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Thursday February 22nd 2018

Notiziario animalista

  • Cani in paradiso

  • Ci sarà un paradiso anche per i cani?
    Quei cani affamati, bastonati, abbandonati…
    Ci sarà, certo, un paradiso,
    perchè nell’inferno ci sono già stati:
    qui sulla terra.
    Ci deve essere il paradiso
    per chi non ha mai incontrato
    di un padrone il sorriso
    ma anche per chi, fortunato,
    nella vita è stato amato;
    esisterà di certo il loro paradiso,
    con tanti angeli a cui
    donare un amore assoluto e infinito
    come il mare,
    un tesoro che l’uomo ha rifiutato.
    Sarà bello quel paradiso dove correre
    liberi da catene, su e giù nell’immensità.
    E amare, senza essere mai più traditi,
    da qui all’Eternità.
    Cesarina Santoni
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    Scalenghe – Spara al gatto del vicino
    SCALENGHE – «Quel gatto è violento», avrebbe detto ai Carabinieri che gli notificavano la denuncia. Una giustificazione che non gli ha evitato l’accusa di maltrattamento di animali, un reato per cui, recentemente, sono state inasprite le pene.
    La persona indagata è uno scalenghese di 46 anni che, domenica 3 luglio, ha sparato con una carabina ad aria compressa (una calibro 4,5 regolarmente detenuta) al gatto del vicino, ferendolo alle zampe posteriori.
    Il dirimpettaio, dal canto suo, ha reagito prendendo a sprangate la finestra del feritore. Vecchie ruggini che, alla fine, hanno portato all’intervento dei militari. L’arma è stata sequestrata, mentre il gatto, preso in cura da un veterinario, se la dovrebbe cavare con una lunga convalescenza.
    Fonte: L’ECO DEL CHISONE
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    Presentata la campagna “Wanted” della Provincia: pubblicità e tabelloni sulle corriere per sensibilizzare i cittadini e un numero telefonico per denunciare casi di crudeltà
    «Segnalate nome e cognome di chi abbandona i cani»
    Numeri in diminuzione ma problema sempre grave. L?associazione per la difesa: «Saremo felici quando potremo chiudere il canile»

    Ogni anno, in Italia, 150mila animali domestici vengono abbandonati. Di questi l’ottanta per cento, soprattutto cani e gatti, muoiono in incidenti stradali. La Provincia di Treviso, di fronte a questi numeri e al tristemente noto incremento del randagismo durante i mesi estivi, ha presentato ieri mattina, nel palazzo di via Battisti, la campagna di sensibilizzazione “Wanted” contro l’abbandono dei cani e il maltrattamento degli animali domestici.
    Perché “Wanted”? Perché la Provincia pone una metaforica taglia su chiunque abbandoni il proprio animale, invitando i trevigiani a segnalare attraverso il numero telefonico 0422/656000, l’Urp, o il sito internet www.provincia.treviso.it, nome e cognome di chi, con l’arrivo delle ferie, lascia sulla strada il proprio cane.”In Veneto – ha dichiarato Leonardo Muraro, presidente vicario della Provincia – il randagismo è poco diffuso, se confrontato con altre realtà regionali, ma abbiamo comunque 15mila cani, sul mezzo milione totale, sulla strada. Il nostro scopo a Treviso è perciò quello di fermare gli abbandoni, per chiudere il canile, che durante le ferie, sia estive che invernali, si affolla di cani”.
    La campagna della Provincia si pone due obiettivi: migliorare il comportamento dell’uomo nei confronti degli animali e diminuire gli incidenti stradali causati dal randagismo. In Italia infatti, ogni anno cani e gatti senza casa provocano quattromila sinistri, in cui perdono la vita venti persone.
    Per contrastare la pratica degli abbandoni, la campagna anti-maltrattamento si servirà di pubblicità sui quotidiani e settimanali del territorio, oltre che di cartelloni sulle corriere La Marca. “Saremo felici – ha commentato Bruna Tampieri, presidente dell’Associazione trevigiana per la difesa del cane – quando potremo chiudere il canile. Abbandonare un cane è vergognoso, inoltre bisogna ricordare che non tutti gli animali portati al canile trovano un nuovo padrone, perché chi è in cerca di un cane solitamente vuole un cucciolo, non un animale vecchio, tanto meno uno malato”.
    La Tampieri è inoltre responsabile del rifugio del cane di Ponzano, oggi a quota 430 animali, contro i 390 di un mese fa e i 440 raggiunti a Natale. L’anno scorso gli animali dati in affidamento dal canile sono stati 303, dieci anni prima settecento, segno che l’abbandono è un’abitudine in calo, ma non ancora sconfitta.
    Anna Girotto
    Fonte: IL GAZZETTINO DI TREVISO
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    IN BREVE
    Morsa da un cane randagio

    E’ successo lunedì sera ad una giovane di 23 anni residente in via Foresto a Montebelluna. La giovane G.B. è stata morsa ad una coscia e i sanitari le hanno assegnato una decina di giorni di prognosi.
    Fonte: IL GAZZETTINO DI TREVISO
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    Tartarughe vive gettate nei rifiuti
    faenza – Tartarughe vive gettate nei cassonetti dei rifiuti. E’ quando accaduto nei giorni scorsi a Faenza, in via Marozza. Si tratta di tartarughe, conosciute come “tartaruga dalle guance rosse”. Un atto incivile, che è stato duramente condannato dal Wwf.“Questo ennesimo atto di arretratezza culturale – dice Giorgio Tramonti, responsabile della sezione faentina del Wwf – si aggiunge ai tanti casi, oramai non più isolati, di abbandono di animali domestici, soprattutto in concomitanza con il periodo delle vacanze”.Di che specie si tratta?“Le tartarughe dalle guance rosse erano le più vendute nel nostro paese prima che una direttiva europea ne regolamentasse l’acquisto e la detenzione”.Cosa significa?“In pratica che è vietata la sua importazione nei paesi dell’Unione Europea, ma i soggetti importati prima dell’entrata in vigore della legge sono di libera detenzione. Ciò non perché sia in pericolo di estinzione, ma perché gli innumerevoli soggetti che da anni vengono in modo incosciente ‘liberati’ nei fiumi e nei laghi costituiscono una vera minaccia per la flora e la fauna locale a causa della voracità e dell’invasività, in particolare per gli anfibi e per la tartaruga palustre europea, compromettendo l’esistenza di quest’ultima fino al punto da farla estinguere, come è avvenuto in molte regioni italiane, a causa delle malattie o parassiti di cui è portatrice”.Una presenza, quella delle “tartarughe dalle guance rosse”, che sta diventando ingombrante anche al Parco Bucci.“Purtroppo anche nel Parco Bucci vive una colonia assai numerosa di questi rettili, probabilmente sviluppatasi a seguito di abbandoni e questa presenza indesiderata sta creando seri problemi agli anatidi e agli anfibi del parco. Ultimamente – spiega Giorgio Tramonti – sono giunte alla nostra sede numerose segnalazioni di visitatori del parco che affermavano di aver assistito alla predazione di anatroccoli ad opera di queste tartarughe”.Come spiega i ritrovamenti nei cassonetti di via Marozza?“Prescindendo da quanto ho detto prima, i ritrovamenti a più riprese di tartarughe nei cassonetti di via Marozza, cioè nelle immediate vicinanze del Parco Bucci appaiono perlomeno strani e difficilmente ascrivibili ad abbandoni da parte di privati cittadini, potrebbero persino apparire come un tentativo, condotto in modo scorretto, di bonificare il parco da questi rettili. Viene comunque da chiedersi quante persone possono oltrepassare le staccionate del parco, vagare all’interno e soprattutto senza destare sospetti”.Il responsabile della sezione faentina del Wwf, ha una proposta da fare all’amministrazione comunale, per fermare questa incivile pratica degli abbandoni nei cassonetti.“Chiedo all’amministrazione comunale dice Giorgio Tramonti – di eradicare in modo incruento dalle aree pubbliche tutte le tartarughe esotiche e riservando loro uno stagno recintato in cui queste specie possono vivere libere come in natura, scongiurando però i rischi collegati dalla loro diffusione. La realizzazione di questo spazio potrebbe anche contribuire a limitarne l’espansione nell’ambiente naturale per abbandoni sconsiderati o per evitare che si ripetano casi simili, con ciò eliminando anche i pesanti sospetti sulla gestione del parco come da più parti si vocifera”.Dal Wwf manfredo, per bocca del suo responsabile, Giorgio Tramonti, arriva anche un appello.“Chiediamo a tutti i cittadini di evitare di acquistare tartarughe o qualora ne siano già in possesso di liberarsene, sia per i problemi che possono creare alla fauna selvatica sia per la crudeltà dell’atto, ricordando che ciò è severamente proibito dalla legge con severe sanzioni penali”.Un richiamo, quindi, a una maggior civiltà e un maggior rispetto di tutto l’ambiente. (Fabrizio Rappini)
    Fonte: CORRIERE ROMAGNA (Edizione di: RAVENNA)
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    Sono numerose le strutture nella nostra provincia in cui anche in queste settimane i volontari si impegnano quotidianamente
    Al lavoro per una stagione da cani… o da gatti

    Beatrice Raspa
    «Vacanze? E chi ci pensa! Prima di quest’inverno non se ne parla». E chi ci pensa, se la giornata vola tra guaiti, miagolii, quattro zampe istancabili, ore della pappa, ore delle pillole, spazzolate, cambi della sabbia. Così gira il mondo visto da chi ha fatto della passione per gli animali una ragione di vita. Per i volontari al lavoro nei canili e nei gattili, quando la colonnina di mercurio sale l’equazione scatta immediata: è tempo di mettersi le mani nei capelli. Ovvero: mentre la piaga sempreverde degli abbandoni si acuisce, gli affidi e le adozioni dei trovatelli crollano vertiginosamente. Come se non bastasse, conferma Edda Bertuetti, responsabile del rifugio dell’Atar, in via Orzinuovi – tra cani e gatti più di 150 code in pensione completa, tel. 030.3773410 – diventa più difficile pianificare le presenze dei volontari senza i quali le case per i senzatetto, ambìte da lunghe liste d’attesa, non potrebbero funzionare. Morale: «Alla fine in piena estate rimaniamo in tre ad occuparci con continuità del rifugio. Il che in concreto vuol dire non avere mai finito» rivela la signora, che spiega come ogni mattina alle 7, senza domeniche che tengano, stia già infilando le chiavi nella toppa del canile/gattile dove gli ospiti attendono con ansia venga loro riempita la ciotola. «Ecco, allora, che c’è da mettersi ai fornelli per cucinare le pappe. Poi ci sono da disinfettare lettiere e gabbie dei gatti, i medicinali da distribuire: perché se uno ha il mal di cuore, l’altro ha la dissenteria, se uno ha bisogno dell’antiparassitario l’altro dell’antibiotico. E poi c’è la passeggiata quotidiana. Insomma – sbuffa sorridendo Edda Bertuetti – : lei imagini quel che accade ad una mamma alle prese con una miriade di figli piccoli. Fa presto ad arrivare sera». È la vita del volontario, spesso in bilico – e in corsa – tra coccole e cure ai quattrozampe più sfortunati, un’occupazione e una famiglia «ufficiali», che rischiano di sentirsi un po’ trascurati. Capita per esempio ad Helene, alter ego di Luisa Ferrari, la responsabile di Miciolandia (tel. 030.2548521) ex casa cantoniera nella campagna di Poncarale riadattata dagli amici del Telefono Difesa animali in un «5 stelle» per 15 gatti persi, abbandonati o i cui padroni sono in vacanza. Ma la «gattopatìa», («malattia inguaribile e contagiosissima» scrivono i volontari dell’associazione, una dozzina, quasi tutte donne sulla loro rivista «Briciole») ha come effetto collaterale pure quello che il bello arriva proprio quando si spengono le luci al gattile. «A casa come minimo ti aspettano altri quattro, cinque, sei trovatelli cui stai facendo da balia in attesa di trovare qualche buona anima affidabile disposta ad adottarli – spiega Helene, volontaria “professionale”, che si divide tra turni notturni in ambulanza e soccorso ai randagi -. Stasera, per esempio: mio marito ancora non sa che la nostra popolazione a quattrozampe, cinque gatti e un cane, tutti strappati dalla strada, si arricchirà di quattro nuovi mici pescati in un cassonetto». È questo il vero allarme «estivo» degli amici degli animali. Da un lato tutti gli enti e le associazioni per via delle ferie si ritrovano sotto organico, e hanno sete di «braccia». Dall’altro lottano contro i continui salvataggi in extremis delle cucciolate ignobilmente abbandonate nei cassonetti, che non possono trovar posto in canili e gattili strapieni e allora finiscono in famiglia, dai volontari. Quelli di Miciolandia, per esempio, ne accudiscono a domicilio una trentina, con lo spauracchio si tagli di nuovo il traguardo dei 65 del luglio 2004. Un iter, il «transito» di cani e gatti tra le proprie mura domestiche, che è prassi ormai anche per gli amici dell’Enpa (tel. 030.349399) che per ritagliarsi una vacanza, ammette la presidente Sara Pepi, si sottoporranno ad inevitabili straor dinari. Che, a volte, racconta Marina Monticelli, titolare del gattile Avar (dietro l’Ortomercato, tel. 339.4206389) si fanno davvero pesanti, al completo di alzatacce notturne. «Prendiamo adesso – dice la signora, ex contabile ora a tempo pieno per gli animali -: abbiamo trovato tre micetti di tre giorni nel solito cassonetto. Li svezzeremo con una gatta che si spera li accetti. Ma in passato ci è capitato di dovercene occupare noi, somministrando pappe ogni due ore, come si fa coi piccoli, o cercando di sostituire la mamma nell’insegnamento dei comportamenti basilari». E chi ci pensa alle vacanze?
    Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
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    Potenziato il servizio di randagismo In ambulatorio arrivano i microchip
    Canile. L’iniziativa è stata avviata dall’amministrazione in collaborazione con l’Asl 8 Argentino: “E’ un rifugio temporaneo, nel quale gli animali vengono subito curati”
    (ada) Al fenomeno del randagismo e dell’abbandono dei cani, che continua a rappresentare un problema di grande rilevanza soprattutto nel periodo estivo, l’amministrazione comunale di Avola in collaborazione con l’Asl 8 di Siracusa, ha deciso di rispondere con il potenziamento del servizio di randagismo. Nella sede del servizio ecologia di contrada Zuccara, sede dell’ex mattatoio, è da diverso tempo attivo il rifugio sanitario temporaneo per cani abbandonati, ed è in corso di realizzazione un ambulatorio che verrà utilizzato anche dal servizio veterinario dell’Asl 8 per installare i microchip ai cani randagi che arrivano al rifugio. Il progetto prevede anche la convenzione con un veterinario per l’assistenza sanitaria e la cura dei cani randagi, che quali attualmente vengono curati dal personale del servizio ecologia e da alcuni volontari dell'”Anpa”. Quando i cani non trovano un padrone vengono consegnati ad una ditta di Augusta, convenzionata con il comune di Avola anche per il servizio di accalappiacani. A dirigere il rifugio animali è lo stesso responsabile del settore igiene pubblica, Piero Argentino, che ha concluso un corso di formazione organizzato la settimana scorsa dall’Asl e finalizzato alla gestione dei canili. “Quello nostro non può essere definito un canile municipale – ha chiarito subito il responsabile del servizio – ma un rifugio temporaneo nel quale gli animali che arrivano vengono subito curati e vaccinati, pronti per essere affidati a nuovi padroni. Tra questi i due docili pitbull, Raul e Laika. Quest’ultima due settimane fa ha partorito una cucciolata record di 13 cani di cui 9 ancora in vita. “Il maschio Roul – ha precisato Argentino – è stato trovato gravemente ferito da un nostro operatore sulla strada che collega Avola a Noto Marina, sicuramente abbandonato dopo un combattimento. Adesso è in piena forma e non è aggressivo. Gli ultimi arrivati al rifugio, in attesa di un padrone, sono i cinque bastardini che solo per miracolo non sono finiti stritolati dentro un autocompattatore, ad accorgersi di loro è stato un forestiero che stava buttando la spazzatura in un cassonetto di viale Mattarella. I cuccioli, di pochi giorni, erano dentro una scatola di cartone tra i rifiuti. Per loro e tanti altri che arrivano qui la vita rinasce e cerchiamo sempre di affidarli a qualcuno che li prende in cura, anzichè mandarli nel canile convenzionato”. Antonio Dell’Albani
    Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Cronaca Provincia di Siracusa)
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    l’appello dell’organizzazione
    Abbandono di animali «Fenomeno in crescita»
    Malgrado le campagne di sensibilizzazione ogni anno, con l’inizio della stagione estiva, si ripropone puntualmente il problema legato all’abbandono degli animali nelle strade della città o, ancor peggio, nelle autostrade.
    A porre l’accento su questa realtà è la vice presidente della locale Organizzazione internazionale protezione animali, Daniela Di Dio, che evidenzia quanto il fenomeno sia in continua crescita. «Ogni anno in Italia – ha affermato la Di Dio – i cani abbandonati sono circa 150.000. Di questi l’85 per cento è destinato a morire per gli incidenti stradali, per la fame e la sete, per maltrattamento oppure perchè utilizzati nei combattimenti clandestini». Ma ad essere abbandonati non sono solamente i cani ma anche i gatti, i pappagalli, le tartarughe, i furetti e perfino i serpenti. «La legge 281/91 per la prevenzione del randagismo – spiega la Di Dio – stabilisce che le Asl si occupino della sterilizzazione dei randagi e attribuisce alle Regioni e ai Comuni specifiche competenze come il ricovero dei cani vaganti presenti sul territorio».
    Tra i prossimi obiettivi che si propone Daniele Di Dio c’è quello di stilare una mappa dei rifugi e dei canili presenti sul territorio, indicando il numero di cani presenti, la percentuale di adozioni e la presenza o assenza di alcuni standard di qualità.
    «Per difendere i diritti degli animali è necessaria la collaborazione dei cittadini a cui rivolgiamo l’invito di segnalarci qualsiasi forma di maltrattamemento nei confronti degli animali. Inoltre chiunque volesse sostenerci può contattarci al 389-2721187». (M. E. I.)
    Fonte: LA SICILIA (TRAPANI)
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    A casa per amore dei mici
    QUANDO LA VACANZA É’ UN MIRAGGIO

    Vita da «gattara», tra sveglie al levar del sole, grandi spese per crocchette, sabbia, medicinali, sterilizzazioni, e vacanze zero. Come succede alla signora Anna, ex infermiera in pensione, una casetta ai piedi del Cidneo dove oltre a Chicco, Musetta, Rombo e Micio, a tutti gli effetti sullo stato di famiglia, si aggira «sgnaolante» e felpata per tetti e vestigia viscontee pure una colonia felina. Almeno una quarantina di zampe cui provvede Anna, mamma adottiva, sempre a caccia di superofferte nei supermercati per fare il pieno di scatolette, cibo secco e lettiera. «Perché sa com’è – dice con una voce da fata, senza rivelare quanto spende al mese per i mici – i miei sono un po’ difficili di gusti. Il granchio lo lasciano indietro. Ieri c’erano gli sconti del 30%, così ho fatto man bassa di tonno e vitello». I selvatici, invece, quelli che a suon di rappresaglie tra simili si sono guadagnati il controllo di sottotetti e grondaie del Castello («Sapesse, stamattina ne è arrivato uno che s’era rotto la testa a furia di litigare con gli altri maschi») sono affamati e basta. «Per trovare una ciotola di pappa vanno anche a bussare alla porta di casa di un sacerdote mio vicino, che spesso allunga loro un po’ di avanzi o un piatto di minestra». La signora Anna, invece, da tanti anni ormai, quando la mattina si fanno le sette, si veste, apre la dispensa e zitta zitta va a chiamare i suoi amici gatti che nel frattempo hanno sintonizzato l’orologio biologico sulla norma «Slurp, lecchiamoci i baffi». «Così adesso li vedesse, sono belli pasciuti e col pelo lucido» dice Anna contenta. Una vita da gattara in iziata da piccola («Abitavo in una grande cascina dove gatti ce n’erano in abbondanza») che ha già trasmesso alla figlia, a sua volta collezionista di miagolii di tutte le razze e di tutte le età. Oltre alle coccole e al cibo, infatti, mamma e figlia, esperte del linguaggio gattesco, spendono tempo e soldi anche per occuparsi delle sterilizzazioni dei randagi, cui fanno lunghe poste per catturarli, portarli in clinica e reinserirli nell’habitat da dove li hanno prelevati. Non solo. Se qualcuno della colonia non sta bene, la signora Anna se ne accorge, li infila nel trasportino e via, corre dal veterinario. Quindi, vacanze? «Mai» risponde senza rimpianti, se non quello di averne fatta una quest’inverno «dopo anni che non ne facevo, giusto perché s’era presentata l’occasione. «Per partire avevo incaricato mio marito di tutto – confida rattristata – . Ma nel frattempo una micina mi è entrata in calore e al mio ritorno l’ho dovuta far sterilizzare in fretta e furia. Forse è finita in mani sbagliate, non so, l’operazione non è andata bene e mi è morta. Un dolore incredibile. Non dovevo partire». (b. ra.)
    Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
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    Cavalli e rodei: per tre giorni Pian di Follo è nel far west
    Per tre giorni, da venerdì a domenica, Pian di Follo si trasformerà in una cittadina del far west. Prende il via, infatti, venerdì pomeriggio la kermesse “Western Follo Show”, organizzata dal club “Gli amici del cavallo”, guidato da Enzo Godani. Tre giorni in cui i visitatori potranno prendere familiarità con gli animali, partecipare a meravigliose passeggiate a cavallo e assistere ad una serie di esibizioni degne dei migliori rodeo americani. Venerdì pomeriggio, sia grandi che piccini, potranno salire sui cavalli e provare a stare in sella. Alle ore 19 inizierà la cena a base di carne “in croce” e alle ore 21, ballo con Menegatti dj.
    Alle 16 di sabato è previsto il raduno dei cavalieri e delle amazzoni presso il campo sportivo dove si svolgerà una sfilata. L’evento clou della giornata, sarà però il Palio della Rosa, un antica gara equestre inventata dai butteri maremmani. I cavalieri, in corsa sul proprio cavallo, dovranno cercare di rubare la rosa attaccata al braccio del cavaliere della squadra avversaria. Per tutta la giornata sarà inoltre possibile mettersi alla prova cercando di restare in sella, più di qualche secondo, su uno scatenato toro meccanico. Seguirà la cena e il ballo con l’orchestra Accorsi.
    Partirà invece domenica alle ore 10 la passeggiata a cavallo lungo il parco fluviale. Mentre per chi rimarrà al parco comunale alle 10.30 si svolgerà la prima manche della gara delle carrozze, che proseguirà nel pomeriggio. Alla sera, dopo cena, si potrà ballare con l’orchestra Antonio Maenza. (Maria Cristina Scappazzoni)
    Fonte: IL SECOLO XIX
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    Pineta vietata ai cani ma aperta agli elefanti
    Moira Orfei entra con gli animali nell’ex galoppatoio tra l’imbarazzo del Comune

    di FEDERICA GIALLORETO Pineta aperta a zebre, cammelli, elefanti e tigri bianche, e chiusa invece ai cani. Paradossale ma vero. L’area dell’ex galoppatoio che ospiterà (dovrebbe ospitare) dal 20 al 27 luglio il circo di Moira Orfei rientra nella riserva dannunziana, area che è di fatto vietata allo sgambettamento dei cani «poiché potrebbero rovinare l’humus», questa la giustificazione al diniego così come l’ha raccontata sconsolato al Messaggero l’assessore Edoardo De Blasio. La commissione tecnico-scientifica che si occupa della sistemazione della pineta ha infatti vietato l’ingresso a Fido mentre in questi giorni leoni ed elefanti potranno “soggiornare” tranquilli e paciosi nell’area verde.
    Pescara diventa così città vicina… al ridicolo. Uno spazio adeguato ad ospitare un circo, infatti, deve avere fogne ed impianti per lo smaltimento dei rifiuti, servizi che all’ex galoppatoio mancano così come in qualunque altra zona della città. Pescara continua a non disporre di un’area attrezzata: vale per il circo e vale per i camper e per i nomadi, e neppure è disegnata sul Prg che Acerbo e Di Biase continuano a tenere sotto sequestro nel cassetto.
    E’ un copione che si ripete, un terribile dejà vu, quello del circo in città. Era un anno fa quando il circo Darix si scontrò con il regolamento comunale che vietava spettacoli con l’utilizzo di animali. Impugnata la delibera, il Tar gli diede ragione e lo show nell’area di risulta si tenne regolarmente. Un anno dopo nulla è cambiato. Dopo essersi visto negare la possibilità di esibirsi, il circo Orfei ha fatto ricorso al Tar con successo supportato da una legge che riconosce la funzione sociale dei circhi e dello spettacolo viaggiante. E così ha affittato un terreno privato – quello dell’ex galoppatoio di proprietà della famiglia Gurrieri, che dovrebbe essere acquisito dal Comune – e qui farà esibire artisti e animali in uno spettacolo che si annuncia splendido, secondo la tradizione di Moira Orfei, e che saprà regalare al pubblico emozioni e magie.
    Ma per l’amministrazione comunale è una débacle. De Blasio, assessore al mondo animale si difende come può contro lo sfruttamento degli animali. «Ho cercato di fermare anche questo circo, ma invano – ha detto -. Verificherò di persona che gli animali siano trattati in maniera adeguata». In extremis è partita l’azione diplomatica degli assessori Luciani e D’Amico per cercare un’area alternativa, anche perché, spiega Luciani, «quell’area protetta non può ospitare il circo, si rischiano multe della Forestale e denunce penali, stiamo perciò cercando una via d’uscita». Ma forse è il caso di attrezzare un’area per garantire una buona ospitalità ai circhi prima che il Tar ci schiaffeggi nuovamente.
    Fonte: IL MESSAGGERO
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    Gabbia nel bosco per gli animali
    Una trappola per catturare animali selvatici, ben sistemata nella boscaglia, e posizionata dai bracconieri. A rinvenirla sono stati gli agenti della Forestale in servizio a Posta, in località ”Costa Bruciata” dove la gabbia in metallo era destinata alla cattura di cinghiali, ma anche di altri animali selvatici, quali tassi, istrici, volpi. Gli appostamenti non hanno consentito di risalire agli autori, considerato anche il fatto che non è semplice individuare neanche i proprietari del terreno ove la “trappola” è stata posizionata. In provincia il “bracconaggio” con questo tipo di congegni non è frequente, solitamente i bracconieri, per la cattura dei selvatici utilizzano i famosi “lacci”, meno ingombranti e più facili da posizionare. Evidentemente le condizioni orografiche della zona e la necessità di catturare gli esemplari di fauna selvatica senza danneggiarli, ha suggerito ai bracconieri l’uso di questo congegno, completamente realizzato in metallo. Una trappola analoga a questa, era stata rinvenuto lo scorso anno dal personale del Comando Stazione di Rieti nel territorio della Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile. Le indagini sono tutt’ora in corso al fine di risalire ai responsabili del fatto.
    Fonte: IL MESSAGGERO
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    PREVENZIONE
    Carabinieri, controllate 150 auto

    Palmanova – Notte di controlli per i carabinieri della Compagnia di Palmanova. Con due posti di blocco – organizzati tra le 21 e le 24 sulla statale 14 a Villa Vicentina e tra le 24 e le 3 sulla statale 46 a Buttrio – sono stati controllati 150 mezzi e 155 persone. Dieci le infrazioni al Codice della strada: due automobilisti erano in stato di ebbrezza (uno aveva un tasso alcolemico oltre il doppio del limite); uno è passato con il rosso; due non avevano revisionato la carta di circolazione; uno provocava rumori molesti con la moto; uno manteneva una velocità pericolosa; due avevano dimenticato i documenti di guida e uno viaggiava con due cani lupo lasciati liberi sui sedili (gli animali devono avere una cintura o essere sistemati nel bagagliaio). Complessivamente sono stati decurtati 32 punti sulle patenti e sono state ritirate due patenti e due carte di circolazione.
    Fonte: IL GAZZETTINO DI UDINE
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    RICERCA AVANZATA È un’impresa sempre difficile imitare la capacità degli organi che madre natura ha donato agli insetti
    L’uomo sta cercando di copiare i sensori dei grilli

    Maria Cristina Ricossa
    Gli esseri viventi sono un concentrato di congegni sofisticati ed efficientissimi, e la scienza non può che fare tesoro dell’osservazione di ciò che avviene in natura per creare nuove tecnologie. È il caso di uno studio pubblicato recentemente sulla rivista scientifica Journal of Micromechanics and microengineering: i ricercatori hanno indagato il sistema di percezione sonora dei grilli, e stanno cercando di riprodurlo nei loro laboratori. I grilli sono in grado di percepire suoni e piccolissime variazioni delle correnti d’aria circostanti grazie a dei dispositivi ultrasensibili (i cerci) costituiti da peli sottili che crescono su appendici poste all’estremità caudale dell’addome. Ogni pelo, se investito da un’impercettibile soffio d’aria, si può muovere in una sola direzione preferenziale e il suo spostamento provoca la stimolazione di cellule nervose specifiche. I cerci sono organi di senso assai diffusi tra gli insetti e la loro presenza conferisce a questi animali una sensibilità molto acuta agli stimoli meccanici. Riescono facilmente a distinguere l’origine diversa dei segnali che percepiscono e che a noi sembrano simili tra loro. Ad esempio spesso gli insetti non reagiscono al moto di una foglia spostata dal vento, ma entrano in allarme quando uno stimolo della stessa intensità proviene da noi o da un animale predatore. Una particolare sensibilità alle variazioni dell’ambiente esterno è fondamentale per la sopravvivenza di insetti che, come i grilli, vivono prevalentemente sul terreno, esposti ad ogni tipo di predatore. Ma le potenzialità dei cerci dei grilli non si fermano qui: possono percepire anche suoni a bassa frequenza e capire, elaborando tutte le informazioni, da che direzione provengono. Si tratta, insomma, di una sorta di via intermedia tra un orecchio molto potente e un sistema per percepire stimoli tattili. I fisici dell’Università di Twente, autori del lavoro, stanno cercando di costruire dei sistemi sensoriali artificiali, copiando appunto i cerci dei grilli. Per il momento il nuovo dispositivo è costituito da un centinaio di appendici, in grado di apprezzare anche i suoni a bassa frequenza. Per ora siamo nel campo della sperimentazione, ma in futuro le applicazioni di questa tecnologia potrebbero essere molto interessanti. I vantaggi, oltre alla sensibilità, sono legati alle dimensioni (molto piccole) dei dispositivi e al basso consumo di energia necessaria per il loro funzionamento. In futuro potrebbero divenire componenti di network sensoriali o potranno essere utilizzati per monitorare flussi d’aria che colpiscono superfici, come ad esempio le fusoliere degli aerei.
    Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
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    Vietato il collare elettrico al cane: si rischia una multa di 10.000 euro
    di Camillo Facchini
    L’uso del collare elettrico e di altro analogo strumento, che provoca effetti di dolore sui cani, nella fase di addestramento ed in ogni altra fase del rapporto uomo-cane rientra nella disciplina sanzionatoria prevista dall’art. 727, 2° co., del Codice penale, che punisce chi «detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze» con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro (articolo così modificato dall’art. 1, co 3 della legge 189/2004). È quanto stabilito dall’ordinanza 8 luglio 2005 del Ministero della salute pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 158 del 9 luglio 2005. […]
    Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
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    L’Orsa Gemma e i suoi due cuccioli scendono a passeggio a San Sebastiano
    di MANLIO BIANCONE
    SAN SEBASTIANO DEI MARSI- L’Orsa Gemma è tornata in paese, e con lei sono scesi a valle due cuccioli. I due piccoli plantigradi ormai da giorni si aggirano con la madre per i boschi del Parco nazionale d’Abruzzo alla ricerca di cibo ed acqua. Ieri mattina hanno sostato a lungo sul torrente ”Pietra la lanna”, ad appena 500 metri da San Sebastiano dei Marsi. Una cinquantina di persone, avvertite del vagabondare degli animali nei pressi del paese, erano lì ad attendere pazientemente il loro arrivo, ed hanno potuto osservare a lungo e con calma i piccoli orsi. I cuccioli, vispi e allegri, si sono abbondantemente dissetati, rischiando più volte di scivolare nel torrente: ma c’era lo sguardo attento di mamma orsa a sorvegliare ogni gesto dei ”piccoli”, che Gemma ha poi gentilmente sospinto verso il prato alla ricerca delle formiche nascoste sotto le pietre, microscopico ma evidentemente succulento pasto. «E’ stato veramente un grande spettacolo -hanno detto quelli del gruppo degli ”amici dell’orso” quando gli animali hanno ripreso la via dei monti- Già da qualche mese, in paese, si era sparsa la voce che Orsa Gemma avesse partorito, e per questo ci eravamo messi alla ricerca dei cuccioli. Solo ieri mattina, però, siamo riusciti a localizzarli e a fotografarli con sufficiente agio». Gli addetti alla protezione dell’orso marsicano sono convinti che il padre della coppia di orsetti sia nientemeno che il celebre Bernardo, l’orso ghiottone che da anni, ormai, si aggira nel paese facendo razzia di galline, frutta e, in un’occasione, perfino degli ottimi formaggi provolone custoditi nella tavernna di un’abitazione. Nonostante le sue scorribande, a San Sebastiano tutti rispettano Bernardo, anche quelli che di furti ne hanno subiti a ripetizione, senza peraltro che l’Ente Parco nazionale d’Abruzzo abbia pagato un centesimo di risarcimento, cosa che non va molto giù ai pacifici abitanti del paese.
    Fonte: IL MESSAGGERO
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    Quattro cavalli al pascolo nell’ospedale Garibaldi
    (melas) Quattro cavalle hanno invaso il prato del Garibaldi a Nesima. Ieri mattina, intorno alle 8, la sbarra automatica che serra l’ingresso del nuovo ospedale è stata abilmente oltrepassata e ha permesso l’ingresso degli animali. Quattro femmine provenienti da un luogo non molto identificato di via Palermo. A lanciare l’allarme sono stati gli utenti che incuriositi dalla loro presenza sono accorsi per ammirarle: bambini divertiti, anziani in fila per le visite sanitarie e il personale dell’Azienda. L’intervento del direttore generale, Giuseppe Navarria e del direttore sanitario di presidio, Giuseppe Giammanco è stato immediato, sono state allertate le forze dell’ordine, la polizia di Stato, giunta a cavallo e i veterinari dell’Asl 3, Bruno Siriani e Ferdinando Lo Giudice. Gli agenti, Giuseppe Andronico ed Ernesto Orlando, hanno cercato di tenere a bada gli animali in modo da permetterne l’identificazione, il personale dell’Azienda sanitaria locale ne ha scoperto la provenienza cercando di scoprire l’indirizzo del proprietario attraverso la localizzazione del microchip che uno degli animali aveva nello zoccolo. Infine sono stati portati via utilizzando il Van della polizia.
    Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Cronaca Provincia di Catania)
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    Potenziato il servizio di randagismo In ambulatorio arrivano i microchip
    Canile. L’iniziativa è stata avviata dall’amministrazione in collaborazione con l’Asl 8 Argentino: “E’ un rifugio temporaneo, nel quale gli animali vengono subito curati”
    (ada) Al fenomeno del randagismo e dell’abbandono dei cani, che continua a rappresentare un problema di grande rilevanza soprattutto nel periodo estivo, l’amministrazione comunale di Avola in collaborazione con l’Asl 8 di Siracusa, ha deciso di rispondere con il potenziamento del servizio di randagismo. Nella sede del servizio ecologia di contrada Zuccara, sede dell’ex mattatoio, è da diverso tempo attivo il rifugio sanitario temporaneo per cani abbandonati, ed è in corso di realizzazione un ambulatorio che verrà utilizzato anche dal servizio veterinario dell’Asl 8 per installare i microchip ai cani randagi che arrivano al rifugio. Il progetto prevede anche la convenzione con un veterinario per l’assistenza sanitaria e la cura dei cani randagi, che quali attualmente vengono curati dal personale del servizio ecologia e da alcuni volontari dell'”Anpa”. Quando i cani non trovano un padrone vengono consegnati ad una ditta di Augusta, convenzionata con il comune di Avola anche per il servizio di accalappiacani. A dirigere il rifugio animali è lo stesso responsabile del settore igiene pubblica, Piero Argentino, che ha concluso un corso di formazione organizzato la settimana scorsa dall’Asl e finalizzato alla gestione dei canili. “Quello nostro non può essere definito un canile municipale – ha chiarito subito il responsabile del servizio – ma un rifugio temporaneo nel quale gli animali che arrivano vengono subito curati e vaccinati, pronti per essere affidati a nuovi padroni. Tra questi i due docili pitbull, Raul e Laika. Quest’ultima due settimane fa ha partorito una cucciolata record di 13 cani di cui 9 ancora in vita. “Il maschio Roul – ha precisato Argentino – è stato trovato gravemente ferito da un nostro operatore sulla strada che collega Avola a Noto Marina, sicuramente abbandonato dopo un combattimento. Adesso è in piena forma e non è aggressivo. Gli ultimi arrivati al rifugio, in attesa di un padrone, sono i cinque bastardini che solo per miracolo non sono finiti stritolati dentro un autocompattatore, ad accorgersi di loro è stato un forestiero che stava buttando la spazzatura in un cassonetto di viale Mattarella. I cuccioli, di pochi giorni, erano dentro una scatola di cartone tra i rifiuti. Per loro e tanti altri che arrivano qui la vita rinasce e cerchiamo sempre di affidarli a qualcuno che li prende in cura, anzichè mandarli nel canile convenzionato”. Antonio Dell’Albani
    Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Cronaca Provincia di Siracusa)
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    Morto in Cina il più vecchio panda del mondo in cattività
    PECHINO (Reuters) – Gli amanti degli animali in Cina si sono riuniti in uno zoo oggi per dare l’ultimo saluto al panda più vecchio del mondo in cattività morto alla veneranda età di 36 anni.
    I visitatori hanno messo fiori vicino allo zoo nella pittoresca città di Guilin dove il panda ha vissuto per 20 anni, ha detto l’agenzia di stampa Xinhua.
    “La durata regolare della vita dei panda gigante è di 25 anni, così è come se Mei Mei avesse vissuto l’equivalente di 100 anni per un uomo”, ha detto Xinhua.
    Mei Mei è morto ieri, lo stesso giorno in cui i media locali hanno dato la notizia della nascita di due cuccioli di panda nella riserva di Wolong.
    Fonte: REUTERS
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    Nauseati dalla puzza dei tacchini
    CASTEL SAN PIETRO TERME – “Così non si può più andare avanti, quell’allevamento di tacchini ci toglie il respiro”. Sono determinati a trovare una soluzione i 168 cittadini della Gaiana firmatari di una petizione, già consegnata in Comune, contro un allevatore di tacchini di via Legnana. “L’aria di casa nostra – dicono – è irrespirabile a causa del puzzo che proviene dall’allevamento”.E ieri pomeriggio la protesta è arrivata nell’ufficio del sindaco Vincenzo Zacchiroli, che ha accolto una delegazione di sei persone residenti alla Gaiana capitanate dalla signora Bruna Galletti.“Abitiamo vicino a un allevamento di tacchini dove c’è un operatore che probabilmente gestisce male la sua struttura – ha spiegato la portavoce -. Anziché utilizzare i filtri per smaltire l’odore degli escrementi dei tacchini, il nostro vicino apre le finestre e ci ammorba con la puzza pungente e acida dello sterco degli animali che alleva. Inoltre l’allevatore raduna vicino alla sua azienda del letame che proviene dal comune di Medicina e lo lascia anche per dei giorni a fermentare senza coprirlo”.I cittadini di Gaiana sostengono che l’azienda si comporta così ormai da diversi anni e dichiarano di aver già più volte segnalato la cosa a Comune, Ausl e Arpa, ma senza ottenere risultati. Al problema della puzza si aggiunge poi quello delle mosche richiamate dagli escrementi, un problema che d’estate, col secco che fa, aumenta il disagio.“L’Ausl ha fatto un controllo nell’estate del 2003, quella del gran caldo, e ci ha risposto che il numero delle mosche era ‘nella norma’ visto che abitiamo in campagna. Ci è sembrata una presa in giro. Anche l’Arpa è passata per un controllo e stiamo attendendo una risposta, ma in ogni caso non siamo fiduciosi perché questi controlli non vengono effettuati a sorpresa e danno tempo all’azienda per organizzarsi”.Ma i cittadini non si rassegnano. “Ci vergogniamo addirittura ad invitare degli ospiti – riferiscono alcuni del gruppo -. L’aria è talmente viziata che lascia il segno sui vestiti lasciati ad asciugare in giardino. Non possiamo aspettare ancora, vogliamo un segnale chiaro dal sindaco e un impegno a trovare al più presto una soluzione”.Gli abitanti della Gaiana hanno inoltre segnalato a Zacchiroli che nella zona sono in costruzione nuove case e che quindi se non si fa niente la prossima estate saranno sempre più i cittadini inviperiti a causa dello spiacevole odore.Durante l’incontro il primo cittadino ha promesso al gruppo un intervento immediato. Zacchiroli ha chiesto una decina di giorni per fare le sue verifiche presso Ausl e Arpa e per avere un riscontro dagli agenti della Pm che ha personalmente sollecitato a un più capillare controllo della zona.I sei delegati ora sperano in una risposta concreta entro la fine del mese, quando il sindaco li tornerà a ricevere nel suo ufficio. “In ogni caso non molleremo” conclude il gruppo di residenti della Gaiana, determinato una volta per tutti a mettere la parola fine a questa brutta storia. (Fabrizio Dondi)
    Fonte: CORRIERE ROMAGNA (Edizione di: IMOLA)
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    Scoperta la causa dell’encefalite suina
    Uno studio americano pubblicato su “Nature” ha rivelato il meccanismo d’azione del virus Nipah. E’ il responsabile dell’encefalite suina, la scoperta apre la strada per la realizzazione di farmaci e vaccini contro l’infezione. Il virus si trasmette tramite contatto con animali infetti o con prodotti da essi derivati, ma può diffondersi anche per via aerea e direttamente da uomo a uomo. Nei maiali e negli altri animali il virus ha una bassa letalità, mentre nell’uomo la percentuale di decessi e’ del 70%. I ricercatori hanno scoperto che il virus attacca l’organismo legandosi all’efrina B, una proteina presente sulla superficie esterna delle cellule dei vasi sanguigni e del cervello, con le glicoproteine (G) presenti sul suo involucro esterno.Esperimenti su cellule animali e umane hanno indicato che in assenza di efrina B il virus non riesce ad infettare le cellule. Secondo i ricercatori, potrebbero essere realizzati farmaci e vaccini efficaci contro il Nipah utilizzando composti in grado di inibire il legame del virus con l’efrina B.
    fonte: Eurekalert 6 luglio 2005 * 7 luglio 2005
    Fonte: DICA33
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    Il veterinario aziendale fa più sicuro l’alimento
    Prossimamente ogni azienda zootecnica avrà il proprio veterinario aziendale.Il Decreto Legislativo n.117/2005 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ha infatti stabilito l’introduzione in Italia di una figura professionale che affiancherà l’allevatore nel controllo delle produzioni zootecniche. Il veterinario aziendale avrà il compito di aiutare i produttori a rispettare le norme di polizia sanitaria nella produzione, trasformazione, distribuzione ed introduzione di prodotti di origine animale destinati al consumo umano. Secondo Carlo Scotti, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi), la presenza stabile di un medico veterinario negli allevamenti può scongiurare la propagazione di malattie trasmissibili agli animali e aiutare i produttori a garantire che gli alimenti abbiano i requisiti di polizia sanitaria ai sensi di legge.
    fonte: Adnkronos Salute 7 luglio 2005 * 7 luglio 2005
    Fonte: DICA33
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    IN BREVE
    Anatre maltrattate Presto il trasloco al parco Nevicati

    « La gente dovrebbe imparare a rispettare e amare non soltanto gli animali d’affezione » , ha esordito ieri di fronte al laghetto di piazzale Dalla Chiesa, la socio volontaria dell’associazione Sos Angels Amico Gatto, Nicoletta Ferrante, ribadendo pi ù volte la necessità di sensibilizzare non soltanto chi compra gli animali, ma anche chi li vende, sulle esigenze e le necessità di esseri viventi « che sono sempre pi ù trattati come oggetti » .
    Fonte: GAZZETTA DI PARMA
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    A Cremona con i cani da ferma
    CACCIAPENSIERI

    a cura della Federcaccia
    Sabato 16 per continentali italiani ed esteri e domenica 17 luglio per le razze inglesi, si correrà nell’azienda faunistica venatoria «Boccaserio Giardino» in comune di Montodine (Cremona) l’eliminatoria provinciale con cani da ferma della IV Coppa Italia Federcaccia, prova valida anche quale qualifica per il V Campionato Fidasc. Le iscrizioni per la selezione Federcaccia dovranno pervenire alla sede provinciale entro le ore 17 di domani, accompagnate dalla quota di iscrizione di 30 euro. Ritrovo ore 6 di entrambe le giornate presso la cascina di caccia dell’azienda, di fronte alla trattoria Palazzina. Responsabili per la segreteria Federcaccia Enrico Tonni e per la Fidasc Luigi Bravi. La semifinale regionale si correrà domenica 7 agosto nelle zone ripopolamento e cattura «Maifinita» a Viadana e «Brasile» a Suzzara ed è riservata ai cani che hanno ottenuto M.B. o C.Q.N. • Domenica 17 luglio, inizio alle 10, promosso dalla Federcaccia si disputerà sul campo di tiro di Ghedi il campionato regionale elica, prova individuale e a squadre (composte da quattro componenti iscritti alla sezione comunale). • La Fidc di Lumezzane organizza sabato 16 per le coppie e domenica 17 luglio per le mute una prova di lavoro per cani da seguita su lepre; raduno presso la «Perla del Monte» in località Arava alle 5.30; premiazioni alle 15. • La Fidc di Palazzolo organizza sabato dalle 14.30 e domenica dalle 6 una prova cinofila su starne presso la zona industriale di via Raso. • La sezione Federcaccia di Cossirano organizza sabato e domenica, inizio alle 6, il Memorial Bascià, gara su fagiani in località «Cascina Regosa». • La Fidc di Montichiari organizza in località «Boccalera» (Boschetti di sopra) una prova su fagiani sabato dalle 14.30 e domenica dalle 6.30. • Presso il quagliodromo di Urago d’Oglio sabato alle 14 e domenica alle 6.30 prova su starne. • La Fidc di Breno organizza una gara al piattello su percorso di caccia itinerante, «6° Trofeo Memorial Giacomone Ducoli», valida per il campionato Fidasc, in località Bazena sabato e domenica dalle 9 alle 18. • Fidc e Liberacaccia di Calcinato organizzano sabato alle 14 e domenica alle 6.30 presso la locale zona B «Prati» una prova cinofila su starne. • La Fidc di Marcheno con l’Aido promuove nella zona C «Rovedolo»prova su starne «Memorial Angelo Guerini» sabato alle 15 e domenica alle 6.30 • La Fidc di Nigoline (Corte Franca) promuove sabato e domenica una prova cinofila su starne in località Cappore. • La Fidc di Bovegno organizza, in contemporanea con il 17° Trofeo Montagne Bresciane, domenica 17 luglio una prova libera su starne, «2° Memorial Giacomelli Mauro», località Malga Vestone a Graticelle; ritrovo alle 5 presso il bar «Riky» a Predondo; iscrizioni sul campo di gara. • Le sezioni Fidc di Pisogne, Marone, Sale Marasino e Zone, con il Comprensorio alpino C5 Sebino, organizzano domenica 17 luglio (ritrovo alle ore 6,30 in località Pezzuolo) la terza prova del 3° Campionato Monte Guglielmo per cani da ferma su starne. • La Fidc di Castenedolo organizza domenica alle 6,30 in località Cascina Subiolo fraz. Alpino una prova su starne Memorial Andrea Pierani e Andrea Bonini. • Domenica 17 luglio dalle ore 7 organizzata dalla Commissione penna del C7 Valle Sabbia, si correrà a Bagolino, località Selva, la terza gara sociale su starne. • La Fidc di Provaglio d’Iseo organizza domenica 17 luglio alle 6 una gara per cani da ferma e cerca su selvaggina liberata località Servissole, zona industriale. • La Fidc di Brione organizza domenica 17 luglio località Dossi di Navezze una prova di caccia pratica su starne. Appuntamento alle 6.30. • La Fidc di Brescia con Uncc organizza sabato 23 e domenica 24 luglio alle 8, sul campo di tiro Valle Duppo a Lodrino, il 3° Campionato provinciale Federcaccia di tiro a palla con fucile ad anima liscia e con fucile a canna rigata su sagoma mobile e bersaglio fisso. • Ben 13 mute sabato e domenica hanno partecipato all’8° Campionato provinciale per razze da seguita su cinghiale organizzato dalla Federcaccia di Brescia con l’Unione nazionale cacciatori cinghialai e la Pro Segugio. Il successo è andato a Pierangelo Stefana e Anacleto Diruscio, al secondo posto Massimo Gabbiadini e Luca Castagna, al terzo Sergio e Mauro Cinghia. Miglior soggetto il cane Pastiglia di Pierangelo Stefana; miglior abbaiatore Selva sempre di Pierangelo Stefana.
    Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
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    VENETO: LEGA, ITER VELOCE PER DDL SU CACCIA IN DEROGA
    Venezia, I consiglieri regionali della Lega Nord del Veneto Roberto Ciambetti, Andrea Astolfi,

    Giannantonio Da Re e Franco Manzato hanno illustrato oggi presso la commissione ”agricoltura, caccia, pesca” di
    palazzo Ferro-Fini un proprio progetto di legge sulla caccia in deroga.
    ”Il nostro progetto – spiega il primo firmatario Ciambetti – ricalca e ripercorre a grandi linee la storica
    proposta della Lega Nord che risale al 2001. Abbiano chiesto al presidente della commissione, Clodovaldo Ruffato, di
    impegnarsi affinche’ il PDL abbia un iter il piu’ veloce possibile. Riteniamo, infatti, che una normativa in materia
    debba essere approvata prima dell’apertura della stagione venatoria, affinche’ tutti i cacciatori veneti possano avere
    un quadro di riferimento legislativo chiaro e trasparente, che sia rispettoso di tutti i soggetti interessati”. fdm/sen/ss
    Fonte: ASCA
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    Francia, approvati dal Governo sei abbattimenti nelle Hautes Alpes
    Per salvare le pecore, lupi nel mirino
    Un allevatore del Queyras: «Non vedo l’ora, ho già perso 135 bestie»

    HAUTES ALPES – Questa volta le pecorelle vincono e il lupo muore. Nei giorni scorsi il ministro francese all’Ecologia Nelly Ollin, appena insediata dopo il rimpasto postreferendario, ha rilanciato la “guerre du loup”: nei 9 dipartimenti della Francia alpina ai lupi si potrà sparare.
    Per Ollin e il ministro all’Agricoltura Dominique Bussereau, le pressioni di allevatori e cacciatori hanno surclassato quelle contrarie degli ambientalisti. Le proteste vanno avanti da anni, da quando il predatore è sconfinato Oltralpe attraverso le Valli Susa e Chisone, proveniente dall’Appennino tosco-emiliano.
    Nel Queyras le pecore sono 45mila. Sessanta gli allevatori. Una ventina i lupi. Ed è solo una delle vallate delle Hautes Alpes. In tutta la Francia ci sono due gruppi di circa 40 esemplari ognuno; sei potranno essere abbattuti, due in più rispetto all’ultimo decreto. L’accusa è di aver ucciso più di 8mila pecore.
    Allevamento intensivo e sindacati di categoria molto più influenti che in Italia: contro tanta forza il predatore non ha trovato riparo nemmeno nel programma di protezione e nelle leggi dell’Unione europea.
    Di lupi si parlava già all’Assemblée nationale nell’ottobre 2002, quando nasceva una “Commissione d’inchiesta tesa a stabilire le condizioni della presenza del lupo in Francia”. E nascevano i primi dubbi sul «costo, l’efficacia e le conseguenze dei dispositivi ingaggiati dai poteri pubblici in favore del lupo». Si pronunciava allora il principio di incompatibilità tra il suo ritorno e la pastorizia alpina.
    Le condizioni per gli abbattimenti (sono definiti “prelievi”) non sono così permissive: bisogna aver subito almeno tre attacchi in tre settimane, e si dovrebbe richiedere l’intervento delle guardie giurate incaricate dalle tre prefetture locali.
    Ma alcuni allevatori non aspettavano altro: «Appena ne rivedo uno gli sparo con il mio fucile», avverte Jean Piere Imbert di Saint-Véran, nell’alto Queyras, appena di là del confine oltre il Colle dell’Agnello. Lui è uno degli “aventi diritto”, per gli attacchi suoi e del suo vicino nel mese di maggio.
    Il primo lo ha subito nel 1997 e lo racconta come un bollettino di guerra: «Cinque pecore mangiate, cinque mai trovate, 47 dérochées», sfracellate in fondo a un burrone durante la fuga. Rimborsi dallo Stato? «Ne ho ricevuti, ma otto mesi dopo. E comunque 90 euro a capo sono pochi soldi rispetto al danno». Ne esistono anche per lo stress subito dalle pecore sopravvissute: «Ho preso un euro e 58 per tutto il gregge».
    Da allora ha perso 115 pecore e 20 capre, «nonostante i cani da protezione». Sicuro che fosse il lupo? «Certo, io l’ho visto più volte. Dalle mie parti ce ne sono due coppie». (Luca Prot)
    Fonte: L’ECO DEL CHISONE
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    I Vigili del fuoco salvano un gatto chiuso in un’auto
    Vigili del fuoco al lavoro, affiancati da soci dell’Enpa, l’altra mattina per salvare un gatto chiuso in un’auto parcheggiata in via Poerio. Per ore la bestiola ha miagolato a perdifiato per richiamare l’attenzione, tanto che i soccorritori l’hanno ribattezzato Caruso. Alla fine, missione compiuta.
    Fonte: IL MESSAGGERO
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