WarDrome Sci-fi MMORPG
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comunità di poesia e lotta dal 2002
Saturday February 17th 2018

Notiziario animalista

Prima ti ignorano,
Poi ridono di te,
Poi ti combattono,
Poi vinci.
Mahatma Gandhi
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Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.
Mohandas Karamchand Gandhi
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Fiorello a Oltremare Uno show coi delfini
riccione – Chissà se sarà riuscito a imitare persino i delfini. Di sicuro Fiorello che ieri so trovava al parco di Oltremare, ha avuto di che divertirsi con gli amici acquatici che popolano la laguna con più inquilini in tutta Europa. Il mattatore di Radiodue è arrivato al parco a sorpresa. Questa sera Fiorello terrà lo spettacolo tanto atteso a Cattolica. Così ha pensato che una piccola divagazione non poteva certo far male. Una breve chiamata a Claudio Villa il responsabile ad Oltremare e poi un tete a tete con i delfini. Insieme a Fiorello, Bruno Arena dei fichi d’India. C’è da scommettere che anche per i delfini con un due così davanti, lo spettacolo non sia certo mancato.
altro servizio a pagina 33
CORRIERE ROMAGNA (Edizione di: RIMINI)
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Botte da orbi per il cane: 4 in manette
Arrestati alla stazione tre italiani e un marocchino

I contendenti sono stati prima medicati tutti al pronto soccorso e poi portati in carcere. Denunciato un quindicenne rom
PISA. Hanno messo in subbuglio piazza della stazione per un cane. Hanno iniziato a litigare e dalle parole, poche e offensive in verità, sono presto passati alle classiche vie di fatto. Così sono finiti tutti e quattro prima all’ospedale, a farsi medicare, e poi in carcere, arrestati con l’accusa di rissa aggravata. È accaduto mercoledì sera dopo le 20 alla stazione ferroviaria.
Al Don Bosco sono finiti tre pregiudicati italiani ed uno straniero.
Sono E. S., 30 anni, di Pistoia, V. D., 24 anni, abitante a Pisa, e V. G., 43 anni, anche lui pisano; con loro è stato spedito al fresco anche un marocchino di 37 anni, O. N. E., pure lui con ricchi precedenti penali. Per il quinto elemento coinvolto nella zuffa, un macedone quindicenne, D. S., è scattata la sola denuncia perché minorenne.
I quattro erano l’altra sera in piazza della stazione proprio mentre era in atto in centro, in particolare sull’asse Borgo Stretto-Corso Italia-piazza Vittorio Emanuele un controllo a tappeto coordinato di carabinieri, polizia e guardia di finanza, in funzione appunto preventiva. Scippi, furti con destrezza, spaccio di droghe vecchie e nuove e schiamazzi notturni sono infatti il pane quotidiano dei residenti del centro storico e di chi in città arriva per lavoro o acquisti, insomma degli immancabili utenti.
Polizia e carabineri, richiamati da alcune urla, sono arrivati sul posto. I cinque avevano appena finito di litigare, erano scattate le offese, poi la cosa sembrava rientrata. Ad un tratto è scattata la zuffa con botte da orbi fra i tre pregiudicati, il minorenne e lo straniero. La tensione era talmente alta che i contendenti non si erano neanche accorti della presenza delle forze dell’ordine, alcune delle quali in borghese, altre con tanto di divisa.
Se ne sono accorti però altri sbandati che erano con loro e che alla vista delle auto civetta se la sono data a gambe, portando con loro, pare l’oggetto del contendere. Perché sembra che il tutto sarebbe nato per un cane. La bestia avrebbe dato fastidio al marocchino, il quale, seccato più del necessario, avrebbe preso a maltrattarla. Il cucciolo appartiene ad uno dei tre pregiudicati, al pistoiese, che ha iniziato ad inveire contro lo straniero, spalleggiato da altri amici che erano con lui, in particolare dai due poi finiti anche loro in carcere. Alla diatriba hanno preso parte anche alcuni rom che erano in zona e fra questi il ragazzino quindicenne.
A sedare la gazzarra, alla fine, ci ha pensato l’intervento delle divise, a cui è toccato anche il compito di accompagnare i contendenti al pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara, dove sono stati tutti medicati e dimessi per lo più con prognosi di pochi giorni.
Il più grave è il magrebino, giudicato guaribile in venti giorni per una frattura alla mandibola, ed il pistoiese, che ha riportato ecchimosi e contusioni varie. Dal pronto soccorso quindi i cinque sono finiti nelle varie caserme e poi al Don Bosco.
Per lo straniero è scattato anche il provvedimento di espulsione, per il pistoiese il fogliuo di via obbligatorio. Resta l’interrogativo: in mano a chi sarà finito il povero cane per cui hanno iniziato a darsele di santa ragione? Speriamo che l’abbia preso in consegna qualcuno capace di prendersene cura..
Per discutere sul tema dell’ordine pubblico i consiglieri comunali di An, Forza Italia, Udc e Nuovo Psi hanno chiesto e ottenuto un consiglio comunale straordinario, che dovrebbe tenersi il 4 agosto e che riguarderà anche altri argomenti urgenti. «È necessario – osservano – trovare soluzioni ad una situazione che rischia di divenire ingestibile. È cronaca quotidiana la perdurante e grave situazione di degrado e turbamento dell’ordine pubblico.
Sui giornali locali ogni giorno si parla di danneggiamenti a monumenti, di ubriachi e vagabondi con mute di cani al seguito che infastidiscono cittadini e passanti, di scippi e furti negli appartamenti da parte di bande di zingari. A questo c’è da aggiungere che il centro storico ogni sera è meta di tanti giovani che schiamazzano fino a tarda notte e che ultimamente hanno aggredito i rsidenti esasperati che avevano protestato». C. V.
IL TIRRENO (Pagina 1 – Pisa)
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Mucca pazza, Confagri
In autunno torna la “fiorentina”

ROMA. Sembra quasi certo: in autunno la bistecca alla “fiorentina” dovrebbe finalmente tornare sulle tavole degli italiani. Lo sostiene la Confagricoltura che alla più famosa bistecca tricolore ha dedicato uno degli appuntamenti con «I capolavori dell’agricoltura italiana». Per l’organizzazione, dunque, ci sono tutte le premesse affinchè a breve si possa riprendere a consumare liberamente questo “capolavoro” della gastronomia nazionale. Segnali positivi che fanno ritenere oramai imminente la fine dell’esilio della “fiorentina” arrivano proprio dai partner europei consultati dal Commissario europeo per la salute dei consumatori, Markos Kyprianou. Nessuno dei 25 rappresentanti dei servizi veterinari della Ue, riunitisi tre giorni fa nel Comitato europeo per la catena alimentare, si è pronunciato contro l’innalzamento dell’età di soppressione della colonna vertebrale nei bovini a 24 o a 30 mesi. Oggi questo limite è attestato a 12 mesi, impedendo di fatto la commercializzazione della pregiata bistecca. A favore dell’innalzamento del limite a 30 mesi si stanno schierando molti Stati membri, tra cui l’Italia. Confagricoltura appoggia questa linea e attende «fiduciosa» il parere del Parlamento europeo e il via libera della Commissione Ue. «A fronte delle rassicurazioni che ci arrivano dalle istituzioni sanitarie nazionali e comunitarie – commenta il presidente, Federico Vecchioni – ci sembra che sussistano le condizioni per porre fine al divieto. La situazione è pienamente sotto controllo».
IL TIRRENO (Pagina 6 – Attualità)
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Polemica a Livigno per il piano di abbattimento dei predatori – Bracconieri in azione anche in Bassa Valle Salva un cucciolo di volpe: multato «Dopo avermi avvisato della sanzione mi hanno costretto ad abbandonarlo nel bosco»
In questo periodo è in corso il programma di abbattimento delle volpi giudicate in eccesso

livigno«Non solo mi hanno portato via il cucciolo di volpe che stavo allevando come un neonato, ma mi hanno anche annunciato che mi arriverà una multa per detenzione illegale di selvaggina, sequestrandomi l’animale e dicendo che lo avrebbero liberato nel bosco», racconta Paolo Canclini guardia giurata di Livigno con la passione per la natura e per gli animali. «Non solo – prosegue -, quando ho obiettato che, così piccolo, il cucciolo non avrebbe avuto alcuna possibilità di sopravvivere, mi sono sentito rispondere dal guardacaccia che era giusto che la natura facesse il suo corso e che, trattandosi di un animale nocivo, era un bene che morisse». Secondo Canclini, il cucciolo si era trovato senza la madre, molto probabilmente abbattuta dai cacciatori scelti nell’ambito del piano provinciale del controllo del numero delle volpi. «Quando l’ho visto, vicino al lago del Gallo, non ho fatto altro che raccoglierlo e portarlo a casa dove l’ho alimentato con il biberon per evitargli una morte certa – spiega Canclini -. Avrà avuto sì e no una decina di giorni. Si era addomesticato come un gatto. Ma domenica gli uomini della polizia provinciale e quelli della polizia locale mi hanno detto che non potevo tenerlo e mi hanno portato via il cucciolo, che nel frattempo era arrivato a quasi un mese di vita». «La legge è chiara – spiega il comandante della polizia provinciale, Andrea Vanotti -: chiunque trovi un animale selvatico del quale è vietato l’allevamento deve consegnarlo al più presto all’amministrazione provinciale. Chi non lo fa rischia una contravvenzione fino a 1.500 euro. L’intervento dell’agente di Livigno, allertato dalla polizia locale, a sua volta avvisata da alcuni turisti, era pertanto un atto dovuto. È la stessa legge, poi, a stabilire che se l’animale è vivo deve essere liberato nel luogo del ritrovamento». Anche a rischio di esporlo al fuoco degli operatori qualificati da parte dell’assessorato provinciale alla caccia. «Qui assistiamo a una contraddizione della norma che da un lato prevede l’obbligo di liberare l’animale e dall’altro dà la possibilità di abbatterlo, magari anche la notte stessa», dice il comandante. Una conclusione che, in ogni caso, lascia l’amaro in bocca a Paolo Canclini, polemico anche sul piano di abbattimento delle volpi e sulle modalità con le quali viene gestito: «Ci sono in giro cacciatori ovunque, anche nei giardinetti pubblici. Non mi sembra proprio il caso che circolino delle armi da fuoco dove giocano i bambini». La polemica sullo stesso servizio non si limita soltanto al territorio di Livigno. Sarebbero molte le lamentele fatte da semplici cittadini agli uomini della polizia provinciale. «Ci chiamano dicendo che dove sono attivi questi cacciatori si verificano casi di sospetto bracconaggio – spiega Vanotti -. Naturalmente, allo stato delle cose, si tratta di semplici illazioni, anche se non possiamo negare il ritrovamento di caprioli feriti da colpi di fucile. Proprio ieri abbiamo dovuto inviare una pattuglia a Delebio per salvare un animale colpito da un proiettile. Comunque – conclude – le distanze previste dalla legge vanno rispettate, pena il rischio di incorrere nell’illecito penale di esplosioni non autorizzate». Riccardo Carugo
Fonte: LA PROVINCIA DI SONDRIO
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Il CASO Abusi in spiaggia
AlbissolaAncora un blitz della Capitaneria di porto di Savona contro il proliferare di strutture abusive sulle spiagge. Gli uomini coordinati dal comandante Maurizio Caccialino hanno controllato questa volta gli stabilimenti balneari di Albissola.
In uno stabilimento, il “Bau Bau Village”, hanno scoperto la presenza di alcuni servizi abusivi, che sono stati in parte posti sotto sequestro.
Dal sopralluogo, durato per tutto il pomeriggio di giovedì, è emerso che il concessionario aveva realizzato abusivamente diversi manufatti. In particolare erano stati installati, senza le necessarie autorizzazioni, una piscina in vetroresina, con i relativi impianti di pompaggio e scarico, ed altre due strutture in legno. Le titolari del “Bau Bau Village” sono state diffidate dall’utilizzare le strutture non in regola, almeno finché non avranno ottenuto il via libera dagli organi competenti (Asl e Comune). Un provvedimento deciso per evitare il pericolo di possibili inquinamenti delle acque.
Se nel caso della piscina e di alcune attrezzature i gestori non sono stati in grado di esibire le autorizzazioni, una delle due strutture in legno è stata invece direttamente posta sotto sequestro poiché ritenuta addirittura pericolante.
Intorno alla piscina, i gestori dello stabilimento avevano sistemato un impianto per il lavaggio dei cani, con tanto di aspiratore di peli e un erogatore d’aria per la loro asciugatura.
Proprio l’altro ieri, però, l’Asl ha concesso il nulla osta all’uso, purché si utilizzi soltanto acqua dolce, senza adoperare detersivi e detergenti. Ora toccherà ai gestori riordinare tutte le carte e verificare il possesso di tutte le autorizzazioni.
Il “Bau Bau Village”è famoso perchéè stato tra i primi ad aprire le sue porte agli animali. Soltanto ieri, inoltre, i gestori dei bagni avevano ospitato in spiaggia un cucciolo di capriolo.
Giovanni Vaccaro
Fonte: IL SECOLO XIX
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“Animali, situazione allarmante”
Dossier della Lav che ha disegnato la mappa dei maltrattamenti nella nostra regione

REGGIO CALABRIA. Dall’illegittimo prolungamento del calendario venatorio alla zoomafia, dal bracconaggio alla pesca di frodo, dal randagismo fino ai più gravi casi di maltrattamento: in un dossier dal titolo “Emergenza animali in Calabria”, curato da Maria Teresa D’Agostino, la LAV Calabria ha disegnato la mappa dello sfruttamento degli animali nella nostra regione. Il rapporto, alla seconda edizione, ripercorre quasi due anni di vicende riguardanti gli animali per denunciare una situazione allarmante che necessita di interventi quanto mai urgenti da parte delle istituzioni, a tutti i livelli. La caccia, anticipata ormai ogni anno di tre settimane, rappresenta una delle emergenze più gravi perché sta portando a un rapido depauperamento le popolazioni di quaglie e tortore (ampiamente cacciate in Calabria) e inserisce la Calabria tra le regioni dove l’attività venatoria sta producendo i maggiori danni. La nostra regione è, inoltre, tra quelle dove sono più diffuse la pesca di frodo e le illegalità legate all’ambiente marino e all’abusivismo costiero: le recenti e numerose operazioni delle Capitanerie di Porto, con sequestro di reti spadare e pesce sottomisura, testimoniano la gravità della situazione in questo settore. Dopo lo scellerato esperimento di Basilicò, inoltre, si è dovuta registrare la creazione di un nuovo zoo, a Catanzaro, dove, in disprezzo di ogni elementare principio etologico, animali esotici (quali aquile reali e pappagalli) vengono costretti in spazi angusti che impediscono loro di muoversi liberamente. E ancora abbandoni, cani uccisi con arma da fuoco o lasciati morire d’inedia ed esperimenti inutili quanto crudeli. “La Calabria – sottolinea Sonny Richichi, presidente nazionale LAV – presenta mille contraddizioni: da una parte, possiamo registrare con soddisfazione un protocollo d’intesa con le scuole, siglato dalla LAV con l’ufficio scolastico regionale, per diffondere la cultura del rispetto di tutti i viventi, dall’altra dobbiamo constatare che elementari principi etologici ed etici vengono violati con scelte illogiche e antiscientifiche”. “Con questo dossier – dichiara Roberto Vecchio Ruggeri, coordinatore LAV Calabria – abbiamo voluto creare la base da cui partire per passare dalla denuncia alla programmazione di un lavoro quanto mai urgente che richiede l’impegno degli amministratori locali, primi referenti in fatto di tutela degli animali, e soprattutto di Consiglieri e Assessori Regionali che hanno già risposto positivamente alla nostra richiesta di discutere assieme questi temi e di cercare soluzioni che noi sappiamo possibili.”
Fonte: GIORNALE DI CALABRIA
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Cagnolino abbandonato sul tetto Meticcio intrappolato per tre giorni, tratto in salvo dai vigili del fuoco
(sg) Scaraventato sul tetto di una casa dove è rimasto tre giorni senza nessuno che si sia preso la briga di chiedersi come mai fosse andato a finire proprio in quel posto. Era destinato a morte sicura un cane randagio di pochi mesi salvato dai vigili del fuoco dopo la segnalazione di un cittadino impietosito dalle precarie condizioni in cui versava l’animale. Adesso è stato preso in cura dagli addetti al canile che lo stanno curando e rifocillando. Che quella in corso sia una brutta stagione per i randagi in genere e, soprattutto, per i cuccioli spesso abbandonati nei cassonetti della spazzatura era acclarato. L’episodio di ieri mattina in viale Sicilia, però, a livello di crudeltà non ha probabilmente precedenti nella pur ricca cronaca in materia di cani. Qualcuno per disfarsi del cucciolo non ha trovato altro sistema che lanciarlo sul tetto di uno stabile a due piani da dove scendere era praticamente impossibile. L’animale in quella sorta di terrazza senza sbocchi è rimasto – come si è scoperto adesso – ben tre giorni senza cibo n‚ acqua. Nessuno ha voluto prestare attenzione a quel cane, malgrado la sua inusuale presenza in un luogo inaccessibile. L’unico ad accorgersi è stato un operatore commerciale della zona il quale, ieri mattina, rompendo ogni indugio ha fatto intervenire i vigili del fuoco e il suo gesto ha salvato da morte sicuro il povero randagio ormai stordito dal caldo e dagli stenti. I vigili per salvarlo hanno impiegato pochissimi minuti ponendo così fine ad una situazione a dir poco paradossale che tutti, volutamente o no, hanno ignorato come a ribadire che la sopravvivenza di un cane, in un città invasa dai randagi, non interessa affatto. Fortuna ha voluto che l’operatore commerciale si accorgesse di quel cagnolino scaraventato su un tetto senza vie di fuga, interrompendo quella che a tutti gli effetti si stava trasformando in una lenta e inesorabile agonia. Per i randagi una estate bruttissima. S. G.
Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Cronaca Provincia di Caltanissetta)
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Trento, condannato prete bracconiere
TRENTOSulle finestre della canonica aveva delle gabbiette contenenti uccellini da richiamo e vari attrezzi per l’uccellagione, mentre in frigo aveva due camosci abbattuti di frodo. Il parroco di Ronzone e Ruffrè, due paesini dell’ alta Val di Non che insieme contano meno di 750 anime, è stato condannato ad un’ammenda di 5.000 euro per bracconaggio. Don Ernesto Fedrizzi, questo il nome del parroco cacciatore, è stato ritenuto colpevole dal giudice di Trento di caccia abusiva e di detenzione di specie protette. I guardacaccia che lo avevano colto in flagrante mentre tentava di acchiappare dei lucherini, avevano approfondito le indagini e avevano trovato in casa del sacerdote anche un rapace, 43 uccellini, i due camosci più il trofeo di un altro ungulato. Il parroco si è difeso dicendo che la sua è una passione che risale alla giovinezza, quando l’ uccellagione era una pratica molto diffusa. Ma il giudice non si è fatto commuovere e gli ha applicato la sanzione.
Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
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Atri, una strage di pecore vicino alla discarica
ATRI – La discarica di Santa Lucia, ad Atri, continua a far discutere. Due giorni fa, intanto, si è ripetuta una strage di pecore (la seconda in poco tempo) da parte di cani randagi che stazionano nelle vicinanze. Una decina di animali sbranati dal branco, sintomo di una situazione al limite della sicurezza. Ma le proteste del comitato pubblico sorto contro l’ampliamento, hanno anche stimolato le risposte ufficiali. «Credo sia giusto – dice Marco Bosica – rendere nota la posizione dell’amministrazione. L’ho spiegata in un recente incontro anche ai cittadini. Siamo pronti, per quello che ci compete, a ridimensionare l’area della discarica». Secondo il prg il Comune potrebbe destinare fino a 43 ettari alla discarica. Attualmente l’area di smaltimento è di circa 10 ettari.
Fonte: IL MESSAGGERO
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Difesa dal cane, anche troppo
A Rapallo una donna di 74 anni caduta da una fascia rischia grosso per la fedeltà del suo Billy

Il pastore tedesco non lasciava avvicinare i soccorritori alla padrona ferita
Rapallo Cane da guardia fino in fondo, tanto più con la sua padrona distesa per terra e priva di conoscenza. Il pastore tedesco Billy non voleva far avvicinare nessuno alla sua mamma Rosa B., una rapallese di 74 anni, caduta ieri da una fascia alta tre metri. Che ne sapeva lui, cane da difesa, che quegli uomini con le giacche arancioni arrivati a sirene spiegate, volevano aiutare la sua padrona ferita a Savagna sopra Rapallo. Il suo istinto era di proteggere la donna distesa, come addormentata, dagli sconosciuti, e quello ha fatto, fino in fondo.
Però, in tutto quel tempo, finché i volontari veterinari della croce bianca di Rapallo non sono riusciti a bloccare l’animale, la donna ha rischiato grosso. E rischia ancora, perché si trova ricoverata all’ospedale San Martino di Genova, in prognosi riservata, per il trauma cranico e spinale riportato nell’incidente di cui è rimasta vittima intorno alle nove di ieri mattina.
Un soccorso difficilissimo per i volontari del soccorso di Rapallo che non riuscivano ad avvicinare la donna perché il cagnone non glie lo permetteva. Mentre il 118 Tigullio Emergenza, avuti i primi aggiornamenti sulla situazione, chiamava gli elicotteristi da Genova per mandare subito l’anziana al San Martino, da Rapallo partiva la Croce Bianca veterinaria. Con pazienza, e con l’esperienza nel trattare con gli animali, i volontari di Rapallo sono riusciti a catturare Billy e a rinchiuderlo nella gabbia sull’ambulanza. A quel punto i volontari del soccorso hanno potuto finalmente prestare le prime cure ala signora, a distenderla sulla tavola spinale e a prepararla per il trasporto in elicottero.
Gli elicotteristi dei vigili del fuoco di Genova hanno raccolto Rosa B. già stabilizzata sulla strada e l’hanno trasportata all’ospedale del capoluogo. Il cane lupo, rimasto mezza giornata alla Croce bianca di Rapallo, è stato riportato a casa in serata dal figlio della donna ferita. Francesca Forleo
Fonte: IL SECOLO XIX
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La Novità Canile esaurito, randagi dirottati in Val Nervia
ImperiaIl canile scoppia, il Comune non sa più che fare e bandisce un concorso per la custodia dei cani randagi e abbandonati.
La gara d’appalto è stata aggiudicata al Rifugio la Cucciola di Dolceacqua, gestito da Kasina Van Zeijderveld. Il pensionato, che accoglie anche i gatti, ha vinto con un’offerta di 2,15 euro al giorno per cane più Iva. La struttura può ospitare oltre cento cani. «Siamo in convenzione con il Comune di Imperia dal 1° luglio – conferma la titolare del rifugio che già ospita i quattrozampe di Dolceacqua – abbiamo già accolto otto animali consegnatici dall’accalappiacani di Imperia. Si tratta di cani di media e grossa taglia che non sono riusciti a trovare sistemazione altrove». Il servizio richiesto dal Comune di Imperia riguarda il ricovero e il mantenimento dei cani accalappiati sul territorio cittadino e che non possono essere accolti presso il canile comunale, ricovero, cibo, disinfestazione, eventuale collarino antipulci e tutte quelle cure di cui necessita il cane.
La gara, a pubblico incanto con aggiudicazione al prezzo più basso, prevedeva una base d’asta di 4,5 euro (Iva esclusa) al giorno.
Il servizio sarà affidato per una durata di 18 mesi, rinnovabili per ulteriori 12 mesi. In passato, quando il Rifugio La Cuccia di Pontedassio non poteva più ospitare ospiti, il Comune di Imperia si è dovuto arrangiare trasferendo gli animali fuori provincia, a Biella e in altri pensionati. G. Br.
Fonte: IL SECOLO XIX
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Fido sfrattato dalla spiaggia per cani
Inaugurata un mese fa con un party dal Comune, l’ente non ha fatto la deroga all’ordinanza di divieto
Mancano Ie autorizzazioni, a Imperia interviene la Capitaneria

Imperia La spiaggia per cani non c’è più. Meglio, non è mai stata aperta ai quattrozampe. Inaugurata circa un mese fa, con tanto di party-vernissage alla presenza di assessori e consiglieri di circoscrizione, l’arenile tra Garbella e la Torre di Prarola, a ponente di Imperia, per la Capitaneria di Porto non è mai stata aperto ai quattrozampe: non esiste autorizzazione. Per la Prima circoscrizione, che pure aveva organizzato la cerimonia di apertura con il classico taglio del nastro, presente in prima fila l’assessore al commercio Benedetto Adolfo, quel tratto di spiaggia è già a disposizione per il migliore amico dell’uomo. Un’operazione perfettamente in linea con la campagna di sensibilizzazione varata dalla Regione Liguria che aveva invitato i sindaci a trovare spazi sul litorale per i cani.
Ieri mattina, tuttavia, gli uomini della Guardia Costiera hanno compiuto un blitz a sorpresa: i padroni e i loro cani sono stati invitati a lasciare l’arenile per occupazione demaniale non autorizzata. Secondo la Capitaneria di Porto, infatti, l’area non è regolata da alcuna deroga all’ordinanza balneare varata dal Comune all’inizio della stagione balneare. Il blitz, va sottolineato, aveva uno scopo puramente preventivo. «In mancanza di una deroga del Comune la spiaggia non può essere utilizzata dai cani – hanno spiegato al comando provinciale della Capitaneria di Porto di via Scarincio – d’ora in poi, chi non rispetterà le regole verrà multato». Sanzioni salate, peraltro previste dall’articolo 1164 del codice della navigazione, variabili tra 100 e 1000 euro.
E così, un mese dopo l’inaugurazione della spiaggia di Garbella, con 400 metri di arenile (virtualmente) riservati ai quattrozampe, si scopre che si è trattato di un bluff o, nella migliore delle ipotesi, di un equivoco. A rimetterci, però, sono stati proprietari e animali, costretti a fare le valige e allontanarsi. Per quest’estate addio ai bagni con scodinzolamento.
In Comune non si dicono sorpresi. L’assessore al Demanio, Paolo Re, spiega infatti che «la spiaggia è certamente prevista dal Piano del lido che inizierà il suo iter di approvazione ma soltanto a partire dal prossimo consiglio comunale convocato per lunedì. Il piano, prima di essere esecutivo – ha precisato Re – dovrà essere sottoposto alle valutazioni della Regione. Per l’apertura ufficiale della spiaggia quindi si dovrà attendere, come minimo, la stagione balneare del 2006». Così risponde, piuttosto imbarazzato, il vice presidente della Prima Circoscrizione, Sandro Adolfo. «Dispiace che si sia verificata una situazione del genere. Dispiace soprattutto per i padroni dei cani che sono stati allontanati dalla Capitaneria che ha fatto osservare le regole. Forse abbiamo peccato di eccesso di zelo per accontentare i tanti proprietari di animali. A questo punto dovremo attendere l’ufficializzazione del Comune nella speranza che non si perda troppo tempo». Giò Barbera
Fonte: IL SECOLO XIX
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Proseguono le indagini del Corpo Forestale che ha messo i sigilli ai sette capannoni dei tacchini
Magliano, è allarme continuo
Ambiente: dal caso Masan all’acqua fino al sequestro dell’allevamento

di ANDREA MARINANGELI
“A Magliano Sabina hanno inventato i tacchini all’amianto, speriamo che almeno tengano bene la cottura!” Fu una delle frecciate di Beppe Grillo, che prese spunto dalle segnalazioni di alcuni cittadini, durante lo spettacolo di quest’inverno al Palaloniano. Messe da parte le battute, la vicenda dell’allevamento lager di Magliano è seria. Gli animali, in attesa di ulteriori provvedimenti, sono ancora dentro le strutture sequestrate mercoledì nel corso del blitz della Guardia Forestale di Poggio Mirteto. I circa 12 mila tacchini – come si legge in una nota della Forestale – sono stati lasciati alla custodia di Francesco Martini e Dolores Cunningham, i proprietari dei sette capannoni posti sotto sigillo, che provvederanno a cibarli per i prossimi giorni. Dopo una vita di stenti, se così si può dire, è lecito pensare che il destino dei poveri pennuti sarà ancor meno dignitoso, rispetto a quello di finire al forno con contorno di patate. Intanto, Magliano pare essere stata colpita da una sorta di maledizione (prima la storia della Masan, poi l’acqua inquinata, ora i tacchini) che con tutta probabilità finirà per intaccare l’immagine delle produzioni agroalimentari dell’intera zona e per arrecare danno anche a coloro che lavorano nel pieno rispetto delle regole igienico-sanitarie. L’allevamento in questione, sempre a detta della Forestale, non era a norma con le autorizzazioni per le emissioni in atmosfera. Infatti, tali attività producono piume e polveri ritenute allergizzanti ed irritanti. Per la Bassa Sabina, nota per prodotti di altissima qualità (basti pensare soltanto all’olio d’oliva) i sequestri per vicende d’inquinamento e simili non rappresentano certo una bella pubblicità. «Quelli di Magliano – dice – il segretario provinciale dei Verdi Roberto Lorenzetti non erano certo tacchini allevati sul terreno, ma tenuti in condizioni degne dei peggiori lager e per di più sotto tetti di amianto». Il Sole che ride, come noto, ha portato la vicenda anche in Parlamento con un’interrogazione della senatrice Loredana De Petris. «Al più presto – afferma il coordinatore locale dei Verdi Piero Galadini – organizzeremo un incontro con allevatori e produttori agricoli del Comune, che sono esasperati e non ne possono più di vedere il loro lavoro messo a rischio dall’inquinamento». Oggi, sulla vicenda interviene anche il sindaco Angelo Lini: «Stiamo aspettando la comunicazione ufficiale del sequestro. Tutto quel che posso dire al momento è che, in quanto amministrazione, abbiamo sempre allertato le autorità competenti perchè verificassero l’idoneità di certe attività presenti sul territorio».
Fonte: IL MESSAGGERO
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Ambulatorio medico rifugio di animali randagi
Un ambulatorio medico ridotto a dormitorio di cani randagi. E’ la denuncia della sezione locale di Rifondazione Comunista di Rocchette, frazione di Torri in Sabina. Il medico sostituto si è rifiutato di svolgere le consuete prestazioni ambulatoriali avendo trovato nello stabile peli e escrementi di animali. Il partito sollecita l’intervento dell’opinione pubblica dopo aver informato anche il sindaco che, a detta del partito, non avrebbe fornito risposte convincenti.
Fonte: IL MESSAGGERO
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Torvaianica – Sullo zoomarine gli Animalisti incontrano Verdi e Regione
di MOIRA DI MARIO
«Ho chiesto ufficialmente al direttore generale del ministero dell’Ambiente la documentazione che ha spinto il Cites (il comitato scientifico dello stesso Dicastero ndr) ad autorizzare il trasferimento di alcuni delfini dal Portogallo allo zoomarine di Torvaianica». Lo ha annunciato la senatrice dei Verdi, Loredana De Petris, al termine dei due incontri che si sono svolti ieri al Senato e alla Regione Lazio con gli “Animalisti italiani” e l’assessore regionale all’Ambiente, Angelo Bonelli.
Gli incontri erano stati sollecitati proprio dagli animalisti dopo che il Cites aveva autorizzato la società portoghese proprietaria del parco marino di Torvaianica a trasferire alcuni delfini in Italia, nonostante lo zoomarine non abbia ancora ottenuto il nulla osta ad aprire la struttura.
«Dall’analisi della documentazione richiesta – aggiunge la senatrice De Petris – capiremo come sono stati classificati gli animali e soprattutto se sono tutti nati in cattività. Al Ministero ho inoltre chiesto di nuovo di sapere se è stata presentata dai proprietari del parco la domanda ad ottenere l’autorizzazione all’apertura, che mi risulta non sia stata ancora inoltrata. Come non dovrebbe essere stata presentata – conclude la De Petris – la richiesta al ministero dell’Economia per fissare il prezzo del biglietto d’ingresso allo zoomarine». La senatrice dei Verdi spiega infine che per l’apertura del parco marino non è sufficiente un semplice nulla osta, ma un decreto dei ministeri dell’Ambiente, della Salute e delle Politiche Agricole.
Fonte: IL MESSAGGERO
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MAIALINA DA GUINNES
Piggy, porcellina con le ali
Si tuffa in piscina da 3,31 metri

Sydney, 22 luglio 2005 – Ha soli cinque mesi ma è una promettente tuffatrice, tanto che ha stabilio un nuovo record mondiale per il tuffo più lungo del trampolino in piscina nella categoria…suini!
Ebbene sì, la giovane atleta è Miss Piggy, una maialina australiana: si è esibita davanti a centinaia di spettatori nell’annuale fiera agricola di Darwin, nel nord del continente. La giovane scrofa ha preso la rincorsa lungo una rampa fino al trampolino, e si è tuffata in acqua per una lunghezza di 3,31 metri.
Erano presenti rappresentati del Guinness dei primati, e si prevede che l’impresa sarà immortalata nella prossima edizione. L’allenatore Tom Vandeleur, che per mestiere alleva maiali e da sei anni addestra ai tuffi gli esemplari i più atletici, ha assicurato che Miss Piggy non viene mai costretta a tuffarsi se non si sente a suo agio, ma si è sempre mostrata desiderosa di esibirsi.
Per di più i maiali sono animali d’acqua, amano tuffarsi, ha aggiunto. Secondo Vandeleur, la sua allieva prende molto seriamente lo sport. ‘Le zampe anteriori sono curvate completamente all’indietro ed il suo è un tuffo completo, come la partenza dei nuotatori in una gara. ‘Il grande campione Ian Thorpe, che probabilmente è il più alto dei nuotatori che abbiamo avuto per molti anni, può proiettarsi solo per una lunghezza e mezzo della sua statura, mentre la mia tuffatrice è andata fino a quasi cinque volte la lunghezza del suo corpo’, ha detto con orgoglio.
Fonte: IL GIORNO
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Imbrogli in laboratorio
Di Marco Cragnotti
Gli scienziati sono esseri umani come tutti, e come tutti, quando sono sottoposti a forti pressioni sociali, possono sbagliare e commettere errori e nefandezze caratteristici della loro professione. Saperlo può aiutare a escogitare soluzioni per porre rimedio a queste debolezze.
Non sono stinchi di santo neppure loro. Pretendere di più significa aspettarsi qualcosa che, in qualsiasi comunità umana, é impossibile. Stiamo parlando degli scienziati, dei ricercatori che trafficano fra provette e telescopi. E che spesso violano delle regole del loro codice deontologico. Perché anche loro ne hanno uno, come tutte le categorie professionali che si rispettino. Le loro sacre tavole della legge condannano la falsificazione dei risultati (questo é ovvio), il ritocco di dati e misure, il plagio (cioè gli scopiazzamenti degli articoli altrui e anche dei propri, magari per pubblicare su più riviste), il furto di idee ai colleghi e perfino il tentativo di nascondere i finanziamenti alle ricerche da fonti interessate ai risultati. Queste regole vengono osservate?
Poco, pare. È quanto emerge da una ricerca pubblicata dalla rivista Nature il 9 giugno scorso. Alcuni studiosi di scienze sociali della Health Partners Research Foundation hanno inviato molte centinaia di questionari anonimi ai ricercatori più giovani o almeno nel mezzo della propria carriera preso i prestigiosi National Institutes of Health americani, chiedendo di restituirli debitamente compilati. Le domande vertevano sulle possibili scorrettezze compiute. Il risultato é sconfortante. Sono rientrati 3.247 formulari, da cui si ricava che almeno un terzo degli scienziati contattati ha commesso qualche azione sanzionabile. Solo lo 0,3 % ha inventato dei dati, mal’1,4 % ha rubato idee ai colleghi e addirittura il 15,5 % ha modificato un proprio esperimento in risposta alle esigente dell’ente finanziatore.
Il quadro é desolante. Ovvio: non si può mettere sullo stesso piano un articolo proposto a due riviste contemporaneamente con i risultati di un esperimento inventati di sana pianta. È questa anche l’opinione di Arthur Caplan, direttore del Centro di Bioetica dell’Università della Pennsylvynia, che dalle pagine di Nature esorta a non fermarsi ai titoli cubitali degli articoli che denunciano il malaffare e la corruzione. Non si può fare di tutte le erbe un fascio, insomma, e la situazione non é così grave. Tuttavia Brian Martinson, che é uno degli autori di questa ricerca di sociologia della scienza, sottolinea che molti di questi comportamenti, pur senza affossare l’edificio della scienza, lo corrodono lentamente.
Che fare? Anzitutto bisogna cercare le cause del fenomeno. Che sono semplici: i giovani scienziati hanno bisogno di pubblicare, pubblicare e poi ancora pubblicare per fare carriera, e inoltre sono perennemente a caccia di finanziamenti per i proprio studi. Non stupisce allora che i soggetti più fragili si facciano prendere la mano e che ritocchino di qua e scopiazzino di là o soddisfino in modo subdolo le aspettative dei propri finanziatori. La concorrenza é feroce e spietata. Non é una giustificazione, sia chiaro, ma almeno una spiegazione sì. Detto questo, bisogna correre ai ripari. È necessario correre a ripari. È necessario intervenire sui salari e sulle condizioni di lavoro dei ricercatori più giovani: bisogna fornire loro stipendi più elevati e una maggiore sicurezza se si vuole aiutarli a preservare la propria integrità morale. Ma ci vuole anche più chiarezza e trasparenza nella prassi di pubblicazione sulle grandi riviste scientifiche.
Questa ricerca di sociologia della scienza ha soprattutto un pregio: solleva il velo da un argomento che purtroppo ancora troppi scienziati considerano tabù, cioè la frode scientifica. Si sa che c’è ma se ne parla il meno possibile. Anche perché, com’è noto, “i disonesti sono sempre gli altri”. Invece bisognerebbe parlarne, e pure parecchio. Specialmente per quelle discipline che hanno pesanti conseguenze sulla salute, sull’ambiente e sulla società, come la medicina e le biotecnologie.
Tratto dal settimanale Ticino7, www.ticino7.ch nr. 29
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Le lettere
La morte di Ambro ucciso senza un perchè

Un pastore tedesco, come l’Ambro di questa storia A Gonzaga, in provincia di Mantova, vi è la mia casa: un grande giardino e tutto attorno molte terre. Andare a fare una passeggiata con il mio Ambro, il mio pastore tedesco, è normale. Successe che si allontanò, al limite delle mie terre; scomparve. Al ritorno, dovetti vederne l’agonia: boccone avvelenato. Ora il mio Ambro è morto, il genere umano ha perso un’altra anima. Lontano, vi è una marcia che appare irrefrenabile, indistruttibile, e questa la chiamano umanità. A me piace vedermi nascosta nel sentiero opposto, mentre accarezzo la testa del mio cane morente e penso a questa marcia buffa e ridicola.
Barbara Ragazzini
Risponde Mattias Mainiero
Posso capire: anni fa ho visto morire un cane avvelenato. Spettacolo devastante: una decina di minuti di agonia e violente convulsioni, la bava densissima. Gli occhi. Parlavano quegli occhi, volevano capire, chiedevano aiuto. Le risparmio il resto. Motivo? Non si sa bene. C’è nelle campagne italiane l’abitudine di abbandonare polpette avvelenate. Alcuni accusano i pastori (lo farebbero per eliminare i cani randagi e proteggere il gregge), altri i cacciatori (che secondo me non c’entrano nulla), altri ancora gli agricoltori che ce l’avrebbero con la selvaggina che danneggia i raccolti. Difficile dire. Certo è che il cane di cui le parlo fu portato dal veterinario: rapida visita, diagnosi e accertamento della morte con tanto di certificato medico. Stricnina, disse il veterinario. Poi spiegò che in zona si erano verificati altri avvelenamenti. Anche lui parlò di probabili pastori o cacciatori o contadini. E non fece null’altro. Stricnina, ripeteva allargando le braccia. Ancora oggi mi chiedo perchè, in casi del genere, non scattino segnalazioni e denunce, perchè la legge non preveda accertamenti automatici, o se la legge li prevede, perchè nessuno li faccia. In quella polpetta si era imbattuto un Maremmano, cane bellissimo, giovane e potente. Poteva trattarsi di un bambino, un adulto, un extraterrestre. Chiunque. Non un poliziotto che abbia chiesto in giro se fosse stata venduta stricnina, non un carabiniere a fare qualche domanda ai vicini. Era morto un cane, che volete che sia.. Cara signora sporga lei denuncia, pretenda che vengano svolte indagini, tempeste di telefonate carabinieri e polizia. Non conoscevo il suo cane, ma sono sicuro che meritasse qualcosa di più delle lacrime. Arrestare i colpevoli non lo farà certo resuscitare e non la consolerà più di tanto. Forse potrebbe salvare la vita a molti altri cani. Ambro la pensa così, glielo dico io. Se non l’ha già fatto, vada in questura. Anima o non anima un delitto è un delitto. Quanto alla marcia dell’umanità, soprassediamo; a volte è ridicola. E altre volte, quando si tratta di diritti degli animali, purtroppo è solo retromarcia.
Fonte: LIBERO
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Topi malati di Alzheimer ritrovano la capacità mnemonica perduta
MINNEAPOLIS – Ricercatori Usa hanno invertito la progressione dell’Alzheimer in alcuni topi affetti da tale patologia, riuscendo così a migliorare le condizioni di tali animali e a restituire loro almeno in parte le capacità mnemoniche perdute. A ottenere il risultato sono stati Karen Ashe e il suo team dell’Università del Minnesota ( a Minneapolis). La ricerca di questi studiosi potrebbe aiutarci a comprendere meglio le cause biologiche e molecolari della malattia neurodegenerativa in questione, così come di tutte le altre forme di demenza senile ( che ammontano a circa una cinquantina). I cervelli dei soggetti affetti dall’Alzheimer presentano alcune particolari formazioni chiamate grovigli neurofibrillari, cioè degli ammassi fibrosi (composti da una proteina specifica chiamata “tau”) che si formano all’interno delle cellule nervose e le distruggono; nonostante la scienza medica abbia ormai evidenziato il legame che intercorre tra questa patologia e i grovigli neurofibrillari non è tuttavia ancora chiaro se questi ultimi rappresentano una causa o un effetto dell’Azeimer. Tuttavia, secondo molti scienziati questa condizione, non verrebbe provocata dalla semplice sovrabbonsanza della proteina tau, quanto piuttosto dalla presenza delle cellule cerebrali di una sua versione mutata. Per il loro esperimento i ricercatori americani hanno utilizzato alcune cavie di laboratorio manipolate geneticamente in modo da far produrre dal loro organismo un quantitativo molto maggiore della media di tale sostanza; questi topi gm tendono a generare un numero molto elevato di grovigli neurofibrillari e a sviluppare problemi cognitivi e mnemonici analoghi a quelli dovuti all’Alzeimer. Le Ashe e i suoi collaboratori hanno insegnato alle cavie a utilizzare la water maze, una piccola piscina in cui gli animali devono immergersi e nuotare fino a quando non riescono a trovare una piattaforma semi-sommersa su cui fermarsi. Con il passare del tempo le varie gm hanno iniziato a sviluppare i grovigli di proteine tau e i sintomi del’Alzeimer, dimenticando di conseguenza il percorso da loro seguito abitualmente per raggiungere la piattaforma del water maze. Quando però gli scienziati Usa hanno “spento” (mediante un’operazione di manipolazione genetica) nelle cavie l’interruttore molecolare che stimola la produzione della proteina tau questi animali hanno riguadagnato la metà della funzionalità mnemonica tipica della loro controparte sana. Stano alle analisi della studiosa la perdita di memoria tipica dell’Azheimer sarebbe dovuta ad alcune varianti della proteina tau, e ora la Ashe è intenzionata a identificare queste ultime con maggiore precisione. l.s.
Fonte: LIBERO
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Dal Wisconsin una ricerca sulle carenze alimentari
Il cibo del futuro? Insetti in padella

E’ venuto il momento di utilizzarli su vasta scala per la nostra alimentazione quotidiana. Costano poco, sono facili da allevare, molto ricchi di proteine e anche piuttosto gustosi
Madison – Cibarsi di insetti potrebbe risolvere il problema della fame nel mondo e preservare la biodiverità? Certamente, ma solo se gli occidentali riusciranno a vincere la loro ormai secolare idiosincrasia nei confronti di questo tipo di alimento. A sostenerlo è Gene DeFoliart, professore emerito dell’Università del Wisconsin (a Madison) e noto fautore della gastronomia entomologica. Secondo questo studioso nel mondo verrebbero consumate in vari modi circa 2000 specie di insetti e in molti casi essi verrebbero considerati dalle popolazioni che se ne cibano come delle vere e proprie leccornie. Ad esempio in molte zone dell’Africa i bruchi e le termiti alate vengono comunemente fritte e utilizzate come snack da strada; i giapponesi prediligono invece le cavallette e le larve di ape (le quali vengono abitualmente accompagnate con salsa di soia), mentre gli abitanti della Papua Nuova Guinea sono molto ghiotti di alcune larve (note per il loro sapore simile a quello delle noccioline) che infestano la corteccia del sago ( un tipo di albero locale). DeFoliart sostiene che i tessuti degli insetti contengono una quantità di proteine molto più elevata di quella presente nel pesce o nella carne di manzo, oltre a superare anche l’apporto energetico di questi due alimenti. Secondo lo studioso le potenzialità ecologiche e “sociali” della gastronomia entomologica consistono anche nel fatto che allevare insetti è molto più facile ed economico che non ricorrere ai tradizionali animali da carne (mucche, maiali, ecc.); di conseguenza se gli abitanti del Terzo Mondo venissero incoraggiati a dedicarsi a questo tipo di allevamento e a rinunciare alle monocolture estensive (che sottraggono terreno alle foreste e danneggiano quindi la biodiversità) essi potrebbero ad un tempo disporre di ampie riserve proteiche e tutelare l’equilibrio ecologico dei loro Paesi (l’invito di DeFoliart a cibarsi di insetti vale anche e soprattutto per gli occidentali). Le tesi dello scienziato hanno ricevuto il supporto indiretto della Fao (l’agenzia delle Nazioni Unite per il cibo e l’agricoltura); nel loro rapporto annuale del 2004 i portavoce di questo organismo sottolineano infatti come finora non si sia presa sufficientemente in considerazione la promozione del consumo di cibi a base di insetti per combattere la fame e la denutrizione tipica di molte aree depresse del Terzo Mondo. Secondo un ricercatore della Fao, Paul Vantomme, tale dimenticanza deriva dai pregiudizi culturali occidentali nei confronti di questo tipo di alimento. Luigi Sparti
Fonte: LIBERO
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Gli uccelli non cinguettano più: imitano le suonerie dei cellulari
Cinguettii addio: gli uccelli di oggi “cantano” le suonerie dei telefonini. Casistica alla mano, lo rivelano gli ornitologi della riserva di Moessingen, nei pressi della città universitaria di Tubinga, in Germania. – Gli uccelli – spiega Richard Schneider del centro Nabu – possiedono da sempre misteriose doti di imitazione. E la crescente diffusione dei cellulari non ha fatto che risvegliare la dote regalata loro da madre natura.- Gli emuli più abili in assoluto sarebbero “le taccole, gli storni e le ghiandaie-, Secondo l’esperto, si sono specializzati a tal punto che qualche volta “hanno addirittura ingannato anche i guardiani più navigati.-
Fonte: LIBERO
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Invecchiamento
I radicali liberi? Innocenti. La colpa è dei mitocondri

Madison: L’accumulo di piccole mutazioni genetiche nel Dna mitocondriale è la causa principale dell’invecchiamento, mentre i radicali liberi sarebbero del tutto innocenti; di conseguenza combattere questi ultimi con l’assunzione di antiossidanti potrebbe essere inutile. E’ quanto emerge da uno studio americano, condotto da un team dell’Università del Winconsin (a Madison) diretto da Tomas Prolla. Gli studiosi sono giunti a tali conclusioni dopo aver scoperto le basi molecolari del processo di invecchiamento nei topi; se tali conoscenze risulteranno valide anche per gli esseri umani esse potranno essere utilizzate per sintetizzare farmaci anti-invecchiamento. I mitocondri sono strutture interne alle cellule e fungono da “centraline elettriche”; essi posseggono inoltre un proprio Dna il quale tende con il passare del tempo ad accumulare mutazioni e a degradarsi. Prolla e il suo team hanno manipolato geneticamente alcuni topi in modo che non riuscissero più a produrre una specifica proteina in grado di riparare i danni subiti dal Dna motocondriale. Le cavie così manipolate ( e i cui mitocondri erano quindi meno efficiente) hanno dimostrato di invecchiare molto più rapidamente della media. (l.s.)
Fonte: LIBERO
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Biologia sistematica
Craig Venter produrrà batteri artificiali

New York: Dopo aver sequenziato il genoma uman, quello di New York ( o meglio delle creature microscopiche che ne abitano l’aria) e quello della terra (cioè di molte specie di microrganismi provenienti dai luoghi più disparati), ora Craig Venter ha deciso di lanciarsi in un’impresa ancora più ambiziosa: la creazione di un batterio artificiale, ottenuto a partire da un set minimale di geni. Per realizzare questo progetto, lo studioso ( che si avvarrà della collaborazione del premio Nobel Hamilton O. Schith) ha ottenuto dodici milioni di dollari dal governo Usa e altri trenta milioni da privati. La somma utilizzata per rendere operativa una nuova società biotech, la Synthetic Genomics Inc. L’impresa di Venter si inscrive in un innovativo ambito di ricerca noto come “biologia sistematica”. Con questo termine si indica un insieme di procedure atte a produrre virus e batteri “Frankestein” (derivati dalla mescolanza di “organi” batterici provenienti da specie diverse). Ad esempio alcuni specialisti di questa disciplina stanno cercando di realizzare delle nuove versioni del microrganismo Escherischiacoli (dotando la versione classica di geni alternativi prodotti artificialmente), mentre nel 2002 un team di studiosi Usa è riuscito ad assemblare per la prima volta un virus completamente artificiale. Ebbene, ora Craig Venter mira a fare un salto di qualità producendo un batterio artificiale. Per ottenere questo risultato lui e i suoi collaboratori hanno iniziato a privare il Mycoplasma genitalium (un batterio responsabile di infezioni genitali) dei suoi geni per comprendere quali siano i requisiti genetici minimi affinchè un organismo vivente riesca a funzionare. Il microrganismo in questione possiede un numero molto limitato di geni (517, racchiusi in un unico cromosoma), ma Wenter ritiene di poter ridurre tali sequenze genetiche in un numero compreso fra 265 e 350. Una volta individuato il genoma minimo lo studioso è intenzionato a introdurlo in un apposito “guscio” di origine batterica allo scopo di vedere se esso può sviluppare o meno il proprio patrimonio genetico. L’obiettivo finale della Synthetic Genomics è conferire ai batteri artificiali proprietà biologiche “desiderabili” (cioè interessanti da un punto di vista scientifico e industriale) e immergerli in un ambiente che permetta loro di svolgere le proprie funzioni metaboliche e di riprodursi. – Ci troviamo in un’era di rapidi cambiamenti nel campo della scienza e stiamo per passare da una fase in ci riusciamo a leggere il codice genetico a una in cui riusciamo a scriverlo.-
Fonte: LIBERO
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