamento non ha indotto alcun effetto collaterale.
La terapia con uova di Trichuris suis sembra essere sicura ed efficace nei pazienti con colite attiva.( Xagena )
Fonte: Gastroenterology
Fonte: YAHOO
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DOPPIETTE E POLEMICHE
Il calendario regionale penalizza la stagione

Martorelli, presidente Federcaccia: «Un errore ridurre l’attività venatoria alla lepre»
Non convince la Federcaccia di Rieti il calendario venatorio. Motivo? «Le regole dettate dall’assessore regionale all’Agricoltura per il 2005/2006, altamente punitive per i cacciatori Laziali, sono state emanate recependo alla lettera i suggerimenti, le raccomandazioni e i pareri dell’Infs di Bologna» esordisce il presidente provinciale il dottor Mario Martorelli , per poi aggiungere: «Questi suggerimenti, che anche nelle scorse stagioni sono stati sempre negativi rispetto all’attività venatoria per alcune specie per quanto riguarda le date di pre apertura (criticità per alcune specie, stanzialità per altre, immaturità della prole) della prossima stagione venatoria, sono stati suggerimenti ulteriormente restrittivi riguardanti altre specie (starna, coturnice, fagiano e lepre beccaccia) varati integralmente dalla presidenza regionale, anche di fronte al parere negativo del Comitato tecnico faunistico venatorio regionale dalle Associazioni venatorie per alcune specie. L’eliminazione della starna dal calendario venatorio – prosegue Martorelli – perché specie critica ed in via di estinzione quando invece è specie estinta di fatto da decenni e presente sul territorio solamente a seguito di immissioni di soggetti di allevamento a scopo cinofilo e venatorio, la limitazione della caccia al fagiano in terreno libero fino al prossimo 31 deicmbre, la riduzione dell’attività venatoria alla lepre tra il 15 ottobre e il 30 novembre legata alla presenza sul territorio della lepre italica, la chiusura dalla caccia alla beccaccia durante il mese di gennaio, rappresentano limitazioni inaccettabili perché improvvisate, inattendibili sotto l’aspetto scientifico, non condivise perchè nella riunione con l’assessore Daniela Valentini…
Fonte: IL MESSAGGERO
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LUMEZZANE. Dura presa di posizione della sezione valgobbina
Cpa critico sulla caccia in deroga «I politici ci hanno preso in giro»

Lumezzane (BS) – Verrà discusso e votato domani dal Consiglio Regionale, dopo che l’approvazione in commissione, il testo presentato dall’assessore Viviana Beccalossi per regolamentare la caccia in deroga per la stagione 2005-2006.
«Una cosa che non può passare in silenzio – dice Alvise Zobbio, presidente Cpa di Lumezzane e membro del direttivo nazionale – . I componenti del mio movimento sono agitati in primo luogo per la proposta che verrà votata. Non solo, ma una proposta migliorativa uguale a quella che verrà adottata in Veneto, che Mariastella Gelmini con alcuni componenti della Lega aveva presentato, è stata rigirata dagli stessi presentatori, senza alcuna ragione. Tutto questo dimostra come la Casa della Libertà non abbia alcuna sensibilità verso la caccia e i cacciatori».
Ciò su cui il Cpa (caccia, pesca, ambiente) punta il dito, è la limitatezza delle specie e le quantità prelevabili, che la Regione si presta a dare in deroga. «Finalmente abbiamo ricevuto i dati dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica di Bologna, notoriamente anti caccia – sottolinea Zobbio -. Ebbene questi dicono che il numero di specie di quantità cacciabili in deroga potrebbero essere molti di più». La premessa che i dati si riferiscono al numero cacciabile massimo pari all’1% della mortalità naturale. E i dati delle quantità prelevabili sono: per la Tordina si parla di un massimo di 320.000 capi, per lo Storno di 400.000, per il Frosone 29.000, la Pispola o Sguiseta 50.000, il Fringuello 700.000 e infine la Peppola 85.000. «Si badi che la Comunità Europea, prevede l’innalzamento del dato italiano sul quantitativo prelevabile di almeno 5 volte. Vorrebbe dire che, per esempio con riferimento al Fringuello e alla Peppola, le uniche due specie in deroga che la Regione Lombardia ci ha riconosciuto, si arriverebbe rispettivamente a 3 milioni e mezzo e 420.000 capi» spiega Zobbio.
«Invece – sottolinea – la Beccalossi limita le specie e le prevede solo per i capannisti con un massimo di 35 capi a cacciatore nell’intera stagione venatoria».
«È facile capire come – dice ancora Zobbio – le deroghe concesse siano solo qualcosa più di niente. Voci di corridoio dicono poi che martedì in aula verrà concessa la deroga anche alla Tordina ma solo in zona Alpi e quindi a pochissimi cacciatori, e dalla terza settimana di settembre, quando è già alla fine del passaggio che inizia dai primi di settembre. Una ennesima presa in giro per noi cacciatori».a.s.
Fonte: BRESCIA OGGI
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La Commissione delle Attività Produttive, nella quale fa parte l’ex assessore comasco Gianluca Rinaldin, ha approvato il provvedimento Richiami vivi e deroghe: via libera dalla Regione Autorizzato il prelievo di peppole, fringuelli, storni, passero d’Italia e passera mattugia – Altri progetti di legge in vista
Per i cacciatori lombardi si avvicina il giorno della riapertura

MILANO – Regione Lombardia: via libera in Commissione Attività Produttive presieduta da Carlo Saffioti (Forza Italia) al provvedimento che disciplina le regole per l’esercizio dell’attività venatoria lombarda per la stagione 2005-2006, approvato con il voto favorevole della maggioranza e della Margherita e con l’astensione dei Democratici di Sinistra. Nella Commissione (la Quarta) fa parte Gianluca Rinaldin, ex assessore provinciale comasco per la caccia e pesca. È stato autorizzato per le peppole un prelievo massimo pari a 206mila e 909 esemplari, per i fringuelli pari a 569mila e 547 esemplari, effettuabile esclusivamente da parte di un numero massimo di 16mila cacciatori che hanno optato entro il 31 maggio per la caccia da appostamento fisso. Per gli esemplari appartenenti alle specie passero d’Italia e passera mattugia, ciascun cacciatore è autorizzato ad un prelievo di un numero massimo di 20 esemplari, mentre sarà possibile cacciare fino a 50 esemplari della specie storno. Il provvedimento licenziato dalla Commissione consente l’utilizzo di richiami vivi della stessa specie, purchè provenienti da allevamenti in cattività o precedentemente catturati e inanellati dalle Province, e dalle stesse distribuite ai cacciatori. Per soddisfare il fabbisogno e la disponibilità effettiva di uccelli da richiamo, è stato approvato anche un altro progetto di legge che si propone, contro il diffondersi di pratiche illegali per l’acquisizione di queste specie, di promuovere l’allevamento di uccelli utilizzabili come richiami vivi attraverso il finanziamento di specifici progetti di allevamento proposti dalla Federazione Ornicoltori Italiani e dalle Amministrazioni Provinciali della Lombardia. «Sono soddisfatto di questo provvedimento -ha detto il consigliere regionale Rinaldin – , anche se sul tavolo ci sono ancora tanti problemi da risolvere, spero con il mio lavoro in Regione di tutelare al meglio i cacciatori comaschi». Non tutte le deroghe sono state approvate. La Commissione ha comunque approvato un documento in cui si sollecita l’assessore Beccalossi a chiedere in sede di Segreteria tecnica nell’ambito della conferenza Stato-Regioni di poter inserire tra le specie cacciabili in deroga anche la pispola e il prispolone. Il presidente Saffioti ha sottolineato con un vivo apprezzamento il voto favorevole del gruppo della Margherita. Ora è atteso il dibattito in aula.
Fonte: LA PROVINCIA DI LECCO
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I numeri Gli impianti e gli uccelli catturabili
(mac.) Nella proposta di legge è riportato il numero massimo di impianti autorizzabili e di richiami vivi catturabili nella stagione venatoria 2005/2006: Bergamo – 22 impianti di cattura: tordo bottaccio, 8.400; tordo sassello, 4.500; merlo, 600; cesena, 1.500; allodola e pavoncella, 0. Totale uccelli 15.000. Brescia – 23 impianti di cattura: tordo bottaccio,10.900; tordo sassello, 5.100; merlo, 750; cesena, 2.700; allodola, 550; pavoncella, 0. Totale uccelli 20.000. Como – 2 impianti di cattura: tordo bottaccio, 330; tordo sassello, 670; merlo, 80; cesena, 420; allodola e pavoncella 0. Totale uccelli 1.500. Lecco – 4 impianti di cattura: tordo bottaccio, 1.050; tordo sassello, 1.050; merlo, 0; cesena, 1.050; allodola, 350; pavoncella, 0. Totale uccelli 3.500. Mantova – 2 impianti di cattura: tordo bottaccio, 285; tordo sassello, 285; merlo, 145; cesena, 235; allodola, 0; pavoncella, 50. Totale uccelli 1.000. Milano – 2 impianti di cattura: tordo bottaccio, 620; tordo sassello, 930; merlo, 170; cesena, 780; allodola e pavoncella, 0. Totale uccelli 2.500. Varese – 1 impianto di cattura: tordo bottaccio, 170; tordo sassello, 170; merlo, 65; cesena, 65; allodola e pavoncella, 0. totale uccelli 500. Nell’insieme in Lombardia sono in attività 54 impianti di cattura, dei quali 51 verticali e 3 orizzontali. Catture generali per specie: tordo bottaccio: 21.785; tordo sassello: 12.785; merlo: 1.810; cesena: 6.750; allodola, 900; pavoncella, 50. totale generale: 44.000. Le catture possono essere effettuate dalla terza domenica di settembre (18) al 31 dicembre; la Provincia di Lecco fornisce i richiami da appostamento della Provincia di Sondrio. Caccia in deroga. Oltre ai prelievi di richiami vivi per la caccia d’appostamento, via libera alla caccia in deroga, spettante ad ogni cacciatore residente in Lombardia ed iscritto ad ATC o nella Zona di minor tutela dei CAC delle Province di Sondrio e Como.Tra parentesi sono indicati i capi prelevabili giornalmente e nell’intero periodo da ogni cacciatore che operi negli ATC e zone di minor tutela e CAC di Sondrio e Como nonché i periodi massimi di prelievo autorizzabile. Passero d’Italia: dal 18settembre al 19 novembre (6 capi giornalieri-20 capi totali). Passera Mattugia: dal 18 settembre al 19 novembre (5-20). Storno: dal 18 settembre al 19 novembre (10-50). Per i cacciatori residenti in Lombardia che, alla data del 31 maggio 2005, hanno acquisito l’opzione ad esercitare la caccia di appostamento fisso (per un massimo di 16.000) sono disponibili: Fringuello: dal 1 ottobre al 19 novembre (5-35) Peppola: dal 15 ottobre al 30 novembre (5-12).
Fonte: LA PROVINCIA DI LECCO

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