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Thursday February 22nd 2018

Memorie di un crocierista 2

Sudato marcio, mi rendo conto che i vestiti che indosso non sono sufficienti per tutta la crociera.
M’auguro vivamente di trovare i bagagli in cabina, come assicuratomi dalla gentil donzella.
Dopo averci guardato anche nelle mutande, e lì davvero a me non hanno trovato niente, quelli della Seccuriti ci hanno fatto entrare su quella che loro chiamano motonave. Seee, motonave un tubo: 272 metri di lunghezza, 60 d’altezza e 35 di larghezza, il paese dove abito è più corto.
Ci assegnano a Frederick, un ragazzo gentile, ma non capisco da dove viene: Filippine forse, o forse cileno o urugajo o… insomma ci piglia per mano e fatta una rampa di scale ci lascia davanti alla cabina della quale ci è stata data la chiave magnetica.
Apro.
Siamo un po’ emozionati, ovvero la B e la piccola sono emozionate. Io sono preoccupato, l’unica volta che ho dormito in una nave, in cabina, ho patito un puzzo di piedi cose dell’altro mondo.
Qui, altra roba: climatizzazione, tv, un bar (dove una coca la paghi col leasing), bagno elegante e funzionale.
Su questo vorrei spendere due parole: il cesso si dota di un’apparecchiatura molto particolare dedita al fine di espellere dalla cabina tutti i troiai che i nostri apparati intestinali e vescicali emettono.
Bene: ho avuto paura!
Appena salutato Frederick e chiusa la cabina ci siamo guardati e in contemporanea siamo corsi tutti e tre nel calcatoio. Con due o tre spallate ben date ho vinto io, di prepotenza.
E vai!
Mentre le altre due mi guardavano un po’ male, mi liberavo emettendo ululati che poi mi son reso conto avrebbero potuto essere di disturbo ai vicini di camera.
M’importa assai.
Ho pigiato il bottone dello sciacquone.
S’è aperta una botolina dove, con un rumore fortissimo, son stati risucchiati tutti i miei resti.
Meno male m’ero alzato, altrimenti là dentro ci perdevo tutto il mio apparato riproduttore.
La B. a urlare “che l’hai già rotto! Un ti si po’ lasciar solo un momento!” e la bambina a piangere “La mi scappa, la mi scappa…” e io con le palle in mano “meno male ce l’ho ancora!”.
Si comincia bene.
Nel mentre le altre due oreggiano (nel senso che ci stanno un’ora) nel bagno, disfo le valigie.
Vestitini della piccola, vestitoni della grande, magliette, pantaloni, mutande, camiciole, costumi, cappotti (bel contrasto, sì…), tutti delle due. E la mi’ roba? Ah, eccola lì sotto la loro , tutta accartocciata nel fondo: camicie appallottolate che ci vuole questa nave per stirarle com’erano, pantaloni con pieghe longitudo-trasversali ormai da gettare nei cassonetti della Caritas, costumi annodati e delle mutande non riconosco più il davanti dal didietro.
Ma voglio essere paziente, ormai ci sono e me la voglio godere.
“Finito di cacare? Che s’ha a andare sul ponte?” Non voglio perdere tempo.
“Imbecille!” Tutte e due insieme. Proprio mamma e figliola.
Usciamo dalla cabina. “In do’ si va?”
“So ‘na sega!”
“Babbo, un si dicono le parolacce!”
Ho voluto la bicicletta? Ora pedalo. “Scusami, non le dico più!”
Usciamo dal corridoio delle cabine, a cui non faccio molta attenzione, e ci troviamo nella sala degli ascensori.
Uno spettacolo.
Nel frattempo ho preso nota di pregare l’amministratore del nostro condominio di prendere in considerazione, per i nuovi ascensori, della Fincantieri.
Caspita, sembran d’oro (alla fine ne ho contati 18 di cui sei in cristallo).
Pigio tredici bottoni, una porta s’aprirà…
Eccola.
Entriamo.
A che piano si deve andare?
Boh!
Sgrano gl’occhi: “Cazz…” la mimma mi fulmina “Scusa, passerotto… Dodici piani? E’ una nave o un aereo?”
“Scusi, sa a quale piano è il ponte?” chiedo a un signore che mi risponde “al nono”
Essendo un meccanismo a memorizzazione, partiamo dal secondo, facciamo il terzo, il settimo, il dodicesimo, il decimo, il sesto, il primo, il quinto, il secondo… dopo un quarto d’ora scendiamo all’ottavo e facciamo un piano di scale.
Il Ponte.
La sesta alla ventiduesima meraviglia del mondo.

Fine 2° Parte (ora basta, però: dopo la bambina è sempre stata al club con gli altri bambini, io e la mi’ moglie gli se n’è date secche che alla fine ero talmente stanco che ho assunto uno per portare le valigie)

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