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comunità di poesia e lotta dal 2002
Sunday February 25th 2018

Notiziario animalista

IL CANE RANDAGIO
Povero cane abbandonato
che vaghi per le strade senza meta
in cerca di qualcosa che non trovi
un osso, una cuccia, una carezza.
Al chiar di luna vedi lontano
un’ombra, le corri incontro
festoso, ma non è che un cane,
un povero cane randagio come te,
in cerca di quel che cerchi te:
un osso, una cuccia, una carezza
I tuoi nemici: il cacciatore
che ti abbandona quando sei vecchio
e stanco, la famiglia che ti lascia
per andare al mare, il vicino
di casa che odia il tuo abbaiare,
il bimbo stanco di giocare
con te, più non ti vuole
e la madre che dice,
aprendoti la porta: vattene via,
vai incontro al tuo destino!
Ella non sa, di togliere al bambino,
un amico fedele pronto per lui
a dar la vita stessa,
per un osso, una cuccia, una carezza.
Maria Monti
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I messaggi a cui aderire e che trovate sul sito di Bairo alla pagina http://www.bairo.info/messaggi.html
sono sette
:
1. Le piaghe d’Egitto
2. Cultura dell’anonimato
3. Sordi e silenziosi
4. Secondi d’aria
5.Tasso e tasso
6. A immagine e somiglianza
7. Passano i mesi e passano gli anni
Per aderire ai messaggi sopra elencati basterà compilare il modulo di adesione con nome, cognome e città una sola volta
La firma la considereremo valida per tutte e sette le proposte..
Fonte: mailing list Gruppo Bairo
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ANIMALI/CATANIA: PER SOPPRIMERE IL PROPRIO CANE LO LANCIA DAL BALCONE.
LA LAV DENUNCIA L’ACCADUTO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI CATANIA

In pieno centro di Catania, uno yorkshire viene lanciato dal balcone dalla propria padrona. Questa la scena a cui assistono alcuni passanti che prontamente raccolgono la povera bestiola e la portano presso il piu’ vicino studio veterinario. E qui si svela l’antefatto dell’incivile gesto: il veterinario riconosce il cane, che malato gravemente doveva essere soppresso. Ma, alla richiesta del pagamento di dieci euro per l’intervento, la padrona del cane, signora a quanto pare benestante, avrebbe risposto al veterinario che la cifra era eccessiva, cosi’ avrebbe poi pensato di uccidere il cane a modo suo, ovvero lanciandolo dal balcone. Il cane, nonostante il terribile volo dal quarto piano e’ sopravvissuto, sebbene sia stato poi soppresso dal veterinario per l’aggravarsi delle condizioni di salute, gia’ gravi.
”Quanto accaduto e’ inammissibile – dichiara Marcella Porpora, Coordinatrice Regionale della LAV – gesti come questi non possono rimanere impuniti ne’ possono ripetersi. Tramite il servizio S.O.S. maltrattamenti della LAV abbiamo inoltrato denuncia alla Procura della Repubblica di Catania per chiedere di indagare sulla vicenda e punire i colpevoli ai sensi dell’art. 544-bis del Codice Penale che punisce con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi chiunque cagiona la morte di un animale. Fatti come questo – continua Porpora – riportano ancora una volta l’attenzione sui purtroppo numerosi casi di maltrattamento di animali che vedono come scenario spesso le citta’ siciliane. Confidiamo, ora, per il caso catanese nella pronta risposta della Procura cittadina per fare chiarezza su questo ennesimo episodio di incivilta’ ai danni di animali inermi”.
La denuncia e’ stata stilata dal Servizio ‘SOS Maltrattamenti’ della LAV, una struttura che ha sede a Roma e che analizza il fenomeno del maltrattamento degli animali. ”Fortunatamente dall’agosto 2004 grazie alla legge 189 abbiamo a nostra disposizione un importante strumento repressivo per contrastare i maltrattamenti – dice Ciro Troiano, il responsabile del
Servizio SOS Maltrattamenti della LAV che ha firmato la denuncia -; fenomeno criminale che puo’ rappresentare la spia di disagi sociali e psicologici, sempre più diffusi nella nostra societa’ ”.
La LAV ha istituito il numero ‘SOS Maltrattamenti’ 848.588.544, al solo costo di una telefonata urbana da tutto il territorio nazionale, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 17.00. Si tratta di un servizio unico nel suo genere nel panorama associativo nazionale, istituito per dare un aiuto concreto a tutti coloro che vogliono intervenire contro i soprusi a danno
degli altri animali. Lo scopo del servizio e’ quello di diffondere la conoscenza della nuova legge sulla protezione degli animali (L. 189/04), di aiutare coloro che intendono presentare una denuncia o un esposto alle Autorita’ per fatti riguardanti il maltrattamento degli animali e selezionare i casi piu’ delicati per la costituzione di parte lesa e di parte civile della LAV.
Palermo, 11/07/2005
Fonte: Comunicato Stampa LAV Sicilia
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ANIMALI: SALVATO CANE MORENTE IN AUTO PARCHEGGIATA AL SOLE
TURISTA ROMANO DENUNCIATO PER MALTRATTAMENTO

OLBIA, 11 GIU- E’ stata trovata in fin di vita dentro una macchina, Olga, una femmina di husky, lasciata ieri
pomeriggio dentro un’auto per oltre due ore e mezzo in un’assolata via di Porto Rotondo, da un imprudente padrone.
La cagna era oramai accasciata sui sedili posteriori dell’auto, svenuta per un colpo di calore. Grazie alle segnalazioni, Olga e’ stata salvata dai Carabinieri di Porto Rotondo che hanno rotto il finestrino e l’hanno estratta dall’abitacolo. L’animale e’ stato immediatamente bagnato e soccorso da un veterinario che ha diagnosticato uno stato di ipertermia.
Qualche decina di minuti dopo e’ arrivato il padrone, P. C., un turista romano di 45 anni. L’uomo si e’ giustificato dicendo che avrebbe lasciato il cane solo qualche minuto, ma che aveva avuto un imprevisto con la moglie per il figlio che si trovava in difficolta’. Giustificazione che non e’ servita a evitargli la denuncia per il maltrattamento dell’animale. Secondo la legge 189 del 2004, l’uomo avrebbe infatti custodito il cane in condizioni incompatibili con la natura dell’animale e ora sara’ il Giudice in Tribunale a decidere l’ammenda che dovra’ pagare e fissata dalla legge da un minimo di 1.000 euro ad un massimo di 10.000. (ANSA).
Fonte: ANSA
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Tabagismo, ecco il neurone «drogato»
Elena Jemmallo da Milano
La dipendenza da nicotina non è più un mistero. Il meccanismo biologico che lega i fumatori alla sigaretta è stato messo sotto il microscopio di un’équipe di ricercatori francesi. Il «colpevole» sarebbe un solo recettore, che agisce sui neuroni presenti in un’area specifica del cervello e determina il meccanismo da dipendenza. Una scoperta che potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuove armi contro il tabagismo, un vizio che, secondo gli esperti, ucciderà 100 milioni di persone nel corso di questo secolo. Lo studio, pubblicato per la prima volta sulla rivista scientifica Nature, porta la firma dei ricercatori francesi dell’Istituto Pasteur e del Cnrs, guidati da Jean-Pierre Changeux, uno dei padri della moderna neurobiologia.
La novità scientifica sta nell’individuazione di un solo tipo di recettore della nicotina che agisce su questi neuroni, determinando un effetto positivo di stimolo per le capacità cognitive. Per arrivare all’individuazione, gli studiosi francesi hanno fatto degli esperimenti sui topi e hanno dimostrato che la dipendenza alla nicotina è legata ad una molecola specifica, la sotto unità «b2» del recettore della nicotina. Nell’uomo, così come nei topi, la nicotina si lega a questo specifico recettore formato dall’insieme di cinque sotto unità proteiche che, a loro volta, possono combinarsi sulla superficie dei neuroni in centinaia di combinazioni con proprietà farmacologiche differenti. I neuroni forniti di questi recettori si trovano in una zona profonda e centrale alla base del cervello, detta «area tegmentale ventrale». Quella, per intenderci, che svolge le funzioni che hanno a che fare col piacere e la soddisfazione. Per individuare la molecola nel corso della ricerca sono stati utilizzati topi che non possedevano la sotto unità b2 del recettore. È stato osservato che questi animali, dopo la sospensione della somministrazione di nicotina, non la cercavano autonomamente, segno che non ne erano dipendenti. Ma quando i topi venivano curati perché esprimessero nuovamente la sotto unità b2, gli animali imparavano rapidamente ad assumere da soli la nicotina. Che la dipendenza da tabagismo fosse una questione di cervello si sapeva da tempo, ma le conseguenze di questa scoperta potrebbero essere particolarmente importanti. Conoscere infatti l’interazione molecolare della nicotina con i suoi recettori è, a detta degli studiosi, fondamentale per combattere la dipendenza da sigaretta, attraverso farmaci specifici.
Un problema, questo, tutt’altro che ridimensionato nel nostro Paese, dove i fumatori oggi sono 13 milioni. Anche se in calo rispetto al 2003 (quando gli amanti della bionda erano 500mila in più) l’Italia che fuma rimane una fetta consistente della popolazione, esposta più di altri a malattie cardiache e polmonari. Secondo le ultime rilevazioni della Doxa relative al 2004, i fumatori nel Bel Paese sono passati dal 65% del 1957 al 30%. È aumentata invece rispetto al totale la percentuale di fumatrici che oggi sono il 22,5% delle donne italiane.
La scoperta dei ricercatori francesi però non arriva in soccorso solo dei patiti della bionda in cerca di nuovi metodi per combattere la dipendenza, ma apre le porte a nuove scoperte sui meccanismi di alcune funzioni cerebrali, come la memoria e l’attenzione.
Fonte: IL GIORNALE
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Legano un gatto a un sasso e lo gettano in mare
IL CASO Orribile atto di crudeltà contro un animale indifeso. Il Comune ha chiuso la zona per evitare che i bimbi assistessero al recupero della bestiola
La macabra scoperta fatta dagli operai di una ditta davanti alla spiaggia di Bogliasco
Un macabro ritrovamento. Ma anche la conferma che, nonostante gli appelli, le campagne di sensibilizzazione e le leggi finalmente più severe, il rispetto verso gli animali è ancora un obiettivo lontano.
Sicuramente nessun sentimento del genere alberga nel cervello dell’uomo (o della donna, non si può dare mai nulla per scontato) che ha deciso di eliminare un gatto, legandolo con una catenella a un masso e gettandolo in mare. E’ così che la carcassa del povero animale è stata ritrovata, all’alba di ieri, davanti al molo della civilissima Bogliasco. Uno spettacolo raccapricciante e assurdo allo stesso tempo, apparso agli operai dell’impresa, che si sta occupando di rimuovere alcune rocce, davanti alla spiaggia centrale della cittadina.
«Con il braccio meccanico di una ruspa abbiamo tirato su dall’acqua una grossa pietra, alla quale era stato legato l’animale – hanno raccontato gli addetti – non volevamo credere ai nostri occhi. Ma quale malato di mente può aver deciso di ammazzare un animale indifeso a questo modo?». Domande destinate a restare senza risposta, perché la carcassa del felino non consente di fare alcun tipo di considerazione. Inutile soffermarsi su particolari ancora più macabri; basta dire che anche stabilire il sesso dell’animale non è stato possibile. Il veterinario del paese, arrivato insieme all’assessore al litorale per rendersi conto dell’accaduto, ha solo potuto confermare che i poveri resti appartenevano a un gatto adulto. Probabile, se non certo, che l’animale sia stato crudelmente legato a una catena, molto simile a quelle utilizzate per le biciclette, quando era ancora vivo. La zona in cui è stato fatto il ritrovamento, a due passi dalla spiaggia in cui, anche ieri mattina, giocavano i bambini, è stata chiusa per alcuni pietosi minuti: «Abbiamo voluto evitare che una scena tanto orripilante potesse essere vista da bimbi – aggiunge Angelo Celle, assessore bogliaschino al litorale – io sono un cacciatore, ma in nessun modo e per nessuna ragione farei un atto di questo tipo. Si tratta di pura crudeltà, indegna di un essere umano».
Tra le ipotesi, c’è quella del gesto di un folle o di un ubriaco, che ha pensato bene di concludere una serata da balordo seviziando e uccidendo il povero felino. Possibile che il carnefice sia stato il proprietario, anche se chi vuole disfarsi del proprio animale domestico ha mille altre modalità per farlo: magari altrettanto vigliacche, ma almeno meno crudeli. «Purtroppo non dobbiamo più sorprenderci di nulla, perché di tipologie di maltrattamento ne abbiamo svariate – commenta Rosanna Zanardi, responsabile Enpa (Ente nazionale per la protezione degli animali) – certo, il gatto giustiziato con una pietra attaccata al collo, in stile mafioso, mancava all’album degli orrori». (Edoardo Meoli)
Fonte: IL SECOLO XIX
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Il caso
Ricercatore da 7 anni – Mi è scaduto il permesso. Ora sono un clandestino.-
Cittadino italiano ha chiesto più volte il rinnovo. Dopo sei mesi di attesa e di lotta con la burocrazia nessuna risposta.

Di Gianno Santucci
Milano: Studia per sconfiggere il cancro. Ma è un clandestino. Ricercatore australiano, pubblicazioni su riviste scientifiche, alta professionalità, curriculum di livello mondiale: se tra 10 anni qualche malato di tumore in più si salverà, bisognerà dire grazie anche a lui. Ma ora, se incappasse in un paio di controlli di polizia, potrebbe ritrovarsi in via Corelli e essere espulso. Cacciato da Milano. Come uno spacciatore.
Mostri della burocrazia. La bestia che si annida tra codici e codicilli sbuca nella vita di Fabio Turatti, il 31 dicembre 2004, quando scade il suo permesso di soggiorno per motivi di studio. Il ricercatore, 30 anni, nato in Italia ma cittadino australiano dal 1982, un paio di mesi prima ha chiesto il rinnovo. Primo rifiuto. Secondo tentativo; si presenta all’ufficio immigrazione della questura di Milano lo scorso marzo. Nulla di fatto. Oggi, 12 luglio, fanno 193 giorni da scienziato clandestino. Turatti ha trascorso questi mesi lavorando nei laboratori dell’Iform Istituto di oncologia molecolare, fiore all’occhiello dell’Airc (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro). Un santuario europeo della scienza. Laboratori che sfornano lavori di livello internazionale. Judah Folkman, lo scienziato americano più accreditato per una svolta nella cura del cancro, indica in Elisabetta Dejana il top mondiale dell’angiogenesi, la formazione di vasi sanguigni nei tumori. La Dejana dirige il gruppo di studio di cui fa parte Turatti. E’ lei ad averlo scelto seguendo la filosofia dell’Iform: pescare in tutto il mondo i numeri uno. Quando timbri e scartoffie lo permettono. Per continuare gli effetti del cancro sul sistema linfatico, Fabio Turatti non chiede un trattamento di favore rispetto alle colf e agli operai. Ma la semplice applicazione di un articolo della legge Bossi-fini, che oggi viene negata a lui come a molti ricercatori extracomunitari. Conseguenza: – Vivo nella paura perchè sono irregolare. Non potrò rinnovare il mio contratto d’affitto. Non ho la tessera sanitaria.- La via semplice e rapida ci sarebbe. Un articolo della legge sull’immigrazione prevede delle eccezioni al meccanismo delle quote d’ingresso. Agevolazioni a cui hanno diritto sportivi, traduttori, personale di società estere con sede in Italia, modelle, “ballerini artisti e musicisti da impiegare presso locali d’intrattenimento. I ricercatori? In teoria sì. In pratica bisogna presentarsi all’ufficio immigrazione e affidarsi alla buona sorte. A Turatti è andata male:- Una volta hanno detto che ero in Italia da troppo tempo. L’altra che avendo cambiato istituto non avevo più diritto al permesso.- La battaglia di Turatti contro la burocrazia è la stessa di molti altri ricercatori extracomunitari che lavorano a Milano. – Si parla sempre di fuga dei cervelli dall’Italia – spiega Elisabetta Dejana – ma questa legge e le sue applicazioni scoraggiano l’arrivano dei “cervelli” dall’estero. E’ un’aberrazione che sta mettendo in seria difficoltà la ricerca.- Turatti è un biologo cellulare. Ha un diploma postlaurea PhD eccellenza dei dottorati a livello mondiale. Pubblicazioni. Sette anni di esperienza. Un curriculum che gli permetterebbe di entrare in qualsiasi industria farmaceutica, dove lavorerebbe la metà guadagnando tre volte quello che guadagna ora. Ma spiega. – La ricerca è un lavoro di passione e sacrificio. Non c’entrano i soldi.- Sa che non diventerà ricco. E’ convinto però che la sua fatica sia utile al bene di tutti. – Il mio obiettivo, è quello dei miei colleghi è far progredire la scienza e la medicina.- Tutto qua, semplice e meraviglioso come un sogno. Che ogni mattina però, si scontra con l’assurdità dell’incubo. – Ho paura tutte le volte in cui potrei essere controllato, perchè sono un clandestino.- E l’umiliazione:- Portiamo avanti la ricerca scientifica, non abbiamo un impiego fisso, molte ore di lavoro e pochi soldi. Ma tutto questo sembra non contare nulla.-
Fonte: CORRIERE DELLA SERA
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Una radio locale parla di pista anarchica
Bomba all’Istituto italiano di cultura

Un poliziotto ferito. Dilaniato il cane degli artificeri. L’esplosivo era nascosto in una caffettiera
BARCELLONA – Un’esplosione ha daneggiato la sede dell’istituto italiano di cultura a Barcellona, in Spagna. Un poliziotto è rimasto ferito leggermente a un brccio e un cane della unità cinocfile della polizia è morto.
ORDIGNO NASCOSTO IN UNA CAFFETTIERA -L’esplosione è stata causata da un ordigno esplosivo,davanti alla porta di ingresso dell’Istituto italiano di cultura di Barcellona. L’esplosivo era nascosto in una caffettiera piena di esplosivo che ha ucciso un cane degli artificieri e ferito al braccio e al petto un agente di polizia, secondo quanto informano fonti consolari italiane. Secondo le prime ricostruzioni un impiegato era arrivato stamane da una porta di servizio alle 07:45 per aprire l’Istituto, una palazzina al centro della città che ospita anche la scuola italiana, quando, aprendo dall’interno la porta principale ha notato fuori di essa una caffettiera con alcuni fili che ne uscivano.
L’ALLARME -L’uomo ha immediatamente allertato la polizia che è giunta sul posto con artificieri e un cane addestrato. Mentre il cane stava annusando l’ordigno questo è esploso uccidendo l’animale. L’agente ha riportato ferite molto lievi. Nessuna minaccia era giunta all’Istituto. Le dimensioni dell’ordigno assolutamente artigianale sembrano comunque escludere un attentato terroristico su larga scala.
PISTA ANARCHICA – Una emittente radio spagnola ha detto che la polizia sta indagando la possibilità che dietro all’esplosione vi sia l’opera di un gruppo anarchico italiano. Secondo fonti della polizia, autori del’attentato potrebbero essere estremisti no-global che hanno protestato per l’arresto di due giovani anarchici italiani.
MINACCE- L’Istituto italiano di cultura era da tempo nel mirino degli anarchici spagnoli. Una fonte della ‘Casa de Italia’, citata dall’edizione on-line di ‘El Pais’, ha rivelato che sia il centro che il consolato avevano ricevuto numerose minacce telefoniche. Sui muri dell’Istituto si possono ancora leggere, anche se ricoperte con vernice bianca, la parola «Libertà» e la “A” iscritta nel cerchio, simbolo degli anarchici. Nello stesso isolato, nel passaggio MendezVigo che collega le vie Aragona e Consell de Cent, si trovano l’Istituto di cultura, la Casa de Italia e il liceo Amaldi, frequentato dai giovani italiani. I corsi di italiano che si tengono nell’istituto sono stati sospesi e la biblioteca è stata chiusa.
Fonte: CORRIERE DELLA SERA
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Il rapporto fra uomo e cane in una singolare mostra a Milano
Dura da sempre. Eppure è una storia d’amore

Milano: L’ uomo, si sa, non è fedele per natura. Eppure ha una storia d’amore | che dura da quindicimila anni – quella con il cene. L’arte l’ha spesso raccontata, facendo entrare nei ritratti insieme ai protagonisti della storia anche i loro compagni a quattro zampe. Ora una piccola e colta rassegna milanese porta indietro le lancette per esplorare l’alba di questo sodalizio silenzioso. Indietro fino a quando il cane, anello di congiunzione tra il mondo selvaggio del lupo e quello domestico dell’uomo, è entrato nelle case ed ha assunto una serie di compiti grati e ingrati, intrecciando il proprio destino a quello del padrone, nella vita e nella morte. ” Attenti al cane! Storia e archeologia di un legame millenario” è una mostra allestita all’interno del Museo Archeologico milanese ( aperta fino al maggio 2006) che, sfruttando pezzi della collezione permanente, riunisce interessanti reperti egizi, magnogreci, italici e romani, e li accompagna didatticamente con una riflessione storica e artistica sulla ” iconografia canina” nel mondo greco e romano, celtico, etrusco, mediorientale, italico e germanico. Si tratta di una concisa panoramica di ceramiche, bronzi, monete, sculture legate alla rappresentazione del cane, a partire dalle figurine stilizzate che raccontano una scena pastorale del 550 a. C., passando per una serie di lucerne africane che recano le anatomie slanciate dei cani in corsa, fino ad arrivare ad una magnifica testa di molosso di produzione romana del III secolo d. C.. Divisa in sezioni dedicate alle diverse ” occupazioni” del cane nella storia ( caccia, pastorizia, guardia, compagnia), l’esposizione esamina anche il lato ” rituale” del rapporto tra uomo e animale. Nel mondo classico infatti erano diversi i casi in cui l’animale domestico veniva ” sacrificato”: in caso di morte del suo padrone, gli veniva affidato il compito di accompagnarlo nel viaggio verso l’oltretomba. Ma anche in occasione della fondazione di una casa il cane veniva talvolta seppellito sotto i pavimenti mosaicati della nuova dimora, perché la proteggesse dagli spiriti maligni. Una fedeltà ricompensata con il più grande dei lussi: la possibilità di condividere la vita famigliare all’interno della casa. Uno dei pezzi più interessanti della rassegna è infatti un cratere a figure rosse di produzione apula, vecchio di venticinque secoli, in cui il banchetto di Dioniso e Arianna perde improvvisamente tutta la sua mitologica austerità grazie ai giochi di un cane, impegnato a rincorrere un topolino ( e quanto moderna e realistica è la mano che lo ha dipinto!) proprio in mezzo alle gambe dei commensali. Non è tutta contemporanea dunque l’ultima verità sul rapporto tra uomini e cani, già declamata nei poemi omerici: se già Schopenauer scriveva che « chi non ha mai posseduto un cane non sa cosa significhi essere amato » , il piccolo esercito di sette milioni di cani ” italiani” che oggi vivono insieme a noi dimostra che millenni di addestramento non sono trascorsi invano. I nostri amici ci hanno addomesticato alla perfezione. (Pia Capelli)
Fonte: LIBERO
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Crolla un mito. La tradizionale manifestazione rossa e patria della porchetta diventa verde, promuove il consumo dialghe come alternativa alla carne e i mezzi pubblici per non inquinare
Bandita la salamella dalla festa di Liberazione

DA OGGI, PRIVILEGIATI I MENÙ VEGETARIANI ALLA TRADIZIONALE MANIFESTAZIONE DI RIFONDAZIONE: COSÌ SI RESTA IN LINEA E NON SI SACRIFICANO ANIMALI. I DIRIGENTI DI PARTITO: DOBBIAMO ADEGUARCI AI TEMPI
Milano: Di due cose si poteva essere certi quando si andava alle feste di Liberazione: delle salamelle e dell’immancabile ( quanto disertato) ” dibbattito”. Invece no: anche dalle feste della sinistra milanese si può intuire quanto sia profonda la crisi d’ideali del popolo rosso. Basta notare che dai tavoli dell’edizione in corso della festa è sparita la carne. No alla tradizionale porchetta, al panino con la salamella, alle costine innaffiate da fiumi di lambrusco. No al motivo per cui migliaia di persone visitano ogni anno la manifestazione, a prescindere da spinte idealiste di partito. Sì, però, alla verdura fresca e alla buona frutta. È la nuova legge delle feste di Liberazione, o, meglio, di Liberazione dalle proteine animali. Certo, i comunisti hanno sempre appoggiato la buona causa dell’equo solidale, del più che giustificato rispetto per il pianeta terra e degli esseri viventi, ma ora si parla di tradire le proprie origini, fatte di tavolate di carnivori. Ora i compagni rischiano di ridursi a magri figurini verdognoli, dediti solo al culto zen dei vegetali. Una scelta hi- tech che sembra non piacere ai nostalgici della brace- uguale- per- tutti. Questa l’idea lanciata dalla campagna ” Io faccio la mia parte!” dell’Associazione Progetto Gaia presentata all’interno della Festa di Liberazione, iniziata il 23 giugno e aperta fino al 18 luglio. Il fine della campagna è di ottenere una partecipazione attiva del popolo, per risolvere i problemi generali legati alla globalizzazione. In realtà gli obiettivi sono molteplici: dal diventare vegetariani, al combattere la fame, al salvare il mondo intero dalla guerra. Un minestrone programmatico che vorrebbe nascondere il dramma di chi la salamella per quest’anno se la deve scordare. Ma andiamo con ordine. Ecco come si partecipa alla campagna. Ognuno deve scegliersi un giorno della settimana per praticare un consumo equo e sostenibile, cioè « scegliere alimenti la cui produzione non distrugga il Pianeta » , come si legge nel comunicato ufficiale. Bisogna eliminare per un solo giorno cibi di derivazione animale. Questa è, secondo l’Associazione, solo la condizione base per aderire alla proposta. Chi vorrà potrà impegnarsi a consumare in maniera politicamente intelligente anche in altri settori: muoversi solo con trasporti pubblici o non comprare nei grandi magazzini. L’assunto di base rimane comunque uno: la vita di chiunque deve diventare un atto politico, così come è ribadito in mille salse all’interno del sito dell’Associazione. Inoltre il progetto prevede la firma di una lettera da inviare alle varie istituzioni, ai partiti e alla stampa per sensibilizzare il mondo allo stile di vita vegetariano. Il tentativo è quello di trasformare anche la Festa di Liberazione in un ritrovo vegan, o almeno questa è la richiesta di Gaia agli organizzatori, in quella che è ancora ( per fortuna) un’iniziativa pilota al vaglio dei ” salamella- aficionados”. Il segretario della Federazione milanese di Rifondazione Comunista Carlo Rutigliano, conferma la « grande disponibilità del partito a questo genere di proposte » . Poi però mette le mani avanti: « Per l’anno prossimo si vedrà » . E la porchetta? « La manterremo » , dice Rutigliano, « ma non possiamo rimanere indietro: dobbiamo stare al passo con i tempi » . L’Associazione animalista Gaia ha altre idee del genere: nei periodi ” critici” ( per gli animali) come Natale, Capodanno, Pasqua e nel periodo estivo, attiva il ” Numero frescura” ( 02/ 86463111), che propone la dieta vegetariana per combattere l’afa e il caldo e per tentare di porre fine alle « stragi » di maialini e galline innocenti. Base importante della dieta sono le alghe, valida e saporita alternativa alla sanguinolenta bistecca di maiale. Hasta l’insalata siempre. (Ilaria Morani)
Fonte: LIBERO
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Pechino, robot spaventapasseri per evitare incidenti agli aerei
( g. g.) Come liberarsi degli uccelli che infestano le piste di decollo e di atterraggio degli aeroporti? Utilizzando uccelli robot radio telecomandati. È la proposta di un team di studiosi cinesi, che hanno sviluppato un modello di aereo radiocomandato che può emettere richiami per uccelli, oltre a luci brillanti ed abbaglianti per impaurire i volatili e tenerli lontani dalle piste. Secondo i ricercatori gli ” spaventapasseri” volanti dovrebbero essere più efficienti, rispetto, per esempio, agli altoparlanti che ” sparano” sui pennuti suoni di esplosioni per spaventarli. Attualmente il rischio di impatto tra uccelli e aeromobili è molto elevato.
Fonte: LIBERO
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SINGLE E LONGEVI
Ai gatti fa bene star lontani dalle femmine. Ad affermarlo un’inchiesta della ” Pravda”, il principale quotidiano russo. Secondo l’articolo, i gatti in Russia vivono al massimo 12 anni per via del clima rigido. Al contrario, i giornalisti di Mosca avrebbero scovato casi di felini maschi che vivendo in villaggi senza contatto con femmine sono sopravvissuti fino a 18 anni
Fonte: LIBERO
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Sperimentazione d’avanguardia al San Carlo di Potenza
con la Facoltà di Medicina della II Università di Napoli

Per la prima volta in Europa sarà sperimentato sull’uomo l’uso terapeutico delle cellule staminali midollari dello stesso paziente per i casi di ictus e arteriopatia obliterante.
Finora la sperimentazione sugli animali ha fornito risultati molto incoraggianti, con particolare riguardo alle capacità di recupero per le vittime di ictus. Attualmente è in corso una ricerca sperimentale sulle scimmie al san Raffaele di Milano.
A condurre congiuntamente l’iniziativa di assoluto rilievo scientifico saranno congiuntamente l’azienda ospedaliera San Carlo di Potenza e la cattedra di Patologia clinica della Facoltà di Medicina e Chirurgia della II Università di Napoli.
Il progetto sarà presentato domani mattina all’Auditorium dell’Ospedale di Potenza. Interverranno il direttore generale dell’A.O. Michele Cannizzaro, i direttori delle unità operative interessati alla sperimentazione, i docenti universitari promotori della ricerca, il prof. Vincenzo Sica, ordinario, e il prof. Claudio Napoli, associato. Concluderà il dibattito l’assessore regionale della Basilicata alla solidarietà sociale Rocco Colangelo.
Fonte: Napoli.com
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Salvati dai volontari gli ultimi pesci rossi della stazione di Nervi
Ciao Bairo e tutta la ml.
Tra i tantissimi articoli questo mi ha colpita in particolar modo. Mi è capitato circa un anno fa di adottare dei pesci rossi. All’epoca badavo ad una bimba i cui genitori hanno un casale dove si organizzano banchetti nuziali. Ad uno di questi, come ORNAMENTO , gli sposi avevano scelto delle bocce d’acqua da disporre su vari tavoli da buffet, in ognuna delle quali nuotava un pescetto rosso. Io non ero presente, ma il giorno dopo la ventina di pesci nuotava affamata e ipossigenata in una vaschetta per alimenti, mentre già i primi morti venivano a galla a pancia in su, e nessuno si degnava di toglierli perché provavano schifo a toccarli. Non sapendo che farsene, i gestori avevano pensato di donare i pescettini superstiti ai bambini presenti al prossimo rinfresco. Mi si è gelato il sangue, non ho resistito: “Ma vi immaginate lontanamente che razza di fine faranno????!!!! Troverete pescetti rossi spiaccicati ovunque!!! Vi prego, a costo di pagarveli, dateli a me!”. Visto tanto calore, hanno deciso di darmeli, così nella stessa vasca li ho portati a casa. E poi? Ho pensato che la libertà sarebbe stata la cosa migliore, ma la libertà dove? Nelle fontane? Quali fontane? Ammesso che ne avessi conosciuta almeno una, sarebbero stati comunque prede facili. Troppo facili, di bambini, di gatti, di incuria umana. I fiumi e i canali che conosco, nemmeno a parlarne, inquinati e schifosi come sono. Allora ho messo in croce mio marito, e il pomeriggio stesso abbiamo comprato un mega acquario, con filtro, piantine, sassolini. Certo, non era la libertà, ma comunque un posto sicuro. Dopo averlo messo in funzione ho aspettato qualche giorno (si fa così), poi li ho messi dentro…. quello che hanno fatto sembrava gioia stupefatta. Hanno iniziato a gironzolare, a esplorare tutto. Tantissimi pesciolini non ce l’avevano comunque fatta, troppo provati dallo stress e lo spavento del “matrimonio”, ma come ogni animale con cui io abbia avuto a che fare, hanno dimostrato un’intelligenza stupefacente, e l’ho scoperto pur non essendo una “studiosa”!
Oggi mi riconoscono, mi chiedono da mangiare, e se capita che qualche mattina sono più trafelata del solito, tra mio figlio neonato, la mia pitbull di quattro anni e una casa da mandare avanti, i pescetti si mettono in superficie e mi aspettano. Quando passo vicino a loro fanno schioccare l’acqua, non so come fanno, ma fanno un rumore per richiamare la mia attenzione. Apro il coperchio e giù un pizzico di pappa. Sono diventati molto grandi e godono di ottima salute. Non ne comprerò mai altri. Quando, tra qualche anno, e spero tanti, non ci saranno più, svuoterò l’acquario che ho comprato solo per loro. I pesci sono i più muti tra i “senza voce”. Non posso pensare che c’è gente che ospita pirana in acquario, povere vittime strappate ad un habitat selvaggio e meraviglioso, e che servano loro in pasto altre vittime innocenti, divorate vive in preda al terrore senza possibilità di fuga. Non capisco come si possa guardare uno spettacolo simile.
Allego una foto del primo giorno in acquario, valuta, Bairo, se mandarla in ml.
Saluti
(Lettera firmata)
Fonte: mailing list Gruppo Bairo
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Viersen/Nettetal (aho) – I cani salvati lunedì scorso dall’ufficio vet.
ASL della circoscrizione di Viersen, da una fattoria di Grefrath stanno peggio di quanto si credeva. “Al rifugio Matthias-Nellen dove i 44 cuccioli sono stati portati, è stato verificato che quattro sono malati di Paravirosi”, dice il Dr. Helmut Theissen, dirigente dell’ufficio veterinario (ASL) della circoscrizione di Viersen.”Questa malattia è difficile da curare e non è escluso che se ne ammaleranno anche altri. Due cuccioli sono morti”. Dei cuccioli si stà occupando 24 ore al giorno il responsabile del rifugio ed una veterinaria. Alcuni non mangiano ancora da soli e devono essere aiutati.
“Speriamo di riuscire a salvare tutti i cuccioli” dice il Dr. Thiesen.
“Per fortuna non sono tutti ammalati. I cani adulti che sono stati messi in un’altra pensione per animali, fortunatamente stanno bene.”
Poiché questa malattia si trasmette agli altri cani, il rifugio Matthias-Neelen resta chiuso alle visite. L’ufficio veterinario circoscrizionale fà presente che nei mesi scorsi ha ricevuto spesso telefonate da veterinari della zona con le quali veniva comunicato che erano stati curati diversi cani malati, provenienti da paesi del sud. Spesso non venivano portati documenti e libretti sanitari validi. Il Dr. Thiessen comunica:”Non è amore vero verso gli animali riportarsi un animale in questo stato dalle vacanze. Supponiamo anche che i cuccioli vengano allevati appositamente per il commercio con turisti dei paesi dell’Est ed associazioni animaliste. Ogni cane che viene portato, supporta quindi questo allevamento illegale!” Il caso di questi cani di Grefrath è stato già comunicato al Minsitero per l’ambiente del NRW. La sezione locale “criminalità ambientale” farà ulteriori indagini.
Fonte: http://www.wz-newsline.de/seschat4/200/sro.php?redid=84923
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Le ulteriori repliche ai messaggi con oggetto: “prove di lavoro ed esposizioni di bellezza” e “cani di razza e non” sono pubblicate sul sito di Bairo all’indirizzo: http://www.bairo.info/messaggimailing.html
L’argomento è stato ampiamente trattato; ringraziamo Cristina di Milano perchè ha aperto la discussione e tutti gli iscritti che sono intervenuti e che hanno saputo confrontarsi con educazione e civiltà.
Le vostre considerazioni hanno certamente contibuito ad una riflessione da parte di chi, forse, ancora, non aveva le idee ben chiare su alcuni temi.
Nel caso vi fosse qualche iscritto che desidera intervenire sullo stesso argomento, informiamo che pubblicheremo direttamente sul sito.
Bairo & staff
Fonte: mailing list Gruppo Bairo
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Cronaca Provincia di Ragusa
Monterosso, randagismo Anagrafe canina operativa

MONTEROSSO ALMO. (gibu) La proliferazione di cani randagi nel territorio comunale ha assunto in questi ultimi mesi dimensioni preoccupanti. Ed ecco che il sindaco Amato per circoscrivere questo fenomeno, ma anche per monitorare la presenza di questo animale amico dell’uomo, ha attivato l’anagrafe canina di tutti i cani presenti nell’ambito del territorio comunale. Tutti i cittadini residenti a Monterosso sono obbligati a registrare, a loro spese, a questa “anagrafe” i cani di cui siano proprietari o detentori, a qualsiasi titolo, entro 180 giorni dalla nascita; per i cani già esistenti la data decorre da venerdì 8 luglio, mentre per i cani provenienti da altri comuni il termine è di 90 giorni dal loro ingresso nel territorio comunale. I medici veterinari e le associazioni per la protezione degli animali sono tenuti a segnalare al Sindaco o all’Area Dipartimento Veterinario dall’Ausl 7 di Ragusa la inosservanza di queste disposizioni le cui sanzioni sono abbastanza pesanti per i proprietari. Infatti il pagamento della sanzione amministrativa varia da 77 a 465 euro che aumenta a 2.582 e fino a 15.494 euro qualora l’inosservanza riguardi cani appartenenti a razze particolarmente aggressive. Il cane iscritto all’anagrafe verrà contrasseganto da un codice di riconoscimento impresso mediante la inoculazione sottocutanea di un microchip che contiene in memoria il codice identificativo, inalterabile ed unico, evidenziabile da apposito lettore. Per i cani randagi catturati le operazioni relative all’anagrafe vengono effettuate gratuitamente, in base ad una convenzione con il comune, dall’Ambulatorio Veterinario Ausl 7 di Ragusa. Giovanni Bucchieri
Fonte: GIORNALE DI SICILIA
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Passaporti a quattro zampe
IMOLA – Prima di partire, occhio ai documenti. Non solo ai propri, ma anche a quelli degli amici a quattro zampe che affronteranno il viaggio insieme a noi. Ora per cani, gatti e furetti che viaggiano in Europa serve infatti un vero e proprio passaporto. “Il passaporto – spiega Fabrizio Palmonari del Dipartimento di sanità pubblica – deve contenere l’identificazione dell’animale, garantita mediante identificazione elettronica, l’identificazione del proprietario, attestata dall’iscrizione all’anagrafe canina comunale. Serve inoltre la documentazione dello status sanitario relativamente alla profilassi anti-rabbica: l’animale deve essere vaccinato contro la rabbia da almeno 30 giorni e da non oltre un anno”. Una volta che l’Ausl abbia emesso il passaporto, le attestazioni di “buona salute” e delle vaccinazioni effettuate possono essere apposte sia dai veterinari ufficiali dell’Ausl che dai veterinari liberi professionisti autorizzati. In ambito comunitario persistono però alcune limitazioni particolari in Regno Unito, Irlanda, Malta e Svezia, per varcare i confini dei quali gli animali da compagnia dovranno essere sottoposti ad ulteriori esami tra cui il controllo del tasso anticorpale della rabbia. La Finlandia, invece, prevede il trattamento preventivo contro l’echinococco. Per questo occorre prepararsi per tempo, circa 6 mesi prima. Un’ attenzione particolare anche ai viaggi con destinazione in paesi extracomunitari, specie per il rientro, in questi casi è meglio consultare sempre l’Ambasciata del paese di destinazione. Per altre informazioni, 0542 604921.
Fonte: CORRIERE ROMAGNA (Edizione di: IMOLA)
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