WarDrome Sci-fi MMORPG
WarDrome Sci-fi MMORPG
comunità di poesia e lotta dal 2002
Saturday February 17th 2018

Notiziario animalista

Se parli con gli animali, loro parleranno con te e vi conoscerete a vicenda. Se non parli con loro, non li conoscerai e temerai ciò che non conosci. Ciò che si teme si distrugge.
Dan George (capo Salish)
——————————————————————————–
Gatti uccisi, bocconi avvelenati nel parco di Lonato
GLI ABITANTI «UN PERICOLO ANCHE PER I BAMBINI»
LONATO – Chi avvelena i gatti del parchetto di via Diaz? L’allarme arriva da un residente della zona che segnala il ripetersi di episodi di avvelenamento di animali , soprattutto di gatti. Il fenomeno si ripeterebbe da molto tempo. Evidentemente qualcuno getta bocconi avvelenati, con l’intenzione di eliminare gli animali domestici. Un comportamento pericoloso e, tra l’altro, fuori legge. «L’ultima morte avvenuta in modo atroce di un micio risale solo ad alcuni giorni fa – sottolinea al telefono il nostro interlocutore -. La zona è quella del parco e della vicina via Diaz, alla periferia dell’abitato nella zona del Lonatino. Questo non è che l’ultimo caso perché la vicenda dura da moltissimi mesi, da anni. Ciclicamente c’è una moria. Gli animali soffrono. Ma quello che preoccupa è il sospetto che per colpire questi animali si ricorra a bocconi avvelenati. In un caso, avvenuto alcuni mesi fa – continua – una signora che portava a passeggio il suo cane nel parco lo ha visto mangiare un boccone ed è poi deceduto per avvelenamento. Per di più il parco è vicino all’abitato, all’asilo, frequentato dai bambini. Insomma sono allarmato sia per gli animali che per la sicurezza dei più piccoli. Per questo mi riprometto di segnalare la situazione ai carabinieri». La vicenda ripropone il tema degli animali randagi e dell’abbandono. È il caso quest’anno dei gatti per i quali gli abbandoni risultano in numero elevatissimo secondo le segnalazioni delle «gattare» che operano nell’a-rea del Basso Garda. In particolare vengono abbandonati in zone periferiche o in campagna micie domestiche in attesa dei cuccioli così che, una volta nati, diventano selvatici. Solo nelle ultime settimane nella zona di Desenzano e Sirmione sarebbero almeno una trentina i cuccioli abbandonati.
Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
——————————————————————————–
CREATURE FANTASTICHE Il mostro mitologico è diventato il simbolo di ogni mostruosa contaminazione e di ogni sogno irrealizzabile
Dal mito ai laboratori, la rivincita della chimera
La famosa Chimera di Arezzo, bronzo del V secolo a.C.; a destra: Bellerofonte uccide la chimera in una coppa antica (Nea)
Linda Berni
Uomini dal volto di scimmia e donne dalle sembianze feline, pesci e lucertole dall’espressione umana: sono i «Manimals», le «chimere» digitali create da Daniel Lee mettendo insieme fotografie di uomini e di animali. Creature inquietanti, con le quali l’artista di origine cinese trapiantato in America si è meritato un posto di primo piano nelle più importanti gallerie d’arte del mondo: esse esprimono lo spirito di questa nostra era «post-umana» in cui l’ibrido, la sintesi tra umano e animale, naturale e artificiale, uomo e macchina, è divenuto una componente della vita quotidiana non solo accettata, ma anche ricercata come un affascinante paradigma culturale, una tappa necessaria dell’evoluzione umana. Certamente il fascino esercitato dalla contaminazione tra generi e universi opposti è stato alimentato da film come «Matrix» o «Blade runner»; ma contribuiscono anche le tante questioni etiche e antropologiche sollevate dalle sperimentazioni svolte da quegli scienziati che, là dove simili operazioni sono ammesse, lavorano alla gigantesca «fabbrica di chimere» da cui, si dice, potrà un giorno uscire la cura per le più odiose malattie che ancora flagellano il genere umano. Ma i biologi che, in particolare nelle università americane e cinesi, hanno creato scimmie con cuori di maiali e pecore con fegato umano, galline con cervello di quaglia e topi con neuroni umani non hanno inventato nulla di nuovo. Perché da sempre l’immaginazione dell’uomo ha dato vita a creature fantastiche, nate dall’unione tra diverse specie animali e quella umana e rappresentanti i nostri sogni, fantasie, paure e incubi. A cominciare dalla creatura fantastica per antonomasia, che di tutti questi ibridi – dalla sfinge al centauro, dall’arpia alla sirena, dal drago all’unicorno – è la madre simbolica: la chimera. «Era il mostro d’origine divina / lion la testa, il petto capra, / e drago la coda; e dalla bocca orrende / vampe vomitava di foco. E nondimeno / col favor degli Dei l’eroe la spense». La prima presentazione della chimera ce la fa Omero, nel VI libro dell’«Iliade», rifacendosi a un mito antichissimo, secondo il quale la chimera era un mostro spaventoso e invincibile, figlio di due creature altrettanto orripilanti – Echidna, per metà donna e per metà serpente, e Tifone, mostro primordiale descritto ora come bufera devastante, ora come drago o gigante che vomita fuoco – che avevano generato la maggior parte dei mostri della mitologia classica: dal cane Ortro dalle molte teste al drago dalle cento teste che faceva la guardia ai pomi delle Esperidi, dalla Sfinge a Cerbero, da Scilla all’idra di Lerna, dall’aquila che divorava Prometeo al leone nemeo. Contro la Chimera, che desolava la Licia bruciando con le sue fiamme non solo i campi e le abitazioni ma qualunque uomo le capitasse a tiro, si erse uno degli eroi più ingenui, generosi e leali della mitologia greca, Bellerofonte. Figlio del dio Poseidone e della dea marina Eurimeda, Bellerofonte era già riuscito a domare, con l’aiuto di Atena, il cavallo alato Pegaso, che era diventato da allora il fedele compagno di tutte le sue avventure. Il compito di combattere il mostro che minacciava la sua terra gli fu dato dal re Iobate, che a sua volta aveva ricevuto dal fratello Preto, re di Tirinto, l’incarico di uccidere Bellerofonte, accusato dalla regina Antea di aver tentato di sedurla. Iobate, però, non ebbe il coraggio di macchiarsi direttamente del sangue di Bellerofonte, per cui pensò di togliersi dall’impaccio affidandogli una missione impossibile, dalla quale difficilmente avrebbe potuto tornare vivo. Ma l’ipocrita sovrano non aveva fatto i conti con l’abilità dell’eroe, che in groppa a Pegaso si alzò in volo al di sopra al mostro, gli ficcò una lancia proprio nelle fauci dalle quali prorompevano le fiamme devastatrici e mise così fine a quella creatura che tanto lutto aveva portato agli abitanti della Licia. A nulla servì affidare a Bellerofonte imprese ancor più rischiose, come quelle di domare la popolazione ribelle e selvaggia dei Solimi o di affrontare le terribili Amazzoni: ogni volta Bellerofonte tornò vittorioso alla reggia di Iobate, tanto che questi dovette alla fine arrendersi all’idea che l’eroe godesse di un favore speciale presso gli dei. Tuttavia quella protezione era destinata a finire: montatosi la testa per i suoi successi, Bellerofonte un giorno volò con Pegaso sulla cima dell’Olimpo, convinto che gli spettasse ormai di diritto un posto tra gli dei immortali; ma Zeus, per punire tanta tracotanza, gli mandò un tafano, che punse Pegaso facendolo impennare. Disarcionato, Bellerofonte precipitò nel vuoto, mentre Pegaso continuò a salire sempre più in alto finché, raggiunto il cielo, non fu trasformato in una costellazione. Quanto alla chimera, sebbene non abbia avuto l’onore di essere collocata tra le luci del firmamento, si è però parzialmente riscattata dalla sua triste fama mutandosi in un simbolo che, prima di essere associato ai mostruosi ibridi creati in laboratorio dai contemporanei eredi del dottor Frankenstein, è stato a lungo rivestito di un significato completamente diverso, e di certo meno cupo. Quello che Gian Battista Marino definì nell’Adone un «fantasma sofistico ed astratto, un animal difforme e contrafatto» divenne infatti col tempo la personificazione di ogni sogno, di ogni desiderio impossibile che alberghi nell’animo umano. Simbolo dell’illusione e della speranza vana che si nutre solo di se stessa, la chimera attraversa, come una nuvola leggera che assuma le forme più bizzarre e inaspettate, il cielo della poesia di ogni tempo: da Petrarca a Pascoli, da Leopardi a Mario Luzi, da Ungaretti a Montale ne hanno celebrato il potere al tempo stesso angelico e demoniaco di innalzare l’uomo e di farlo precipitare nel baratro dell’insoddisfazione. I due significati, quello mitico di orribile mostro e quello simbolico di sogno irrealizzabile, di romantica «Sensucht» e di aspirazione all’infinito, infatti, in qualche caso finiscono per coincidere. Perché anche i desideri possono generare mostri, spingere l’uomo a intraprendere percorsi devianti, persino criminali, impedendogli di riconoscere la strada migliore per realizzare se stesso. Certo, un’esistenza senza sogni sarebbe molto triste, e può essere consolante vivere svolazzando «per sogni e per chimere e per castelli in aria» come fa Rodolfo nella «Bohème» di Puccini; ma non bisogna esagerare, perché il rischio di finire schiacciati dal peso delle proprie chimere è sempre in agguato. È quanto accade ai protagonisti della poesia di Charles Baudelaire intitolata, appunto, «Ciascuno ha la sua chimera», che vagano senza sosta sui sentieri della vita con quella bestia immonda appollaiata sulle spalle, condannati a «sperare per sempre». (continua)
Fonte: GIORNALE DI BRESCIA
——————————————————————————–
Piano di interventi per la derattizzazione
(alco) Derattizzazione del territorio: operazioni di disinfestazione al via da lunedì prossimo. La disposizione è stata emanata dall’assessore ai servizi ecologici Gerlando Rizzo che ha dato incarico al dirigente del settore Rosario Esposto di predisporre le misure per il risanamento da topi e insetti. L’intervento interesserà l’intero territorio, comprese le numerose contrade. Le operazioni muoveranno dagli agglomerati di via del Fante e Sappusi, fino al lungomare Mediterraneo. Martedì sarà la volta della via Trapani e delle contrade Santa Venera, Addolorata, San Michele Rifugio, Ranna. Il programma di disinfestazione e derattizzazione del territorio proseguirà fino al 23 luglio. La campagna predisposta dall’assessorato segue l’intervento preliminare messo a punto lo scorso mese di maggio, quando si intervenne per l’eliminazione di larve di zanzare e moscerini. Massima collaborazione è stata chiesta dall’assessore Gerlando Rizzo a tutti i cittadini: nelle giornate in cui saranno effettuate le operazioni di disinfestazione e derattizzazione si raccomanda di non lasciare finestre aperte. Attenzione anche agli animali domestici: occorrerà tenerli in custodia per evitare che possano avvicinarsi alle esche topicide utilizzate per la disinfestazione. “Sono precauzioni che invitiamo a prendere -è il suggerimento dell’assessore Gerlando Rizzo – malgrado le sostanze utilizzate per la disinfestazione siano quasi del tutto innocue per le persone”. Da lunedì dunque avranno inizio la derattizzazione e disinfestazione, Al. Co.
Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Cronaca Provincia di Trapani)
——————————————————————————–
Rifugio per cani randagi Pronta la gara d’appalto
(nidi) Tempi duri per i cani randagi. Il Comune ha predisposto il reperimento di una struttura e per l’affidamento del servizio di cattura, ricovero, mantenimento e cure sanitarie degli animali vaganti nel territorio comunale. Un appalto da 821 mila euro, la cui gara è prevista il 6 settembre. La retta giornaliera per il singolo cane ricoverato è di 1,91 euro, il compenso mensile per servizio di cattura ammonta a 1.583,97, per un periodo di 36 mesi dalla data di aggiudicazione fino 31 agosto 2008. La struttura dovrà possedere la disponibilità di almeno 300 posti. A ciascun cane dovrà corrispondere una cartella clinica aggiornata.
Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Cronaca Provincia di Caltanissetta)
——————————————————————————–
IN CALABRIA La cagnetta ferita va in «carrozzella»
Vibo Valentia: Di animali in carrozzella non se ne erano ancora visti. A Vibo Valentia, in contrada Feudotto, sta destando una certa curiosità il caso di una cagnetta di nome Lilla, che due anni fa, in seguito ad una zuffa con un cane randagio, è rimasta del tutto paralizzata. Per lei è stato fatto costruire una specie di carrozzella grazie al quale è ritornata a muoversi.
Fonte: IL TEMPO
——————————————————————————–
DECRETO PER L’ATTIVITà VENATORIA
Allenamento cani da caccia nuove regole (con sanzioni)
“L’attività di allenamento e di addestramento dei cani da caccia nelle zone libere all’attività venatoria potrà finalmente essere regolata secondo precise disposizioni. Su nostra sollecitazione, infatti, l’Assessorato regionale all’Agricoltura ha predisposto un apposito decreto. E’ un’immediata risposta alle richieste che ci sono pervenute, nei giorni scorsi, da una folta delegazione dei cacciatori della provincia di Caltanissetta che abbiamo incontrato nel corso di una riunione”. L’assessore regionale ai Beni Culturali, Alessandro Pagano, ha comunicato ieri che è stato firmato il decreto che stabilisce le modalità per lo svolgimento di questa attività cinofila.
“Sono soddisfatto – ha continuato l’assessore Pagano – e colgo l’occasione per ringraziare l’assessore Leontini che, come sempre, ha mostrato grande sensibilità. Nel calendario venatorio non era stata inserita una norma per disciplinare l’allenamento e l’addestramento dei cani da caccia. Adesso, tutto ciò sarà possibile seguendo, ovviamente, regole precise. All’interno del decreto è prevista anche una sanzione per chi non si attiene al regolamento: chi trasgredisce dovrà pagare una multa di 50 euro”.
Il decreto prevede per l’annata venatoria 2005-2006 che “l’attività di allenamento e di addestramento dei cani può essere svolta nel territorio cacciabile, senza possibilità di sparo, nelle tre settimane che precedono l’apertura della caccia alla selvaggina stanziale, con l’esclusione dei due giorni precedenti l’apertura stessa. Le attività cinofile dovranno essere limitate ad un periodo giornaliero compreso tra un’ora dopo l’alba e le ore 12; non potranno altresì essere condotte in presenza di vegetazione bagnata”.
L’articolo 2 recita invece che “chiunque eserciti, nel territorio cacciabile, l’allenamento o l’addestramento dei cani di qualsiasi razza, in difformità a quanto disposto dal precedente articolo, vengono applicate le sanzioni previste dal comma 9 bis dell’art. 32 della Legge regionale 33/97”.
Fonte: LA SICILIA (CALTANISSETTA)
——————————————————————————–
Usa. Latte e carne di animali clonati sono sicuri per il consumo umano?
Sara’ pubblicato prossimamente il rapporto della Food and Drug Administration (FDA) sullo studio dei rischi per la salute umana del consumo di carne e di latte di animali clonati. Lo studio, secondo le dichiarazioni rilasciate da John Matheson, uno dei principali scienziati della FDA, arriva alla conclusione che la carne e il latte degli animali clonati, e della loro progenie, e’ sicura per il consumo umano.
Lo studio e’ durato 4 anni, durante i quali la FDA e’ giunta ad un accordo con le principali imprese Usa nel campo della clonazione animale per rispettare una moratoria volontaria sulla commercializzazione di questi prodotti. Moratoria che proseguira’ per ulteriori due mesi dopo la pubblicazione del rapporto. Si stima cosi’ che questi prodotti potranno essere sul mercato gia’ dall’anno prossimo.
Se e’ occorso molto tempo prima della pubblicazione del rapporto, lo si deve ai dubbi sulle implicazioni etiche della clonazione di animali. Lo studio, oltre a considerare sicuro il consumo, conclude che non esistono effetti negativi sul benessere animale. A questo va aggiunta la percezione da parte del pubblico del fatto che gli animali clonati sono deboli. Per Larisa Ridenko, esperta in biotecnologia della FDA, gli animali clonati sono piu’ suscettibili a soffrire anomalie e ad avere problemi di salute nei primi 50 giorni dalla nascita, superato questo periodo la loro salute e’ paragonabile a quella degli animali non clonati.
Nel frattempo e’ anche arrivato uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, realizzato da ricercatori giapponesi e statunitensi che giungono alla stessa conclusione: non ci sono differenze tra latte e carne di animali clonati e non.
Xiangzhong Yang, dell’Universita’ del Connecticut, e suoi colleghi dell’Istituto Nazionale delle Scienze Agrobiologiche e dell’Istituto Nazionale di Salute Animale a Kagoshima, in Giappone, hanno clonato animali e poi hanno esaminato la carne e il latte, verificandola con animali non clonati della stessa razza e eta’ e che presentavano le stesse caratteristiche genetiche. Uniche differenze trovate erano sulla concentrazione di grasso e per la qualita’ muscolare, ma gli animali clonati erano normali e sani.
Fonte: STAMINALI
——————————————————————————–
IN BREVE
« Non lasciare Bobby solo »
( i. sp.) Non dice « no » alla droga, alla guerra, o al razzismo. Dice « no » all’abbandono dei nostri amici animali che, frequentemente, nei mesi estivi, vengono crudelmente lasciati a se stessi ( spesso sulla strada) prima di partire per le vacanze. continua…
Fonte: GAZZETTA DI PARMA
——————————————————————————–
Castell’umberto: fa troppi figli, sfrattato bambi
Castell’umberto (Messina)
C’era un tempo in cui la Sicilia era interamente ricoperta di foreste dove dimoravano l’orso e il cervo, il lupo e il daino, il cinghiale e il capriolo. Più o meno come nella lontana Inghilterra. Poi vennero gli anni del disboscamento selvaggio e con gli alberi scomparvero anche i suoi regali abitanti. Così da tempo ormai i siciliani per ammirare l’orso o il cervo devono recarsi allo zoo, o accontentarsi di sfogliare un libro o, ancora, guardare un documentario in tv. Ma perché non ricreare nei nostri boschi il tessuto faunistico d’un tempo, si sono chiesti un giorno gli amministratori locali di Castell’Umberto, piccolo centro del Messinese, accoccolato sui Nebrodi, a quasi 700 metri sul livello del mare. Detto, fatto. Individuato uno spicchio di bosco nella zona di Piano Collura, l’amministrazione comunale ha fatto recintare l’area e lì ha «trapiantato» coppie di cervi che i turisti potevano andare ad ammirare nel loro ambiente naturale. Una trovata di successo fino a quando gli animali non si sono moltiplicati e addirittura non si sono fatti «aggressivi». Che fare? Nessun timore: così come sono venuti se ne vanno, è stato il verdetto del sindaco che ha messo in vendita tutti i capi. E’ vero, un tempo la Sicilia era ricca di foreste e selvaggina. Ma ora no. Bambi, ancora una volta, non abita più qui.
Fonte: LA SICILIA
——————————————————————————–
IN GUERRA PER FIDO
FABRIANO (AN) – I 50 cani saranno trasferiti dal canile comunale fabrianese a quello di Ostra Vetere. E’ la decisione con cui si è conclusa la riunione in Comune fra l’assessore Mariani, l’ufficio veterinario e il legale che cura gli interessi dei gestori del canile di Cantia/Putido. E le associazioni animaliste preannunciano una dura battaglia affinché si «eviti questo inutile passaggio e i cani, alcuni di loro molto vecchi, non possano subire questo ulteriore trauma». Gli animalisti, assieme ai gestori del canile di Cantia/Putido, sono intenzionati ad andare avanti e a dare battaglia fino alla fine. All’inizio della prossima settimana, infatti, non si escludono possibili forti iniziative per fermare il “trasferimento forzato” dei cani. Dal canto suo l’Amministrazione comunale dichiara che non poteva fare altrimenti considerato il fatto che ci sono prescrizioni dell’ufficio veterinario che impongono interventi strutturali immediati per riportare il canile a norma di legge. Ma se l’Amministrazione parla di circa 70mila euro per rimodernare la struttura, il Coordinamento delle associazioni animaliste delle Marche si dice convinto che 10mila euro siano più che sufficienti.
Fonte: IL MESSAGGERO
——————————————————————————–
Diritto&Diritti – portale giuridico
Nuove forme di criminalità ambientale: il racket degli animali ed i ombattimenti tra cani
di Roberta Quagliulo

Sommario: 1.- Le motivazioni criminologiche della criminalità ambientale o “ecomafia”; 2.- Il racket degli animali ed i combattimenti tra cani; 3.- La normativa penale applicabile; 4.- Osservazioni conclusive.-
1.-Le motivazioni criminologiche della criminalità ambientale o “ecomafia”.- Negli ultimi anni la lenta e graduale trasformazione del fenomeno della criminalità organizzata in fenomeno “imprenditoriale” ha determinato il passaggio da una fase di mera violenza e di accumulazione del capitale ad una fase di gestione più razionale dei proventi illeciti, con un conseguente spostamento di interessi verso nuovi settori dell’economia.
E’ così nato il fenomeno dell’“ecomafia”, termine, coniato per la prima volta nel 1994 da Legambiente e da allora utilizzato per identificare le attività criminali che colpiscono il settore dell’ambiente e che sono gestite dalla criminalità organizzata nazionale con rilevanti appoggi a livello internazionale.
I fattori che hanno maggiormente influito su tale scelta da parte della criminalità organizzata sono stati l’assenza di allarme sociale nei confronti dei reati contro l’ambiente (inteso in senso lato) e la scarsa attenzione delle Forze dell’Ordine verso alcune forme di delitto, oltre ad una sconcertante lacuna legis: laddove lo Stato si presenta più vulnerabile, infatti, le organizzazioni criminali sono pronte a penetrare il tessuto sociale e ad uscire dalle tradizionali aree di operatività.
A livello criminogenetico sono state quindi importanti l’assenza di sanzioni pesanti per questo tipo di reati dovuta all’iniziale disinteresse delle istituzioni e la bassissima probabilità di essere scoperti per l’inadeguatezza dei mezzi operativi ed investigativi a disposizione, oltre naturalmente all’elevata remuneratività delle condotte in questione.
2.- Il racket degli animali ed i combattimenti tra cani.- Come evidenziato nell’ultimo Rapporto Ecomafia 2001 a cura di Legambiente, tra i nuovi scenari di espansione dell’ecomafia – a riprova della grande capacità mimetica della criminalità organizzata che si sta progressivamente e rapidamente globalizzando – figura il cosiddetto “racket degli animali” o “zoomafia”, che indica lo sfruttamento degli animali per ragioni economiche, di controllo sociale, di dominio territoriale da parte delle cosche mafiose e dei clan camorristici.
Gli animali svolgono, infatti, diversi ruoli nella cultura e nel sistema mafioso: innanzitutto, una funzione economica per i proventi derivanti dal loro commercio o da attività illegali collegate come le scommesse1; in secondo luogo, una funzione di controllo sociale e di dominio territoriale, come nel caso dei combattimenti tra cani o delle corse clandestine di cavalli; infine, una funzione intimidatoria (vedi ad esempio i cani usati per le rapine o aizzati contro le Forze dell’Ordine).
Dalla fonte Osservatorio Nazionale sulla Zoomafia, istituito nel 1998 dalla Lega Antivivisezione è emerso che il giro d’affari complessivo della zoomafia sarebbe di circa 5000 miliardi di (vecchie) lire all’anno in gran parte derivanti dai combattimenti clandestini tra cani (circa 1000-1500 miliardi), seguiti dalle corse clandestine di cavalli, dal traffico di animali esotici e da altre attività minori (ad esempio il bracconaggio ed il business dei canili).
In realtà, la stima esatta dei proventi illeciti delle attività criminali è sempre molto ardua da individuare per via della clandestinità in cui si svolgono le medesime; tuttavia, i dati forniti dall’Osservatorio vengono definiti minimalisti, in quanto derivano da analisi attendibili e da cifre riscontrate, per cui si ritiene che l’importo complessivo ricavato dalla zoomafia e pari a circa 5 mila miliardi l’anno rispecchi con una certa precisione le cifre reali.
Tra le attività più redditizie del racket degli animali figura il combattimento tra cani, pit-bull soprattutto, ma anche boxer, bull-dog, mastini, con un coinvolgimento di circa 15.000 cani ogni anno, di cui un terzo perisce nei combattimenti.
Si tratta di un business molto crudele e ben organizzato ove dominano le violenze e le sevizie sui cani, con pochissimi rischi penali per gli organizzatori dei combattimenti.
I cani prescelti devono seguire un periodo di duro allenamento che consiste in ore di corsa dietro i motorini per sviluppare la muscolatura o sui tapis-roulant azzannando tubi di gomma o inseguendo prede vive, nell’utilizzo di collari con scariche di corrente in caso di disubbidienza agli ordini dell’”allevatore”, in maltrattamenti e lunghi periodi di digiuno per aumentare e stimolare l’aggressività, in sovradosaggi di proteine e di vitamine.
Verso i due anni e mezzo, i cuccioli così addestrati sono pronti ad affrontare il combattimento in una minuscola fossa, contornata da una folla urlante e sadica, dove uno dei due sventurati combattenti troverà la morte dopo atroci sofferenze.
Il vincitore, invece, o sarà soppresso perché ormai inutilizzabile oppure avrà “amorevoli cure” per poter di nuovo suscitare brividi ed emozioni.
I cani addestrati in questo modo barbaro possono valere fino a dieci milioni di vecchie lire, in quanto vengono utilizzati per i combattimenti organizzati alla stregua di kermesse pugilistiche, con incontri tra sparring partners (mastini, San Bernardo o bastardini).
Ciò spiega anche l’elevato numero di furti di cani sia di taglia piccola che grossa: i primi servono da “pasto” e da cavia d’allenamento, i secondi sono allenati per il combattimento.
Un altro aspetto agghiacciante della vicenda, secondo fonti del SISDE, è costituito dal fatto che i poveri animali vengono spesso imbottiti di cocaina e di altre sostanze stupefacenti per aumentare la loro aggressività nei combattimenti.
Gli incontri vengono stabiliti e preparati almeno due mesi prima, ma il luogo, la data ed il numero dei partecipanti – estremamente selezionati – vengono comunicati solo una settimana prima.
I proprietari dei cani e gli organizzatori versano una somma variabile tra 100 e 250 euro ciascuno per spese varie (compenso del veterinario, premio per il vincitore, ecc…).
La maggior parte dei combattimenti avviene in Campania, e specialmente a Napoli, anche se il fenomeno si è ormai esteso ad altre regioni: Puglia, Calabria, Sicilia, Piemonte, Lombardia, Abruzzo e Lazio; ma al Nord il fenomeno è particolarmente radicato anche in Veneto e Friuli grazie alla vicinanza con la Croazia, da dove avviene l’importazione di pit-bull, provenienti anche dall’ex Jugoslavia e da altri paesi dell’Est.
L’aspetto più “interessante” di tale attività criminale è la gestione ed organizzazione dei combattimenti, nella quale si possono individuare tre livelli: il primo – “popolare”- fa capo a gruppi locali ovvero bulli di periferia, sbandati, delinquenti di piccolo calibro che hanno contatti con la criminalità organizzata; il secondo (che è anche il più pericoloso) fa capo ai classici rappresentanti delle organizzazioni mafiose presenti sul territorio (mafia, n’drangheta, camorra e sacra corona unita); infine, il terzo è quello costituito dai cosiddetti “colletti bianchi” ovvero professionisti, dirigenti, manager che animano un giro di scommesse clandestine di notevole rilievo, contornati da altri personaggi “insospettabili” quali medici veterinari ed infermieri che prestano le loro cure ai cani feriti.
3.-La normativa penale applicabile.- Il proliferare del business dei cani da combattimento è dovuto all’insufficiente legislazione punitiva in materia: in assenza di una legge specifica sul combattimento tra cani, il caposaldo giuridico della difesa dei diritti animali è costituito, infatti, dall’art. 727 del Codice Penale.
Dopo la modifica apportata nel 1993 con la Legge 22.11.93 n. 473, la norma ha sicuramente un’efficacia deterrente maggiore che in passato, anche se non appare idonea ad assicurare una piena tutela degli animali.
In sintesi, l’art. 727 c.p. punisce con multe da 2 a 10 milioni i maltrattamenti degli animali e l’abbandono di animali domestici, con aumento della pena nell’ipotesi in cui il fatto sia stato commesso in uno spettacolo di animali2.
Pur non essendo intervenuta la depenalizzazione del reato de quo – il che avrebbe consentito la trasformazione della fattispecie in una semplice infrazione amministrativa di ordine pecuniario senza procedimento penale e soprattutto senza la possibilità di intervento preventivo per mezzo della polizia giudiziaria (perquisizioni, ispezioni e sequestri) – l’art. 727 c.p. non appare comunque sufficientemente severo per scoraggiare la criminalità organizzata da un business tanto redditizio.
Le pene previste sono, infatti, irrisorie ed i reati per il maltrattamento di animali cadono in prescrizione dopo soli tre anni: nel caso in cui l’iter processuale si concluda entro tale termine, la massima pena applicata si limita ad una multa di pochi milioni: ben poca cosa rispetto ai guadagni miliardari del business.
Per tali reati, inoltre, le Forze dell’Ordine non hanno a disposizione alcuno strumento investigativo speciale che consenta di individuare l’organizzazione dei combattimenti e la conseguente movimentazione di soldi.
Gli interventi delle Forze dell’Ordine non possono quindi che limitarsi alla scoperta di allevamenti di cani da lotta ed alla denuncia di maltrattamento di animali.
A ciò si aggiunga la paradossale circostanza che a causa della mancanza di strutture adeguate in grado di ospitare gli animali sequestrati, molto spesso i cani vengono riaffidati agli stessi proprietari che li hanno allevati per i combattimenti con risultati aberranti !
Analogo discorso vale per gli altri articoli del Codice Penale che riguardano l’esercizio del gioco d’azzardo e la partecipazione al medesimo3.
4.- Osservazioni conclusive.- Recentemente si è discusso un disegno legge che prevede l’estinzione della razza dei pit-bull e di altre razze di cani considerati “cani-killer”: a tale progetto si è opposta con forza la Federazione Nazionale degli Ordini dei Veterinari, che ha definito un “grave delitto biologico” portare all’estinzione una razza animale.
Infatti, il predetto intento è solo una falsa soluzione; ben più concreta e condivisibile è invece la proposta di legge elaborata dalla Lega Antivivisezione (LAV) che prevede i seguenti interventi concreti volti ad arginare il fenomeno e a recuperare i cani coinvolti: – inasprimento delle pene e previsione della reclusione sia in caso di condanna che di flagranza di reato, per chi organizza, promuove, dirige, nonché per chi alleva o addestra i cani ai combattimenti; – adeguati strumenti investigativi, come le intercettazioni ambientali e telefoniche; – pene severe per chi utilizza a qualsiasi titolo materiale videoprodotto necessario agli allibratori per documentare l’esito dell’incontro agli scommettitori; – confisca degli animali e loro successivo recupero; – istituzione di un coordinamento tra le diverse Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza);
– affidamento della vigilanza per il rispetto delle norme contenute nella Legge, anche alle guardie delle Associazioni protezionistiche.
In conclusione, solo con una maggior sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questa nuova forma di criminalità organizzata e sulla gravità delle azioni ad essa connesse unitamente ad una seria e doverosa revisione della normativa penale sopra richiamata sarà possibile arginare il fenomeno del racket degli animali e le altre attività criminali a danno dell’ambiente.
È necessario, infatti, un approccio interdisciplinare che operi non solo sugli aspetti preventivi e repressivi del problema, ma che sia in grado di fornire all’opinione pubblica dei parametri per la corretta valutazione dei reati ambientali.
Avv. Roberta Quagliuolo
Specializzata in Criminologia Clinica
Università Statale di Milano
Fonte: mailing list Gruppo Bairo
——————————————————————————–
RICERCA & SOCIETA’
di Camilla Pagani
Psicologa dell’Unità Operativa del Progetto di educazione contro la violenza – Istituto di Psicologia del CNR, Roma
La violenza dei bambini e degli adolescenti nei riguardi degli animali
Dal dicembre 1997 all’aprile 1999 la televisione e i giornali hanno dato ampio risalto anche in Italia alle stragi nei confronti di alunni e insegnanti perpetrate da studenti in alcune scuole degli Stati Uniti. I morti sono stati in tutto 27 (25 studenti e 2 insegnanti) e molto numerosi sono stati anche i feriti. In un caso l’omicida ha ucciso, lo stesso giorno della strage a scuola, anche la madre, in un altro caso tutti e due i genitori. Le età degli autori di questi delitti, tutti maschi, andavano dagli 11 ai 18 anni. Uno degli elementi che accomuna queste storie è che tutti questi ragazzi, sulla base soprattutto di quanto hanno raccontato i loro compagni, torturavano e uccidevano animali.
Da molti anni la ricerca psicologica ha dimostrato che la violenza perpetrata dai bambini e dagli adolescenti nei confronti degli animali è spesso associata a disturbi psicologici ed in particolare ad atteggiamenti e comportamenti aggressivi nei confronti delle persone. La crudeltà verso gli animali può essere quindi un indicatore potenziale di una situazione esistenziale patogena; per esempio, di una situazione familiare ed ambientale particolarmente problematica, caratterizzata, a seconda dei casi, da violenza fisica, violenza psicologica, abuso sessuale, o da tutte queste forme di violenza insieme. Inoltre, la crudeltà verso gli animali nei bambini e negli adolescenti può preludere ad atteggiamenti e comportamenti antisociali di questi soggetti da adulti. Tra l’altro, nella revisione del DSM-III (1987) (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) dell’American Psychiatric Association e nella International Classification of Mental and Behavioural Disorders (ICD-10, 1996) della World Health Organization è stata inserita la crudeltà fisica nei riguardi degli animali tra i sintomi del disturbo della condotta. Questo disturbo, che viene generalmente diagnosticato per la prima volta nell’infanzia o nell’adolescenza, è descritto come “un modello ripetitivo e persistente di comportamento in cui i diritti fondamentali degli altri o le principali norme o regole sociali appropriate ad una determinata età vengono violati”. La ricerca psicologica in questo campo è stata effettuata soprattutto nell’area anglosassone. Gli Stati Uniti sono il paese in cui è stato realizzato di gran lunga il più grande numero di studi e dove più ampio è stato il dibattito su questi problemi non solo in ambiente accademico, ma anche in quello giudiziario, politico, sociale e scolastico.
Da alcuni anni presso l’Istituto di Psicologia del CNR è in corso un progetto di ricerca sull’educazione contro la violenza, di cui è responsabile il Prof. Francesco Robustelli. Stiamo ultimando la realizzazione di un sito web su questo progetto che prevede anche un servizio di interazione tra noi e il pubblico. La ricerca prende in considerazione alcuni aspetti del fenomeno della violenza. Uno di questi aspetti è, appunto, quello della crudeltà dei bambini e degli adolescenti nei riguardi degli animali. Il quadro teorico cui facciamo riferimento è basato su di un concetto globale di violenza. Ogni forma particolare di violenza è in genere riconducibile ad uno stesso tipo di rapporto maladattivo e nevrotico con la realtà, un rapporto che si struttura in un contesto sociale caratterizzato da un modello di vita competitivo, dall’esistenza di strutture di potere e, quindi, di gerarchie di individui. Queste gerarchie si formano sulla base del potere che ogni individuo o ogni gruppo sociale ha su un altro individuo o su un altro gruppo. Nella nostra società, quindi, la violenza è soprattutto una violenza verso i più deboli, verso chi è ad un livello più basso nella scala gerarchica. Questo modello di vita è così pervasivo che di fronte ai normali conflitti nei rapporti tra individui, la maggior parte delle persone reagisce quasi automaticamente o, come alcuni erroneamente dicono, quasi “istintivamente” in modo aggressivo.
Nel 1996 il senatore americano William Cohen, oggi Ministro della Difesa, ha rivolto un’interpellanza al Congresso chiedendo pene più severe e un adeguato supporto psicoterapeutico per quei ragazzi autori di atti di crudeltà verso gli animali. Il sen. Cohen in quell’occasione ha precisato che la violenza verso gli animali non deve essere considerata come un fenomeno isolato, ma come un anello integrante di un intero ciclo di violenza ed ha sottolineato l’importanza di interventi coordinati di operatori di settori diversi (poliziotti, magistrati, educatori, veterinari, associazioni per la tutela degli animali ed associazioni per la tutela dei bambini) per prevenire forme più gravi di violenza.
Nelle biografie di alcuni famosi serial killer americani sono presenti episodi di violenze, spesso atroci, nei confronti di animali, compiute nell’infanzia e/o nell’adolescenza. La ricerca psicologica ha comunque dimostrato che i comportamenti crudeli verso gli animali possono non solo precedere nel tempo, ma anche seguire, altri comportamenti antisociali e/o verificarsi in concomitanza con essi. Inoltre, questi comportamenti antisociali possono consistere non soltanto in forme di violenza diretta nei riguardi delle persone, ma possono includere anche reati contro la proprietà, connessi all’uso e allo spaccio di droga, e reati contro l’ordine pubblico.
Quando il sen. Cohen nella sua interpellanza al Congresso faceva riferimento ad un “ciclo di violenza” alludeva anche ad un clima di violenza familiare in cui spesso vivono i ragazzi che compiono atti di crudeltà nei riguardi degli animali. Siamo ormai in possesso di un consistente numero di dati che dimostrano l’interconnessione tra le varie forme di violenza che hanno luogo in famiglia. La violenza in famiglia in genere si verifica nei confronti dei membri più deboli, e cioè delle donne, dei bambini e, quando ci sono, degli animali domestici. I casi di crudeltà nei riguardi dell’animale sono molto più frequenti nelle famiglie dove la violenza è esercitata anche nei confronti dei membri umani e dove le forme di aggressione fisica nei confronti delle persone sono più gravi. Molti bambini sono testimoni di minacce e/o di atti crudeli nei confronti dei propri animali da parte di un genitore. In un’indagine svolta dal Telefono Rosa nel 1996, su 165 uomini tra i 18 e i 60 anni, alla domanda “Qual è il suo primo ricordo di abuso subito?” alcuni degli intervistati hanno risposto “Il padre che uccide un animale caro”. Alcuni bambini tendono ad imitare i comportamenti violenti dei familiari e a loro volta maltrattano individui più deboli di loro, come i fratelli più piccoli o gli animali. La percentuale dei bambini crudeli verso gli animali è molto più elevata tra quanti sono stati oggetto di abusi sessuali e/o di violenze fisiche e psicologiche rispetto ai bambini che non hanno avuto questo tipo di esperienze. Ci sono tuttavia casi di alcuni bambini che, pur vivendo in contesti violenti, riescono a sfuggire a un modello perverso di rapporti e, se hanno un animale in casa, lo amano e trovano spesso in lui una fonte insostituibile di conforto affettivo.
La crudeltà dei bambini e degli adolescenti nei riguardi degli animali è molto diffusa negli Stati Uniti. I risultati delle indagini svolte suggeriscono che tra i bambini e gli adolescenti uno su cinque compie atti di crudeltà verso gli animali e che circa il 50% dei bambini e degli adolescenti è coinvolto (o come testimone o come responsabile in prima persona) in violenze verso gli animali. La maggior parte degli autori di atti di crudeltà è stata anche testimone. Una delle possibili conseguenze di queste esperienze è la diminuzione dell’empatia nei confronti della sofferenza psicologica e fisica di un altro individuo, sia umano che animale. Lo sviluppo dell’empatia nel bambino, della capacità cioè di immedesimarsi negli altri dal punto di vista cognitivo ed affettivo, è considerato lo strumento fondamentale per prevenire e diminuire la violenza.
Per quanto riguarda la situazione italiana, non abbiamo ancora raccolto sistematicamente dati sufficienti sui vari aspetti del fenomeno. Ci ripromettiamo di svolgere questa indagine nel prossimo futuro. In questa prima fase di analisi teorica del problema abbiamo sempre potuto contare sul concreto appoggio della sen. Carla Rocchi, ex-sottosegretario del Ministero della Pubblica Istruzione, ora sottosegretario del Ministero della Sanità, e della dr. Virginia Volterra, direttore del nostro Istituto.
Possediamo tuttavia numerosi dati, raccolti in forma aneddotica, che rivelano la presenza del fenomeno anche in Italia. Informazioni che ho ottenuto attraverso colloqui con adolescenti e con insegnanti confermano che i ragazzi crudeli verso gli animali presentano in genere, in forme più o meno gravi, una serie di problemi psicologici, hanno rapporti difficili con la scuola e vivono in contesti familiari che non favoriscono un adeguato sviluppo della loro personalità. I casi riportati dalla cronaca sono ovviamente solo la punta di un iceberg. Nel gennaio 2000 in un istituto d’arte di Anzio (Roma) un piccolo cane yorkshire è stato gettato da una finestra del secondo piano da tre ragazzi. Il cane, portato immediatamente dal veterinario da due studentesse (che sono state sospese per essersi allontanate dalla scuola ma che sono state encomiate dalla sen. Rocchi) è morto poco dopo. Nel marzo scorso a Cellatica (Brescia) un asino è stato cosparso di benzina e bruciato vivo da quattro ragazzi, di cui uno minorenne. A giugno scorso, a Guidonia (Roma) tre ragazzi di 15-16 anni hanno preso a calci un gattino di 4 mesi per giocarci a pallone, fino ad ammazzarlo. Nel 1997 a Palermo in un asilo abbandonato, costruito accanto ad una scuola elementare, in seguito alle denunce di una coraggiosa maestra, sono stati ritrovati resti di cani e gatti strangolati con un filo di ferro o trafitti con aghi e siringhe, teste di piccioni e di gufi infilzati su ramoscelli e sul pavimento scritte tracciate con il sangue degli animali. Gli occhi dei cani venivano essiccati, colorati e usati come biglie. Con le teste e le zampe dei piccioni venivano fatti dei ciondoli. Nell’asilo sono stati trovati anche dei cani vivi, tra cui dei cuccioli. Gli autori di queste violenze erano ragazzi dai 10 ai 14 anni. A tutt’oggi nessuno di loro è stato identificato e nella zona continuano a verificarsi atti di crudeltà verso gli animali. Nel quartiere la disoccupazione è molto alta e lo spaccio e il consumo di droga molto diffusi. Qualcuno parla anche di lotte clandestine di cani e di abusi sessuali su minori.
Non è tuttavia da sottovalutare nemmeno la crudeltà cosiddetta “normale” dei bambini nei riguardi degli animali (come, ad esempio, la caccia alle lucertole), legata spesso a tradizioni culturali. Anche questi episodi, soprattutto se ripetuti, devono essere presi in seria considerazione come indicatori di un disagio del bambino.
Un’ipotesi che alcuni studiosi hanno formulato è quella secondo cui lo sviluppo nel bambino di un atteggiamento di empatia nei riguardi dell’animale possa generalizzarsi ed estendersi agli esseri umani. I primi risultati della ricerca psicologica sembrano confermare questa ipotesi. Ci sono molti bambini che amano profondamente gli animali. In una recente indagine svolta in Italia dalla Doxa e dalla casa editrice Piemme è risultato che il 79,2% dei bambini desidererebbe un animale domestico. Un rapporto positivo con l’animale aiuta il bambino a sviluppare più facilmente un atteggiamento di empatia nei confronti dell’altro, sia esso un animale, un altro bambino, un adulto, una persona di un altro sesso, di un’altra classe sociale o di un’altra cultura. Purtroppo questo atteggiamento positivo di molti bambini nei riguardi degli animali è spesso, per diversi motivi, tenuto in scarsa considerazione dagli adulti. Gli adulti sono quindi talvolta responsabili di una più o meno profonda atrofizzazione delle capacità empatiche dei bambini nei confronti degli animali e, presumibilmente, anche degli esseri umani. Negli Stati Uniti si stanno realizzando progetti di rieducazione per bambini e adolescenti che hanno compiuto atti violenti nei riguardi degli animali. Questi ragazzi, che molto spesso hanno alle spalle storie di violenze subite, vengono addestrati a prendersi cura di animali che sono in attesa di essere adottati o di animali da fattoria maltrattati o abbandonati. Prevediamo, se il progetto sarà fattibile, di realizzare in futuro interventi simili in Italia con animali tenuti nei canili e di verificarne la validità per un effettivo recupero delle capacità empatiche nei bambini e negli adolescenti.
Devo, infine, precisare che la violenza nei riguardi degli animali deve essere considerata un problema grave nella nostra società di per sé e non soltanto perché è un fenomeno associato alla violenza nei riguardi delle persone. Così pure lo sviluppo dell’empatia nei confronti degli animali deve essere considerato un fatto positivo di per sé e non soltanto perché è presumibilmente associato allo sviluppo dell’empatia nei confronti degli esseri umani. Esseri umani e animali, e mi riferisco soprattutto agli animali superiori, condividono capacità cognitive ed affettive e, quindi, capacità di sofferenza. È sempre più urgente che nella nostra società ci si renda conto che è necessario eliminare tante terribili e inutili sofferenze sia degli esseri umani sia degli animali
Fonte: mailing list Gruppo Bairo
——————————————————————————–

Related Tags:

Leave a Comment

Della stessa categoria

DELIRI IN SOGNO

Sogni sfuggiti al vinoa sua volta evaso agli annie..in delirio…………. Preti nei campipolitici [Read More]

MERDACCE

Mazzini,Garibaldilungimiranti in dazio alla storiaa ogni brillar d’oro una scoriae avevano [Read More]

DESTRA,SINISTRA,CENTRO

Additi misticidestra,sinistra,centroa vie celestialima con mignotteelette Regine maitressesu foto di lingerienon si va [Read More]

Chiedo Un Dono

  Se tocchi, sentirai la rabbia espandersi come un tuono in piena tempesta Se guardi, vedrai volare via il sogno [Read More]

Il Demonio Licenziato

  Un emozione da non ricordare è una paura da dimenticare Ma se tu vuoi ancor più a fondo scavare [Read More]

Who's Online

  • 0 Members.
  • 14 Guests.

Adv

Newsletter

RSS Il Fatto Quotidiano