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Thursday February 22nd 2018

Notiziario animalista

Moltissimi cuccioli di questi animali verranno portati via, squarciati e massacrati barbaramente. Colui che non rispetta la vita non la merita.
Leonardo da Vinci
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Fonte: La Repubblica
Scienziati di Pittsburgh inducono la morte clinica negli animali usando una soluzione salina gelata e li resuscitano dopo tre ore
Cani uccisi e riportati in vita
Incredibile esperimento negli Usa
La tecnica utile per curare soldati o vittime di incidenti
E’ già polemica per le implicazioni etiche e morali
di ALESSIO BALBI
ROMA – Indurre la morte clinica negli esseri viventi per vedere se è possibile riportarli in vita trasformando il sonno eterno in un viaggio andata e ritorno. E’ l’incredibile esperimento condotto da alcuni scienziati dell’Università di Pittsburgh, che hanno risuscitato un gruppo di cani dopo aver verificato per tre ore l’assenza di qualunque segnale vitale nei loro corpi.
Sembra uno scenario inverosimile, degno di film come “Linea Mortale” più che della scienza. Eppure, l’istituzione che sta dietro questa ricerca ai limiti della realtà è assolutamente rispettabile: il Safar Center for Resuscitation Research, fondato da Peter J. Safar, universalmente riconosciuto come l’inventore della respirazione bocca a bocca e della rianimazione cardiopolmonare. Un uomo che davvero ha contribuito a riportare in vita migliaia di persone inesorabilmente destinate all’aldilà. Ma l’impresa dei suoi seguaci appare ancora più estrema.
Gli scienziati di Pittsburgh hanno preso un gruppo di cani, hanno svuotato le loro vene e hanno sostituito il sangue con una soluzione salina a 7 gradi centigradi di temperatura. In questo modo, hanno indotto negli animali uno stato di morte apparente: niente respiro, nessuna attività cardiaca, nessun segnale cerebrale. Dopo tre ore in queste condizioni, hanno ripompato il sangue nel corpo delle bestie che, stimolate con elettroshock e ossigeno per rimettere in moto cuore e polmoni, hanno ripreso a vivere, apparentemente senza alcun danno agli organi vitali.
“Condizioni simili si creano già nel caso di particolari operazioni chirurgiche”, spiega a Repubblica.it il dott. Sergio Pintaudi, primario di Anestesia e Rianimazione all’ospedale “Garibaldi” di Catania. “Nella cardiochirurgia, ad esempio, l’anestesia permette di ridurre di molto l’attività cerebrale, inducendo per lungo tempo uno stato di narcosi estremamente profondo. Ma non si può parlare di morte cerebrale: in quel caso, sono le cellule dell’encefalo che iniziano a morire, e da quello stato non c’è ritorno”.
L’esperimento americano non mancherà di sollevare perplessità e proteste di natura etica e morale. Alcune organizzazioni animaliste hanno già espresso il loro rifiuto nei confronti di questo genere di studi. “Bisognerà capire gli scopi di questa sperimentazione”, osserva Pintaudi. “Ottenere di riportare in vita cellule morte, ad esempio, sarebbe un risultato di straordinaria importanza”.
I ricercatori del Safar Center conducono i loro studi per indagare la possibilità di interventi in situazioni estreme, ad esempio su persone che abbiano perso ingenti quantità di sangue. Sperimentazioni di questo genere sono viste con estremo interesse dai militari: con la tecnica di Pittsburgh si potrebbe iniettare la soluzione gelata nelle vene di soldati seriamente feriti e lasciarli inerti a lungo, in attesa di soccorsi, senza che i loro organi vitali risultino compromessi.
Ma c’è già chi teme usi meno ortodossi del sistema: qualcuno in cerca di esperienze forti potrebbe sottoporsi al trattamento per un viaggio di tre ore nell’aldilà. Per scenari fantascientifici di questo tipo, comunque, bisognerà attendere almeno fino al 2015, la data indicata dagli scienziati per l’inizio della sperimentazione sull’uomo.
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Fonte: LIBERO
I ronzini romani indosseranno un contenitore di plastica per non sporcare le strade
Veltroni mette in mutande pure i cavalli
di Oscar Grazioli
[28/06/05) Che razza di città sarebbe Roma senza le sue folcloristiche botticelle? Sarebbe Roma con qualche punto di civiltà in più. Andiamo con ordine perché non tutti sono stati a Roma e anche chi c’è stato non è detto che sappia cosa sono le botticelle. Sono le carrozze turistiche, quelle che stazionano al Colosseo, in piazza del Pantheon, in Piazza di Spagna e negli altri punti strategici del centro, in attesa che sorridenti giapponesi e nerboruti vichinghi vi salgano per il tour della città Eterna.In “Nestore, l’ultima corsa” Sordi ha immortalato la figura di Gaetano, vecchio vetturino a fine carriera, che cerca di salvare il suo cavallo dal mattatoio. Un esempio di rispetto verso il cavallo, senza il quale l’uomo sarebbe ancora con la clava in mano. E per tributargli il massimo rispetto il sindaco di Roma Veltroni e l’assessore alla mobilità Calamante a cosa hanno pensato? Ad applicare le mutande ai cavalli dei botticellari, perché i commercianti si lamentano per l’odore che le scibale emanano soprattutto quando fa caldo. E così la coppia Veltroni Calamante ha escogitato un’ingegnosa soluzione per salvaguardare una «storica tradizione tanto cara ai turisti e ai romani» affermano i due amministratori e, allo stesso tempo «portare avanti l’impegno del Campidoglio per un maggior decoro della città ». Da ieri dunque è in vigore, tra l’amministrazione romana e il sindacato dei vetturini, l’accordo che soddisfa tutti. Meno i cavalli. Loro, non avendo diritto di voto, continueranno a trainare le folcloristiche botticelle con 40 gradi all’ombra, sull’asfalto e sui sampietrini, nel traffico caotico e nauseabondo della capitale, orgogliosi di rinnovare, nel turista, l’emozione di sentirsi sulla biga di Messala. Bernard Shaw diceva che «nel nome delle tradizioni si commettono i crimini più atroci». Ogni estate dobbiamo assistere al penoso spettacolo della tal sagra paesana dove qualche imbecille di amministratore, per rinnovare i fasti della tradizione locale, tira fuori oche, maiali, rane o asini da sottoporre a salti e corse, tra gli sberleffi di un popolino capace solo di ridere dell’altrui debolezza. Così i vecchi ronzini romani avranno le loro mutande, per il decoro cittadino. Con il caldo che fa è già abbastanza pesante la botticella, che aumenta di due quintali quando marito e moglie gonfi di Frascati e birra ci salgono sopra sonnacchiosi. Adesso si aggiunge il peso dei mutandoni, un contenitore con sacche di plastica che si attacca alla carrozza. Ma il decoro cittadino è salvo. Ah, vecchio Nestore, pensa se ti mettevano a riposare in un prato all’ombra con della buona biada e riconvertivano cinquanta (mica un milione) vetturini a qualche mestiere che rinnovasse i fasti di Roma, che so fare il gladiatore (per finta) al Colosseo. Pensa che fregatura il progetto del comune che porta il tuo nome e che il vecchio Albertone aveva tanto spinto. Eccolo qui dove è finito: mutandoni, caldo asfissiante, qualche frustata e sampietrini sotto gli zoccoli. Nestore e gli altri ringraziano l’amministrazione per avergli dato l’opportunità di rinnovare le antiche tradizioni romane. Ringraziano Albertone che si è battuto per il loro diritto a non diventare bistecche. Peccato che da lassù faccia fatica a vedere i mutandoni. Forse, questa volta, anche Albertone non avrebbe sorriso.
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Fonte: LA MESCOLANZA * 29-6-05
UN VETERINARIO GRATIS PER GLI ANIMALI
di Cesare Lanza ” Libero”
Dalla signora Giuseppina Lettieri di Roma ho ricevuto questa simpatica lettera: “Mister No, ti scrivo perché hai spesso detto che sei un amante degli animali e ne possiedi qualcuno. Io vorrei prendere un gatto, se potessi anche due o tre: sono sola e mi farebbero tanta compagnia. Ma sono un’anziana signora, che vive con la modesta pensione del defunto marito: il borsellino non permette extra. Le spese non sono solo quelle del cibo, ma soprattutto delle tante vaccinazioni e delle cure mediche…Chiedo: come mai non è previsto un veterinario della mutua per chi non possa pagarlo? Basterebbe mostrare il proprio 740 e dimostrare che non si ha alcun reddito. Non è una buona idea? Certamente diminuirebbe il numero di cani e gatti randagi per la via o abbandonati per sempre nei già affollati canili e in certi orribili ospizi. L’estate è iniziata, il problema dell’abbandono di povere bestie si rinnoverà come sempre…purtroppo! Mi sembra il momento adatto per parlarne: altrimenti continuiamo a dire, giustamente eh? per carità!, di non abbandonare o maltrattare gli animali e poi non si fa niente per aiutare chi se ne vuole prendere cura. Ti ringrazio e ti saluto, un’affezionata lettrice di Libero.”
Penso che si tratti di una proposta ragionevole. Soprattutto anche a me, come a Giuseppina, non piace la costante ipocrisia, grande male di questo Paese, di fronte ai problemi: in questo caso, da una parte, si stigmatizzano le atrocità che ogni giorno si commettono verso gli animali domestici; dall’altra, non si fa un bel nulla, nè nell’assistenza nè con nuove adeguate leggi, per cambiare le cose. L’ipotesi della lettrice mi piace perchè, oltre a salvare la vita di tanti cani e gatti abbandonati, molti anziani non abbienti potrebbero godere di affetto e compagnia – che spesso non trovano neanche negli amici e nei parenti. Dubito però che il carrozzone Italia, oggi, sia pronto a sostenere questo peso: i veterinari,e gli indispensabili interventi sono molto costosi. Senza contare abusi e speculazioni, se si creasse l’ennesimo ente pubblico. E allora? Penso che in ogni città si potrebbero creare centri di assistenza finanziati dai milioni di privati, che hanno sincero amore per gli animali, con il sostegno di adeguati sponsor, da individuare tra le industrie che prosperano nel settore. Sogno ad occhi aperti? Per dare il buon esempio, se si trattasse di un’iniziativa seria, io darei volentieri il mio contributo.
cesare@lamescolanza.com
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Fonte: IL MESSAGGERO * Mercoledì 29 Giugno 2005
In Pennsylvania un centro di ricerca universitario studia la possibilità della resurrezione. La protesta degli animalisti
“Cani-zombie” in nome della scienza
Agghiacciante esperimento: cuccioli uccisi e riportati in vita con un “cocktail chimico”
dal nostro corrispondente STEFANO TRINCIA
NEW YORK – “Franken-dogs”. Cani Frankenstein. Ovvero “la notte dei cani viventi”, quadrupedi uccisi in nome di una scienza sempre più temeraria, prosciugati del loro sangue, tenuti per quattro ore in stato di crio-conservazione grazie ad una soluzione salina iniettata nel loro sistema cardio-circolatorio. E poi riportati in vita con una semplice stimolazione elettrica del muscolo cardiaco. Roba da film dell’orrore, se non fosse realtà. Perché la storia dei “cani zombie” – come li ha definiti un quotidiano popolare newyorkese – esce dai laboratori dell’Università di Pittsburgh in Pennsylvania.
E’ lì che gli specialisti del Safar Center for Resuscitation Research, il più avanzato centro di ricerca americano per la resurrezione dell’organismo, ha compiuto con successo l’esperimento su dozzine di cuccioli mandati all’aldilà e poi riportati nel mondo dei vivi. Una tecnica d’avanguardia che, sostengono i ricercatori della Pennsylvania, potrà essere utilizzata anche sull’uomo in caso di traumi che comportino il dissanguamento pressoché totale della vittima.
In tempi di clonazione avanzata, di cellule staminali, di animali portatori di geni e di organi umani, l’annuncio della Università di Pittsburgh ha sollevato polemiche feroci. Non tanto dal punto di vista scientifico, quanto umanitario, o meglio animalista. Immediata la denuncia da parte dell’organizzazione People for the Ethical Treatment of Animals: «Questi esperimenti sono una follia indifendibile che non porterà benefici all’uomo – ha dichiarato la portavoce Mary Beth Sweetland – temiamo inoltre che vengano tenute nascoste le gravi conseguenze che le cavie sicuramente subiscono».
I responsabili del Centro Safar replicano che «dal nostro punta di vista si tratta di un’area di ricerca molto importante». Fino ad ora si era riusciti a mantenere le cavie animali in sospensione solo per due ore. Recentemente gli scienziati americani hanno aggiunto glucosio ed una grande quantità di ossigeno al sangue prima che esso venisse reiniettato nelle vene dell’animale clinicamente morto. Il cocktail ha consentito di arrivare alla tre ore. «Abbiamo tentato anche le quattro ore di morte clinica – ha spiegato il dottor Patrick Kochanek, direttore del centro – ma abbiamo avuto risultati insoddisfacenti». Solo alcuni cani hanno avuto la fortuna di ritornare sani e salvi in vita, mentre altri hanno riportato gravi danni cerebrali.
Secondo gli studiosi della Pennsylvania, una volta perfezionata con ulteriori esperimenti, la tecnica di sospensione artificiale e prolungata della vita può rivelarsi cruciale per salvare da morte sicura i soldati che in battaglia riportano ferite potenzialmente fatali, come anche vittime di accoltellamenti o di sparatorie che versino in condizioni critiche. In attesa di intervenire chirurgicamente, le vittime potrebbero essere poste in condizioni di ipotermia con la soluzione salina sostitutiva del sangue per essere poi resuscitati a procedura conclusa.
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Fonte: IL MESSAGGERO * Mercoledì 29 Giugno 2005
Usa, cani uccisi e fatti…
di ALBERTO OLIVERIO
ì che la vita possa riprendere? Secondo uno studio pubblicato dai ricercatori del Safar Center for Resuscitation dell’università di Pittsburgh in un non lontano futuro una persona potrebbe ritornare in vita anche dopo 3 ore: lo dimostrerebbero i risultati di una ricerca condotta sui cani, e finanziata dalla Marina degli Stati Uniti, in cui con opportuni interventi gli animali vengono risuscitati dopo qualche ora dall’ingresso in uno stato di morte apparente. I media hanno perciò parlato di cani zombi.
La ricerca, diretta da Patrick Kochanek, si basa sull’uso dell’ipotermia, un fortissimo abbassamento della temperatura corporea raggiunto attraverso l’immissione nelle vene di una soluzione salina molto fredda, intorno ai cinque gradi. Nell’esperimento del Safar Center il sangue dei cani è stato aspirato completamente e sostituto con la soluzione refrigerata: così facendo, nel giro di poco tempo il cervello si raffredda, il suo metabolismo si blocca e vengono evitati danni irreversibili del sistema nervoso che, tra l’altro, impedirebbero ogni forma di riflesso respiratorio e circolatorio. Questo stato di blocco del metabolismo cerebrale può spingersi oltre le 3 ore; a questo punto, se attraverso una flebo il sangue viene pompato nuovamente nelle vene e il cuore stimolato con un defibrillatore, l’animale si rianima e riprende le funzioni vitali. Questo ritorno alla vita implica però che il “ricambio” del sangue col liquido salino avvenga in tempi non troppo lunghi.
Il progetto dei ricercatori di Pittsburgh si chiama “Suspended animation”, sospensione della vita. Finora si era cercato di ottenere questo blocco, o meglio estremo rallentamento delle funzioni vitali, abbassando la temperatura corporea di animali ma anche persone vittime di una grave emorragia grazie a un’immersione del corpo in acqua a temperatura di circa 2-3 gradi, ma i risultati erano stati scarsi. La sostituzione del sangue con una soluzione salina ha invece permesso di raggiungere risultati insperati che potrebbero trovare un’applicazione nei casi di shock emorragico, vale a dire nella perdita delle funzioni vitali a seguito di una grave emorragia, eventualità frequente negli incidenti di macchina o nelle azioni belliche.
I media parlano di cani “zombi”, resuscitati dopo la morte, e in effetti i risultati della ricerca colpiscono la fantasia, anche per le loro possibili ricadute sugli esseri umani. L’esperimento, però, non è certamente lieve dal punto di vista etico: era veramente necessario ricorrere ai cani? I movimenti animalisti manifestano un forte dissenso mentre ricercatori indicano come numerosi esperimenti sui trapianti d’organo, a partire dal primo intervento di trapianto cardiaco eseguito da Barnard, si siano basati e basino sull’uso di animali. Resta comunque da stabilire se il cervello dei cani non sia stato danneggiato, un punto fondamentale per passare all’uomo.
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Fonte: VIRGILIO * 28/06/2005 – 19:54
USA/ “CONGELATI” E “RESUSCITATI” DECINE DI CANI IN ESPERIMENTO
Cuccioli in criostasi, proteste degli animalisti
New York, 28 giu. (Apcom) – Sostituire il sangue con del liquido criogenico per congelare il corpo, per poi risuscitare il ‘paziente’ operando il processo inverso: l’esperimento è stato condotto utilizzando cani di diverse razze da un team di scienziati del Safar Center for Resuscitation dell’Università di Pittsburgh, in Pennsylvania.
Lo scopo dell’esperimento era appunto quello di mandare i corpi dei cuccioli in criostasi e vedere se era possibile riportarli in vita: test che gli attivisti per i diritti degli animali hanno definito “indifendibile, inumano e crudele”.
Stando al resoconto del quotidiano statunitense New York Post, gli scienziati hanno drenato completamente il sangue delle “cavie”, iniettando al suo posto una soluzione salina ghiacciata che ha portato la temperatura corporea degli animali vicina al congelamento, ovvero in uno stato di ipotermia assimilabile alla morte. In tale stato di animazione sospesa infatti non vi è respirazione, battito cardiaco o attività cerebrale, ma i tessuti vengono conservati inalterati.
Nella seconda fase dell’esperimento il sangue è stato reinfuso; ai cuccioli è stato inoltre somministrato ossigeno puro e praticato l’ elettroshock per far ripartire il battito cardiaco. L’esito dell’esperimento è moderatamente positivo: i cani possono restare “senza vita” per tre ore. “Abbiamo cercato di arrivare a quattro ore, ma non è stato possibile” ha dichiarato al Post il dottor Patrick Kochanek, direttore del centro.
Ma il “ritorno” non è stato esente da conseguenze negative: se i cani più fortunati non hanno riportato danni cerebrali, altri però hanno manifestato seri problemi fisici e comportamentali. Lo scopo ultimo della ricerca è quello di riuscire a portare nello stato di animazione sospesa anche gli esseri umani, in modo da poter curare persone – come per esempio soldati gravemente feriti – anche diverse ore dopo gli incidenti.
Gli attivisti per i diritti degli animali dell’Ethical Treatment of Animals hanno però sottolineato che qualsiasi risultato registrato per i cani non sarà assimilabile agli esseri umani e che questi esperimenti sono solo una crudeltà senza senso.
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Fonte: IL GIORNO * 28/06/05
Saronno – Cane strappato alle fiammeSaronno (Varese) – Si sono gettati nel capanno in fiamme e lo hanno strappato ad una terribile morte: i Vigili del Fuoco di Saronno hanno recuperato in extremis un cagnolino che era rimastro intrappolato nella sua “cuccia”, all’interno di una casupola per gli attrezzi da giardino, divorata dalle fiamme.
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RUBATI 5 CAVALLI A VALMONTONE, SERVIVANO PER CURE DISABILI
DOPO ALTRO FURTO DUE ANNI FA, CIAMPI CONTRIBUI’ A RICOMPRARLI
(ANSA) – Valmontone (Roma), 29 giu – Cinque cavalli utilizzati per le cure ai disabili sono stati rubati la scorsa notte da un Parco attrezzato di Valmontone, dove erano ospitati. Ad accorgersi del furto del furto, questa mattina, i volontari dell’Associazione che gestisce il Parco. Ad essere stati rubati sono stati cinque degli undici cavalli ospitati nella struttura, addestrati per svolgere l’ippoterapia, che questa notte erano stati lasciati a pascolare all’aperto. Salvi, invece, gli altri sei cavalli ricoverati nelle stalle. Secondo quanto raccontato dai volontari, nella notte i ladri hanno praticato tre fori nella recinzione e, con i cavalli, hanno superato prima un fosso poi il fiume Sacco oltre il quale erano parcheggiati gli automezzi per portare via gli animali. Ad essere rubati tre cavalli e due cavalle: Sara, Greta, Mister Go, Pacifico e Pasquale quest’ultimo arrivato a Valmontone dopo essere stato ‘pensionato’ da un vetturino romano che lo ha utilizzato per la sua botticella. Il valore degli animali rubati è di circa seimila euro. Non è la prima volta che ignoti portano via dei cavalli dal Parco degli animali di Valmontone, che sorge su un vasto appezzamento di terreno che, fra le attività previste, ospita anche la cura e la riabilitazione dei disabili attraverso l’ippoterapia (con l’utilizzo dei cavalli) e l’onoterapia (con utilizzo degli asini). Cinque cavalli furono rubati anche due anni fa, a settembre 2003. In quella occasione il sindaco del paese Angelo Miele istituì una taglia di cinquemila euro che non servì a ritrovare i cavalli. Ma la storia, e la funzione cui erano destinati gli animali destò una vasta eco.
Gran parte degli 11 cavalli ospitati nel parco degli animali era infatti stati donati privati venuti a conoscenza del furto. Anche il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi spedì una lettera donando tremila euro per l’acquisto di nuovi cavalli. “Ora istituiremo turni di sorveglianza notturna con l’aiuto della protezione civile – ha detto il sindaco Miele – Questo è uno dei progetti cui il comune tiene di più e chi ha rubato i cavalli non ha avuto rispetto per ciò che questi animali rappresentano per tante persone”. (ANSA).
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Fonte: IL MESSAGGERO * Mercoledì 29 Giugno 2005
Abbasso i cani
Gentile Dottor Gervaso, le scrivo esasperata dal dilagare dei cani. Lo so, forse, questa lettera non la pubblicherà perché lei ama i cani e ne possiede uno, se non erro, il burino Poldo, ma non ne posso più.
Io non amo gli animali e ho terrore dei cani: dai più piccoli ai più grandi. A causa di un episodio infantile che mi ha segnata, ormai vivo con questa fobia da trentacinque anni e non credo di liberarmene più.
Ogni volta che, sfortunatamente, mi sono trovata sola in situazioni per me “di pericolo”, al limite dell’infarto, mi sentivo rispondere dai padroni incauti e faciloni: «Non fa niente, non ti preoccupare». Che risposta superficiale e sbrigativa. Ma che ne sanno di come mi sento io quando avverto solo l’odore del sopraggiungere di un cane che sicuramente, fra mille persone, punterà me? Che ne sanno della paura che mi prende e m’immobilizza?…
Ma la cosa che mi preme di più dire è che è uno “schifo” camminare per Roma, cercando di fare lo slalom tra “l’infiorata flatulenta” che le care quattrozampe lasciano… E’ uno “schifo”, ribadisco… Sarò cruenta, lo so, ma se dovessi cogliere in flagrante un padrone maleducato e schifoso, penso che avrei l’ardire di prenderlo per le orecchie, fargli raccogliere il tutto e farglielo conservare per il pranzo…
Vogliamo poi parlare dei cani d’appartamento che abbaiano dalla mattina alla sera, di notte, nelle ore più impensate? Senza che i padroni facciano nulla; senza che le vittime possano nulla perché ovviamente la maleducazione e l’arroganza dilagano e, quindi, guai a inveire: si viene ignorati e minacciati. E senza che le autorità facciano nulla. Non si è liberi di riposare un po’ dopo una giornata di lavoro o nel week-end perché l’abbaiare, a un certo punto, diventa martellante e fa andare fuori di testa. E allora, qualche volta, medito di uscire e strangolare il cane e poi il padrone.
Lisa Cara Lisa, ho fatto leggere la sua lettera anche al mio cane, il burino Poldo, raccolto sette anni fa vicino a una discarica a Reggio Calabria. L’abbiamo letta insieme e siamo molto preoccupati. L’idea d’incontrarla e di finire strangolati – prima lui; poi, io – ci ha messo di pessimo umore. Se, almeno, nella sua e-mail, avesse indicato, non dico il nome, cioè il cognome (di Lisa ce ne sono tante), ma l’indirizzo, dormiremmo, io e il burino Poldo, sonni più tranquilli. Perché ce l’ha tenuto nascosto? Non sapendo dove abita e non potendo censire tutte le Lisa della città, lei, con la minacciosa lettera, ci costringe a non uscire più di casa. O di uscire armati, con due guardie del corpo al seguito: una per me, una – un dobermann – per il burino Poldo. Che è ormai vecchietto e pieno di acciacchi: gli sono rimasti solo due denti, è un po’ sordo e anche l’olfatto non è più quello, infallibile, di un tempo.
Non me ne voglia, ma è lei un pericolo pubblico, da cui chi possiede cani deve guardarsi e difendersi. Decine di migliaia di romani hanno un quattrozampe e c’è chi ne ha due (noi ne avevamo due prima che Vaniglia, splendido dogo argentino, nel 2003, due anni fa, ci lasciasse. Non le dico il dolore: ma lei non può capire). Siamo tutti avvertiti. Se, grazie a qualche delatore, che lautamente noi cinofili ricompenseremo, scopriremo la sua identità e il suo indirizzo (soprattutto questo), lungi dal denunciarla o dallo “strangolarla”, eviteremo il suo quartiere. E, se necessario, qualora confinasse col nostro, metteremo un robusto sbarramento di cavalli di frisia.
Quanto all’“infiorata flatulenta”, complimenti per l’immagine, degna del migliore e più ispirato d’Annunzio, che chiamava Nitti “Cagoja”. Io abito in centro, in pieno centro, il più bel centro di Roma, a un tiro di schioppo da piazza Navona. Quando, tre volte al giorno – alle otto del mattino, alle quattro del pomeriggio, alle undici di sera – porto il burino Poldo a fare pipì e popò, cani, con i loro padroni, ne incontro tanti. Tutti, ma proprio tutti, con paletta e sacchetto. “Sacre reliquie”, come lei le chiama nella lunga lettera-invettiva che, per ragioni di spazio, non ho riprodotto integralmente, ne vedo poche. Per il semplice motivo che i padroni le raccolgono e le depongono nei cassonetti.
Quanto, infine, ai cani d’appartamento che abbaiano, io, dove abito (e non ci abito solo io) non ne sento. E non perché sia sordo, ma perché dalle mie parti i quattrozampe non abbaiano: né di giorno né di notte. Abbaiano qualche volta i padroni, ma questo è un altro discorso.
Stando così le cose, se proprio deve impazzire, impazzisca per un uomo. E lasci in pace i cani. Soprattutto il burino Poldo, che ne ha tanto bisogno. Non immagina che infanzia difficile abbia avuto. E quanti malanni oggi lo affliggano. Fra l’altro – le farà sicuramente piacere – soffre di stipsi. Troppo riso all’inglese.
atupertu@ilmessaggero.it
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Fonte: IL SECOLO XIX * 29/06/2005
Per tre pitbull in gabbia il Comune paga 2 mila euro
Erano stati sequestrati perché troppo aggressivi
Tre pitbull aggressivi sequestrati al proprietario e affidati al Comune di Savona e quindi al canile Val Merula di Andora. Una perizia che conferma l’impossibilità di affidamento degli animali. Una parcella per il mantenimento che già sfiora i 2.000 euro. Sono gli elementi di una vicenda che denota quanti guasti si possono provocare istruendo pitbull da combattimento. La parte finale più penosa è iniziata a settembre 2004 con il sequestro di due maschi e una femmina di pitbull in un alloggio di Legino. Cani affamati, mal tenuti, incattiviti dalla segregazione. I vigili intervennero quando si stavano azzannando tra loro e nella foga avevano pure ferito l’anziana padrona di casa alla quale erano stati affidati dal nipote. Ora dopo mesi di “rieducazione”, le conclusioni di un veterinario: non possono essere riaffidati perchè soggetti a episodi di aggressività da paura e irritazione. Quindi debbono stare in gabbie separate senza vedersi l’un l’altro e lontano da altri cani. Una situazione che per il Comune significa continuare a pagare la retta del canile in quanto il legittimo proprietario è nell’assoluta impossibilità (accertata) di provvedere al loro sostentamento.
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Fonte: LIBERO – 29/06/2005
AL VOLANTE ATTENZIONE AI CANGURI
Sono tra gli animali che provocano piu’ incidenti

(ANSA) – SYDNEY, 29 GIU – Gli animali hanno causato piu’ di 17.000 incidenti nelle strade australiane l’anno scorso, di cui la maggior parte provocati dai canguri. Lo ha indicato oggi una compagnia di assicurazioni del paese. Dopo i canguri, in cima alla lista, ci sono i ‘wombats’ (piccoli marsupiali), le volpi, i cani, i gatti, i cavalli, le mucche e le pecore, ha precisato la compagnia SGIO, secondo la quale il mese di luglio dell’inverno australe e’ particolarmente propizio per gli scontri con i canguri.
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Fonte: YAHOO
mercoledì 29 giugno 2005, Il Pensiero Scientifico Editore
Scoperta popolazione di staminali polmonari
Una nuova popolazione di cellule staminali multipotenti è stata scoperta nei tratti epiteliari che congiungono gli alveoli ai dotti polmonari.
La scoperta, resa nota sulla rivista Cell, potrebbe avere importanti ripercussioni sulla conoscenza dell’origine dell’adenocarcinoma, con la possibilità di nuove terapie.
La notizia è frutto degli studi di un’équipe multicentrica coordinata da Tyler Jacks, della Howard Hughes Medical Institute, Massachusetts Institute of Technology in Cambridge, Massachusetts.
L’adenocarcinoma è la forma più comune di cancro ai polmoni e dà conto del 30-35 per cento di tutti i casi.
Finora erano le cellule dei bronchioli e degli alveoli ad essere sospettate come precursori di questa forma di cancro. Ma probabilmente i veri colpevoli sono le nuove cellule staminali scoperte in una regione circoscritta dell’epitelio polmonare.
Battezzate “cellule staminali bronchioalveolari” (BASC) per la posizione in cui sono state isolate, esse si trovano a ridosso della congiunzione tra le piccole sacche polmonari, gli alveoli, con i dotti bronchioalveorali.
La loro esistenza era stata supposta da tempo perché molti modelli animali con danno polmonare avevano suggerito che i polmoni contengono varie popolazioni di staminali funzionalmente ed anatomicamente distinte.
Ma solo oggi i ricercatori hanno potuto isolare una di queste popolazioni.
Le BASC sono resistenti al danno alveolare e bronchiolare e proliferano durante il rinnovamento naturale dell’epitelio polmonare in vivo.
In test in vitro le BASC hanno dimostrato di avere tutte le proprietà tipiche delle staminali, ovvero si auto-rigenerano in modo indefinito e sono multipotenti.
Inoltre con altri test gli esperti hanno evidenziato che in vitro queste cellule si espandono in presenza di un oncogene già collegato al tumore ai polmoni, K-Ras ed in vivo si comportano allo stesso modo nelle prime fasi del cancro polmonare.
Questi dati, hanno riferito gli esperti, supportano le ipotesi che le BASC siano una popolazione di staminali che mantiene le cellule alveolari e bronchiolari e che la loro controparte trasformata dia l’adenocarcinoma.
L’isolamento delle BASC e la possibilità di coltivarle e studiarle promettono di migliorare la comprensione dei meccanismi molecolari e cellulari dello sviluppo dei polmoni, del loro equilibrio basato sul continuo rinnovamento dell’epitelio, delle malattie polmonari.
Le malattie polmonari croniche teoricamente potrebbero essere alleviate stimolando le BASC a lavorare per il rinnovamento degli epiteli danneggiati. Inoltre queste cellule potrebbero anche essere usate per veicolare la terapia genica contro malattie ereditarie come la fibrosi cistica.
Ancora le BASC potrebbero essere le sorgenti di alcuni tumori polmonari e, quindi, divenire il bersaglio privilegiato di terapie anti-cancro.
Infine nuovi studi potrebbero puntare ad identificare il ruolo delle BASC nell’esordio del cancro, quindi ad identificare marcatori molecolari con cui fare diagnosi precoce e prevenzione.
Cell, Vol. 121, 823–835, June 17, 2005, DOI 10.1016/j.cell.2005.03.032
Identification of Bronchioalveolar Stem Cells in Normal Lung and Lung Cancer
Carla F. Bender Kim,1 Erica L. Jackson,1,3
Amber E. Woolfenden,1,2 Sharon Lawrence,1
Imran Babar,2 Sinae Vogel,1 Denise Crowley,1
Roderick T. Bronson,4 and Tyler Jacks1,2,*
1Center for Cancer Research and Department
of Biology
2Howard Hughes Medical Institute
Massachusetts Institute of Technology
Cambridge, Massachusetts 02139
paola mariano
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Fonte: IL GAZZETTINO DI VENEZIA * Mercoledì, 29 Giugno 2005
I cani, il caldo e l’ordinanza del sindaco
Desidero esporre un problema, che si acuisce maggiormente in questi periodi di caldo intenso. Sono proprietario di un cucciolo di razza alano di circa un anno; questo, come tutti i cani ed in particolare i molossi, quando soffre il caldo deve tirar fuori la lingua per sbavare e consentire lo scambio termico. Ciò con la museruola non è possibile. Quindi in posti poco frequentati o in prossimità di una fontana gliela tolgo temporaneamente per consentirgli di respirare meglio. Giorni orsono, in uno di questi momenti, una guardia municipale obbedendo ad un’ordinanza del Sindaco, mi metteva a conoscenza che i cani oltre i 60 cm. di altezza, devono essere tenuti a guinzaglio e museruola addosso, pena una salatissima multa.
Lungi dal contestare mi chiedo se non fosse possibile, quantomeno con queste condizioni climatiche, essere un po’ meno fiscali visto che la razza alano, come noto molto mite e docile, non viene menzionata nemmeno nell’elenco dell’ordinanza Sirchia. Tutto ciò per evitare situazioni di vero pericolo per gli animali.
Marco Santini – Venezia
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Fonte: Il Messaggero * 29/06/2005
Fabriano, caso canile
Animali a rischio, scatta la protesta
FABRIANO – Il Comune smantella il canile e trasferisce i 50 cani in una struttura privata. Immediata la reazione del Coordinamento associazioni animaliste della Regione Marche. Barbara Vittori, presidente del coordinamento, ricorda che il canile comunale è una struttura gestita «da decenni da un’associazione di volontariato» che ospita circa 50 cani molti dei quali vecchissimi. Il trasferimento in una struttura privata, spiega Vittori, «comporta un evidente dispendio di denaro pubblico a fronte di poche migliaia di euro necessarie per mettere a norma il canile esistente. Tale decisione contrasta con la normativa vigente e con la circolare ministeriale 14/5/2001 n.5. Non può essere giustificato il fatto che un soggetto pubblico – continua Barbara Vittori – assegni un servizio pubblico (senza indire un bando) che potrebbe mantenere facilmente, a un soggetto privato che oltretutto richiede una tariffa maggiore per cane (1.80 a fronte di 1.30) senza peraltro gli sgravi fiscali di cui usufruiscono le associazioni Onlus che gestiscono le strutture comunali (-20%). Verrebbero a mancare inoltre tutte le possibilità di adozione che tanto fanno risparmiare gli enti locali». Ma c’è un aspetto particolarmente inquietante, al di là dei soldi da risparmiare o delle leggi da interpretare. «La struttura privata alla quale affidano i cani – dice ancora la signora Vittori – ha ricevuto denunce per maltrattamento. Questo non ci meraviglia perché il Comune di Fabriano aveva affidato i propri cani al canile Volpetella di Cagli, denunciato alla Magistratura dopo un’ispezione della polizia e malgrado nostre reiterate richieste ha rifiutato di portarli in altra struttura». Il coordinamento annuncia così la mobilitazione.
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Fonte: Il Messaggero * 29/06/2005
Martinsicuro. Gli animali affidati alla Asl
Sfrattati famiglia e cinque cani

MARTINSICURO – Cinque cagnolini senza casa, sfrattati insieme ai loro padroni, nel corso di una ingiunzione, appunto di sfratto, avvenuta ieri mattina in un’abitazione del capoluogo truentino. I cinque cani, tutti randagi, di varie taglie e razza, erano stati raccolti , curati e dotati anche di microchips di riconoscimento dai loro attuali padroni. Sfortuna ha voluto che anche questi ultimi si sono ritrovati senza casa e così è sorto il problema di dove far alloggiare, temporaneamente, i cinque amici a quattro zampe, in attesa di una nuova collocazione dei loro proprietari. Un problema di non semplice risoluzione. E’ stato immediatamente allertato il Comune, che però ha risposto che non aveva alcuna possibilità, luogo e disponibilità di spazi idonei, per poter provvedere agli animali. E’ stato avvisato il sindaco Nilde Maloni, che si è premurata, immediatamente, di chiamare il servizio di veterinaria della Asl, che ha garantito di prendersi cura dei cinque cagnolini accompagnandoli al più vicino canile comunale. (F.C.)
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Fonte: LA SICILIA (Caltanissetta) * 29/06/2005
Scoperta una «tratta» di cardellini
denunciate due persone

sorprese in centro dai carabinieri: rischiano l’arresto
Rischiano l’arresto fino ad un anno e un’ammenda massima di 1,549 euro. Si tratta un pensionato, S.C., 65 anni e di un operaio, S.I., 33, entrambi nisseni, che i carabinieri della Compagnia di Caltanissetta hanno denunciato per essersi resi responsabili di reati legati all’uccellagione. Il primo, recidivo e con precedenti penali, è stato deferito all’autorità giudiziaria per cattura e detenzione per la vendita di fauna selvatica protetta, maltrattamento di animali e detenzione di reti da uccellagione; il secondo è stato denunciato solo per detenzione di animali di specie protette.
Si è trattata di un’operazione che ha permesso di salvare 15 cardellini, ma soprattutto a stroncare un traffico illecito di fauna protetta ed un allevamento abusivo. Il pensionato, lunedì mattina, in piazza Garibaldi, è stato scoperto da un carabiniere di quartiere a vendere cinque cardellini che teneva esposti nelle gabbiette e provenienti da catturati illegalmente. Successivamente i militari dell’Arma hanno proceduto a perquisire la sua abitazione, sita nel centro storico e qui rinvenivano due cardellini morti (probabilmente a seguito di maltrattamenti) e occultati da giorni in un sacchetto della spazzatura; inoltre, sono stati trovati due reti da uccellagione illecitamente detenuti.
L’operazione contro il fenomeno dell’uccellagione è proseguita ieri mattina e nel corso di un blitz congiunto di carabinieri e Lav, è stato trovato, sempre in centro storico, un allevamento abusivo di cardellini. In un garage, S.I. nascondeva 11 cardellini: i pregiati volatili venivano presumibilmente fatti accoppiare con esemplari di canarini per ottenere degli ibridi molto ricercati dal mercato nero degli uccelli da gabbia. Secondo la Lav, che ha ricevuto i cardellini in affidamento, nel Nisseno «l’uccellagione e il traffico di fauna selvatica stanno assumendo un carattere molto preoccupante, un business diffuso e grave». (Nuccio La Mattina)
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Fonte: IL SECOLO XIX * 29/06/2005
Rischio tularemia nelle valli
L’infezione si trasmette dagli animali all’uomo. Codice di comportamento per agricoltori e cacciatori

In allerta il servizio veterinario dell’Asl 4
Chiavari. Dopo l’allarme scattato all’inizio di giugno in Val di Vara, l’emergenza tularemia si è diffusa anche in Val Graveglia e in Val d’Aveto.
Il batterio del genere Francisella, l’agente che provoca la grave infezione che dagli animali può trasmettersi all’uomo, è stato isolato dalla carcassa di una lepre della quale aveva provocato la morte. L’animale era in un branco di centinaia di esemplari acquistati in Argentina e immessi nelle vallate in primavera per ripopolare i boschi.
Giovedì scorso l’amministrazione comunale di Varese Ligure, guidata dal sindaco Michela Marcone, d’intesa con l’Ufficio di Igiene e il Servizio Veterinario dell’Asl 4 Chiavarese, aveva organizzato un’assemblea pubblica per fare il punto sul rischio di diffusione della tularemia conseguente all’immissione nel territorio di lepri infette. Nel corso del dibattito era stata anche avanzata la proposta di abbattere gli animali. Proposta caduta nel vuoto. E ora che la comparsa delle carcasse, nelle campagne, si è fatta più frequente, cresce la paura tra gli abitanti.
La tularemia si trasmette nella maggior parte dei casi per contatto diretto con gli animali infetti (carcasse di selvaggina manipolate senza guanti, punture di zecche, consumo di carni poco cotte) ma non è rara la trasmissione per via respiratoria dalle polveri del fieno, per esempio, contaminate dalle feci di piccoli animali cui la lepre aveva trasmesso il batterio della Francisella.
Per fronteggiare l’emergenza, il Servizio Veterinario e l’Ufficio Igiene e Sanità pubblica dell’Asl 4 hanno allertato, con una lettera, tutti i servizi sanitari, dagli ospedali ai distretti, dai medici di base ai pediatri e alla guardia medica, l’Atc (Ambito territoriale di caccia), la guardia forestale e le istituzioni sul territorio. Nel documento si raccomanda, tra l’altro, di informare gli abitanti sulle “istruzioni per l’uso”. Una sorta di “vademecum” in cui si raccomanda, tra l’altro, di non toccare le carcasse di lepre o di altre specie selvatiche senza guanti, di mettere una mascherina sulla bocca e di non passeggiare nei boschi a braccia nude. Ai cacciatori, in particolare, una delle categorie più esposte al contagio insieme ad agricoltori, guardie forestali e veterinari, si consiglia di non lasciare sul terreno le eventuali carcasse ritrovate, a disposizione dei predatori, ma di raccoglierle proteggendosi con i guanti e di portarle ai laboratori sigillate in più buste di plastica sovrapposte. (Rossella Galeotti)
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Fonte: IL SECOLO XIX * 29/06/2005
Cani, i doveri e i diritti
Riunite in un unico regolamento a Ovada sei ordinanze. Sanzioni fino a 300 euro
Multe se sporcano. Ma anche a chi li maltratta
Ovada Più che “guerra” ai cani si tratta di un’offensiva nei confronti dei proprietari o di chi li custodisce. Si, gli amici dell’uomo c’entrano perchè sono loro i soggetti, ma dei loro comportmenti sono responsabili i possessori. Ieri sera il consiglio comunale ha approvato il nuovo “Regolamento per la presenza dei cani nelle aree pubbliche , di uso pubblico e/o aperte al pubblico”. Annulla le sei ordinanze del sindaco emesse tra il 1995 ed il 2003 che non avevano prodotto effetti pratici. Al loro posto il regolamento comunale (una specie di “leggina”) che con i suoi 14 articoli stabilisce come i cani si possono muovere, dove devono stare, cosa non devono fare e come devono comportarsi. Anche la defecazione e il passeggio sono regolati e puniti severamente, mentre aree adatte e recintate per l’accesso ai cani verranno presto predisposte.
Il regolamento comunale contiene norme comportamentali precise anche per i proprietari e per chi ne ha l’uso e la responsabilità. Soprattutto per quanto riguarda i doveri verso gli animali incomicinando da mantenimento e custodia. «La nuova disciplina – ha fatto presente il vice sindaco, Franco Piana – permette oggi, a differenza di prima, alla polizia municipale e alle altre forze dell’ordine, di poter intervenire concretamente, blocchetti dei verbali alla mano, contro coloro che non rispettano le disposizioni. Le sanzioni pecuniarie arrivano fino a 300 euro. Una bella “botta”, ad esempio se il cane va in un posto dove è inidoneo, o non si provvede alla pulizia degli escrementi. Aree verdi, parchi pubblici, giardini comuali, parchi giochi sono preclusi agli amici dell’uomo: è fatto divieto al loro ingresso anche se tenuti al guinzaglio e con la museruola. Anche i cani che con il loro abbaiare, guaire, ululare, latrare disturbano in modo insistente e inequivocabile il vicinato, possono essere allontanati su ordinanza del sindaco.
Problema della “popò”. Sulle aree pubbliche o di uso pubblico (strade, piazze, banchine stradali, marciapiedi, percorsi pedonabili o ciclabili, viabilità rurale di pubblico passaggio, aree pertinenti a edifici pubblici ed ogni altra area di libero accesso ai cittadini, gli accompagnatori dei cani sono tenuti alla immediata asportazione delle deiezioni solide e smaltimento nei contenitori dei rifiuti urbani. La pena pecuniaria, in caso di mancato adempimento, arriva fino a 150 euro. «Il regolamento – ha sottolineato il vice sindaco – dopo alcuni giorni di sperimentazione (avvisi bonari) diventerà operativo.
Bruno Mattana
La vicenda Tra chi aspetta il lascito anche il canile sfrattato
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Fonte: IL SECOLO XIX * 29/06/2005
Per la Protezione animali di Savona l’inchiesta scattata sulla circonvenzione della miliardaria varazzina ha rappresentato una scoppola.
Il maxi lascito che Ester Garea Delforno aveva previsto per il canile dell’associazione animalista (due miliardi di vecchie lire) è infatti rimasto “impantanato” nelle burrascose acque dell’inchiesta e delle cause civili seguite. E questo in un momento in cui la protezione animali avrebbe un gran bisogno di quei soldi. Infatti la notizia terribile è che il canile di Cadibona, una delle strutture più grosse a livello provinciale per il ricovero dei randagi, il prossimo anno dovrà abbandonare i terreni perché sfrattato dal proprietario.
«Purtroppo è così – dicono all’Enpa di Savona – lo sfratto c’è già e diverrà esecutivo nel 2006. Stiamo cercando disperatamente un’area alternativa dove spostare i 35 box che ospitano una sessantina di cani ma trovarla non è facile. In giro non ce ne sono disponibili e quelle che ci sono hanno problemi o sanitari o edilizi. C’è ovviamente anche il problema economico. Per questo il processo sull’eredità contesa ci interessa da vicino».
La notizia dello sfratto dei cani di Cadibona arriva tra l’altro nel momento in cui s’apprende che il progetto del Comune di Savona di creare un canile consortile all’inizio di Cadibona, su terreni della Provincia, è purtroppo naufragato per motivi economici. Lo studio di fattibilità commissionato avrebbe infatti evidenziato costi troppo elevati per trasformare quell’area in un “albergo” per cani. Così la soluzione andrà cercata altrove.
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Fonte: IL MESSAGGERO * Mercoledì 29 Giugno 2005
Osimo, è accordo sul canile: il Comune riapre il cantiere
OSIMO La società Tecnovet che intende costruire il canile privato per 800 randagi a Passatempo e gli originari proprietari del terreno hanno proposto un accordo, che il Comune considera «vantaggioso», che prevede l’ospitalità a titolo gratuito per 5 anni dei randagi a carico del Comune. «In virtù del pubblico interesse e dell’indiscusso vantaggio economico», la giunta comunale ha così votato alla quasi unanimità (assente solo il vice sindaco Stefano Simoncini che del canile Tecnovet è uno dei progettisti) di accogliere la proposta. Il sindaco si è pure impegnato a revocare l’ordinanza di sospensione dei lavori, permettendo così alla ditta di proseguire nelle opere. Il Tar però ha accolto la richiesta di sospensiva dei residenti imponendo lo stop al cantiere in attesa del giudizio di merito fissato per il 22 febbraio 2006.
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Fonte: LA SICILIA (Trapani) * 29/06/2005
mazara – Randagi, è emergenza in città
«Non ci sono soldi per il canile»

Mazara. Randagismo: la situazione è ormai insostenibile. Non è raro vedere orde di cani costeggiare le strade e prendere d’assalto i cassonetti dei rifiuti. Qualche giorno fa una giovane studentessa è stata inseguita in pieno centro storico da un grosso cane marrone che l’ha costretta a rifugiarsi dentro gli uffici postali. Eppure il servizio di accalappiamento, formato da un accalappiacani e da unità dei Vigili urbani viene espletato due volte a settimana, il martedì ed il venerdì, ma non riesce a contrastare le emergenze segnalate dai diversi cittadini vittime di raid improvvisi.
Così si ricomincia a parlare di dotare la città di un canile comunale. Alcuni mesi fa, una delegazione comunale capeggiata dall’allora assessore Sanità, dott. Michele Gabriele, si era recata in visita al canile «Ri.Ca.Ra» di Caltanissetta dove sono custoditi circa 220 cani mazaresi. La visita aveva avuto come oggetto anche la valutazione di un ipotesi di progetto relativa alla costruzione di un canile comunale, in considerazione dei costi annui sostenuti dall’amministrazione per il mantenimento dei cani nella struttura nissena (180.000 euro).
Di recente poi, è stata firmata da 400 cittadini una petizione popolare per bloccare i rapporti con il canile «Ri.Ca.Ra», questo a seguito di reportage del settimanale «Panorama», incentrato sui «canili-lager» italiani.
«Non bisogna attaccare il canile Ri.Ca.Ra. – dichiara il consigliere Gianfranco Nuccio, cinotecnico – è una struttura riconosciuta professionalmente. Ma ciò non toglie l’esigenza di dotarci di un canile. Ho presentato degli emendamenti al bilancio, oltre a quelli relativi alla Fiera del Bestiame e all’istituzione di un progetto di «Pet-Therapy» che prevede l’auto dei disabili attraverso la compagnia dei cani rieducati».
Anche l’assessore alla Sanità Salvatore Sciacca avverte il problema: «Stiamo collaborando con il servizio veterinaria dell’Ausl 9 per l’istituzione di un’anagrafe canina anche per i randagi. Ma al momento non è stato possibile inserire il canile comunale nel bilancio» (Francesco Mezzapelle)
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Fonte: IL GAZZETTINO DI ROVIGO * Mercoledì, 29 Giugno 2005
Uepa a pranzo per i gatti
Una festa per i gatti abbandonati. L’associazione Uepa (Unione europea protezione animali) organizza per domenica 3 luglio alle 12 un pranzo, con tanto di musica con i Crazy Lights, al ristorante Corte Penelazzo di Villadose per raccogliere fondi a favore dei 230 gatti abbandonati del rifugio “Il paradiso degli innocenti”, gestito dallo stesso sodalizio. Per informazioni 0425 99853 – 333 7292573 – 320 0120223.
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Fonte: IL GAZZETTINO DI ROVIGO * Mercoledì, 29 Giugno 2005
In città arriva il circo scatta subito la protesta
(N.A.) La Lega antivivisezione e l’associazione “Uomo, natura e animali” protestano contro il Comune di Rovigo per l’arrivo in piazza D’Armi del circo Niuman. «Nonostante la proposta di ordinanza contro l’attendamento dei circhi – spiega Sandro Guolo dell’Una – l’amministrazione permette per l’ennesima volta che un circo con animali stazioni a Rovigo». Le associazioni animaliste protestano perché «oltre a cani dalmata, struzzi, pitoni, cammelli e ippopotami, lo spettacolo sfrutta alcuni dromedari siberiani a pelo lungo: una razza – ricordano i volontari di Lav e Una – che non è certo abituata ai climi mediterranei. Inoltre a Legnago è già successo che l’ippopotamo “mascotte” del circo abbia avuto bisogno dell’intervento dei vigili del fuoco, perché s’era disidratato». Gli animalisti, quindi, chiedono all’amministrazione comunale «che fine abbia fatto la proposta di ordinanza contro l’attendamento dei circhi a Rovigo. Ribadiamo che il circo rappresenta per gli animali una vita di sofferenze, passata tra addestramenti con gabbie e fruste. Che aspetta allora il Comune? Quand’è che la proposta di ordinanza sarà messa all’ordine del giorno?».
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Fonte: IL TEMPO (ROMA) * mercoledì 29 giugno 2005
Salvata dalla strada cerca una cuccia e un padrone
È STATA trovata all’alba, vagava sfinita nel quartiere Trieste cercando i cuccioli che qualcuno, prima di scaricarla, doveva avergli sottratto. È la storia di una cagnolina dolcissima trovata anzi salvata da una signora che per il momento l’ha presa in custodia. L’animale è stato visitato da un veterinario e si sta riprendendo ma ha bisogno di una casa e di un padrone dato che la signora ha otto gatti non può tenerla. Questi i numeri per chi volesse adottarla: 06 86215662 oppure 328 0414169.
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Fonte: IL GAZZETTINO DI PORDENONE * Mercoledì, 29 Giugno 2005
PEDEMONTANA Numerose segnalazioni sono arrivate alle forze dell’ordine: «Comportamenti pericolosi»
Cinghiali, caccia grossa senza freni
Doppiette scatenate specie di notte in tutta la provincia per il prelievo straordinario dei grossi suini
Spilimbergo
Da circa dieci giorni in tutta la pedemontana pordenonese si è scatenata una vera e propria guerra al cinghiale, dopo che sono arrivate le autorizzazioni al prelievo straordinario di 50 capi nel territorio che si estende da Castelnovo del Friuli a Caneva. Permesso che si somma alla possibilità, a partire dal 15 giugno, di operare ai danni di questa specie di maiali selvatici anche la normale caccia di selezione.
Per quanto concerne il prelievo straordinario, esistono pochissimi vincoli, proprio perché c’è la necessità di abbattere molti capi in poco tempo (il permesso scade a fine luglio), evitando per il futuro i gravi danni all’agricoltura che i cinghiali hanno già causato nelle scorse settimane. Proprio la libertà assoluta di movimento, di orario e di tecniche utilizzate di cui godono i cacciatori, sarebbe al centro di alcune segnalazioni pervenute alle forze dell’ordine circa veri e propri tentativi di mattanza avvenuti in alcuni paesi, soprattutto nella pedemontana orientale. Alcuni cittadini sarebbero molto preoccupati per le spedizioni notturne delle “doppiette”, le quali in molti casi operano anche in prossimità di strade molto frequentate e non lontano dalle case. «Potendo cacciare di notte con l’ausilio di fari e di altri strumenti utili all’individuazione delle prede – sarebbe l’accusa mossa ai cacciatori – alcune “doppiette” starebbero esagerando, assumendo comportamenti potenzialmente pericolosi sia per quanti transitano in zona, sia per gli stessi compagni di battuta». Di qui la segnalazione alle forze dell’ordine affinché intervengano a verificare quanto sta accadendo.
C’è anche un risvolto simpatico di questa vicenda: la grande caccia al cinghiale avrebbe portato, nei giorni scorsi, nello spilimberghese, all’individuazione di alcuneprede umane. Si trattava di una coppietta che si era appartata in un luogo isolato e aveva deciso di regalarsi qualche effusione al chiaro di luna, stesa sul prato. Immaginabili spavento, stupore e fors’anche vergogna alla vista di un nugolo di cacciatori giunti da quelle parti in cerca di ben altre prede.Quanto ai metodi usati per catturare quanti più capi possibile, c’è anche chi – nel maniaghese – si è ingegnato e ha montato sul proprio fuoristrada un grande faro, di quelli in dotazione ai vigili del fuoco e alla protezione civile quando intervengono di notte. Illuminando a giorno i campi, il compito dovrebbe essere ben più agevole, ma i bene informati assicurano invece che nonostante questo grande dispiegamento di uomini e mezzi il numero di abbattimenti sarebbe inferiore al previsto. Probabilmente perché – come spiegavano nei giorni scorsi alcuni esperti direttori di Riserva – i cinghiali in questo periodo sono in attesa che spuntino le pannocchie e, nel frattempo, si nutrono di altri cibi, che non necessariamente reperiscono in pianura. (Lorenzo Padovan)
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Fonte: YAHOO * Mercoledì 29 Giugno 2005, 14:23
ISRAELE: MEDICINA, STERILE, PARTORISCE CON SUO TESSUTO OVAIE
(ANSAMED) – GERUSALEMME, 29 GIU – Un’israeliana, sterile in seguito ad una cura anti-tumorale, ha partorito ieri a Tel Aviv grazie al trapianto del proprio tessuto ovarico congelato. Lo hanno reso noto i suoi medici sul sito internet del New England Journal of Medicine, lo riporta l’agenzia di stampa AFP.
Il parto e’ avvenuto all’ospedale Tel Hashomer di Tel Aviv.
Secondo i dottori Dror Meirow e Jacob Levron, si tratta di una prima mondiale. La tecnica era stata sperimentata su degli animali, ma mai su una donna.
Sagit Hechler, di 31 anni, era sterile in seguito a una chemioterapia. Ieri ha dato alla luce una bambina di tre chili.
Lei e suo marito avevano gia’ un bambino.
Prima della cura anti-cancro, i medici hanno prelevato il tessuto ovarico, che e’ rimasto congelato per due anni, e, durante questo periodo, la giovane donna non ha piu’ avuto il ciclo mestruale.
Quando la donna e’ guarita dal tumore, alcuni frammenti del tessuto ovarico sono stati trapiantati nelle due ovaie. Nove mesi dopo, e’ tornato il ciclo mestruale e un ovulo e’ stato prelevato per una fecondazione in vitro con lo sperma del marito. (ANSAmed).
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Fonte: L’ADIGE (Trento) * 29/06/2005
L´assessore Pompermaier la vuole incontrare in settimana
Ruzz non lascia i cani al Comune «Non mi fido più, li voglio tenere io»
TESTARDA. Nella Ruzz
«Non mi fido più del Comune. Non ho nessuna intenzione di dare i miei cani al canile municipale». Nella Ruzz risponde così a chi le chiede se è disponibile ad una soluzione di compromesso con l´amministrazione pubblica. I cani che lei ospita alle Ghiaie – si dice – rappresentano un problema: un problema di sicurezza e di igiene. Ma l´anziana donna (compirà 80 anni il 23 luglio) respinge ogni accusa. «Dicono che ho 50 cani. Non è vero: sono la metà e comunque quelli che scappano non mordono». Nell´abitazione ospita anche una trentina di gatti. Ma lei assicura che la situazione è sotto controllo: «Non ci sono buchi nel recinto, ance se – lo ammetto – a volte i cani saltano oltre il reticolato». Rivendica però il diritto di continuare ad accudirli: «In effetti alcuni di quelli che tengo qui possono essere pericolosi. Perché però non lasciano che sia io ad occuparmene?»
Recentemente il gip La Ganga ha respinto al richiesta di sottoporre a sequestro il canile della donna: «Guardate che la mia è un´associazione regolarmente registrata. Si chiama “Associazione degli animali San Francesco”».
Nella Ruzz ha dedicato ai cani trent´anni della sua vita («Avevo 100 milioni e una casa: ho speso tutto per i miei randagini») e, davanti alla prospettiva di un accordo con l´amministrazione Pacher risponde decisa: «Mi sono fidata in passato e le cose non sono andate bene. Al Comune ho fatto comodo per anni (dal 1976 al 1992) quando non esisteva ancora un canile municipale. Adesso vogliono togliermi i cani? Non se ne parla nemmeno». Ormai non si contano più gli episodi che hanno visto lei e gli amministratori comunali al centro di confronti sul da farsi. «Condizioni igieniche precarie? Non è così». In un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica alcuni vicini parlavano di animali pericolosi, che hanno razziato un pollaio.
Ora si attende la mossa dell´assessore all´ambiente Aldo Pompermaier: «La situazione è delicata. Speriamo di riuscire ad organizzare un incontro con la signora entro la settimana».
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Fonte: GIORNALE DI SICILIA (Fatti&Notizie) * 29/06/2005
Mucca pazza, confermato il caso siciliano S. Cataldo, sarà abbattuto l’allevamento
Da Torino l’esito. Il bovino, proveniente dall’Austria, era affetto da encefalopatia spongiforme. E’ il secondo caso in Sicilia: il primo fu registrato nel Ragusano 3 anni fa
PALERMO. (sato) La conferma è arrivata ieri da Torino: la mucca dell’allevamento di San Cataldo era effettivamente affetta da encefalopatia spongiforme bovina (Bse), meglio nota come morbo della mucca pazza. L’animale nei giorni scorsi era risultato “non negativo” ai primi test eseguiti dall’Istituto zooprofilattico della Sicilia. A questo punto, come da prassi, i campioni sono stati inviati al centro di referenza di Torino, che si occupa di verificare i campioni provenienti da tutta Italia, a salvaguardia dei consumatori. Dal capoluogo piemontese ieri è giunta una prima conferma. Il test rapido è stato ripetuto e non si parla più di “non negatività” ma di “positività”. Si attende per oggi l’esito di un ulteriore esame, che comunque, spiegano all’Istituto zooprofilattico, non potrà che confermare la positività dell’animale alla Bse. La mucca ammalata proveniva dall’Austria. Adesso si dovrà procedere all’eliminazione dell’intero allevamento, che era stato posto in via precauzionale in quarantena. “Non si può fare altrimenti – commenta il direttore generale dell’Istituto zooprofilattico della Sicilia, Andrea Riela -. Bisognerà eliminare i capi che sono stati in contatto con il bovino malato. Si trattava comunque di un allevamento con poche unità”. L’abbattimento degli altri capi dell’allevamento del Nisseno avverrà a cura dell’Asl e del servizio veterinario, toccherà poi ai laboratori dell’Istituto zooprofilattico effettuare i controlli sugli altri animali per verificare se ve ne fossero altri contagiati. L’allevatore verrà indennizzato per il danno subito. Si tratta del secondo caso che si registra nell’Isola (il primo fu nel Ragusano tre anni fa), da quando, nel gennaio 2001, sono iniziati i controlli a tappeto su tutti i capi macellati. In tutta Italia, da allora, i bovini infetti individuati sono stati 128, con un andamento decrescente di anno in anno. “I controlli che effettuamo sono accurati e offrono le massime garanzie per la salute” commenta Riela, che sottolinea come “tutti i capi che passano dalla macellazione legale in Sicilia, vengono sottoposti ad analisi”. L’encefalopatia spongiforme bovina è una malattia della quale si sono registrate epidemie in Gran Bretagna. Il morbo, probabilmente per l’uso di farine anim

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