Comunità di Poesia e Lotta, insieme per un mondo responsabile dal 2002
Sunday May 26th 2013

Notiziario animalista

L’indiano e le altre creature che erano nate qui e che vivevano, avevano una madre comune: la terra.
Egli era imparentato con tutto ciò che vive e riconosceva a tutte le creature gli stessi diritti come a se stesso.
Quanto era legato alla terra, egli l’amava e l’ammirava.
Orso in Piedi, Lakota (Sioux)
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Il killer della pantegana
Imprenditore teramano ammazza un topo ai giardini pubblici e si ritrova nei guai

di FABIO CAPOLLA
TERAMO — C’è il morto, le indagini dei carabinieri, il presunto assassino. Un giallo in piena regola se non ci si trovasse ai confini con l’assurdo. Il morto in questione è un topo, pantegana di fogna. Il presunto assassino è un teramano, un imprenditore locale, che ha liberato i giardini pubblici, nel centro cittadino, da quella presenza fastidiosa ed anche pericolosa. Ma ci sono di mezzo i carabinieri, con le loro indagini, a rendere troppo reale questa storia. Il topo di fogna, salito da chissà quale tombino a scrutare la città, è stato ucciso a colpi di scopa, davanti a tante altre persone, bambini impauriti, donne inorridite da tale presenza. Dopo un primo fuggi fuggi generale c’è stato chi ha preso coraggio e scopa e ha cercato di allontanarlo. Un colpo in testa e per il ratto è stata la fine, tra il sollievo generale e gli improperi contro un’amministrazione comunale che ancora non provvede alla completa derattizzazione della città.
Ma tra il pubblico che ha assistito all’episodio c’era anche una donna che dei topi non aveva paura, anzi. Una signora abbastanza conosciuta in città che si è diretta repentinamente nella locale caserma dei carabinieri. Chissà che faccia avrà fatto l’appuntato di turno quando si è trovato di fronte quella signora che denunciava l’assassino. “Maltrattamento di animali”, si legge nella querela. E così i carabinieri della stazione hanno avviato le indagini, come da prassi. Nel dettagliato resoconto della donna c’erano nomi e cognomi, anche dei testimoni, di chi avrebbe fornito “l’arma” per far fuori la pantegana. Come nei casi più importanti è cominciata la sfilata dei testimoni davanti ai militari. Prima di valutare le conseguenze della querela i carabinieri stanno cercando di ricostruire la storia, ascoltando proprio i testimoni. Capire se quel topo era veramente così tranquillo e con gli occhietti dolci tanto da meritare il passeggio indisturbato tra le margherite del giardino pubblico, insieme ai bambini, oppure uno di quegli animali infetti, troppo cresciuti, che meritava tale morte. L’indagine dei carabinieri è ancora in corso. l’imprenditore che si è trovato implicato, presunto colpevole, dovrà attendere la conclusione per sapere se verrà additato come animo poco nobile che maltratta gli animali oppure come normale cittadino che trova una soluzione là dove non arriva la cosa pubblica.
Nel frattempo i carabinieri sono costretti a svolgere le loro indagini, come se si trattasse di un grande caso. I testimoni a prendere ore di assenza dal lavoro per raccontare la loro versione dei fatti. E chi pensava di aver compiuto una buona azione ora rischia addirittura un processo per maltrattamento di animali. E per il futuro chiunque vedrà topi invadere i giardini pubblici stia comunque attento, potrebbero esserci esponenti della protezione animali in giro.
Fonte: Il Tempo
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Il caso. E’ stata trascinata dalla corrente, ieri il recupero
Carcassa di pitbull nel cavo Robecco
di Giacomo Guglielmone Nelle prime segnalazioni si è parlato di un maiale. Poi di un vitello. Alla fine è stato il veterinario, chiamato dagli agenti della Polizia urbana, a fare chiarezza: la carcassa del grosso animale spuntata ieri pomeriggio nel cavo Robecco, nei pressi del ponte di via Rosario, è quella di un pitbull. Con ogni probabilità è giunta fin lì trascinata dalla corrente, piuttosto forte per via della pioggia caduta nelle scorse ore. Detto questo, restano i dubbi, che sono tanti. Alcuni inquietanti; come sempre quando di mezzo c’è questa specie, spesso utilizzata per combattimenti sui quali si scommette forte. Come è morto l’animale? Dove e chi lo ha gettato nel cavo? Perché quel modo anomalo di sbarazzarsene? La segnalazione alla centrale operativa della Polizia urbana giunge alle 17. In un attimo gli agenti sono sul posto e ci trovano una dozzina di passanti incuriositi: osservano la scena. L’animale è di taglia molto grossa. Pesa decine e decine di chili. In più è nell’acqua (alta meno di mezzo metro) da parecchio. Recuperare la carcassa — ragionano gli agenti — non sarà facile. Di lì a poco parte la chiamata al comando dei vigili del fuoco. Tempo cinque minuti e la squadra di prima partenza è già al lavoro. Aiutandosi con corde e teloni, gli uomini del comando di via Nazario Sauro recuperano la carcassa che, chiusa in un sacco, viene portata al Rifugio del cane, in via Sesto. Li resterà fino a quando chi è chiamato a capire cosa c’è dietro questo ritrovamento darà l’ordine di incenerirla. I timori, manco a dirlo, è che ci si possa trovare di fronte a una verità amara: quella che l’animale sia morto in un combattimento. Da mesi i pm savonesi — dopo un blitz condotto dagli agenti sulle alture della città ligure — indagano anche nel Cremonese in relazione a un presunto giro di combattimenti tra cani e relative scommesse. L’ipotesi è che nelle campagne a Nord di Cremona siano stati addestrati gli animali.
Fonte: La Provincia di Cremona
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MANIFESTAZIONE CONTRO ALLEVAMENTO CANI, 36 DENUNCE
Protesta contro azienda Reggio Emilia risale al 3 aprile
REGGIO EMILIA – Deferite all’autorita’ giudiziaria 36 persone per una manifestazione contro l’attivita’ dell’allevamento di cani ‘Morini’ di San Polo d’Enza (Reggio Emilia) organizzata senza il preavviso alla Questura. La denuncia e’ relativa a una manifestazione del 3 aprile organizzata dal gruppo animalista ‘Chiudere Morini’ che da’ vita a continue proteste contro l’allevamento reggiano da quando,nel 2002,56 cani inviati dall’azienda a un laboratorio tedesco per sperimentazioni furono intercettati al Brennero. Il 3 aprile i manifestanti, muniti di biciclette, fischietti e cartelloni contro l’allevamento, dopo essersi radunati in piazza Prampolini a Reggio Emilia, si diressero in bici a San Polo d’Enza dove scandirono slogan contro la vivisezione e l’attivita’ dell’allevamento.Fonte: Libero News
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Leverano Studentesse soccorrono una bestiola abbandonata
Gettano cane dall’auto. Salvato
La piccola chihuahua in attesa di cuccioli è stata consegnata ai vigili
LEVERANO (LE) In ritardo a scuola per salvare una cagnetta incinta lanciata crudelmente dall’auto in corsa dei propri padroni. Un ritardo, quello di alcune studentesse di primo e secondo anno delI’istituto Professionale per i servizi sociali, ampiamente giustificato per il nobile gesto che riscatta il brutale trattamento riservato dagli esseri umani ad una dolcissima cagnetta di razza chihuahua. Tutto è accaduto verso le otto dell’altra mattina. Un gruppetto di studentesse, Alessandra, Marianna, Stefania e Sara, poco prima dell’ingresso a scuola, nei pressi della pizzeria «Da Franco», in pieno centro abitato, ha notato un’auto che, dopo aver rallentato, ha lanciato violentemente fuori dall’abitacolo la povera bestia. Immediatamente sono scattati i soccorsi. La cagnetta, pur stordita, e sicuramente frastornata per quel trattamento riservato da chi credeva essere la propria famiglia, ha immediatamente compreso le intenzioni delle ragazze, tese a prestarle aiuto. La povera bestie si è abbandonata, nonostante ciò, ancora una volta con fiducia, alle cure dell’uomo, questa volta a quelle giuste, di generose e sensibili ragazze che l’hanno accompagnata, fra le proprie braccia, fino al comando di Polizia municipale. Da qui hanno interessato immediatamente i carabinieri della locale stazione. Le studentesse non hanno abbandonato Lucky (nome assegnatole e sinonimo di fortuna) fino a quando non hanno avuto ampie rassicurazioni sulla sua sorte e su quella dei cuccioli che ancora sono in grembo. Un nobile gesto che non poteva certamente essere macchiato dal ritardo accumulato nel rientrare a scuola. Anzi, appena giunte nell’istituto e raccontato il fatto, hanno ottenuto la totale approvazione di studenti e docenti. Intanto, dell’auto pirata con a bordo i presunti amici degli animali, non vi è alcuna traccia. Nella fase concitata dei soccorsi le ragazze non hanno potuto annotare i numeri di targa dell’autovettura che, nel caso gli autori del brutale gesto fossero stati scoperti, avrebbero fatto scattare la denuncia all’autorità giudiziaria con pesanti conseguenze penali, così come prevede la nuova normativa sui maltrattamenti e l’abbandono di animali domestici. Mino RolloFonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
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Un fattore comune dietro infarto e reumatismi
La variante genetica è presente in un individuo su quattro
I ricercatori del Centro di Medicina Molecolare (CMM) del Karolinska Institutet di Stoccolma, in Svezia, hanno identificato una variante genetica comune che costituirebbe un fattore di rischio per numerose malattie. La scoperta potrebbe riguardare fino a un quarto della popolazione.
Gli studiosi, che lavorano nei campi delle malattie cardiovascolari, dei reumatismi e della sclerosi multipla, hanno dimostrato che esiste un fattore di rischio comune per tutte queste condizioni. “Questa variante genetica – spiega il ricercatore del CMM Fredrik Piehl – potrebbe essere una delle maggiori cause genetiche di disturbi complessi con componenti infiammatorie.
C’è la possibilità che anche altre malattie ne siano influenzate. La scoperta potrebbe condurre verso test diagnostici più affidabili e trattamenti migliori per un gran numero di pazienti”.La variante genetica (MHC2TA) è stata identificata inizialmente in un modello animale e poi studiata in diversi gruppi di pazienti per accertarsi che ci fosse un legame con le malattie umane. I ricercatori hanno scoperto che le persone con questa variante hanno il 20-40 per cento di rischio in più di sviluppare reumatismi, sclerosi multipla o infarto del miocardio. La variante è piuttosto comune, ed è diffusa nel 20-25 per cento della popolazione.
La scoperta rivela una nuova area di applicazione delle statine, farmaci presi di solito per abbassare i livelli di colesterolo. Le statine riducono infatti l’attività nel gene in questione producendo effetti anti-infiammatori. Lo studio è stato pubblicato online sulla rivista “Nature Genetics”.
Fonte: Le Scienze
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Un nuovo occhio bionico
Sfrutta un chip wireless, un emettitore di segnali elettrici, un computer e dei particolarissimi occhiali. Un giorno potrebbe ridurre l’oscurità che circonda ipovedenti e non vedenti
Stanford (USA) – Non ci sono certezze né è la prima volta che se ne parla, ma gli scienziati dell’Università di Stanford che ci stanno lavorando sopra sembrano molto ottimisti: si tratta di un nuovo tipo di occhio bionico.
Come definizione potrebbe sembrare riduttiva perché per il momento l’apparato che gestisce il tutto, fin qui testato solo sui topi, è gestito con una molteplicità di dispositivi esterni ed interni.
In particolare, hanno spiegato al New Scientist i ricercatori, gli esperimenti condotti hanno richiesto l’impianto di un chippetto da tre millimetri inserito appena dietro la retina, a diretto contatto con essa.
Il futuro paziente umano, dunque, dovrebbe subire l’impianto, dopodiché adattarsi all’uso di speciali occhiali che dispongono di una microcamera: questa cattura la luce e invia l’immagine catturata ad un computer tascabile affinché questa venga elaborata. Dopodiché il computer trasmette i dati ad un piccolo schermo LED che si trova sugli occhiali, che riflettono una luce infrarossa nell’occhio e nel chip retineo, ottenendo così la stimolazione di fotodiodi sul chip.
Questi reagiscono come cellule della retina e traducono la luce in segnali elettrici che poi, sollecitando la retina, possono raggiungere il cervello.
Daniel Palanker (nella foto), docente dell’Università che guida la ricerca, ha comunque voluto gettare acqua sul fuoco spiegando che per il momento si può solo sperare: i risultati ottenuti fin qui provano infatti solo, ma certo non è poco, la correttezza della direzione intrapresa.
Un’accortezza speciale usata dagli studiosi è quella di pensare ad occhiali trasparenti, affinché all’immagine ottenuta con questo singolare equipaggiamento possa associarsi quanto eventualmente visto dall’individuo che lo indossa, ad esempio un ipovedente che non ha perso completamente la possibilità di vedere.
Il recupero della vista con questa soluzione, quando e se diverrà attuabile, non è evidentemente totale né completo ma secondo i ricercatori può riportare molti non vedenti ad acquisire un dieci per cento di capacità visiva che, evidentemente, è determinante sia per chi vede molto poco sia, soprattutto, per chi non vede affatto. Tra le patologie che il nuovo “occhio” potrebbe risolvere ci sono la retinite pigmentosa o le varie forme di degenerazione della vista causate dall’età.
Non solo. Prima che tutto questo possa effettivamente essere sperimentato sugli uomini ci vorranno molte nuove sperimentazione condotte su altri animali di taglia maggiore. Il team di ricerca ha anche sottolineato la necessità di verificarne l’impatto biologico e, quindi, di valutare la sicurezza su un eventuale paziente.
Fonte: Le Scienze
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Bisceglie (BA)/ Un’idea per «salvare» i cani
«Pericolo randagi? Allora adottiamoli»
A Bisceglie (BA) c’è un grave problema che è quello del randagismo. Molti cani sono abbandonati per strada. Alcune volte ci fanno tenerezza perché sono piccolissimi e sono abbandonati per strada in scatole e cartoni, senza cibo e senza acqua. Ci fanno paura perché sono grandi e grossi e spesso fanno preoccupare le mamme, come già è successo in alcuni casi. L’altro giorno alcuni cani in branco hanno aggredito due anziani mentre passeggiavano, un’altra volta è capitato a due ragazzi mentre andavano a scuola. Per questo motivo bisogna provvedere al più presto perché questi cani potrebbero far del male ad altra gente, ma l’unica cosa più importante è che non bisogna abbandonare un cane per strada ma portarlo in un canile se non è possibile accudirlo, amarlo, volergli bene e offrire una casa. Sono convinta, comunque, che tutti i cani hanno bisogno di una casa, solo così eviteremo che dilaghi la piaga del randagismo. Barbara Caggianelli quinta B, scuola elementare San Giovanni Bosco, Bisceglie
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
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Pieraz conquista tutti Cesare Galli: «Ora lavoriamo sulle staminali»di Nicola Arrigoni Cremona – Il giorno dopo la presentazione di Pieraz, il campione clonato nel Laboratorio di Tecnologie della Riproduzione in via Porcellasco, Cesare Galli con il suo staff è tornato al lavoro, toccato marginalmente dal tam tam mediatico che ha accompagnato la notizia. «L’effetto mediatico è legato al fatto che Pieraz è il clone di un campione — spiega lo scienziato —. La cosa ha un valore più per il mondo dell’ippica che per quello scientifico». In che senso? «Beh diciamo che scientificamente la vera novità è arrivata con la nascita di Prometea. La clonazione di Pieraz è una sorta la conferma della tecnica adottata». E allora perché tanto interesse per la nascita di Pieraz? «Dal punto di vista dell’ippica la cosa è diversa. La possibilità di avere un cavallo geneticamente identico ad un fuoriclasse è importante, visto che i grandi campioni sono castrati. Ma Pieraz non è detto che diventi un campione. Le caratteristiche genetiche sono potenzialmente le stesse dell’animale d’origine, ma poi alla formazione di un campione contribuiscono altri fattori che potremmo definire ambientali». Ed ora la prossima tappa del suo lavoro? «A livello scientificio stiamo lavorando sulle cellule staminali e sulle loro potenzialità terapeuitiche. Lavoreremo sui modelli intermedi fra il topo e l’uomo, ovvero sulla pecora e il maiale. Questi sono gli impegni per il futuro». Insomma basta cloni di campioni? «Dipende dalle commesse. Se qualcuno ci chiederà di clonare nuovi animali lo faremo, ma questo aspetto ha poco a che fare con l’attività di ricerca e l’approfondimento scientifico».
Fonte: La Provincia di Cremona
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La scopertaCosì risvegliati i killer contro le cellule tumoraliLa ricercatrice Antonella Viola e altre sette colleghe hanno scoperto il modo per risvegliare i linfociti che possono uccidere le cellule tumorali, responsabili del cancro alla prostata, la neoplasia maschile più diffusa dopo il carcinoma al polmone. La dottoressa Viola lavora al Vimm e ha potuto beneficiare di un finanziamento concesso dal Governo degli Stati Uniti. La sperimentazione, avvenuta nei topi e in colture d’organo di pazienti, ora si concentra sui farmaci: quelli utilizzati in laboratorio, ad alta tossicità, non sono compatibili con l’uomo. Per questo è nato un gruppo di studio formato da immunologi, farmacologi e urologi.Il servizio in Nordest, nel fascicolo nazionale.
Fonte: Il Gazzettino di Padova
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Ferito un operaio
Auto si scontra con un cavallo lungo la Statale per Ravanusa

Campobello di Licata (AG). (g.b.) È stato un incidente stradale spettacolare e «sui generis», quello verificatosi la scorsa sera lungo la strada statale 557 Campobello di Licata – Ravanusa. Si sono scontrati una utilitaria ed un cavallo in fuga, allontanatosi dal suo sito. Il sinistro è avvenuto nei pressi del ponte che dista pochi chilometri dalla città ravanusana. Una «Ford Fiesta», con a bordo Giuseppe Alaimo, 50 anni, di Campobello di Licata, sposato, operaio a tempo presso il comune di Campobello di Licata, transitava da Ravanusa in direzione della città campobellese, quando, improvvisamente, per ragioni che sono ancora al vaglio dei carabinieri di Campobello, è andata scontrarsi contro un cavallo. L’impatto è stato violentissimo.
Alaimo, a causa dell’urto tra il suo automezzo e l’animale, ha riportato ferite in varie parti del corpo ed è stato urgentemente trasportato con un’ambulanza presso l’ospedale «Barone Lombardo» di Canicattì. Qui i medici del Pronto soccorso gli hanno prestato le prime cure e quindi lo hanno sottoposto ad accertamenti clinici. Anche il cavallo è rimasto ferito. Sul posto, avvertiti da un passante, si sono recati gli agenti di Polizia municipale di Campobello di Licata, diretti dal dott. Salvatore Cutaia, ed i carabinieri delle stazioni di Ravanusa e Campobello di Licata, comandati, rispettivamente, dai marescialli Salvatore Turturici e Paolo Calatozzo. L’animale è stato soccorso dai veterinari che stanno cercando di salvargli vita. Non è ancora chiaro perché l’animale si trovasse in mezzo alla strada. Si sta invece cercando il proprietario del quadrupede. Giovanni Blanda
Fonte: La Sicilia
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Cani maltrattati e denutriti allevamento sequestrato a Finale
La procura della Repubblica di Savona ha sequestrato ieri mattina un allevamento di cani a Finale Ligure, lungo la strada che porta alla frazione Olle. Al suo interno i carabinieri del nucleo operativo ecologico di Genova e i loro colleghi della stazione di Finale hanno trovato ventidue cani, springer spaniel e cocker spaniel inglesi, in cattive condizioni di salute. Denutriti, infettati da parassiti e rinchiusi all’interno di gabbie e box in muratura con condizioni igieniche pessime. La titolare dell’allevamento, una donna finalese, è stata indagata per maltrattamento di animali.
La vicenda aveva preso il via nei giorni scorsi, quando alle autorità competenti erano giunti alcuni esposti riguardanti le pessime condizioni in cui versavano oltre una ventina di cani all’interno di un allevamento che si trova sulle prime alture finalesi, lungo la strada che porta alla frazione Olle. A seguito di questi esposti, i carabinieri avevano deciso di effettuare una serie di controlli. Una sorta di blitz che è scattato ieri mattina e al quale hanno preso parte, oltre ai carabinieri della stazione di Finale, i militari del nucleo operativo ecologico dell’Arma di Genova. I controlli effettuati hanno consentito di stabilire che i cani ospitati nell’allevamento si trovavano in condizioni pessime. Per questo motivo la titolare dell’allevamento è stata denunciata, la struttura posta sotto sequestro e i ventidue cani affidati al canile di Albenga.G. Canc.
Fonte: Il Secolo XIX Web
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Caccia, cani addestrati fino a giugno ma senza selvaggina d’allevamento
L’ORDINANZA Il Tar sospende la delibera “ponte” della Provincia
Con un’ordinanza depositata lo scorso 13 aprile il Tribunale amministrativo di Genova ha sospeso la delibera della giunta provinciale dello scorso primo febbraio che riguardava gli allevamenti e gli addestramenti dei cani da caccia, accogliendo, in via provvisoria il ricorso presentato dall’Enpa (Ente nazionale protezione animali) tramite l’avvocato Daniele Granara. Il provvedimento varato dalla Provincia, prevedeva che gli allenamenti e le gare per i cani da ferma potessero avvenire sino al 30 giugno abbattendo capi di selvaggina provenienti da allevamenti. Secondo i giudici del Tar anche i volatili di allevamento assumono le caratteristiche proprie della selvaggina e quindi appartengono alla fauna selvatica protetta dalla legislazione sulla caccia. Esistono alcune sentenze del Tar che ribadiscono questo principio, è scritto nell’odinanza.«La notizia della sospensiva ci è stata comunicata dal nostro servizio legale – ha spiegato l’assessore all’Ambiente della Provincia Renata Briano – In attesa di riceverla formalmente abbiamo deciso di adottare un provvedimento che, nell’assoluto rispetto di quanto ha stabilito il Tar, permetta di proseguire nelle apposite aree gli allenamenti e le gare».
Gli addestramenti, gli allenamenti e le gare per i cani da ferma, ha spiegato l’assessore, possono comunque proseguire fino al 30 giugno. Le esercitazioni, ovviamente, devono svolgersi soltanto negli appositi campi a norma di legge. Durante la proroga della stagione i cani però dovranno essere allenati senza più abbattimenti di capi allevati di selvaggina (fagiani, starne e quaglie).
Il provvedimento dello scorso febbraio era il cosiddetto dispositivo-ponte che era stato adottato dopo la decisione del Tar della Liguria che, accogliendo un ricorso dell’Enpa, ha sospeso la delibera della stessa giunta provinciale che consentiva gli abbattimenti, esclusivamente di capi allevati delle tre specie, per l’allenamento e l’addestramento dei cani e per prove e gare cinofile.Continua, dunque, il contenzioso tra animalisti e Provincia a suon di carte bollate. La diatriba era iniziata lo scorso settembre quando, pochi giorni prima dell’apertura della caccia prevista per il 19, il Tribunale amministrativo aveva annullato il nuovo piano faunistico venatorio varato dalla Provincia che doveva rimanere in vigore dal 2004 al 2009.Elisabetta Vassallo
Fonte: Il Secolo XIX Web
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Cattura dei cani randagi Fissato il nuovo appalto
(lm) E’ stata fissata per il 27 aprile la nuova gara di appalto per l’assegnazione del servizio di cattura, cura ed ospitalità dei cani randagi. L’importo complessivo dell’appalto è di 42.822 euro, Iva compresa e l’importo giornaliero a base d’asta per ogni cane ospitato è di 1 euro e 95 centesimi oltre IVA soggetto a ribasso. I termini di esecuzione dell’appalto sono di sei mesi a decorrere dalla data di effettiva consegna del servizio al compimento del periodo e, comunque, fino alla concorrenza della somma impegnata. La ditta dovrà assicurare la cattura dei cani vaganti segnalati con propri mezzi, attrezzature e personale idoneo; disporre di strutture regolarmente autorizzate, secondo la vigente normativa, atte ad assicurare l’ospitalità giornaliera fino a 100 cani catturati nel territorio comunale; garantire ai cani catturati, dopo il controllo di profilassi da parte del Servizio veterinario dell’azienda U.S.L. competente, l’assistenza, la pulizia, le cure e la custodia a vita, salvo eventuali affidamenti; provvedere a proprio carico, in caso di decesso di animali avuti in affidamento, alla eliminazione delle carogne secondo le procedure dettate dalla vigente normativa. Il servizio è finanziato con fondi del bilancio comunale. L. M.
Fonte: Giornale di Sicilia (Cronaca Provincia di Ragusa)
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Polpette avvelenate a cani di un pastore pietrino
PIETRAPERZIA. (jtr) Uccidono dei cani da caccia ad un pastore pietrino. Vincenzo D. V., 42 anni, si è presentato alla caserma dei carabinieri per denunciare che qualcuno ha gettato delle polpette avvelenate nella sua proprietà di contrada Caprara. Secondo l’uomo gli autori forse volevano uccidere delle volpi, che di recente avrebbero fatto razzia di lepri e conigli selvatici.
Fonte: Giornale (Cronaca Provincia di Enna)
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OSIMO (AN) – IL SINDACO: BONIFICATA LA SCUOLA CON AMIANTO
Il volontario: «Il nostro è un canile-modello»
OSIMO Il modello di tecnologia per 800 cani che la Tecnovet di Narni importerà anche a Passatempo è già realtà a Rieti. «Il nostro canile ristrutturato dalla Tecnovet accoglie 1200 cani che non vivono più in box fatiscenti ma in una struttura simile a un allevamento secondo gli standard più moderni di igiene e sicurezza». A parlare è il volontario animalista Fabio Piscicchia, punto di riferimento nella struttura laziale. «Il canile di Rieti dal 1 maggio sarà aperto due volte a settimana al pubblico – aggiunge – Da tempo spinge sulle adozioni e offre una vita più serena ai randagi. Siamo stati premiati anche dalla classifica annuale dei canili di Panorama. Tra l’altro operiamo a soli 800 metri in linea d’aria dal paesino di Castelfranco, e nessuno degli abitanti si è mai lamentato anche perchè sono state apposte barriere antisuono che funzionano alla perfezione». Del nuovo canile osimano avversato dai residenti di Fontanelle si parlerà il 28 nell’assemblea di quartiere. Tra i problemi sul tappeto intanto continua a tener banco anche l’amianto. Ieri assemblea a porte chiuse dei genitori dei bambini che frequentano la materna di Campocavallo. Nella riunione è stata una letta una lettera del sindaco Latini che promette una bonifica della scuola durante l’estate. Mamme e papà sono tornati a casa molto più tranquilli. Sempre ieri è tornato sull’argomento Roberto Mosca, consigliere di Osimo in Movimento, che in un’interrogazione chiede un intervento immediato anche sul tetto dell’ospedale per eliminare i rischi nascosti dalla copertura in eternit in alcuni punti deteriorata.
Fonte: Il Messaggero
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Olginate (LC): cani da caccia in gara Tre giorni con prove sulla selvaggina
OLGINATE Tre gare per mettere alla prova i cani da caccia del territorio, a partire da oggi. Dopo le tre prove che si sono svolte lo scorso anno, con un ottimo risultato sia di partecipanti e di contenuto che di pubblico, la sezione Anuu della Provincia di Lecco e le sezioni di Olginate e Valgreghentino della Federcaccia hanno deciso di riproporre anche quest’anno una manifestazione di sicuro interesse. Si tratta delle gare cinofile per cani da caccia su selvaggina liberata senza sparo, che le due associazioni venatorie hanno deciso di riproporre sulla scia del successo dell’esordio. Le tre iniziative, dunque, prenderanno il via oggi con il primo appuntamento. In questa occasione, ad ospitare la prima prova sarà la località Gerino, in territorio comunale di Calolzio. Il mese prossimo, domenica 15 maggio, spazio invece alla seconda manche della manifestazione, con la prova che si svolgerà a Valgreghentino, in località Maglianico, dove si terrà anche l’ultima iniziativa della breve seria, domenica 12 giugno. La grandissima partecipazione dell’anno scorso è testimoniata dai numeri: in occasione dell’esordio, i cani iscritti alla manifestazione sono stati più di 180. Quest’anno, i promotori puntano a migliorare tale risultato, superando quota 200. Le tre prove – durante le quali i cani saranno valutati dal giudice federale Eugenio Bonacina – giudicheranno i cani iscritti nelle categorie liberi inglesi, cacciatori continentali, cacciatori inglesi, giovani continentali, giovani inglesi, giovani cerca e nella categoria cerca. Al miglior soggetto sarà assegnato un trofeo.
Fonte La Provincia di Lecco
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«Città di Lecco»: un trofeo per cani davvero speciali
Stavolta si compete. La dodicesima esposizione nazionale canina, in programma oggi al campeggio Rivabella, assegna il primo trofeo «Città di Lecco». Si confronteranno in una sfilata cani di tutte le razze, taglie ed età, divisi in otto gruppi: cani da pastore e bovari (esclusi gli svizzeri) nel primo, pinscher e schnauzer, molossoidi e bovari svizzeri nel secondo, terrier nel terzo, bassotti, segugi e cani per pista di sangue nel quarto raggruppamento, spitz nel quinto, cani da ferma, da riporto da cerca e da acqua nel sesto, cani da compagnia nel settimo e levrieri nell’ottavo. I protagonisti sono stati adeguatamente selezionati la scorsa settimana. Oltre a quelli sprovvisti di vaccino contro la rabbia, non hanno avuto accesso alla gara gli animali privi d’iscrizione al libro delle origini (Loi) riconosciuto dalla federazione. Il lavoro dei giudici comincerà fin dalle dieci del mattino, mentre il pubblico avrà l’opportunità di assistere alla sfilata dei cani anche nel pomeriggio, attorno alle quattro. Una raccomandazione: è preferibile non portare il proprio cane all’interno dell’esposizione, anche per non «disturbare» i concorrenti. Per saperne di più, sito internet http://www.gruppocinofilolecchese.net
Fonte La Provincia di Lecco
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Inquinamento / Le piogge portano il veleno dai campi al litorale. Paranze ferme, imprese ittiche in crisi
Diserbante in mare, strage di pesci
Inchiesta a Ostia, da sei giorni i pescatori raccolgono animali morti
di MARA AZZARELLI
Volontari della protezione civile, residenti e gestori di stabilimenti balneari. Ma anche carabinieri e polizia. La rabbia dei pescatori ieri ha mobilitato un esercito di uomini impegnati, chi in un modo chi in un altro, per affrontare l’emergenza legata alla moria di pesci che da sei giorni sta interessando il litorale romano all’altezza del Canale dei pescatori. A provocare la morte – secondo quanto affermato dagli ispettori della protezione civile – di quintali di cefali, spigole e scorfani sarebbero stati i diserbanti vaporizzati dagli agricoltori in alcuni campi intorno a Ostia. Per capire se queste supposizioni corrispondano a verità e per verificare eventuali responsabilità servirà ancora qualche giorno, e soprattutto l’esito delle analisi su campione predisposte ieri mattina dalla protezione civile.
Ovviamente ogni commercio è fermo e mentre le autorità competenti cominciano a lavorare sull’ipotesi di un’inchiesta per “disastro ecologico” a carico di qualche azienda agricola della zona, i pescatori insieme ad alcuni gestori di stabilimenti balneari e con l’aiuto della protezione civile, si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a raccogliere in grossi sacchi di plastica i pesci maleodoranti rimasti sulla spiaggia o fra le barche ormeggiate nel canale. «Non ricordavamo una cosa simile dalla terribile moria degli anni ’90», afferma Franco D’Arienzo, portavoce dei pescatori che da sempre lavorano all’interno dello storico Borghetto di Ostia. «Faremo tutti i controlli necessari – interviene un ispettore della protezione civile, Giovanni Fasano – E’ indubbiamente un fatto gravissimo. Da una prima impressione sembra già possibile parlare di avvelenamento dovuto a una grossa quantità di diserbante distribuito nei campi agricoli e poi riversatosi in mare a causa della pioggia. Con i risultati delle analisi potremo però essere più precisi». Al contrario pare già chiaro come quest’ultimo episodio si tradurrà nell’ennesimo duro colpo per i pochi pescatori rimasti a lavorare a Ostia. «Sono sempre di più quelli che cambinano lavoro – interviene ancora D’Arienzo – Il canale è in pessime condizioni non viene dragato e tanti di noi non riuscendo a guadagnare abbastanza per vivere rinunciano. E’ un vero peccato il nostro mare potrebbe essere una miniera d’oro». Nell’arco di una decina di anni le barche ormeggiate al canale del Borghetto sono passate da un centinaio a sette: tre per le reti da posa e quattro per i frutti di mare.
Fonte: Il Messaggero
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Brucellosi umana, con le ispezioni i casi scesi in 7 anni da 185 a 29
(rica) Capillare presenza sul territorio degli operatori sanitari addetti ai controlli e nel contempo corretta informazione ai cittadini. Per il responsabile del dipartimento di prevenzione dell’AUsl 4 Ireneo Sferrazza, sono i principali “antidoti” per ridurre il problema della brucellosi sull’uomo. Contagio che per la maggior parte dei casi, avviene consumando prodotti lattiero-caseari non igienicamente lavorati e contaminati dall’agente responsabile della malattia che infetta bovini ed ovicaprini. Un lavoro capillare, che in questi anni, come sostiene Sferrazza, sta effettuando la Ausl, in sinergia con la Provincia, le associazioni di categoria e la collaborazione degli allevatori, e che ha migliorato lo stato sanitario sul territorio ma che non deve fare abbassare il livello di guardia. “In provincia i casi accertati di brucellosi sull’uomo sono calati dai 185 del 1997 ai 29 dello scorso anno – dice – Ma non cantiamo vittoria. Dall’inizio dell’anno ad oggi sono stati già registrati 10 casi. Ma l’opera di controllo constante sui circa 77 mila bovini e 160 mila ovi caprini da i suoi frutti”. Ogni giorno una quarantina di veterinari, per conto dell’Ausl 4, effettuano controlli negli allevamenti. “Solo lo scorso anno – continua Sferrazza – sono stati effettuati nelle 1770 allevamenti bovini e i 1250 di ovicaprini, oltre 118 mila controlli dei primi con l’individuazione di circa 1350 capi infetti e 214 mila per gli ovini con 7 mila e 400 animali risultati positivi. Al 31 dicembre scorso gli allevamenti dichiarati indenni erano 1364 per i bovini e 956 per gli ovicaprini. Inoltre a gennaio è iniziata una campagna di vaccinazione sugli ovini voluta dall’assessorato regionale alla Sanità, degli animali dai 4 ai 6 mesi”. Ma serve anche una corretta informazione verso i cittadini. “Il contagio della brucellosi non è correlato solo al territorio – dice – mi spiego meglio. Non è detto che sia legato solo al consumo di prodotti del territorio ma anche di provenienza diversa. E’ importante che il cittadino quando acquista chieda sempre informazioni sulla provenienza, verifichi il corretto confezionamento e l’etichettatura. Se non vengono garantite vuol dire che non sono stati prodotti nel rispetto delle norme. In questi anni è passato tra la gente il messaggio forte che un prodotto è sano tanto più quanto è al “naturale.” Non sempre è così. Non è una battaglia contro i prodotti tipici locali che mantengono certe caratteristiche ma purchè vengano prodotti nel delle norme. In provincia abbiamo già 28 caseifici che hanno i requisiti comunitari e solo questi garantiscono la sicurezza nella trasformazione dei prodotti”. Riccardo Caccamo
Fonte: Giornale di Sicilia (Cronaca Provincia di Enna)
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Indagine sul canile Il sindaco di Frisanco in missione a Villotta «Conto di recarmi presto nel canile di Villotta per controllare le condizioni del cane senza padrone ritrovato nel Comune di Frisanco e del quale paghiamo la retta di mantenimento», lo dice il sindaco di Frisanco Angelo Bernardon, da sempre sensibile ai temi animalisti. Adesso, venuto conoscenza di un episodio avvenuto nel Maniaghese, è ancor più determinato nel voler conoscere la sorte dei cani quando vengono smarriti. A preoccuparlo è il racconto di un veterinario, cui era stato portato un cane smarrito. Recuperato il microchip che la bestiola portava, sono scattate le le ricerche attraverso la Asl: si è così scoperto che il cane non apparteneva a persona residente a Maniago. La successiva indagine ha fatto risalire al proprietario: un cittadino monterealino, felice d’aver ritrovato l’animale. Ciò non rassicura Bernardon: «I dati riportati dal microchip – spiega – non vanno a finire in un database regionale o nazionale, ma solo in uno comunale e dell’Asl: enti che si devono interpellare tra di loro per risalire al proprietario. Nonostante i cittadini paghino sei euro per comprare il chip (ma andando privatamente dal veterinario si paga di più), se per disgrazia si smarrisce l’amico a quattro zampe fuori dalla provincia non esiste un sistema per risalire al proprietario dell’animale. La bestiola è così destinata al canile, dove viene oltretutto mantenuta con soldi pubblici». Un epilogo che lascia amareggiati i padroni.
L’Azienda sanitaria ha le proprie tesi: «Quando si perde il cane si deve presentare denuncia a Comune e carabinieri, poi eventualmente alla Asl. Al ritrovamento dell’animale, se il dal suo chip non si risalisse al proprietario, la Asl, con fax, contatta altri enti. Il sistema non copre l’intera nazione: alcune regioni non hanno adottato il microchip e se un cane friulano viene smarrito in Umbria, ad esempio, il ritrovamento non sarà facile. Da noi – rassicura – ci sono già ottimi rapporti con il vicino Veneto».
Bernardon è sconsolato: «Se la rete informativa è così carente mi darò da fare in prima persona perché le cose cambino e invito le associazioni di amici degli animali a segnalarmi episodi simili o abusi».
Fonte: Il Gazzettino di Udine
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Il medico Manuela Santarosa – di Oncologia sperimentale 1 – ha partecipato a una ricerca con i colleghi di Londra
Tumore al seno, studio confermato
Pubblicati su “Nature” i risultati Cro: verso l’individuazione di un enzima anti-cancro
Manuela Santarosa, dell’Unità Operativa di Oncologia sperimentale 1 del Cro, ha partecipato a uno studio svolto in collaborazione con l’Institute of Cancer Research di Londra. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sull’ultimo numero della prestigiosissima rivista “Nature”. Lo studio riporta la scoperta di un nuovo farmaco attivo contro i tumori della mammella a predisposizione ereditaria, aprendo nuove prospettive nella terapia di questo tipo di neoplasie. «Il 5-10 per cento dei tumori della mammella hanno una base ereditaria. In altre parole, ci sono donne che sono portatrici di mutazioni ereditarie nei geni Brca1 o Brca2. Per tale motivo hanno un elevato rischio di sviluppare il tumore», spiega Santarosa, da poco tornata al Cro dopo uno stage nel laboratorio del professor Ashworth di Londra.
«Queste donne si riconoscono perché appartengono a famiglie nei componenti delle quali – puntualizza Santarossa – si registra una frequenza superiore alla media di tumori della mammella e dell’ovaio. Finora non esistevano terapie specifiche per queste pazienti. Lo studio che abbiamo condotto con l’Institute of Cancer Research di Londra ha consentito di individuare una nuova molecola (denominata KU0058684) che uccide specificamente le cellule di carcinoma della mammella con alterazioni in Brca1 o Brca2, ma non ha effetti deleteri sulle cellule normali».Questo trattamento, che sfrutta la particolare sensibilità delle cellule con alterazioni dei geni Brca1 e Brca2 all’inibizione dell’enzima Parp, si configura come un trattamento potenzialmente molto specifico e, a differenza della maggior parte dei farmaci comunemente utilizzati nella terapia anti-cancro, con una ridotta tossicità generale.«Lo studio al quale ha partecipato il medico Santarosa é in linea con uno dei settori più promettenti nella lotta contro i tumori: si tratta delle cosiddette “target therapies”. In sostanza di farmaci “intelligenti” che colpiscono selettivamente le cellule tumorali senza danneggiare le altre cellule dell’organismo – a sostenerlo il Direttore Scientifico del Cro Paolo De Paoli -. I risultati pubblicati su “Nature”, per ora, sono stati verificati solo in provetta e su modelli animali e quindi sono ancora preliminari, ma aprono senza dubbio una nuova strada al trattamento dei tumori della mammella a base ereditaria».
Fonte: Il Gazzettino di Udine
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SERVIRA’ FERMO E SAN BENEDETTO
Per cani e gatti nuovo grande ambulatorio
Un primo passo verso la realizzazione di una struttura comunale più ampia per gli amici a quattro zampe. Questo è l’intento del Comune fermano che ieri ha inaugurato in una palazzina in contrada San Martino, nei pressi dell’Istituto Zooprofilattico, il nuovo ambulatorio veterinario multizonale. Esso servirà, infatti, oltre i 32 Comuni della Zona Sanitaria Territoriale 11 di Fermo anche quelli appartenenti alla Zona n. 12 di San Benedetto del Tronto. Al taglio del nastro erano presenti, tra gli altri, oltre al sindaco Saturnino Di Ruscio e l’assessore comuanle Michele Rastelli, anche il sindaco di Montegiorgio, Luciano Achilli, ed il vice sindaco di Grottazzolina Giuliano Andreoli. Il sito di primo intervento, servirà, come hanno spiegato il dirigente dell’Ufficio Prevenzione della Zona 11, Fausto Mannucci, ed il responsabile del Servizio Sanitario Animale della stessa struttura, Nazzareno Graziosi, a controllare “anagraficamente” e non solo tutti i cani ed i gatti che vi verranno portati. In pratica, attraverso una convenzione con le strutture sanitarie territoriali, l’ambulatorio ospiterà cani randagi che verranno curati e censiti (attraverso anche l’istallazione dei microchips di riconoscimento) prima di essere trasferiti nei canili del comprensorio. Nello stesso ambulatorio potranno essere curati e dotati di una cartella di riconoscimento anche i felini prima di essere riportati nelle “colonie” di appartenenza sotto la responsabilità di un “guardiano”. Il Fermano conta una popolazione canina censita di circa 18. 000 animali. E’ stimata, invece, intorno agli 800 quella catturata (perché considerata randagia).
Attualmente la permanenza di un cane per un giorno in una struttura protetta costa ai Comuni che vi sono convenzionati circa due euro e mezzo. L’amore per gli animali di molte persone, a volte, è di breve durata e spesso le povere bestiole vengono lasciate in balia di se stesse. E’ necessario, perciò, in questo caso come alcuni amministratori hanno sottolineato ieri mattina, sconfiggere anche questa cultura dell’abbandono.
Fonte: Il Messaggero
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lagonegro (PZ) E’ stata già espletata la gara d’appalto. L’opera avrà un costo totale di 250 mila euro
Il canile comprensoriale presto in funzione
La struttura è ubicata in località «Vuriello» nei pressi dell’oasi faunistica di Parco Giada
Lagonegro (PZ) Ora anche l’amico dell’uomo senza padrone troverà una casa. Al via finalmente i lavori di completamento del canile comprensoriale di Lagonegro. E’ stata, infatti, espletata la gara d’appalto. Il costo del completamento si aggira intorno ai 72mila euro di cui circa 20mila erogati dalla Regione la restante parte, ossia circa 50mila euro, dal Comune di Lagonegro tramite un mutuo alla Cassa depositi e prestiti. Complessivamente, invece, l’opera è venuta a costare intorno a 250mila euro, cofinanziata oltre che da Regione e Comune di Lagonegro, anche dalla Comunità montana del Lagonegrese per fronteggiare un problema molto sentito nell’area sud della Basilicata com’è quello del randagismo. Fu, infatti, proprio l’ente montano nel ’99 ad assumere l’iniziativa per la realizzazione di un canile comprensoriale a servizio prevalentemente dei comuni ricadenti nel suo ambito territoriale: Lagonegro, Lauria, Maratea, Latronico, Castelluccio Inferiore e Castelluccio Superiore, Episcopia, Rotonda, Castelsaraceno, Trecchina, Nemoli, Rivello. Il finanziamento originario era e metà tra la Comunità montana e la Regione e fu la C. M. ad individuare Lagonegro come sito ideale dove costruire il canile affidando l’incarico per la sua progettazione. Successivamente la gestione del progetto è passata al Comune di Lagonegro che ha partecipato con propri fondi al completamento e, dopo l’ulteriore contributo regionale, in questi giorni ha portato a termine l’iter burocratico dando il via libera ai lavori di ultimazione con l’espletamento della gara d’appalto. Il canile comprensoriale è ubicato nella località «Vuriello» vicino al Parco Giada, l’oasi faunistica di Lagonegro. In tutto potrà ospitare un centinaio di cani all’interno di 18 box. Il locale ambulatorio già completato verrà arredato con la fornitura delle attrezzature necessarie per le quali è in corso la procedura di appalto. Infatti gli arredi sono stati stralciati dall’appalto generale dei lavori per la somma di oltre 5 mila euro. Ciascuno dei rifugi degli animali sarà dotato di idonea mangiatoia con relativa vaschetta per abbeveratoio.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
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BASSANO Drammatico episodio al parco “Ragazzi del ’99″, davanti a decine di persone impietrite. La vittima gestisce il chiosco dell’area verde: dovrà ricorrere alla chirurgia plastica
Azzannato al volto da un rottweiler: 100 punti di sutura
«Mio marito è sfigurato – reclama disperata la moglie – come si fa a lasciare libero un animale del genere?». Il cane è sparito, si cerca il padrone
Bassano – Un rottweiler gli ha squarciato il viso: 100 punti di sutura, è sfigurato. E poteva andare anche peggio. L’aggressione è avvenuta in un giardino pubblico, tra decine di persone: cosa sarebbe successo se l’animale avesse preso di mira un bambino?
Il drammatico episodio è verificato venerdì sera al parco “Ragazzi del ’99″, nel quartiere Margnan di Bassano. La vittima è Vanis Cortese, 45 anni, di Bassano. L’uomo gestisce il chiosco del polmone verde. Alle 19.30 dell’altroieri si è messo fare ordine tra i tavolini. In mano aveva un pezzo di cotenna, ogni sera lo dà a un cagnolino che frequenta i giardini. Ma in quell’istante è arrivato un animale di ben altra stazza, un enorme rottweiler che in un lampo gli è balzato addosso. Vanis, che pur conosce i cani, è stato colto di sorpresa. Il quattrozampe l’ha azzannato alla parte sinistra del volto, facendone scempio; per puro miracolo naso e occhi sono stati risparmiati. L’esercente è caduto a terra, il viso una maschera di sangue. È accaduto tutto in un attimo; anche se attorno vi erano diverse persone, solo poche si sono rese conto di cosa era successo e hanno dato l’allarme. Il rottweiler è sparito.
È accorsa un’ambulanza. Il Cortese è stato condotto direttamente in sala operatoria dove ci sono volute più di 2 ore per ricucirlo: gli sono stati applicati 100 punti di sutura! Il volto, purtroppo, è rovinato, dovrà ricorrere alla chirurgia plastica.«Quando l’ho visto – ci ha raccontato ieri la moglie, Luigina Costenaro, 50 anni, titolare di una tabaccheria in centro(nella foto con il coniuge) – ho creduto di essere entrata in un film dell’orrore. Aveva la faccia a pezzi, ci vorranno anni per sistemarla. E poi c’è l’aspetto psicologico: è sotto choc».
«Ma come si fa a lasciare libero un animale del genere? – ha continuato la donna, furibonda – non sono stati resi obbligatori, per questi soggetti, guinzaglio e museruola? E se invece che mio marito avesse assalito un fanciullo o un anziano? In Italia si deve sempre aspettare il morto prima di fare qualcosa? Il punto è che la gente non ha un minimo di responsabilità e che ormai il parco è diventato un canile. Specie nelle belle giornate, è pieno di animali in libertà che fanno i loro comodi; non sto a dire gli escrementi che eliminiamo e non oso immaginare con che cosa possono venire a contatto i bimbi che giocano. È ora di finirla, il Comune deve stilare un regolamento preciso e mandare i vigili a verificarne il rispetto».Ieri la Costenaro ha sporto denuncia: il padrone del rottweiler farebbe bene a farsi avanti. Bruno Cera
Fonte: Il Gazzettino di Vicenza
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Usavano animali vivi come richiami, cacciatori in tribunale
Erano stati condannati a pagare una ammenda di 1.250 euro per aver utilizzato durante una battuta di caccia richiami vietati e per maltrattamento di animali. Ma G.L., 44 anni e il coetaneo P.V., entrambi cacciatori residenti a Quinto si sono opposti al decreto penale di condanna. Venerdì era stata fissata la nuova udienza per discutere dell’opposizione, ma il procedimento è stato rinviato al 24 giugno. I fatti risalgono al 19 gennaio di due anni fa, quando i due cacciatori sarebbero stati sorpresi ad utilizzare richiami vietati. Secondo l’accusa i due sessantunenni durante una battuta di caccia nella zona di Cannizzano avrebbero utilizzato un volatile della specie “cesena” mutilata di tutte le penne timoniere della coda. Ma non solo, secondo l’accusa avrebbero maltrattato gli animali. In particolare la “cesena” e il “tordo sassello”, altro volatile, sarebbero stati rinchiusi all’interno di due piccole gabbie e trasportati durante la battuta di caccia per utilizzarli come richiami vivi. I due animali, secondo l’accusa, erano maltrattati. Gli spazi all’interno delle gabbie erano talmente ristretti da non consentirne la sopravvivenza. Inoltre quando i due cacciatori furono controllati i due uccelli avrebbero presentato le piume unte e sporche. Il tordo aveva una profonda ferita sanguinolenta all’altezza dell’ala destra mentre la cesena era stata mutilata delle penne della coda. I due cacciatori al termine del primo processo erano stati condannati al pagamento di una ammenda pari a 1.250 euro, ma si sono opposti al decreto penale di condanna. Per venerdì era stata fissata la nuova udienza, ma è stata rinviata al 24 giugno prossimo. Tra le testimonianze contro i cacciatori ci sono quelle della Lac, la Lega abolizione caccia.Manuel Scordo
Fonte: Il Gazzettino di Treviso
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Rinnovato l’accordo tra il Comune e l’associazione che si occupa di assistenza ai cani randagi
Se Fido è abbandonato ci pensa “Anita”
FALCONARA – Confermata anche quest’anno dall’amministrazione comunale la convenzione con l’associazione “Anita” per interventi di supporto e collaborazione nella gestione del canile comunale affidato ad una delle cooperative sociali cittadine. Fondata nel 1983 l’associazione, che ha sede in via Caserme e segue una propria struttura dove sono ospitati oltre 150 cani abbandonati, ha una lunga esperienza non solo nella cura e nella difesa degli animali domestici in stato di abbandono, ma anche nella sensibilizzazione e nelle attività di prevenzione del randagismo. “L’associazione ‘Anita’ – precisano in Comune – ha la competenza necessaria per collaborare con gli addetti del canile intervenendo per quanto riguarda l’alimentazione e la salute degli animali ed in particolare per la tutela delle loro condizioni di vita, per la promozione del controllo del randagismo e per organizzare su tutto il territorio falconarese iniziative per la realizzazione di un migliore rapporto uomo-animale”.
Una convenzione, quella che il Comune ha stipulato con l’associazione animalista, che si occupa anche di aspetti come l’affido e l’adozione a distanza degli animali accolti nel canile. Obiettivo primario dell’associazione, che segue anche i gatti abbandonati: “dare una casa a tutti i nostri ospiti, perché da noi i nostri amici a quattro zampe trovano cure, amore e cibo, ma è dell’affetto di una famiglia che hanno bisogno, spesso per dimenticare un passato di grande dolore”. “In questi anni sono arrivati centinaia di cani e molti di loro in condizioni davvero pietose – raccontano i volontari – chi denutrito al limite della sopravvivenza, chi con i segni delle tagliole alla gola, chi con le ustioni provocate da qualcuno che si era divertito a gettargli addosso acqua bollente, probabilmente per cercare di allontanarlo”. Oggi “Anita” ha anche un grande bisogno di persone disposte a dedicare un po’ del loro tempo alla cura degli animali ospiti del rifugio, magari anche per organizzare visite guidate delle scuole in modo che i più giovani possano vedere da vicino un problema reale ed importante. Chi volesse intervenire direttamente per aiutare l’associazione “Anita” può lasciare un’ offerta in una delle numerose cassettine che si trovano presso molti pubblici esercizi falconaresi o utilizzare il conto corrente postale numero 15364607. M.M.
Fonte: Corriere Adriatico
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Due gli animali uccisi. Il maggiore indiziato è l´orso giunto dal Trentino
Pecore sbranate in val d´Ultimo
Trento – Gli orsacchiotti saranno pure simpatici ai bambini, ma gli altri animali non devono proprio essere molto felici per la presenza di un plantigrado in carne e ossa sulle montagne di casa. Due giorni dopo la segnalazione della sua presenza in val d´Ultimo, ecco che inizia a farsi notare in maniera più decisa un giovane orso, giunto in Alto Adige dopo lo sconfinamento dal Trentino. Il plantigrado, infatti, è fortemente indiziato di avere ucciso due pecore, trovate sbranate in un maso di Foiana (paesino sulla statale delle Palade) la notte scorsa. Ne è quasi convinto l´Ufficio caccia e pesca della provincia di Bolzano, che di fronte alle proteste dei contadini locali ha annunciato un rafforzamento della sorveglianza da parte dei guardiacaccia nella zona. Nel contempo, è stato anche diramato l´invito agli allevatori a rinchiudere gli animali nelle stalle durante la notte.
Per accertare l´esatta natura del predatore, comunque, sono stati prelevati alcuni peli trovati nei pressi del maso, che saranno analizzati con il test del Dna.
Fonte: L’Adige
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