WarDrome Sci-fi MMORPG
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comunità di poesia e lotta dal 2002
Sunday February 25th 2018

Notiziario animalista

L’amore di un cane è per sempre.
La dedizione che dona al suo compagno umano è unica,
come unici sono gli sguardiadoranti e il silenzio dei suoi occhi.
Avete mai parlato al vostro cane prendendo il muso fra le mani
e sussurrandogli all’orecchio teso?
Ti amo piccolo amico mio.
Tu sei il più bel dono della mia vita.
Sei ciò che lascio a malincuore il mattino,per recarmi al lavoro
e la prima cosa che cerco la sera quando apro la porta di casa.
Sei il mio compagno di gioco più dolce,l’ombra dei miei passi,
il respiro della mia anima.-
Il luccichio dei suoi occhi è la risposta alla vostra voce.
Lo scodinzolio della coda la felicità della sua risposta:
-Anch’io ti amo Uomo e per te darei la vita.
Stammi sempre vicino, proteggimi,
perchè io sono solo un cane che esegue ogni tuo ordine e vive solo
perchè tu sia felice di avermi come amico.-Eppure molto spesso l’umano
tradisce questo grande amore e trasforma chi dona la sua vita in un oggetto
di divertimento, distruggendone l’ anima e massacrandone il corpo…….
Per denaro.
L’amore di un cane è per sempre……….per il suo amico umano arriva a morire,
perchè per un povero cuore di cane tutto è un dono d’ amore…….
anche lasciare la propria vita.
Fonte: http://www.bairo.info/Pag4.html
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La Lav plaude all’operazione della Guardia di Finanza
Denunciate 18 persone per associazione a delinquere finalizzata all’importazione di cuccioli dall’est
europa
BOLOGNA – La LAV plaude alla brillante operazione conclusa dalla Guardia di Finanza di Bologna, che ha portato alla denuncia di 18 persone per maltrattamento di animali, esercizio abusivo della professione veterinaria, detenzione e somministrazione di farmaci scaduti, ed al sequestro di un allevamento, in cui erano tenuti 150 cani, uccelli e bovini.
La Procura della Repubblica di Bologna ha aperto un fascicolo a carico dei denunciati per associazione per delinquere finalizzata all’illecita importazione di cuccioli, reato previsto nella nuova legge 186/04, primo caso in Italia dall’entrata in vigore della nuova Legge contro i maltrattamenti.
“L’operazione della GdF – dichiara Ciro Troiano, responsabile LAV SoS Maltrattamenti e Osservatorio nazionale zoomafia – è la conferma dell’esistenza di una vera e propria tratta di cani, importati in particolare dall’Ungheria, Romania, Slovenia e Croazia, che riguarda ogni anno circa 100.000 cani, acquistati per pochissimi euro nei mercatini dei paesi d’origine, trasportati in condizioni pietose, ammassati uno sull’altro e imbottiti di farmaci per curare le numerose patologie di cui sono affetti e contrastare il contagio”.
I più “fortunati”, quelli che riescono a sopravvivere ad un tasso di mortalità superiore al 50%, sono venduti in negozi compiacenti per poi morire dopo pochissimi giorni dall’acquisto, quando l’effetto dei farmaci di cui sono imbottiti cessa.
“Dietro questo fenomeno c’è una girandola di certificati e pedigree falsi, rilasciati da veterinari e allevatori compiacenti – conclude Troiano – come hanno dimostrato le stesse indagini della Finanza. Questo fenomeno criminale è stato lungamente sottovalutato, ma meriterebbe una più netta attenzione da parte degli organi inquirenti per i numerosi sviluppi nell’ambito di scenari delinquenziali già noti”.
Fonte: EMILIANET
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CANI DALL’EST RIVENDUTI CON PEDIGREE ITALIANO, 18 DENUNCE
Bologna – Compravano cuccioli di cani – di razza Husky, Dalmata, Labrador, Doberman, Breton, Pincier – dai Paesi dell’Est, tutti entro l’anno di eta’, e li rivendevano con pedegree e certificazione sanitaria italiana, praticamente dieci volte il prezzo di acquisto: se era 100 euro, venivano rivenduti a 1000. I cuccioli, pero’, stremati dal lungo viaggio e da malattie come il cimurro – in quanto non venivano dubito vaccinati nei paesi di origine per risparmiare sui costi – spesso si ammalavano o morivano poco dopo l’acquisto. Dalle segnalazioni dei proprietari alla Guardia di Finanza di Bologna, e’ nata all’inizio del 2004 l’inchiesta che ha portato a 18 denunce per associazione a delinquere finalizzata alla illecita importazione dei cuccioli e a numerosi altri reati, contestati a vario titolo ai membri del sodalizio criminoso, tra cui una veterinaria di origine pugliese che realizzava in bianco la certificazione sanitaria, spesso somministranmdo agli animali anche antibiotici per far si’ che sembrasseso in buona salute. Tutto ruotava attorno a E.M., titolare di un negozio di animali di Casalecchio di Reno (Bologna) che si occupava della importazione dei cani, in particolare dalla Slovenia, per poi “bonificarli” in vari allevamenti compiacenti: uno di questi, “Il Lupo bandito“, risultato solo fittizio, faceva capo a lui stesso. Gli altri interessati alle indagini si trovavano tutti in Emilia Romagna: uno a Granarolo, l’unico posto sequestrato per le cattive condizioni igieniche in cui venivano tenuti gli
animali; due nel Reggiano, a Reggio Emilia e Bibbiano; e uno nel Veneto, a Galzignano Terme, in provincia di Padova. Sempre a Granarolo, dove sono stati rinvenuti anche farmaci scaduti,
si trovavano, in pessime condizioni igieniche, circa 150 cuccioli in attesa della vendita, chiusi in gabbie vicino ad altri animali, come mucche o uccelli. Secondo la Guardia di Finanza, solo nel 2003 il giro di affari si sarebbe aggirato attorno al milione di euro. Le indagini ipotizzano che
l’importazione illecita di animali – il numero di animali accertato e’ di 15.000 cuccioli – possa aver avuto inizio fin dal 1991.
In un’altra operazione analoga, la Guardia di Finanza di Imola aveva sequestrato a fine giugno a Medicina, nel Bolognese, un rustico in cui sono stati trovati sei cani di razza Shar-pej in cattive condizioni di salute.
Fonte: AGI
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ANIMALI. GDF DI BOLOGNA SCOPRE GIRO ILLEGALE DI CUCCIOLI
BOLOGNA – A firmare (in bianco) la maggior parte dei certificati di buona salute dei cuccioli era una trentenne veterinaria originaria di Bari, priva di ambulatorio e sedicente “itinerante”, che lavora in Emilia-Romagna da tempo, con precedenti specifici.
L’allevamento di Granarolo e’ per ora l’unico sotto sequestro delle cinque strutture coinvolte: due si trovano nel reggiano (a Reggio Emilia e Bibbiano), uno in veneto a Galzignano Terme (Padova), infine c’e’ l’allevamento fittizio di Casalecchio, “Lupo bandito“, a cui venivano fatte risalire le origini di molti dei cuccioli venduti. A permettere il sequestro della struttura di Granarolo sono state le pessime condizioni igienico-sanitarie: circa 150 cani, di cui molti cuccioli, stavano tutto il giorno rinchiusi in gabbie strette (all’esterno mancavano i recinti per farli uscire) e piene di escrementi. L’ambiente poi, un rudere fatiscente e pieno di mosche, ospitava anche altri animali, tra cui mucche e tacchini (sulla struttura sono in corso anche accertamenti di carattere ambientale a cura dell’Arpa).
Nell’allevamento, inoltre, sono stati trovati farmaci scaduti e principi attivi da somministrare ai cuccioli malati (gastroenterite e cimurro le malattie piu’ diffuse) senza alcuna autorizzazione medica. La proprietaria dell’allevamento, per questo motivo, e’ denunciata, oltre che per maltrattamenti e associazione a delinquere, anche per esercizio abusivo della professione di veterinario. Al momento, il canile e’ sotto tutela dell’Ausl, che due volte al giorno va la’ ad occuparsi dei cani: “Stiamo cercando una soluzione: pensiamo anche di arruolarne per le unita’ cinofile della Guardia di Finanza- spiega il tenente Gianluca Berruti- e di utilizzarne altri per le comunita’ dove si pratica la pet therapy”. (AGIagi)
Fonte: AGI
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BOLOGNA: IMPORTAVANO CUCCIOLI DI CANE DALL’EST, DENUNCIATE 18 PERSONE
Fin dal 1991 M.E. si recava periodicamente nell’Est Europa (in Ungheria, Slovenia e Romania) per acquistare cuccioli di cane per poche decine di euro e per poi rivenderli in Italia a dieci volte tanto. Si tratta di cuccioli di husky, labrador, dobermann, dalmata, pincher, pointer e breton, tutti entro l’anno di eta’. Grazie all’aiuto di una veterinaria di Bari di 30 anni (e probabilmente di un altro veterinario di Orvieto sul quale pero’ si sta ancora indagando) che forniva falsi certificati sulla nascita e lo stato di salute degli animali rilasciati in bianco, i cani venivano poi smistati in 5 diversi allevamenti: a Casalecchio di Reno, Granarolo dell’Emilia, Reggio Emilia, Bibbiano e Galzigliano Terme (in provincia di Padova).
In realta’ l’allevamento di Casalecchio (dal nome fittizio ‘Il lupo bandito‘) si e’ poi rivelato essere solo il negozio attraverso il quale M.E. procacciava i clienti. Dopo pochi giorni dall’acquisto i cuccioli spesso morivano per cimurro o altre malattie, ma i clienti non venivano risarciti. Motivo che ha spinto molti a sporgere denuncia (50 dal 2004) che hanno portato la GdF ad avviare le indagini sui
frequenti viaggi all’estero di M.E., e a scoprire l’allevamento di Granarolo dell’Emilia.
Qui sono stati trovati 150 cani rinchiusi in pessime condizioni igieniche e numerose confezioni di farmaci, la maggior parte scadute. Gli altri allevamenti sono stati invece trovati in buone condizioni.
Fonte: ADNKRONOS
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Cani affamati e ammalati abbandonati in una stalla
MEDICINA – Aveva trasformato una vecchia stalla, piena di rifiuti, medicinali scaduti e calcinacci, in canile, sistemando in piccole gabbie sei cani di razza Shar Pei e un meticcio nero. Per questo il proprietario dell’edificio (sequestrato), che si trova a Medicina è stato denunciato dalla Guardia di Finanza di Imola con l’accusa di abbandono e maltrattamento di animali.I cani, che si trovavano negli spazi originariamente dedicati alle mangiatoie per animali, erano assai affamati e tenuti in condizioni igieniche davvero indecenti.Secondo gli accertamenti delle Fiamme gialle, visti anche alcuni locali liberi, lo stabile avrebbe ospitato in passato anche altri animali. I sette cani sono stati visitati dal servizio veterinario dell’Ausl di Imola e affidati al canile intercomunale di Budrio: gran parte di essi era affetto da diverse patologie. Un segnale inequivocabile di come sono stati trattati “i migliori amici dell’uomo”.
Fonte: CORRIERE ROMAGNA (Edizione di: IMOLA)
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KENIA, LO STRANO AMORE TRA UNA VECCHIA TARTARUGA E UN GIOVANE IPPOPOTAMO
Nairobi – Ben strano l’amore tra Mzee e Owen. E non tanto perché siano due animali, ambedue maschi, e non solo perché uno è centenario e l’altro un cucciolo (di 300 chili!), ma perché Mzee (che in swahili, lingua parlata in Kenya, Tanzania ed Uganda, significa anziano signore saggio) è una tartaruga gigante, e Owen un giovane ippopotamo. Orfano: i genitori si sono persi nei giorni dello tsunami, che arrivò anche sulle coste del Kenya.
Ora la coppia è divenuta un’attrazione del parco Haller, vicino a Mombasa, sulla costa keniana. Dove da sempre vive Mzee, e dove fu portato Owen nei giorni successivi al Natale dello scorso anno, dopo essere stato recuperato solo e impaurito sulla costa della vicina Malindi, trascinatovi dallo tsunami dal suo sito originario, il fiume Sabaki, che sfocia nell’Oceano Indiano.
Il caso o l’interesse hanno portato in brevissimo tempo, questione di giorni, i due animali – che più diversi non si può – a piacersi. E dunque – come scrive il quotidiano keniota Nation – da allora mangiano insieme, riposano insieme, e non di rado, racconta la dottoressa Paula Kahumbu, che dirige il parco, spesso capita che “Mzee, che spesso segue col suo passo l’amico, mordicchia il naso di Owen, che a sua volta lo lecca: e sembrano ambedue molto soddisfatti di ciò”. Dunque, dopo la leonessa “pazza” che adottava i cuccioli di lince, ora il Kenya ha anche un vecchio tartarugone che ama un giovane ippopotamo
Fonte: E-Gazette
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Un cavallo per amico contro le difficoltà motorie e mentali
(dara) Un cavallo per amico, per crescere ed imparare. Si chiama “Cavallo amico” il progetto promosso dall’assessore comunale all’Ambiente, Orazio D’Antoni in collaborazione con i reparti a cavallo della Polizia, della Polizia municipale e dell’Istituto di incremento ippico e che coinvolge anche i volontari del servizio civile che operano nei giardini catanesi. L’iniziativa si rivolge ai ragazzi dagli 8 ai 14 anni con difficoltà motorie e mentali dell’istituto salesiano di Santa Maria delle Salette, a San Cristoforo, con lo scopo di “proporre il cavallo come strumento per un percorso educativo – spiega D’Antoni – e favorire così il contatto con il mondo del cavallo e con l’ambiente circostante”. Al boschetto della Plaja dal lunedì al venerdì, dalle 16 alle 19, i cento ragazzini avranno la possibilità di imparare a cavalcare e a prendere confidenza con gli animali, tramite percorsi educativi che uniranno aspetti ludici a momenti di studio. Le attività, che si concluderanno il 10 settembre, sono aperte a tutte le associazioni, che possono inoltrare richiesta di partecipazione all’assessorato all’Ambiente, in via Pulvirenti 4.
Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Cronaca Provincia di Catania)
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Un fenomeno in crescita, e sul basso lago aumentano le colonie di felini
Se anche il gatto resta solo
Anche i gatti soffrono la stagione delle vacanze

DESENZANO (BS) – È allarme abbandoni sul lago di Garda. E stavolta non sono i cani, fedeli amici dell’uomo, bensì i gatti ad essere al centro dell’attenzione. Il motivo è semplice. I casi di abbandono di mici domestici, soprattutto femmine in attesa dei cuccioli, si sono moltiplicati nelle ultime settimane. Tanto da mettere in stato di allerta le numerose «gattare» che agiscono in alcune delle piccole capitali delle vacanze ma anche i volontari di associazioni come Raf, il Rifugio animali felici Verdeblu che ha sede a Desenzano. «La situazione è drammatica – spiega Isabelle Daubresse, esponente dell’associazione che incontriamo all’esterno del un rifugio che accoglie una cinquantina di gatti, gestito dall’associazione in una zona compresa fra Sirmione, San Martino della Battaglia e Desenzano -. Gli abbandoni di gatti sono saliti alle stelle nell’ultimo mese e mezzo. Si tratta per lo più di femmine in attesa dei cuccioli o con gattini in tenerissima età. Vengono scaricati un po’ ovunque. Continuiamo a ricevere telefonate e segnalazioni. Sono già una trentina i mici e le micie con i loro cuccioli che abbiamo ritirato tanto che il nostro piccolo rifugio rischia di scoppiare. I costi sono elevati per il cibo, le cure, l’assistenza veterinaria e gli aiuti sono scarsi. Non ce la facciamo più tanto da costringerci a prendere la decisione di non ritirare più gatti». A fronte di una situazione che viene definita pesante torna d’attualità il progetto mai concretizzato di realizzare un gattile a Desenzano nella zona dell’entroterra dove è stato costruito ed è operativo il rifugio per cani. L’iniziativa è frutto dell’accordo e dell’investimento dei comuni di Sirmione, che per primo con l’allora sindaco Arduino lanciò l’idea, di Desenzano e Montichiari. La struttura intercomunale realizzata a lato della strada per Centenaro, costata 650.000 euro, è in funzione da alcuni anni. È dotata di alloggio per il custode, ambulatorio per il veterinario, spazi di servizio. Il progetto iniziale prevedeva anche la realizzazione di un gattile proprio per assicurare un rifugio anche ai gatti abbandonati. L’abbandono è un fenomeno che in Italia interessa, secondo i dati forniti dalle associazioni ben 150.000 cani coinvolti in 4.000 incidenti stradali. L’idea del gattile venne momentaneamente rinviata. Non se n’è più fatto nulla e dunque ci si affida all’azione del volontariato, all’amore verso questi animali. Che sono moltissimi così come numerose sono le «colonie» feline. Sulla riviera bresciana del lago in tema di gatti e colonie trova eco l’iniziativa dell’associazione Raf Verde blu di Desenzano di ufficializzazione della presenza di colonie feline, tutelate dalla legge. Infatti nei mesi scorsi l’associazione ha formalmente comunicato ai responsabili dell’Asl di Brescia (dandone notizia anche ai responsabili del settore Veterinaria del distretto gardesano, ai sindaci, ai carabinieri ed ai comandanti delle polizie municipali) della presenza di innumerevoli colonie feline «ponendole – recita la lettera – sotto tutela secondo le vigenti leggi». L’iniziativa riguarda i comuni di Desenzano, Sirmione, Toscolano e Gargnano. A Desenzano le colonie segnalate sono 11 per un totale di 123 gatti; a Sirmione risultano 6 per 66 esemplari , a Toscolano sono 3 per 50 gatti ed a Gargnano 7 per altri 70 mici. L’associazione ha chiesto l’ufficializzazione delle colonie ed il posizionamento di cartelli che dichiarano l’esistenza e la tutela delle stesse.
Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
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IN BREVE
Sos abbandoni, scaricati 6 cuccioli

Parma – Erano minuscoli e malridotti: con gli occhi ancora chiusi, affamati e luridi, pieni di pulci e zecche. Sei cuccioli scaricati da un’auto, l’altra sera, davanti al canile municipale di via del Taglio. Tutti dentro uno scatolone e se non fosse stato per la prontezza di alcune persone, tra volontari e passanti, almeno un paio di cagnolini avrebbe fatto subito una fine ancora peggiore: usciti dallo scatolone, zampettavano impauriti al centro della strada rischiando di essere uccisi dalla prima auto di passaggio.
Fonte: GAZZETTA DI PARMA
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LEGAMBIENTE SCOPRE POLLI ALL’AMIANTO
Frosinone – Un sofisticato satellite adottato dall’associazione Legambiente di Cassino e specializzato nell’individuare discariche ed altri scempi ambientali ha scoperto e quindi segnalato un allevamento di polli realizzato in capannoni all’amianto. Per questo motivo il presidente dell’associazione, Edoardo Grossi, ha immediatamente segnalato la questione alla Procura della repubblica di Cassino ed ai carabineri che immediatamente hanno posto sotto sequestro l’intera struttura.
L’amianto, infatti, possiede delle molecole altamente tossiche che soprattutto in questo periodo di eccessiva calura si disperdono facilmente nell’aria ed attecchiscono al sistema vitale di animali e uomini. (AGI) Cli/Glc 210951 LUG 05
Fonte: AGI
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mucche uccise da MICIDIALE COCKTAIL
Frosinone – Arsenico e cromo trivalente: queste le micidiali sostanze che, l’altro ieri pomeriggio, potrebbero aver ucciso 25 bovini e ridotto in fin di vita 15 mucche. L’indiscrezione riguardo il micidiale cocktail di veleni e’ trapelata nella tarda serata di ieri e se risultasse vera sarebbe di una gravita’ inaudita. Le indagini dei carabinieri del nucleo operativo ecologico (NOE) e della polizia forestale proseguono a pieno ritmo e si sarebbero incentrate su uno stabilimento industriale, attualmente non in funzione, nel quale gia’ in passato si sono registrati gravi atti di inquinamento. L’arsenico e il cromo trivalente, in quell’attivita’, potrebbero essere usati in un procedimento di ripulitura a livello industriale. Nella mattinata di oggi in zona Collacciano, nel comune di Anagni, ci sara’ un ennesimo sopralluogo da parte degli investigatori. “Il veleno deve essere stato versato nel torrente verso le 15.30 di martedi’ – spiega uno degli allevatori danneggiati dalla mattanza dei bovini -. Una mandria di circa 50 capi, infatti, si era abbeverata allo stesso torrente un’ora e mezza prima, e non ha subito alcun danno. Poco dopo le 16 l’area in tutta la zona era secca, cupa e durante il tragitto verso il mio terreno ho iniziato a notare rane e pesci morti, uccelli e cani stecchiti. All’improvviso ho preso concezione del fatto che in quel tratto di torrente doveva essere accaduto qualcosa di terribile. Quando ho visto le carcasse delle mie mucche ho compreso che qualcuno doveva aver avvelenato quel pezzo di natura. Nel torrente di Santa Maria spesso entrano e vi sguazzano bambini e ragazzi e soltanto un miracolo ha evitato che alla strage di animali si aggiungesse una tragedia senza precedenti”. Il sindaco di Anagni Fiorito ha firmato una ordinanza nel quale prescrive il divieto assoluto di utilizzare le acque del ruscello per abbeveraggio, irrigazione ed emungimento. Per avere conferma dell’esatta miscela di veleni presenti nel fiume bisognera’ attendere l’esito degli esami che verra’ reso noto in giornata.
Fonte: AGI
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GIALLO A FROSINONE. Vendetta o inquinamento?
Bevono acqua nel fiume Morti avvelenati 25 bovini

Anagni (Frosinone) – Il rosso del sangue e il nero degli occhi spalancati dei bovini morti si stagliano contro il giallo dell’erba bruciata dal sole e il verde del fiume. Sono questi i colori della nuova emergenza che ieri si è abbattuta sulla Valle del Sacco.
Venticinque capi fra vacche, manzi e vitelli sono morti fulminati ad Anagni dopo aver bevuto l’acqua del Rio Santa Maria, un rigagnolo che finisce la sua corsa nel fiume Sacco.
«Ieri l’acqua era diversa, più scura, asciugava la bocca. Le bestie erano in acqua morte. Tre agonizzavano sul prato e una di loro, pazza di rabbia, ha tentato di caricarmi», dice Luigi Sabene, 69 anni, l’allevatore più colpito da questa tragedia a dimensione familiare. I tre allevatori colpiti sono cugini.
Una storia, questa di Anagni, con tanti punti interrogativi che gli inquirenti stanno cercando di risolvere. Lascia perplessi la velocità dell’avvelenamento delle vacche e il fatto che non siano stati trovati altri animali morti lungo il fiume: ieri mattina rane e girini nuotavano vispe nell’acqua e nel pomeriggio altre mucche sono tornate a bere sotto gli occhi dei tecnici senza che nulla accadesse. E fa pensare che la moria sia avvenuta il giorno dopo la riunione fra l’assessore regionale all’agricoltura Daniela Valentini e gli agricoltori coinvolti nella crisi della Valle del Sacco per discutere di rimborsi e incentivi.
«Qui c’è stato un avvelenamento e non un inquinamento – dice l’assessore – Dobbiamo dare un segnale agli agricoltori perchè sono spaventati. Non devono andare via». «Se c’è qualcuno che pensa di fare speculazioni se lo deve dimenticare», ha detto l’assessore all’ambiente Angelo Bonelli aggiungendo che la Valle del Sacco può diventare un’area naturale protetta a vocazione agricola. La Procura della Repubblica di Frosinone ha aperto un’inchiesta.
Fonte: IL GIORNALE DI VICENZA
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BOVOLONE. Il finanziamento inutilizzato sarà usato ma la struttura non sarà nel paese
Sì al canile, ma altrove
I fondi regionali al gruppo Cappa, si sta cercando il posto

Bovolone (VR). Non torneranno a Venezia inutilizzati i 250mila euro che la Regione nel dicembre 2003 aveva messo a disposizione del Comune per realizzare in 24 mesi il rifugio del cane. La giunta del sindaco Mantovani ha deliberato, in accordo con la Regione, di devolvere tale somma all’associazione Cappa (centro associativo protezione piccoli animali), una Onlus, organizzazione di utilità sociale senza scopo di lucro, iscritta all’albo regionale, che si è impegnata a realizzare l’opera dopo il reperimento di un’area idonea in uno dei Comuni dell’Ulss 21. Si torna dunque a parlare del rifugio del cane, progetto che rientrava nel piano delle opere pubbliche del Comune di Bovolone prima di venir depennato per una questione di priorità.
La vicenda prende le mosse nel 1998. In quell’anno l’allora sindaco Luigi Lovato, d’intesa con l’associazione Cappa, ha presentato a Venezia una richiesta di contributo per un innovativo progetto di un’«oasi zoofila». Il progetto si sviluppava su un’area di 26 mila metri quadrati e prevedeva una spesa complessiva di 485mila euro. Cinque anni più tardi arriva da Venezia la comunicazione che il progetto veniva finanziato con un contributo di 250mila euro, somma da utilizzare entro 24 mesi, pena la perdita del contributo. La differenza, ovvero i restanti 235mila euro, doveva mettercela il comune di Bovolone, una somma troppo alta per le casse comunali e il progetto è finito in un cassetto.
Ora, a distanza di un anno e mezzo, il rifugio del cane viene rilanciato. La giunta di Giorgio Mantovani ha infatti deciso di devolvere il contributo di 250mila euro all’associazine Cappa che si impegna a realizzare il rifugio non appena avrà reperito un terreno adatto. Ma non sarà a Bovolone, bensì in qualche altro Comune della provincia. Una decisione che è stata presa dopo un incontro con i sindaci dei comuni dell’Ulss 21 che sono interessati ai servizi di lotta al randagismo che potrebbe offrire la nuova struttura.
«L’associazione è disposta a realizzare il canile», dice Mirko Zenati, presidente dell’associazione Cappa che porta avanti questo progetto pilota. «Abbiamo avuto rassicurazioni dalla Regione che si può fare. Il rifugio diventa un progetto sovracomunale. Stiamo cercando un terreno in un’area idonea, lontana da abitazioni e vicina a importanti vie di comunicazioni». (Roberto Massagrande)
Fonte: L’ARENA (Il Giornale di Verona)
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Rara tartaruga cambogiana salvata da pentola grazie a microchip
HNOM PENH (Reuters) – Una tartaruga “reale” cambogiana estremamente rara che rischiava di finire in una zuppa cinese è stata salvata da un microchip che le era stato installato in una zampa. Lo hanno detto oggi le autorità. L’intercettazione dell’animale in Vietnam durante il suo viaggio verso la Cina è stata salutata dagli esperti internazionali della conservazione delle specie come un grande successo nella guerra contro i contrabbandieri che commerciano illegalmente la fauna selvatica in Asia, che finisce spesso nei menù cinesi o fra gli ingredienti della medicina tradizionale. “Una tartaruga molto importante è tornata a casa”, ha detto in un comunicato Doug Hendrie, il coordinatore per le tartarughe in Asia della Wildlife Conservation Society. La tartaruga di 15 chili, uno dei meno della decina di esemplari che si ritiene vivano in Cambogia, è stata scoperta da alcuni ispettori che controllavano una gabbia di animali selvatici confiscati in Vietnam. “Senza il microchip che le abbiamo impiantato nella sua zampa destra, la tartaruga sarebbe finita in un menù cinese”, ha detto Heng Sovannara, del dipartimento ittico cambogiano. La tartaruga, che Sovannara dice avere più di 35 anni, era stata originariamente rimessa in libertà nel distretto cambogiano sudoccidentale di Sre Ambel, due anni fa. Dei pescatori cambogiani l’hanno catturata lì a giugno, e poi l’hanno contrabbandata in Vietnam, dove gli ispettori, utilizzando strumenti per monitorare i microchip, l’hanno scoperta, ha detto Heng Sovannara. La tartaruga maschio è ora tornata in Cambogia, dove verrà curata prima di decidere se reimmetterla nel fiume Sre Ambel.
Fonte: MYTECH
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Coppie in crisi anche per l’affido del cane
Se la coppia scoppia il problema non si limita ai figli, ma coinvolge anche i cani di famiglia. E così esplode il fenomeno dei dog sitter. A rilevarlo è uno studio condotto dalla sessuologa Serenella Salomoni, presidente dell’Associazione donne e qualità della vita, su 500 coppie «scoppiate», residenti nell’intero territorio nazionale. Secondo lo studio, infatti, tra affidamento dei figli (37%), sussidi di mantenimento (34%), spunta prepotente un nuovo argomento di contesa: il cane. Una situazione che, ogni estate, rischia però di portare conseguenze funeste per gli amici a quattro zampe, troppo spesso abbandonati sul ciglio della strada nonostante le più recenti leggi a favore della tutela degli animali: ben 150.000 i cani abbandonati da giugno a settembre, soprattutto nel sud Italia secondo l’associazione che cita dati del ministero della Salute. Ben il 16% del campione dichiara di aver ingaggiato vere e proprie battaglie legali per ottenere l’affidamento dell’amato cucciolo e nel 53% dei casi è la componente affettiva a prevalere. Ma, come in tutte le cause di divorzio, non manca la componente vendicativa, che fa confessare al 16% di essersi battuta per l’affidamento del cane per lasciare il coniuge in uno stato di prostrazione e solitudine. Un po’ come per i figli nell’80% dei casi è la donna a spuntarla. Ottenuto l’affidamento, però, nascono nuove controversie. Il 34% degli intervistati segnala come maggiore causa di dissidi il mantenimento economico dei fido, che non si capisce se debba esser compreso negli alimenti o meritare un capitolo a parte. In pochi discutono anche sulla sua giusta alimentazione e sulla gestione delle cure mediche, ma le coppie oggetto della ricerca indicano anche come motivo di litigi la scelta del dog sitter (31%), gli orari di «visita» (15%), l’ospitalità dell animale nei periodi di vacanza (24%). Spesso i padroni desiderano andare in vacanza senza problemi e così per gli amici di un tempo, magari ormai cresciuti, entra in campo il dog sitter, professione che conosce un vero e proprio boom. Il 54% degli intervistati, infatti, confessa di non avere tempo per prendersi cura del proprio cane e di dover ricorrere a una persona fidata che lo accudisca. Tra i requisiti richiesti per il dog sitter perfetto c’è l’affidabilità (34%), disponibilità (27%), non si disdegna che sia simpatico (25%) e attraente (21%). Dunque il dog sitter deve incontrare il gradimento del cane ma soprattutto del padrone, o padrona, neo divorziati. Gli intervistati arrivano anche a individuare i dog sitter ideali tra i personaggi più noti: i più gettonati sono Paola Ferrari (37%), proprietaria di due golden retriever, giudicata dolce e materna. Al secondo posto, Michele Cucuzza (28%), «rassicurante e simpatico». A seguire Francesco Totti, preferito dal 16% degli intervistati che lo percepiscono come «un cucciolone» e Raul Bova (15%), che tra i componenti della sua famiglia conta anche un labrador, visto come «dinamico e attraente».
Fonte: IL TEMPO (INTERNI-ESTERI)
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MINORI. Aumentano le aggressioni dei pitbull. Moige: “Sì alla sterilizzazione”
“I pitbull sono una razza creata appositamente per la lotta e l’aggressione, sono animali pericolosi e difficilmente controllabili; nessuno è al sicuro in loro presenza”. A dirlo è Elisabetta Scala, coordinatrice del Moige – Movimento Italiano Genitori del Lazio – commentando l’ultima, in ordine di tempo, aggressione ad un bambino da parte di un pitbull.
“Ogni anno si verificano tanti casi come questo, a volte addirittura mortali – sostiene la coordinatrice – e d’estate, quando i bambini giocano di più all’aperto, le aggressioni si moltiplicano. Già da molti anni i genitori chiedono che la tutela dei bambini venga messa prima di quella dei cani; ciò sarebbe possibile semplicemente – conclude Scale – seguendo l’esempio di Francia e Germania che hanno disposto la sterilizzazione delle razze feroci, tra le quali sono compresi i pitbull”.
HC 2005 – redattore: VC
Fonte: HELP CONSUMATORI
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Fido in ferie e padrone in piscina In un sito internet il meglio che c’è
http://www.pets-hotels.it e http:**www.swimming-hotels.it
Si chiamano http://www.pets-hotels.it e http://www.swimming-hotels.it i due siti realizzati dalla Federalberghi, da oggi in rete, che raccolgono tutti gli alberghi del Bel Paese che accettano animali domestici o sono dotati di almeno una piscina scoperta o coperta. La scelta di una denominazione in inglese è stata dettata dall’esigenza di assecondare anche la numerosa clientela estera. Nel dettaglio, in Italia sono 11.500 (su un totale di 33.480) gli alberghi che ospitano quei proprietari di animali domestici che intendono giustamente trascorrere le proprie vacanze in compagnia del loro amico a quattro zampe. Quanto agli alberghi dotati di piscina, in Italia se ne contano circa 5mila, con una forte concentrazione di strutture ubicate nell’ordine in Sardegna, Campania e Trentino Alto Adige. Entrambi i siti sono di agile utilizzo e offrono al turista la possibilità di consultare un database completo e aggiornato. Con un solo click, infatti, ciascuno dei motori di ricerca consente di utilizzare molti criteri di selezione, permettendo di effettuare anche delle ricerche mirate. «Abbiamo dato vita a questa ulteriore iniziativa – afferma il p residente di Federalberghi Bernabò Bocca – per agevolare nella scelta delle proprie vacanze chi ha al seguito animali domestici».
Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
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Da settembre. Patrocinio della Regione
Puglia, progetto dell’Enpa per sensibilizzare i bimbi al rapporto con gli animali

BARI – Partirà a settembre con il patrocinio dell’assessorato regionale al diritto allo studio e pubblica istruzione, un progetto dell’Enpa per educare e sensibilizzare al rapporto uomo-animale i bambini delle scuole primarie pugliesi. L’annuncio dell’iniziativa «Delfini Enpa per le scuole elementari» – che prevede tra l’altro un concorso per un campagna sociale in difesa degli animali – è stato dato durante una conferenza stampa che si è tenuta alla presidenza della Regione. All’incontro hanno partecipato l’assessore Paola Balducci, il presidente nazionale Enpa, Paolo Manzi, e il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale per la Puglia, Giuseppe Fiori. «In Puglia – ha sottolineato Manzi – il progetto è già stato avviato nello scorso anno scolastico: vi hanno aderito 5.901 bambini di 288 classi di terza della scuola primaria, ma per l’anno 2005-2006 il programma sarà esteso anche alle quarte. Ogni classe viene iscritta come “branco delfini”; i bambini saranno i veri protagonisti: hanno scelto anche nome e logo dell’iniziativa. Del resto i più piccoli quando si confrontano con gli animali scoprono le somiglianze, gli adulti mettono in risalto le differenze. La Puglia, comunque, è una regione particolarmente tollerante verso gli animali, che possono aiutare a crescere rispettando la diversità». Su questo aspetto si è soffermato anche l’assessore Balducci: «Iniziative come questa – ha detto – permettono a bambini e ragazzi di aver coscienza di sè e delle proprie capacità. La difesa dell’animale li responsabilizza e amplia l’orizzonte culturale. Soprattutto in un’epoca in cui hanno dimestichezza con le tecnologie ma non conoscono gli animali e a volte ne hanno paura. Inoltre è importante che i bambini siano messi al centro – ha aggiunto – l’assessore Balducci e siano parte attiva come accade con (Bambini per gli animalì che permette di esprimere tutta la loro creativita» con una campagna a mezzo stampà. «L’iniziativa – ha concluso Fiori – che è anche autore di libri per ragazzi, come “Celestino e Ribo” edito da Manni la storia dell’amicizia tra un bambino e uno scimpanzè rientra in quella educazione trasversale che affronta argomenti come l’ambiente, la salute e la cittadinanza. Per quanto riguarda gli animali scopriremo che i bambini ne sanno molto più di noi». Tra i «testi di studio», oltre ad «Abbaiare stanca» di Daniel Pennac, il libretto «Barbari del 2000» che può essere destinato anche a ragazzi di scuola media.
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
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La disavventura di due veterinari della Asl nelle stradine di Rauccio a «caccia» di randagi
Evitano un cane, collare in premio

Rauccio (Bari)
Fuori strada con l’auto per schivare un randagio. Un episodio di ordinaria cronaca purtroppo, soprattutto in estate, periodo di passeggiate «bucoliche» e di crudeli abbandoni di animali. Niente di strano quindi, se non fosse che la piccola disavventura, per fortuna a lieto fine, è capitata a due solerti ispettori del servizio veterinario della Asl, che a bordo della Panda in dotazione erano impegnati proprio in un giro di perlustrazione nelle campagne alla periferia di Lecce. E’ accaduto qualche settimana fa, in una impervio angolo rupestre in località Rauccio, con i due medici veterinari alle prese con una normale passeggiata di ricognizione. Andatura lenta, naturalmente, a bordo della «pandina», un semplice giro di controllo probabilmente proprio per monitorare la presenza di randagi, magari pericolosi, avvistati in zona. Ma non si aspettavano certo tale tipo di pericolosità i due professionisti, visto che un tranquillo meticcio, sbucato all’improvviso dalla vegetazione, ha tagliato loro la strada. Repentina, un po’ per istinto un po’ per… «deontologia», la sterzata del guidatore che, per salvare l’incauta bestiola, non ha potuto evitare l’uscita dalla carreggiata del suo mezzo. Un leggero dislivello tra il manto stradale e il piano di campagna in quel punto è stato sufficiente a provocare un paio di bruschi cappottamenti della loro macchina. Pochi attimi di spavento per i due professionisti, un po’ di bernoccoli, qualche graffio e, dopo il leggero choc, arrivati gli aiuti, una visita al pronto soccorso per le radiografie di routine. Diagnosi: contusioni sparse e un paio di settimane di prognosi con, ironia della sorte, l’obbligo assoluto di portare il collare. Del randagio nessuna traccia. (Dario Quarta)
Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (Lecce)
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ANAGNI Ad uccidere all’istante 25 povere mucche assetate non è stato l’inquinamento
ANAGNI (Frosinone) – Ad uccidere all’istante 25 povere mucche assetate non è stato l’inquinamento ordinario del rio Mola Santa Maria, torrentello che butta le sue torbide acque nel già inguaiatissimo fiume Sacco.Ma un avvelenamento straordinario, micidiale per la sua potenza quanto lesto a dileguarsi. Tutto sarebbe accaduto tra le 14 e le 16 di martedì: un’autobotte, approfittando del caldo torrido che in quelle ore annienta ogni vigilanza, avrebbe versato nel ruscello il suo carico killer, per poi fuggire via. L’ora della siesta è diventata più sicura di quelle in cui c’è buio: i fari attirano infatti l’attenzione delle guardie forestali, che durante la notte hanno rafforzato i pattugliamenti.
In quel tratto di campagna solcato dal ruscello, un chilometro a sinistra dell’uscita autostradale di Anagni, verso la stazione ferroviaria, sorgono molti stabilimenti e i Carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico, sceso in campo assieme alla compagnia di Anagni, starebbero indagando attorno a tre imprese, il cui nome è ovviamente coperto da riserbo. Decisivi saranno i risultati delle analisi delle acque e dei sedimenti, degli organi espiantati agli animali morti e del sangue prelevato ad alcuni sopravvissuti, che saranno pronti però soltanto fra alcuni giorni. Ma quand’anche si risalisse a una precisa sostanza tossica, magari usata da una delle aziende sospettate, sarebbe assai difficile, in mancanza di testimoni, imputare lo scarico a un camion dello stabilimento e non, invece, ad uno di passaggio, uscito per l’occasione dall’autostrada. Su tutta la vicenda, la Procura di Frosinone ha aperto un’inchiesta.
Che si tratti di un singolo caso e che si possa scongiurare un allarme ambientale di questa gravità, sono molti elementi a provarlo. Intanto, ieri mattina l’acqua era tornata, se così si può dire, normale: addirittura trasparente nel più a valle dei due “siti della morte”, che distano fra loro circa un chilometro. Qui, nei prati di una polveriera militare dismessa, sono cadute 18 giovani manze, già pronte per la monta: 16 appartenevano a un allevatore di 69 anni, Luigi Sabene, e due a suo cugino, Angelo Testane. «Sono 16 anni che ho ottenuto la manutenzione di questo ex deposito di armi, e 16 anni che le mie bestie bevono a questo ruscello – assicura Sabene, capelletto biancoverde calcato in testa -. Non è mai accaduto nulla».
Sabene mostra il tratto di ruscello dove ha trovato gli animali. Pancia all’aria nell’acqua bassa, con la bava alla bocca. La scoperta è stata fatta solo attorno alle 19, un paio d’ore dopo che erano state trovate morte le 7 mucche da latte frisone, dell’allevamento a monte, di proprietà di Duilio Quatrana: alla macabra scoperta, sua figlia Maria Teresa era svenuta. Il carico tossico è stato dunque gettato in acqua più a monte, e in pochi minuti ha coperto la distanza fra i due siti. Le mucche della famiglia Quatrana erano ospiti del terreno di un cugino, in località Ponte del Tremio, e si abbeveravano normalmente a quattro vasche da bagno dismesse. Ma il caldo le ha portate più a valle, all’ombra di alcuni alberi, vicino al ruscello, l’accesso al quale, in quel punto, era chiuso da un cancelletto. Una di esse è riuscita a forzarlo e tutte sono andate a bere. Duilio trova e raccoglie, a due metri dal cancello, quel rudimentale lucchetto, fatto con un filo di ferro e un cordone.
Da tutti gli animali sono stati asportati cuore, polmoni, reni, fegato e a un primo esame visivo soprattutto quest’ultimo è apparso gonfio in modo anomalo, sintomo chiaro di avvelenamento. L’autopsia e gli esami chimici sugli organi vitali vengono effettuati dal dottor Fagiolo, dell’Istituto zooprofilattico e dal veterinario della Asl di Anagni Osvaldo Caverna. A tre o quattro animali sopravvissuti è stata fatta l’analisi del sangue. Ma ci vorranno almeno due giorni per i primi responsi. Quanto all’acqua del torrente, i primi prelievi sono stati effettuati nella serata di martedì, e si spera di trovare in essi ancora tracce del veleno, gli ultimi ieri mattina. All’Arpa e ad altri enti sono affidate le analisi dei sedimenti, che poggiano nella speranza che in qualche anfratto del ruscello tracce della sostanza tossica siano rimaste.
I tre allevatori verranno risarciti, ha confermato ieri Daniela Valentini, assessore all’Agricoltura della Regione Lazio, e il modello dovrebbe essere lo stesso messo a punto per gli allevatori colpiti dall’inquinamento del Sacco (1.100 euro a capo e 500 di sostegno per due anni). Se poi non si trattasse di uno scarico casuale, ma di un’azione di minaccia, tendente a cacciare l’allevamento da quest’area per far posto ad altre attività, ecco l’assicurazione di Angelo Bonelli, assessore regionale all’Ambiente: «Vogliamo fare dell’intera valle del Sacco un’area naturale protetta a vocazione agricola. Tutti gli interventi edilizi previsti dovranno saltare. Le aziende chimiche che inquinano gravemente se ne dovranno andare. L’agenzia regionale dei parchi sta mettendo a punto il piano».
CORRADO GIUSTINIANI
Fonte: IL MESSAGGERO (Nazionale)
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TORVAIANICA – Prima autorizzazione allo zoomarine: può portare in Italia gli animali ma ancora non può aprire
di MOIRA DI MARIO
Prima autorizzazione per lo zoomarine di Torvaianica, il parco acquatico che dovrebbe ospitare delfini, pinguini e diverse specie di uccelli esotici. La Commissione scientifica Cites del ministero dell’Ambiente ha infatti concesso alla società portoghese proprietaria della struttura il trasferimento di alcuni delfini da Lisbona (dove c’è già uno zoomarine da alcuni anni) a Torvaianica. Il parco tuttavia non ha ancora ottenuto dallo stesso Dicastero il nulla osta all’apertura dell’intera struttura. Può dunque portare in Italia gli animali, ma senza aprire al pubblico.
Intanto sulla decisione del Cites gli Animalisti Italiani promettono battaglia. «E’ una vera schizofrenia – dichiara Ilaria Ferri direttore dei settori cattività e ambiente marino degli Animalisti Italiani – il ministero dell’Ambiente fa sapere che la struttura non è autorizzata e non ha la licenza necessaria prevista dalla normativa sugli zoo, mentre la Commissione Scientifica Cites, strumento del Dicastero stesso, autorizza l’arrivo degli animali. E’ folle, inaccettabile oltre che illegale. Chiediamo immediatamente lo scioglimento della Cites per gravi inadempienze perché non garantisce il rispetto delle normative e il benessere degli animali».
Intanto per stamani è previsto un incontro tra gli Animalisti, l’assessore regionale all’Ambiente Angelo Bonelli e la senatrice dei Verdi Loredana De Petris.
Fonte: IL MESSAGGERO (Civitavecchia)
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In viaggio con il coniglietto
È tempo di vacanze ed in questi giorni per molte persone che hanno coniglietti, furetti ed altri piccoli roditori in casa c’è il problema di come e dove collocarli al momento della partenza. Il dilemma che molti si pongono è se sia meglio portarli insieme o se sia più opportuno lasciarli presso una pensione per animali. Valuteremo insieme ora cosa si deve fare per poter affrontare un tranquillo viaggio con al seguito il proprio amico peloso, oppure cosa sia più opportuno fare per quelle persone che non vogliono portarseli insieme al mare o in montagna. Considerando le abitudini di questi piccoli amici, piuttosto riservati e con un fortissimo legame per il proprio ambiente, dovendosi assentare solo per qualche giorno sarebbe opportuno farli restare a casa, nel loro ambiente, lasciando a loro disposizione una buona e consistente scorta di cibo ed acqua. Nell’ eventualità ci fosse la possibilità che un parente o un amico fidato potesse recarsi a controllare la bestiola una volta al giorno, anche per pochi minuti, sicuramente il coniglietto o altro roditore ringrazierebbe, perché preferisce rimanere a casa sua, anziché viaggiare e cambiare ambiente. Se quanto appena detto non fosse possibile, attualmente, anche se rarissimi, cominciano ad esistere i rabbit-sitter. Di solito si tratta di un servizio svolto da studenti che essendo appassionati di animali esotici, per poter guadagnare qualcosa si dedicano ad ospitare presso le loro abitazioni questi piccoli amici. È chiaramente sottinteso che queste persone che decidono di svolgere questo lavoro siano competenti e quindi hanno dimestichezza con i conigli, sanno riconoscere eventuali segni di malessere e sanno come prenderli in braccio e quindi come gestirli. Nel caso si decidesse di portare il roditore con sè, la soluzione pratica e sicura per affrontare un viaggio in tutta tranquillità è di mettere il coniglio o altro roditore in un trasportino per gatti da coprire con un panno. Il motivo di questa scelta sta nel fatto che in natura i conigli sentono meno stress se non vedono l’ambiente esterno ed in questo modo possono affrontare anche viaggi abbastanza lunghi. Un altro aspetto importante è quale tipo di lettiera si deve mettere nel trasportino: mai la sabbia o la segatura, che nel giro di pochi secondi, a causa dell’abitudine dei coniglietti a scavare, sarebbe spinta fuori dalla gabbia. Nemmeno i giornali, sistemati a tappeto vanno bene, data l’abitudine dei roditori a strappare con i denti. Opportuno è mettere come lettiera un asciugamano di spugna abbastanza spesso che sarà resistente se il coniglietto vorrà scavare e si rivelerà molto utile in quanto assorbirà la pipì che il roditore eliminerà durante il viaggio. Per gli alimenti, durante il viaggio non devono mancare, e nemmeno essere abbondanti. L’ideale è un ottimo cespo di insalata, perché è utile sia come dissetante che come alimento.
Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (Bari)
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L’allarme: Sempre più cani abbandonati nei boschi
di PIETRO BIZZONI
Un brutto gesto che può mettere a rischio l’incolumità degli animali e delle persone. Si apre una nuova stagione turistica e puntualmente arrivano gli abbandoni di animali in tutto l’alto Velino e Tronto. Sulla rete viaria della dorsale appenninica già dai primi giorni di giugno si stanno verificando casi di cani di tutte le taglie, sia meticci che di razze pregiate, gatti e specie esotiche come porcellini d’india o conigli nani lasciati ai margini delle strade o liberati in prossimità di frazioni e campi coltivati.
Il problema non è solo la sopravvivenza di questi animali ma riguarda anche la sicurezza della circolazione stradale e l’incolumità dei cittadini. Frequenti gli incidenti provocati da randagi che, perdendo l’orientamento, finiscono schiacciati da auto, moto e camion (spesso con conseguenze drammatiche). Numerosi anche gli attacchi a greggi ed armenti al pascolo da parte di branchi di cani inselvatichiti. Ed è questa un’altra delle cause frequenti della morte di animali abbandonati: gli allevatori, esasperati dalle perdite di bestiame, preparano trappole e lacci d’uso illegale lungo i passaggi degli animali. Nei giorni scorsi uno degli ultimi casi di abbandono: un cane che circola nel centro di Amatrice. «Al calar della sera – osserva Paride Tilese, portavoce del gruppo di cinofili locali – si aggira tra le vie in prossimità dei secchioni dell’immondizia in cerca di cibo un un giovane pastore abbruzzese che presenta una ferita tra il collo e le zampe posteriori, causato da un laccio d’acciaio che ancora lo stringe e che presto finirà per soffocarlo. nei giorni scorsi – prosegue Tilesi – abbiamo segnalato il comando ai vigili urbani di Amatrice. Speriamo riescano a catturarlo e a curarlo».Il problema randagi potrebbe risolversi in parte se venissero applicate le norme sullo abbandono, in maniera ferrea e continuata non solo nell’alto reatino. Là dove sembra non servano appelli continui alla coscienza ed al senso civico (ai padroni di questi animali), sicuramente basterebbero multe salate e puntuali segnalazioni da parte di tutti i cittadini.
Fonte: IL MESSAGGERO (Rieti)
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Calendario venatorio Caccia aperta dal 18 settembre
L’AQUILA – La Giunta regionale ha approvato il calendario venatorio 2005/2006. La stagione comincerà il 18 settembre e si concluderà il 30 gennaio. Per la caccia alla tortora la delibera autorizza una giornata unica di preapertura, il 4 settembre. L’attività venatoria sarà consentita per un massimo di tre giornate settimanali. Il capogruppo regionale dei Verdi, Walter Caporale, ha sottolineato che il nuovo calendario «riduce il numero delle specie cacciabili e i periodi di caccia per alcuni animali, sulla base di dati scientifici che evidenziano il grave stato di sopravvivenza di tali specie». I cacciatori ammessi non residenti nè nativi dell’Abruzzo potranno cacciare ciascuna specie in concomitanza dei periodi stabiliti dai calendari approvati dalle regioni di provenienza, coincidenti con quelli indicati nel calendario abruzzese. Per ogni giornata di caccia sarà possibile abbattere, nei periodi consentiti per ciascuna specie, due capi di selvaggina stanziale, di cui una sola lepre, e 15 capi di selvaggina migratoria. I cacciatori potranno abbattere un solo cinghiale per ogni giornata di caccia. «Pur non accogliendo tutte le proposte del mondo ambientalista e dei Verdi -ha affermato Caporale- il provvedimento pone le basi per una gestione consapevole delle risorse faunistiche». Il nuovo calendario venatorio sarà illustrato oggi dall’assessore regionale all’Agricoltura, Marco Verticelli.
Fonte: IL MESSAGGERO (Abruzzo)
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UDINE – SULLA A4 – Un’asina abbandonata vicino all’autostrada
UDINE – (L.N.) Abbandonare un cane in austostrada è una cosa “normale”, seppur nell’aberrante crudeltà dell’atto, ma disfarsi di un asino… E’ accaduto l’altra sera sull’A4 Trieste-Venezia all’altezza di Tapogliano, proprio dove c’è un’interruzione di una decina di metri nella recinzione autostradale. L’asino è stato legato con una corda a un albero in un campo di erba medica. L’hanno scoperto, anzi, scoperta perchè è una femmina, con grande sorpresa, i coniugi Renzo e Lina Margarit che si sono rivolti alla Protezione animali. Constatato il buono stato di salute l’animale è stato ricoverato a Fagagna, dove ogni anno si svolge il particolare palio degli asini.
Fonte: IL GAZZETTINO DI NORDEST
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TAPOGLIANO L’animale, legato ad un albero, è stato trovato in un campo attiguo all’autostrada. Sarà ospitato a Fagagna per circa un anno
A.A.A.: proprietario di asinella abbandonata cercasi

Tapogliano (Udine) – A.A.A.: Cercasi proprietario di un’asinella smarrita, o intenzionalmente lasciata, in un campo limitrofo l’autostrada Trieste-Venezia di proprietà di Renzo e Lina Margarit. L’animale è stato ritrovato all’imbrunire di martedì scorso dai coniugi che si sono accorti che c’era qualcosa nel loro campicello vicino a casa. Qualcosa di ingombrante e con grandi orecchie: meravigliati, si sono avvicinati a quello strano e inconsueto estraneo rivelatosi, meraviglia delle meraviglie, un bel esemplare di asinella che era legata saldamente alla base di un albero.
Dimostrata con ciò l’infondatezza della tesi dello smarrimento, pare più probabile che qualcuno si sia liberato dell’animale. E questa asserzione può essere avvalorata anche dal fatto che il ritrovamento è stato fatto a non più di una decina di metri dall’autostrada, in un tratto dove manca la protezione del guardrail.I due coniugi, increduli e stupiti, hanno fatto la prima telefonata ai carabinieri di Aiello che li hanno dirottati alla Protezione animali di Roma. Quindi un altro giro di telefonate e, finalmente, la responsabilità di come gestire questo anomalo ritrovamento è andata alla Protezione civile di Tapogliano. Francesco Bearzotti, coordinatore comunale, ha chiamato carabinieri e veterinario per verificare che l’animale non sia portatore di malattie. Nel frattempo, l’asinella si è fatta una bella scorpacciata di erba medica nell’area intorno all’albero al quale era stata legata. Con le temperature di questi giorni, Lina non le fa mai mancare acqua fresca che lei la beve avidamente poiché il caldo non fa sconti neppure agli animali.Ora ci sarà un iter burocratico perché, dopo la denuncia del ritrovamento, ci vorranno “un’anno, un mese ed un giorno” prima che il ciuco, se nessuno dovesse andare a riprenderselo, diventi proprietà della famiglia Margarit. Nel frattempo, sarà affidato ad una stalla di Fagagna (notoriamente capitale regionale degli asini dove, ogni anno, si corre la notissima gara dei quadrupedi). (Livio Nonis)
Fonte: IL GAZZETTINO DI UDINE
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Il circo ha messo le tende Una giungla in via Romagna
Misano (Rimini) – Arrivano in città i tendoni gialli e blu del circo della Tv Darix, con lo spettacolo “Fantasia equestre”. La “città viaggiante” troverà posto in via Romagna, angolo via del Mare, da oggi al 31 luglio. Nello show ci sarà posto per la tradizione circense e per gli effetti speciali. Lo show si aprirà con i saltatori al tappeto elastico, i Crazy Boys. Seguiranno le farfalle volanti del duo Demar, i giocolieri Sambiase e le illusioniste russe, le sorelle Montes. Abilità, disinvoltura e sincronismo le doti della verticalista, Nadia, di Yuma e Laisa, che faranno girare una trentina di hula hop. Pronti a dare spettacolo anche gli animali. Si potrà applaudire il numero di cani da slitta, gli orsi amanti del motociclo e dell’altalena e del monopattino e addirittura motociclisti. L’arena poi si trasformerà in una vera e propria savana con cammelli, asinelli cavalcati da scimmie, lama, un wanaco, zebre watussi, zebù, emù, struzzi, un ippopotamo, i serpenti e la regina della savana, la giraffa. Tutti i giorni sarà possibile visitare lo zoo viaggiante dalle 10 alle 15.
Fonte: CORRIERE ROMAGNA (Edizione di: RIMINI)
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Usa. Una proteina per riparare danni alla retina
Ricercatori dell’Universita’ della California ad Irvine, hanno scoperto che una proteina, il fattore 11 di crescita e differenziazione (GDF11), controlla l’inizio della formazione di differenti tipi di cellule della retina di topi. Secondo lo studio pubblicato sulla rivista Science il meccanismo molecolare individuato puo’ aiutare a sviluppare linee terapeutiche di riparazione grazie alle staminali per molte malattie dell’occhio, come la degenerazione della retina. Secondo Anne Calof e un gruppo di ricercatori del Dipartimento di anatomia e neurobiologia dell’Universita’ della California, la proteina GDF11 controlla un componente chiave per la differenziazione delle cellule della retina durante lo sviluppo cellulare, e questo la trasforma in un obbiettivo chiave per un possibile trattamento. “Manipolando la capacita’ di questa proteina di controllare lo sviluppo cellulare, esiste la possibilita’ di una terapia che controlli la potenzialita’ delle cellule staminali che gia’ esistono nella retina per sostituire cellule che sono andate perse o che sono lesionate”. “Per questo potremmo essere capaci di curare disturbi alla vista originati dalla perdita di alcuni tipi di cellule della retina”, ha spiegato la Calof.
Fonte: CELLULE STAMINALI (Anno IV Numero 91 del 8 Luglio 2005)
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Spagna. Staminali embrionali riducono il Parkinson nei topi
Un gruppo di dieci ricercatori dell’Universita’ di Santiago (USC) diretti dal professore di Medicina José Luis Labandeira, stanno studiando l’uso di cellule staminali di origine embrionale per curare il Parkinson, una malattia degenerativa originata dall’incapacita’ dei neuroni di generare la dopamina. Fino ad ora hanno lavorato solo con topi e chiariscono che occorreranno ancora anni prima che i loro metodi possano applicarsi agli uomini: “In queste questioni, conviene essere molto prudenti e non creare aspettative infondate nei malati; per questo deve essere chiaro che il nostro lavoro dara’ frutti solo a lungo termine”, ha chiarito Labandeira. Eppure i precedenti sono promettenti. L’esperienza di questo gruppo di ricercatori nel trattamento del Parkinson con la terapia cellulare, risale all’inizio degli anni Novanta. Allora la linea seguita era quella di trapiantare in cervelli umani malati neuroni ottenuti da aborti donati in maniera legale. I risultati erano irregolari, perche’ molti di questi neuroni morivano poco dopo il trapianto o smettevano di essere funzionali e di secretare dopamina; ma il problema piu’ impellente era quello di trovare una fonte di neuroni piu’ costante e affidabile. Cosi’ l’équipe dell’USC ha sviluppato negli ultimi 5 anni un metodo per coltivare in laboratorio cellule staminali derivate da embrioni di topo e ottenere da queste neuroni produttori di dopamina, e in seguito questi venivano trapiantati nel cervello di animali malati di Parkinson. I risultati ottenuti sono molto positivi: si e’ riuscito a far si’ che i neuroni trapiantati sopravvivessero per un lungo periodo e anche che i sintomi della malattia regredissero senza necessita’ di farmaci, qualcosa che fino ad ora non avevano ottenuto altri gruppi di lavoro in studi simili. “Se gli sperimenti continuano ad essere soddisfacenti, arrivera’ un momento in cui noi o altri gruppi di ricerca dovremmo confermare o adattare i risultati utilizzando cellule staminali di origine umana”, ha ricordato Labandeira. In merito al dibattito etico sull’utilizzo delle staminali embrionali, il ricercatore sentito dal quotidiano La Voz de Galizia spiega come le staminali adulte siano piu’ controllabili ma con minori possibilita’, quelle embrionali presentino maggiori possibilita’ ma sono piu’ difficili da controllare. Tutto questo potrebbe cambiare quando si riuscira’ a dominare i meccanismi di specializzazione cellulare, cosi’ il professor Labandeira propone di parlare di “cellule precursori” e di rompere la barriera che separa artificialmente i concetti di cellule staminali adulte e embrionali. I risultati del gruppo di Labandeira verranno pubblicati sulle riviste Synapse e European Journal of Neuroscience.
Fonte: CELLULE STAMINALI (Anno IV Numero 91 del 8 Luglio 2005)
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Giappone. Topi con Parkinson trattati con staminali umane del midollo
Con cellule staminali adulte umane di facile reperibilita’ nel midollo osseo, modificate ad hoc per produrre fibre muscolari, scienziati nipponici hanno trattato con successo topolini con malattie muscolari degenerative (distrofie). Il successo, reso noto sulla rivista Science dall’equipe di Mari Dezawa all’universita’ di Kyoto, si deve alla messa a punto di un nuovo metodo per indurre queste staminali, la cui vera funzione non e’ costruire i muscoli, a divenire cellule muscolari deviando dal proprio percorso naturale di crescita. “Con il nostro metodo basato su modifiche genetiche le staminali stromali del midollo osseo acquistano enormi potenzialita’ come agenti terapeutici” e potrebbero permettere l’abbandono dei tentativi di isolare le cellule staminali miogeniche dal midollo e dal muscolo (ovvero proprio le staminali adulte che per natura sono programmate a divenire fibre muscolari). Infatti isolare le staminali miogeniche dal midollo e dal muscolo costituisce un serio problema perche’ queste cellule sono molto rare e, quindi, difficilmente reperibili. Invece le staminali stromali, il cui compito e’ rinnovare il tessuto connettivo, sono piu’ diffuse nel midollo e molto piu’ facili da prelevare. Da tempo i ricercatori guardavano alle staminali adulte stromali come una fonte alternativa di cellule miogeniche, ma finora nessuno era riuscito a interferire col loro normale percorso di crescita per indurle a formare fibre muscolari. In questo studio gli scienziati nipponici ci sono riusciti modificando geneticamente le staminali stromali. Una volta modificate gli esperti hanno trapiantato le staminali nei muscoli di ratti e topi modelli di distrofia muscolare e rilevato che queste si trasformano in fibre muscolari vere e proprie contribuendo alla rigenerazione muscolare degli animali malati. Secondo quanto riportato dagli autori e’ suffic

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