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Tuesday February 20th 2018

La questione della lingua siciliana

C’è una paginetta della storia della scuola che non ho mai dimenticato e che è stata scritta dal Reverendo Don Milani in un libro assai famoso che si chiama “lettera ad una professoressa”.
Forse non tutto quello che c’era dentro quel libro è stato attentamente analizzato e opportunamente preso in considerazione. Mi riferisco subito alla lingua dei ragazzi di Barbiana. Certamente sarebbero stati bravissimi a scrivere nella loro lingua-uno (ora si dice così), ma proprio non ce la facevano a scrivere nella lingua italiana e, per questo, venivano bocciati! E quanti di questi alunni noi abbiamo in realtà “bocciati”, forse anche nella vita! Noi insegnanti, italiani, italianissimi, quante volte abbiamo scritto sui registri di classe “L’alunno non si sa esprimere”, intendendo dire che l’alunno non si sapeva “esprimere in lingua italiana”! Piccola precisazione inutile, quasi una pignoleria intollerabile quest’ultima, visto che nell’Italia unita le consuetudini erano state stabilite da un pezzo, forse anche in barba ai diritti e alle libertà individuali definite con lungimiranza nella nostra Costituzione!
Se mi dicessero, oggi, di parlare sempre e soltanto in lingua inglese non sarei sicura di riuscire a parlare in modo sempre corretto, e di potere esprimere in modo efficace i miei sentimenti….forse potrei anche dire, in inglese, “io, speriamo che me la cavo!”…ed essere bocciata!
Ma già il nostro caro Buttitta aveva detto che “un popolo è persu pi sempri, quannu ci arrobbanu a lingua addutata dai patri”
Nel nuovo momento storico che stiamo vivendo, dobbiamo certamente prendere atto della nuova realtà politica ed economica che si sta determinando e delle opportunità che l’Europa dei popoli e delle Regioni ci offre. Dobbiamo prendere atto che la costruzione dell’Europa non è soltanto un’idea rispondente alla politica e all’economia, ma richiede anche una forte integrazione culturale.
Rinasce la questione importante delle lingue regionali e del denominatore comune del latino e da questa questione si parte, sicuramente per approdare alla questione dell’identità personale e regionale e dei valori a cui tale identità è stata, è, e dovrebbe ispirarsi.
Un tempo una questione di tale portata poteva essere oggetto di riflessione da parte dei filosofi, ma nel tempo del nichilismo noi pensiamo che possa essere affidata ai pedagogisti, agli uomini di scuola e a tutte le persone di buona volontà che vogliano orientare i giovani nella società futura, a tutti quei politici che vogliano abbracciare un serio impegno a lungo termine, che vogliano guardare al futuro sviluppo sociale, assicurando il miglioramento della qualità della vita in generale e la fruizione dei diritti fondamentali di ogni persona.
Diciamolo chiaramente: in Sicilia siamo bilingui! C’è chi parla sempre in Italiano perché la consuetudine con l’Italiano gli ha fatto perdere la lingua “addutata”, ma mantiene un vocabolario passivo di parole siciliane essenziali che gli permettono di comprendere chi parla in siciliano; c’è chi parla in italiano e infila qua e là, come piccole perle affettive, alcune parole di lingua siciliana, sfidando il naturale disprezzo di qualche ascoltatore; c’è chi parla in siciliano nella quiete della famiglia, riservando all’Italiano l’etichetta di lingua sociale; e c’è chi possiede solo il codice della lingua siciliana e non manca di suscitare negli ambienti scolastici e sociali, atteggiamenti intransigenti e inevitabili sanzioni. Lo stesso atteggiamento sanzionatorio non si adotta, però, nei confronti dei sempre più numerosi stranieri presenti in Italia verso i quali si è tolleranti nella considerazione che la loro lingua-uno non è l’italiano.
La ciliegina sulla torta è, inoltre, il riconoscimento che lo Stato italiano ha sancito, con la legge 482/99 alle minoranze linguistiche gallo-italiche e albanesi, escludendo da tali minoranze (a torto o a ragione) la categoria dei siciliani che parla la lingua siciliana, cioè la lingua più ricca d’Italia di storia e di civiltà.
Crediamo allora che qualcosa bisognerà fare per assicurare al siciliano il riconoscimento di lingua; giorno 13 maggio a Mazzara del Vallo, con una presenza significativa di un funzionario del Consiglio d’Europa e di un illustre rappresentante degli emigrati d’America, si è svolta la Giornata della lingua siciliana; già da tempo molte scuole di diverse province si stanno muovendo in tal senso con un interessante progetto di studio e di ricerca intitolato “lingue nostre e identità regionale”, che si sta intestando la Direzione regionale scolastica, che vede la lingua e la cultura siciliana proiettarsi nel futuro attraverso cento scuole in rete. Ai posteri l’ardua sentenza!

Rosalba Anzalone

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