L’accanimento mediatico di stampa e televisione sta tenendo in vita il governo, nonostante l’ulteriore aggravarsi delle sue condizioni che non lascerebbero adito a speranze di ripresa. L’agonia lenta e dolorosa del paziente viene sostenuta dal padre, Berlusconi, che rifiuta di far staccare i tubi che lo alimentano artificialmente. Lo stato di salute del governo si è rivelato fin dalla sua nascita piuttosto cagionevole, ma sono alcuni segnali precedenti al momento attuale del suo peggioramento, che hanno cominciato a far temere per la sua stessa esistenza.
L’ultimo bollettino medico, dopo un attento esame elettorale, dà voce ad una perdita eccessiva di voti pari a 1,8milioni di unità, troppi per poter prendere in considerazione la possibilità di una trasfusione salvavita, sembra difatti che la carente presenza di donatori sia dovuta a indecisione di questi ultimi. Il caso sta sollevando un coro di opinioni contrastanti sull’effettiva validità delle terapie d’urto di cui intende avvalersi Berlusconi, convinto che una ripresa sia possibile anche in un futuro immediato. Gli esperti giunti al capezzale del paziente hanno espresso tutti unanime diagnosi, rilevando da numerosi sintomi inequivocabili, l’assenza quasi totale delle sue capacità neurologiche. Il dubbio è amletico.
Continuare l’accanimento a sostegno di un governo allo stato vegetativo, o sospendere le cure e determinare così la conclusione di questa agonia? Berlusconi ha detto che solo Dio può porre fine alla vita, e lui non stacca di sicuro la spina.
Adelaide Spallino










