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Tuesday January 23rd 2018

MASADA 27-1-2005, n° 58. Sfaceli

Da Alessio:
(anonimo)
Ogni lunga marcia è fatta di piccoli passi

Sono stato sgridato, sballottato, ostacolato,
vilipeso, appeso, maciullato, sgarrato,
schiacciato, ingannato, strizzato e derubato;
tartassato da tasse di guerra, tasse sui profitti,
tasse sulle vendite, tasse sui cani,
dai tassi di interesse e dalla sintassi,
oppresso dalle obbligazioni del Tesoro,
dai doveri filiali, dai vincoli matrimoniali,
dalla Croce Rossa, dalla Croce Blu
e da crociati fasulli di tutte le risme;
mi sono ammazzato di lavoro,
ho ammazzato gli altri di lavoro,
mi sono ubriacato e ho ubriacato gli altri,
ho perduto tutti i miei averi e ora,
per non aver voglia di prestare o dilapidare
quel poco che guadagno o riesco a elemosinare,
a farmi prestare e a rubare, vengo maledetto,
incriminato, boicottato, rimproverato, chiacchierato,
abbindolato, frainteso, calpestato, represso,
rapinato e ridotto praticamente in rovina.

C’è un unico e solo motivo per cui tiro avanti.
Sono proprio curioso di vedere
CHE COSA DIAVOLO MI SUCCEDERA’ ANCORA

Ai poveretti che ripetono a pappagallo gli slogan di Berlusconi, destando
sconcerto e fastidio, consiglio la lettura delle 1300 pagine del Rapporto
2005 Eurispes: “un Paese schiacciato dal presente, incapace di proiettarsi
nel futuro, di guardare oltre l’arrangiarsi giornaliero”, con una classe
media schiacciata verso la povertà, il potere di acquisto dei lavoratori
dipendenti in continua diminuzione, lavori ‘atipici’ che impediscono
progetti di futuro, recessione e inflazione, un mix che viene chiamato
REFLAZIONE, con crescente sfiducia nella classe dirigente. Il Nord-Est e il
Nord-Ovest perdono colpi mentre, coraggiosamente, avanzano Lazio e Campania
e avanzerebbero Puglia e Sicilia se solo lo stato contrastasse validamente
la mafia. “L’economia del Paese è in grande difficoltà, la perdita di
competitività è sotto gli occhi di tutti”. Tra il 2002-2004, il calo della
produzione industriale è generale, gli ordinativi sono a meno 7,9 punti;
‘pelli e calzature’ meno 15,6%; ‘apparecchi elettronici e di
precisione -20,7%, ‘mezzi di trasporto’ -22,6%; ‘mobili’ -6,3%. L’economia
arretra, il lavoro nero avanza e tocca il 28% del Pil, 302 miliardi di
euro. Al lavoro nero o illegale si indirizzano sempre più famiglie in
difficoltà che non arrivano alla fine del mese. Aumenta l’evasione fiscale,
134 miliardi di euro nel 2004 e, si stima, 145 miliardi nel 2005. Ma il
forte impoverimento delle famiglie non è nemmeno considerato dall’Istat, che
continua a sfornare dati ottimistici ma sbagliati, basandosi su un paniere
illusorio e poco reale, congegnato in modo da non produrre variazioni
consistenti; dall’Istat risulta per es. che la casa pesa solo per il 9% il
che è assurdo. Siamo nel ridicolo! Un italiano con uno stipendio di circa
2000 euro spenderebbe per luce, acqua, gas, affitto o mutuo 180 euro al
mese. Ciò è grottesco! L’inflazione dal 2001 al 2004 ha eroso il potere
d’acquisto del 20,4% per gli operai, del 19,5 per i dirigenti, del 17,6 per
i quadri e del 23,9 per gli impiegati”. L’inflazione secondo Istat è salita
del 9,8%, ma secondo Eurispes del 22,2, il che torna con i conti delle
famiglie. I ceti medi sono sempre più a rischio, è nata anche una nuova
forma di indigenza, la “povertà in giacca e cravatta”. “Alle mense per
poveri della Caritas non ci sono più barboni o immigrati, ma italiani di
ceti medi in difficoltà”. Oltre 4.700.000 famiglie italiane (22% del totale)
e oltre 14 milioni di persone sono povere, o quasi povere. “Gli italiani
sono suddivisi in 1/3 di benestanti tranquilli e blindati, 1/3 di ceti medi
sempre più a rischio di povertà ‘fluttuante’, e 1/3 di poveri. E vero che
Berlusconi ha reso alcuni già ricchi ancora più ricchi, e questi affollano i
ristoranti e comprano beni di lusso, ma la sua politica ha reso i poveri più
poveri e dunque è scellerata. Non la sinistra ma proprio lui ha aumentato la
miseria del paese. E’ vero che il PIL cresce ma è peggiorata la
redistribuzione della ricchezza, aumentando la forbice tra ricchi e poveri.
Nell’industria si va molto male, c’è un’Italia che scompare, acquistata
all’estero, i marchi tradizionali passano di proprietà e le multinazionali
impoveriscono il paese trasferendo il lavoro altrove. Si accentua il
divario tra Nord e Sud. Contratti a termine, a progetto, interinali hanno
peggiorato situazione e prospettive di un’intera classe di età che arriva ai
40 anni. L’indeterminatezza e la precarietà del lavoro produce situazioni di
disagio e impedisce alle famiglie di progettare il futuro. La politica non
piace. è poco seria e più spettacolarizzata e ciò fa crescere la sfiducia.
Il 70% degli italiani contro il 51% del 2004 è scettico sulla capacità del
governo di risanare i conti pubblici”. Il 67% contro il 51,7 del 2004 non
crede nella politica fiscale del governo. Federalismo ed enti locali sono in
difficoltà. Il federalismo non ci porterà vantaggi ma ci costerà 30/40
miliardi di euro l’anno. Gli enti locali sono in difficoltà per l’aumento
delle funzioni non compensato da un aumento delle risorse. I trasferimenti
dallo stato sono stati tagliati di 404 milioni di euro e ne conseguirà un
aumento delle imposte locali del 10% che produrrà altra inflazione.

Franco Bianco (Roma):
“La vita in cambio di un po’ di soldi. Può succedere, quando si va in
guerra. E’ successo ad un altro giovane uomo, italiano (non chiamiamoli
“ragazzi”, è una retorica pelosa e repellente). Rispettiamo quella morte e
comprendiamo il dolore dei familiari. Come condividiamo il dolore di tutti
coloro che sono colpiti da morte per guerra. Come partecipiamo al dolore di
tutte le esistenze distrutte da una guerra che subiscono senza parteciparvi,
le vittime “collaterali”. E ci chiediamo: cos’altro, se non la guerra, stava
facendo quel soldato italiano, in una posa che abbiamo visto in tanti film,
su un lato dell’elicottero, con la mitragliatrice fra le gambe e le mani sui
comandi, a cos’altro pronte se non a sparare? Ma è così, sparando, che si
porta la pace? Qual è, veramente, la missione delle nostre truppe? Ci
dicono: “serviva la Patria”. C’è dunque una Patria in guerra, visto che quel
soldato stava facendo la guerra? Ma l’articolo 11 della Costituzione
italiana non “ripudia la guerra”? Allora, c’è qualcuno, ai livelli alti
delle nostre istituzioni, che deve rispondere di questa morte, di quelle già
avvenute, di quelle apportate ad altri con cui “non” siamo in guerra.”
—-
Da Auschwitz di Guccini:

“Ancora tuona il cannone
ancora non è contenta
di sangue la bestia umana
e ancora ci porta il vento
Io chiedo quando sarà
che un uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà.”

Ma che uomini politici ci ritroviamo? In Italia li si incensa, dando loro
spazi, pulpiti televisivi, perfino teatri osannanti, facendone degli eroi di
cenciose crociate, sbrendolando dietro di loro il peggio del ciarpame
televisivo più cialtronesco e voltagabbana. All’estero quelli stessi
sviliscono il nome dell’Italia e ci danno la fama di un popolo al bar,
magari avvinazzato e che dice coglionate superlative. Come quel tale
Bottiglione che, ricevute cinque giorno prima le domande di Strasburgo,
forse non le ha nemmeno lette e nemmeno si è preparato una risposta all’altezza
dell’Europa e quando ha espresso le sue grottesche convinzioni, e per di più
in tedesco e con citazioni incongrue di Kant, ha fatto inorridire l’Europa,
talché i giornali danesi titolavano “Rocco Horror Show”, certo che ci si può
aspettare poco con l’esempio fulgente di quel tale premier che chiamò gli
europei ‘turisti della democrazia’ o ‘kapò’, pronto a snocciolare la
tabellina delle chiese italiane e le gambe delle segretarie come richiamo
degli investimenti esteri e che ora ad Auschwitz ha parlato delle “vittime
del comunismo”, quando anche i bambini sanno che Auschwitz fu liberato
proprio dai sovietici alleati degli americani, ma a quel tale che chiama
‘villeggiatura’ il confino degli antifascisti e che vorrebbe sostituire alla
festa della Liberazione l’anniversario della marcia su Roma poco importano i
nomi, tanto che la sua bella alleanza col capitalista Putin, ex KGB, l’ha
fatta più che volentieri e l’avrebbe fatta anche con Marx in persona se
avesse espropriato qualche Yukos di passaggio.

E così gli azzurri della Cdl si sono tanto sbracati a sparlare della
democrazia da reintrodurre in Irak e a forza di sbracarsi si sono
dimenticati di far votare gli iracheni presenti in Italia. In Inghilterra si
predispongono seggi elettorali e tre giorni per il voto. In Italia, sotto le
chiacchiere da bar, niente.

Gli iracheni votano persino negli USA. Solo in Italia no. Magari nel caso
avremmo dovuto avvertirli per tv e realizzare pericolosi assembramenti di
terroristi. Veneziani ci aveva anche provato a proporre trasmissioni rai per
islamici ma la Lega è insorta per difendere le radici cristiane, leghiste,
padane e non so che altre ancora. Più sono sradicati dall’umano, più
accampano radici fasulle.
«Dare voce agli imam nel servizio pubblico significherebbe dare un microfono
alle loro posizioni intolleranti e fortemente anticristiane». Caparini e i
suoi chiedono anche una legge che vieti la macellazione rituale islamica, in
nome dell’amore per gli animali. Ci chiediamo se abbia mai visto come sono
ammazzati i nostri polli, manzi e vitelli e se creda che prima siano
anestetizzati e cullati col dolci melodie. L’ignoranza produce barbarie. La
barbarie al potere porta la nazione alla rovina.

….tv spagnola…..
E mentre Gasparri si rallegra di un digitale che non decolla, il peggior
sistema televisivo del mondo, praticamente nato già morto, che ogni paese ha
rifiutato perché è un troiaio ma qui serviva a rafforzare la posizione del
potentato berlusconiano, Zapatero prosegue dritto come la spada nella roccia
nella riforma seria della televisione spagnola, crea un servizio televisivo
totalmente pubblico sottratto all’imperio e alla spartizione dei partiti,
licenziando anche i suoi da ogni coinvolgimento e predisponendo un codice
televisivo che valga anche quando Zapatero non ci sarà più e che metta al
riparo la televisione pubblica spagnola da ogni arbitrio politico e da ogni
tentativo di manomissione monopolistica. In più in prima serata, sulla tv
spagnola, andranno documentari e buoni film, i talk show invece saranno
relegati in terza serata. Sembra che anche i telegiornali diventeranno più
verosimili. Vi ricordate le figuracce di Aznar con gli scioperi sempre
falliti (come da noi) e sempre a scarsa partecipazione (come i dati della
nostra questura) e il tentativo di addebitare all’ETA l’attentato alla
stazione. Se Pionati e Cattaneo fossero in Spagna sarebbero licenziati in
tronco, con l’inverosimile consiglio di amministrazione della RAI per cui l’unica
alternativa umana sarebbe Edward mani di forbice.
Noi sgambettiamo con veline da bordello in una televisione che sta
diventando la peggiore televisione del mondo, l’immondezzaio dell’incultura
e della stupidità, che sta trascinando nella volgarità pretenziosa di un
Cattaneo o di un Berlusconi il livello medio di un paese che in altri tempi
dettava lo stile al mondo e che oggi si spreca in travestiti, doppi sensi,
chat porno e altri casini. Secondo il rapporto 2004 della CIA “la
televisione italiana è libera solo parzialmente”. sarebbe curioso che la CIA
indicasse quale settore ha riconosciuto ‘libero’, la parola è grossa, siamo
arrivati al punto che perfino le previsioni del tempo sono manomesse
affinché non ci sia diminuzione ai profitti commerciali. E’ per questo che l’intasamento
da neve di più di 30 ore sull’autostrada Salerno- Reggio Calabria era stato
modificato in “tempo bello secco e caldo” per non diminuire gli introiti
delle autostrade. Mi ricorda tanto la Pravda che aveva il divieto di
pubblicare notizie sui terremoti a altre calamità per non abbassare l’alto
morale dei cittadini sovietici.

Ma la domanda che poniamo sulla televisione italiana è: cosa possiamo
aspettarci da gente che è stata al governo per 5 anni e che in tutto quel
tempo non ha pensato altro che affossare la legge sul conflitto di
interessi, ignorare i monopoli delle frequenze e fregarsene della decadenza
della televisione? E’ cambiata questa gente? Perché, se non è cambiata, non
possiamo aspettarci nessun riscatto dagli errori precedenti.
—-
Siamo arrivati al punto che criticare in RAI il consumismo è vietato, come
in altri tempi era vietato fotografare bandiere della pace.

Per fortuna abbiamo anche qualche buona notizie. Il comune di Roma dichiara
che non accetterà più sponsorizzazioni da parte di imprese che sfruttano i
lavoratori, intimidiscono i sindacati, sono responsabili di disastri
ambientali o sostengono il commercio di armi. Addio Coca Cola! Ci lascia
perà perplessa l’accettazione della McDonald’s, sui suoi tovagliolini
compare il logo del municipio. Eppure i fattori contro ce li abbiamo tutti
trattamento discriminatorio nei confronti delle donne, diffusione di cibo dannoso per la salute, sfruttamento del lavoro, tentativo di evitare il rapporto con i sindacati, attività dannose per la biosfera (dal taglio della foreste per ampliare i pascoli al metano emesso dai mega-allevamenti), all’inquinamento dovuto al massiccio impiego di imballaggi spesso inutili, trattamento disumano degli animali sottoposti ad allevamento intensivo.
Dopo la campagna “Fuori la Nike dalla scuola” occorrerà fare “Fuori la
McDonald’s dal municipio!”.
http://www.romanordestsocialforum.org/cocs/schede/COCS_SCHEDA_MCD150105.pdf>http://www.romanordestsocialforum.org/cocs/schede/COCS_SCHEDA_MCD150105.pdf

OGM
“Giusto”, il primo olio OGM italiano è stato ritirato, dopo più di mille
mail inviate attraverso il sito di Greenpeace nel giro di una settimana.
Avanza un consimile che si chiama “Ferrara”, speriamo solo sia un
riferimento geografico e non alla famosa balena azzurra, perché l’associazione
sarebbe alquanto disgustosa.
http://www.greenpeace.it/ogm>www.greenpeace.it/ogm

A Roma gli artisti italiani sono chiamati a una mostra per boicottare la
Coca Cola.

Una legge italiana (DLGS n.203 dell’8 maggio 2003) chiede agli enti pubblici
di usare per il 30% dei prodotti a oggetti riciclati (legno, carta, toner,
terriccio ecc.) Solo il 12% degli enti lo fa, il 10% non sa nemmeno dell’esistenza
della legge.

Aforismi:

Trovo difficile amare tutto il mio prossimo.
Ci sono persone che non vorrei mi fossero affatto prossime.

Perché mi sento come se un QUALUNQUE politico
mi prendesse a calci in culo?

C’è una dote che si chiama Civiltà.
Estromessa dalle loro stanze.

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