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Saturday February 17th 2018

Notiziario animalista

“Abbandono Estivo”
M’hai insegnato ad attenderti, paziente, quand’andavamo insieme per le spese: così aspettavo, seduto fuor dell’uscio poiché (fuori era scritto), lì non potevo entrare… Abbiam giocato anche, più volte, a nascondino: ma ti trovavo sempre… (ho naso fino); ma… quando la pallina anche ieri m’hai tirato, perché non l’hai ripresa e te ne sei andato?
Che strano, il posto dove m’hai lasciato… la strada è dritta, non c’è il panettiere, né c’è il lattaio, neppure il salumiere… (e non capisco neanche perché mai ci siamo andati in auto, a far spese…)
Ora, comprendo, sarai indaffarato o qualche impedimento t’ha bloccato; ma io son stanco qui di rimanere, il sole è caldo, ho sete, vorrei bere…
Sono già stanco pure d’ abbaiare… il sole picchia, mi par di morire… in lungo e in largo, sulla strada ho cercato: con ansia e affanno, tracce tue non ho trovato… Perché non torni ad abbracciarmi, Amico?
Le coccole mi mancano, più ancora della pappa…
Beh, sai cosa ti dico? Io, come sempre, me ne starò buono, qui… (e…t’ aspetto…)
( Luciana Bianchi Cavalleri)
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http://www.enpa.it/cgi-bin/Public/foto/12925_ringo.jpg
Smarrito in Vignate (MI), segugio maschio appena dato in adozione. E’ molto impaurito, è probabile che vaghi per le campagne tra Milano, Cremona, Bergamo, Brescia, Lodi. Se avete amici, conoscenti in quelle zone passate parola. Aiutateci per favore.
Telefono: 329-2162350
Email: resy@email.it
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Fonte: CORRIERE ROMAGNA (Edizione di: FAENZA) – giovedì 7 luglio 2005
Animali brutalizzati al parco
Faenza – E’ straziante il canto del cigno, prima di morire. Chi lo ha sentito se lo porta per sempre nel cuore. Un pianto disperato che tormenta l’anima. Un inno di dolore per la vita abbandonata. E’ ancora più triste se la morte avviene per colpa dell’uomo.E’ contro ogni morale civile, quanto accaduto nei giorni scorsi ad un esemplare femmina di cigni reali presente nel parco Bucci.Lei aveva un compagno, e una nidiata di tre “brutti anatroccoli”.I genitori vivevano nell’oasi da oltre tre anni. Erano alla prima nidiata.Dominavano il grande lago, quello che si incontra appena si entra. Una gioia per grandi e piccini vederli nel loro portamento regale, nei movimenti lenti, nella maestosità dell’apertura alare sull’acqua.Ebbene la femmina è stata uccisa. Come è successo? “Mi hanno raccontato – riferisce Sergio Drei, che da diversi anni si occupa degli oltre cinquecento acquatici presenti nel parco – che la famigliola quella mattina stava rientrando nel lago, dal prato. Giunta sullo stradello pedonale, ha incrociato due ragazzi che stavano facendo footing: uno di questi trovandosi la strada impedita avrebbe sferrato un violento calcio, colpendo in pieno petto la madre, finita poi contro lo steccato”.Il gesto non sarebbe sfuggito ad alcuni pensionati frequentatori dell’area. Ma questo si è saputo dopo.Quando Sergio sulle undici ha portato il cibo ha notato che l’animale zoppicava vistosamente.“Ho pensato che si fosse fatta male, magari inciampando in un ramo. Fatto sta che la mattina successiva l’ho trovata morta nell’acqua, proprio nel punto dove era solita rientrare dal pascolo. L’ho recuperata con il cuore a pezzi, usando un uncino”.Probabilmente un ematoma interno, un’emorragia… prima di quel canto, che nessuno durante la notte ha potuto udire.I piccoli, nati in aprile, sono rimasti orfani. Li ha presi in toltale carico il padre. Stanno cambiando le piume. E’ in atto la metamorfosi da brutti anatroccoli a splendide creature.Non è comunque la prima volta che sono presi di mira gli acquatici del parco. Quando non si tratta di “pesanti ragazzate” che feriscono animali o addirittura li uccidono, a farne le spese sono soprattutto le uova delle razze pregiate.Spariscono, come pure intere nidiate. Dieci coppie di Oche di Magellano, tutte nidificanti, hanno alla fine salvato solo sette piccoli. Ancora peggio è andata ai pavoni: dieci femmine e due maschi, tanti nidi, nessun “pulcino”. Le uova si sono volatilizzate.“Ho fatto rapporto al Comune, servizio giardini – spiega Sergio – ma ciò che manca è la sorveglianza. Il parco è gran parte del giorno abbandonato”.A poco servono le ronde della polizia municipale. Se vi sono malintenzionati basta che qualcuno faccia da palo, oppure che si agisca appena i vigili sono andati via.Da poco è stata perfino rubata la moto falciatrice. Manigoldi sarebbero entrati addirittura con un camioncino. E’ stato trovato divelto un cancello secondario in via Marozza.“Qui gli animali vivono liberi per loro scelta, senza ali tarpate – continua Sergio Drei – . E’ un patrimonio naturalistico importante in regione. Andrebbe tutelato maggiormente. Alcune nostre oche di Magellano hanno popolato il parco del Delta. Abbiamo esemplari rari e pregiati: cigni neri, oche indiane, canadesi, canolet e egiziane, fistioni turchi, codoni, alzavole brasiliane e cilene, dendrocigni, folaghe, gallinelle d’acqua, eccetera”.Un problema in via di soluzione è quello delle tartarughe della Florida con le orecchie rosse: hanno prolificato a dismisura, ed è in atto un piano di trasferimento che le riduca.Essendo carnivore, mettono a rischio i piccoli acquatici, ma questi sono fattori naturali.E’ quando interviene l’uomo a “selezionare” a “furia di calci” che il discorso cambia, e si fa indegno per la specie umana.
Francesco Donati
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Fonte: YAHOO – 07/07/2005
Scoperto il meccanismo molecolare alla base del morbo di Huntington
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
Un complesso e raffinato studio su cellule, modelli animali e pazienti ha svelato il meccanismo molecolare che si cela dietro il morbo di Huntington, scoprendo la complicità di una proteina ben nota agli oncologi, l’oncosoppressore p53. La ricerca, i cui importanti risultati sono apparsi sulla rivista Neuron, è stata coordinata da Akira Sawa della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora.
L’oncosoppressore p53 è iperstimolato dalla molecola difettosa che causa la malattia, l’Huntingtina, hanno reso noto gli esperti Usa, e questo è alla base di tutti i processi cellulari tipici della patogenesi del morbo di Huntington. La malattia di Huntington è una patologia ereditaria di tipo neurodegenerativo che in genere esordisce tra i 30 e 40 anni, spesso con sintomi aspecifici o di natura psichiatrica (alterazioni della personalità, irrequietezza, stati depressivi).
Col tempo i danni neurologici progrediscono compromettendo i sistemi motori e dando luogo a movimenti involontari rapidi della muscolatura facciale, degli arti, dapprima brevi e distali, poi sempre più duraturi e diffusi rassomiglianti una strana “danza”. L’andatura si fa barcollante, torsioni del tronco e anche la fonazione è modificata.
La mutazione responsabile del morbo di Huntington si trova sul cromosoma 4 ed è a carico del gene per la proteina “huntingtina”. A livello cellulare si osservano danni mitocondriali (ovvero alle centraline elettriche della cellula) e tendenza a morte cellulare (apoptosi) dei neuroni. Gli esperti hanno per la prima volta compreso in che modo l’huntingtina sia la regista di tutto ciò: il suo ruolo è quello di attivare un’altra proteina,che poi provoca i danni cellulari alla base del morbo. La proteina P53 è nota da tempo a biologi e medici perché impedisce la formazione di cellule cancerose inviando a morte programmata quelle che possono diventarlo. Molte forme di tumore infatti hanno alla base una mutazione sul gene per p53 che permette alle cellule impazzite di evadere dal percorso che le invierebbe dritte al “suicidio”. P53 è quindi come un oncosoppressore e funziona regolando l’attività di numerosi altri geni.
Gli esperti hanno visto che la huntingtina stimola P53 a funzionare troppo provocando neurodegenerazione. Infatti non solo i pazienti hanno livelli alti di p53 e sono meno suscettibili al cancro rispetto alla popolazione generale, ma bloccando la p53 in modelli animali della malattia di Huntington, se ne può controllare il decorso.
Gli scienziati non solo intravedono prospettive di cura contro il morbo di Huntington, ma ipotizzano che anche alcune forme di Parkinson e sclerosi laterale amiotrofica, o morbo di Lou Gehrig, potrebbero avere in comune questo meccanismo d’azione.
Fonte: Akira S et al. p53 Mediates cellular dysfunction and behavioral abnormalities in huntington’s disease. Neuron 2005;47:29-41.
paola mariano
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Fonte: GAZZETTA DI PARMA – 07/07/2005
IN BREVE
Macelleria, il no di Fecci
NOCETO Una macelleria islamica a Noceto? Il sindaco Fabio Fecci è perentorio e non ha peli sulla lingua. Nessun spazio al dubbio. « No. Nel modo pi ù assoluto ed a meno di passare sulla mia testa ha affermato ieri mattina il primo cittadino incontrando la stampa non sarà assolutamente rilasciata alcuna autorizzazione alla macellazione di animali con il rito islamico » . Se invece la richiesta riguardasse l’apertura, da parte di extracomunitari, di una macelleria per la vendita delle carni macellate altrove, allora l’amministrazione comunale sarà tenuta al rispetto delle norme che regolano la concessione delle licenze commerciali. L’argomento è stato discusso…
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Fonte: LA SICILIA (Siracusa) – 07/07/2005
costa saracena – Cani uccisi forse da bracconieri
Termina con una denuncia contro ignoti presentata ai carabinieri di Siracusa una storia di avvelenamento di cani. Questa volta si tratta di due cuccioli morti inspiegabilmente e della madre scomparsa misteriosamente in contrada Macali Gattone nella costa Saracena.
Il proprietario dei cani, tre meticci, ha chiesto l’aiuto della sezione siracusana dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali). “Voglio mettere in evidenza – afferma Paola Giacchi, commissario straordinario della sezione aretusea dell’Enpa – come la zona è frequentata da cacciatori di frodo. Ciò è dimostrato anche dagli spari notturni sentiti in tutta l’area. Abbiamo pertanto motivo di credere che l’episodio di avvelenamento possa essere riconducibile a tale fenomeno per il fastidio che i cani potrebbero dare all’esercizio del bracconaggio”.
Sia il proprietario dei piccoli animali sia il commissario dell’Enpa fanno inoltre presente che non è la prima volta che accadono simili episodi. Tempo fa fu trovata uccisa una cagna con evidenti segni di avvelenamento.
g. i.
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Fonte: YAHOO – 07/07/2005
Parkinson: molecola ha fatto ricrescere fibre nervose in un paziente
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
Una molecola naturalmente prodotta dal nostro corpo ha indotto la rigenerazione di fibre nervose in un paziente con morbo di Parkinson. La notizia, resa nota dalla rivista Nature Medicine, è frutto degli studi dell’équipe di Steven Gill al Frenchay Hospital di Bristol.
La molecola protagonista di questo studio pilota, il GDNF (Fattore Neurotrofico Derivato dalla linea cellulare Gliale), non è nuova agli esperti e le sue potenzialità nella cura del Parkinson si conoscono già a partire dalla metà degli anni 90, quando il GDNF fu scoperto capace di promuovere la sopravvivenza delle cellule dopaminergiche del cervello e prevenire la morte cellulare in modelli animali sperimentali di malattia di Parkinson (Nature 1995,373:339-41; Nature 1996;380:252-55). Ma il recente ritiro del GDNF per motivi di sicurezza aveva fatto perdere le speranze suscitate da questi studi.
La malattia il morbo di Parkinson è una patologia neurodegenerativa caratterizzata da morte dei neuroni dopaminergici (produttori di dopamina) del Putamen. A livello clinico i sintomi principali, in progressione continua, sono difficoltà nei movimenti e tremore.
Gli esperti hanno arruolato cinque pazienti di Parkinson somministrando loro il GDNF direttamente per infusione attraverso un piccolo catetere in un solo lato della parte cerebrale danneggiata. Già a due mesi dalla somministrazione gli esperti hanno riscontrato profondi miglioramenti nelle attività motorie dei pazienti, miglioramenti duraturi nel tempo.
Uno dei pazienti, un uomo sessantaduenne, è morto di infarto quindi gli scienziati hanno analizzato la parte di tessuto nervoso dove è stato iniettato il GDNF, confrontandola con la parte analoga, non trattata, nell’altro emisfero. I clinici così hanno evidenziato che le fibre nervose nella regione trattata erano ricresciute sensibilmente.
Questa è la prima evidenza neurologica che l’infusione del GDNF nell’uomo provoca la ricrescita di fibre nei neuroni dopaminergici in associazione alla riduzione dei sintomi della malattia.
Questi risultati potrebbero dunque riaccendere le speranze in una molecola potenzialmente utile contro il Parkinson.
Fonte: Glial cell line–derived neurotrophic factor induces neuronal sprouting in human brain. Nature Medicine 2005;11(7)
paola mariano
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Fonte: REUTERS – giovedì luglio 7, 2005 10.03
Spagna, in migliaia a Pamplona per la festa di San Fermin
PAMPLONA, Spagna (Reuters) – E’ partito oggi per le strade di Pamplona il festival di San Fermin, in cui migliaia di persone corrono sfidando tori da combattimento, in una delle feste più famose della Spagna.
Non ci sono stati spargimenti di sangue nella breve corsa da due minuti di stamani, ma due persone sono state portate in ospedale per ferite alla testa e alla schiena.
Un toro è scivolato girando un angolo ad Estafeta, rompendosi un corno e apparendo disorientato.
Persone da tutto il mondo prendono parte ogni anno al festival di San Fermin, reso noto dal romanzo di Ernest Hemingway “Il sole sorge ancora”, unendosi agli spagnoli, abitualmente vestiti con fazzoletti bianchi e rossi al collo.
Ogni mattina, per una settimana a luglio, sei tori corrono per 825 metri attraverso le strade della città spagnola insieme a migliaia di persone, che li “accompagnano” verso l’arena.
Gli animalisti sostengono che la festa di San Fermin sia crudele per gli animali e centinaia di manifestanti, molti con indosso corna di plastica, hanno marciato martedì per Pamplona per fermare la tradizione centenaria.
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Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Cronaca Provincia di Enna) – 07/07/2005
La “clinica” degli animali al parco Ronza
Centro di recupero della fauna selvatica. Inaugurata ieri mattina la terza struttura ospedaliera e protettiva in Sicilia, nata da una convenzione tra l’Azienda forestale, la Lipu e la Provincia che ha stanziato 87 mila euro
(maca) Inaugurato, ieri mattina, presso il parco Ronza all’interno della riserva naturale Rossomanno, Grottascura e Bellia, il Centro provinciale di recupero fauna selvatica. E’ il terzo centro in Sicilia dopo quello di Ficuzza, vicino a Palermo, e quello di Ragusa. Nata da una convenzione tra l’Azienda foreste demaniali, la Lipu e la Provincia, quest’ultima ha stanziato un notevole importo pari a 87 mila euro. La cerimonia inaugurale inizia con il taglio del nastro avvenuto nell’ampio ingresso del “centro di recupero”. Presenti tra le personalità pubbliche l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Leontini, il Prefetto di Enna Maria Elda Floreno, l’assessore provinciale all’Ambiente Salvatore Termine, l’assessore provinciale al Bilancio Vincenzo Capizzi, i dirigenti dell’Azienda foreste demaniali Nunzio Caruso e Antonino Colletti ed i rappresentanti di associazioni naturalistiche tra questi Viviana Ingrasciotta della Lipu (ente gestore del centro). Il “centro” è costituito da un piccolo ospedale che serve a dare soccorso agli esemplari di fauna selvatica vittime di bracconaggio o traumi accidentali. All’interno si trova una sala operatoria e radiologica a capo del quale vi è il veterinario responsabile Nino Algozino. Le specie da accogliere sono: mammiferi, uccelli e tartarughe di terra e d’acqua dolce. Gli animali in via di guarigione vengono messi in apposite gabbie per essere subito dopo reintrodotti nel loro ambiente naturale. A gestire la struttura sarà l’associazione naturalistica della Lipu di Enna. I locali sono stati messi a disposizione dall’Azienda foreste demaniali. Il dirigente dell’Azienda foreste demaniali, Nunzio Caruso, sottolinea l’importanza dell’iniziativa che ha lo scopo di “rivalutare soprattutto l’aspetto turistico ed ambientale”. Dello stesso parere l’assessore provinciale al Territorio, Salvatore Termine che dichiara: “Questa provincia non ha subito grandi trasformazioni, per via di una mancata industrializzazione permettendo di mantenere intatto l’ambiente naturale. Indispensabile è stata la collaborazione tra i diversi livelli istituzionali e l’associazione Lipu”. “Finalmente – dichiara il delegato della Lipu, Viviana Ingrasciotta – siamo riusciti ad aprire il centro di recupero. E’ stato un percorso lungo iniziato nel 1999 e solo adesso si vedono i primi risultati. Questi è conforme alla legge regionale nø33 del 1997. “Quando gli animali soccorsi – continua la responsabile della Lipu – saranno guariti provvederemo a reintrodurli nel loro habitat naturale, preferibilmente dove è stato rinvenuto l’animale ferito e previo inanellamento dell’esemplare liberato”. Marilisa Cannarozzo
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Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Cronaca Provincia di Enna) – 07/07/2005
Chiunque potrà portare una bestiola ferita
(mave) E’ subito entrato nel pieno delle attività il Centro di recupero per animali selvatici feriti o ammalati. Pronto soccorso e centro di riabilitazione, questo ospedale si occuperà di tutti gli animali feriti dai cacciatori, investiti dalle auto o con problemi nutrizionali. Dagli agenti del corpo forestale ai singoli cittadini, chiunque potrà aiutare le bestiole in difficoltà portandole in questo speciale ricovero. Si tratta di un grande complesso all’interno della riserva naturale Rossomanno-Grottascura-Bellia, conosciuta da tutti come parco Ronza. Dopo un iter burocratico durato quasi sei anni, istrici, falchi, daini e compagni potranno essere curati senza sopportare ore ed ore di viaggio. Prima di ora, infatti, gli animali feriti venivano trasportati all’ospedale di Ficuzza, in provincia di Palermo, “attualmente il miglior centro in tutta la regione, data la grande esperienza”, come ha affermato Antonino Colletti, responsabile regionale dell’azienda Foreste Demaniali. La struttura è costituita da un ampio parco, dove già ieri due daini correvano in libertà. Inoltre ritroviamo una postazione per gli animali di grande taglia, due voliere all’interno delle quali è ricostituito un habitat simile a quello naturale grazie ad una ramificazione, una camera di osservazione, un ambulatorio molto attrezzato con una sala per le visite, una per le radiografie e un’altra per le operazioni chirurgiche. Tutto si fonda sul volontariato: medici e assistenti uniti da una grande vocazione che li spinge ad aiutare questi pazienti speciali. Sono ospiti del centro, oltre ai due daini, sette uccelli di varie specie (un falco pellegrino, un falco di palude, un nibbio bruno, due gheppi, maschio e femmina, e due poiane) trasportati nel nuovo sito da Giovanni Giardina, veterinario del ricovero di Ficuzza. Alcuni di questi volatili, come il falco di palude e il nibbio bruno, rimarranno in cattività per tutta la loro vita. Vittime di bracconieri hanno subìto delle lesioni talmente gravi da non riuscire a procacciarsi il cibo per vivere. “Questi animali clinicamente irrecuperabili faranno parte del corridoio didattico”, ha detto Nino Algozino, veterinario del centro che sarà aiutato da Dario Nisi, “li alimenteremo e daremo loro la possibilità di procreare”. Inoltre, sarà possibile fare ricerca scientifica, grazie ad un attento monitoraggio degli animali selvatici presenti nella zona, studiando così le principali patologie. Altro obiettivo: l’educazione ambientale. Le scolaresche potranno visitare gli animali in degenza e usufruire anche di un’aula didattica. “Il nuovo sito dell’ennese ha tutte le potenzialità per divenire un grande punto di custodia e salvaguardia ambientale”, ha aggiunto Nunzio Caruso, responsabile provinciale dell’Azienda Foreste Demaniali. “Vogliamo rivalutare l’ambiente”, ha continuato Caruso, “inserendo questo luogo negli itinerari turistici. Così da affiancare il turismo ambientale a quello archeologico”. Maria Veronica
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Fonte: MARKETPRESSINFO – 07 Luglio 2005
APPRODA IN ITALIA L’ECOLOGIA DELLA NUTRIZIONE: SCOPRIAMO L’IMPATTO SUL PIANETA DELLE NOSTRE SCELTE ALIMENTARI
Nell’ultimo decennio il dibattito sullo sviluppo sostenibile ha contribuito a generare una maggiore consapevolezza sui problemi ambientali che affliggono il nostro pianeta e sulla necessità di intervenire per la sua salvaguardia. Ma troppo spesso viene trascurato un fattore fondamentale: l’impatto sull’ambiente delle nostre scelte alimentari. Di questo, ma non solo, si occupa proprio l'”Ecologia della nutrizione” una scienza inter-disciplinare relativamente recente – il termone “Nutrition Ecology” è stato coniato nel 1986 da un gruppo di nutrizionisti dell’Università di Giessen, in Germania. Il volume “Ecologia della nutrizione: Valutazione dell’Impatto Ambientale di diverse tipologie di alimentazione”, presentato in anteprima al Vegfestival di Torino, il 17 giugno 2005, fa approdare anche in Italia l'”Ecologia della nutrizione”. Questa scienza prende in esame tutte le componenti della catena alimentare e ne valuta gli effetti secondo quattro punti di vista principali – la salute umana, l’ambiente, la società e l’economia – allo scopo di valutare la sostenibilità di uno stile alimentare. Nel volume viene presentato uno studio – effettuato dal dott. Massimo Tettamanti (chimico ambientale) e dalla dott.Ssa Raffaella Ravasso (biologa), con la collaborazione di esperti in varie discipline – che analizza l’impatto ambientale dei consumi medi annuali di una singola persona per diverse tipologie di alimentazione e per diversi metodi di produzione alimentare, utilizzando la metodologia denominata Life Cycle Assessment (Lca), che esamina tutto processo di produzione e consumo del cibo, dalla coltivazione allo smaltimento dei rifiuti. “Negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni interessanti articoli sull’American Journal of Clinical Nutrition, dai quali risulta che le diete a base vegetale sono ambientalmente migliori delle diete a base di alimenti animali” afferma il dott. Tettamanti. “La diversità e la novità dello studio che ho effettuato assieme ad altri collaboratori, sta proprio nell’eseguire i calcoli su una dieta completa, cioè sulla quantità complessiva di cibo che una persona consuma mediamente in un anno, e non su singoli alimenti.” Le diete esaminate nello studio sono: alimentazione onnivora/vegetariana/vegan; I metodi di produzione: allevamento intensivo e agricoltura non biologica / allevamento e agricoltura biologici. Le tre diete confrontate sono bilanciate (cioè rispettose della piramide alimentare consigliata dagli esperti di nutrizione) ed equivalenti tra loro come contenuto di energia, proteine, carboidrati, grassi. Come termine di confronto è stata inoltre esaminata una dieta-tipo che corrisponde alla normale e reale alimentazione media italiana (non bilanciata e non rispettosa della piramide alimentare). Aggiunge il dott. Tettamanti: “Obiettivo di questa valutazione non è l’analisi delle situazioni estreme, ma l’individuazione dei cosiddetti ‘punti critici’ di impatto ambientale in modo da proporre il ‘minimo’ delle modifiche alimentari per ottenere il ‘massimo’ del beneficio.” La pubblicazione riporta dati qualitativi e quantitativi, grafici e commenti, e, grazie allo stile divulgativo, è una lettura adatta anche ai non addetti ai lavori. Si può scaricare gratuitamente dal sito www.Saicosamangi.info oppure si può richiedere la versione su carta scrivendo a info@saicosamangi.Info (la versione cartacea viene inviata gratuitamente su richiesta a scuole e biblioteche). Www.saicosamangi.info
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Fonte: IL GIORNALE – 07/07/205
Allarme squalo bianco nell’Adriatico
Si teme infatti che lo squalo possa spostarsi verso i lidi della nostra penisola: solo nel 1998, al largo di Ancona, venne filmato un evento spettacolare quanto «da brivido»: uno squalo bianco che divorava un suo fratellino della specie «volpe». Anche se le possibilità che raggiunga le nostre spiagge sono piuttosto basse: «Nel Mediterraneo – ci spiega l’esperta Simona Clò – la presenza dello squalo bianco è sempre più rara: i pescatori li notavano soprattutto in occasione delle mattanze di tonni; ma ora, poiché il numero di questi ultimi si è ridotto, sono diminuiti anche gli avvistamenti di questi esemplari, tanto che, ormai, sono una specie protetta». Non solo: «I fondali dell’Adriatico sono troppo bassi per poter attirare degli animali dalle dimensioni così grandi: lì non possono trovare le loro prede preferite». Gli attacchi nel Nord Adriatico, secondo la stampa croata sono stati sei in un secolo, di cui quattro mortali: l’ultimo nel 1971. Anche se, solo due anni fa, un esemplare di sei metri e oltre due tonnellate di peso rimase impigliato nelle reti dei pescatori vicino a Spalato. Comunque, rassicura l’esperta, «i casi sono molto rari: si può fare il bagno tranquilli». Sperando di non fare brutti incontri.
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Fonte: IL GIORNALE – 07/07/2005
Troppi divieti allontanano i turisti dalla spiaggia
Multe, multe e ancora multe. Non si può più vivere senza questa spada di Damocle sulla testa, qualsiasi cosa si trasforma in una occasione di incasso per il comune di turno. Leggo che sulle spiagge della provincia di Oristano sono vietate tutta una serie di cose. Vietato gettare mozziconi sulla sabbia, e fin qui tutto normale; vietato giocare al pallone, vietato asportare piccoli campioni di sabbia a mo’ di souvenir (non mi stupisco se questi verranno invece venduti da un qualche servizio comunale). Vietato accendere fuochi in spiaggia, forse la cenere di questi tempi non è più biodegradabile, vietato condurre animali in spiaggia.
L’ultima volta che sono stato in Sardegna avevo 13 anni e ora ne ho 40. Vedendo la mole di cose che non si possono fare su quell’isola devo ammettere che non rimpiango per nulla la mia latitanza da quelle coste. Tra non molto sarà anche proibito portarsi il pranzo al sacco in spiaggia, obbligando i turisti a rifocillarsi nelle strutture apposite, e magari anche usare cellulari. Mi pare che la regola numero uno sia vietiamo tutto eccetto lo spendere. In un mondo in cui la globalizzazione sta interessando ormai anche il settore turistico sarebbe il caso di non fare troppo i difficili; se la donna è mobile, il turista lo è ancora di più.
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Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Fatti&Notizie) – 07/07/2005
Castell’Umberto, animali in vendita Il Parco dei Nebrodi: aiutiamo il Comune
PALERMO. Il Parco dei Nebrodi è disposto ad aiutare il sindaco di Castell’Umberto per risolvere la questione degli animali messi “in vendita” dal Comune madonita per sovraffollamento. Alcuni esemplari di cervi e daini provenienti dal territorio comunale di piano Collura, infatti, erano stati inseriti in un listino prezzi, pronti per essere acquistati. “Ma non si tratta di animali del Parco – ha precisato ieri il commissario straordinario dell’Ente, Salvatore Seminara – e il territorio in questione non fa parte del Parco. C’è la disponibilità dell’Ente ad aiutare il Comune per risolvere il problema”. “Desideriamo collaborare e dare il nostro contributo – ha aggiunto Seminara- tramite il supporto degli esperti e consulenti del Parco, per trovare, insieme al sindaco una soluzione diversa”. Gli fa eco il direttore dell’Ente Parco, Salvatore Di Martino: “Faremo luce sulla questione – ha detto ieri – dopo di che potremmo anche acquisire questi animali, ma bisognerà verificare se le specie rispondono ai requisiti del Piano per la salvaguardia della fauna. E’ necessario prima di poter venire in soccorso del Comune stabilire i termini esatti del problema”. Intanto, il sindaco di Castell’Umberto, Salvatore Polino, ha precisato ieri di non volere affatto vendere questi animali “per mancanza di soldi”. La vendita, ha aggiunto Polino, “si rende necessaria solo per alcuni esemplari a causa di una riproduzione incontrollabile e per evitare nascite teratologiche (ovvero di cuccioli malformati, ndr)” oltre che “per garantire il rispetto del benessere degli animali”. Infine, afferma il primo cittadino, “il ricavato della vendita servirà per l’acquisto di altre specie”. Andrea Paternostro
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Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Cronaca Provincia di Agrigento) – 07/07/2005
Favara, ecco il programma della “Festa del cacciatore”
FAVARA. (ur) E’ stato presentato dall’associazione sportiva venatoria “Il Nibbio” il programma della “Festa del cacciatore” che quest’anno si avvia a celebrare la terza edizione. Sono tre le date in cui sono previste le competizioni: il 17, il 24 e il 31 luglio. Si inizierà con la gara con cani da ferma su fagiano con il raduno dei cacciatori previsto alle 5.30 nella zona cinofila di contrada Giarrizzo, a metà strada tra Favara e Racalmuto. Si proseguirà la domenica successiva (24 luglio) a Raffadali dove, al campo di tiro a volo, è prevista una gara di tiro al piattello “Fossa olimpica”. La giornata conclusiva è fissata per il 31 luglio a Favara, dove in piazza della Vittoria verrà allestita una mostra canina, di uccelli, di foto. In serata seguirà un convegno su argomenti di carattere tecnico-venatorio prima della premiazione dei vincitori. A conclusione della cerimonia spazio alla degustazione di prodotti tipici locali e spettacolo di cabaret e musicale. “E’ una manifestazione -dice il presidente dell’associazione ‘Il Nibbio’, Diego Costanza- che è ormai entrata prepotentemente nel panorama regionale delle competizioni sportive. Non è un caso se viene preferita da tiratori provenienti da varie province della Sicilia”. Ma lo zoccolo duro è rappresentato dai cacciatori agrigentini. Assicurata la presenza di Salvatore Francolino, presidente provinciale Fitav e del racalmutese Giuseppe La Russa presidente provinciale Fidc. U. R.
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