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Monday February 19th 2018

Notiziario animalista

Il sorriso del cane sta nella coda
Victor Hugo
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LIBERO – 5 LUGLIO 2005
Tradizione Barbare: La sfida uomo-animale si festeggia in Galizia e ha origini cinquecentesche. I puledri selvatici vengono marchiati e privati della criniera
Rapare i cavalli, l’hobby degli spagnoli
di Oscar Grazioli
La Spagna è certamente un Paese di grande cultura cui non fa difetto una storia passata affascinante e generosa. Nonostante questa cultura assai ricca, buona parte di essa è particolarmente barbara e crudele nel rapporto con gli animali. La corrida e i tori di Pamplona sono soltanto gli esempi più eclatanti, ma molto meno note sono le centinaia di cerimonie ( spesso religiose) dove vengono immolati animali nei modi più orrendi. In questa nazione veramente ogni volta che c’è una sagra paesana o una cerimonia che ricorda antiche tradizioni c’è da mettersi le mani sugli occhi e i tappi nelle orecchie per non vedere e sentire il gesto di terrore e le urla di dolore dell’animale di turno massacrato di fronte a una folla delirante. Una delle cerimonie meno note, si svolge proprio oggi in Galizia, in un paese a Nord – Est della Spagna. Narra la tradizione degli orgogliosi abitanti del posto che due sorelle, durante la peste del 1567, furono inviate presso San Lorenzo per chiedergli che la malattia avesse termine. Portavano con sé due piccoli cavalli da regalare al santo in cambio della grazia. In questo episodio, dunque, gli abitanti di Sabucedo riconoscono l’inizio di quella tradizione che porta il nome di « A rapa das bestas » e che è considerata, dagli indigeni, una tradizione di forza e nobiltà dell’uomo che affronta la bestia selvaggia con le proprie mani. In realtà, come tutte queste tradizioni di grande valentia umana, mille sono i trucchi che le trasformano in usanze crudeli e codarde. La festa inizia con la salita dei prodi verso il monte Cabado, alla ricerca di una mandria di cavalli. Una torma di uomini a piedi, aiutata opportunamente da un’altra torma di uomini a cavallo, circonda la mandria e inizia un vero e proprio rodeo con animali totalmente sconcertati da quella improvvisa invasione. I cavalli vengono scortati al villaggio, che dista oltre 15 chilometri dal monte, dove arrivano affaticati e stressati da quelle torme di uomini vocianti. Senza un minimo di sosta o riposo i cavalli sono introdotti nel ” curro”, una piazza circolare con le pareti di pietra, dove animali abituati a trottare liberamente sulle pendici dei monti si trovano incollati l’uno all’altro e capiscono soltanto che nulla possono fare per difendersi dagli uomini « nobili e valenti » . I ragazzini cominciano a separare i puledrini dai cavalli e realizzano questa prodezza abbarbicandosi al collo, alla coda e a tutto quanto pende. Fuori i puledri dal curro, entrano in azione i valorosi uomini, di fronte ad una folla in estasi, compresi i turisti che hanno saputo dalle agenzie di viaggio e dalle guide di questa valorosa tradizione galiziana. Sono necessari tre uomini ( talora di più) per arrivare a tagliare la criniera e marcare il cavallo: uno lo monta sul dorso fiaccandolo, l’altro lo tira per il collo e il terzo gli si aggrappa, con tutte le forze alla coda. Gli uomini sono orgogliosi di aver vinto sulla bestia feroce, mente i cavalli si chiedono perché poche ore prima trottavano con la criniera al vento e adesso sono lì, rapati e marchiati, mentre la gente intorno ride, beve e rutta. La risposta è che l’uomo è la sola bestia che maltratta per divertimento e per divertimento rutta.
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LIBERO – 5 LUGLIO 2005
” RAPA DAS BESTAS”
“RAPA DAS BESTAS” A Sabucedo, un paese della Galizia, nel Nord- Ovest della Spagna, si tiene in questi giorni la festa della ” Rapa das bestias”. Mandrie di cavalli selvaggi sono portati dai monti in paese e qui gli uomini si sfidano nel cavalcarli, tagliare loro la criniera o strigliarli. Il rito, vecchio di 500 anni, è una sorta di iniziazione dei ragazzi, oggi attrazione turistica. La ricorrenza viene considerata dagli indigeni una tradizione di forza e nobiltà dell’uomo che affronta la bestia selvaggia con le proprie mani. La festa inizia con la salita dei prodi verso il monte Cabado, alla ricerca di una mandria di cavalli. Gli uomini a piedi circondano la mandria e inizia un vero e proprio rodeo con animali sconcertati da quella improvvisa invasione.
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LIBERO – 5 LUGLIO 2005
In coda di notte per vedere i rettili
ROMA – Al via le aperture notturne del rettilario del Bioparco di Roma che, per tutta l’estate, rimarrà aperto ogni giovedì, venerdì e sabato dalle 21 alle 24. Il progetto, ribattezzato ” Quando scende la notte, la Foresta pluviale si risveglia”, mira a realiz zare un percorso avventuroso per il pubblico alla scoperta di coccodrilli, iguane, tartarughe, cama leonti, uccelli di savana e varie specie di testuggini. Il percorso si snoda all’interno della mostra ” Furti di natura”, realizzata dalla Fondazione Bioparco e promossa dal Servizio Conservazione della Natu ra del Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio, si prefigge di informare in modo nuovo e divertente il visitatore spesso complice inconsa pevole del commercio di animali e piante. Nella maggior parte dei casi non si ha la minima perce zione di contravvenire alle norme vigenti che pre vedono anche sanzioni giuridiche. Il rettilario, che ha un ingresso dedicato che insiste su Piazzale del Giardino zoologico, si snoda su 4.000mqal coper to su tre livelli. È un affascinante viaggio nel mon do della biodiversità che comincia in un aereo a grandezza naturale e prosegue in ambienti perfet tamente ricostruiti come la foresta tropicale con orchidee, bromelie, felci ed alberi enormi.
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LIBERO – 5 LUGLIO 2005
I cuccioli di orca non dormono mai durante il primo mese di vita
Nel primo mese di vita i piccoli di delfini e orche non dormono mai, e le loro madri hanno imparato ad adattare il proprio ciclo sonno/ veglia alle esigenze della prole. Lo sostengono Jerome Siegel e il suo team dell’Università della California ( a Los Angeles), secondo i quali le fasi di sviluppo di questi animali sono diverse da quelle degli altri mammiferi; nella prima infanzia questi ultimi tendono infatti a dormire per la maggior parte del tempo ( il bisogno di sonno decresce col passare degli anni), mentre le orche e i delfini ” a naso di bottiglia” inizialmente stanno svegli 24 ore al giorno, per poi dormire sempre di più nel corso di infanzia e adolescenza.
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LIBERO – 5 LUGLIO 2005
In futuro la terapia potrà essere estesa agli umani
Staminali, ringiovanita una vecchia mucca
Iniettando nei bovini piccole quantità di queste cellule prelevate dal fegato dei feti, i ricercatori Usa hanno restituito agli animali ottuagenari il vigore perduto con l’età
WORCESTER Le staminali contro l’invecchiamento: utilizzando questo tipo di cellule alcuni ricercatori americani sono riusciti a restituire parzialmente il vigore giovanile ad alcune mucche piuttosto vecchie ( che da un punto di vista fisiologico erano paragonabili a un essere umano ultraottantenne). Più in particolare, Robert Lanza e i suoi colleghi dell’Advanced Cell Technology ( a Worcester) hanno iniettato una modesta quantità di staminali fetali in un certo numero di bovini ( utilizzati in questa occasione come modello per lo studio dell’invecchiamento umano), riuscendo così letteralmente a ringiovanire il sistema immunitario e i vasi sanguigni di questi animali. Al momento attuale questa tecnica non è però applicabile agli esseri umani, in quanto le staminali usate dal team americano sono state prelevate ad alcuni feti di mucca con un’età di circa centoventi giorni ( di conseguenza effettuare un’operazione del genere su pazienti umani solleverebbe problemi etici enormi). Secondo Robert Lanza sarebbe però possibile ottenere un risultato analogo anche utilizzando staminali embrionali prodotte in laboratorio ( in questo caso si potrebbero utilizzare gli embrioni creati durante le procedure di fecondazione in vitro e rimasti inutilizzati). Da un punto di vista pratico i ricercatori statunitensi hanno creato dei cloni delle mucche in età avanzata, impiantandoli poi in altre femmine più giovani. Lanza ha quindi prelevato delle staminali dal fegato dei feti e le ha immesse in piccole quantità nel flusso sanguigno dei bovini ” ottuagenari”. Le analisi che sono state effettuate a un anno di distanza dall’iniezione hanno evidenziato come tale terapia ha incrementato notevolmente in questi animali il funzionamento del sistema immunitario e lo stato di salute di quello cardiovascolare, ringiovanendo così almeno in parte le suddette mucche. I vantaggi e le possibili applicazioni di questa tecnica sono innumerevoli. Innanzitutto grazie a essa in futuro si potrebbe ripopolare il flusso sanguigno dei pazienti leucemici con delle cellule immunitarie assolutamente compatibili ( ricavate mediante clonazione terapeutica), eliminando così la necessità di utilizzare farmaci immunosoppressori. In secondo luogo, l’iniezione delle staminali fetali nelle mucche sembra aver ” spento e riacceso” ( un po’ come si fa con i computer che rimangono momentaneamente bloccati) il sistema immunitario di queste ultime. Di conseguenza, effettuando questo intervento sugli esseri umani potremo almeno in teoria ” spegnere e riaccendere” le loro difese immunitarie, curando o alleviando molti tipi di patologia autoimmune ( che si verificano per l’appunto quando l’organismo aggredisce una propria parte), come la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide o il diabete giovanile. Robert Lanza sostiene che il suo studio mette in luce le enormi potenzialità rigenerative delle staminali embrionali e fetali e la loro superiorità rispetto a quelle adulte. La ricerca in questione evidenzia inoltre il fatto che la clonazione effettuata mediante il trasferimento di un nucleo adulto in un ovulo fecondato ( cioè il procedimento utilizzato per creare i cloni delle mucche anziane) può realmente ” riportare indietro le lancette” dell’orologio biologico cellulare, permettendoci così di ottenere cellule giovani in tutto e per tutto ( tra gli studiosi di clonazione c’è invece chi sostiene che questa procedura potrebbe produrre cloni biologicamente già ” vecchi”). Alla ricerca di Lanza hanno partecipato anche l’Università della Pennsylvania, la Clinica Mayo e il Memorial Sloan- Kettering Cancer Center di New York. Ci sono quindi buoni motivi per ipotizzare che presto possa costituirsi un vero e proprio consorzio scientifico allo scopo di estendere la terapia anche agli umani.
Luigi Sparti
IL TEMPO SI FERMA
Biologi americani sono riusciti a ringiovanire il sistema immunitario e i vasi sanguigni di vecchi bovini ( paragonabili a un essere umano ultraottantenne) iniettando negli animali una modesta quantità di staminali fetali.
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LIBERO – 5 LUGLIO 2005
Dalle galline gm una fabbrica di proteine anti- cancro
Speciali polli ” su misura” per produrre grandi quantità di proteine anti- cancro. Ad annunciare il progetto internazionale per una fabbrica alternativa di farmaci contro i tumori sono i ricercatori del Roslin Institute di Edimburgo, dove nacque la pecora Dolly, il primo mammifero clonato. « Pensiamo che questo sforzo comune potrebbe portare allo sviluppo di un sistema aviario efficiente capace di produrre biofarmaci per l’uomo a costi sostenibili » , spiega Helen Sang, scienziata del Roslin. Grandi quantità di una proteina anti- cancro sono state ottenute dal bianco delle uova prodotte da galline geneticamente modificate. E questo apre nuove prospettive commerciali.
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LIBERO – 5 LUGLIO 2005
Un pappagallo è riuscito a capire cosa è lo zero
Alex, un pappagallo americano di circa 28 anni, ha svi luppato autonomamente un concetto aritmetico che è sfuggito per secoli ai matematici, e cioè lo zero. Ad affer marlo sono Irene Pepperberg e Jesse Gordon, due ricerca tori della Brandeis University ( a Waltham). Sebbene oggi lo zero sia un concetto comunemente accettato da tutti, le cose non sono state sempre così; in ambito aritmetico es so venne infatti scoperto dagli indiani e passò successiva mente agli arabi e quindi – nel ‘ 600 – agli occidentali, per mettendo così ai matematici di semplificare i calcoli nume rici e algebrici. La Pepperberg e Gordon – che studiano le capacità ma tematiche di Alex ormai da diversi anni – si sono recente mente accorti che il loro pappagallo ha iniziato a usare au tonomamente il termine ” none” ( che in inglese significa ” nessuno”) per indicare l’assenza ( in senso quantitativo) di un certo oggetto; in pratica l’animale avrebbe sviluppato un concetto mentale piuttosto simile a quello umano di ” zero”. Non è la prima volta che Alex fa uso del termine ” no ne”, tuttavia in passato il pappagallo aveva utilizzato tale parola solo per indicare l’assenza di informazioni ( cioè in sostanza il proprio livello di ignoranza), mentre ora pare aver associato a questo vocabolo un significato di tipo nu merico proprio per indicare l’assenza quantitativa. l. s.
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LIBERO – 5 LUGLIO 2005
Anche i delfini usano il dialetto per comunicare
Anche i delfini usano i dialetti per comunicare tra loro. Lo dice uno studio compiuto all’Istituto di scienze marine ( Ismar) del Cnr. Secondo Massimo Azzali dell’Ismar- Cnr i delfini comunicano usando due linguaggi o segnali acustici: i suoni ( frequenza 20kHz), detti segnali di vocalizzazioni, e gli ultrasuoni ( frequenza tra 20 e 200 kHz), detti segnali sonar o di ” ecolocalizzazione”. I primi sono innati e vengono prodotti da tutti i cetacei in fase di corteggiamento, quando hanno paura, si arrabbiano o sono stressati. Mentre i segnali sonar sono più difficili da imparare e da capire e in ogni gruppo di delfini sono differenti, come se si trattasse appunto di un dialetto. g. g.
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IL GIORNO – 4 LUGLIO 2005
Appello della ricercatrice Barbara Ensoli
Aids, arriva il vaccino italiano – Ma per i test mancano i soldi.-
Roma – Sulle scimmie funziona. Ma provare che il vaccino italiano contro l’aids sia efficace anche sugli esseri umani prevede un lungo cammino. Se è innocuo tanto per cominciare, lo si saprà solo il 5 luglio al termine della 1 fase della sperimentazione. tutto ancora da decidere invece per la 2′ che dovrà verificare l’immunogenicità e la fase 3 che dovrà certificarne l’efficacia. Ciò nonostante, il vaccino anti Aids, messo a punto da Barbara Ensoli, direttrice del reparto Aids al dipartimento malattie infettive e immunomediane dell’Istituto superiore della Sanità,ha avuto una presentazione in pompa magna a Roma,per iniziativa del sindaco Veltroni, che vuole catalizzare l’interesse per la lotta all’Aids e anche in questo modo trovare i soldi che mancano alla ricerca scientifica. La presentazione ha però mandato su tutte le furie l’immunologo Fernando Aiuti, che ha chiesto al Ministro della Salute, Francesco Storace, una commissione d’inchiesta sul vaccino anti-Aids.- Annunciando i risultati della sperimentazione quando la sperimentazione è ancora aperta sono state stravolte le regole che prevedono prima la comunicazione dei dati ai ricercatori e sulle riviste e poi al pubblico – ha accusato l’altro ieri Aiuti – E io lo so bene perchè al 30 giugno i centri che partecipano alla sperimentazione, tra i quali il mio, non hanno ancora trasmesso tutta la documentazione alla società internazionale che sorveglia e garantisce la sperimentazione…- Secondo Aiuti dovevano essere arruolati 88 pazienti, il protocollo è stato invece tagliato a 55 volontari, solo poco più di 25 dei quali hanno sperimentato il vaccino. – Nessuna scorrettezza – replicano all’Istituto Superiore di Sanità – perchè l’incontro al Campidoglio è solo l’illustrazione delle tappe percorse sinora, i risultati della prima fase saranno comunicati in un meeting tecnico scientifico il 5 luglio.- La ricerca del vaccino – basato sulla proteina Tat di Hiv-1, necessaria alla applicazione del virus – che è uno degli oltre venti sperimentati in questo momento in vari Paesi, gode comunque dell’appoggio convinto del governo.- I risultati dell’azione curata da 70 centri italiani sotto coordinamento dell’Istituto Superiore di Sanità – ha commentato il Ministro degli Esteri Gianfranco Fini – dimostrano significativo il livello di eccellenza che la ricerca italiana è in grado di conseguire ponendosi all’avanguardia della ricerca scientifica su base mondiale.- Il problema è ora trovare i soldi che servono. – Per la prima fase – commenta Barbara Ensoli – chiusa con successo sono stati spesi circa 10 milioni di euro. La fase 2, che si svolgerà in Italia e Africa (Sudafrica. Swaziland e Uganda) costerà 50 milioni, ma i fondi non ci sono ancora, ne stiamo discutendo sia con la parte pubblica sia con il privato.- E quindi di là da venire la fase 3 – dato che complessivamente – precisa la dottoressa Ensoli – la cifra necessaria per concludere la sperimentazione sarà di 400 milioni di euro. Se tutto andrà bene, avremo i risultati finali nel 2010.- Il vaccino Tat potrà essere somministrato sia sulle persone sane che a quelle infette.
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IL GIORNO – 4 LUGLIO 2005
L’augurio. Rita Levi Montalcini incoraggia il programma anti Hiv
– Dopo di me, un’altra donna sulla via del Nobel –
Roma: . La comunità scientifica è divisa sui risultati della sperimentazione in corso ma il premio Nobel Rita Levi Montalcini presente ieri mattina alla manifestazione in Campidoglio per la presentazione del vaccino italiano anti Aids, coordinato dalla professoressa Barbara Ensoli, non ha dubbi. – Io spero che si arrivi a un altro Nobel per una donna – dice – Sono felice perchè finalmente le donne danno contributi eccezionali; c’è Barbara Ensoli, c’è Silvia Blocca, Elena Cattaneo, ci cono moltissime donne. Era ora.- Entusiasmo più che giustificato quello di Rita Levi Montalcini, perchè il virus dell’Aids contagia ogni anno 5 milioni di persone, secondo gli ultimi dati forniti dal programma Onu per la lotta contro Hiv-Aids (unaids); una cifra che sottolinea il programma Onu, induce a intensificare le attività in materia di prevenzione della malattia. Dei 19 italiani che hanno ricevuto il premio Nobel, solo due donne; Rita Levi Montalcini, lo ha ricevuto nel 1986 per i meriti acquisiti nel campo della medicina e della fisiologia e la scrittrice Grazia Deledda insignita del massimo riconoscimento nel 1976.
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Fonte: animalieanimali
Poldo, l’autopsia rivela: “E’ morto dopo la cattura”
Il proprietario del cane annuncia azioni legali.
E’ morto il cane sequestrato da un recinto privato a San Cassiano a Vico il 31 maggio scorso. Ne dà notizia Stefano Giusti, proprietario dei cani, dopo l’autopsia svolta lunedì scorso sul corpo dell’animale all’università di Pisa.
”Poldo è morto ¬ spiega Giusti ¬ probabilmente per un malore dopo lo stress del laccio rigido con il quale è stato catturato, aggiunto a quello
provocato dall’acqua fredda con cui l’hanno bagnato. In pratica è soffocato per problemi ai polmoni. Me l’hanno fatto sapere dopo ben tredici giorni dal fatto. E nel foglio che preannunciava l’autopsia, che mi è stato consegnato a mano, c’è scritto che la morte è avvenuta dopo la cattura. Nero su bianco.
Per questo mi riserverò di agire legalmente nei confronti di chi ha proceduto materialmente alla cattura, cioè il personale della cooperativa che gestisce il canile, e contro chi era a supervisionare sul sequestro. È vero che il cane non era un cane di valore, perché meticcio, però comunque aveva un valore affettivo. Peraltro non è affatto giusto che sia morto così, non è giusto che chi è addetto a fare questo tipo di interventi non sia in grado di portarli in fondo senza creare problemi agli animali stessi².
Insomma, più di un punto interrogativo necessita chiarezza. Oltretutto,Giusti solleva il dubbio che qualche vicino abbia coadiuvato l’operazione di ”annaffiatura” dei cani: “Il fatto di averli bagnati con acqua fredda ¬spiega – mi fa capire quanto la componente vicinato abbia potuto influire su questa cosa. Infatti il sistema di accensione della pompa dell’acqua non è immediato: ci vuole qualcuno che conosca il sistema. Viene quindi il dubbio che da qualche parte del vicinato sia stata reperita la pompa dell’acqua che ha contribuito alla morte di Poldo”.
Intanto, da 23 giorni gli altri cani sono sotto sequestro in un canile privato di Casa del Lupo, ed è stata respinta dal tribunale di Lucca l’istanza di dissequestro avanzata dal Giusti.
Anna Benedetto, Corriere di Lucca
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Fonte: animalieanimali
APPELLO ENPA, ANCHE GLI ANIMALI SOFFRONO IL CALDO
In queste giornate torride.
L’Enpa, ente nazionale protezione animali di Savona lancia un appello a tutti i proprietari di cani, gatti ed altri animali, per fronteggiare il caldo e l’ afa di questi primi giorni d’ estate.
Tra le raccomandazioni degli animalisti c’e’ quella di non lasciare in auto, o alla catena senza riparo gli ‘amici a quattro zampe’: questo infatti costituisce un grave reato. A questo proposito le guardie zoofile dell’ Enpa, in questi giorni stanno pattugliando tutta la riviera per verificare che non ci siano situazioni di rischio da esposizione eccessiva al calore per gli animali. Nel caso in cui dovessero trovare cani o gatti prigioneri delle lamiere roventi delle auto, non esiteranno a salvare loro la vita, rompendo i finestrini e permettendo loro di uscire all’ aria aperta.
Gli animalisti stanno chiedendo ai Comuni sul territorio di istituire dei divieti nei parcheggi a pagamento, contro la permanenza degli animali, nelle auto e sotto il sole. Hanno anche chiesto di far decadere il divieto di ingresso per i cani, negli stabilimenti balneari, ma anche nelle oasi pedonali, sui lungomari, nei parchi, nei ristoranti e nei negozi. Finora questa richiesta e’ stata accolta dal Comune di Finale Ligure ed e’ in via di accoglimento anche da parte del Comune di Spotorno.
Spiegano all’ Enpa: ”Nei giorni di afa, gli animali devono avere sempre acqua fresca a disposizione. I cani, in particolare, hanno grosse perdite di liquidi attraverso la salivazione. Attenzione pero’ a non somministrare acqua fredda di frigorifero: basta l’acqua del rubinetto. In caso di problemi, e’ importante bagnare la testa dell’ animale, stando attenti a non fare entrare acqua nelle orecchie: si rischiano fastidiose otiti. Per i gatti, il rischio di colpo di calore e’ ridotto; ma non bisogna chiuderli in macchina o al sole ne’ costringerli a stare in ambienti senza sufficiente aerazione; anch’essi devono sempre avere a disposizione acqua fresca’.
(ANSA)
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